La strategia di Conte contro i ribelli della Manovra

Con Italia viva e la tempesta nel M5s a Palazzo Madama il rischio Vietnam è alle porte. Il premier cerca di blindare la maggioranza puntando al centro.

Le “mine vaganti” renziane, la tempesta interna al M5s che deflagra ciclicamente, come sul dl imprese: se da un lato Giuseppe Conte, sotterraneamente, sta concentrando il suo impegno per cementare la coalizione di governo, dall’altro, a Palazzo Madama, il rischio Vietnam mentre ci si avvicina alla manovra è dietro l’angolo. Ed è un rischio che potrebbe prendere una forma costante da qui ai prossimi mesi: con Italia Viva a far pesare, e tanto, i suoi voti. E i dissidenti interni al Movimento a fare lo stesso gioco, seppur partendo da posizioni opposte a quelle renziane. Eppure, per ora Conte non si scompone: e studia, con crescente attenzione, modi e tempi per blindare la maggioranza nella Camera tradizionalmente più «thrilling».

DI MAIO STUZZICA SUL POS E IL CONTANTE

Anche perché non sono rari gli attacchi dello stesso partner maggioritario di governo, Luigi Di Maio: «Ogni strumento utile a combattere l’evasione fiscale è ben accetto. Va bene il pos, va bene il tetto al contante, va bene tutto, però lasciatemi dire che ogni misura va adeguata alle peculiarità dell’economia italiana, al nostro tessuto economico/commerciale. Le cose vanno fatte con intelligenza e senza lasciarsi andare in slogan o campagne mediatiche», ha scritto su Fb il leader M5s, «perché un conto è la lotta all’evasione, che il M5s porta avanti da anni, e un conto è fare regali alle banche o alle multinazionali».

L’IPOTESI DEL CORDONE SANITARIO

Sin dall’inizio del governo giallo-rosso c’è nel governo, la sensazione di un opportunità: costruire un «cordone sanitario» che, a Palazzo Madama, preservi l’esecutivo da trappole che potrebbe rivelarsi fatali. E la scissione dei renziani rischia di tramutare via via l’opportunità in necessità. Sulla «provenienza» politica di questo cordone i dubbi sono pochi: è il centro. Quel centro che, solo due giorni fa, Conte alla cerimonia di Avellino in onore di Fiorentino Sullo ha visto applaudire a lungo il suo intervento. Un centro orientato a Sud, terreno privilegiato, in questi giorni, delle sortite del premier, spesso incentrate sulla necessità di un rapidissimo rilancio del Mezzogiorno. Ed è un centro che, a livello di gruppi parlamentari, potrebbe essere geograficamente compreso tra il Misto e Forza Italia.

CONTE SEMPRE PIÙ POLITICO

Certo, «l’operazione cordone sanitario» non può essere né conclamata (potrebbe manifestarsi con qualche assenza strategica, ad esempio) né immediata ma, più di una fonte qualificata, nel governo, è convinta che al momento opportuno la blindatura potrebbe prendere forma. Tutto ciò avviene mentre il premier, da qualche giorno, ha sensibilmente aumentato il tono politico del suo racconto: replicando a suo modo al confronto tv tra Matteo Salvini e Matteo Renzi, visti da più di un esponente della maggioranza come egualmente pericolosi per la tenuta del governo. E, forse non a caso, sabato prossimo Conte è atteso all’Eurochocolate di Perugia, ad una sola settimana dal voto regionale in Umbria. Un voto che, se vincesse Vincenzo Bianconi, certamente farebbe da volano per la coalizione giallo-rossa.

LE DIVISIONI NEL M5S

All’interno della coalizione Pd-M5s resta comunque più di una divergenza, come sulla giustizia o sul decreto imprese, dove oggi il Movimento ha detto chiaro tondo «no» all’immunità penale ad Arcelor Mittal. A ciò si aggiungano le fibrillazioni interne ai Cinque Stelle, plasticamente rappresentate dall’ennesima fumata nera alla Camera e dall’elezione del nuovo capogruppo al Senato: Gianluca Perilli, che ha prevalso di soli tre voti su Danilo Toninelli. Divisioni che a Palazzo Madama vengono alimentate dal gruppo degli «ex governativi». Barbara Lezzi, per fare un esempio, è da giorni uno dei capi-bastone della trincea pentastellata sull’ex Ilva.

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