Voci dal Serraglio: Giovanni Catapano rubrica a cura di Olga Chieffi

 

 “Quando Alfonso Menna ci graziò”

Il giovane linotipista partecipò al grande furto nelle cucine dell’Orfanotrofio Umberto . ben cinque bidoni da cinque litri ripieni di soppressate sott’olio

  Ricordare è sempre un momento triste e al contempo esilarante in funzione degli avvenimenti accaduti, e mentre il cuore corre a quei tempi estremi di giovinezza e, comunque, di spensieratezza, la mente rivive gli episodi, il sorriso compare insieme a qualche lacrima. Correva il 1967, l’anno in cui entrai all’Orfanotrofio Umberto I, ove trascorsi ben sei anni equamente divisi tra Arti Grafiche, dove imparai l’uso della Linotype, in cui partecipai ad una delle più importanti marachelle del mio corso di studi. Una squadretta composta dai ragazzini più monelli e svegli, tra cui io, compì una importante spedizione punitiva in cucina. Sapevamo che il Presidente Alfonso Menna in persona, faceva arrivare per noi, cibo e generi di conforto, che non venivano quasi mai distribuiti dagli addetti alle dispense. Così sottraemmo ben cinque bidoni di alluminio, da cinque litri, quelli che si usavano per conservare il latte, per intenderci, ripieni di succulente soppressate sotto olio, pezzi di cioccolata e bustine di liquore e le andammo a nascondere tra i ruderi del castello di Arechi. Era certamente  un’azione che non avremmo mai dovuto compiere, ma l’incoscienza della fanciullezza e la fame a volte ci faceva agire in modo non corretto. Ma la grandezza di un grande uomo, un papà e un nonno per tutti noi, il grande presidente Alfonso Menna, venuto a conoscenza della nostra marachella,  alla fine si arrabbiò di brutto nei confronti degli addetti alle dispense, tra le furiose proteste degli inservienti, quando vide che quel ben di Dio non era stato mai distribuito ai piccoli ospiti. Da allora, ogni sera nel refettorio, venne distribuito una parte del bottino per la felicità di tutti i ragazzi. 

Giovanni Catapano

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