Il lavoro o la vita?

Lucia Azzolina,  ha firmato l’ordinanza di costituzione e di nomina delle commissioni dell’esame di Stato, ormai ridotto a una prova orale.  Ma non sarà un orale a distanza, si farà in aula. Panico! Quest’anno io non ho quinte, quindi non sono chiamata in causa direttamente, ma penso ai miei colleghi e ai ragazzi

Di Patrizia Polverino

“Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo.” Oggi faccio mie le parole pronunciate dall’amatissimo e indimenticato Presidente Pertini nel messaggio di fine anno agli Italiani del 1981. In un momento in cui l’ansia e la precarietà del futuro aleggiano su ciascuno di noi, voglio soffermarmi a riflettere. Da otto settimane la mia vita è scandita dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulle misure per contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19. Vivo “rinchiusa” in casa, zona protetta, e provo a reinventarmi. Non è facile. Responsabilmente devo continuare a lavorare: sono una docente, ma soprattutto un’educatrice. Tra difficoltà, incongruenze e indicazioni spesso sibilline ho scelto di adottare anche io la “dad”, oggi argomento preferito nei discorsi degli addetti ai lavori e non.  Ma non mi lamento: mantengo vivo il rapporto con i miei ragazzi.  L’ansia, però, mi assale: il Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, il 18 aprile ha firmato l’ordinanza attuativa del decreto legge dell’8 aprile, contenente le norme di costituzione e di nomina delle commissioni dell’esame di Stato, ormai ridotto a una prova orale.  Ma non sarà un orale a distanza, si farà in aula. Panico! Sì, panico. È vero, quest’anno io non ho quinte, quindi non sono chiamata in causa direttamente, ma penso ai miei colleghi e ai ragazzi . “Siamo convinti di poterli garantire in sicurezza, il comitato tecnico-scientifico ci ha dato il via libera” così ha dichiarato. E come, chiedo io? Chi o cosa potrà garantire la sicurezza di non essere contagiati? Una mascherina (chirurgica,  FFP2, FFP3, con filtro, senza filtro e chi più ne conosce più ne consideri) e un paio di guanti? Un dispenser di gel disinfettante posto all’entrata dell’aula? Un termoscanner per la misura della febbre a distanza (per ora fantascienza nelle nostre scuole italiane!)? Se davvero questa sicurezza potrà essere garantita nelle scuole secondarie superiori, qualcuno sa spiegarmi perché “l’illustre” comitato tecnico-scientifico del MIUR non ha, né mi pare abbia intenzione di farlo a breve, dato il via libera agli esami, alle sedute di laurea o di dottorato in presenza  negli Atenei italiani? Perché è garantita la validità di questi titoli in videoconferenza e non per un diploma di maturità? Non mi si risponda, per favore, con la melliflua affermazione che è un rito di passaggio. Sarebbe un’offesa alla mia professionalità, oltre che alla mia intelligenza! Siamo lavoratori e cittadini sacrificabili? Siamo oggetto di sperimentazione? Non so davvero cosa pensare…O forse sì.  Sono pronta ad affrontare le sfide che mi si presentano quotidianamente, come tanti Italiani responsabili e savi mentalmente, ma non a rischiare la vita. Una mia storica e cara amica, nonché collega, mi definisce stacanovista ma, davanti alle precarie prospettive di sicurezza che si prospettano, se fosse toccato a me fare gli esami, sarei probabilmente rimasta con le braccia conserte. Se uscire dalla crisi economica e sociale di cui tutti si lamentano, significa essere pronti a sacrificare la vita, non ci sto. “Ci sono le bollette di luce, acqua, gas e condominio da pagare” – è mio marito che parla, prima di uscire per andare a lavoro. Va bene- penso- dopo provvedo: siamo tra i fortunati che ancora riescono a sostenere le spese mensili senza ricorrere a prestiti. Ne sono consapevole, ma lo sono anche del fatto che la vita è una. Se perdo la vita, a che mi serve il lavoro? Come diceva Saba “il meglio del vivere sta in un lavoro che piace” e io amo il mio lavoro, ma lotto,  prima di ogni altra cosa, per il diritto alla vita mio, dei miei congiunti, dei miei ragazzi e dei miei colleghi .

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