Il senso dei 5 stelle per le poltrone e la lobby del Prosecco

Il M5s non molla la partita delle Partecipate. In Terna punta su Donnarumma ora in Acea mentre per Enav insiste su Simioni, attuale presidente di Atac. Trevigiano di Valdobbiadene, il manager è sostenuto da due conterranei: il suo traghettatore nella Capitale Colomban, ex assessore al Bilancio, e il sottosegretario Fraccaro.

Ci sono voluti quasi due anni di governo, prima gialloverde poi giallorosso, ma alla fine hanno imparato anche loro, i cosiddetti “cittadini portavoce”, a rinchiudersi davanti a un caminetto – rigorosamente a distanza di sicurezza, se non addirittura in conference call per paura del virus – e a inciuciare un po’ su chi nominare qui e lì. D’altronde, per il partito di maggioranza relativa nominare è un dovere.

LE MIRE DEL M5S SU ENAV E TERNA

E allora, di fronte a un Pd che vorrebbe confermare tutti gli amministratori delegati delle partecipate pubbliche in scadenza (Eni, Enel, Leonardo, Terna, Poste ed Enav) che in questa fase emergenziale sono di grande supporto al governo, il Movimento 5 stelle invece non ci pensa proprio. Vogliono la loro parte in piena regola lottizzatoria. E sapendo di non avere nomi adeguati per i colossi pubblici della Borsa italiana ripiegano su Enav, la società che gestisce il traffico aereo civile. E su Terna, quella che ha in carico la trasmissione elettrica nazionale. Per quest’ultima in corsa c’è Stefano Donnarumma, amministratore della utility romana Acea, che ha saputo risanare e rilanciare. Ha fatto un tale buon lavoro che le perplessità per una sua promozione vengono soprattutto dall’area romana del M5s, in particolare dalla sindaca Virginia Raggi che, a un anno dalle elezioni, si troverebbe a cercare un ad pro-tempore e a sacrificare l’unica storia di successo della sua amministrazione.

I GRILLINI SOSTENGONO SIMIONI, IL MEF STORCE IL NASO

Riflettori puntati, dunque, su Enav, dove ci si aspetterebbe che si pescasse uno fuori dal giro, come si addice al miglior spirito grillino. E invece ecco, come già riportato dalle cronache, che salta fuori fortemente supportato dal sottosegretario Riccardo Fraccaro, il nome di Paolo Simioni, l’attuale presidente di Atac, appena costretto a mettere in cassa integrazione 4000 dipendenti e a chiedere ai suoi dirigenti di tagliarsi un giorno di retribuzione, e 200 milioni di euro in più pena il crac definitivo. L’indicazione di Simioni ha però fatto storcere il naso all’azionista Mef: perché la poltrona dell’uscente Roberta Neri, che pure ha dimostrato notevoli capacità di management e che il 12 marzo ha annunciato per il 2019 un utile netto in crescita del 3,4%, dovrebbe essere dato a uno il cui track record manageriale certo non brilla?

DALLA AERTRE AD ATAC

Quando, dal 2000 al 2002, si trovò a gestire la veneziana Save Engineering, controllata del Gruppo Save (la società che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso) Simioni dimezzò in un colpo solo il conto economico. Passato poi alla guida dell’intero gruppo e dell’aeroporto di Treviso, la prova non fu migliore. Dal 2007 al 2016 Save ha accumulato 238 milioni di debiti, mentre nel 2014 la Aertre, la società che gestisce l’aeroporto Canova di Treviso, dopo 7 anni di cura Simioni, si è ritrovata con i conti in rosso e con quasi 18 milioni di indebitamento netto. Numeri che non hanno certo dissuaso l’amministrazione di Roma Capitale guidata da Virginia Raggi e il Movimento 5 stelle tutto ad affidargli una delle municipalizzate più discusse e in crisi come l’azienda dei trasporti. Quella che per riaprire la stazione della Metro A di Repubblica ci ha messo solo 246 giorni dopo l’incidente occorso ai tifosi del CSKA Mosca crollati rovinosamente sotto le scale mobili.

INTRODOTTO NELLA CAPITALE DA COLOMBAN

Ma sul nome del manager i grillini non deflettono. Anzi. Catapultato nell’ambiente della Capitale da Massimo Colomban, l’industriale che per un annetto è stato nel pantheon dal Movimento 5 stelle tanto da ricoprire il ruolo di assessore al Bilancio della Capitale, a spingere Simioni anche la comune origine trevigiana dei protagonisti: Fraccaro è di Montebelluna, Simioni di Valdobbiadene, la patria del Prosecco. Colomban, il suo traghettatore nei palazzi romani, è di Santa Lucia di Piave.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Senza Salone del mobile Fiera Milano tira la cinghia

L'attività frena e a quanto risulta a Lettera43.it a breve verrà proposta ai dipendenti la cassa integrazione a rotazione. Ma non si ferma l'iter delle nomine. Decisa la riconferma dell'ad Curci.

«Saremo tutti, dai dipendenti ai dirigenti, chiamati a fare dei sacrifici». La lettera inviata ai dipendenti di Fiera Milano la scorsa settimana, dopo l’annuncio dell’annullamento del Salone del Mobile, ha allertato un po’ tutto l’organigramma dell’ente fieristico controllato dalla Fondazione e quindi anche da Regione Lombardia.

Del resto dopo l’annuncio di venerdì 27 marzo il titolo di Fiera è sceso a 2,5 euro in Borsa.

E a quanto risulta a Lettera43.it nel giro di pochi giorni l’azienda a controllo pubblico inizierà a proporre la cassa integrazione a rotazione.

L’ITER DELLE NOMINE PROCEDE

Ma se i tagli iniziano già a farsi sentire e l’attività frena, quello che non si ferma è l’iter per le nomine. Il consiglio di amministrazione è in scadenza. Ma al contrario delle altre partecipate pubbliche l’assemblea del 20 aprile non è stata rinviata. L’ultimo Dpcm del governo Conte ha infatti dato la possibilità di spostare a luglio gran parte delle assemblee. Fiera ha deciso di non farlo.

DECISA LA RICONFERMA DELL’AD CURCI

Giovedì 26 marzo sono state presentate le liste e tutto prosegue senza contraccolpi. Decisa la riconferma dell’ad Fabrizio Curci, anche se da qualche mese l’Orac, il comitato di vigilanza di Regione Lombardia presieduto da Giovanni Canzio, ex presidente della Corte di appello di Milano, ha avviato approfondimenti sul suo stipendio che, come già riportato da Lettera43.it in un articolo del 17 febbraio, tra compenso di funzione, Mbo, e incentivazione azionaria, supera gli 1,7 milioni annui. Una cifra considerevole per un ente fieristico, ben superiore anche a quella di altri Ceo lombardi di società controllate da enti pubblici. Ma per ora non si va oltre.

L’ADDIO DI CAPRIO E CORBARI

Enrico Pazzali, nominato lo scorso anno alla presidenza della Fondazione, vuole dare continuità al mandato. E per di più la Lega di Matteo Salvini sta subendo nomine di area vicina al Partito democratico. Il Carroccio non riesce a farsi sentire nell’accordo tra il governatore Attilio Fontana e il sindaco Beppe Sala. Quindi il consiglio di amministrazione rimarrà di fatto inalterato. Le uniche novità sono l’addio del presidente Lorenzo Caprio e del consigliere Giampiero Corbari. La presidenza è stata affidata al direttore finanziario di Fondazione Antonio Caorsi. Tra le new entry Anna Gatti, bocconiana, già consigliere di Raiway, molto gradita a Sala.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Il virus non ferma le nomine: Eni e Leonardo i casi più controversi

CORRIDOI. Nella società del Cane a sei zampe, continua l'ostracismo M5s verso Descalzi. L'alternativa potrebbe essere Cao, ma il barometro pende ancora per la riconferma dell'attuale Ceo. Mentre in ex Finmeccanica la poltrona di Profumo è insidiata da Caio, presidente Saipem.

Tutto congelato, ma non troppo. Il governo, tutto concentrato sulle modalità con cui affrontare l’emergenza virus, un occhio all’Europa l’altro ai delicati equilibri interni, non ha accantonato il capitolo nomine pubbliche, ovvero i vertici delle più importanti società partecipate, le cui assemblee erano state rinviate di 45 giorni per l’insorgere della pandemia.

E dalla riconferma in toto degli amministratori uscenti, si è invece passati a una scelta più selettiva.

I lavori sono in corso, quindi niente è stato deciso, ma l’atteggiamento delle ultime ore racconta dell’intenzione di cambiare tutti i presidenti, e lasciare al loro posto i capi azienda. Con due eccezioni che destano ancora incertezza: Leonardo e Eni.

IN LEONARDO LA POLTRONA DI PROFUMO INSIDIATA DA CAIO

È sulla società ex Finmeccanica, ora guidata da Alessandro Profumo, che all’interno dell’esecutivo serpeggiano le maggiori divisioni. A insidiarne la poltrona un altro McKinsey boy, scuola cui Profumo appartiene, ovvero Francesco Caio, attualmente presidente di Saipem. Caio, che ha guidato le Poste ai tempi del governo Renzi entrando ben presto in rotta di collisione con l’ex premier, si sta spendendo molto per sostituire il suo collega e amico. Profumo sconterebbe anche un rapporto non proprio cordiale con uno dei principali partner di Leonardo, il gruppo americano Lockheed Martin, e in particolare con il suo nuovo presidente e Ceo James Taiclet. Gli americani, da tempo in forte tensione con gli italiani per via del discusso programma di acquisto dei caccia F35, avrebbero discretamente fatto capire al governo italiano che un cambio al vertice sarebbe gradito.

ENI, CONTINUA L’OSTRACISMO M5S VERSO DESCALZI

L’altro caso oggetto di discussione interna è Eni, dove da sempre i 5 stelle hanno mostrato forte ostracismo verso l’attuale ad Claudio Descalzi. Il cacciatore di teste, ovvero la foglia di fico attraverso cui formalmente il nome o i nomi devono transitare, avrebbe indicato al Mef un’unica alternativa possibile, quella di Stefano Cao, attuale ad di Saipem e per molti anni direttore generale della divisione Exploration and Production del cane a sei zampe (a succedergli in quell’incarico nel 2008 fu proprio Descalzi). Ma, a tutt’oggi, il barometro pende ancora per una riconferma dell’attuale ad. Infine, altro dossier sul tavolo dell’esecutivo, quello di Alitalia. Per la compagnia aerea nazionalizzata serve un capoazienda. Così che è stato preliminarmente dato a un altro cacciatore di teste, la società Key2People, l’incarico di redigere una prima lista.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Per la guida di Mps spunta un altro candidato: Andrea Rovellini

Nelle ultime fasi del braccio di ferro tra Mef e partiti, M5s in testa, si era trovata una via d'uscita: il Tesoro rinunciava a sostenere Minali e Di Maio Selvetti. Così l'attuale Cfo del Monte Paschi avrebbe avuto la strada spianata. L'emergenza coronavirus ha però congelato ogni decisione. E ora non resta che aspettare.

Se alla fine non si fosse deciso di sospendere ogni trattativa e rimandare il deposito delle liste, così come il rinvio delle assemblee degli azionisti, oggi il Monte dei Paschi di Siena avrebbe in Andrea Rovellini il suo nuovo amministratore delegato.

Nelle ultime concitate fasi del braccio di ferro tra Tesoro e partiti, movimento 5 stelle in testa, si era infatti trovata una via d’uscita: il Mef rinunciava alla candidatura di Alberto Minali, manager di comprovate capacità nel mondo assicurativo (già direttore generale di Generali e ad di Cattolica), così come Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro avrebbero ritirato il loro candidato, l’ex Creval Mauro Selvetti. E Rovellini sarebbe stato il classico terzo che godeva tra i due litiganti. Ma poi la cosa ha preso un’altra piega, e per ora non ci sono né vinti né vincitori.

LA CARRIERA DI ROVELLINI DA BPM A MPS

Ma chi è Andrea Rovellini? Entrato in Mps nel gennaio 2013, a maggio 2019 è stato nominato vicedirettore generale vicario. Nel frattempo è stato responsabile della Direzione Chief Risk Officer e quindi Cfo. Laureato in Economia e Commercio a Parma, dopo alcune significative esperienze nel Gruppo Barilla in ambito controllo di gestione, amministrazione e internal auditing, dal 1990 è passato al settore bancario in Banca Popolare di Milano, dove ha rivestito ruoli di responsabilità crescente in ambito controllo di gestione e risk management sino a divenire responsabile della Direzione Pianificazione, Controllo e Risk Management. Dal 2009 al 2012 è stato condirettore generale di Profamily Spa, start-up di Bpm nel settore dei prestiti alle famiglie, con responsabilità della parte amministrativa, It, operation e risorse umane. E sempre in Bpm è stato anche membro dei Comitati di Gestione, Commerciale, Liquidità, Alm, Politiche Creditizie e Controllo Costi e del Consiglio di amministrazione di Anima Sgr.

ATTESA PER L’EMERGENZA CORONAVIRUS

Ora sia a Rovellini che a Selvetti e Minali – gli altri nomi circolati, da Fabio Innocenzi a Gianni Franco Papa passando per Marina Natale non sono mai stati davvero in gara – non resta che attendere che la curva dell’emergenza coronavirus cominci a scendere e si tornino a prendere decisioni.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Le trame di Di Battista per affondare Descalzi in Eni

Ci sarebbe l'ex parlamentare-reporter dietro l'interrogazione presentata da cinque grillini contro la riconferma del manager. E sempre a lui farebbero riferimento i circa 20 eletti pronti a passare col centrodestra. Che stanno logorando sia Conte sia il Movimento stesso.

C’è Alessandro Di Battista dietro i parlamentari pentastellati (Giovanni Vianello, Raphael Raduzzi, Paolo Ficara, Luciano Cillis e Luca Sut) che attraverso un’interrogazione rivolta a Giuseppe Conte e alcuni ministri hanno chiesto lumi sull’eventuale riconferma per il terzo mandato di Claudio Descalzi al vertice dell’Eni, giudicandola una sciagura peggio del coronavirus.

LA PATTUGLIA DEI GRILLINI “RESPONSABILI”

Ne sono convinti quei dirigenti dei 5 stelle che hanno visto con raccapriccio l’imboscata preparata a Nicola Grimaldi, candidato (vicino a Luigi Di Maio) a succedere a Carla Ruocco alla presidenza della commissione Finanze della Camera. Grimaldi, infatti, è stato battuto da Raffaele Trano, eletto con i voti del centrodestra grazie al lavoro di cecchinaggio di alcuni franchi tiratori. Chi sono? A quanto pare appartengono alla squadra dei grillini cosiddetti “responsabili”, una ventina di parlamentari (tra Camera e Senato) che sarebbero pronti a passare armi e bagagli con il centrodestra. E che stanno logorando sia Conte sia il movimento. Orchestrati appunto da Di Battista.

LEGGI ANCHE: Mps, i grillini divisi fanno muro su Selvetti

Lo stesso che di ritorno dall’Iran, un Paese dove l’epidemia di coronavirus è fortissima, se ne è andato in Serbia nell’affollatissimo stadio di Belgrado per vedere una partita di calcio. E lo stesso che su Facebook, non più tardi del 26 febbraio, ha elencato una serie di emergenze che non suscitano lo stesso allarme del Covid-19, eppure non sono meno gravi. Per esempio, ha scritto Dibba, «ogni anno nel mondo circa 1.000 persone vengono folgorate dai fulmini. Dal 2002 a oggi i fulmini hanno ucciso 18 mila persone. Presto da Lidl venderanno parafulmini portatili… va fermata questa strage!». Così, giusto per capire il tipo.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it