Consiglio regionale approva il bilancio di previsione Via libera anche alla stabilizzazione dei precari

REGGIO CALABRIA - Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza, con l’autorizzazione al coordinamento formale, la legge di Bilancio di previsione finanziario della Regione Calabria per gli anni 2019-2021. Via libera anche alla legge che proroga di due anni i termini per il miglioramento della qualità del patrimonio di edilizia residenziale.

«Un provvedimento - ha spiegato l’assessore alle infrastrutture Roberto Musmanno - che si basa sulla necessità di prorogare il cosiddetto Piano Casa sul quale sono già stati depositati diversi interventi. L’impegno è quello di pervenire ad una modifica della legge entro il mese di gennaio».

Voto favorevole del Consiglio anche per le modifiche alla legge regionale 26 aprile 2018, n. 9 «Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della 'ndrangheta e per la promozione della legalità, dell’economia responsabile e della trasparenza», la cosiddetta «legge antindrangheta» della Regione Calabria. «Si tratta - ha spiegato il relatore Arturo Bova (Democratici Progressisti) - di un adeguamento di alcune disposizioni regionali alle prescrizioni del Governo in esecuzione degli impegni appositamente assunti nel contesto del principio di leale collaborazione fra Stato e Regioni».

Molto attesa e altrettanto importante la votazione sulla proposta di legge recante "Integrazioni e modifiche alla legge regionale 19 febbraio 2001, n. 5" «che dispone una accelerazione - ha spiegato l’assessore regionale al lavoro Angela Robbe - al processo di stabilizzazione di quei tanti lavoratori che da anni prestano servizio presso le Amministrazioni locali, presso la Regione e presso gli Enti pubblici della Regione». Nel provvedimento viene stralciata la posizione di quattro lavoratori che erano stati erroneamente aggiunti nel bacino originario. Un provvedimento accolto con favore da quasi tutti i rappresentanti dei gruppi consiliari.

«Questa sarà ricordata come la legislatura delle stabilizzazioni», ha sostenuto il capogruppo Pd, Seby Romeo ricordando l’impegno assunto nel programma del presidente Oliverio. Di «momento importante per il Consiglio regionale e peri 287 lavoratori» ha poi parlato il presidente dell’Assemblea Nicola Irto che ha ringraziato il Consiglio regionale ed in particolare la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, «che questa mattina - ha rivelato Irto - ha deciso di fare uno sforzo nel richiamare in Aula questo provvedimento e di portarlo in discussione oggi. Una decisione che ha consentito di mettere in campo, finalmente, un elemento di sicurezza per 287 lavoratori della nostra regione».

Catanzaro, nel 2019 sbarca in centro Burgerking Sarà il primo punto della catena di ristorazione in Calabria

CATANZARO - Il centro storico piace. Piace sempre di più. Così come sempre di più sono i privati che stanno riaccendendo luci rimaste troppo a lungo tristemente spente dietro le serrande abbassate di negozi sfitti. Un centro storico che, a quanto pare, è piaciuto anche ai manager di una delle catene più famose al mondo di ristorazione fast food. Un sopralluogo mirato, un giro perlustrativo tra il corso principale e i suggestivi vicoli che lo contornano, ed ecco arrivare il via libera all’apertura di un “Burger king” in città. Proprio così. Per l’esattezza, nel centro storico di Catanzaro, dove il responsabile Italia di Burgerking, Pierpaolo Coli, ha affiancato il referente di Federfranchising in Calabria, Francesco Chirillo, nella ricerca di una location giusta, per aprire il primo punto della catena internazionale di ristorazione fast food in Calabria. Ricerca sfociata nell’individuazione di ben tre locali di ampia metratura ritenuti adeguati ad ospitarlo.

La trattativa con i rispettivi proprietari è stata già avviata, anche perché, nelle previsioni dei responsabili nazionali, l’apertura è stata programmata per i primi mesi del 2019. Con tutte le ricadute positive che si avranno. E non solo in termini occupazionali. La presenza di un Burger King nel centro storico, infatti, rappresenterà un interessante punto di attrazione per tutto l’hinterland e questo, inevitabilmente, aiuterà altri imprenditori a trovare il coraggio di investire in ulteriori attività commerciali, sulla scia di quanto già sta accadendo negli ultimi mesi, con grande entusiasmo da parte dei cittadini che, con la loro presenza massiccia in occasione della programmazione natalizia già avviata, stanno confermando il desiderio di riappropriarsi del loro centro storico, vivendolo in modo intenso. Di giorno e di notte. Con o senza auto. Perché, se l’offerta c’è, il catanzarese risponde: “presente”.

La denuncia di Montemurro: «Matera oggi ha due velocità, non si può vivere solo con il turismo»

MATERA – Una Matera a due velocità, una che va avanti con il turismo e il resto delle imprese, soprattutto quelle più piccole che arranca. E’ questo il disegno di una realtà cittadina disomogenea che in parte subisce l’effetto di Matera 2019 e in altra parte, non marginale, patisce anche le difficoltà che emergono dalla crisi iniziata nel 2008 e i cui effetti si sentono ancora. A descrivere questo tipo di doppia velocità e dare un messaggio chiaro è Leo Montemurro (Cna Matera): «Non si può vivere solo con il turismo. Matera deve guardare anche ad altro, ben vengano in questo senso le infrastrutture tecnologiche».

Matera 2019 è alle porte, in quale situazione si trova oggi la città a poche settimane dall’inaugurazione ufficiale?

«Siamo in una situazione in cui un evento è avvertito più all’esterno che non dalla media dei materani. Ciò che accade e accadrà attorno all’evento sta creando due Matera. Oggi ci sono imprenditori che gestiscono situazioni legate al turismo che paiono andare con il vento in poppa e poi c’è un’altra parte della realtà produttiva cittadina che mostra chiaramente i segni di una crisi mai del tutto superata».

Quindi l’effetto di Matera 2019 non ha portato solo elementi positivi?

«Il 2019 sembrava poter essere la panacea di tutti i mali con il “riempimento” di alcune lacune e la nascita di una città più bella, gradevole, con qualche servizio in più ed è anche normale visti i soldi investiti e i cantieri comunque aperti. Sarebbe paradossale il contrario. Una città che dovrebbe essere più vivibile e che vede ancora l’apertura di altre strutture alberghiere».

Matera è oramai completamente proiettata  sulla necessità di essere quasi esclusivamente una città turistica senza guardare ad altro?

«Matera è ormai una città turistica a pieno livello con 40.000 posti letto che esprimono dei numeri significativi e una città che è in grado da sola di trasmettere 8000 anni di storia».

C’è una grande occasione in termini di visibilità che arriva dal 2019 e che in molti vogliono sfruttare. Basterà?

«Anche la stessa Cna non si sottrarrà all’indubbio effetto mediatico che porta con sè il 2019 con una vetrina in piazza Duomo che ospiterà per tutto l’anno le eccellenza e le produzioni migliori dei diversi territori italiani che vorranno arrivare fino a Matera. Gli occhi del mondo saranno sulla nostra città, l’effetto indubbiamente ci sarà. Non lo neghiamo».

E chi più beneficia dell’effetto Matera 2019?

«Sempre nell’ottica di uno sviluppo turistico c’è anche una piccola impresa edile che beneficia di un effetto Matera 2019 con gli adeguamenti e le ristrutturazioni che sono in aumento soprattutto per finalità turistico ricettive ma queste dinamiche hanno favorito al contempo l’espulsione dal centro storico delle imprese artigiane che per lungo tempo qui si sono stabilite».

 Quindi una sorta di effetto boomerang?

«A Matera servirebbe molto di più del turismo e solo del turismo. Io vorrei che di Matera 2019 non rimangano solo i marciapiedi, non vorrei si faccia come con il petrolio dove in qualche caso si è dato luogo ad una straordinaria manutenzione di interi paesi. Serve davvero puntare sulle infrastrutture, su quelle tecnologiche in particolare. Io penso che Matera debba puntare sul turismo ma al tempo stesso deve essere chiaro che non si può vivere di solo turismo».

Quale è oggi il problema che si riesce a ravvisare in maniera più evidente?

«C’è un tessuto di piccole imprese insofferenza, serve una grande industria che oggi manca. Non può bastare il turismo».

E una volta passato il 2019 cosa rimarrà nel 2020 per la città. Si azzererà tutto?

«Nel 2020 per evitare un effetto precipizio penso che l’ente pubblico debba ritrovare il suo protagonismo, andare alla ricerca di cose viste e toccato con mano.

Far crescere la città  anche con l’aiuto e il ritrovato protagonismo delle associazioni di categoria che rappresentano interessi diffusi.

«Matera è destinata ad essere una città proiettata nel futuro, fuori dai confini nazionali e deve riuscire ad utilizzare la sua notorietà di un anno da attore protagonista per amplificare attività e creare un vero e proprio effetto moltiplicatore».

 Una realtà indubbiamente complessa quella nella quale si trova Matera nel 2019 con una parte delle imprese commerciali e artigianali che continuano ad innalzare il proprio grido di aiuto.

INTERVISTA ESCLUSIVA | Franconi: «Il voto? Una decisione tecnica, non politica»

POTENZA – Un consuntivo degli anni da assessore con una delega pesante, fino alla bufera giudiziaria di luglio che l’ha designata governatrice facente funzioni. Di questo, della data del voto e di molto altro Flavia Franconi ha parlato rispondendo alle domande del Quotidiano del Sud in questa lunga intervista tra politica e cronaca giudiziaria.

Nelle ultime settimane da governatrice “facente funzioni” ha preso diverse decisioni discusse e discutibili, alcune da sola altre col resto della giunta. Dalle nomine all'Arpab e nella Sanità, al rinvio del voto a maggio. Come ultimo degli assessori tecnici, ovvero non eletti, della prima giunta Pittella non crede che dopo 5 mesi di sospensione del governatore “titolare” e a legislatura praticamente scaduta sarebbe stato più opportuno mantenere un profilo neutrale rispetto alla vicenda politica?

«Esistono decisioni che costituiscono dovere d’ufficio ed altre, che pur non legalmente obbligate, sono dovere minimo di chi, chiamato ad incarichi istituzionali, non voglia abdicare al proprio ruolo. Nello specifico: il commissariamento delle strutture apicali della sanità lucana nacque da un lato dall’attesa dell’albo unico nazionale dei direttori generali, che si sapeva imminente e che infatti fu ufficializzato dopo breve, dall’altro dalla scelta di correttezza politica, da parte di una Giunta di prossima scadenza elettorale, di non imporre a chi le succederà, quale che sia il suo orientamento politico, persone che sarebbero potute risultare di scarso gradimento. Ogni Giunta è espressione di una visione della sanità regionale e delle sue priorità, delle linee d’indirizzo che s’intende darle. In questo quadro le figure apicali non sono indifferenti e chi é scelto in vista di una determinata visione del suo ruolo e dei suoi compiti, potrebbe essere meno idoneo a perseguirne di diversi; al di là di tali considerazioni più generali, nel merito basta leggere la delibera. Da ciò la scelta commissariale, di minore durata, che avrebbe lasciato campo libero a nomine piene da parte della nuova Giunta eletta. Le vicende giudiziarie poi intervenute erano all’epoca sconosciute ed imprevedibili, come anche il dilatarsi dei tempi di ritorno alle urne. Nella nuova situazione creatasi, le nomine commissariali sarebbero in ogni caso giunte a scadenza prima dell’insediamento della nuova Giunta e procrastinare le nomine dei nuovi Direttori Generali avrebbe avuto come unico risultato quello di doverle assumere in campagna elettorale, nel momento quindi meno opportuno, tra l’altro lasciando i nuovi nominati in carica per una frazione ancora più lunga della nuova Consiliatura».

«I tempi delle vicende processuali di Pittella non sono legati a quelli della consultazione Secondo me è estraneo ai fatti contestati»

Nega che ci sia stato un interesse e una precisa volontà della maggioranza che sostiene l'attuale giunta, e di chi l'ha nominata, a favore del rinvio del voto in attesa che si definisca la vicenda giudiziaria dello stesso Pittella e che si chiarisca il quadro politico nel centrosinistra?

«La mia impressione è che il differimento del voto abbia incontrato simpatie politiche trasversali e diffuse, anche da parte da chi ricorre in sede amministrativa ma nulla fa nelle sedi istituzionali romane che potrebbero ancora incidere sulla data. In ogni caso, se vorrà ci torneremo in prosieguo, la scelta della data del voto è stata frutto di valutazioni solo ed esclusivamente di natura normativa ed amministrativa».

Avete nominato i nuovi direttori generali di Asm, Asp e San Carlo il 16 novembre, un giorno prima della formale scadenza della consiliatura. Non le pare una forzatura, dato che se non l'aveste fatto i commissari sarebbero potuti restare comunque in carica per 45 giorni oltre la scadenza naturale dei contratti, ovvero fino a marzo, attendendo l'insediamento dei nuovi eletti?

«Come già le accennavo, il commissariamento è stato deciso quando ci si attendeva tempi elettorali più contenuti. Lasciarli in carica avrebbe significato solamente nominare i nuovi vertici in campagna elettorale. Di più: con la scortesia istituzionale di farlo all’ultimo momento, così da imporre più a lungo alla nuova Giunta Regionale vertici in ipotesi non graditi».

Ma se il 16 novembre aveva già deciso di rinviare le elezioni dal 20 gennaio al 26 maggio, perché convocare tra il 17 e il 20 novembre i gruppi di maggioranza e minoranza in Regione per raccogliere le loro opinioni a riguardo?

«Come è facilmente intuibile, in questi casi sollecitazioni e preoccupazioni provengono da tutte le parti. E l’autonomia di scelta non implica la scortesia istituzionale».

Qualcuno, come il consigliere regionale Giannino Romaniello (Leu) sostiene che con le nomine nella sanità abbiate riconosciuto l'assenza dei presupposti del commissariamento deciso a gennaio, ovvero della necessità di completare la riorganizzazione del sistema con l'approvazione di un piano sanitario regionale, che ormai è rinviata alla prossima legislatura. Non teme l'indagine della Procura di Potenza che su quei commissariamenti ipotizza un abuso d'ufficio a carico suo e degli altri membri della giunta?

«Guardi, penso di averle già risposto. Mi permetta un battuta: dopo l’avviso di garanzia per abuso d’ufficio nella nomina dei commissari, anche quello per omissione d’atti d’ufficio per avere omesso un atto dovuto?».

Come giustifica il fatto che, sempre il 16 novembre, l'assessore all'Agricoltura Luca Braia e il segretario generale della presidenza Donato Del Corso si siano astenuti dalla delibera di rinnovo per altri 3 anni dell'incarico di direttore generale dell'Arpab, Edmondo Iannicelli, vicinissimo alla famiglia Pittella?

«Il perché dovrebbe chiederlo a Braia e Del Corso, è normale che nella discussione sulla decisione alcuni spunti personali siano emersi, ma sarebbe davvero scorretto da parte mia rendere pubblici elementi di valutazione che sono nati per rimanere interni all’organo deliberante. Non pensate alla Giunta come un corpo unitario, mosso da mere considerazioni politiche che trovano nella comune designazione un necessario momento unificante. In realtà la discussione è spesso e prevalentemente tecnica e di merito e sarebbe ben strano che non emergessero posizioni differenziate».

La replica a Lega e Cinque Stelle dopo le critiche su Aifa e indennità

Parla spesso con il governatore “titolare” da quando è tornato libero di comunicare?

«La collaborazione istituzionale protratta nel tempo porta necessariamente con sé anche un rapporto umano. E’ normale che io abbia una interlocuzione con Marcello Pittella anche per chiedere solamente come sta. Badi bene, senza che ciò implichi una qualsiasi forma di eterodirezione delle mie scelte, che rivendico come personali, nei loro pregi come nei loro limiti».

Lei che spiegazione si è data in questi mesi di reggenza della Regione del motivo per cui il governatore Marcello Pittella l'ha scelta come suo vice?

«Ancora una volta questa è una domanda da rivolgere al diretto interessato. Immagino che la mia scelta ad assessore sia dipesa da valutazioni sul mio curriculum professionale, che rivendico nella sua eccellenza. La designazione a vicaria si sarà fondata su elementi di valutazione personale e, probabilmente, anche di genere. La sua domanda mi pone in forte imbarazzo, perché è evidente che mi si è attribuito un qualche merito specifico personale. Ma che sia io stessa a decantare le mie potenziali lodi sarebbe quantomeno inelegante».

Saprà che le malelingue sostengono che il suo mancato coinvolgimento nell'inchiesta dei pm di Matera sui concorsi truccati nella Sanità, dimostri come il ruolo di assessore competente da lei ricoperto sia stato svuotato delle sue proprie funzioni di guida e di controllo. Come valuta l'esistenza di questi tavoli “a sua insaputa” (aldilà dell'oggetto delle discussioni e delle responsabilità in via di accertamento) tra i dirigenti inquisiti e il presidente della giunta regionale?

«Guardi, l’Italia è uno Stato di diritto, la sua domanda dà per presupposta l’esistenza di questi tavoli; sino a sentenza definitiva io e lei abbiamo il dovere, io morale e civico, lei anche professionale e deontologico, di darli per inesistenti. Non posso escludere che vi siano state condotte illegittime e financo illecite, indagini e processi si svolgono per questo. Prendo atto che, anche solo a livello ipotetico, simili condotte non mi sono state attribuite. Ne sono lieta, ma sarei stata sorpresa del contrario. Quanto al mio ruolo assessorile, non lo ritengo affatto svuotato. Se mi darà l’opportunità di una seconda intervista, specifica sul punto, sarò lieta di poter fornire a lei ed ai lettori un quadro di dettaglio del mio agire e delle sue ricadute concrete. Di alcune delle quali sono, sinceramente, soddisfatta ed orgogliosa».

Ha mai pensato di dimettersi dopo aver scoperto quanto avveniva alle sue spalle?

«Come detto, sino a prova contraria alle mie spalle non accadeva nulla. Più in generale, quando si riceve l’onore di un incarico pubblico, si mette da parte l’onore e ci si concentra sugli oneri che ne derivano. Non si lascia un lavoro a metà, non si abdica all’incarico ricevuto. Non si diserta, se mi passa l’espressione. Ho pensato alle dimissioni, perché negli ultimi mesi sono chiamata ad assolvere un compito più gravoso di quello per il quale ero stata nominata e che ho accettato e non sono mancati spunti in tale senso da parte di persone a me care, parlo di parenti ed amici, ma l’interesse dell’istituzione deve prevalere su quello personale».

All'indomani del decreto del 20 novembre con cui ha indetto il voto il 26 maggio lei ha scritto al Ministro dell'Interno Matteo Salvini chiedendo di fissare assieme un'altra data più vicina. Non le pare un'evidente contraddizione? In pratica il 12 novembre, in un'altra lettera a Salvini, lei stessa aveva riconosciuto che l'ultima data utile era il 20 gennaio, suggerendo un rinvio per ragioni di ordine pubblico a febbraio. Ma due giorni dopo ha sollecitato un parere al professor Salvatore Staiano, e il 20 novembre ha sostenuto l'accorpamento obbligatorio con le elezioni europee. Sebbene il 16 novembre il Viminale, rispondendole, abbia “riscontrato” l'indicazione del 20 gennaio come ultima data utile.

«L’articolato iter cui lei fa riferimento dimostra la complessità normativa del problema. Il mio dovere come Presidente facente funzioni della Giunta Regionale era d’indire le elezioni, nel rispetto della legge e non avendo a mente gli interessi politici dell’una o altra parte. Che, per altro, ogni giorno mi sembrano più coincidenti. Certo, in materia d’interpretazione della norma sono sempre possibili scelte alternative, il metro di riferimento della mia è stato quello di garantire, ad un tempo, un adeguato tempo elettorale, di fissare una data conforme al dettato normativo ed idonea a garantire la più ordinata e diffusa partecipazione la voto. Ancora, una data che consentisse di evitare sprechi di denaro pubblico con un’inutile duplicazione di tornate elettorali. Tenga presente che eventuali scelte alternative erano e sono nella disponibilità degli organi centrali dello Stato, dai quali ad oggi non sono giunte smentite al mio operare. E che si tratti di scelte tecniche e non politiche di parte lo conferma che oggi ai vertici di tali organi statali siedano uomini espressione di una maggioranza ben diversa da quella regional»e.

I consiglieri regionali del M5s, e non solo, vorrebbero sapere quanto è costato il parere del professore, che è anche preside della facoltà di giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli?

«Zero. Il parere è stato reso a titolo gratuito».

E l'avvocatura regionale? L'avete consultata? Cosa vi ha detto?

«L’Avvocatura regionale è stata interpellata ed il suo parere è stato conforme alla decisione adottata».

In realtà, nel parere di Staiano, che lei ha adottato come base giuridica del rinvio del voto, si consiglia un'interlocuzione col Viminale solo in caso di indizione del voto il 20 gennaio, per concordare un eventuale successivo accorpamento alle elezioni europee. Invece in caso di opzione “d'autorità” per il 26 maggio Staiano non aggiunge altro, citando il caso dell'Abruzzo nel 2014, che è anche l'unico precedente in questo senso. Perché ve ne siete discostati?

«Quello che lei riporta come un argomento contrario alla scelta adottata, in realtà la supporta: nel parere si consiglia un momento di confronto con il Ministero nell’ipotesi di voto a gennaio, che evidentemente si ritiene legalmente problematica. Non lo si reputa opportuno in caso di voto a maggio, proprio perché è ritenuto l’ipotesi più conforme alla norma».

Come valuta il fatto che in Abruzzo, nel 2014, ci fu una norma regionale di recepimento del principio dell'election day, che in Basilicata non c'è, e quest'anno si voterà il 10 febbraio? Anche in Sardegna, Emilia Romagna e Calabria, nel 2014 come quest'anno, le regionali non verranno accorpate con le europee. Inoltre il Consiglio dei Ministri ha indetto le elezioni suppletive nel collegio di Cagliari, in Sardegna, il 20 gennaio.

«L’esistenza di una norma di recepimento nell’ordinamento regionale abruzzese è un elemento ulteriore non strettamente necessario: una norma di rango inferiore non deve recepirne, esplicitamente, una di rango superiore. Sulla pluralità di scelte nell’indizione delle singole consultazioni elettorali, leggo la conferma di un quadro normativo di non facile lettura».

Cosa le hanno risposto dal Ministero alla sua seconda lettera?

«Sono ancora in attesa di risposta. Come diceva Bismark: per ogni problema complesso esiste sempre una soluzione facile, immediata ed irrimediabilmente sbagliata».

A noi risulta che dalla segreteria del ministro Matteo Salvini, il giorno in cui il capo di gabinetto del Viminale ha rappresentato per iscritto una serie di profili di illegittimità del decreto di indizione delle elezioni, sia partita una telefonata per convocarvi a Roma. Poi c'è stata la decisione della Cassazione che l'ha lasciata al suo posto, confermando la sospensione di Pittella, e non se n'è fatto più nulla. Come mai?

«Nella sua domanda si uniscono due elementi tra loro autonomi. I tempi delle vicende processuali del Presidente Pittella non sono legati a quelli della consultazione elettorale, indetta sulla base di valutazioni giuridiche del tutto svincolate da qualsivoglia indagine possa essere in corso. Laddove dovessi ricevere un invito per consultazioni dal Ministro dell’Interno sarei lieta di aderirvi, ad oggi non mi è pervenuto. Sul perché, la risposta spetta all’onorevole Salvini, non a me; forse, semplicemente avrà ritenuto l’inutilità di un tale incontro. In ogni caso, non ho la pretesa di erigermi ad interprete e portavoce del suo pensiero».

Lei in questi 5 mesi è rimasta sostanzialmente in silenzio, ma un paio di settimane fa ha voluto replicare ad alcune insinuazioni su queste interlocuzioni tra Roma e Potenza, che la vedrebbero disposta a fare marcia indietro sulla data del voto in cambio del sostegno della Lega alla sua candidatura alla presidenza dell'Aifa. Il segretario regionale del Carroccio, Antonio Cappiello, l'ha scritto apertamente in un suo post su Facebook. Si rende conto che il governatore “titolare” è finito ai domiciliari per accuse molto meno gravi? Non pensa che l'assenza di trasparenza e di un confronto con l'opinione pubblica sulle vostre ultime decisioni stia alimentando un clima di sfiducia e di veleni?

«Il Presidente Pittella è indagato in un’indagine giudiziaria di cui il tempo ci dimostrerà l’essere fondata o meno. Colgo l’occasione per ribadire la mia fiducia nei suoi confronti ed il mio personale convincimento, corroborato dai recenti provvedimenti della Cassazione, della sua estraneità ai fatti che gli sono contestati. Altro e molto meno sono le dichiarazioni di un giovane politico che scrive sui social in cerca di visibilità elettorale, distorcendo i fatti quando non creandoli. Sul punto ho già avuto modo di rispondere e fare chiarezza, non avverto la necessità di dare risalto ad affermazioni strumentali riservando loro un ulteriore commento. Per rispetto alla carica istituzionale che rivesto e che non può essere strumentalizzata da altri per dare risalto a mere istanze di visibilità personale».

M5s ha annunciato un esposto in procura sul rinvio del voto per un'ipotesi di abuso d'ufficio perché avrebbe ingiustamente avvantaggiato se stessa, gli altri membri della giunta e il consiglio regionale uscente con una maxi-proroga illegittima dei rispettivi mandati. La preoccupa?

«Meno di nulla. Pensare che possa avere deciso la data elettorale avendo a mente l’indennità di carica é approccio che misura la statura morale di chi lo pensa. Come dicevano gli antichi: ciascun l’altro con sé misura».

Ultime nomine nel mirino dei pm: acquisite in Regione le delibere sui nuovi dg di Asm, Asp, San Carlo e Arpab

POTENZA – Si allarga l’indagine della squadra anticorruzione della Procura di Potenza sulle nomine della giunta regionale.
Nei giorni scorsi gli uomini della Squadra mobile del capoluogo e dell’aliquota di polizia giudiziaria della municipale si sono presentati negli uffici di via Verrastro per acquisire una mole di documenti. Tra questi ci sono anche le delibere con cui lo scorso 16 novembre, il giorno prima della scadenza naturale della legislatura, la giunta guidata dalla governatrice facente funzioni Flavia Franconi ha deciso i nuovi direttori generali delle aziende sanitarie di Potenza e Matera, e del San Carlo di Potenza. Oltre a confermare per altri 3 anni l’incarico alla guida dell’Agenzia regionale per l’ambiente di Edmondo Iannicelli.
L’inchiesta, coordinata dai pm Paolo Mandurino e Veronica Calcagno, è la stessa per cui a metà ottobre è già partito un avviso di proroga delle indagini per un’ipotesi di abuso d’ufficio a carico del governatore Marcello Pittella, degli assessori Luca Braia, Flavia Franconi, Francesco Pietrantuono, Carmine Castelgrande e Roberto Cifarelli, del direttore generale del dipartimento presidenza Vito Marsico, del direttore generale del Crob di Rionero Giovanni Bochicchio, del commissario del San Carlo Rocco Maglietta, e dell’ex commissario dell’Asm, Pietro Quinto. Da allora, però, sarebbe stata riunita ad almeno altri due fascicoli, uno più risalente e un’altro più recente. Inoltre l’oggetto si sarebbe ampliato in maniera considerevole: dal discusso commissariamento delle aziende sanitarie deciso a gennaio del 2018, alle nomine decise all’ultimo minuto dalla giunta guidata dalla governatrice facente funzioni per porvi rimedio. Con l’aggiunta del rinnovo di Iannicelli, legato da consuetudini familiari a casa Pittella, senza una previa raccolta delle manifestazioni d’interesse di altri eventuali aspiranti all’incarico.
Le perplessità, soprattutto su quest’ultima decisione, erano emerse in maniera lampante durante la stessa seduta di giunta finita nel mirino dei pm, con l’astensione dal voto di uno degli assessori, Luca Braia, e del segretario generale della giunta Donato Del Corso. Sicché a rogare l’atto in veste di segretario s’è prestato l’assessore all’Ambiente Francesco Pietrantuono, come avviene nei comuni più piccoli in assenza di un dirigente disponibile. E non è chiaro nemmeno chi abbia svolto i richiesti controlli di legittimità: se sempre Pietrantuono che però sembrerebbe aver votato a favore dell’atto (approvato «all’unanimità dei voti espressi nelle forme di legge»), o il capo di gabinetto della giunta, Gerardo Travaglio, che essendo anche il dirigente proponente avrebbe sostanzialmente controllato la legittimità del suo stesso operato. Entrambe situazioni di possibile incompatibilità per l’evidente conflitto d’interesse oltre che sovrapposizione di ruoli.
A far partire le verifiche sull’operato dei vertici della Regione, nel 2017, erano state alcune intercettazioni trasmesse l’anno scorso da Matera, durante le indagini su concorsi truccati, mala amministrazione e corruttele all’Asm, per cui a luglio sono scattate le misure cautelari per 30 persone, incluso il governatore Marcello Pittella (tuttora sottoposto a divieto di dimora nel capoluogo e sospeso dall’incarico).
Ascoltando le telefonate dell’allora dg Quinto, erano arrivati all’orecchio degli investigatori, alcuni discorsi proprio sulle imminenti scelte della giunta regionale sulle aziende sanitarie, che di lì a poco sarebbero state commissariate con la conferma di Quinto e Maglietta, e la promozione di Giovanni Chiarelli, altro fedelissimo di Pittella, all’Asp.
Il gip che ha firmato l’ordinanza di misure cautelari ha scritto di «un ricorso irrituale all’istituto del commissariamento pur di assecondare le aspirazioni dei dirigenti» asserviti al governatore.
Duro anche il Riesame che ha confermato gli arresti domiciliari per Pittella (poi convertiti in arresti domiciliari dopo la chiusura delle indagini), per cui «le scelte politiche riguardanti gli assetti dirigenziali della sanità appaiono (...) fortemente influenzate da interessi personali e dalla esigenza di assicurare l'operativa di bacini elettorali, probabilmente in vista delle elezioni».
«Non si spiega diversamente, infatti - scriveva il Riesame -, il fatto che i direttori generali in carica, decaduti dalle loro funzioni per il decorso del termine massimo di efficacia della nomina, siano rimasti sostanzialmente al loro posto perchè nominati commissari straordinari (...) per aggirare il divieto di proroga degli incarichi ormai esauriti per il decorso del tempo e mantenere uno status quo fatto di rapporti strettamente fiduciari su incrostazioni di potere consolidate e rassicuranti, il Pittella riusciva a far deliberare dalla giunta una procedura di commissariamento mancante dei presupposti normativi».
Rilievi che coi dovuti distinguo gli inquirenti sembrano intenzionati ad assumere come vaglio anche per gli ultimi atti adottati dalla giunta “reggente”.

 

La Corte dei conti parifica il Bilancio regionale Bacchettate su Partecipate, debiti fuori bilancio e Por La Sanità fuori regione è costata oltre 293 milioni

Oliverio: «In Calabria il Pil è cresciuto del 2%»

CATANZARO - La Corte dei Conti, presieduta da Vincenzo Lo Presti, dinnanzi al presidente della Corte Angelo Buscema, ha emesso la sentenza di parificazione del rendiconto 2017 della Regione «nelle componenti del conto del bilancio e del conto del patrimonio» alla presenza del Presidente della Regione Mario Oliverio e dell’assessore al Bilancio Maria Teresa Fragomeni.

In particolare, la sezione, ha detto Lo Presti, «si è fatta carico di verificare l’attendibilità e l’affidabilità delle scritture mediante accesso diretto al sistema informatico della Regione e adottando per la prima volta in via sperimentale la dichiarazione di affidabilità del rendiconto attraverso un campione estratto di 30 ordinativi di spesa».

Scendendo, poi, nello specifico dell'analisi del bilancio, il consigliere Massimo Balestrieri ha evidenziato come la Regione abbia chiuso il 2017 «con un risultato di amministrazione pari a 988.815.479 euro». Aumentati i residui attivi (+8,41%) che significa che «sono aumentati i crediti certi, liquidi ed esigibili, rimasti da riscuotere».

Maggiori crediti da riscuotere, quindi, ma anche il dato riguardante l'assunzione di personale a tempo determinato, in virtù del quale «risulterebbe superato il limite di spesa per il lavoro flessibile per cui esiste un vincolo previsto dalla legge che obbliga a contenere la spesa per il personale a tempo determinato o con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50% della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009. Tale limite anche nel 2017 è stato superato e i risparmi stimati da questo taglio lineare ammonterebbero a 552.130 euro, di cui 446.492 euro a carico del Consiglio regionale e 105.637 a carico della Giunta regionale».

Le società partecipate

Riguardo le Società partecipate il giudice referendario Stefania Anna Dorigo ha ricordato che «la Regione possiede partecipazioni in numerose entità, parte delle quali sottoposte a procedure fallimentari o di liquidazione coatta. Tale eccessiva proliferazione di società non pienamente efficienti, riconosciuta anche dalla Regione, l’ha indotta a contenere il fenomeno con processi di razionalizzazione. Occasione che però non sembra essere stata sfruttata al meglio. I dati trasmessi alla Corte mostrano esborsi per circa 60 mln annui a favore di partecipate».

Quindi, buona l'idea di razionalizzare, meno buona la sua realizzazione se è accaduto, ad esempio, che «la Regione sceglie di mantenere partecipazioni in 5 enti: Banca popolare Etica, Sacal, Ferrovie della Calabria, FinCalabra, Terme Sibarite. Smentendo la sua stessa decisione di dismettere società come ad esempio Banca popolare Etica».

Questo atteggiamento di incertezza decisionale ha «comportato anche esborsi a fondo perduto come la somma versata alle società Aeroporto S.Anna e Sogas, ritenute poi non strategiche, di circa 2.5 mln. C'è poi il capitolo delle sub-regionali come Arsac, Aterp, Arpacal, che presentano l'elevatissimo grado di dipendenza finanziaria dalla Regione che ha trasferito a tali enti circa 267 mln, hanno una struttura dei costi fortemente sbilanciata alla copertura delle spese per il personale che assorbono il 70-80% delle risorse in entrata e producono beni e servizi la cui utilità e poco misurabile».

I debiti fuori bilancio

Secondo il procuratore regionale Rossella Scerbo «rispetto all’anno precedente da un punto di vista numerico si è registrato un miglioramento, nonostante un disavanzo di 99 milioni di euro, inferiore rispetto a quello dell’anno precedente. Il perdurante fenomeno del riconoscimento dei debiti fuori bilancio, inoltre, continua ad avere dimensioni tali da rendere quanto mai opportuno un approfondimento istruttorio da parte della sezione di controllo. Il mancato riconoscimento sul piano gestionale espone a rischi notevoli di doppi pagamenti il che significa sottrarre risorse alla manovra di bilancio compromettendone gli equilibri».

Progetti Por

Anche per l’esercizio 2017, come per quelli precedenti, la Sezione del controllo ha rilevato un significativo ritardo nell’attuazione del Por Calabria-Fesr 2014-2020 che «espone - ha concluso il procuratore Scerbo - al rischio della perdita di fondi comunitari e compromette il raggiungimento degli obiettivi di crescita e sviluppo. I dati aggiornati al 2018 non esprimono un mutamento di tendenza decisivo, apparendo altalenanti e comunque al di sotto dei livelli ottimali»

Mobilità Sanitaria

Nel campo della Sanità è la mobilità sanitaria la maggiore criticità. «Spesso - ha detto il giudice referendario Stefania Anna Dorigo - i calabresi preferiscono curarsi in altre regioni, ma ciò comporta che la Calabria deve 'rifondere' le prestazioni rese ai propri residenti a strutture extraregionali. Il saldo della mobilità nel 2017 è stato pari a oltre 293 mln. Dividendo tale saldo per il numero degli abitanti, la Sezione ha calcolato che nel 2017, per ogni cittadino, il fenomeno della mobilità ha avuto un costo di 150 euro. Valore pro capite peggiore d’Italia destinato a salire fino a 163 nel 2018. Numerose sono le problematiche che affliggono gli enti del Sistema sanitario regionale e cioè le 5 Aziende sanitarie provinciali e le 4 aziende ospedaliere: 'Pugliese Ciaccio', 'Mater Domini', 'Annunziata', 'Bianchi-Melacrino-Morelli'. Le stesse, pur avendo ampie disponibilità liquide non riescono a far fronte tempestivamente ai pagamenti. Accumulano debiti con i fornitori e crescono gli interessi di mora».

Le criticità dell'Asp di Reggio Calabria

In questo panorama un’analisi a parte è stata fatta per l’Asp di Reggio Calabria «che versa in una situazione - ha detto Dorigo - di gravissimo disordine amministrativo/contabile. Nonostante la situazione sia nota a Regione e struttura commissariale, l’Asp continua a non approvare bilanci dal 2013, ha effettuato il pagamento dei propri debiti pregressi solo in minima parte (14% del totale) e non dispone evidentemente di una struttura deputata a verificare la correttezza dei pagamenti effettuati con il costante rischio di estinguere più volte lo stesso debito o di pagare somme oggettivamente non dovute». 

Oliverio: Registrata una crescita economica della Calabria»

Ottimista il presidente della Giunta Regionale Mario Oliverio che ha evidenziato come «nonostante i limiti strutturali ereditati nel tempo si è registrata in quest’ultimo anno una crescita importante dal punto di vista economico che attenua la distanza che separa la Calabria dal resto del Paese».

Oliverio ha ricordato come «con un avanzamento pari al 2% del Pil la nostra regione si attesta come la migliore del Sud e tra le più virtuose d’Italia. Nel 2017 abbiamo impresso una forte capacità di investimento attraverso una sinergica azione dei programmi Por, Fesr, Pac e Patto Calabria soprattutto nel campo delle infrastrutture, dell’agroalimentare, dello sviluppo sostenibile. Lo stato della spesa certificata della programmazione comunitaria è tale da escludere totalmente il disimpegno delle risorse al 31 dicembre 2018».

Per quanto riguarda le criticità evidenziate dalla Corte dei Conti il Governatore ha puntualizzato che nel campo della sanità «siamo di fronte a un chiaro fallimento della gestione commissariale, che non solo non ha ridotto il disavanzo ma lo ha fortemente aggravato, come emerge dagli ultimi tavoli interministeriali».

Oliverio ha apprezzato il giudizio della Corte sulla contabilità e economica e lo stato patrimoniale in cui si dice che «la Regione ha mantenuto gli impegni assunti procedendo alla riorganizzazione del settore che scontava una grave carenza di personale. Un’attività che ha portato a una sensibile variazione dello stato patrimoniale per l’anno 2017, aumentando sensibilmente le informazioni in ordine ai cespiti inventariati». Per Oliverio si tratta di «un risultato dovuto ma non scontato, perseguito con ostinatezza per far diventare normale la nostra regione».

Infine, il Governatore ha ringraziato la Corte dei Conti per la sinergia e la collaborazione con cui sta procedendo in ordine alle nuove forme di controllo (LEGGI LA NOTIZIA) che consentono all’ente di procedere in maniera più regolare anche sull'emanazione delle Leggi e ha sottolineato lo sforzo nel campo della riduzione della spesa con la recente disposizione legislativa sui costi delle strutture del Consiglio e della Giunta e della trasparenza istituzionale. «Dal 2002 - ha aggiunto Oliverio - non succedeva che la Regione riuscisse ad approvare tutti i bilanci degli enti sub regionali. Noi ci siamo riusciti, così come rileviamo che la partecipazione della Regione in alcune società partecipate è estremamente proficua come nel caso della Sacal dove si registrano flussi record di visitatori e un aumento sensibile di mobilità e accessibilità. Ma anche con Sorical si stanno ottenendo significativi risultati a beneficio dei nostri territori. Questa Giunta - ha concluso - sta recuperando un ritardo storico accumulato in decenni e si pone all’altezza delle sfide imposte dalle riforme del pubblico». 

Matera, visita a sorpresa del ministro Lezzi: «Ancora ritardi, ma bene i lavori alla stazione Fal»

MATERA – Il ministro per il Sud Barbara Lezzi è stata questa mattina a Matera dove ha fatto una visita a sorpresa. Un nuovo blitz per verificare lo stato dei lavori che procedono in alcune zone della città senza che vi fossero istituzioni, curiosi o giornalisti ad attenderla.

Almeno tre le tappe scelte dal ministro che ha prima visionato la situazione di piazza della Visitazione con i lavori della stazione Fal che procedono spediti e nei tempi previsti, si è poi fermata a Lanera rilevando ritardi e disagi e poi è arrivata in piazza Vittorio Veneto “dove non c'erano nemmeno gli operai”. Problemi rilevati anche sui cantieri della Bari-Matera.

“I ritardi permangono”, ha detto il ministro Lezzi facendo un bilancio della sua visita, “malgrado ci sia stata un'accelerata, aspetto di vedere il completamento di piazza della Visitazione così come ci aveva garantito il Comune e chiederò al sindaco di visionare il progetto esecutivo di Lanera dove i lavori procedono a rilento e con disagi per i cittadini”.

Emergenza rifiuti, ordinanza di Oliverio per raccolta Utilizzo in deroga di diversi impianti in Calabria

CATANZARO - Il presidente della Regione, Mario Oliverio, ha emanato una nuova ordinanza "contingibile e urgente" per il conferimento dei rifiuti solidi urbani nel territorio della Calabria. Nei giorni scorsi, erano iniziate le polemiche sui ritardi per la raccolta dei rifiuti, con una dura critica da parte del sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo (LEGGI).

Il provvedimento, adottato dal governatore nei giorni scorsi su proposta del Dipartimento Ambiente, vale per un periodo di tempo di sei mesi a partire dal 15 novembre, e prevede l'utilizzo in deroga di alcuni impianti in considerazione - si legge nell'ordinanza - «del persistere di parte delle condizioni che hanno reso necessaria l'emanazione delle vigenti ordinanze, la 34/2018 e la 55/2018, per non incorrere in situazioni di irreparabile criticita igienico-sanitaria e ambientale, derivanti dal deposito indiscriminato di rifiuti sul territorio regionale, con gravi ripercussioni anche in termini di tensioni sociali».

Alla luce di queste considerazioni l'ultima ordinanza - scrive il presidente della Regione Oliverio - è «imprescindibile e improcrastinabile, in ossequio ai principi di precauzione, prevenzione, sussidiarieta, proporzionalita e cooperazione, la necessita, non potendo altrimenti provvedere, nelle more della completa definizione delle attivita risolutorie ad oggi intraprese necessarie a ripristinare l'equilibrio del sistema regionale di gestione dei rifiuti».

«Il ricorso allo strumento "straordinario dell'ordinanza contingibile e urgente" - si legge ancora nell'atto presidenziale - consente il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, purche rispettose di elevati livelli di tutela della salute e dell'ambiente».

In particolare, l'ordinanza del presidente della Regione autorizza «nelle more del completamento delle lavorazioni previste dall'Autorizzazione integrata ambientale, l'esercizio dell'impianto pubblico di trattamento sito in località Sambatello del comune di Reggio Calabria»; «l'esercizio del polo tecnologico dell'impianto di trattamento pubblico di Catanzaro, nelle more della conclusione delle lavorazioni prescritte nel parere favorevole rilasciato dalla Struttura Tecnica di valutazione ambientale regionale e della successiva acquisizione dell'Aia»; gli impianti regionali di smaltimento, pubblici e privati e «gli impianti regionali di trattamento della Ford (frazione organica da raccolta differenziata) pubblici e privati asserviti al circuito pubblico». 

Lavori all’ospedale di Castrovillari, scatta la denuncia Guccione: «Violata normativa sugli appalti pubblici»

CASTROVILLARI (COSENZA) - Violazioni della normativa vigente in materia di appalti, difformità progettuali e costi lievitati. Sono molte le anomali denunciate dal consigliere regionale Carlo Guccione rispetto alla realizzazione delle sale operatorie dell'ospedale Spoke di Castrovillari.

Guccione non usa mezzi termini: «L'intero appalto non è stato gestito secondo i canoni e la normativa vigente in tema di Appalti pubblici». Dalla lettura delle carte, secondo il consigliere regionale, emergono «fatti e circostanze gravi, sprechi, inadempienze, difformità progettuali che hanno portato a una lievitazione dei costi e alla realizzazione di quattro sale operatorie che oggi non possono essere utilizzate nonostante formalmente i lavori risultino ultimati. Uno spreco che - aggiunge Guccione - fino ad oggi è costato ai cittadini circa cinque milioni di euro. Le recenti inchieste giudiziarie che hanno coinvolto l'Asp di Catanzaro, testimoniano come la sanità calabrese sia un settore sempre più in sofferenza, soffocato dalla 'ndrangheta e dall'intreccio tra mala politica e affari».

Guccione denuncia ancora che «nel frattempo la discussione sulla sanità in Calabria si concentra solamente su chi debba fare il commissario. Tutto ciò provoca rabbia e indignazione. In questi anni sono state dilapidate importanti risorse economiche che dovevano servire a curare i cittadini e ci hanno consegnato, invece, delle sale operatorie inutilizzabili».

Rispetto ai lavori a Castrovillari, dall'esame della documentazione, viene fuori che «è evidente che l'intero appalto non è stato gestito secondo i canoni e la normativa vigente in tema di Appalti pubblici. Già la valutazione iniziale della proposta progettuale non è stata accurata dal punto di vista tecnico, visto che la progettazione "definitiva" presentava alcune carenze, puntualmente emerse nelle fasi successive a cui si è dovuto in parte far fronte e in parte ancora provvedere. Il progetto non era completo anche nella parte riguardante la prevenzione incendi». A cio' poi si aggiunge il fatto che «l'ospedale Spoke di Castrovillari risulta avere 93 posti letto per acuti su 226 previsti. Questo metterebbe a rischio - sottolinea Guccione - i requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi per le attività ospedaliere (leggi regionali 24/2008 e 81/2016) portando alla chiusura del presidio».

Il consigliere regionale Carlo Guccione ha presentato un'interrogazione a risposta scritta al presidente della Regione Mario Oliverio, sulla base delle anomalie riscontrate dalla lettura della documentazione: «Il progetto non è stato reso cantierabile e non è stato validato come la norma prevedeva anche in termini di dichiarazione di disponibilità delle aree di cantiere - è scritto nella documentazione -, tant'è che sono stati consegnati i lavori all'impresa appaltatrice ma risultavano non disponibili prima tutti i locali oggetto di intervento e poi alcuni. Ciò ha portato l'impresa a chiedere conto di tali ritardi con le riserve avanzate e contabilizzate e poi riconosciute al 50 per cento».

Dalle carte in merito al collaudo e la messa in esercizio delle sale operatorie del presidio ospedaliero di Castrovillari emerge inoltre che «non si è dato corso alla nomina del Collaudatore Tecnico Amministrativo in Corso d'Opera già nella fase di inizio lavori, quanto invece la norma prevedeva e prevede per il tipo di appalto in questione, la presenza del collaudatore per ovvi motivi tecnici e di contabilità. Tale nomina è stata effettuata nell'anno 2017 cioé dopo che i lavori si ritenevano conclusi».

«Risultano durante la conduzione dei lavori, variazioni tecniche ed economiche importanti al progetto iniziale - è scritto sempre nella documentazione -, senza che vi sia stata una progettazione esecutiva fortemente spinta, vista l'appalto a corpo; senza la stesura di un nuovo contratto, senza il concordamento dei nuovi prezzi. Anche alcune approvazioni non vi risultano agli atti».

E' da evidenziare inoltre che «le opere sono state accertate e dichiarate ultimate conformemente al progetto anche se proprio così non è stato, visto le carenze dell'opera evidenziate».

«Una situazione così allarmante - sottolinea il consigliere regionale - non può essere affrontata in maniera burocratica e ragionieristica da parte della Regione che ha nominato i manager delle Asp e delle Aziende Ospedaliere. E' necessario dare una svolta. Troppi i silenzi da parte della Regione anche in riferimento a quanto accaduto all'Asp di Catanzaro. Vanno messe in atto tutti gli interventi necessari a garantire il diritto alla salute e va potenziato immediatamente il presidio ospedaliero Spoke di Castrovillari».

Blitz della giunta regionale Nominati i nuovi dg di sanità e Arpab

POTENZA – Sono il lombardo Angelo Cordone, il campano Joseph Polimeni e il potentino Lorenzo Bochicchio i nuovi direttori generali nominati dalla giunta regionale guidata dalla governatrice facente funzioni Flavia Franconi ai vertici, rispettivamente, dell'Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, e delle aziende sanitarie di Matera e Potenza. 
Le loro nomine sono arrivate ieri pomeriggio, anticipando di un giorno la data della seduta di giunta prevista per oggi, l'ultima prima della scadenza naturale della legislatura che restringe le attività degli organi in prorogatio all'ordinaria amministrazione. 

Oltre a Cordone (attuale direttore sanitario dell'Istituto di ricovero e cura Besta di Milano), Polimeni (attuale direttore sanitario presidio Asl Toscana centro Firenze) e Bochicchio (attuale direttore amministrativo dell'Unibas), la giunta ha deciso anche la conferma per altri 3 anni di Edmondo Iannicelli alla guida dell'Agenzia regionale di protezione dell'ambiente (Arpab). 
Nelle scorse settimane si era paventato un rinvio delle nomine per le imminenti elezioni regionali e per questioni di opportunità, dopo che il commissariamento di San Carlo, Asp e Asm  deciso a gennaio è costato l'iscrizione sul registro degli indagati per abuso d'ufficio del governatore uscente Marcello Pittella, tuttora sospeso dall'incarico per le accuse sui concorsi truccati proprio nella sanità, e dei suoi assessori (Roberto Cifarelli, Luca Braia, Francesco Pietrantuono e l'attuale governatrice facente funzioni Flavia Franconi).