Niente illusioni, Tavares andrà giù con l’accetta

Dopo la fusione-cessione, il futuro ad di Psa & Fca procederà con una serie di tagli replicando su più ampia scala quanto già fatto in Peugeot e Opel/Vauxhall. E i primi destinatari saranno i colletti bianchi.

Per quanto tempo John Elkann avrà in tasca un biglietto da visita con su scritto Chairman of the board di Psa & Fca N.V.? Meno o più di due anni come è successo con Partner Re, la società delle riassicurazioni che Elkann acquisì nel marzo 2016 pagando ben 6,9 miliardi di dollari? Tra l’altro, quella operazione fu condotta all’insaputa di Sergio Marchionne che notoriamente mal digerì quello sconcertante esborso di denaro che l’ad italo-canadese considerò «sottratto a Fca». 

TAVARES NON SOPPORTA IL PARAGONE CON MARCHIONNE

Sempre a proposito di apparato digerente e sistema nervoso, fonti francesi sostengono che anche il futuro ad di Psa & Fca Carlos Tavares, così come Carlos Ghosn, già ad di Renault-Nissan, del quale il dirigente d’azienda portoghese fu a suo tempo braccio destro, non sopporta essere paragonato a Sergio Marchionne e, peggio, descritto come uno scimmiottatore delle due ex “prime donne”. Si sa che l’ego dei Ceo dell’industria automobilistica non ha pari. E l’ingegner Elkann, che ha molto patito la strabordante presenza di Marchionne, dopo questa breve stagione che gli sta offrendo le luci dei riflettori e una ribalta, si prepari a dover fare un passo indietro rispetto allo strabordante Tavares.

Il Ceo di Fca Mike Manley e John Elkann.

FCA-PSA, UNA CESSIONE DESCRITTA COME “FUSIONE PARITETICA”

Ma andiamo con ordine. È chiaro che John Elkann ha fretta di chiudere e firmare la vendita di Fca a Psa. E che si tratti di una cessione, sia pure descritta come «fusione paritetica (50/50)», è dimostrato anche da quello che recita il comunicato stampa congiunto del 31 ottobre: «Il consiglio di amministrazione sarebbe composto da 11 membri. Cinque membri del cda sarebbero nominati da Fca (incluso John Elkann in qualità di presidente) e cinque da Groupe Psa (incluso il Senior independent Director e il vice presidente)». Ma attenzione a quello che segue: «Carlos Tavares sarebbe Chief executive officer, oltre che membro del cda, per un mandato iniziale di cinque anni». In altre parole: 6 consiglieri targati Psa e 5 Fca. Chiaro che non si tratta di una merger of equals.

chi è carlos tavares psa
Carlos Tavares.

D’altro canto, non è un mistero che la penuria di investimenti in nuovi prodotti e tecnologie insieme con il fiasco di nuovi modelli (tra i quali Dodge Dart, Chrysler 200, Dodge Viper, Alfa Romeo Giulia e Stelvio, Maserati Levante) della gestione improntata alla finanza di Marchionne abbiano posto Fca in una situazione di manifesta, forte debolezza.

ALFA ROMEO BRAND “LOCALE”

Quanto alla gestione dei 15 marchi (Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Dodge, Fiat, Fiat Professional, Jeep®, Lancia, Ram, Maserati, Peugeot, Citroën, DS, Opel e Vauxhall) del neo-costruttore olandese, l’ad di Fca Mike Manley ha provveduto, nella conference call di giovedì 31 ottobre, ad aggiungerne uno alla lista di quelli non globali e, dunque “regionali”: Alfa Romeo. Non un buon segnale per gli stabilimenti italiani per i quali – recita il comunicato stampa congiunto – non sono previste chiusure. Ovvio, così come scontato che le linee di montaggio continueranno a operare molto saltuariamente grazie a massicci ricorsi alla cassa integrazione. Del resto, privatizzare i guadagni e socializzare le perdite è stato un Leitmotiv della storia degli Agnelli e più in generale di molta industria italiana.

LEGGI ANCHE: Fiat, 120 anni in chiaroscuro

COLLETTI BIANCHI NEL MIRINO DI TAVARES

Ma chi saranno i primi destinatari dei tagli che Tavares realizzerà molto celermente? Senza ombra di dubbio i colletti bianchi: ingegneria, marketing, comunicazione, produzione, finanza e amministrazione, risorse umane le aree notoriamente in cima alla lista di ogni cura dimagrante. I pochi sopravvissuti rimasti nella palazzina uffici del Lingotto in via Nizza e i tanti a Mirafiori si considerino avvisati. Dopotutto, Tavares replicherà, su più ampia scala, quanto già fatto in casa Psa e Opel/Vauxhall.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Via libera alla fusione Fca – Psa

Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali John Elkann sarà il presidente della nuova società mentre Carlos Tavares l'amministratore delegato

Via libera alla fusione fra Fca e Psa. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali John Elkann sarà il presidente della nuova società mentre Carlos Tavares l’amministratore delegato. Il consiglio di amministrazione di Psa ha approvato la fusione e quello di Fca è in programma – riporta il Wall Street Journal – nella serata di mercoledì 30 ottobre. I governi americano e francese sono stati informati dell’accordo fra Fca e Psa.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Fca, cinque riflessioni per una fusione

Fiat e Chrysler non possono stare in piedi da sole a causa anche degli errori di Marchionne. La casa torinese non ha tecnologie e modelli appetibili. A Elkann conviene uscire dall'automotive. Tavares ha un'ambizione smisurata. Gli stabilimenti e l'indotto italiani arrancano. Le poche certezze da ricordare in vista di un possibile accordo.

Le tifoserie della losanga e del leone, insieme con gli scommettitori, da mesi si fronteggiano intorno a quello che resta di Fiat e Chrysler. Sull’esito del confronto predominano scetticismo e insicurezza. Improbabile non riconoscere certezza su almeno cinque cose.

1. FIAT E CHRYSLER NON STANNO PIÙ IN PIEDI DA SOLE

Primo: Fiat e Chrysler non stanno in piedi da sole tant’è che all’ad di Fca, l’inglese Mike Manley, viene universalmente riconosciuto uno spiccato senso dell’umorismo britannico quando afferma: «Dopo la cessione di Magneti Marelli siamo in una posizione finanziaria molto più forte che in passato e siamo fiduciosi nelle iniziative industriali contenute nel nostro piano quinquennale. Penso che il nostro obiettivo principale sia quello di eseguire il piano restando indipendenti». In sintesi, dice Manley: Fca non ha bisogno di partner.

2. FCA NON HA NÉ TECNOLOGIE APPETIBILI NÉ PRODOTTI NUOVI

Secondo: comunque sia, qualunque siano le parole usate nelle comunicazioni ufficiali, Fca deve essere venduta. Non ha tecnologie appetibili sue, non ha prodotti nuovi vendibili in tutto il mondo, non ha piattaforme valide, ha una gamma prodotto ben stagionata.

LEGGI ANCHE: I silenzi sulle indagini Usa su Fca e il ruolo di Marchionne

Sergio Marchionne è morto il 25 luglio 2018.

3. GLI ERRORI (DIMENTICATI) COMMESSI DA MARCHIONNE

Terzo: Questa è la vera eredità lasciata da Sergio Marchionne, per 14 anni al timone e con pieni poteri di Fiat, il quale aveva promesso – tra la marea di promesse disattese – la vendita di almeno 7 milioni di autoveicoli a fine 2018. Con buona pace per chi prosegue roadshow dove si predica la beatificazione del finanziere italo-canadese e per gli amministratori che dedicano strade, piazze e scuole a un non salvatore di quella che è stata la principale casa automobilistica italiana.

LEGGI ANCHE: Trattative tra Fca e Psa per una possibile fusione

4. LE AMBIZIONI DI CARLOS TAVARES

Quarto: attenzione al prorompente ego del presidente e direttore generale di Groupe Psa (Peugeot Société Anonyme), Carlos Tavares. Avvantaggiato dalla scomparsa dai palcoscenici dell’industria dell’auto di “prime donne” quali Carlos Ghosn (Renault-Nissan), Sergio Marchionne (Fca, Cnh, Ferrari, Sgs), Martin Winterkorn e Ferdinand Karl Piëch (Volkswagen), Dieter Zetsche (Daimler AG) e avendo come colleghi in attività personaggi più o meno fortemente incerottati se non claudicanti e comunque inabili a bucare lo schermo, il dirigente d’azienda portoghese ha una voglia matta di proseguire nella scalata dell’empireo.

Il Ceo di Fca Carlos Tavares.

5. I PRO DELL’USCITA DI ELKANN DALL’INDUSTRIA DELL’AUTO

Quinto: il pluri-presidente di Exor N.V., Fiat Chrysler Automobiles N.V., Giovanni Agnelli B.V. e Ferrari N.V., John Philip Jacob Elkann, con la vendita di Magneti Marelli, ha esaurito le fonti di dividendi e azioni da distribuire agli azionisti, in primis alla larga schiera di familiari le cui sorgenti di reddito non sono molto variegate. Uscire dall’industria dell’auto, notoriamente famelica di investimenti, potrebbe consentire lo stacco di cedole e mantenere a bada e pasciuti parenti vicini e lontani. Sempreché non continui a svenarsi per conquistare società finanziarie che arricchiscono più i venditori degli acquirenti. Elkann ha già acquisito una certa esperienza in questo campo.

Dalla possibile fusione di Psa e Fca nascerebbe un colosso dal valore di 50 miliardi di dollari.

STABILIMENTI ITALIANI RIDIMENSIONATI

Losanga o leone un altro aspetto molto critico appare certo: il forte ridimensionamento degli stabilimenti italiani. Già oggi, il ricorso alla cassa integrazione prevale. I giorni di lavoro sono sempre più rari. È l’inevitabile conseguenza della decisione di Sergio Marchionne di non investire in nuovi prodotti e tecnologie. Inoltre, è sempre più difficile trovare giovani interessati a lavorare alle linee di montaggio. Il massiccio ricorso alla cassa integrazione alleggerisce la già all’origine leggera busta paga di un metalmeccanico. Infatti, l’età media degli addetti in linea nelle fabbriche italiane è piuttosto elevata.

incidente-lavoro-operaio-fca-cassino
Uno stabilimento Fca.

INDOTTO IN CRISI NELL’INDIFFERENZA GENERALE

Un’altra conseguenza riguarda l’indotto. Aziende che fanno parte della fornitura di componenti di secondo e terzo livello sono da tempo allo stremo. Singolarmente, non fanno notizia, ma il sistema automotive della penisola è in forte crisi nella quasi totale indifferenza generale, quella della politica inclusa. Intanto, gli amanti delle addizioni collezionano la somma di vendite, dipendenti, fatturati, capitalizzazioni, e così via di Fca o con Psa o con Renault-Nissan. Qualche inciampo emerge quando si cerca di spiegare i vantaggi derivanti dall’acquisizione di Fca da parte, per esempio, di Groupe Psa.

LEGGI ANCHE: Perché non stupisce la terza ritirata di Fiat dall’America

Per carità, così come Marchionne affermò di credere nel ritorno di Fiat, Alfa Romeo e Maserati negli Usa (e sono ben noti i disastrosi risultati nonostante ingenti investimenti pubblicitari e gli imbarazzanti motivi di natura ingegneristica che costringono Fca a richiamare i veicoli in Nord America), non deve sorprendere l’anelito di Tavares per il rientro di Peugeot negli Stati Uniti. Forse, il portoghese dovrebbe (con umiltà?) analizzare bene i clamorosi errori commessi dal defunto ceo italo-canadese.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it