Renzi dice addio al Pd De Luca jr. prende le distanze: «Vedremo»

di Andrea Pellegrino

Matteo Renzi è ad un passo dalla scissione e dall’addio al Pd. Ma Piero De Luca, stavolta, ci pensa e attende. Seguire Renzi? Se fino a ieri giurava fedeltà all’ex premier, oggi, anche a governo fatto ed esclusione compresa, De Luca jr inizia a prendere le distanze. «Vedremo», dice: «Io mi auguro che non si verifichi una scissione. Lancio – prosegue il primogenito del governatore della Campania – un appello all’unità, spero che ci si ripensi perché sarebbe un fatto traumatico. Serve una stagione di rinnovamento interno, dalla classe dirigente ai territori. Credo che il Pd debba ripartire da qui». «In questa fase – annuncia ancora De Luca jr – continuo a lavorare perché questa scissione non ci sia». Ma l’addio sarebbe davvero a un passo. Addirittura anche oggi. Le ragioni della scelta sono state esplicitate già in questi giorni da alcuni fedelissimi dell’ex-segretario. «Motivi politici e personali. Politici – ha detto Ettore Rosato in un’intervista – perché dopo l’accordo con i 5Stelle è cambiato tutto. Personali perché Renzi non può essere sempre accusato di tutto e con lui chi ha lavorato per tirare fuori il paese dalla crisi». Ed ancora Maria Elena Boschi che vede il ritorno dei fuoriusciti di Leu nel Pd come una possibilità concreta. «Se tornano D’Alema e Bersani una riflessione andrà fatta». Alla Leopolda, si diceva. Ma tutto è precipitato. L’addio non avrà conseguenze, almeno al momento, sul governo. Il sostegno al Conte 2 è certo, dicono i renziani. Almeno per ora. A Montecitorio l’obiettivo è quello di dar vita a un gruppo autonomo (cominciano anche a circolare ipotesi di nome come ‘L’Italia dei Sì’) mentre a palazzo Madama uscirebbero solo un manipolo di senatori. Tra questi, si parla del fedelissimo Francesco Bonifazi ma non di Andrea Marcucci che resterebbe capogruppo Pd al Senato.

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De Luca jr fermato dalle correnti dem Parte l’offensiva alla linea Zingaretti

di Andrea Pellegrino

O De Luca o nulla. La Campania dem si ritrova a secco nella nuova e imponente sfornata di sottosegretari e viceministri del Conte bis. De Luca jr non riesce nell’impresa, incassa ed attacca. Il figlio del governatore della Campania, dopo aver spinto in ogni direzione, ora si aggiunge alla lista degli scontenti del Pd. Lui è nella lista dei renziani già pronti a far gruppo autonomo. Niente De Luca jr e niente posti neppure per Zingaretti che puntava tutto sul suo fedelissimo Nicola Oddati. Insomma, oltre al veto del Movimento 5 Stelle il blocco su De Luca jr sarebbe causato anche dalle correnti agitate in casa Pd. “Il tutti uniti su Piero” invocato dal deputato salernitano e dallo stesso governatore non avrebbe sortito effetti. Anzi, alla vigilia delle nomine al Nazareno il viavai di campani in cerca di un posto governativo, è aumentato sempre di più. Migliore, Graziano, Tartaglione, solo per citarne alcuni. Poi Mario Casillo a sostegno di Lello Topo e infine la corsa in avanti di Nicola Caputo che nonostante la delega regionale all’agricoltura (al posto di Franco Alfieri) non avrebbe ricucito del tutto i rapporti con Vincenzo De Luca. Ed è proprio l’ex eurodeputato Caputo che sulla vicenda sottosegretari ha attaccato il Partito democratico: «Il bravo Enzo Amendola è l’unico (e meno male che almeno lui c’è) rappresentante del Partito Democratico della Campania nel Governo Conte II – scrive l’ex eurodeputato – A mio avviso è un errore strategico e deleterio anche per il Partito Nazionale. Ne vogliamo parlare? Vogliamo capire perché? In quale sede si discute? O ci basta tirare a campare? Tanto domani è un altro giorno». La Campania democratica si aggiunge al gruppo fiorentino. Repubblica racconta di una folta pattuglia di deputati pronti a sfilarsi. I primi malumori, sempre secondo Repubblica, sarebbero emersi all’interno della chat del gruppo parlamentari. Critiche più o meno dure che sarebbero state avanzate anche dall’escluso De Luca jr. Intanto il Partito democratico salernitano prepara la scalata all’Anci regionale. Per ora si tratta su due nomi per la presidenza: il sindaco di Cava de’ Tirreni Enzo Servalli e quello di Bellizzi Mimmo Volpe.

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Piero De Luca insiste I Cinque Stelle frenano

di Andrea Pellegrino

La partita dei sottosegretari si fa sempre più dura. Conte vorrebbe chiudere per oggi ma i tempi nelle ultime ore si sono allungati. Problemi interni ai partiti. Dal completamento dell’esecutivo nazionale ne discendono equilibri governativi, equilibri interni ai partiti e anche posizionamenti in vista delle prossime elezioni regionali. A partire proprio dalla Regione Campania dove i De Luca (padre e figlio) creano non pochi problemi (politici) sia interni al Partito democratico che nel Movimento 5 Stelle. Naturalmente dai grillini campani il no secco all’ingresso di Piero, che sognerebbe il posto che fu del padre all’epoca del governo Letta. Dunque al Mit, il ministero delle infrastrutture che nel primo governo Conte ha visto il salernitano Andrea Cioffi (M5s) come sottosegretario di Toninelli. Ma De Luca jr si “accontenterebbe”, secondo ultime indicazioni, anche del Mise o degli Affari europei. Un nome, quello di Piero De Luca, che nelle ultime ore sta creando forti fibrillazioni e che sarebbe stato oggetto perfino di una telefonata tra Di Maio e Zingaretti. Pressioni campane per escluderlo dal governo anche per i rapporti tesi tra il papà governatore e il gruppo regionale del Movimento 5 Stelle. La famiglia De Luca avrebbe cacciato gli artigli (politici) per imporre la propria linea e, oltre che a quella di Renzi, pare che negli ultimi giorni siano finiti dritti sotto l’ala protettiva di Paolo Gentiloni. Il veto dei partner di governo, però, c’è. Così come c’è su un altro campano: Lello Topo, ex consigliere regionale finito in Parlamento alle ultime elezioni nazionali. Da De Luca jr dipende il destino di un altro salernitano in pole position per l’ingresso a Roma: si tratta di Tommaso Pellegrino, sindaco di Sassano, presidente nazionale del Parco del Cilento, amico di Renzi e di Francesco Boccia. Fu proprio lui a far scattare la freccia di Cupido tra l’attuale ministro dem e Nunzia De Girolamo. Un posto quasi sicuro invece c’è (o ci sarebbe) per Nicola Oddati, tra l’altro tra i zingarettiani di ferro. Lo stesso Oddati fa parte della segreteria nazionale del Nazareno. Ma spinte ci sono anche per Paolo Siani e per il rettore Gaetano Manfredi. Poi dalla corrente di Umberto del Basso de Caro e di Franceschini, che qui nel salernitano conta il sostegno di Tino Iannuzzi. Trattative in corso anche in casa Cinque Stelle, dove i salernitani Cioffi e Tofalo cercano la riconferma. Probabile quella del primo, in bilico quella del secondo. Leu e Pd vorrebbero i posti al ministero dell’Ambiente. In pole ci sarebbe per Liberi e Uguali, Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente ma ci sarebbero spinte anche dal salernitano Federico Conte tra i protagonisti dell’accordo sul Conte bis.

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