Foto di Mattarella coperta con quella di un consigliere Caso shock in un ufficio del Comune di Decollatura

DECOLLATURA (CATANZARO) - La foto del presidente del Consiglio comunale, ripresa su un telefono cellulare, attaccata sopra quella del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quindi la scritta “Antonio Mattarella Presidente” con riferimento al nome di battesimo del presidente del Consiglio comunale. E’ accaduto a Decollatura, in provincia di Catanzaro, all’interno di un ufficio del Comune.

decollatura mattarella

Un atto denunciato dal gruppo consiliare di opposizione "Lista Unica" che ha anche presentato una richiesta formale di dimissioni da parte del sindaco, presente alla riunione in cui è avvenuto il fatto, in attesa di valutare l’ipotesi di denunciare i responsabili per vilipendio. Il caso ha fatto in poco tempo il giro del paese, valicando presto i confini locali, dal momento che la foto del quadro di Mattarella modificato è stata pubblicata su Facebook prima di essere rimossa dopo alcune ore.

Secondo quanto riferisce l’opposizione, «è stata coperta l’immagine ufficiale del Presidente Mattarella, appendendo sopra un telefonino con l’immagine del presidente del Consiglio comunale di Decollatura Antonio Maletta e sono state scattate delle foto del sindaco con alle spalle la foto del Presidente della Repubblica camuffata».

Da qui la richiesta di dimissioni e l’ipotesi che possa essere stato commesso anche il reato di vilipendio che esporrebbe l’amministrazione comunale ad una condizione di non facile gestione: «La richiesta di dimissioni è stata presentata - ha evidenziato l'opposizione - al fine di evitare di produrre una denuncia per questo ennesimo episodio increscioso, che sembrerebbe poter configurare un reato punito da 1 a 5 anni di carcere che offende l’onore ed il decoro dell’istituzione comunale. Altri episodi, scarsamente eleganti sul piano protocollare e dell’etichetta politica, hanno intaccato il decoro dell’Ente ma quello dell’altra sera mostra un degrado morale e politico che è necessario eliminare. Noi ci auguriamo - ha concluso il gruppo "Lista Unica" - che le dimissioni pongano fine a questa esperienza amministrativa e che anche la vicenda».

Metropolitana leggera a Cosenza, il Comune attacca Diffida alla Regione per risolvere subito i disagi

COSENZA - Il sindaco Mario Occhiuto ha inviato una diffida al presidente della Giunta regionale della Calabria, Mario Oliverio, in merito all’accordo di programma per la metropolitana leggera Cosenza-Rende-Unical, riguardo al ripristino dello stato dei luoghi. Si alimenta, dunque, lo scontro tra Comune e Regione per la realizzazione della metropolitana leggera. 

Nella diffida si evidenzia che "ad oggi, senza un avvio concreto e significativo dell’opera, si è determinata una problematica connessa alla chiusura del viale Giacomo Mancini con conseguenti disagi ai cittadini ed a quanti entrano in città per le ragioni più disparate. Senza tacere l’inaccettabile immobilismo regionale relativamente alla attivazione e convocazione del collegio di vigilanza previsto per la verifica della attuazione dell’accordo e del quale, da tempo, il Comune ha designato il proprio rappresentante".

L'AVVIO DEI LAVORI ED I DISAGI

Per questi motivi, dunque, il primo cittadino di Cosenza ha evidenziato che "diventa difficile dare rassicurazioni sulla durata dei disagi per la cantierizzazione delle opere quando non si hanno chiari neanche i tempi di avvio dell’opera principale e che nemmeno dipendono dall’ente comune stesso. Ciò detto – si legge a chiusura del testo - si diffida la Regione Calabria ad assicurare il rispetto assoluto dei tempi previsti oppure il ripristino dello stato dei luoghi entro cinque giorni dal ricevimento della presente. In mancanza, perdurando questa inaccettabile situazione, si porranno in essere tutti gli atti finalizzati alla riapertura del viale, nonché alla richiesta di risarcimento di tutti i danni provocati, materiali e d’immagine”.

Sanità, Oliverio contro la nomina del commissario «Questo Governo non è diverso dai precedenti»

CATANZARO - Il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, boccia la decisione del Governo di nominare un nuovo commissario ad acta per la sanità calabrese: «Questo Governo - ha detto - è in linea con quelli precedenti: il cambiamento agitato rispetto ai problemi della sanità nella nostra regione non si vede».

Dopo la nomina del nuovo commissario ad acta, il generale dei carabinieri Saverio Cotticelli, e del subcommissario Thomas Schael (LEGGI LA NOTIZIA), Oliverio non usa mezzi termini: «Non dimentico quando i rappresentanti del M5s agitavano il problema del commissariamento e lo facevano in polemica con il Governo, oltre che con il sottoscritto. Oggi, invece, sono praticamente in pieno continuismo con una linea che è fallimentare. Non dico che sono stati loro l’origine, perché l’origine si è determinata nella legislatura precedente, ma adesso loro proseguono su quella strada. Anche oggi siamo in linea con questa impostazione fallimentare».

Il governatore ha spiegato di avere «già espresso la mia posizione al Governo. Non faccio questioni di nomi, ritengo l'istituto del Commissariamento fallimentare i cui risultati, dopo dieci anni, sono frutti amari. Un bilancio assolutamente negativo, come ha stabilito anche l’ultimo tavolo interministeriale, che ha confermato l’impennata del debito, la collocazione dei livelli essenziali di assistenza al di sotto della soglia minima e l’aumento dei calabresi costretti a curarsi fuori dalla regione».

Oltre la protesta, Oliverio preparara anche un'azione di contrasto al commissariamento: «Sto valutando assieme alle altre Regioni, per il 13 dicembre, quando è stata convocata una conferenza Stato-Regioni, un’iniziativa perché - ha detto - non è possibile che i poteri costituzionali vengano mortificati e messi sotto ai piedi, senza peraltro risultati a fronte dell’esperienza del commissariamento della sanità regionale».

«Il ruolo di supplenza che il commissario ad acta avrebbe dovuto svolgere rispetto al potere ordinario della Regione - ha concluso Oliverio - si è rivelato assolutamente fallimentare».

Calabresi a Roma al raduno della Lega con Salvini Bandiere e slogan: «Matteo è l’unico anche per il Sud»

CATANZARO - Fazzoletti celesti al collo con la scritta Le Calabria e lo stemma della regione, i sostenitori calabresi del partito di Salvini sono arrivati a Roma dopo oltre otto ore di viaggio. L’entusiasmo di partecipare alla manifestazione con il loro leader è superiore alla stanchezza e lo dimostrano scandendo a più riprese il grido "Calabria Calabria".

Dietro ad uno striscione con la scritta "Lega Calabria" e i simboli e il partito della Regione, i leghisti calabresi hanno preso posto proprio sotto il palco allestito in piazza del Popolo sul quale interverrà Salvini.

Il gruppo è composto da giovani e meno giovani, ma tutti accomunati da una convinzione: Matteo Salvini è l'uomo che può veramente fare qualcosa di utile per l’Italia e anche per il Mezzogiorno. 

I sei pullman sono partiti dalla Calabria poco dopo mezzanotte (LEGGI LA PRESENTAZIONE) e sono arrivati in mattinata: «Ma la fatica non si sente in questi casi» dice uno di loro. 

Il presidente del Consiglio Conte è arrivato in Calabria Vertice in prefettura e poi trasferimento a Locri

REGGIO CALABRIA - Il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte è arrivato a Reggio Calabria per la sua visita in regione che nel pomeriggio proseguirà in Campania (LEGGI LA NOTIZIA CON IL PROGRAMMA COMPLETO).

Il capo del Governo italiano è stato accolto al suo arrivo in Prefettura dal Prefetto Michele di Bari, dal Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio e dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà.

LEGGI LA NOTIZIA CON I CONTENUTI DEL VERTICE TRA CONTE E OLIVERIO

«Voglio dire che a questo viaggio tenevo molto», queste le prime parole del presidente Conte ai giornalisti entrando in Prefettura.


 

I rappresentanti istituzionali sono entrati per un breve vertice all'interno del Palazzo del Governo dove Conte ha anche incontrato i Procuratori della Repubblica di Reggio Calabria e di Palmi, Giovanni Bombardieri ed Ottavio Sferlazza, alla presenza del Questore, Raffaele Grassi, e dei comandanti regionali e provinciali dei carabinieri e della Guardia di finanza. Successivamente il Premier ha firmato il "Registro della cittadinanza consapevole" e, prima di ripartire alla volta di Locri dove era atteso dai militari del gruppo carabinieri di Locri e dove è prevista la visita l’ostello Locride, confiscato alla ’ndrangheta, ha dichiarato che «è una visita, questa in Calabria, che ho voluto fare perché questa è una regione molto sofferente e provata da un grande disagio sociale. Tra i problemi, insieme a quello della criminalità organizzata e della disoccupazione giovanile - ha aggiunto Conte - c'è la situazione di una regione che è ancora isolata per carenze di infrastrutture e perché le vie di comunicazione sono complicate. Ho voluto testimoniare, con la mia presenza la solidarietà di tutto il Governo».

GUARDA IL VIDEO DELLE DICHIARAZIONI DEL PUNTO STAMPA A LOCRI

«In Calabria - ha proseguito - c'è una delle forme di criminalità organizzata più virulente e pericolose come la 'ndrangheta, che mostra forti capacità di infiltrare le pubbliche amministrazioni».

Riguardo il Registro della Cittadinanza consapevole, poi, Conte ha affermato che chi sottoscrive il «Registro» testimonia «il proprio rifiuto di ogni logica e interesse 'ndranghetistico, in favore dello sviluppo sociale, economico e culturale del territorio». Ma «per la Calabria non si può applicare solo un discorso di legalità. Occorrono anche interventi per la crescita economica e sociale. I dati ne sono testimoni: sono decine di migliaia ormai i giovani calabresi che emigrano ed é a questi giovani e alle loro famiglie che lo Stato deve dare una risposta. Dobbiamo lavorare tanto».

Prima della ripartenza Conte ha anche annunciato che tornerà in Calabria nel prossimo gennaio. Un annuncio che ha ribadito una volta a Locri dove Conte ha puntualizzato precisando che «sarebbe sbagliato dedicare soltanto eccezionalmente un'attenzione passeggera a un territorio che vive un così grande disagio. Ho già anticipato che questa è una prima breve visita ma ne sto pianificando una più compiuta a gennaio, tornerò e dedicherò un'intera giornata a questo territorio, coinvolgerò anche i ministri sui vari dossier, cercheremo di portare anche qualche soluzione. Ci sono tante priorità, c'è il problema della legalità e del contrasto alle organizzazioni di tipo mafioso. Ma c'è anche un problema di lavoro, di sviluppo economico, bisogna cercare di presidiare le attività industriali perché possano crescere e svilupparsi, e creare occasioni. L'altra emergenza è la sanità, l'ospedale di Locri, anche su questo dovremo fornire risposte»

Pd, Oliverio non apre alla candidatura di Minniti «Serve progetto concreto oltre i nominalismi»

CATANZARO - «Il congresso nazionale del Pd non può essere vissuto come un passaggio ordinario. Dovrebbe essere una opportunità per mettere in campo una visione ed un progetto culturale e politico proiettato alla ricostruzione della vasta area delle forze progressiste e di sinistra. Un progetto alternativo credibile, capace di contrastare e rovesciare l’onda populista e sovranista che rischia di minare grandi conquiste democratiche, di restringere gli spazi di libertà e dei diritti della persona». Lo afferma in una nota il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio che, nella sua riflessione, prova a superare lo scontro in atto sui nomi dei candidati, per ragionare sui contenuti. Nessuna posizione, dunque, nemmeno sulla candidatura alla segreteria nazionale del calabrese Marco Minniti ufficializzata proprio in queste ore (LEGGI).

Secondo Oliverio, il Pd deve mettere in campo «un progetto alternativo e credibile all’azione dell’attuale Governo». Per questo auspica che «il confronto congressuale vada oltre i nominalismi. La duplice pesante sconfitta, subita prima al referendum sulle riforme costituzionali e poi alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, avrebbe imposto una vera e propria rifondazione politica ed organizzativa del Pd. Così non è stato. Finora - ha aggiunto il governatore - sembra sia prevalsa la volontà in ampi settori del gruppo dirigente di rifugiarsi nei posizionamenti correntizi interni con il rischio di rimuovere le ragioni che hanno determinato quella sconfitta di dimensioni storiche. Mi auguro, allora, che il congresso abbia almeno la forza di determinare una forte discontinuità e sancire un nuovo inizio. Occorre, innanzitutto, potenziare il sentimento europeista: in alternativa ai sovranismi si impone non la difesa tout court e la conservazione dell’assetto odierno ma il passaggio dall’Europa delle nazioni a quella dei popoli. Questa nuova visione europeista sarà possibile se fortemente ancorata alle prospettive e allo sviluppo dei sistemi territoriali locali. Il Pd ha perso perché si è allontanato ed è stato percepito distante dai bisogni reali dei territori e delle persone».

«Il Pd che esce dal prossimo congresso - afferma Oliverio - aprirà una nuova stagione positiva se nei territori e non nelle correnti avrà la sua forza motrice. Per quanto mi riguarda, pertanto, il mio punto di vista nel dibattito congressuale sarà rivolto ad affermare prima di tutto la Calabria e la sua grande voglia di riscatto. Non sono interessato ad inutili collocazioni nominalistiche ed a discussioni disancorate dalla realtà e dai bisogni che esprime».

«Ritengo - afferma ancora Oliverio - che il Pd calabrese dovrebbe con coraggio necessariamente collocarsi in questo alveo. Nel corso della esperienza regionalistica che sto conducendo, ho avuto modo di verificare quanto sia attuale e necessaria la funzione di una formazione politica di governo che assuma come dominanti e prioritari gli interessi dei territori. Del resto, in questi anni, è stata questa la concezione che mi ha motivato quando sono stato costretto, ad esempio, a polemizzare e a non omettere la critica nei confronti dei vertici del Pd nazionale per il mancato intervento dei Governi sulla vicenda della sanità calabrese».

«Una vicenda amara - afferma il Governatore - iniziata nel 2010 con il Governo Berlusconi di cui la Calabria ed i calabresi stanno pagando e continuano, ancora oggi con il Governo in carica, a pagare un prezzo altissimo. Non è ammissibile, né politicamente né moralmente, che i calabresi possano, da otto anni, pagare le tasse più alte d’Italia e non poter usufruire dei livelli minimi di assistenza. Una grande forza democratica e di sinistra deve ritrovare la sua bussola nei valori della inclusione sociale, della solidarietà e della accoglienza come fattori irrinunciabili di una idea di società, dello sviluppo e di regolazione delle relazioni economiche e sociali».

Verso le elezioni regionali, Callipo deluso dal Pd Il sindaco di Pizzo sosterrà Mario Occhiuto

PIZZO (VIBO VALENTIA) - «Oggi ho fatto una scelta chiara e trasparente che parte dalla presa d’atto della delusione rispetto alla gestione del Governo regionale e del Pd calabrese, che io già temevo quattro anni fa quando, come candidato alle primarie per la scelta del candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione, evidenziai la necessità di cambiare metodi e modi di fare politica in Calabria». Lo ha detto, in una dichiarazione, Gianluca Callipo, sindaco di Pizzo Calabro e presidente di Anci Calabria.

«Constatando che nel centrosinistra si vuole continuare a percorrere la stessa strada vista fino ad oggi - ha aggiunto Callipo - mi sento libero di fare le mie scelte, anche superando le divisioni partitiche e le scelte ideologiche per mettere al centro la capacità e la competenza dimostrate sul campo dalle singole persone. Mario Occhiuto ha dimostrato in questi anni di essere un esempio di buongoverno come sindaco della città di Cosenza. Io credo che replicare questo modello sul piano regionale possa rappresentare un’opportunità per la Calabria. Di conseguenza, se Mario Occhiuto sarà candidato alla presidenza della Regione, avrà il mio sostegno».

Pd, Marco Minniti rinvia la decisione per la segreteria L’ex ministro alla Leopolda: ogni scelta a novembre

REGGIO CALABRIA - Marco Minniti rinvia ogni decisione, su una propria candidatura alla segreteria nazionale del Pd, ai primi giorni di novembre. Per l'ex ministro dell'Interno sono, dunque, giornate di riflessione. 

E' stato lo stesso politico calabrese a precisare la tempistica per una propria decisione, entrando alla Leopolda, la manifestazione politica giunta alla nona edizione e promossa dall'ex premier Matteo Renzi. 

Ai giornalisti che chiedevano notizie sulla sua possibile candidatura, Minniti ha risposto: "Sono qui per ascoltare, non per parlare". Il deputato dem ha poi precisato che scioglierà la sua riserva sulla possibile candidatura alla segreteria dem nei primi giorni di novembre, dopo la conferenza programmatica del partito di fine ottobre a Milano.

Simpatico anche il siparietto tra lo stesso Minniti ed Enrico Lucci, giornalista e conduttore televisivo con la trasmissione Nemo, su Rai2: "Vogliamo sapere tutti se ti candidi", ha chiesto Lucci. Pronta la risposta di Minniti: "Al momento no". Proprio a conferma di una riflessione in atto che si protrarrà ancora per qualche giorno.

Pd, Marco Minniti dirà sì alla candidatura a segretario Renziani convinti sulla figura dell’ex ministro calabrese

REGGIO CALABRIA - Dovrebbe arrivare domenica il via libera ufficiale di Marco Minniti alla sua candidatura a segretario Pd (LEGGI LA NOTIZIA): i renziani che hanno lavorato a questa soluzione assicurano che il risultato è da considerarsi acquisito.

L'annuncio ufficiale, dunque, arriverà probabilmente con una lettera aperta dell'ex ministro, completamente digiuno di social network, nella giornata in cui Nicola Zingaretti lancia la sua campagna con l'iniziativa Piazza Grande. Una occasione anche per "oscurare" la ricaduta mediatica della kermesse del governatore del Lazio considerato il vero avversario da battere nella corsa al Nazareno.

Un candidato "unitario", così viene presentato dai renziani e, a confermarlo, ci sarebbe la lettera di sindaci come Dario Nardella, Giorgio Gori, Antonio Decaro e Giuseppe Falcomatà, primi cittadini di Comuni importanti ma riconducibili tutti all'ex segretario. La ricerca di adesioni importanti alla candidatura dell'ex ministro dell'Interno, ovviamente, è appena iniziata e si confida nel fatto che altri esponenti, politici e della società civile arriveranno ad ingrossare la mozione Minniti al congresso.

Nel frattempo, però, la guerra di cifre è già iniziata e, se i renziani lavorano alla raccolta delle adesioni, Nicola Zingaretti può già annunciare che 300 amministratori locali - tra le oltre 3 mila adesioni alla sua iniziativa - sono con lui. Alcuni di questi saliranno domani sul palco della Ex Dogana, nel quartiere romano di San Lorenzo, per partecipare alla iniziativa "Piazza Grande". A intervenire, tra gli altri, ci sarà il sindaco di Bologna Virginio Merola, il sindaco di Latina Damiano Coletta, capace di interrompere decenni di giunte di destra nel capoluogo pontino con la sua lista civica, il vice presidente abruzzese Giovanni Lolli, subentrato a Luciano D'Alfonso dopo che quest'ultimo ha optato per il seggio in Parlamento.

In queste ore il presidente della Regione Lazio sta limando l'intervento che terrà domenica in chiusura della due giorni, ma potrebbe anticiparne parte dei contenuti domani: gli amministratori italiani - sara' il senso del suo discorso - sono stati lasciati da soli dal loro partito, dallo Stato e dalle istituzioni. Soli a fronteggiare emergenze come quella dei flussi di migranti (e qui il pensiero corre a Mimmo Lucano, il sindaco di Riace arrestato per favoreggiamento della immigrazione clandestina).

 

Marcello Pittella scrive alla Basilicata

POTENZA - Una lettera per annunciare alla Basilicata la volontà di rimettere al Pd la candidatura per il secondo mandato in Regione.
Potrebbe rompere il silenzio così il governatore Marcello Pittella, tornato in libertà da due settimane dopo 80 giorni ai domiciliari, ma ancora sospeso per effetto della Legge Severino.
Il governatore avrebbe scelto di mettere nero su bianco le sue riflessioni, piuttosto che indire una conferenza stampa per evitare domande sulla vicenda giudiziaria e le accuse per le raccomandazioni e i concorsi truccati nella sanità.
Resta ancora in piedi, infatti, il ricorso presentato in Cassazione dai suoi legali, Franco Coppi e Donatello Cimadomo, che puntano all’annullamento del divieto di dimora nel capoluogo per il governatore (da cui dipende la persistente sospensione dall’incarico) e al riconoscimento dell’ingiusta detenzione patita.
La decisione della Suprema corte era attesa per gli inizi di ottobre, ma a causa del sovraccarico di fascicoli pendenti dopo la pausa estiva a ieri non è stata ancora comunicata la data dell’udienza. Quindi con ogni probabilità non se parlerà prima di novembre.
Intanto nel Pd le voci sull’attesa comunicazione del governatore si sono fatte più insistenti nell’ultimo fine settimana. Così è già scattato il pre-allarme dei maggiorenti, in particolare parlamentari e consiglieri regionali, per una riunione da convocare subito dopo per decidere la nuova strategia da adottare in vista delle elezioni regionali.
L’obiettivo è sempre più la formazione di una nuova coalizione di centrosinistra che recuperi gli ex, vicini al deputato Roberto Speranza, confluiti in Articolo 1 - Mdp. Quindi un accordo su un programma e un candidato governatore terzo, possibilmente civico, senza passare necessariamente per nuove primarie, tradizionalmente invise agli ex.  
La partita delle regionali, nelle prossime ore, rischia di incrociarsi anche con quella sulle consultazioni che a fine mese determineranno presidenti e membri dei consigli provinciali rinnovati di Potenza e Matera.
Nella città dei Sassi, alla vigilia del termine per la presentazione delle liste, resta irrisolto il dilemma tra il presidente uscente e sindaco di Grottole, Francesco De Giacomo, e il primo cittadino Montalbano Jonico, Piero Marrese, che conterebbe sull’appoggio degli speranziani.  
A Potenza, invece, il Pd sembra intenzionato a cedere la candidatura al sindaco di Albano Rocco Guarino, sostenuto dai partiti minori della coalizione di centrosinistra alla guida della Regione. Mentre Articolo 1, preferirebbe un sindaco dem “amico” a scelta tra il pignolese Gerardo Ferretti e la senisese Rossella Spagnuolo.
Una situazione che a qualche osservatore come angeloma.it fa presagire imminenti spaccature, e persino la compromissione delle trattative per le regionali.