Perché lo scontro tra Turchia e Siria è destinato a peggiorare

Ankara, col placet Usa, non intende permettere al regime di Assad di riprendere il controllo del Paese e considera il confine settentrionale di Idlib un proprio protettorato. Damasco non intende tollerare il “padrinato” turco e con l'aiuto russo vuole debellare l'ultima roccaforte dell'Isis.

Lo scontro tra le militari siriani e turchi dì martedì 4 febbraio non è stato casuale, le decine di morti (soprattutto di parte siriana) rimasti sul terreno hanno infatti innescato una tempesta di accuse che spiegano come il conflitto tra Ankara e Damasco, tra Erdogan e Assad sia destinato a incancrenirsi.

La ragione è semplice: la Turchia non intende minimamente permettere al regime siriano di riprendere il pieno e totale controllo del Paese e considera tutta la fascia del confine settentrionale della Siria un proprio protettorato, sia che sia abitato dai curdi, sia dagli arabi di Idlib (e dai turcomanni). Assad, da parte sua non intende tollerare questo “padrinato” turco e – grazie all’azione determinante della aviazione russa, intende abbattere l’ultima roccaforte dell’Isis, ma anche eliminare quei gruppi armati legati alla Turchia che controllano parte della regione di Idlib.

Il tutto, in un contesto storico che già nel 1998 aveva visto i due Paesi sull’orlo di una vera e propria guerra per il controllo delle regioni siriane confinanti con la Turchia, evitata solo all’ultimo momento grazie alla pressante mediazione degli Stati Uniti e della Russia che portarono al cosiddetto trattato di Adana.

LA SIRIA FINANZIAVA I CURDI DEL PKK

Per comprendere come siano sempre state tese le relazioni tra i due Paesi, basta ricordare che Hafez al Assad, padre dell’attuale dittatore Beshar al Assad, aveva ospitato in Siria e finanziato i curdi del Pkk che conducevano una feroce guerriglia dentro la Turchia per poi rifugiarsi in territorio siriano. Solo dopo l’accordo di Adana questo appoggio declinò e lo stesso Abdullah Ocalan dovette lasciare il suo comodo rifugio di Damasco – ospite gradito di Assad – per riparare a Roma. Oggi, il livello della tensione turco-siriana è tale che fonti del ministero della difesa di Damasco hanno dichiarato addirittura che «la Turchia sostiene i terroristi in Siria», riferendosi appunto ai miliziani che combattono nella regione Nord-occidentale di Idlib contro le forze lealiste e che sono sostenuti direttamente o indirettamente da Ankara.

I bombardamenti siriani sulla città di Sarman, Idlib.

GLI USA SOSTENGONO L’AZIONE DI ERDOGAN

Da parte sua, Erdogan ha affermato che «se il regime siriano non si ritirerà entro febbraio dalle zone in cui si trovano le postazioni turche di monitoraggio a Idlib, fermando così la sua offensiva contro la roccaforte ribelle nel Nord-Uvest della Siria, la Turchia dovrà agire». Soprattutto, Erdogan ha minacciato ulteriori attacchi dei militari turchi contro le forze siriane: «La Turchia continuerà a usare il suo diritto per proteggersi da tali attacchi, nel modo più duro, le brutali azioni del regime di Assad, della Russia, del regime iraniano e di Hezbollah impediscono direttamente l’instaurazione di un cessate il fuoco nel Nord della Siria». Il tutto, con la piena copertura da parte della amministrazione Trump, tanto che il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha assicurato che «gli Stati Uniti sostengono pienamente il diritto all’autodifesa della Turchia». Si vedrà ora quali è quanti spazi avrà – se li vorrà avere – Vladimir Putin per tentare una difficile mediazione tra i due Stati.

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