Usa 2020, il New York Times sostiene Warren e Klobuchar

Il quotidiano appoggia le candidature democratiche della due senatrici. Dure le critiche a Biden e Bloomberg.

Il New York Times ha scelto i suoi candidati democratici. O meglio, le sue candidate. Dopo aver condotto interviste con tutti gli aspiranti alla Casa Bianca in vista delle elezioni Usa 2020, il board editoriale del quotidiano ha deciso di appoggiare per la nomination democratica due donne, Elizabeth Warren e Amy Klobuchar. «Sono le migliori scelte per i democratici», afferma il quotidiano.

LE CRITICHE DEL QUOTIDIANO A BIDEN E BLOOMBERG

Warren «parla in modo elegante di come il sistema economico è corrotto», è impegnata a «riformare profondamente il governo e l’economia» e i suoi piani «dimostrano un approccio serio», sostiene il board editoriale del New Yokr Times illustrando la sua scelta. «La strada di Warren alla nomination è difficile» ma «ci sono molti progressisti affamati di cambiamento» che però non vogliono una persona divisiva come Bernie Sanders. Critiche sono dirette anche all’ex vicepresidente Joe Biden: «È il momento per lui di passare il testimone a una nuova generazione di leader politici».

La campagna elettorale di Bloomberg mostra quanto il sistema americano non funzioni

New York Times

Il board del New York Times ha espresso apprezzamento per Pete Buttigieg, che può avere davanti un brillante futuro politico, e per Andrew Yang, che si augura scenda in politica a New York. Dure le parole invece per Michael Bloomberg, la cui «campagna elettorale mostra quanto il sistema americano non funzioni». «La buona notizia è», ha messo in evidenza il board editoriale del New York Times, «che è emersa Amy Klobuchar» che con la sua lunga esperienza in Senato e le sue credenziali bipartisan potrebbe unire le due anime del partito democratico e forse anche il Paese.

VERSO IL PROCESSO PER L’IMPEACHMENT DI TRUMP

Nel frattempo, sale la tensione in vista dell’avvio al Senato Usa del processo per l’impeachment di Donald Trump. Il 19 gennaio i legali del presidente hanno respinto seccamente la messa in stato di accusa, bollandola come incostituzionale e un attacco alla libertà di voto degli americani.

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