Pd, Marco Minniti rinvia la decisione per la segreteria L’ex ministro alla Leopolda: ogni scelta a novembre

REGGIO CALABRIA - Marco Minniti rinvia ogni decisione, su una propria candidatura alla segreteria nazionale del Pd, ai primi giorni di novembre. Per l'ex ministro dell'Interno sono, dunque, giornate di riflessione. 

E' stato lo stesso politico calabrese a precisare la tempistica per una propria decisione, entrando alla Leopolda, la manifestazione politica giunta alla nona edizione e promossa dall'ex premier Matteo Renzi. 

Ai giornalisti che chiedevano notizie sulla sua possibile candidatura, Minniti ha risposto: "Sono qui per ascoltare, non per parlare". Il deputato dem ha poi precisato che scioglierà la sua riserva sulla possibile candidatura alla segreteria dem nei primi giorni di novembre, dopo la conferenza programmatica del partito di fine ottobre a Milano.

Simpatico anche il siparietto tra lo stesso Minniti ed Enrico Lucci, giornalista e conduttore televisivo con la trasmissione Nemo, su Rai2: "Vogliamo sapere tutti se ti candidi", ha chiesto Lucci. Pronta la risposta di Minniti: "Al momento no". Proprio a conferma di una riflessione in atto che si protrarrà ancora per qualche giorno.

Pd, Marco Minniti dirà sì alla candidatura a segretario Renziani convinti sulla figura dell’ex ministro calabrese

REGGIO CALABRIA - Dovrebbe arrivare domenica il via libera ufficiale di Marco Minniti alla sua candidatura a segretario Pd (LEGGI LA NOTIZIA): i renziani che hanno lavorato a questa soluzione assicurano che il risultato è da considerarsi acquisito.

L'annuncio ufficiale, dunque, arriverà probabilmente con una lettera aperta dell'ex ministro, completamente digiuno di social network, nella giornata in cui Nicola Zingaretti lancia la sua campagna con l'iniziativa Piazza Grande. Una occasione anche per "oscurare" la ricaduta mediatica della kermesse del governatore del Lazio considerato il vero avversario da battere nella corsa al Nazareno.

Un candidato "unitario", così viene presentato dai renziani e, a confermarlo, ci sarebbe la lettera di sindaci come Dario Nardella, Giorgio Gori, Antonio Decaro e Giuseppe Falcomatà, primi cittadini di Comuni importanti ma riconducibili tutti all'ex segretario. La ricerca di adesioni importanti alla candidatura dell'ex ministro dell'Interno, ovviamente, è appena iniziata e si confida nel fatto che altri esponenti, politici e della società civile arriveranno ad ingrossare la mozione Minniti al congresso.

Nel frattempo, però, la guerra di cifre è già iniziata e, se i renziani lavorano alla raccolta delle adesioni, Nicola Zingaretti può già annunciare che 300 amministratori locali - tra le oltre 3 mila adesioni alla sua iniziativa - sono con lui. Alcuni di questi saliranno domani sul palco della Ex Dogana, nel quartiere romano di San Lorenzo, per partecipare alla iniziativa "Piazza Grande". A intervenire, tra gli altri, ci sarà il sindaco di Bologna Virginio Merola, il sindaco di Latina Damiano Coletta, capace di interrompere decenni di giunte di destra nel capoluogo pontino con la sua lista civica, il vice presidente abruzzese Giovanni Lolli, subentrato a Luciano D'Alfonso dopo che quest'ultimo ha optato per il seggio in Parlamento.

In queste ore il presidente della Regione Lazio sta limando l'intervento che terrà domenica in chiusura della due giorni, ma potrebbe anticiparne parte dei contenuti domani: gli amministratori italiani - sara' il senso del suo discorso - sono stati lasciati da soli dal loro partito, dallo Stato e dalle istituzioni. Soli a fronteggiare emergenze come quella dei flussi di migranti (e qui il pensiero corre a Mimmo Lucano, il sindaco di Riace arrestato per favoreggiamento della immigrazione clandestina).

 

Marcello Pittella scrive alla Basilicata

POTENZA - Una lettera per annunciare alla Basilicata la volontà di rimettere al Pd la candidatura per il secondo mandato in Regione.
Potrebbe rompere il silenzio così il governatore Marcello Pittella, tornato in libertà da due settimane dopo 80 giorni ai domiciliari, ma ancora sospeso per effetto della Legge Severino.
Il governatore avrebbe scelto di mettere nero su bianco le sue riflessioni, piuttosto che indire una conferenza stampa per evitare domande sulla vicenda giudiziaria e le accuse per le raccomandazioni e i concorsi truccati nella sanità.
Resta ancora in piedi, infatti, il ricorso presentato in Cassazione dai suoi legali, Franco Coppi e Donatello Cimadomo, che puntano all’annullamento del divieto di dimora nel capoluogo per il governatore (da cui dipende la persistente sospensione dall’incarico) e al riconoscimento dell’ingiusta detenzione patita.
La decisione della Suprema corte era attesa per gli inizi di ottobre, ma a causa del sovraccarico di fascicoli pendenti dopo la pausa estiva a ieri non è stata ancora comunicata la data dell’udienza. Quindi con ogni probabilità non se parlerà prima di novembre.
Intanto nel Pd le voci sull’attesa comunicazione del governatore si sono fatte più insistenti nell’ultimo fine settimana. Così è già scattato il pre-allarme dei maggiorenti, in particolare parlamentari e consiglieri regionali, per una riunione da convocare subito dopo per decidere la nuova strategia da adottare in vista delle elezioni regionali.
L’obiettivo è sempre più la formazione di una nuova coalizione di centrosinistra che recuperi gli ex, vicini al deputato Roberto Speranza, confluiti in Articolo 1 - Mdp. Quindi un accordo su un programma e un candidato governatore terzo, possibilmente civico, senza passare necessariamente per nuove primarie, tradizionalmente invise agli ex.  
La partita delle regionali, nelle prossime ore, rischia di incrociarsi anche con quella sulle consultazioni che a fine mese determineranno presidenti e membri dei consigli provinciali rinnovati di Potenza e Matera.
Nella città dei Sassi, alla vigilia del termine per la presentazione delle liste, resta irrisolto il dilemma tra il presidente uscente e sindaco di Grottole, Francesco De Giacomo, e il primo cittadino Montalbano Jonico, Piero Marrese, che conterebbe sull’appoggio degli speranziani.  
A Potenza, invece, il Pd sembra intenzionato a cedere la candidatura al sindaco di Albano Rocco Guarino, sostenuto dai partiti minori della coalizione di centrosinistra alla guida della Regione. Mentre Articolo 1, preferirebbe un sindaco dem “amico” a scelta tra il pignolese Gerardo Ferretti e la senisese Rossella Spagnuolo.
Una situazione che a qualche osservatore come angeloma.it fa presagire imminenti spaccature, e persino la compromissione delle trattative per le regionali.

La lettera di Marcello Pittella: «Non ho intenzione di tenere in ostaggio la Regione»

POTENZA – Ecco la lettera che   Marcello Pittella, sospeso da presidente della giunta regionale lucana e ai domiciliari dal 6 luglio al 24 settembre in seguito all'inchiesta sulla sanità, ha inviato ai lucani, come anticipato dal Quotidiano del Sud oggi in edicola.

Mi hanno insegnato che “le parole si parlano, i silenzi si toccano” e ne ho fatto tesoro. Ho scelto quest’ultimo come doveroso segno di rispetto per la vicenda giudiziaria e la magistratura, per me stesso e i miei cari, per l’istituzione che rappresento e per la regione. Perché la rincorsa all’ultima parola mi é parsa una ingiustizia a cui nessuno dovrebbe prestarsi.
Ho vissuto una vicenda difficile e sofferta, umanamente provante, istituzionalmente un impedimento grave non solo per me, ma per i lucani, soggetti ad un’emergenza che mai avrei voluto né tanto meno immaginato.
Tanto più che i ritmi forsennati dell’amministrazione e il lavoro instancabile mi assorbivano nell’immaginare percorsi per questa regione, idee ed obiettivi da raggiungere, con coraggio e tenacia, passione e realismo.
Nei tre mesi di detenzione domiciliare ho ripassato la sequenza di una vita intera, spesa fra professione e impegno politico e sociale. Ho riflettuto su come ho impiegato il tempo, che quasi mai è stato mio, più spesso degli altri o per gli altri. Ho ripensato alle scelte politiche più o meno recenti, compiute con assoluto spirito di unità per la comunità dem, ma senza rimpianti. Ho rivisitato errori e successi e pensato a questi cinque anni di governo per la Basilicata, alla sfida lanciata nel 2013, alle cose fatte, alle riforme avviate e ai freni incontrati, alla strada percorsa piena di ostacoli ed impedimenti, alla debolezza della politica, alla metamorfosi di alcuni corpi intermedi, all’abbandono dell’onestà intellettuale e parallelamente all’entusiasmo per i passi avanti, seppur piccoli.
Ma scelgo di non sciorinare i risultati raggiunti né di raccontare quanto sia cambiata questa regione. I lucani sapranno giudicare e rileggere il tempo, lontani da ogni promessa populistica o narrazione strumentale.
Negli ottanta giorni trascorsi ho assistito in silenzio, sostenuto dagli affetti e dalla fede, alle preventive condanne morali, ai frettolosi processi di piazza, fatti senza una conoscenza diretta, cancellando un uomo e la sua vita. Questo è il maledetto tempo che viviamo, dimentico di tutto, bulimico di giustizialismo pur che sia.

Avrei dovuto dimettermi? Ci ho pensato qualche volta. Ma per chi vive la politica come una vocazione, la difesa di un principio diventa priorità anche rispetto a se stessi e alle difficoltà personali che si vivono. Oppure tutto finisce, non è più politica. Ogni cittadino é innocente fino a prova contraria. È prevalso poi in me un sentimento di responsabilità, anzitutto perché consapevole degli atti importanti per i lucani che il Consiglio non avrebbe più potuto licenziare con le mie dimissioni, ed in secondo luogo, responsabilità nei confronti di una comunità politica cui dovevo la mia investitura e a quella più larga cui dovevo il mio successo elettorale. Pertanto, lo dico a chiare lettere: nessuno ha tenuto o tiene in ostaggio la Regione, come qualcuno ha detto. Né ho intenzione di farlo. Dinanzi a noi si apre un tempo nuovo, che va vissuto a mio giudizio con lucidità e determinazione, nel segno di un disegno possibile per la Basilicata a cui vanno consegnati sogni realizzabili. Io sono fiero di questa regione, amo la mia terra, credo nella mia gente e nel suo futuro. Non mi appassionano in questo momento strategie politiche e nomi, né voglio che il mio sia un’ancora che impedisce alla nave di salpare o peggio ancora che venga utilizzato come tale.
Il Pd, il centrosinistra ricerchino dunque le soluzioni che ritengono più utili.
La politica deve fare la politica, nel senso più nobile del termine. Indicare un orizzonte programmatico e costruire la squadra migliore, aperta, inclusiva, sensibile e che abbia conoscenza del territorio.

Questa regione merita ancora uomini che vivono l’impegno pubblico come  scelta consapevole e non come spettacolo estemporaneo, sul quale puntare per avere fortuna.
Questa regione merita ancora un instancabile impegno e lucidi sognatori.

Marcello Pittella

 

 

Politica – Minniti, per le procure potrebbe essere il primo caso italiano di eutanasia legale (Blogaccio)

Dal sito www.blogaccio.eu, Blogaccio scrive nella categoria Politica che: La Germania costringe la UE a venire a patti con Erdogan per chiudere la rotta balcanica ai migranti e l'Italia sborsa 330 milioni di euro per accontentare la Merkel; in Niger, Ciad e più in generale
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1 Voti Minniti, per le procure potrebbe essere il primo caso italiano di eutanasia legale

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