L’ addio in musica dei Piccoli Funerali

Oggi alle ore 21, il primo dei quattro appuntamenti di Mutaverso Teatro ospitati nella chiesa dei Morticelli, grazie alla sinergia con il collettivo Blam

 Di OLGA CHIEFFI

Un delicato atto d’amore è Piccoli funerali, composto di parole e di musica, che inaugurerà domani sera la collaborazione tra Erreteatro di Vincenzo Albano e il collettivo Blam, un tavolo di architetti che definisce strategie di rigenerazione urbana e innovazione sociale attuando processi collaborativi learning-by-doing, di stanza nella chiesa dei Morticelli di Salerno. Realizzata nel 1530, in stile tardo rinascimentale su progetto dell’architetto Antonio De Ogliara, la chiesa fu eretta dai cittadini salernitani in onore dei Santi Martiri Sebastiano, Cosma e Damiano, in seguito alla pestilenza di quell’anno, come voto per lo scampato pericolo. Molteplici gli interventi che modificarono il primo assetto del monumento. Nel 1615 divenne sede della Confraternita del Monte dei Morti,  a quel tempo i cristiani , allo scopo di far guadagnare il paradiso a tutti i defunti, compresi i poveri, si preoccupavano di far celebrare messe per “ le anime del purgatorio”, con le offerte e le donazioni dei fedeli  raccolte  proprio  dalla Confraternita. Nel 1859, fu restaurato su progetto dell’architetto Paolo D’ Ursi , in seguito ai danni subiti  dal terremoto dell’anno precedente, mentre, nel 1947 divenne sede della Confraternita di S. Bernardino fino al 1980, quando fu dichiarata inagibile per i danni subiti dal importante  terremoto di quell’anno. La Stagione Mutaverso Teatro ideata e diretta da Vincenzo Albano andrà a far scoprire al suo pubblico, domani alle ore 21, proprio questo spazio, con una performance a doc:  “Piccoli Funerali”, una originale rielaborazione che Maurizio Rippa compie attraverso due opere a carattere funebre: la classica Antologia di “Spoon River” di Edgar Lee Master e “Cartoline dai morti” di Franco Arminio; la musica è tratta dai maggiori capolavori di un dolce Novecento, che la voce di Rippa nobilita di un lineamento raffinato e lucente, come seta ondulata tra le pieghe della chitarra carezzata da Amedeo Monda. Lo spettacolo non contiene epitaffi, ma porta in scena piccoli funerali attraverso una partitura drammaturgica che alterna un piccolo rito funebre a un brano dedicato a chi se ne è andato, un regalo e un saluto, un momento intimo e personale e al tempo stesso catartico, che trova forza nella musica lieve e potente. Ogni brano è un gesto che riporta a una memoria. Ogni funerale è raccontato da chi se ne va a attraversa una vita appena vissuta. In una scenografia minimale, fatta di un tavolo e pochi oggetti al lato della scena, la musica che tiene per mano il filo lungo l’intera composizione si imperla alla drammaturgia con palpitante discrezione, celebra e allo stesso tempo delimita la circostanza funebre a qualcosa che non addolora ma coinvolge, vela, nel rispettoso momento del commiato. Elvis Presley, Nina Simone, Mercedes Sosa, Eva Cassidy, sono alcune delle voci che passano per le labbra di Maurizio Rippa,  dà voce a tante storie di uomini e donne passati a miglior vita, in cui è il defunto a parlare in prima persona, descrivendo la propria morte ora con sarcasmo, ora con dolore, ora con divertimento, con rassegnazione, ancora con rancore o rabbia. Tanti spaccati di vita alternati da canzoni che spaziano da “Love me tender” a “Moon river” fino all’ultima, accorata “Over the rainbow” che racchiude un momento di comune sentire.

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