Cosa cambierà dopo la sentenza creativa su Bce e Qe

La Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe ha di fatto riscritto i Trattati europei. Lanciando un attacco senza precedenti all’Unione monetaria. E ora? Forse crollerà tutto. Oppure sarà una spinta per l'avvio di un bilancio unico europeo. Con tanto di eurobond e super ministro. All'Italia resta sempre la lira, certo. Se vuole finire senza più un soldo in tasca.

Con una sentenza “creativa” all’italiana che riscrive bontà sua parti importanti dei Trattati europei e detta alla Banca centrale europea nuove regole, o cerca di farlo, la Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe (Gcc nell’acronimo inglese, German Constitutional Court) ha lanciato un attacco senza precedenti all’Unione monetaria. Naturalmente lo ha fatto sostenendo implicitamente il contrario, e cioè che l’attacco di altri l’ha costretta a scendere in campo in difesa dei principi sanciti dai Trattati europei e in difesa della democrazia e dei diritti dei risparmiatori tedeschi.

NEL MIRINO I PAESI DELL’EUROPA DEL SUD

Nel mirino, mai nominati ovviamente, ci sono i “famigerati” Paesi dell’Europa meridionale, l’Italia in primis, che la Bce aiuterebbe in modo indebito con i suoi programmi di acquisto di titoli pubblici e privati, il Quantitative easing (Qe) inaugurato nel 2015 da Mario Draghi. E sotto attacco è il Pepp, il programma varato allora e non il Pspp, quello recentissimo lanciato per rispondere alla crisi da coronavirus. Sul piano pratico tutto potrebbe risolversi, per ora e apparentemente, con una Bce che accetta la richiesta formale di Karlsruhe di spiegare meglio il suo comportamento sui mercati e tutto procede come prima.

L’ITALIA VERSO LA CACCIATA E LA GERMANIA VERSO IL MARCO?

Potrebbe invece essere l’inizio della fine per l’Unione monetaria, con l’Italia sulla via della cacciata oppure con la Germania sulla via del ritorno al suo adorato marco. Adorato da quei 1.750 tedeschi, tra cui vari personaggi di rango, che iniziavano cinque anni fa la causa legale per sapere se la Bce aveva i poteri per fare quello che si apprestava a fare, il Qe, e che poi dal 2015 ha fatto. Promotore all’inizio è stato Bernd Lucke, docente ad Amburgo, e fondatore nel 2013 di Alternative fur Deutschland, il gruppo politico iper nazionalista e sovranista che ha sfondato alle elezioni federali del 2017 portando al Bundestag di colpo una novantina di parlamentari, soprattutto dei Länder orientali. Lucke lasciava poi AfD perché, diceva, diventata troppo di destra, e in effetti con evidenti infiltrazioni neonaziste.

RIFIUTO DELLA SUPREMAZIA DELLA CORTE EUROPEA

Quello arrivato a conclusione il 5 maggio a Karlsruhe non è, contrariamente a quanto subito detto da molti, un fulmine a ciel sereno. Al centro ci sono due decisioni. Primo, il rifiuto da parte della Gcc già preannunciato fin dal 2009 almeno della supremazia della Corte europea del Lussemburgo (Ecj nell’acronimo inglese, European Court of Justice). E, secondo, un tentativo di revisione dei Trattati per quanto riguarda il mandato della Bce. Come da tempo accade in Italia, e viene spesso denunciato da avvocati e docenti di Diritto, il potere giudiziario tende a sostituirsi a quello legislativo.

NAZIONALISMO PURO APPLICATO A UN ORGANISMO SOVRANAZIONALE

Dietro queste due decisioni annunciate il 5 maggio viene una serie di pesanti conseguenze. Siamo di fronte prima di tutto alla necessità di un chiarimento della Germania con se stessa. Il rifiuto della supremazia della Ecj sulla Gcc tedesca era già scritto nel famoso Lisbon Case con cui i giudici tedeschi decretavano nel 2009 la conformità del Trattato Ue di Lisbona (2006) con la legge tedesca. Per farlo la Gcc, confermando il suo rifiuto della superiorità della normativa comunitaria, definiva l’Ue come una Unione di Stati, non un’entità sovrana quindi ma un’entità derivata, legittimata dagli ordinamenti costituzionali dei vari Stati; definiva gli Stati come i padroni dei Trattati, e negava quindi all’Ue il potere di decidere, attraverso la Ecj essenzialmente, sulle proprie competenze, che erano definite dagli Stati e non da un ordinamento autonomo. Nazionalismo puro applicato a un organismo sovranazionale.

DISPUTA SUI POTERI DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Circa due anni fa la Ecj definiva legittimo il Qe della Bce in quanto compreso negli ambiti del suo mandato, che è quello di assicurare la stabilità dei prezzi. I giudici del Lussemburgo hanno esagerato, sono andati ultra vires, formula legale precisa citata ora dalla Gcc, sono andati “oltre i loro poteri”. Non accettando quindi la giustificazione della Ecj, Karlsruhe passa a definire quali sono i compiti e i limiti della Bce secondo i Trattati. E qui si mette in un ginepraio infinito perché più che interpretarli, li riscrive, elemento fondamentale e in genere indispensabile di ogni sentenza “creativa”. E fa questo mentre accusa i colleghi del Lussemburgo di avere fatto altrettanto nel 2018.

L’OBIETTIVO DEL PIENO IMPIEGO LASCIATO AI SINGOLI STATI

Sulla Bce i Trattati dicono che ha un mandato unico e fondamentale: la stabilità dei prezzi. Poi deve collaborare con le sue politiche anche alla coesione economica fra i Paesi, all’occupazione, e alle principali politiche macroeconomiche comuni, eccetera. Ma il mandato è uno. Per capire meglio, è utile un confronto con la Fed americana, che dall’inizio (1913) ebbe ugualmente il mandato prioritario della stabilità dei prezzi. Poi con due passaggi, l’Employment Act del 1946 e soprattutto la legge Humphrey-Hawkins del 1978, venne formalmente aggiunto ai compiti della Fed quello di assicurare il pieno impiego. La Bce ha dovuto limitarsi a un solo mandato, compatibile con le realtà di tutti i Paesi membri (stabilità dei prezzi) mentre il pieno impiego, per quanto auspicabile, non poteva che restare nella realtà Ue di competenza primaria degli Stati, tutti a bilancio pienamente autonomo, o quasi.

SCONTRO SU TASSI A ZERO E REMUNERAZIONE DEL RISPARMIO

Ma cosa fanno, come secondo punto della loro dirompente sentenza i solerti magistrati di Karlsruhe? Per giustificare il freno posto alle azioni Bce si inventano, riscrivendo di fatto i Trattati, che Francofrote ha un obbligo di equilibrio perché «…grava sulla Bce il dovere di valutare i considerevoli effetti di politica economica e di equilibrarli… a fronte degli attesi contributi positivi attuati per raggiungere gli obiettivi di politica economica». Quali sono i «considerevoli effetti di politica economica»? La insoddisfazione dei risparmiatori tedeschi, delle compagnie di assicurazioni tedesche con grosse riserve finanziarie, a fronte di depositi che non rendono nulla perché la Bce per cercare di contenere la deflazione fa una politica di tassi a zero o quasi o anche sottozero. E qual è la revisione dei Trattati fatta dai giudici? È il sostenere che quindi la Bce non deve preoccuparsi solo della stabilità dei prezzi, ma anche di mantenere tassi a un livello tale che assicuri comunque una qualche remunerazione del risparmio. Questo sarebbe chiaramente un secondo mandato per la Bce. Francofrte ha ora tre mesi di tempo per dimostrare perché ha fatto il primo Qe e se è conforme ai dettami (quali, quelli dei Trattati o quelli di Karlsruhe?). Altrimenti il governo e il Bundestag tedeschi dovranno assicurarsi che la Bundesbank non partecipi più a quel programma di Qe.

MESSE SOTTO SCOPA SETTE PRIMARIE ISTITUZIONI

Il Financial Times ha parlato di analfabetismo economico perché è chiaro che possono esservi situazioni in cui i due mandati sono in contraddizione aperta e non possono coesistere. La sentenza inoltre mette sotto scopa, ai suoi ordini, sette primarie istituzioni europee e tedesche.
Cerca di umiliare la Corte del Lussemburgo, fatto non nuovo ma ora arrivato al culmine. Mette la Bce ai propri ordini, o cerca di farlo, riscrivendo i Trattati per la parte che la riguardano. Fatto inaudito nella storia tedesca, cerca di mettere agli ordini la Bundesbank, creata nel 1957 come prototipo della banca centrale pienamente autonoma dal potere politico proprio per evitare i drammi della vecchia Reichsbank del 1922-23 e della iper inflazione di allora; la Bundesbank gradisce la critica al Qe che è sempre stata sua, ma gradisce meno la messa in riga. Mette sotto scopa il governo tedesco che ora deve controllare che la Bundesbank rispetti la sentenza. Fa lo stesso con il Bundestag che deve a sua volta controllare che il governo lo faccia. Esautora il parlamento europeo che è – a norma di Trattato – il controllore unico della Bce, ora sottoposta anche ai controlli nazionali tedeschi. Esautora la Commissione, cui spetta il compito di tutelare convergenza economica e altro e quindi di rapportarsi con una Bce che non è più invece autonoma.

IN BALLO GLI ACQUISTI DEI NOSTRI TITOLI

Che succede ora? La Bce ha già spiegato ampiamente in tutti i modi perché ha fatto il Qe, può spiegarlo ancora, riempire il formulario entro tre mesi, e la cosa si chiude lì, apparentemente. Ma non sarà così. Gli acquisti di titoli italiani superano e di molto il peso dell’Italia nell’Eurosistema. Altre azioni legali sono possibili, ora che la strada è aperta. Oppure tutto incomincia a sgretolarsi. Oppure si potrà dire fra qualche anno che la Corte tedesca alla fine ci ha fatto un favore, perché ha messo in evidenza, e lo fa chiaramente, che la sua sentenza è dovuta al fatto che «l’Unione europea non si è evoluta nel senso di uno Stato federale… e certe tensioni sono quindi inevitabili… e devono essere risolte in modo cooperativo».

CI DIRANNO QUALE SPESA POSSIAMO FARE E QUALE NO?

Si muoveranno i governi, quello tedesco in primis, per cercare di completare l’Unione monetaria con l’avvio di un bilancio unico europeo? Non sarà cosa di poco conto per l’Italia. Avremo gli eurobond, finalmente, ma anche un super ministro e un parlamento europeo pronti a dirci che quella spesa non la possiamo fare. Una bella cessione di sovranità. I nostri sovranisti hanno materia di riflessione. Per valutare quanto ci ha aiutato essere nell’euro. E per pensare che cosa vogliono fare da grandi. Ci resta sempre la lira. Poi, dopo un due o tre anni, possiamo trovarci a cena per valutare come è andata. Se avremo ancora i soldi per una cena.

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La Corte tedesca salva, con riserva, il quantitative easing

I giudici confermano solo a metà la legalità del piano di acquisti di titoli di Stato e privati da parte dell'Eurosistema e chiede alla Bce di chiarirlo nel giro di tre mesi.

Un contenzioso che dura da cinque anni e che la sentenza emessa dalla Corte costituzionale tedesca il 5 maggio 2020 non chiude definitivamente. Perché da una parte i giudici hanno stabilito che il piano di acquisto di titoli di Stato della Banca centrale europea, lanciato nel 2015, non viola il divieto di finanziamento monetario. Dall’altra non hanno mancato di sollevare aspetti critici: il quantitative easing sarebbe in contrasto con le competenze della stessa Bce.

LA CORTE CHIEDE ALLA BCE DI GIUSTIFICARE IL SUO AGIRE

Per la prima volta nella storia della repubblica tedesca, quindi, l’organo principale della giustizia del Paese afferma che le misure prese da un organo europeo «non sono coperte dalle competenze europee e per questo non potrebbero avere validità in Germania». La Corte chiede, quindi, alla Banca centrale europea di giustificare il suo agire entro tre mesi. L’Eurotower ha tre mesi di tempo per fare chiarezza sul programma di acquisto dopodiché la Bundesbank smetterà di partecipare agli acquisti. Una decisione che ha avuto effetti immediati sulle principali Borse europee che hanno registrato un rallentamento.

BUSINESSMEN E ACCADEMICI CONTRO IL QUATITATIVE EASING

Tutto è iniziato da un’istanza presentata da un gruppo di businessmen e accademici conservatori dopo il varo del quantitative easing. Il tema, caro a molti tedeschi, è che la Bce deve fare politiche monetarie e regolare l’inflazione. Tutto ciò che va oltre, in sostanza, sarebbe illegale.

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Cos’è l’helicopter money e come funziona l’idea monetaria post coronavirus

Si tratta di una strategia spesso suggerita come alternativa al Quantitative easing. E consiste nella distribuzione di denaro direttamente ai cittadini. Per farli spendere e rilanciare i consumi in un momento di crisi economica. Come quella scaturita dal Covid-19.

L’impatto della pandemia di coronavirus è sempre più evidente sia sui mercati sia sulla crescita dei singoli Stati. Parte dei Paesi dell’Ue, tra cui l’Italia, e gli Stati Uniti si sono mossi per creare un piano di interventi per prevenire, o quanto meno limitare, la crisi economica scaturita dall’emergenza Covid-19. Alcuni esperti del settore finanziario hanno proposto una manovra chiamata “helicopter money“, letteralmente “soldi dall’elicottero“. Si tratta di una strategia economica che consiste nella distribuzione di denaro direttamente ai cittadini per farli spendere e far crescere o rilanciare i consumi.

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NESSUN RITORNO PER IL BILANCIO DELLE BANCHE CENTRALI

In pratica, è una proposta di politica monetaria non convenzionale, spesso suggerita come alternativa al Quantitative easing, suggerita da alcuni economisti quando i tassi di interesse si avvicinano allo zero e l’economia rimane in recessione. Come tutte le politiche monetarie espansive, il Qe e l’ “helicopter money” comportano la creazione di moneta da parte delle banche centrali per espandere l’offerta di moneta. Tuttavia, l’effetto dell'”helicopter money” sul bilancio della banca centrale è diverso rispetto a quello dell’allentamento quantitativo. In base al Qe, infatti, le banche centrali creano riserve acquistando obbligazioni o facendo altre attività finanziarie, effettuando un “asset swap“. Il punto è che, mentre lo swap è reversibile, l'”helicopter money” non lo è perché le banche centrali danno via i soldi creati, senza avere un ritorno sul proprio bilancio.

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TERMINE NATO NEL 1969 CON FRIEDMAN

Fu Milton Friedman, premio Nobel per l’economia, a parlare per la prima volta di «lancio di denaro da un elicottero» nel 1969 per raccontare, con una provocazione, gli effetti dell’espansione monetaria di quegli anni. Secondo Friedman, infatti, se tutte le strategie ortodosse di politica monetaria non avessero funzionato, come estrema opzione si sarebbe potuti ricorrere alla distribuzione di denaro lanciandolo direttamente da un elicottero in modo da aumentare l’inflazione. Così coniò i termini “helicopter money” e “helicopter drop”. Il concetto è stato poi ripreso successivamente da alcuni economisti come proposta di politica monetaria nei primi anni 2000, dopo il “Decennio perduto” in Giappone, la crisi scaturita dallo scoppio della bolla speculativa a cavallo tra il 1991 e il 1992. Inoltre, nel novembre 2002, Ben Bernanke, allora governatore del Federal Reserve Board, e successivamente presidente, suggerì che l’helicopter drop poteva sempre essere usato per prevenire la deflazione.

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QUANTO COSTEREBBE? LA MOLTIPLICAZIONE È SEMPLICE

Ma quanto costa l’helicopter money a uno Stato? Dipende, anche se i «conti sono semplici», spiega Nouriel Roubini, l’economista che previde la crisi del 2008, in un’intervista a la Repubblica: «Un contributo di mille dollari in America costa 350 miliardi, in Italia 60 miliardi». Dipende insomma da quanto si vuole erogare e va poi moltiplicato per il numero di cittadini.

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LE CRITICHE: I SOLDI VERREBBERO TUTTI SPESI?

L’helicopter money è stato ed è oggetto di molte critiche. Una delle più forti è che la manovra porterebbe all’iper inflazione o comunque a un livello di inflazione molto alto. Ma non solo, siamo davvero sicuri che «i soldi dall’elicottero sarebbero tutti spesi?», si è chiesto Raghuram Rajan, ex governatore della Banca centrale indiana. Senza contare che sarebbe un’opzione poco praticabile in Europa perché, come ha sottolineato l’ex numero uno della Bce Mario Draghi, il finanziamento monetario esplicito del deficit pubblico è vietato dai trattati europei.

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