Fenomenologia semiseria del virologo e dell’infettivologo televisivo

Il pacato Pregliasco, il polemista Burioni. Ma anche la rassicurante Capua. E ancora: Gismondo, presenzialista, nonostante la macro topica iniziale, e Galli che con la sua schiettezza molti vorrebbero ministro della Salute. Carrellata degli specialisti diventati star del piccolo schermo con l'emergenza coronavirus.

È verboso, diplomatico, curiale, anche se si presenta quasi sempre in abbigliamento casual, per lo più con addosso la polo dell‘Anpas con il tricolore sul colletto.

PREGLIASCO, IL MEDICO ANTI-POLEMICA

Rilassato e sorridente, il professor Fabrizio Pregliasco è stato uno dei primi medici passati vorticosamente dall’anonimato al divismo televisivo sull’onda dell’epidemia di coronavirus. Si è conquistato spazio e credibilità grazie alla sua capacità di attenuare ogni polemica e di smussare i toni, lui che dà ragione un po’ a tutti e non si espone mai troppo.

Il Presidente dell’Anpas Fabrizio Pregliasco (Ansa).

Benché venga sempre presentato come virologo, non lo è: è invece specializzato in Igiene e Medicina preventiva e in Tossicologia, ma è soprattutto un manager, direttore sanitario dell’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, dopo aver svolto analogo incarico presso l’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, proprio quello in cui Silvio Berlusconi scontò, si fa per dire, la pena ai servizi sociali.

LO SCONTRO CON SGARBI E IL GELO SU PANZIRONI

Finora, la sua pacatezza è stata scalfita solo dall’assalto verbale di Vittorio Sgarbi durante una puntata di Non è l’arena: «Chi cazzo è Pregliasco? Raccontano tutti balle, sono tutti capre!». Pregliasco ha ribattuto che Sgarbi stava dicendo «sciocchezze» e poi anche «stupidate», e si è capito che aveva perso le staffe solo quando ha protestato ad alta voce: «Incredibile! Lei è un irresponsabile e non dovrebbero farla parlare».

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Non si è scomposto granché nemmeno quando Massimo Giletti l’ha messo a confronto con Adriano Panzironi sul tema della vitamina C, che secondo il guru dell’alimentazione ci proteggerebbe dal virus. «Diciamo che è un coadiuvante del sistema immunitario», ha ribattuto Pregliasco con la sua aria sacerdotale.

coronavirus burioni
Il virologo Roberto Burioni. (Ansa)

BURIONI E L’ATTRAZIONE PER IL RIFLETTORE

Niente a che vedere con la vis polemica di un altro medico, lui sì virologo a pieno titolo, il marchigiano Roberto Burioni, già molto attivo contro le campagne No-Vax sia sui social sia con il sito Medical Facts, prima di assurgere a ospite esclusivo di Fabio Fazio a Che tempo che fa. Docente dell’Università San Raffaele di Milano, Burioni è uno che non le manda a dire e sembra trovarsi perfettamente a suo agio davanti le telecamere.

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GISMONDO, IN TIVÙ NONOSTANTE L’ERRORE INIZIALE

Schierato (quasi) fin da subito su posizioni di allarme davanti all’espandersi del Covid-19, ha definito la collega «quella signora del Sacco», Maria Rita Gismondo che aveva improvvidamente minimizzato la gravità dell’epidemia, attestandosi sulla teoria «poco più grave dell’influenza».

Anna Rita Gismondo del Sacco di Milano (Ansa).

La stessa Gismondo, a dispetto di questa macro topica, viene comunque continuamente invitata in tivù, forse perché i talk show hanno disperatamente bisogno di uno specialista da intervistare e quindi va bene chiunque, purché sia fornito di quel poco o tanto di narcisismo che la platea televisiva solletica.

CAPUA, RASSICURANTE ELEGANZA

Decisamente disinvolta anche la virologa Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence in Florida, già assurta alle cronache nel 2006 per aver condiviso la sequenza genetica del primo ceppo africano di influenza H5N1 in GenBank (database open access) e non in un database ad accesso limitato, avviando così un dibattito internazionale sulla trasparenza dei dati, iniziativa che ha cambiato i meccanismi alla base dei piani prepandemici.

Ilaria Capua direttrice dell’One Health Center of Excellence in Florida (Ansa).

Bella, fascinosa, elegante, rassicurante, la Capua non fa sparate, ragiona insieme al conduttore e al pubblico, ammette, con sofisticati giri di parole, che non si sa, che sarebbe interessante sapere, capire, ricercare, che forse sì, ma forse anche no, ci vuole tempo, ma è tutto molto interessante.

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GALLI, IL MINISTRO DELLA SALUTE IDEALE

Il cast dei virologi comprende anche, ovviamente, il responsabile di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, professor Massimo Galli, ormai osannato da tutti coloro che ne apprezzano la schiettezza e già indicato da qualcuno come ideale ministro della Salute.

Galli: «La ricerca del vaccino non sia una corsa al guadagno»
Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano

Impagabile la sua espressione quando risponde alle domande facendo capire con lo sguardo «sto dicendo quello che posso e devo dire, ma ci sarebbe tanto di più da aggiungere…», però poi non resiste e a ogni intervista trova il modo di levarsi qualche sassolino dalle scarpe, come quando ha levato la sua invettiva sui disastrosi tagli alla formazione dei medici e alla ricerca, o come quando ha elegantemente definito «sciocchezzaio» la proposta iniziale di Boris Johnson di promuovere l’immunità di gregge in Gran Bretagna.

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Galli insiste da tempo sulla la necessità di garantire assistenza domiciliare coinvolgendo i medici di base, sia per fare da filtro ai ricoveri sia per dare effettiva vicinanza alle persone malate a casa. Qualcuno lo ha finalmente ascoltato, se Regione Lombardia ha deciso ora di seguire proprio questa strategia. Per lui la sfida numero uno è tenere l’area metropolitana milanese al riparo dall’ondata di contagi, evitando quella che definisce «la battaglia di Milano». E fino a questo momento, pare che ci sia riuscito.

E DOPO IL FATIDICO PICCO?

Chissà se dopo il fatidico “picco”, che tutti attendiamo con ansia, insieme alla curva dei contagi si abbasserà anche quella delle presenze dei medici in tivù a tutte le ore del giorno. Non prima, immaginiamo, che ciascuno di loro abbia potuto dichiarare a una telecamera «Vedete? È proprio come avevo previsto io». Ma a quel punto, noi saremo fuori, finalmente liberi per strada, e col televisore spento.

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