All’attacco del “mito” Marchionne

La causa di General Motors contro Fca, le critiche di Automotive news, le freciate di ex collaboratori e manager del settore. Sull'ex ad italo-canadese è cominciato un revisionismo di cui beneficerà il Ceo Psa Tavares. E a pagare saranno gi stabilimenti Fiat nel nostro Paese.

A Detroit, da tempo, se l’aspettavano. La vendetta di Mary Barra nei confronti (dell’immagine, reputazione e celebrità) di Sergio Marchionne. Lo hanno confermato diversi giornalisti dell’auto americani questa settimana al Los Angeles Convention Center che ospita un deludente salone dell’auto.

Gli stessi che confessano di avere più volte sentito uscire dalla bocca del defunto amministratore delegato di Fiat Chrysler commenti pesanti sulla ceo di General Motors. Ovviamente, con successiva preghiera di non pubblicare quelle esternazioni.

Va da sé che quelle affermazioni giungevano rapidamente alle orecchie del potente capo della comunicazione di Gm, Tony Cervone, e, quindi, di Mary Barra. La quale, dal canto suo, sta attraversando un momento decisamente non facile.

ACCUSE FEROCI DI GENERAL MOTORS NEI CONFRONTI DI MARCHIONNE

Persona non grata alla Casa Bianca, in seguito alla decisione di chiudere stabilimenti negli Stati Uniti perché impropri al passaggio all’elettrico e all’ibrido e senza sostanzialmente ridurre le attività produttive in Messico e Canada e avendo sfidato il sindacato che ha reagito con 40 giorni di sciopero costati al costruttore di Detroit circa 4 miliardi dollari, Barra è un po’ sotto assedio.

Marchionne è stato responsabile dell’ideazione, esecuzione e sostegno di una attività fraudolenta

Craig Glidden, il responsabile legale di Gm

Sicché l’annuncio di General Motors di fare causa a Fca, accusandola di aver corrotto membri del sindacato Uaw (United Auto Workers), non ha colto di sorpresa rappresentando un eccellente strumento di distrazione di massa. Una legittima domanda è: l’attacco frontale e durissimo nei confronti del defunto ad di Fiat Chrysler è solo frutto della esasperazione di Mary Barra o il capo del servizio legale Craig Glidden ci ha messo del suo?

Mary Barra, ceo di General Motors (foto di Bill Pugliano/Getty Images).

Parlando con i giornalisti, Glidden non solo ha detto che «il signor Marchionne è stato una figura centrale nel complotto», ma, sferrando un uppercut degno di George E. Foreman, ha sentenziato quasi sillabando le parole: «Marchionne è stato responsabile dell’ideazione, esecuzione e sostegno di una attività fraudolenta». Con buona pace dei ripetuti richiami all’etica, morale, principi dei quali sono disseminati i discorsi pubblici di Marchionne con tanto di citazioni saccheggiate, che aveva a suo tempo fatto notare malignamente qualcuno, dalle numerose raccolte di frasi celebri.

L’EX FCA IACOBELLI GIÀ IN GALERPER CORRUZIONE

Nell’avviare la causa, Gm ha naturalmente chiamato in causa chi è già stato condannato. Tra questi, spicca l’ex capo delle relazioni sindacali di Fiat Chrysler, Alphons (Al) Iacobelli, che sta scontando una pena di cinque anni e mezzo in una prigione federale. Finora è passata la tesi che Iacobelli abbia agito in proprio e all’insaputa di Marchionne, un ceo celebre per lasciare zero spazio di manovra ai suoi sottoposti. Tra l’altro, nella causa presentata alla corte distrettuale a Detroit, Gm sostiene che sono state pagate tangenti per corrompere le trattative fra il Uaw e le case automobilistiche statunitensi tra il 2009 e il 2015.

Iacobelli, “dimesso” all’improvviso da Fca, dopo qualche mese fu arruolato da Gm per occuparsi sempre di relazioni con il sindacato

Ad aggiungere una nota di bizzarra, c’è il fatto che Iacobelli, “dimesso” all’improvviso da Fca, dopo qualche mese fu arruolato da Gm per occuparsi sempre di relazioni con il sindacato. Sarà interessante seguire come si comporterà Iacobelli alla luce delle sferzanti accuse di Gm contro Marchionne. Così come è interessante osservare la progressiva e rapida crescita delle voci che fortemente ridimensionano il fenomeno Marchionne.

L’ELENCO DEI “PASTICCI” DI MARCHIONNE DI AUTOMOTIVE NEWS

L’autorevole settimanale di Detroit Automotive News, in un recente editoriale, ha elencato alcuni dei pasticci (messes) lasciati da Marchionne: le violazioni delle emissioni già sanzionate dall’Agenzia per la Protezione Ambientale e ancora oggetto di attenzione da parte del ministero di Giustizia. Lo stesso che continua a seguire la vicenda delle vendite di auto “gonfiate” ad arte e denunciate da alcuni concessionari. Concessionari che sono esasperati perché forzati di acquistare veicoli a fronte di un mercato americano dell’auto non certamente florido.

I motori di Fca inquinano e il costruttore anglo-olandese ha dovuto acquistare da Tesla per 1,8 miliardi di euro crediti di inquinamento, al fine di evitare multe. Senza dimenticare la brutta storia di corruzione che vede protagonisti alti dirigenti e sindacalisti. Nei giorni scorsi, lo Stato della California ha annunciato che veicoli di Fca, Gm e Toyota non saranno più acquistati dagli enti pubblici dell’importante stato americano. Si tenga presente che tra il 2016 e il 2018, le flotte pubbliche californiane hanno acquistato veicoli per un valore di oltre 58 milioni di dollari. Motivo della decisione, Fca ha deciso di appoggiare la politica di Donald Trump al quale notoriamente non interessa la difesa dell’ambiente.

LA FAMA DI DIVORATORE DI MANAGER DELL’EX AD FCA

Recentemente, il sociologo Enrico Finzi, fondatore e responsabile di Sòno Human Tuning, ha così nominato Marchionne: «Lo ricordo così: umanamente sgradevole, talora sadico, sempre feroce, durissimo (e perciò ammirato dai corifei del potere), certo più capace della gran parte dei manager nostrani. Preso dal complesso di Crono, costrinse ad andarsene Luca de Meo, il suo giovane manager più brillante, prima adorato e poi ostacolato solo perché divenne geloso della crescita di notorietà dell’ex-pupillo. Così divorò altri ‘suoi‘ dirigenti, sottoponendo tutti gli altri a un super-sfruttamento feudale, di chi voleva affermarsi ogni ora del giorno e della notte come il Re Sole».

Peugeot ha comprato Fiat-Chrysler perché interessata al mercato americano. Comanderanno i francesi e gli unici a guadagnarci sono gli azionisti

L’ex top manager del gruppo Fiat, Riccardo Ruggeri, ha così liquidato la trattativa Fca-Psa: «Ma quale matrimonio con Psa? Gli Agnelli hanno venduto Fca. Smettiamola di raccontare balle. Peugeot ha comprato Fiat-Chrysler perché interessata al mercato americano. Comanderanno i francesi e gli unici a guadagnarci sono gli azionisti». E sempre a proposito della vicenda Fca-Psa, nessuno osa rispondere al seguente interrogativo: quando ci sarà da decidere la sorte, la chiusura degli stabilimenti in Italia (Pomigliano d’Arco, Termini Imerese, Melfi e chi più ne ha, più ne metta), secondo voi prevarrà la volontà e la decisione dei sei consiglieri (su 11) della corporation francese, oppure prevarrà la tesi di una società che ormai è olandese, londinese e americana?.

CON LA FUSIONE FCA-PSA STABILIMENTI ITALIANI A RISCHIO

Chi può trarre beneficio da questa ondata anti-Marchionne è certamente Carlos Tavares, capo di Psa, per almeno due motivi: più si infrange l’immagine di Marchionne e meno si ricorre al paragone tra i due; un esercizio che, dicono in Psa, irrita fortemente il manager portoghese. In secondo luogo, l’attacco di Gm dovrebbe continuare a tenere sulla graticola il titolo azionario Fcau. Minore la capitalizzazione, minore il premio che dovrebbero incassare gli azionisti di Fca, in primis Exor e i 200 e passa membri del clan Agnelli, Elkann, Nasi, Camerana, ecc.

Operai Fiat davanti allo stabilimento di Pomigliano (foto di MARIO LAPORTA/AFP via Getty Images).

Chissà, forse l’articolo a firma Emmanuel Botta sul numero di questa settimana del settimanale francese L’Express sotto il titolo Fiat Chrysler: le magicien John Elkann rischia di essere uno degli ultimi pezzi che il cosiddetto “giovane” presidente di Fca e Exor può collezionare. Più la trattativa finalizzata all’acquisto di Fca (meno la piccola e tecnologicamente modesta Comau) andrà avanti e più emergeranno i problemi dell’ex casa automobilistica italiana.

Carlos Tavares si è impegnato a non toccare i marchi e i siti italiani le cui fabbriche utilizzano solo il 50% delle loro capacità. Dove troveranno i promessi risparmi per 3,7 miliardi di euro?

La già stagionata gamma di prodotti continuerà a invecchiare accentuando l’allentamento di clienti dalle concessionarie e la necessità di aumentare gli incentivi svilendo ulteriormente l’immagine e il valore dei marchi. Chrysler docet. Stando alle dichiarazioni ufficiali, Tavares avrà a disposizione 22 piattaforme, 14 marchi Fca e 54 fabbriche. Psa ha “ripulito” le sue strutture industriali. Carlos Tavares si è impegnato a non toccare i marchi e i siti italiani le cui fabbriche utilizzano solo il 50% delle loro capacità. Dove troveranno i promessi risparmi per 3,7 miliardi di euro? Quanti colletti bianchi Fca dovranno saltare?

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