Iran, il caso Soleimani e la strage aerea destabilizzano il voto

Il Paese si avvicina alle elezioni legislative scosso dalle proteste e dai lutti. Khamenei, responsabile delle forze armate, nel mirino anche dei leaeder riformisti. Ma se cade lui, il suo erede sarà un ultraconservatore.

La Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha ammesso «l’errore umano» e promesso giustizia sui 176 morti a bordo dell’aereo dell’Ukraine International Airlines abbattuto per errore. Sono stati comunicati i primi arresti, mentre il presidente Hassan Rohani ha esortato le forze armate a «scusarsi con il popolo e a rivelare tutto quello che è accaduto». A quasi un mese dalle Legislative del 21 febbraio 2020, la massima autorità e il responsabile del governo della Repubblica islamica si sono scusati pubblicamente per la «grande tragedia» delle tante «morti innocenti». «Un errore imperdonabile» ha scritto Rohani su Twitter quasi a voler tracciare una distanza tra lui, i suoi ministri, Khamenei (e chi conosce bene l’Iran aggiunge in calce il generale ucciso Qassem Soleimani, non tra i pasdaran più duri) e i falchi  dei guardiani della rivoluzione che l’8 gennaio, la notte della rappresaglia agli Usa, hanno lanciato due missili contro il Boeing civile.

L’AMMISSIONE DOPO DUE GIORNI DI BUGIE

Quella distanza, forse, esiste benché la Guida suprema sia a capo anche delle forze armate. E benché Rohani presieda le riunioni del Supremo consiglio nazionale di sicurezza del quale è stato a lungo segretario. La decapitazione di Soleimani dai vertici dei pasdaran, con lo strike del 3 gennaio ordinato da Donald Trump, accentua la linea oltranzista e favorisce al voto gli ultraconservatori. Anche a scapito della linea più morbida di Rohani e dello stesso Khamenei che dopo i due mandati presidenziali di Mahmoud Ahmadinejad, alle elezioni del 2014 aveva promosso un accordo tra moderati e riformisti. Ma il mea culpa, anche ripetuto, sul volo di linea scambiato per un missile Usa non basta all’opinione pubblica interna, soprattutto agli iraniani più giovani e critici verso il regime. L’ammissione dell’errore da parte di Khamenei, e poi dell’aviazione, è arrivata perché era inevitabile. Dopo oltre due giorni di smentite.

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L’Iran in lutto per i 176 morti dell’aereo abbattuto per errore. GETTY.

LE PROVE INEQUIVOCABILI

Le autorità iraniane hanno dovuto dire la verità sull’aereo abbattuto, non caduto. I video diffusi in Rete e verificati, i resti a terra dei missili, e infine la scatola nera da inviare fuori dall’Iran incastravano i pasdaran. Era stato un missile e non potevano esserci altri colpevoli. Anche per le bugie dei primi giorni: davvero Khamenei, e a maggior ragione Rohani, erano stati tenuti all’oscuro dai Guardiani della rivoluzione? È molto probabile, come ricostruito, che la notte dell‘attacco calibrato dell’Iran alle basi Usa in Iraq (quando l’allerta sui siti sensibili era massima in Iran), al passaggio del volo non identificato sia mancata la comunicazione tra la contraerei e i comandi centrali. Ma è assai poco probabile che, subito dopo la strage, il governo e le massime autorità credessero al guasto al motore. Se Khamenei è sincero, allora è ritenuto inadeguato: sua è la responsabilità ultima delle forze armate. Gli iraniani che protestano ne chiedono le «dimissioni».

Khamenei è attaccato dai riformisti anche sulla strage aerea

KHAMENEI NEL MIRINO

Non era mai accaduto nella Repubblica islamica che folle in strada chiedessero l’uscita di scena dell’erede di Khomeini. E che le autorità del regime fossero costrette a tollerare l’onta, affermando di non sparare contro i manifestanti al contrario di quanto appena fatto durante le proteste per il raddoppio del prezzo della benzina. Gli studenti delle università di Teheran, Isfahan, anche della città santa di Mashad, denunciano che delle pallottole continuano a partire agli agenti. Ma le manifestazioni in memoria degli universitari e degli accademici – tra le migliaia di cervelli iraniani all’estero – morti sul tragico volo dell’Ukraine International Airlines appena decollato dalla capitale non si fermano. Dopo le masse oceaniche ai funerali di Soleimani, giornate di forti contraddizioni e di un gran fermento per l’Iran. Già contestato da alcuni deputati per il pressing sul parlamento sui rincari della benzina, Khamenei è attaccato dai riformisti anche sulla strage aerea.

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La foto del generale Qasem Soleimani a un memoriale delle vittime della strage aerea, università di Teheran. GETTY.

«GUIDA SUPREMA INADEGUATA»

In una lettera di fuoco, l’ex capo del parlamento e uno dei leader dell’Onda verde del 2009, Mehdi Karroubi, lo ha dichiarato «inadatto» alla leadership. Accusando la Guida suprema di mancanza di «capacità di visione», «coraggio», «doti manageriali», addirittura di «sufficiente potere». Da tempo, ha scritto il leader riformista, pensava «a una lettera esauriente e dettagliata» a Khamenei, «sui fatti e sul management dell’Iran», «diventata ancora più urgente dopo l’aereo abbattuto». Ai domiciliari dal 2011, Karroubi considera Khamenei «direttamente responsabile» dell’abbattimento del Boeing, in qualità di comandante in capo delle forze armate iraniane. E, prima ancora, delle «uccisioni dei dimostranti durante le proteste per il prezzo della benzina dello scorso novembre» (per il quale dei deputati riformisti e indipendenti avevano chiesto l’impeachment del ministro dell’Interno) e della «brutale repressione delle manifestazioni durante le Presidenziali del 2009». 

Rohani chiede che i responsabili siano processati da una corte speciale presieduta da giudici di alto rango

Sebbene la maggioranza delle forze in parlamento, anche moderate, resti compatta nella difesa dei pasdaran (l’«errore» sul Boeing non cancella «l’encomiabile risposta missilistica alle basi Usa»), c’è chi critica le autorità per non aver sospeso i voli civili. Se davvero l’allerta per una rappresaglia di cruise americani era massima in quelle ore. Tra autorità militari e civili c’è lo scaricabarile sulla facoltà di chiudere lo spazio aereo. Il presidente Rohani, che ha fatto più volte ammenda, chiede il processo dei responsabili da una «corte speciale presieduta da giudici di alto rango, con decine di esperti». Ma dei sei arrestati per la strage aerea non sono state fornite neanche le generalità. È lontana la trasparenza chiesta dall’opinione pubblica sotto choc, in primo luogo a Khamenei. Ma se cade la sua testa il rischio è che la prossima Guida suprema sia più oltranzista. L’ultra-conservatore Ebrahim Raisi, capo della Giustizia iraniana, favorito nella successione.

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