Antonio Iannone: “possiamo essere il partito decisivo per portare Caldoro alla vittoria”

di Erika Noschese

Fratelli d’Italia scende in campo alle prossime elezioni regionali con una squadra compatta pronta a trascinare Stefano Caldoro alla vittoria. Non ha dubbi Antonio Iannone,senatore di spicco nel partito guidato a livello nazionale da Giorgia Meloni, tra i primi a denunciare le irregolarità circa il modus operandi di effettuare tamponi da parte dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno.
Onorevole, Fratelli d’Italia scende in campo alle regionali, una sfida importante anche per la fase particolare che sta vivendo la Campania…
“Noi siamo pronti già da mesi e non parlo soltanto delle liste da mettere in campo. Con un lavoro politico che reputiamo altrettanto importante, anche sul programma perché già nel mese di novembre 2010 noi abbiamo tenuto una conferenza programmatica regionale con il nostro leader Giorgia Meloni e abbiamo a punto quello che è il nostro programma, con la nostra priorità e con soddisfazione oggi raccogliamo che tutte quelle proposte sono state recepite dalla programma di Caldoro; per noi ovviamente rappresenta la ricetta per portare fuori la Campania da cinque anni di fallimento targato De Luca.
A proposito del candidato governatore del centro destra si ripresenta la sfida De Luca-Caldoro. Crede che quest’ultimo possa riportare il centro destra alla guida di Palazzo Santa Lucia?
“Voglio ricordare che la prima volta Caldoro ha battuto De Luca, la seconda volta ha vinto De Luca ma con il contributo determinante dei transfughi come De Mita. Questa volta noi speriamo che i campani mettano al primo posto la chiarezza della proposta politica visto l’imbarcata che De Luca ha fatto di ogni forma di trasformista vecchio e nuovo della politica della politica campana. Spero che Fratelli d’Italia, anzi siamo convinti, che possa essere la forza che, crescendo maggiormente, trascini Caldoro alla vittoria Noi crediamo che questo sia assolutamente possibile e concretizzabile perché confidiamo nell’intelligenza dei campani”.
Polemica di questi la riapertura delle scuole. Complice anche un aumento dei contagi in tutta la regione si ipotizza uno slittamento ma lei già qualche giorno fa ha inviato una nota in cui è stato abbastanza duro anche nei confronti del presidente uscente. Secondo lei, allo stato attuale, la scuola può riaprire in sicurezza?
“Io sono esterrefatto che chi sostiene questa esperienza di governo a livello nazionale, perché appartiene allo stesso partito, scopre soltanto oggi che la scuola non sarà pronta a riaprire. Mancano gli spazi, mancano i banchi, manca il personale. Noi come Fratelli d’Italia abbiamo fatto una battaglia sul decreto scuola perché l’inadeguatezza del ministro Azzolina è sotto gli occhi di tutti ma dovrebbero farsi carico delle responsabilità anche coloro che fanno parte della maggioranza di governo; ne chiedessero le dimissioni e le ottenessero perché tutto quello che sta avvenendo noi lo avevamo ampiamente anticipato. Ad esempio, leggevo di questo scudo penale che sta ipotizzando il governo per presidi e docenti ma questa è una proposta avanzata da me nell’emendamento al decreto scuola e Pd e 5 Stelle l’hanno bocciato. Io reputo assolutamente ingiusto che i dirigenti scolastici si dovranno caricare delle responsabilità, rispetto alle inadempienze dello stato. È una cosa assurda ma lo si capiva già quattro mesi fa. Arrivano sempre in ritardo poi De Luca e i sindaci di centrosinistra giocano a fare il tiro al piccione,  propongono, tramite lanci, di spostare l’inizio dell’anno scolastico con la scusa delle elezioni ma in realtà sanno benissimo che non saranno mai pronti per il 14 e secondo me neanche per il dopo elezioni. Un fallimento totale, De Luca dovrebbe anche ricordarsi che ha un figlio parlamentare del Pd e che, dunque, fa parte della maggioranza e che con il suo voto sostiene anche le nefandezze, tra le tante, della ministra Azzolina”.
Da sempre impegnato in politica, come senatore è punto di riferimento per tutto il territorio. La provincia di Salerno sta provando ad uscire fuori dalla crisi che non è solo sanitaria ma soprattutto economica? Da dove si dovrebbe ripartire per aiutare i lavoratori?
“Noi lo abbiamo detto dal primo momento che l’emergenza sanitaria sarebbe diventata un’emergenza sociale ed economica. Mi sembra non sia stata superata neanche quella sanitaria perché, oggi, la Campania dopo la Lombardia è la regione che ha il maggior numero di nuovi contagi e il più basso numero di tamponi. Quindi, visto che De Luca ha vantato meriti ieri, quando il virus non c’era, oggi i demeriti di chi sono? Magari del governo perché ha questa abitudine che quando le cose vanno male è colpa del governo, quando le cose vanno bene il merito è suo. Quindi al netto delle responsabilità, per altro oggettive per sostenere ed essere parte di una maggioranza che sostiene questo governo. Noi, con il nostro leader Giorgia Meloni, abbiamo dato la nostra ricetta: non c’è stato provvedimento che sia venuto in parlamento al quale, oltre alle critiche, abbiamo avanzato proposte. Noi abbiamo detto dal primo momento che volevamo solo gli interessi della nazione ma non ci hanno ascoltato sul nulla. Noi abbiamo detto, nel momento della crisi, che era sbagliato tutto perché erano assolutamente insufficienti le misure di aiuto, soprattutto a coloro che hanno una professione che non ha tutele, che rischiano in proprio e che non hanno potuto lavorare perché non c’erano le condizioni sanitarie per poter lavorare. Che cosa si pensa di fare con un bonus di seicento euro?Le persone hanno sentito parlare di miliardi che dovevano venire dall’Europa, di miliardi che dovevano venire dal governo nazionale, di milioni che venivano dalla Regione Campania e cosa hanno visto? Ci sono persone che ancora devono ricevere neanche la cassa integrazione. Si registrano ritardi abnorme e soprattutto c’è la gravissima preoccupazione per la ripresa; faccio un esempio: il settore turistico. La nostra è una terra che vive è molto di turismo, peraltro un turismo molto stagionale, anche molto legato alla balneazione ed è veramente un disastro. In Italia sono stimate oltre quarantotto milioni di presenze in meno; parliamo di turismo internazionale e se una persona empiricamente vuole fare una media di spesa di mille euro a testa sono 48 miliardi di euro in meno. Qui parliamo solo di un settore ma quando questo discorso si cala in un’ecomonia che era già debole come quella meridionale allora veramente ti dà la misura del disastro sociale che noi ci troveremo in autunno. Questi pensano a fare propaganda, a parlare di realtà che sono all’avanguardia in Italia ma De Luca e il governo dove la vedono tutta questa felicità di condizione. Tra l’altro, mentre vantano questi aspetti poi si fa terrorismo dicendo che c’è il rischio sanitario e mentre dicono questo però non hanno fatto nulla per tracciare coloro che rientravano dall’estero, non fanno nulla per bloccare gli sbarchi degli immigrati. Lo dicono i dati, non lo diciamo noi. Allora, ci vuole tanto a capire che non è razzismo ma è, naturalmente, una giusta, ulteriore preoccupazione rispetto a quello che genera un fenomeno immigratorio clandestino”.
L’emergenza Covid sta portando con sé una serie di inchieste. Tra queste quella relativa al centro Covid mai aperto e quella relativa ai tamponi effettuati dall’istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno…
“Ma quali ospedali Covid sono solo dei prefabbricati che sono stati adagiati in un’area che venneró accolti con gli applausi ma poi abbiamo scoperto che non c’era neanche il collaudo, all’interno non c’erano i respiratori. Per fortuna che non sono serviti. Dei prefabbricati adagiati lì. Sulla questione dei tamponi io ho denunciato in tempi non sospetti con un’interrogazione parlamentare che aspetta ancora una risposta da parte del ministro Speranza per ottenere chiarimenti su questa vicendaperché le discrasie sono state evidenti dal primo momento. Mi consenta una battuta, pensando agli indagati mi viene da dire che nelle fritture di pesce non poteva mancare il limone”.

Consiglia

Incredibile che la sinistra tema gente come Borgonzoni, Santelli e Fitto

La candidata leghista in Emilia-Romagna non verrà votata nemmeno da suo padre, quella calabrese è assediata pure dai compagni di Forza Italia, l'ex enfant prodige pugliese sa di minestra riscaldata. Il problema è che dall'altra parte Bonaccini, Callipo ed Emiliano non sono così validi, anzi. Ditelo che volete morire.

I candidati della destra per la presidenza di Emilia-Romagna, Puglia e Calabria sono debolissimi. Lucia Borgonzoni è da anni inconsapevolmente in politica nelle fila di una Lega che, crescendo in voti, le ha dato una popolarità che di suo non sarebbe stata capace di guadagnare. Jole Santelli è stata una vivacissima parlamentare calabrese di Forza Italia, ma mai è riuscita a entrare nella top ten delle gradite del Cavaliere. Raffaele Fitto è un ex enfant prodige pugliese, democristianissimo, poi molto berlusconiano e infine meloniano, autore cioè di una serie di strappi nel suo elettorato che non possono non aver lasciate ferite sul campo. Ma, soprattutto, già presidente della Regione Puglia, mai rimpianto.

UNA SINISTRA NORMALE LI BATTEREBBE TUTTI FACILMENTE

Chi per manifesta inadeguatezza – la Borgonzoni -, chi è assediata dai compagni di partito ostili – la Santelli – chi rappresenta il “rieccolo”, i tre mostrano una destra priva di idee e di personaggi nuovi. Una sinistra normale li batterebbe facilmente. Ma c’è una sinistra normale di fronte a Borgonzoni, Santelli e Fitto?

BONACCINI E QUELLA BATTAGLIA PERSONALE

L’attuale governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini combatte una battaglia che ha voluto far diventare personale togliendo simboli di partito. Dicono che abbia fatto bene, certo non ha sfondato il muro dell’Emilia-Romagna a differenza di tutti, dicesi tutti, i suoi predecessori. È tuttavia, per comune riconoscimento, un buon amministratore anche se resta incomprensibile perché mai stia accadendo, se i sondaggi non ingannano, che viva con grandi patemi d’animo la concorrenza di una candidata che neppure suo padre voterà.

CALLIPO BRAVO IMPRENDITORE, MA DI DESTRA

Pippo Callipo, il candidato di sinistra per la Regione Calabria, non è di sinistra. La sinistra è ormai fuori moda, ce ne occupiamo in pochi appassionati, tuttavia resta tenace, come un segreto di Fatima, per quale ragione la gente di sinistra di una regione disperata debba infine votare per un imprenditore, bravo per carità, che è di destra.

Jole Santelli, candidata del centrodestra in Calabria. (Ansa)

CANDIDARE EMILIANO È DIRE ALLA PUGLIA CHE È CONDANNATA

Fitto è una minestra riscaldata ma, purtroppo, lo è anche Michele Emiliano se sarà lui a vincere le Primarie pugliesi. È singolare come la sinistra non si accorga mai quando è arrivato il momento di cambiare, di mostrare un altro volto. Votare due reperti come Fitto o Emiliano è dire alla Puglia, afflitta dalla Xylella, dal caso Ilva, dallo scandalo bancario della Popolare di Bari, che è condannata.

Silvio Berlusconi con Raffaele Fitto.

NON FACCIAMO RIAVVICINARE SALVINI A PALAZZO CHIGI

Accadrà così che un appuntamento elettorale che avrebbe potuto portare solo delusioni a Matteo Salvini (che a giudicare da certe foto ha ripreso a gonfiarsi di birra), si potrebbe risolvere in un suo successo e quindi nel suo riavvicinamento a Palazzo Chigi per fare i soliti danni. È tutto qui il dramma della sinistra: nascono e muoiono i cinque stelle, Salvini si inventa la Lega nazionalista, Giorgia Meloni va al 10%, oggi addirittura nascono le benedette sardine, ma a sinistra si mettono in campo sempre i soliti o gente che non c’entra niente con la sinistra. E allora ditelo che volete morire!

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Bonaccini apre la campagna elettorale per le Regionali in Emilia-Romagna

Il candidato di centrosinistra alle Regionali 2020 apre la campagna elettorale a Bologna. Tra i presenti anche Romano Prodi.

Dopo le Sardine, in Piazza Maggiore a Bologna arriva il centrosinistra. Sabato si è infatti aperta ufficialmente la campagna elettorale di Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna sfidato dalla leghista Lucia Borgonzoni alle Regionali del 2020. Almeno 10 mila le persone presenti. «È una piazza bellissima», ha detto Bonaccini salendo sul palco: «Mi hanno detto che è venuto anche Romano Prodi, gli mando un grande abbraccio».

I SINDACI CON IL PRESIDENTE DI REGIONE

In piazza, coperta dalle bandiere del Pd, anche il sindaco Virginio Merola, quello di Modena Gian Carlo Muzzarelli e il primo cittadino di Parma Federico Pizzarotti, presidente di Italia in Comune. «Ora a Bologna, gli emiliano-romagnoli si sono ripresi la piazza», ha scritto su Facebook Pizzarotti. «Non contro qualcuno ma per l’Emilia Romagna. Per la nostra terra, con entusiasmo come non avveniva da anni. Sto con Stefano Bonaccini, sto con l’Emilia Romagna libera e forte, con questa piazza incredibile. Sto con chi parla di coraggio e non di paura».

Ora a #Bologna, gli emiliano-romagnoli si sono ripresi la piazza. Non contro qualcuno ma per l'Emilia Romagna. Per la…

Posted by Federico Pizzarotti on Saturday, December 7, 2019

IL SOSTEGNO DI ITALIA VIVA

Al fianco di Bonaccini anche Italia viva. «Non abbiamo mai avuto un solo dubbio sul fatto che Stefano fosse il migliore candidato possibile per questa regione», ha detto il deputato renziano Marco Di Maio. «Bonaccini ha dimostrato in questi cinque anni di essere all’altezza del compito di guidare l’Emilia-Romagna, una delle più avanzate d’Europa e del mondo, capace di migliorare in questi anni tutti gli indicatori economici». «Non solo condividiamo il programma e le azioni svolte da Bonaccini in questi anni», ha aggiunto, «ma ci legano a lui anche battaglie comuni che in questi giorni stiamo conducendo come quella per la cancellazione della plastic-tax, tema particolarmente avvertito in Emilia-Romagna dove vi è la più alta concentrazione di imprese legate a questo comparto».

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