Cosa dice la memoria di Matteo Salvini sul caso Open Arms

L'ex ministro dell'Interno ha presentato una memoria difensiva alla Giunta per le immunità. Nei documenti evidenzia come l'indicazione del porto sicuro spettasse a Madrid o Malta: «Italia non aveva alcun obbligo».

Matteo Salvini ha presentato la sua memoria difensiva alla Giunta per le Immunità che dovrà esprimersi sull’autorizzazione a procedere per il caso Open Arms. L’indicazione del Pos, porto sicuro, spettava alla Spagna o a Malta (e non certo all’Italia), ha spiegato l’ex ministro dell’Interno. Il comandante della nave ha deliberatamente rifiutato il Pos indicato successivamente da Madrid, perdendo tempo prezioso al solo scopo di far sbarcare gli immigrati in Sicilia come già aveva fatto nel marzo 2018 ricavandone un processo per violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

SALVINI: «L’ITALIA NON AVEVA ALCUN OBBLIGO»

«L’Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms» avvenuti «al di fuori di aree di sua pertinenza», si legge ancora nel documento del leader della Lega. Lo dimostra lo scambio di corrispondenza tra La Valletta e Madrid nei primi giorni dell’agosto 2019. «È sicuramente lo Stato di bandiera della nave che ha provveduto al salvataggio», è l’osservazione di Salvini, «che deve indicare il Pos nei casi di operazioni effettuate in autonomia da navi Ong».

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I migranti a bordo della Alan Kurdi sono sbarcati a Taranto

Le 88 persone salvate nei giorni scorsi verranno in parte ricollocate: 60 saranno divisi tra Francia e Germania, cinque andranno in Portogallo e due in Irlanda.

La Alan Kurdi è arrivata al porto di Taranto. L’imbarcazione è attraccata ha dato il via alle operazioni di sbarco degli 88 migranti tratti in salvo nei giorni scorsi.

In porto il mare è grosso e c’è molto vento. A quanto si apprende a bordo ci sono nove minori non accompagnati. Alle operazioni di soccorso, coordinate dalla prefettura di Taranto, partecipano Comune, Asl, forze di polizia, Marina militare, Autorità marittima e portuale, Guardia Costiera, 118, Croce Rossa Italiana e volontari.

Secondo quanto reso noto dal Viminale riguardo alla procedura di ricollocazione dei migranti presenti sulla nave, Germania e Francia ne accoglieranno 60, il Portogallo cinque e l’Irlanda due. Ne resteranno in Italia 21. Questo è il secondo sbarco al porto di Taranto dopo quello del 16 ottobre quando a bordo della Ocean Viking arrivarono 176 migranti.

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I migranti della Ocean Viking sono sbarcati a Pozzallo

I 104 naufraghi salvati da Sos Mediterranee, tra i quali 4 minorenni, verranno trasferiti in Francia e Germania.

La Ocean Viking ha attraccato a Pozzallo, dove ha avviato lo sbarco dei 104 migranti a bordo. Lo ha reso noto Sos Mediterranee in un tweet. «Ocean Viking ha attraccato al porto di Pozzallo, Italia», ha scritto, «Dopo più di 12 giorni di incertezza in mare, 104 sopravvissuti possono finalmente sbarcare in un luogo sicuro».

Dopo undici giorni in mare è arrivato l’attracco dei migranti soccorsi davanti alle coste libiche, nel porto di Pozzallo, assegnato dal Viminale. La soluzione si è sbloccata dopo che Francia e Germania hanno accettato di accogliere 70 dei salvati.

I migranti scesi, terminati i controlli sanitari, sono stati poi trasferiti nell’hot spot di Pozzallo. Tra i migranti approdati, 41 sono minori e 14 hanno meno di 15 anni. La procedura di ricollocazione dei migranti avverrà quanto prima e «in base al pre-accordo raggiunto nel corso del vertice di Malta».

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Il governo è alle prese con un nuovo caso Ocean Viking

Da 11 giorni la nave di Sos mediterranee e Medici senza frontiere è ferma tra Linosa e Malta con 104 migranti a bordo. E anche l'Alan Kurdi chiede un porto di sbarco. La situazione.

La Ocean Viking è in mare da oltre 10 giorni – in acque internazionali tra Linosa e Malta – con 104 migranti salvati ad una cinquantina di miglia dalla Libia. La Alan Kurdi ne ha 90 a bordo soccorsi sabato 26. Entrambe le navi hanno chiesto il ‘place of safety’ all’Italia, ma dal Viminale non c’è stata risposta. La Commissione europea è pronta ad intervenire ma per ora non ha ricevuto da Roma la richiesta di occuparsi di trovare Paesi disposti ad accogliere una quota delle persone soccorse.

FRANCESCHINI E DELRIO CHIEDONO LO SBARCO

Nel governo la prima voce a spingere sullo sbarco è stato il ministro Dario Franceschini: «Non ho fatto tweet ma il presidente del Consiglio e il ministro degli Interni con cui ho parlato più volte anche nelle ultime ore, sanno che per il Pd non è tollerabile tenere un minuto di più persone in mare». A ruora è arrivato anche il commento del capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio: «Le persone a bordo dell’Ocean Viking devono sbarcare. Siamo convinti che il governo presto metterà la parola fine a questa condizione che non è accettabile».

L’APPELLO DELLE ONG: «DATECI UN PORTO»

Sos mediterranee e Medici senza frontiere, le ong che gestiscono la Ocean Viking, inatanto hanno continuato a sollecitare la conclusione della «prolungata e inutile permanenza in mare» della nave, che ospita anche 41 minori e due donne incinte. «È inaccettabile», ha detto il 28 ottobre il capomissione di Msf Michael Fark, «che da dieci giorni queste persone già vulnerabili siano bloccate in mare e vivano nell’incertezza di non sapere cosa sarà di loro. I leader europei siano all’altezza dei propri principi e consentano ai naufraghi di sbarcare». Analoga richiesta è arrivata dalla Alan Kurdi della tedesca Sea Eye, dopo una notte pesante a bordo. «Siamo stati investiti da una tempesta, la nave non è grande, abbiamo urgentemente bisogno di un porto sicuro», ha denunciato la ong. Il 27 una donna incinta al quarto mese è stata evacuata da una motovedetta della Guardia costiera italiana.

L’APPELLO DI DEM E ISTITUZIONI UE

Una portavoce della Commissione europea ha fatto sapere che «allo stato attuale non siamo attivamente coinvolti in relazione» alle navi umanitarie, «ma, come sempre, siamo pronti a provvedere sostegno qualora fosse richiesto». Il presidente del parlamento europeo, David Sassoli, ha citato il Talmud: «”chi salva una vita, salva l’umanità’. Penso che le nostre culture e la cultura europea si basino su questo principio, e questo vale anche per tutte le persone in difficoltà ora nel Mediterraneo». Il deputato del Pd Filippo Sensi ha spinto per lo sbarco. «Ora», ha scritto in un tweet, «il Pos, subito. No, non quello della manovra di bilancio. L’altro. Quello di un centinaio di disperati prigionieri del mare, della violenza e dell’indifferenza». Sulla stessa linea Riccardo Magi, deputato radicale di +Europa. «Il ministro Lamorgese», ha chiesto, «assegni subito un porto di sbarco ai 104 migranti soccorsi dalla Ocean Viking oramai 10 giorni fa; le crisi in mare del governo gialloverde sono durate in media 9 giorni, mi auguro che il nuovo Governo non voglia, nel silenzio generale, connotarsi per una ancora maggiore disumanità».

ULTIMO SCAMBIO AL VIMINALE IL 25 OTTOBRE

Lamorgese venerdì 25 aveva ricevuto al Viminale le ong impegnate nei salvataggi in mare, anche i rappresentanti di Sos Mediterranee, Msf e Sea Eye. Nell’incontro, definito «un primo passo per l’avvio di una interlocuzione diretta tra le parti«, il ministro ha sottolineato l’esigenza di coniugare umanità e legalità e la necessità che le operazioni di salvataggio avvengano nel rispetto delle regole. Sul tavolo anche il ritorno del Codice di condotta per le ong adottato con l’allora ministro Minniti. Ma una soluzione condivisa per i migranti soccorsi ancora non si vede.

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