Italia viva assente al Consiglio dei ministri sulla prescrizione

Le ministre Bellanova e Bonetti non parteciperanno al vertice di stasera a Palazzo Chigi. Fonti del partito: «Il lodo Conte bis se lo votano da soli». E il Pd evoca il voto.

Tensione sempre più alta nella maggioranza sulla prescrizione. Le ministre di Italia viva Teresa Bellanova (Politiche agricole) ed Elena Bonetti (Pari opportunità e famiglia), infatti, non parteciperanno al Consiglio dei ministri in programma nella serata del 13 febbraio, chiamato a definire i dettagli del cosiddetto lodo Conte bis.

IL COMPROMESSO CHE NON PIACE AI RENZIANI

Si tratta del compromesso (così chiamato non in riferimento al premier Giuseppe Conte, ma all’avvocato Federico Conte, deputato di Leu), raggiunto sul tema da M5s, Pd e Leu. Il lodo stabilisce una distinzione tra assolti e condannati in primo grado. Per i primi, la prescrizione continua a decorrere. Per i secondi, invece, si ferma mentre il processo va avanti. Se il condannato subisce una nuova condanna in appello, la prescrizione si blocca in maniera definitiva. Se invece viene assolto (ed è questo l’elemento su cui M5s, Pd e Leu hanno trovato un accordo), può recuperare i termini rimasti nel frattempo bloccati. In altre parole il blocco scatterebbe, in via definitiva, solo in caso di doppia condanna: in primo e in secondo grado di giudizio.

DISERTATO IL VERTICE A PALAZZO CHIGI

Stasera se ne parlerà a Palazzo Chigi, insieme alla riforma del processo penale. E la ministra Bellanova, che è anche capo delegazione di Italia viva al governo, è in visita istituzionale a Mosca. Ma i veri motivi della sua assenza e di quella della ministra Bonetti sono altri: «Non andiamo al Consiglio dei ministri perché siamo contrari al lodo Conte bis e quindi per coerenza non ci saremo. Il testo se lo voteranno gli altri», hanno spiegato all’Ansa autorevoli fonti del partito.

E ORLANDO DICE CHE I GOVERNI POSSONO CAMBIARE

La reazione del Pd non si è fatta attendere. Per dirla con il vice segretario Andrea Orlando: «Il problema è che le scelte si devono fare dentro maggioranza. I blitz con l’opposizione indeboliscono il governo e non credo che questo convenga. Impantanarsi all’infinito non è un bene per l’esecutivo, ma gli esecutivi possono cambiare e si può andare a votare».

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Con lo stop al lodo Annibali addio mediazioni sulla prescrizione

Bocciato l'emendamento di Italia viva alla riforma del processo penale. I renziani: «Per noi il lodo Conte bis è invotabile». Ma il ministro Bonafede tira dritto: «Dobbiamo andare avanti. Il ddl va in Consiglio dei ministri».

Fine delle possibili trattative nella maggioranza? Con 49 no a 40 sì le commissioni congiunte Affari costituzionali e Bilancio della Camera hanno bocciato il lodo Annibali, l’emendamento dei renziani di Italia viva al Milleproroghe per rinviare di un anno la riforma Bonafede sulla prescrizione.

ITALIA VIVA VOTA CON LE OPPOSIZIONI

Hanno votato sì i deputati dell’opposizione e di Italia viva, mentre il resto della maggioranza ha votato contro. Il governo aveva dato parere negativo. Le commissioni congiunte hanno poi bocciato un secondo emendamento al Milleproroghe analogo sulla prescrizione, sempre firmato da Lucia Annibali.

BONAFEDE: «NESSUN LODO CONTE TER»

E ora? Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha spiegato: «Giovedì 13 febbraio il disegno di legge sulla riforma del processo penale e il lodo Conte bis (cioè il punto di caduta delle posizioni di M5s e Pd, ndr) dovrebbe andare in Consiglio dei ministri. Sul lodo Conte bis si sta valutando il veicolo normativo migliore». Il Guardasigilli ha spiegato che «non esiste alcun lodo Conte ter. Adesso dobbiamo andare avanti e nel frattempo resta in vigore la riforma della prescrizione».

ANNIBALI: «PER NOI RIFORMA INVOTABILE»

La Annibali ha però dichiarato che «non è ancora chiaro il veicolo, noi continuiamo a dire che se dentro la bozza della riforma del processo penale c’è il lodo Conte bis per noi è impossibile sostenerlo, è invotabile».

E IN RETE C’È CHI ESALTA CHI LA SFREGIÒ

Matteo Renzi tra l’altro su Facebook ha denunciato gli insulti alla Annibali: «È una donna, fa l’avvocato, è una bravissima parlamentare. Sta facendo una dura campagna per modificare la legge sulla prescrizione. I professionisti dell’odio non rispondono sui contenuti ma la attaccano esaltando, citandolo per nome e cognome, l’uomo che anni fa le ha gettato acido sul volto, sfregiandola. Mi fanno schifo».

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Zingaretti attacca Italia viva sulla prescrizione

Il segretario del Pd: «Così fanno un favore alla Lega». Renzi non sgombera il campo dalla mozione di sfiducia contro il ministro Bonafede.

La riforma del processo penale e il nodo della prescrizione continuano ad agitare il governo. I renziani di Italia viva mantengono la loro contrarietà al lodo Conte bis e il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, li attacca: «Italia viva ha voluto il governo con il M5s, a parole è nata per allargare il campo democratico ai moderati contro la Lega, ma oggi è la principale causa di fibrillazione di questo campo e fa un favore a Matteo Salvini. È un fallimento strategico che non va scaricato sugli italiani».

Poi un altro affondo, ancora più duro: «Salvini, Meloni e Berlusconi ormai stanno zitti perché l’opposizione per loro la sta facendo qualcun altro e questa situazione sta diventando veramente insopportabile. Non per il Pd, ma per gli italiani che chiedono un governo di persone serie. È tempo di uno scatto in avanti, si chiuda questa fase e rimettiamoci in sintonia col Paese».

Renzi, da parte sua, ha detto in tivù che la questione della prescrizione per lui non vale una crisi di governo. Ma ha fatto il gioco del cerino: «Per me no. Lo dica al ministro Bonafede, se lo incontra». Insomma, il leader di Italia viva ha rilanciato la palla al Guardasigilli. Senza escludere l’ipotesi di una mozione di sfiducia individuale: «Ciò che faremo nei confronti di Bonafede lo verificheremo alla luce dei comportamenti del ministro stesso».

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L’ultima follia Pd: morire per Bonafede e il giustizialimo M5s

Il no all'abolizione della prescrizione, oltre a una battaglia di civilità, significherebbe la revisione di una linea compiacente verso la peggiore magistratura che ha fatto della Seconda Repubblica un incubo democratico. Invece il partito di Zingaretti si è fatto infinocchiare e ora rischia di rilanciare Salvini e Meloni.

Matteo Renzi minaccia di sfiduciare Alfonso Bonafede un attimo dopo aver dato la fiducia al governo Conte che a sua volta dichiara che la sfiducia al proprio ministro della Giustizia equivale alla sfiducia all’intero esecutivo. Sullo stesso tono le dichiarazioni dei dirigenti del Partito democratico. Grande è la confusione ma la situazione non è eccellente.

Siamo di fronte a una sequenza di errori che regalano alla destra un nuovo vantaggio elettorale insperato. Il Pd ha commesso l’errore capitale di non capire che la prescrizione abolita da Bonafede su incitamento di tutto il mondo giustizialista, e in particolare da Pier Camillo Davigo e Marco Travaglio, è una palla al piede per il governo e per Nicola Zingaretti.

Nessun elettore civile riconoscerà come sensato un compromesso che permetta a una aberrazione giuridica come l’abolizione della prescrizione di modificare i diritti di cittadini ancora non condannati al terzo grado di giudizio. È paradossale che nel momento in cui i cinque stelle sono ridotti alla metà del proprio elettorato gli si consenta un vantaggio simile in una battaglia che non esito a definire di civiltà.

L’ENNESIMA CONFERMA DELL’AUTOLESIONISMO DEL PD

Renzi, l’eroe di cartapesta di queste ore, avrebbe potuto fare quello che non ha fatto Zingaretti. Avrebbe potuto cioè minacciare l’uscita dalla maggioranza quando il provvedimento è stato approvato dal parlamento. Invece è rimasto lì con la sua ministra. Ora vuole opportunisticamente votare la fiducia a Giuseppe Conte e fare la sceneggiata della sfiducia al peggior ministro della Giustizia dei nostri tempi. Gli elettori non capiranno né lui né Zingaretti. Al segretario dem addebiteranno l’eccesso di mediazione per tenere in vita il governo. Su Renzi voleranno i soliti, fondati, sospetti.

Gli errori dei socialisti e dei liberali prima della marcia su Roma erano poca cosa di fronte alla stupidità di coloro che dovrebbero fare argine a Salvini e Meloni.

I due partiti che nascono da quella idea sciagurata di fare il Pd si trovano così infinocchiati da uno dei partiti che la storia sta sconfiggendo, il Movimento 5 stelle, a vantaggio del partito della guerra civile. Noi non siamo di fronte al pericolo che crolli la democrazia e arrivi il fascismo. Questa volta i carabinieri non rispondono a un re fellone. Tuttavia gli errori dei socialisti e dei liberali prima della marcia su Roma erano poca cosa di fronte alla stupidità di coloro che dovrebbero fare argine contro Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

ZINGARETTI DICA PERCHÉ NON DIFENDE UNA CONCEZIONE DEMOCRATICA DELLA GIUSTIZIA

Questo è il momento di garantire vita a un governo che ha infilato alcune cose buone nella sua agenda, ma è anche il momento di grandi battaglie di civiltà, anche giuridica. Non può vincere Davigo, deve vincere una concezione democratica della giustizia. Dobbiamo dare certezza del diritto ai cittadini e non esporli agli umori di pm che vogliono rovesciare la società come un guanto.

Da sinistra, Nicola Zingaretti e Alfonso Bonafede (foto Roberto Monaldo / LaPresse). Photo Roberto Monaldo / LaPresse 16-05-2019 Rome (Italy) Presentation of the new judicial citadel project In the pic Nicola Zingaretti, Alfonso Bonafede

Il no a Bonafede avrebbe anche significato la revisione de facto di una linea compiacente verso il giustizialismo e la peggiore magistratura che hanno fatto di questa Seconda Repubblica un incubo democratico. Ora siamo alla resa dei conti. Evitiamo pagliacciate. Zingaretti dica perché ritiene che la Bonafede e Bonafede valgano il sacrificio di un valore non negoziabile come il diritto dei cittadini a non essere massacrati da magistrati avventurosi. E Renzi voti no non a Bonafede ma al governo se ha quelle cose di cui si parlava quando a parole si poteva essere maschilisti.

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Il balletto della crisi tra Italia viva e Crimi sulla prescrizione

I renziani spingono per il "lodo Annibali". E minacciano la sfiducia al ministro della Giustizia Bonafede. Il capo politico del M5s: «Se vogliono far cadere il governo lo dicano».

Chi tira più la corda sulla riforma della prescrizione? E, soprattutto, quanto rischia davvero il governo? Il capo politico del Movimento 5 stelle Vito Crimi, definendo «di buon senso» l’accordo raggiunto tra Partito democratico, M5s e Liberi e uguali venerdì 7 febbraio, ha respinto le accuse renziane: «Qualcuno oggi tra le fila di Italia viva chiama in causa il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede con accenti totalmente fuori luogo. Gli attacchi e le costanti minacce sono inaccettabili: se intendono aprire la crisi di governo lo si dica chiaramente e si faccia secondo modi e procedure istituzionali. A quel punto gli italiani sapranno chiaramente chi vuole fare il loro interesse e chi no».

GIACHETTI CONTRO LE FORZATURE DI BONAFEDE

Il riferimento è a Roberto Giachetti, deputato di Italia viva, che su Rai RadioUno, ospite di Un giorno da pecora, aveva detto: «Noi andremo fino in fondo contro il blocco della prescrizione, contro questa riforma che riteniamo liberticida. Se siamo anche disposti a far cadere il governo? Stasera avremo la riunione dei gruppi, dovremo decidere cosa fare. Quello che posso dire è che se loro, e in particolare Bonafede, vogliono continuare con una forzatura di questo tipo certamente, al di là di quello che succederà col governo, il ministro Bonafede si troverà una bella mozione di sfiducia, questo è pacifico».

RENZI: «BASTA PASTICCI DA AZZECCAGARBUGLI»

Matteo Renzi dal canto suo ha spiegato: «A proposito di prescrizione, leggo commentatori e colleghi degli altri partiti che si augurano che noi molliamo il colpo. Molto semplicemente: al momento c’è una soluzione intelligente per prendere tempo e approfondire le varie mediazioni. Si chiama lodo Annibali, è un emendamento del Milleproroghe e serve per approfondire i temi in discussione. Se invece si vuol fare un pasticcio da azzeccagarbugli, che secondo ex presidenti della Consulta è chiaramente incostituzionale, noi non lo votiamo. Tutto qui, semplice no? E dire che basterebbe approvare il lodo Annibali. Ma rischiare una crisi, per alcuni dei nostri ex riformisti ora giustizialisti, è meglio che dare ragione a Italia viva».

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI SLITTA A GIOVEDÌ

La resa dei conti potrebbe però non arrivare prima di giovedì quando è stato fissato un Consiglio dei ministri per le 16, di fatto spostando di due giorni quello previsto per martedì. Fonti della maggioranza hanno spiegato anche che è molto improbabile che il governo presenti già lunedì un emendamento al Milleproroghe, in occasione della ripresa dei lavori delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio. In queste ore sono diversi i contatti tra gli uffici legislativi del governo che si occuperanno della composizione dell’emendamento sul lodo Conte bis. E fonti della maggioranza non escludono che il governo potrebbe anche informare il Quirinale della sua decisione dato che, sull’ammissibilità dell’emendamento, resta più di un’incognita.

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Prescrizione, Renzi sfida Pd e M5s sui numeri

Il leader di Italia viva ribadisce il no al Lodo Conte bis. E anche se assicura di non voler fare cadere il governo, in Aula è pronto a votare la proposta del forzista Costa per cancellare la riforma Bonafede.

«Se ci vogliono buttar fuori lo dicano, se ci dicono: “O cambiate idea o vi buttiamo fuori”, noi non cambiamo idea». Matteo Renzi ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital, ribadisce il suo no al Lodo Conte bis, e finianamente sfida l’esecutivo giallorosso e gli alleati di governo sulla riforma della prescrizione.

Il compromesso raggiunto nella serata di giovedì tra M5s, Pd e LeU – Il blocco della prescrizione scatterà in via definitiva non più dopo il primo grado ma solo dopo una condanna in appello – continua a non convincere Italia viva.

«Noi non vogliamo lasciare le postazioni, se poi il presidente del Consiglio vuole lo dica», insiste il senatore di Rignano assicurando che la sua intenzione non è quella di fare cadere il governo, ma «sulla giustizia noi non ci stiamo». Perché «Bonafede ha una visione giustizialista che io non condivido, è quello che se arriva Battisti in Italia fa il video», e «confonde il dolo e la colpa».

«L’ACCORDO A TRE NON HA LA MAGGIORANZA IN PARLAMENTO»

L’ultima parola, ricorda Renzi, l’avranno i numeri: «A mio avviso questo accordo a tre non ha la maggioranza in parlamento. Io non ho problemi, se trovano qualcuno che gli vota sta roba io sono contento per loro, un po’ meno per il Paese, ma noi non la votiamo». E, ancora: «Non capisco perché il Pd, che i numeri, dopo i risultati in Emilia-Romagna non usi l’occasione per dettare l’agenda».

RENZIANI FERMI SULL’EMENDAMENTO ANNIBALI

Già nella serata del 6 febbraio i renziani erano stati chiari: hanno blindato l‘emendamento Annibali che prevede il rinvio della riforma di un anno al decreto Milleproroghe, minacciando addirittura una mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli. Non solo: Iv senza mezzi termini ha accusato il Pd di aver abbracciato il «populismo M5s». I dem non ci stanno. Così facendo i renziani, sostengono, rischiano di fare cadere il governo, «fingendo di ignorare che, come dice Andrea Orlando, «Bonafede ha rinunciato all’80% delle sue pretese iniziali».

ITALIA VIVA PRONTA A VOTARE LA PROPOSTA DEL FORZISTA COSTA

Intanto il premier Giuseppe Conte ha annunciato per lunedì un Cdm straordinario per approvare la riforma del processo penale. I renziani dal canto loro hanno annunciato che il 24 febbraio alla Camera diranno sì alla proposta di legge del forzista Enrico Costa per cancellare la legge del ministro della Giustizia M5s. Se anche in questo caso fosse battuto, Renzi presenterebbe la stessa proposta in Senato: «Lì Bonafede non ha i numeri anche col sostegno del Pd, se non lo convincerà la politica, ci penserà la matematica», ha attaccato Iv.

L’AZZURRO: «BONAFEDE HA PIEGATO IL PD»

«Non c’è lodo che tenga. Resta il fine processo mai», sottolinea Costa in una nota. «Bonafede ha piegato il Pd. Tutto il resto sono sterili giochi di parole. I dem avevano giudicato la riforma Bonafede illiberale e incostituzionale, l’avevano respinta, avevano chiesto che non entrasse in vigore, avevano presentato una proposta di legge che la sopprimeva: oggi la sdoganano sperando che nessuno se ne accorga. Ci vediamo alla Camera il 24 febbraio».

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Scontro sulla prescrizione: Italia viva dice no all’accordo

A Palazzo Chigi la maggioranza si spacca. Trovato un compromesso sul lodo Conte. Ma i renziani si oppongono. Il ministro Bonafede: «Se ne assumeranno la responsabilità».

Si spacca la maggioranza nel vertice a Palazzo Chigi sulla prescrizione. M5s, Pd e Leu siglano un accordo sul cosiddetto “lodo Conte bis”, che fa scattare il blocco della prescrizione dopo la condanna in primo grado e lo fa diventare definitivo dopo una seconda condanna in appello. Ma Italia viva dice no e fa sapere agli alleati che non sosterrà questa mediazione.

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Il governo Conte riparte da prescrizione, autostrade e Ilva

I capi delegazione dei partiti convocati a Palazzo Chigi il 30 gennaio. La riforma fiscale sembra mettere tutti d'accordo, ma giustizia e concessioni autostradali rischiano di sfaldare la maggioranza. I dossier che scottano sulla scrivania del premier.

È un cantiere tutto da costruire, quello della verifica di governo. A dettare i tempi è il premier Giuseppe Conte, che ha convocato i capi delegazione di maggioranza per il 30 gennaio alle 18.30. A rappresentare il M5s ci sarà il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, fresco di nomina.

LE PRIORITÀ DEI PARTITI

I partiti sono pronti a presentare una serie di proposte con le loro priorità nei primi giorni di febbraio. Il Pd mette in cima la svolta green e la modifica dei decreti sicurezza, il M5s rilancia sul salario minimo, Liberi e uguali vuole cambiare il Jobs act, Italia viva spinge per un piano choc sulle infrastrutture.

I DOSSIER CHE SCOTTANO

Il dossier della riforma fiscale, che mette d’accordo tutti, dovrebbe essere il primo a essere avviato, una volta trovata la quadra sull’Iva. Ma a complicare le cose ci sono i nodi a lungo rinviati e ora venuti al pettine: la prescrizione, che sembra complicarsi dopo la nomina di Bonafede a capo delegazione del M5s; la revoca della concessione autostradale ad Atlantia; la trattativa sull’Ilva, con la necessità di chiudere un’intesa con Mittal entro il 7 febbraio.

IL TRAVAGLIO NEL M5S

La richiesta del Pd e di Liberi e uguali è chiara: aprire al più presto una nuova fase. Ma poiché stressare il M5s in una fase di forte crisi è un rischio per il governo, non si stresseranno – scommette un ministro dem – i tempi di elaborazione del nuovo cronoprogramma: «Non siamo in emergenza». Di sicuro c’è che tra i pentastellati si è aperta la battaglia per il futuro, sia in termini di collocazione politica, sia in termini di leadership. E i “dimaiani”, fautori della terza via in alternativa al sistema bipolare, non sembrano gradire la spinta di Conte ad abbracciare i dem.

IL PERICOLO DI UNO SFALDAMENTO

Ma il premier subisce anche il pressing dei “contiani”, che lo spronano al contrario a essere più deciso nelle dinamiche interne al M5s. La priorità è tenere tutti insieme, perché l’unico vero ostacolo al governo può venire ora dallo sfaldamento della maggioranza. Sminare è la parola d’ordine che Conte condivide con il Pd, che pure rivendica una nuova centralità. Matteo Renzi, però, va subito al sodo e tira in ballo i temi che più dividono gli alleati: la prescrizione e la revoca della concessione ad Atlantia.

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Italia viva chiede di non arretrare sulla prescrizione

Boschi alla manifestazione dei penalisti a Roma: «È una battaglia di civiltà, in gioco ci sono sono libertà e diritti di ciascuno di noi».

«Quella sulla prescrizione è una battaglia di civiltà. Non facciamo un passo indietro». Lo ha detto Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera di Italia Viva, parlando alla manifestazione dei penalisti, in corso in piazza Monte Citorio per sostenere il ddl Costa che abroga la riforma Bonafede. Boschi ha ringraziato i penalisti per la loro mobilitazione, invitandoli ad andare avanti «perché in gioco sono libertà e diritti di ciascuno di noi». «Noi abbiamo votato contro la riforma Bonafede quando eravamo all’opposizione e non abbiamo cambiato idea. E per i diritti non si può scendere a compromessi», ha aggiunto spiegando che per questa ragione «stiamo portando avanti la battaglia dentro la maggioranza». «Chiediamo di tornare almeno alla disciplina precedente», ha detto ancora Boschi, ricordando anche il cosidetto “lodo Annibali”, cioè l’emendamento al Milleproroghe che chiede di «prendersi un anno di tempo» in attesa di definire la riforma del processo penale.

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Alla ricerca di un compromesso su giustizia e prescrizione

Nuovo vertice di maggioranza per trovare la quadra sulla riforma Bonafede.

Nuovo tentativo di trovare una formula sulla giustizia capace di mettere insieme tutti i pezzi della maggioranza, in particolare sulla prescrizione. L’appuntamento è per le 17 del 21 gennaio con un nuovo vertice tra i partiti che sostengono il governo Conte II: alla riunione oltre al premier Giuseppe Conte e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, parteciperanno le delegazioni di maggioranza. «È una riunione che considero, confido sia risolutiva», l’auspicio di Conte secondo il quale «L’obiettivo è accelerare i processi. Avere una giustizia giusta è l’interesse dei cittadini». La mediazione potrebbe concentrarsi sul differente «trattamento» che, ferma restando la riforma Bonafede, sarebbe riservato ad assolti e condannati in
primo grado, mantenendo il blocco definitivo per i secondi.

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Scontro sulla prescrizione, Bonafede: «Renzi isolato»

«Prendo atto che Italia Viva si è divisa dalla maggioranza votando insieme a Forza Italia e alle opposizioni».

Lo scontro sulla giustizia continua. Dopo le critiche del leader di ItaliaViva, Matteo Renzi sulla riforma della prescrizione, è arrivata la risposta del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a ‘Circo Massimo’ su Radio Capital : «Prendo atto che Italia Viva si è isolata dalla maggioranza votando insieme a Forza Italia e alle opposizioni», ha detto Bonafede. «La proposta che voleva abolire la prescrizione non è passata, abbiamo bloccato Fi e il centro destra. Il mio lavoro», ha poi aggiunto il Guardasigilli, «è dare ai cittadini una riforma che permetta ai cittadini di avere un processo penale con tempi ragionevoli».

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Dal primo gennaio stop alla prescrizione: le cose da sapere

Il Pd propone una sospensione dei tempi di due anni per l'appello e di un anno dopo la Cassazione. Cosa cambia.

Mitigare ad un livello «fisiologico» lo stop alla prescrizione, che il governo ha invece abolito da inizio 2020: è l’obiettivo della proposta di legge presentata in parlamento dal Pd. Ecco un quadro della situazione.

CHE COSA È LA PRESCRIZIONE

La prescrizione prevede che un reato sia estinto, dunque che il relativo processo penale che lo riguarda abbia fine, «decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria». Dunque, trascorso un certo periodo, il reato non può più essere perseguito, e chi è sospettato di averlo commesso non è più processato. Ciò in base alla convinzione che, passato un determinato numero di anni, non sia più nell’interesse della comunità perseguire alcuni reati oppure non ci siano più le condizioni per farlo. Fanno eccezione i reati di particolare gravità, per i quali è prevista la pena dell’ergastolo.

LA NORMA DELLO ‘SPAZZACORROTTI’

In base a quanto previsto dalla cosiddetta legge Spazzacorrotti, dal primo gennaio 2020, il corso della prescrizione viene sospeso dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado. Ciò accadrà sia in caso di condanna che di assoluzione.

LA PROPOSTA DEL PD

I dem propongono una sospensione dei tempi della prescrizione di due anni per l’appello e di un anno dopo la Cassazione, ai quali si possono aggiungere altri sei mesi se c’è il rinnovo dell’istruzione dibattimentale, per un totale di 3 anni e sei mesi. Il Pd lega la sua proposta al fatto che è in appello che oggi si prescrive il numero dei reati, mentre è trascurabile il loro numero in Cassazione.

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Continua lo scontro sulla prescrizione tra M5s, Pd e Italia viva

I pentastellati premono sui dem: «Siano leali». Ma Marcucci si appella al premier Conte.

Se per quanto riguarda la riforma del Mes le tensioni nella maggioranza sembrano destinate a calare, continua invece lo scontro che riguarda l’entrata in vigore – a partire dal primo gennaio 2020 – della nuova legge sulla prescrizione.

Il M5s fa pressione sul Pd: «Con le minacce non si va da nessuna parte. È opportuno, invece, dimostrare chiaramente di essere leali e andare avanti in maniera compatta. Con la riforma della prescrizione abbiamo la possibilità di mettere la parola fine all’era Berlusconi che ha fatto solo del male al nostro Paese. Siamo certi che il Pd farà la scelta giusta pensando all’interesse dei cittadini».

Ma i dem, attraverso il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, si appellano al premier Giuseppe Conte: «La riforma della prescrizione è nelle mani del presidente Conte, non certo delle veline del M5s. Serve un intervento correttivo, decida Di Maio se vuole condividerlo con la maggioranza o lasciare che il parlamento si esprima liberamente».

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Perché sulla prescrizione Di Maio e il governo si giocano il futuro

Trovare un'intesa o far crollare tutto: giustizia decisiva per le sorti dei giallorossi. E anche per quelle del capo M5s: in caso di elezioni sarebbe sostituito da Di Battista. Ma tra paletti renziani e scenari di asse Pd-Forza Italia l'accordo sembra lontano.

La prescrizione potrebbe essere la miccia accesa per far deflagrare il governo. La preoccupazione rimbalza da Palazzo Chigi alle Camere, attraversando le segreterie dei partiti. È il tema su cui Luigi Di Maio manifesterà le reali intenzioni sull’alleanza con Partito democratico e Italia viva. Nei fatti può tirare la corda fino a spezzarla, senza che nessuno gli possa rinfacciare alcunché: la cancellazione della prescrizione è una misura bandiera del Movimento 5 stelle.

BONAFEDE IN PRIMA FILA

Fonti della maggioranza osservano: «Nessuno potrà polemizzare sulla prescrizione. Nemmeno i suoi più tenaci detrattori». Di sicuro al fianco di Di Maio c’è il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che ha voluto questo provvedimento quando era al governo con la Lega e che lo sta difendendo anche dai rilievi del Pd.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede all’epoca del governo gialloverde con la Lega di Matteo Salvini.

ATTESO UN GESTO DI CHIAREZZA DAI CINQUE STELLE

Dunque se il numero uno della Farnesina vuole davvero far cadere il Conte II ha l’occasione giusta: quasi irripetibile. Al contrario se dovesse mostrare disponibilità a trovare un’intesa, allora agli alleati arriverebbe un messaggio chiaro: la volontà, nonostante tutto, di proseguire con il governo. Insomma, sulla prescrizione è atteso il gesto di chiarezza invocato da più parti, qualunque sia la direzione.

DI MAIO PERÒ RISCHIA ANCHE LA SUA FINE POLITICA

La partita presenta un alto coefficiente di rischio per Di Maio: la fine di questo esecutivo sarebbe in pratica la fine della sua parabola politica. Una prescrizione delle sue ambizioni. La coalizione con i dem è tuttora sponsorizzata da Beppe Grillo: resta convinto che il Conte II sia un’opportunità per il M5s. La sola idea di staccare la spina fa virare i suoi umori verso il nero. E chissà che l’Elevato, come si è proclamato l’ex comico, in caso di crisi di governo non decida di avviare “il processo” di destituzione del capo politico, raccogliendo tutti i malumori nel Movimento. Che sono tanti e solidi, come testimonia il costante sbandamento dei gruppi parlamentari.

DA ESCLUDERE UN RITORNO CON LA LEGA

Di Maio dovrebbe avere un piano B da tirar fuori come un coniglio dal cilindro per garantirsi un futuro politico. Neppure nella più incallita professione di ottimismo può immaginare di tirare dritto, come se nulla fosse, di fronte all’eventuale showdown che porterebbe il Paese alle elezioni. Perché non ci sono altre strade percorribili. Il remake dell’alleanza con la Lega è impraticabile per varie ragioni. Prima di tutto i gruppi parlamentari del M5s sono nettamente contrari a un ritorno al passato; inoltre Matteo Salvini non avrebbe alcun motivo per tornare indietro.

DI BATTISTA PRONTO A DIVENTARE NUOVO UOMO IMMAGINE

E infine il Quirinale ha fatto filtrare più volte l’orientamento: dopo il Conte II è quasi impossibile pensare che possano esserci altri esecutivi in questa legislatura. Quindi resta solo lo scenario elettorale e l’ipotesi del tandem con Alessandro Di Battista: l’ex deputato sarebbe l’uomo immagine con il capo politico a fare da regista alle spalle. Ma si torna al punto di partenza: è una sfida spericolata, che finge di non considerare gli effetti del trauma di una rottura. E che ignora il calo nei sondaggi.

di maio di battista prescrizione
Luigi Di Maio con Alessandro Di Battista. (Ansa)

M5S CONTRO I «PALETTI RENZIANI»

Guarda caso, però, proprio Di Battista è tornato a pestare duro sulla cancellazione della prescrizione, rinsaldando la ritrovata intesa con il leader del Movimento. «I politici del Pd, che osano mettere a rischio questa norma di civiltà, dovrebbero avere il coraggio di andare dai familiari dei morti di Casale Monferrato, guardarli negli occhi e imbastire le ormai ventennali supercazzole sul tema», ha attaccato ricordando le vittime dell’Eternit e parlando poi di «pali renziani» all’interno del Pd.

CONTE, FIUTATA L’ARIA, VUOLE MEDIARE

Praticamente in contemporanea Di Maio ha evocato un Nazareno 2.0 sulla Giustizia, una rinnovata intesa PdForza Italia, sfoderando il lessico marcatamente ostile ai dem. Giuseppe Conte ha fiutato l’aria ed è intervenuto dicendosi di sicuro che sarà «trovata una soluzione». Le ostilità sono aperte e la tensione è troppo alta: per questo il presidente del Consiglio ha cercato di stemperare la polemica.

IL PD OSSERVA E NON FA PASSI INDIETRO

A Largo del Nazareno, intanto, non c’è alcuna intenzione di giocare al ruolo di “responsabili” a ogni costo. Sul tema della prescrizione men che meno. Il segretario Nicola Zingaretti ha lanciato avvertimenti chiari: c’è stato il tweet di Pierluigi Castagnetti, figura molto vicina al Quirinale, sulla chiusura del sipario di questo esecutivo, poi l’intervista di Goffredo Bettini, in estate grande tifoso del “governo di legislatura” con il Movimento, che ha avvertito come la pazienza stia per finire. A seguire le dure prese di posizione dei capigruppo di Camera e Senato, Graziano Delrio e Andrea Marcucci, che hanno vestito i panni delle colombe durante la nascita del Conte II. Ma anche loro sono irritati. Segnali di fumo non trascurabili. Per il momento la linea politica è quella di osservare cosa accade nel Movimento, senza cedere, cercando di comprendere il progetto di Di Maio. Che continua a muoversi su un filo.

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Sulla prescrizione Renzi minaccia l’asse con Forza Italia

Il leader di Italia viva torna all'attacco: «Bonafede può cambiare la sua legge, non le nostre idee». E ipotizza il voto al ddl Costa in caso di mancato accordo.

«Volere una giustizia senza fine significa proclamare la fine della giustizia. E non abbiamo cambiato idea». Lo dice Matteo Renzi, intervistato dal Messaggero, in merito alla prescrizione: «Ora ci sono due alternative: la prima è che la nuova maggioranza trovi una soluzione. E sarebbe meglio. Se non accadrà noi non ci inchineremo al populismo giudiziario imperante. E dunque, se non ci sarà accordo, voteremo il ddl di Enrico Costa, persona saggia e già viceministro alla Giustizia del mio governo. Bonafede può cambiare la sua legge, se vuole, ma non può pretendere di cambiare le nostre idee».

«IL PD NON TEME LE URNE, MA FOLLEMENTE CI SPERA»

Sui timori che voglia staccare la spina per votare a marzo, l’ex premier chiarisce: «Non è un timore del Pd, ma una loro (folle) speranza. Una parte del Pd sogna le urne, invocandola con lo stesso giubilo con cui hanno anticipato le elezioni in Umbria, condannandosi a una clamorosa sconfitta. Fosse per me si voterebbe nel 2023. Ma non l’ha ordinato il dottore di stare tutti insieme. Chi vuole rompere deve solo dirlo». Parlando dei rapporti tra Conte e Di Maio, rileva: «Che i due non si salutino non mi interessa: devono governare il Paese, non andare a cena fuori. La vera domanda non è se sono ancora amici, ma se sono in grado di rappresentare l’Italia. Quanto a Di Battista: capisco che voglia tornare in parlamento per sue ovvie esigenze personali e quindi cerchi ogni pretesto per rompere. Ma questo governo è nato in quanto europeista e dunque Di Battista semplicemente non rileva. Se vogliono andare contro l’Europa, hanno sbagliato alleato: potevano tenersi Salvini».

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Sulla prescrizione il governo ha respinto l’offensiva del centrodestra

No dell'Aula della Camera alla richiesta d'urgenza per l'esame della proposta di legge del forzista Costa. Maggioranza compatta, Italia viva non partecipa alla votazione.

No dell’Aula della Camera alla richiesta d’urgenza per l’esame della proposta di legge Costa in materia di prescrizione presentata da Forza Italia e che vuole annullare la riforma Bonafede. I deputati di Italia viva non hanno partecipato alla votazione. La richiesta è stata bocciata con 245 no, 219 sì e due astenuti. Il governo ha votato compatto, col Movimento 5 stelle che ha applaudito all’operato del Partito democratico. «Il fatto che il Pd abbia votato contro l’urgenza della pdl Costa per rinviare l’entrata in vigore della riforma della prescrizione è un segnale che accogliamo con piacere. Adesso concentriamoci con unità di intenti sulla riforma che dimezza i tempi del processo penale».  I renziani, dopo aver minacciato di votare a favore, hanno scelto di non partecipare al voto: «Riconosciamo l’urgenza e la riconoscono avvocati in sciopero e magistrati fuori dal parlamento», hanno annunciato i deputati Iv in una nota. «Per non creare divisioni pretestuose nella maggioranza ed evitare strumentalizzazioni su un voto procedurale, ci limitiamo a non votare. Chiediamo al governo subito una soluzione, perché ogni discussione su prescrizione e riforma processo penale è ferma».

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Il M5s contro tutti sulla riforma della prescrizione

Il ministro (grillino) della Giustizia Bonafede parla di un asse Pd-Lega-Forza Italia per affossare il cambiamento della norma. I dem respingono le accuse. Ma c'è chi parla di «bomba atomica». E i penalisti lanciano l'allarme. Il punto.

Prescrizione, ci risiamo. La riforma che cancellerebbe gli effetti giuridici del trascorrere del tempo dopo la sentenza di primo grado divide i giallorossi. Come del resto aveva fatto anche con i gialloverdi. Il Movimento 5 stelle spinge, il Partito democratico frena. Tanto che il ministro (grillino) della Giustizia Alfonso Bonafede, intervistato da Agorà, ha paventato ipotesi di strane maggioranze alternative a quella di governo: «Se il Pd dovesse andare in Aula e fare asse con Forza Italia e Lega proprio sulla prescrizione sarebbe un fatto grave, prima di tutto per gli elettori del Pd».

I DEM: «FANTASTIOSI SCENARI POLITICI»

Ma secondo Franco Mirabelli, vice presidente dei senatori dem, non è così: «Non c’è e non ci sarà nessun asse Pd-Fi sulla prescrizione e il ministro lo sa benissimo. Ma Bonafede deve farsi carico dei temi che il Pd e tanta parte degli operatori di giustizia gli stanno ponendo. A oggi per noi non ci sono garanzie per processi in tempi certi e quindi giusti. Il ministro lavori e si confronti su questo, descrivere fantasiosi scenari politici non serve».

LA “GHIGLIOTTINA” APPENA ARRIVATA SUL CASO MARTINA ROSSI

Il tema è delicato e nelle stesse ore del dibattito politico è arrivata la notizia che si è estinta, proprio per prescrizione, l’accusa di morte come conseguenza di un altro delitto al processo d’appello per il decesso di Martina Rossi, la ventenne studentessa genovese che precipitò dal balcone di una camera di albergo a Palma di Maiorca il 3 agosto 2011, secondo l’accusa scappando da un tentativo di stupro.

MA PER LA BONGIORNO SAREBBE UNA «BOMBA ATOMICA»

Nonostante le reazioni “di pancia”, sulla modifica della norma sono stati lanciati diversi allarmi. Come quello della senatrice della Lega Giulia Bongiorno: «Solo coloro che non calpestano quotidianamente la polvere dei tribunali possono pensare che questo blocco della prescrizione non sia una bomba atomica. Chiunque conosce la procedura penale sa perfettamente che, siccome esiste un carico processuale, particolarmente pesante, le udienze sono fissate in ragione di quando si prescrive il reato. Ebbene, nel momento in cui questa ghigliottina non ci sarà più, inevitabilmente si paralizzerà per sempre la giustizia italiana», ha detto a Il Messaggero.

Riforma da dilettanti allo sbaraglio. E credo che questa sia stata una delle ragioni per cui si è disintegrato il governo gialloverde

L’ex ministra leghista Giulia Bongiorno

Bongiorno poi ha attaccato la riforma, definendola «vuota», e il ministro Bonafede: non si possono avere processi «senza stabilire i meccanismi necessari per abbreviarne i tempi. Roba da dilettanti allo sbaraglio. E credo che questa sia stata una delle ragioni per cui si è disintegrato il governo gialloverde».

CONTE PARLA DI «GIUSTA DURATA DEI PROCESSI»

Il premier Giuseppe Conte dal canto suo aveva detto: «Stiamo riflettendo su un pacchetto di misure che garantiscano la ragionevole durata dei processi». Poi sull’opportunità della riforma ha spiegato: «Per noi è una sconfitta che i processi terminino senza una verifica giudiziaria».

DI MAIO TIRA DRITTO: «ENTRATA IN VIGORE IL PRIMO GENNAIO 2020»

Il ministro degli Esteri e leader dei cinque stelle Luigi Di Maio intervistato da Radio Anch’io aveva invece promesso che la nuova legge sulla prescrizione sarebbe entrata in vigore dal primo gennaio 2020 e che così «non ci saranno più i furbetti che la faranno franca». Poi ha ribadito: «Il lavoro è già stato fatto. Ora mi si dice che poteva esserci un blitz in parlamento per fermarla e se qualcuno vuole votare un provvedimento che ci fa tornare ai tempi berlusconiani spero che non sia qualcuno di maggioranza».

I PENALISTI: «LEGISLAZIONE MARCATAMENTE INCOSTITUZIONALE»

L’Unione delle camere penali la pensa diversamente. E dopo aver scioperato contro la riforma, ha fatto appello al dem Andrea Orlando, ex Guardasigilli, avvertendo che «è contrario a logiche autenticamente riformatrici che il Pd si renda corresponsabile di una legislazione marcatamente incostituzionale», perché collide con i principi della «funzione rieducativa della pena e della inviolabilità del diritto di difesa», oltre che della ragionevole durata del processo.

Da subito le indagini inizieranno a spalmarsi sui nuovi termini e prenderebbe forma il processo senza fine


L’Unione delle camere penali

I penalisti hanno definito «falsa» la vulgata che gli effetti della riforma si produrranno anni dopo: «Da subito infatti le indagini inizieranno a spalmarsi sui nuovi termini e prenderebbe così forma il processo senza fine».

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Il Pd fa muro contro la riforma della prescrizione

Secondo Orlando non sono state trovate soluzioni adeguate per velocizzare la durata dei processi. Marcucci attacca Di Maio: «Non detta lui l'agenda del governo».

Il M5s incalza, ma il Pd fa muro contro la riforma della prescrizione, già approvata con la legge che ha inasprito le pene per i reati di corruzione e destinata a entrare in vigore dal primo gennaio 2020.

La riforma prevede il blocco dei tempi di prescrizione dopo il primo grado di giudizio, ma dem e renziani chiedono prima che la riforma del processo penale velocizzi la durata dei procedimenti.

Il vicesegretario del Pd ed ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha scelto con cura le parole: «Sono assolutamente d’accordo con il premier Giuseppe Conte» quando dice che per la prescrizione «il problema è trovare un bilanciamento nell’ambito del processo. Al momento, però, le soluzioni prospettate non sono adeguate».

Decisamente più aggressivo il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci: «Di Maio si tolga dalla testa l’idea che sia il M5s a dettare l’agenda dei provvedimenti del governo e che il Pd si limiti solo a votarli. Sulla prescrizione, per esempio, è fondamentale garantire tempi certi e brevi per la durata dei processi».

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Di Maio prova a ripartire dalla riforma della giustizia

Il leader del M5s incalza il Pd sulla prescrizione: «Possiamo fare questo passo insieme». Ma la trattativa non è ancora finita. All'orizzonte ci sono le Regionali: in Calabria potrebbe tornare in campo Callipo, in Emilia-Romagna liste in alto mare.

Luigi Di Maio prova a riscrivere la sua agenda di capo politico del M5s dopo il faccia a faccia con Beppe Grillo. Il garante pentastellato ha chiesto un forte rilancio della maggioranza sull’azione del governo. E così Di Maio, in piena crisi di leadership, mentre da una parte fa partire il difficile confronto sul territorio per le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, dall’altra mette sul tavolo i desiderata del Movimento per l’esecutivo.

In cima alla lista c’è il cavallo di battaglia per eccellenza del M5s, la riforma della giustizia, a partire dalla prescrizione. Le modifiche su quest’ultimo punto sono già state approvate con la legge che ha inasprito le pene per i reati di corruzione, la cosiddetta spazzacorrotti. Previsto il blocco dei tempi dopo il primo grado di giudizio, con entrata in vigore dal primo gennaio 2020. Il Pd, tuttavia, finora si è opposto, chiedendo prima che la riforma del processo penale velocizzi la durata dei procedimenti. La trattativa tra dem, renziani e il ministro Alfonso Bonafede non è ancora finita.

«Questo governo può davvero cambiare le cose. Ma le parole non bastano, servono i fatti», ha scritto Di Maio su Facebook, lanciando un monito proprio al Pd. Ai partner di governo viene chiesto di «andare avanti, non indietro». E di non comportarsi come Matteo Salvini, visto che a battersi contro quella che viene definita una norma «di assoluto buon senso» in prima fila ci sono Lega e Forza Italia.

LEGGETE E CONDIVIDETE! SULLA PRESCRIZIONE E SU UN PAESE CHE DEVE ANDARE AVANTI (E NON INDIETRO)Vittime di disastri,…

Posted by Luigi Di Maio on Monday, November 25, 2019

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Di Maio incassa la sponda del premier Giuseppe Conte, che ha sottolineato come la riforma della giustizia non solo figuri nei punti programmatici della maggioranza, ma sia anche «fortemente voluta dal presidente del Consiglio». Ovvero da lui stesso. Il Pd, per il momento, non ha replicato ufficialmente. Ma fonti dem vicine al dossier tendono a considerare l’uscita di Conte come un segnale della volontà del premier di farsi carico di una mediazione.

IL PD STORCE IL NASO

Il Pd, com’è noto, chiede l’introduzione di limiti alla durata dei processi, una sorta di prescrizione processuale. E interpreta il post di Di Maio come una provocazione demagogica, che semplifica eccessivamente la questione mentre le parti stanno cercando di raggiungere una sintesi. Di Maio ha rilanciato anche sulla revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia («Bisogna muoversi») e sul carcere per i grandi evasori. Ma all’orizzonte ci sono le Regionali del 26 gennaio 2020.

IL REBUS DELLE REGIONALI IN EMILIA-ROMAGNA E CALABRIA

Mentre in Calabria si vocifera di un possibile ritorno in campo dell’imprenditore del tonno Pippo Callipo, in Emilia-Romagna la partita si fa sempre più complicata. Il capo politico del M5s ha incontrato a Bologna gli eletti e gli attivisti, per cercare di trovare una soluzione all’impasse che si è aperta dopo il voto su Rousseau che ha sconfessato Di Maio e ha detto sì alla presentazione delle liste. Ma sia in Calabria, sia in Emilia-Romagna i pentastellati sono divisi. Il deputato “ortodosso” Giuseppe Brescia ha chiesto, assieme all’ex deputata Roberta Lombardi, di rimettere ai voti dei soli iscritti emiliani e calabresi la scelta di come andare al voto: «Non escluderei di tornare su Rousseau per chiedere agli attivisti se preferiscono vederci correre da soli oppure alleati con il Pd», ha detto Brescia.

TEMPO FINO AL 4 DICEMBRE PER LE CANDIDATURE

La vicepresidente della Camera, Maria Elena Spadoni, non concorda: «Penso che sia ormai troppo tardi per aprire a qualsiasi tipo di alleanza, oltretutto non prevista dal nostro statuto», alludendo evidentemente anche alla possibilità di optare per il voto disgiunto, al M5s e al candidato governatore del Pd. Con una presa d’atto finale: «In Emilia i nostri attivisti e consiglieri comunali da anni fanno battaglie contro il Pd. Nessuno dal territorio ha mai aperto ad alleanze». Nell’attesa, il Movimento ha comunque avviato la ricerca dei candidati governatori attraverso le cosiddette “regionarie”: chi intende proporsi avrà tempo fino al 4 dicembre. Sapendo che, come previsto dallo statuto, «il capo politico, sentito il garante», avrà la facoltà di esprimere un eventuale parere vincolante negativo.

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