Consegnati i riconoscimenti del Ravello Lab

di Giuseppe Ianni

Ravello Lab riparte con una XVI edizione ricca di personalità della cultura che per tre giorni si sono confrontate su tematiche che concorrono all’ampio dibattito che si sta improntando intorno ai Beni Culturali. I colloqui internazionali si sono svolti a Ravello, con inizio giovedì 14 ottobre e si sono protratti per tre giorni fino a sabato 16. Ad organizzare questa XVI edizione, come nella tradizione, il Centro Europeo per i Beni Culturali di Ravello, unitamente a Federcultura e da quest’anno anche il Formez. Nella prima giornata di apertura nell’Auditorium Oscar Niemejer, saluti istituzionali con il sindaco di Ravello, Domenico Falconio presidente della Fondazione Ravello; Alfonso Andria, presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali; Andrea Cancellato, presidente di Federculture ed Alberto Bonisoli, presidente della Formez. A seguire, tavola rotonda sul tema ”Le città e i territori protagonisti della cultura” con gli interventi di: Stefano Baia Curioni, presidente giuria Capitali della cultura; Maria Limardo, sindaco di Vibo Valentia capitale del libro; Giovanni Macrì, sindaco di Tropea Borgo dei Borghi; Agostino Riitano, candidatura di Procida capitale della cultura e a concludere Giampaolo D’Andrea, consigliere del Ministero della Cultura. In chiusura Premio Nazionale “Patrimoni Viventi” i cui riconoscimenti sono stati assegnati a: Corrado Bonfanti, sindaco di Noto; Laura Caravaglia, Casa della Poesia di Como; Pino Veneruso, navigatore solitario ed Antonio D’Acunto, ceramista vietrese. La seconda giornata di lavori ha visto sviluppare due tematiche che viaggiano in parallelo; nell’Auditorium Niemejer si è tenuta la prima sessione di lavori, ossia il primo Panel, “Paesaggio Culturale ed Aree interne-Pianificazione strategica e progettazione integrata nel tempo della ripartenza”, coordinata al tavolo dei lavori da Fabio Pollice, magnifico rettore dell’Università di Salerno. In contemporanea nell’auditorium di Villa Rufolo, la sessione parallela dei lavori diretta da Pierpaolo Forte, rettore dell’Università del Sannio, sulla tematica “L’impresa Socio-Culturale”. Interessanti tutte le argomentazioni dei relatori che hanno apportato un vasto contributo di testimonianze e di idee provenienti dai rispettivi settori culturali. In questo settore ci si è avvalso delle relazioni dei tanti funzionari di enti pubblici che hanno illustrato un’ampia panoramica delle strutture attuali con le loro divergenze ma anche la volontà, sempre più accentuata, di diffondere l’impresa culturale con nuovi organigrammi, fra discipline del patrimonio culturale e del paesaggio che facciano partenariato d’insieme con progetti che tengano conto delle reali comunità territoriali. Tematica questa diversamente svolta nel primo Panel di lavori, dove si è discusso di come fare del paesaggio culturale un motore di sviluppo nelle aree interne con una progettazione integrata, che metta la cultura al centro, con un progetto di sviluppo in cui il protagonista reale deve essere la comunità territoriale che si trasforma in comunità patrimoniale in ossequio a quanto previsto dalla Convenzione di Faro. Come sostiene Fabio Pollice – L’aspetto più importante è che si tenga conto in questi progetti territoriali futuri che queste comunità delle aree interne si debbano riappropriare della propria cultura e la pongano al centro del loro progetto di sviluppo. A conclusione delle tre giornate di studio si è relazionato attraverso la tavola rotonda finale alla quale hanno preso parte i responsabili dei tavoli di coordinamento che hanno sommato e sintetizzato i risultati; anche in questa edizione questi ultimi sono stati sorprendenti per i tanti suggerimenti ottenuti ed un approccio più responsabile per formulare progetti territoriali più avveduti, nel rispetto delle culture delle aree interne. Anche in questa edizione le linee programmatiche che sono uscite dai lavori verranno presentate a Roma con l’ambizione di contribuire a definire una nuova agenda politica a diversi livelli istituzionali, chiamati a sviluppare innovative politiche centrate sulla cultura. Nei saluti istituzionali a chiusura dei lavori, con soddisfazione, Alfonso Andria, presidente del Centro Europeo di Ravello ricorda ai presenti che anche quest’anno e per il sesto anno consecutivo Ravello Lab è stato insignito con medaglia d’oro dal presidente della Repubblica

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La fine di Forza Italia tra gelosie, tradimenti e voto disgiunto

Le ultime elezioni al Comune di Salerno hanno certificato quanto gli osservatori avevano ampiamente anticipato. La scomparsa di Forza Italia, incapace a Salerno, Battipaglia ed Eboli di organizzare liste competitive e presentare candidati credibili, salvo poche eccezioni. A Salerno tra gelosie e tradimenti, si è consumata l’era degli azzurri. Forza Italia ha sulla coscienza la mancata candidatura di Michele Tedesco, l’andata via nel campo avversario dell’Udc sotto le spoglie dei Moderati, di non aver sostenuto appieno Michele Sarno, tra candidati improbabili e voto disgiunto. La fine inizia da lontano, la guerra all’interno del partito, già dilaniato dai voti sempre più pochi, con il flop alle regionali ha fatto il resto. La candidatura inutile di Caldoro, la guerra ai Cesaro, la battaglia tra la Carfagna e i suoi pochi uomini e l’altra ala del partito, hanno scavato la fossa a Forza Italia. A Salerno ancora peggio: l’andata via di Aniello Salzano, il controcanto delle inutili decisioni dei vertici del partito, è stato un altro segnale di impoverimento. Zitarosa aveva lasciato da tempo, Ciro Russomando ha preferito non ricandidarsi. La fuga è stata inarrestabile, senza che nessuno intervenisse e si sganciasse dalla misera politica di De Siano che dovrebbe avere il coraggio di ritirarsi a vita privata. Neanche un sussulto d’orgoglio. E così mentre a Salerno si respirava aria di ribaltone, gli unici a non capirlo sono stati quelli di Forza Italia. Per come stavano messi dovevano andare in processione da Michele Tedesco. Oppure, se la scelta per motivi di alleanze doveva andare su Michele Sarno, dovevano uscire dal limbo in cui si erano confinati. Invece niente, solo la spartizione di inutili poltrone che a nulla servono. Marzia Ferraioli è stata completamente assente, della Carfagna e dei suoi rappresentanti nessun guizzo, anzi in molti sostengono che gli azzurri che si riconoscono nel Ministro, hanno disertato la campagna elettorale e si sono girati dall’altra parte, sistemandosi sulla riva del fiume in attesa del passaggio dei cadaveri dei loro avversari. Salvo in alcuni casi, si dice, dell’applicazione del voto disgiunto. Per Celano si profila un invecchiamento sui banchi di Palazzo di città. Poi c’è il caso Amatruda che per mesi ha parlato con tutti, da Tedesco a De Simone, da Salzano alla Barone, cercando un ruolo di mediatore che nessuno gli ha riconosciuto. Salvo poi tentare il ritorno in Forza Italia con un suo candidato, mentre l’altro suo amico ormai aveva già firmato con una lista della Barone. Fino a sabato quando è stato immortalato alla festa di Napoli. (continua) t*

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