In Sardegna torna il tormentone del piano paesaggistico regionale

Anche la Giunta Solinas promette modifiche alla normativa. Sostenendo una ricettività di qualità che preservi, dice l'assessore competente, «bellezza e identità». Ma gli ambientalisti insorgono.

Come sempre ritorna. In Sardegna la gestione urbanistica del territorio è un tormentone politico ed economico che ciclicamente scatena polemiche e scuote i palazzi. Da quasi 15 anni, ormai, muove odi e passioni. La norma-guida – in linea con il codice Urbani – è infatti del 2006: il noto Piano paesaggistico regionale voluto dall’allora Giunta di centrosinistra del presidente della Regione, Renato Soru.

TRA DIETROFRONT E PROMESSE

Tra deroghe e detrattori che la considerano troppo burocratica di fatto resta lì con alcuni divieti: tra tutti quello, assoluto, della costruzione nella fascia dei 300 metri dal mare. Ma i tentativi di modifica sono continui. Niente da fare per una revisione voluta dal centrodestra di Ugo Cappellacci, poi revocata. Niente da fare anche per la legge urbanistica del centrosinistra: quasi un anno fa il testo (che prevedeva nuove cubature alberghiere) era pronto per esser discusso in Consiglio, poi, alla vigilia il dietrofront dell’assessore competente della Giunta Pigliaru, Cristiano Erriu. Troppi malumori, troppa paura del probabile fuoco amico a pochi mesi dalla fine legislatura. E così la legge restò un‘incompiuta ormai a ridosso della campagna elettorale. Da candidato Christian Solinas (Psd’Az-Lega) l’aveva promesso: metteremo mano alla disciplina. E l’ha ribadito nelle ultime settimane: presto sarà presentata la proposta.

Il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas.

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GLI SLOGAN DI SANNA: BELLO E IDENTITÀ

A smuovere le acque nella politica isolana post Ferragosto (accusata di non avere ritmi incalzanti) sono state poi le parole dell’assessore all’Urbanistica, il sardista Quirico Sanna. In un’intervista al quotidiano La Nuova Sardegna ha rimesso in marcia il dibattito con slogan e intenti quasi filosofici. Come quello di voler seguire «il bello», non importa se in riva al mare. Se è bello è bello e allora si può anche dare qualche premialità (in cubatura di cemento). Il riferimento è al modello Costa Smeralda di 60 anni fa. Poi, cita addirittura «l’identità» isolana, per questo – spiega Sanna – ci saranno gli investimenti verso l’interno (previsti campi da golf nei micro paesi). Tra gli esempi citati le strutture tipiche come la casa campidanese e lo stazzo gallurese, probabilmente da replicare. Ma il suo motto è: «Stop alle seconde case. Benvenuta la ricettività di qualità». Quindi alberghi di qualità, con eventuali ecomostri da demolire e rifare puntando sempre all’estetica.

Un hotel in Costa Smeralda.

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SOLINAS CHIEDE “PIENI POTERI” PER LA SARDEGNA

I contenuti, al momento, appaiono generici. Più definito, sembrerebbe, il metodo. Tra i punti c’è infatti la regionalizzazione della Sovrintendenza che dovrebbe far capo, nei piani dell’attuale Giunta, non a Roma ma direttamente a Cagliari. Come possa avvenire questa fagocitazione non è dato sapere. Di certo, il ruolo dell’ente negli ultimi anni è stato determinante in casi d’impatto sociale con la dirimente del Piano paesaggistico: dai tagli nella foresta del Marganai, nel Sulcis, al progetto di pozzo esplorativo per idrocarburi della Saras ad Arborea, nell’Oristanese. In sostanza Solinas e i suoi evocano «pieni poteri» sulla scia delle richieste salviniane. Si tratterebbe di creare una norma d’attuazione dell’Autonomia regionale, anche se l’ambiente e la tutela del paesaggio – come evidenziato da una precedente controversia giuridica mossa proprio dal centrodestra – è una competenza statale con il lume dell’articolo 9 della Costituzione. E lo stesso Piano è frutto di una concertazione con il Mibact.

LA LEVATA DI SCUDI DEGLI AMBIENTALISTI

È questo uno dei rilievi mossi da Italia Nostra, dalla presidente Maria Paola Morittu. A ruota poi, gli altri attacchi: dagli ambientalisti del Grig (Gruppo d’intervento giuridico), da sempre in prima linea: «Non ci spaventano certo le battaglie per la salvaguardia del territorio sardo e, in particolare, della sua parte più pregiata, le coste. C’è una sensibilità ambientale sempre più forte, trasversale, diffusa». Per il presidente Stefano Deliperi «c’è ancora chi vuol ancora dar fiato alla speculazione immobiliare, magari avendo le mani libere da controlli, lacci e lacciuoli? Troverà la risposta adeguata». Nonostante le rassicurazioni si pensa che le modifiche andranno verso la speculazione. La stessa convinzione dell’urbanista Sandro Roggio che ha collaborato alla redazione del Piano paesaggistico. Il professionista denuncia la confusione, a suo dire, dei livelli: «La tutela di un luogo si fonda su altri presupposti che sfuggono completamente agli assessori della giunta Solinas. Si confonde la materia urbanistica su cui la Sardegna ha già poteri attribuiti – e sembrano non saperlo – con la tutela dei beni culturali e quindi dei paesaggi pregiati e vincolati dal Ppr con valutazioni scientifiche».

Spiaggia Capriccioli in Costa Smeralda.

IN GALLURA PAESAGGIO FA RIMA CON EDILIZIA

Ancora una volta quindi urbanistica in Sardegna fa rima con turismo (e il sempreverde proposito di destagionalizzare) e paesaggio con edilizia. E in Gallura ancor di più. Qui c’è il compendio della Costa Smeralda, i cui quattro alberghi di lusso nel 2012 sono stati acquistati dalla Qia, la Qatar Investment Authority, il fondo sovrano della famiglia regnante del Qatar. Un passaggio di mano dal finanziere Tom Barrack per una cifra vicina a 600 milioni di euro con l’apertura di un’inchiesta giudiziaria per presunta evasione fiscale. Ebbene, da sette anni l’enclave del turismo elitario aspetta un segnale per un master plan rimasto nel cassetto (con investimento annesso) mentre nel frattempo è stato avviato a Olbia l’ospedale privato in convenzione con la Regione (da 60 milioni l’anno) ed è stata acquisita anche l’ex Meridiana (ora AirItaly) attiva in regime di continuità a tempo dopo un addio flash. A metà agosto Solinas ha disertato una cena con la famiglia reale di Doha, basterà per non assecondare i desiderata? Intanto a Roma, il governo – d’un tratto – non è più quello dello sponsor Matteo Salvini.

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