Rifiuti: Polonia e Italia divise da 45 tonnellate di plastica

A una settimana dalla denuncia di Greenpeace le balle stoccate a Gliwice sono ancora terreno di scontro. Per le autorità locali si tratta di un'illegalità, per la Regione Campania no. E non è l'unica spedizione transfrontaliera ad avere avuto dei problemi. Il punto.

da Varsavia

Le immagini del video girato e diffuso da Greenpeace Italia nei giorni scorsi non lasciano spazio ad alcun equivoco. Mostrano un centinaio di balle compattate di rifiuti abbandonate alla rinfusa fra cumuli di pneumatici e sterpaglie, attorno a delle pompe di benzina in disuso.

Ciascuna di esse è formata da migliaia di confezioni e imballaggi di plastica e pesa decine di chili. Siamo in via Cmentarna 6, alle porte di Gliwice, città della Polonia meridionale. È qui che 45 tonnellate e 720 chili di plastica provenienti dall’Italia giacciono in una terra di nessuno non recintata, fra un gommista, l’autostrada per la Repubblica Ceca e un cimitero. Ci sono arrivate 16 mesi fa con modalità che le autorità polacche in materia di rifiuti ritengono illegali, quelle italiane no.

IL VIAGGIO DELLE TONNELLATE DI PLASTICA ITALIANE

A Lettera43.it il Gioś, l’Ispettorato polacco per la Sicurezza ambientale, ha confermato che i rifiuti sono stati abbandonati in questo sito in una singola giornata: il 21 giugno 2018. Li hanno trasportati due camion provenienti dall’Italia. La spedizione è stata effettuata dalla ditta campana Di Gennaro Spa tramite l’intermediaria Agf Umbria, con sede a Castel Ritaldi, nel Perugino. Tonnellate di plastica in precedenza transitate dal centro di selezione di Pascarola, fra le province di Napoli e Caserta, dove ha sede la Di Gennaro. Un impianto ritenuto a lungo modello e dove opera anche Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclo degli imballaggi di plastica.

Confezioni di marchi italiani tra i rifiuti lasciati nel sito di Gliwice (foto: Greenpeace).

Tuttavia, negli ultimi tempi il centro di Pascarola fa fatica a gestire le sempre più ingenti quantità di rifiuti da riciclare che riceve. E Il 25 luglio 2018, un mese circa dopo il conferimento sospetto segnalato in Polonia, un incendio scoppiato nel centro di selezione rifiuti della Di Gennaro ha distrutto centinaia di tonnellate di plastica stoccata nel sito. Le indagini per accertare i responsabili del rogo sono ancora in corso.

IL CARTEGGIO TRA IL GIOŚ POLACCO E L’UOD DI NAPOLI

Ma torniamo al caso di Gliwice. La polizia polacca ha notato subito qualcosa di sospetto e, accertata la presunta illegalità della situazione, ha avvisato il Gioś. L’Ispettorato polacco nel luglio dell’anno scorso ha inviato una lettera all’Uod di Napoli, l’ufficio della Regione Campania che si occupa di autorizzazioni ambientali e rifiuti in cui veniva segnalato che quelle decine e decine di balle di rifiuti sono state trasferite oltre frontiera illegalmente e depositate in un sito polacco non predisposto al loro stoccaggio o riciclo. Dall’Italia hanno replicato via mail che occuparsi di quel cumulo di spazzatura all’estero non rientra nei loro poteri. L’ispettorato polacco non ha mollato e, quattro mesi, dopo ha inviato un’altra missiva.

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Questa volta l’ufficio italiano ha risposto assicurando che i rifiuti in questione erano stati raccolti e smaltiti nel rispetto delle leggi in materia, negando inoltre che ci fosse alcuna prova di una loro spedizione illegale all’estero. Una replica che ha messo in discussione l’operato della polizia e delle autorità preposte in Polonia, oltre a rendere impossibile il recupero dei rifiuti con relativo rientro in Italia. Come sottolineato dall’Ispettorato polacco per la Sicurezza ambientale, infatti, «in base all’articolo 24 del regolamento europeo 1013/2006, il rientro della spazzatura nel suo Paese di origine richiederebbe un accordo fra il Gioś e la sua controparte italiana. Tuttavia, dato che quest’ultima ha messo in dubbio l’illegalità del ritrovamento da noi segnalato, tale eventualità è da escludersi». Una posizione dalle quale l’Uod non intende discostarsi e che ha ribadito di recente in una replica ufficiale a Greenpeace Italia.

I rifiuti sono stati portati a Gliwice dall’Italia (foto: Greenpeace).

LE PROVE DELLA POLIZIA POLACCA

Eppure le prove fornite dalla polizia polacca citate dal Gioś sono molto dettagliate. Riportano che quel 21 giugno 2018 due camion a semi-rimorchio dei quali si conoscono persino i numeri di targa e provenienti dall’Italia attraversarono la frontiera polacca. Trasportavano rispettivamente 23,02 e 22,7 tonnellate di rifiuti classificati dai regolamenti europei con il codice “19 12 12” equivalente a “spazzatura municipale”, come accertato da successivi controlli nel sito di Gliwice. Si tratta di una tipologia di rifiuto che è illegale muovere da uno Stato dell’Ue all’altro in assenza di accordi scritti fra chi li spedisce, chi li riceve e le autorità dei Paesi attraversati dal carico. Tutti documenti assenti in questo caso. I due camion abbandonarono il proprio carico in via Cmentarna 6 a Gliwice che, in ogni caso, non risulta fra i siti polacchi autorizzati per lo stoccaggio e lo smaltimento della plastica.

A 16 MESI DI DISTANZA I RIFIUTI SONO ANCORA A GLIWICE

Il risultato del disaccordo esistente fra Gioś e Uod è che oggi, 16 mesi dopo il loro abbandono, i rifiuti in questione si trovano ancora dove sono stati scaricati, a Gliwice. Dato che la plastica ha tempi assai lunghi di degradazione, le confezioni dei prodotti sono ancora perfettamente riconoscibili. Non sono tuttavia i tanti marchi italiani identificabili fra i rifiuti a consentire di stabilirne con esattezza la provenienza. La maggior parte di questi prodotti alimentari o per la casa è infatti in vendita anche nei supermercati polacchi, spesso con lo stesso packaging italiano. Ciò che fa risalire inequivocabilmente i rifiuti alla loro provenienza estera sono alcune etichette della Di Gennaro Spa ben visibili in alcune delle foto scattate in loco dagli inviati di Greenpeace.

I PRECEDENTI FINITI CON LA RIMOZIONE DELLE BALLE

Quanto accaduto a Gliwice non è un un episodio isolato. Dal Gioś riferiscono che nel 2018 altri due casi di spedizioni transfrontaliere illegali di rifiuti italiani sono stati individuati e documentati in Polonia. E un altro si è registrato quest’anno. In due occasioni su quattro l’illegalità è stata riconosciuta delle autorità italiane, portando alla rimozione dei rifiuti e poi al loro corretto smaltimento in Italia. Un lieto fine che purtroppo sembra ancora remoto per le 45 tonnellate e 720 chili di plastica proveniente dalle nostre città e abbandonate da quasi un anno e mezzo in un angolo della Polonia meridionale. Lontane da noi e senza alcuna prospettiva di essere riciclate.

Centrumreport

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