I dubbi crescenti di Conte sull’incontro con le Sardine

Telefonata notturna tra il premier, che pensa già a una futura lista col Pd, e Santori. Con la promessa di un appuntamento che i "pesciolini" volevano fissare in un centro sociale occupato. Ma Palazzo Chigi ha frenato. Anche per le dure prese di posizione del movimento su decreti sicurezza, De Luca, Egitto e le polemiche coi grillini.

Ci provano i pesciolini. Dopo la vittoria di Stefano Bonaccini e la sconfitta della Lega in Emilia-Romagna la fase due delle Sardine ha come obiettivo il consolidamento, primo indispensabile passo per la sopravvivenza in mare aperto. Una missione che vogliono completare, da un lato, attraverso la creazione di una “struttura” interna che ha già provocato le prime scissioni. Dall’altro, attraverso l’accreditamento “istituzionale”.

MISSIONE: RECUPERARE CREDIBILITÀ

Così, dopo la photo-(in)opportunity con i Benetton, Mattia Santori & friends hanno provato a recuperare credibilità incontrando prima il ministro Giuseppe Provenzano, poi Francesco Boccia e adesso puntano al bersaglio grosso, cioè Palazzo Chigi.

AL PREMIER PIACE L’ATTENZIONE AL “SUO” SUD

La lettera precedentemente inviata dalle Sardine a Giuseppe Conte, infatti, non è rimasta inascoltata. Il premier l’ha letta attentamente e, specialmente dopo l’attenzione riservata al “suo” Sud, ha deciso di darne seguito. Come? Innanzitutto telefonando a Santori in una tarda domenica notte, in modo da stabilire un contatto diretto. E poi ragionando con lui sull’immediato futuro e sulla possibilità di un incontro.

LOCATION: SPIN TIME NO, CASA DELLE DONNE?

Certo, il primo ministro è rimasto un po’ stupito quando come luogo dell’incontro gli è stato proposto Spin Time, centro sociale della Capitale nel vortice delle polemiche per un’occupazione abusiva che dura dal 2012, quello a cui l’elemosiniere del papa riattaccò la luce illegalmente. Sempre complicata, ma almeno possibile, l’idea di vedersi alla Casa internazionale delle donne. Ma certo, dalle parti di Palazzo Chigi sono convinti che le Sardine non si rendano affatto conto della situazione e degli equilibri dell’attuale fase politica.

TRA PROGETTI DI “LISTA CONTE” E PENTIMENTO CRESCENTE

Conte ha così deciso di prendere tempo, rinviando un incontro che si sarebbe già potuto organizzare. D’altra parte, le Sardine potrebbero essere un tassello importante se dovesse in futuro davvero nascere una “lista Conte” alleata con il Partito democratico. Ma il premier valuta anche un presente ballerino. Le prese di posizione delle Sardine sui decreti sicurezza, contro la candidatura di Vincenzo De Luca, contro l’Egitto per la questione Zaki e, soprattutto, la polemica ai ferri cortissimi tra i pesciolini e i grillini rischiano infatti di mettere in (ulteriore) imbarazzo il premier. Che, dice chi gli sta vicino, di quella chiamata notturna un po’ si sta pentendo.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Il leader delle Sardine Santori ha criticato la manifestazione del M5s contro i vitalizi

Affondo contro la decisione dei grillini di scendere in piazza il 15 febbraio. E sul caso Gregoretti attacca Salvini: «Vada a processo, scopriremo se ci sono responsabilità».

«Il M5s nel momento in cui il dl sicurezza, ad esempio, ha smantellato tutta una serie di servizi di integrazione, torna a occuparsi di vitalizi: non credo che abbia seguito l’attualità dell’agenda di governo». Così Mattia Santori, leader delle Sardine, ai giornalisti che gli chiedevano della manifestazione di sabato organizzata dai grillini. «Lo trovo strumentale, molto strumentale», tornare in piazza, ha affermato.

«CASO GREGORETTI? SALVINI VA PROCESSATO»

Sul caso Gregoretti e il possibile voto del Senato del 12 febbraio su Matteo Salvini «siamo favorevoli che il parlamento autorizzi i giudici», ha risposto Santori. «Quindi che vada a processo e scopriremo quali sono le responsabilità», ha poi aggiunto. «Non essendo in parlamento non è una mia scelta, non è uno dei temi al nostro ordine del giorno. Ma è la punta dell’iceberg di un problema molto più grosso, i decreti sicurezza, di cui si salva niente».

L’INCONTRO CON IL MINISTRO PROVENZANO

Santori e una delegazione di Sardine hanno incontrato il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, «È stato un ottimo incontro», ha detto il leader delle Sardine, «è bello incontrare ministri che partono da una formazione analitica, che partono dai dati, dalla ricerca, però contaminata da tanto umanesimo, da un approccio culturale molto vicino alla percezione del cittadino medio», ha spiegato dopo il vertice durato due ore: «Abbiamo ascoltato, a brevissimo sarà pronto il piano per il Sud, abbiamo portato un po’ di punti, specie Jasmine, Massimiliano, Isabella e Michele (portavoce delle Sardine in 4 regioni del Sud, ndr) – ha aggiunto -. E’ bello ricreare una connessione sia tra politica e cittadinanza che tra diverse aree del Paese, abbiamo trovato molto belle le parole del ministro Provenzano quando parla di ‘protagonismo della cittadinanza’”.

LE PROPOSTE DELLE SARDINE PER IL SUD

«Tra le nostre proposte, per cambiare il paradigma, perché non ripristinare fin dall’Università una sorta di Erasmus tra regioni del sud e del nord? – ha spiegato – Perché un napoletano non può farsi sei mesi al Politecnico di Torino e un torinese sei mesi a Napoli o a Palermo per studiare archeologia, arte, cultura o diritto? Un’altra cosa che abbiamo chiesto, visto che c’era il nostro rappresentante pugliese, sarebbe bello portare a Taranto l’Unione europea per spiegare cos’è questo Green New Deal, attraverso un summit con esperti internazionali, per spiegare alla cittadinanza la complessità di un problema che coniuga ambiente, salute e lavoro».

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Un po’ Sardina, un po’ Elly Schlein, una nota di Trap: il partito del futuro

La politica va ripensata radicalmente. Serve avviare il reset di sistema, cominciando a immaginare una nuova formazione sintonizzata con le sensibilità e le forme organizzative che Internet e le tecnologie stanno disegnando. Cinque proposte per aprire il gioco.

«Il prezzo pagato dalla brava gente che non si interessa di politica è di essere governata da persone peggiori di loro». Siamo così contemporanei da essere costretti a riscoprire Platone.

Il dopo elezioni regionali ci consegna infatti istantanee partitiche pietose: il Movimento 5 stelle convoca Stati Generali che non hanno mai portato bene, dalla Rivoluzione francese in poi, a chi li ha convocati. Forza Italia che esulta in Calabria mentre quasi scompare in Emilia-Romagna, a conferma di due Italie sempre più divaricate. Il Pd che prima annuncia il cambio di nome ma poi ci ripensa: «Contrordine compagni».

In linea peraltro con le tante giravolte e proposte estemporanee delle forze e leader minori che sgomitano per sopravvivere.

IDEE PER AVVIARE IL RESET DI SISTEMA

Senza parole e senza futuro. Personalmente mi sento così e credo tanti come me. Convinti però sia urgente ripensare radicalmente la politica. Avviare il reset di sistema, cominciando a immaginare cornice e tratti di un partito nuovo e tale perché sintonizzato con le sensibilità e le forme organizzative che Internet e le tecnologie stanno disegnando. Ossia essere un partito, di sinistra o destra allo stesso modo se condivide questa doppia evocazione, ancorato alla triade costitutiva dell’attuale società che è digitale, mobile, social.

LEGGI ANCHE: Al Pd per sopravvivere non resta che sardinizzarsi

E così dicendo aggiungerò che queste considerazioni sono sociologiche, un po’ immaginarie e futuriste. What if. Cosa accadrebbe se…A partire dalle Regionali che pure hanno offerto qualche novità, sia pure sotto traccia o allo stato embrionale. Che potrebbero avere sviluppi o al contrario rivelarsi effimere. Insomma il gioco delle possibilità è aperto. Le seguenti considerazioni, organizzate in 5 punti, vogliono solo aprire il gioco.

1. PARTITO.COM: L’ESEMPIO DELLE SARDINE

Il Partito.com o il partito nuovo che c’era. Il senso (paradossale) è presto detto. Allude a un partito che accoglie tutte le istanze peculiari di un ecosistema digitale. Ovvero comunicazione veloce e personalizzata. Organizzazione territoriale che sfrutta o costruisce reti civiche. Così come il data base del proprio pubblico/elettorato. Il partito.com presidia la Rete e i social. Ma allineando lo storytelling politico con le attività concrete, di informazione e mobilitazione sul territorio, che sono state prerogative del partito di massa. La logica è la stessa che viene raccomandata ai brand e alle attività commerciali di mixare l’online e l’offline. Un esempio convincente sono state le Sardine, convocatesi con un flashmob lanciato su Facebook, riuscendo però a riempire piazze reali. Con un invito e un like, ma trovandosi in piazza tutti assieme a cantare Bella Ciao.

2. IL PARTITO HUB: SULLA SCIA DI STEFANO BONACCINI

Il partito hub. L’immagine o modello di riferimento è un hub aeroportuale. Punto di partenza e arrivo dei diversi modi di militare e identificarsi in un movimento politico o in un programma. In nuce il partito hub ha fatto le prove tecniche nello schieramento che si è riconosciuto in Stefano Bonaccini. Non un cartello elettorale come già si è visto in tante tornate, ma un insieme di liste autonome e portatrici di un programma specifico. Ognuna d’esse in grado di mobilitare un proprio elettorato. Ora, onestamente, non credo che questo fosse un disegno. Tuttavia per quanto non pianificato è da questo tipo di partito aggregatore, proprio come gli aggregatori di news o siti Internet, che scaturisce la visione di una struttura partitica che fa propri i modi di condivisione costitutivi del web.

3. IL PARTITO PUZZLE: LA COMPLEMENTARIETÀ

Il partito puzzle. Riprendendo l’ultimo concetto va specificato che condividere non significa allearsi, concetto e pratica ben conosciuti alla politica tradizionale. Condividere significa non solo fare rete. Bensì fare nodo di rete, ovvero specificare le diverse funzioni all’interno del nodo, renderle complementari e integrarle. O meglio: ottimizzarle. In altre parole anziché il partito omnibus che si occupa di tutto, più partiti segmentati & associati che condividono una visione di società e un programma comune e si mobilitano su temi e argomenti specifici. Il partito puzzle è un partito virtuale al quale aderiscono movimenti, associazioni, gruppi civici, ognuno con le proprie identità e specifici interessi. Un partito che si compone e scompone alla bisogna. È mobile. Ed è tutt’altra cosa rispetto alla forma partito tradizionale organizzata in gruppi di lavoro o aree tematiche (ambiente, economia e lavoro, cultura…).

4. RAP O TRAP-PARTITO: ALLA CONQUISTA DELLA GENERAZIONE Z

Rap o Trap-partito. Cosa insegnano alla politica i cantanti rap e trap ce lo spiega una bella riflessione di Andrea Girolami che, per quanto riferita al mondo dell’informazione, dà alla politica degli ottimi consigli. I vari Ghali, Mahmood e Machete Crew pur essendo rivali, sono coinvolti in una trama comune, collaborativa, si invitano nei rispettivi concerti, si scambiano idee e consigli. Fanno squadra, per disegnare strategie, soprattutto di comunicazione, che puntino alla conquista del pubblico. Che sulla Rete è formato soprattutto da millenial e Generazione Z: ovvero persone fluide, crossmediali, che per agganciarle bisogna raccontarle bene e giuste. «Stasera live a Milano Ferruccio de Bortoli e, dall’altro lato della città, Gemitaiz. Tu da che parte stai?». Basta sostituire il nome dell’ex direttore del Corriere della Sera ai leader dei vari partiti, per rendersi conto che quasi tutti stanno ancora nel vecchio mondo. Quello pre-Rete, incarnato nella sua massima espressione da Silvio Berlusconi: il progenitore dei due Mattei (i gemelli diversi Salvini e Renzi), versione giovanilista, ma decrepita, dell’attuale tipologia di leader che a ogni latitudine è presuntuosa, vanagloriosa e irrispettosa dell’avversario. L’immagine di Nancy Pelosi che, appena Donald Trump termina il discorso sullo Stato dell’Unione trasformato in un becero comizio elettorale, ne straccia i fogli è solo l’ultima istantanea di una politica al capolinea. Almeno si spera.

5. PARTITO REPUTAZIONALE: SULLA SCIA DI ELLY SCHLEIN

Il Partito reputazionale. È ideologico e non post ideologico. Pone fine all’ultratrentennale processo di “inversione ideologica”, cioè al rovesciamento del significato di concetti fondamentali, come scrive  Jonathan Friedman in Politicamente Corretto facendo l’esempio del termine nazionalismo, che era un valore progressista negli Anni 50 e 60, e ora invece è considerato reazionario. Il partito reputazionale obbliga alla chiarezza (anche di linguaggio). Tanto che, per dirne una, la parola progressista diventa improponibile. La credibilità del partito, la sua reputazione, può essere continuamente monitorata e misurata. Un ascolto attento è la premessa per proposte e scelte efficaci. Un partito di nuova generazione, non può (non potrà) prescindere da persone e volti nuovi. Giovani e soprattutto donne, che non siano come oggi controfigure maschili, bensì persone capaci di interpretare l’attuale momento, di trasformazione distruttiva, e proporre soluzioni a problemi (questione sociale e ambientale) diventati drammatici e non più eludibili con promesse facili o richiami alla conservazione. Ossia con salvinate o melonate. La determinazione, competenza e chiarezza espositiva di Elly Schlein sono un’indicazione bipartisan di percorso e di metodo. Che già esprime leadership femminili in varie parti d’Europa e ha un autorevole  punto di riferimento in Sanna Marin, la 34enne premier finlandese.

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Sanremo di distrazione di massa

Dalle Sardine al Pil che scende, dalla psicosi coronavirus alla crisi Whirlpool, fino all'allarme antisemitismo saranno molti i temi oscurati dai riflettori dell'Ariston. "Me ne frego", per cinque giorni, sarà solo la canzone di Achille Lauro. Del resto, come dice Elettra Lamborghini, «Musica. E il resto scompare».

«Sanremo non significa niente e non a caso ho partecipato con Gianna che non significa niente». Era il 1978 e Rino Gaetano saliva per la prima volta sul palco dell’Ariston (arrivando terzo, dietro ai Matia Bazar e Anna Oxa).

Già allora, però, il cantautore aveva capito come il Festival della canzone italiana fosse una bolla. Un «niente», però, che finisce col cancellare tutto il resto.

Ogni argomento, anche il più delicato o drammatico, è oscurato dai riflettori dell’Ariston. D’altronde tutti (anche chi si vanta di non seguirlo) conoscono perfettamente la sigla di Sanremo, ricordano a menadito la rituale presentazione che si ripete come un mantra ad ogni canzone («dirige l’orchestra il maestro…. applausi…. canta…. applausi»), sono pienamente consapevoli dall’incubo scalinata che a ogni edizione inspiegabilmente ricompare.

SALVINI E LA SUA BESTIA GIÀ CAVALCANO LA KERMESSE

Il 2020 non sarà da meno. A dare il segnale di come anche quest’anno il Festival sarà al centro dell’interesse nazionalpopolare è stato Matteo Salvini, che ha ben pensato di sfruttare già le polemiche sui cachet degli ospiti e sulla presenza in gara di Junior Cally con due post tra i più cliccati sulla sua pagina Facebook negli ultimi giorni.

Dopo aver visto cantare donne e uomini che hanno fatto la storia musicale del nostro Paese, trovo vergognoso che a…

Posted by Matteo Salvini on Sunday, February 2, 2020

E chissà se durante la gara, Salvini continuerà a gridare all’emergenza sbarchi. «Mentre io al governo lavoravo per bloccare gli sbarchi, salvare vite e difendere il mio Paese, Pd e compagni hanno riaperto porti e portoni, per la gioia di scafisti e trafficanti», scriveva su Fb il 2 febbraio. «Sbarchi nel 2020 aumentati del 700%, pazzesco. Non mi spaventano minacce e processi, torneremo al governo per proteggere l’Italia e i nostri figli».

Mentre io al governo lavoravo per bloccare gli sbarchi, salvare vite e difendere il mio Paese, PD e compagni hanno…

Posted by Matteo Salvini on Sunday, February 2, 2020

UN DIVERSIVO MUSICALE PER OPEN ARMS E GREGORETTI

Il Festival, però, potrebbe essere anche un ottimo diversivo per il leader della Lega, dopo che sabato scorso è arrivata la notizia dell’inchiesta per sequestro di persona anche sulla Open Arms, a cui quest’estate è stato negato per più di due settimane lo sbarco ai 134 migranti. Un caso che si aggiunge a quello scoppiato con la Gregoretti (a bordo in quella circostanza c’erano 131 migranti): proprio all’indomani di Sanremo, il 12 febbraio, sapremo se il Senato manderà a processo Salvini o no.

IL DERBY TRA SANREMO E PSICOSI DA CORONAVIRUS

Ma la vera domanda è un’altra: Sanremo riuscirà a oscurare anche l’emergenza per il nuovo coronavirus? Presto, tra una canzone e l’altra di Sanremo, ci saremo dimenticati delle ricercatrici che lo hanno isolato in Italia. E forse abbandoneremo per qualche giorno la psicosi che ha portato a vedere tutti i cinesi come untori.

IL PIL SCENDE, L’ITALIA GORGHEGGIA

Non c’è dubbio, però, che appena le porte dell’Ariston si apriranno, altri temi cadranno inesorabilmente nel dimenticatoio. Solo pochi giorni fa l’Istat ha inchiodato il governo: il Pil italiano nel quarto trimestre del 2019 si è contratto dello 0,3% rispetto al periodo luglio-settembre (è stato il peggior trimestre dal 2013) mentre i dipendenti stabili sono calati di 75 mila unità. Meglio non pensarci. Troppi numeri. I soli che potranno interessare saranno quelli degli ascolti per capire se Amadeus farà meglio di Baglioni o no.

WHIRLPOOL E ILVA O DILETTA LEOTTA?

Figuriamoci, poi, se le storie di aziende sull’orlo di una crisi possano mai avere la meglio sulle performance di Georgina o di Diletta Leotta. E così prepariamoci a dimenticare i tanti tavoli aperti tra ministero del Lavoro e Sviluppo economico, a cominciare dallo stabilimento di Whirlpool a Napoli che, a dispetto delle promesse di Luigi Di Maio (allora al Mise), rischia di chiudere e lasciare a piedi 420 lavoratori. L’unico risultato finora ottenuto dal governo è la promessa che nessun impianto verrà ceduto prima di ottobre. Poi si vedrà.

LEGGI ANCHE: Da Amadeus a Renato Zero, alfabeto di un Sanremo scricchiolante

Un “poi si vedrà” che, invece, è già scaduto su ArcelorMittal. Qui la spada di Damocle si avvicina. Venerdì 7 febbraio si deciderà sul ricorso presentato dai commissari dell’ex Ilva, contro il recesso di Arcelor dal polo siderurgico di Taranto. Tutto dipenderà dall’eventuale compromesso politico che si raggiungerà. Le trattative saranno fittissime in questi giorni, ma niente paura: noi parleremo di Amadeus.

LA POLITICA SILENZIATA DALLE CANZONI

Con le Regionali in Emilia-Romagna alle spalle, ora anche le sorti delle Sardine – e la polemica per la foto con i Benetton – probabilmente ci interesseranno via via sempre meno. Non che vada meglio a M5s e Pd, anche loro costretti a cedere il passo dinanzi alla domanda, molto più succulenta, se Peppe Vessicchio tornerà mai a dirigere l’orchestra. Fa niente se entrambe le forze politiche si preparano a una renovatio profonda, con i pentastellati pronti a voltare pagina dopo Di Maio, e i dem addirittura a cambiare nome al partito. È anche vero, però, che in ottica governativa questa spirale del silenzio potrebbe essere un toccasana per mettere in ordine le idee su questioni capitali: dalla riforma della giustizia allo stop alle concessioni autostradali fino alla legge elettorale. Figuriamoci, poi, se qualcuno si ricorderà del prossimo referendum sul taglio dei parlamentari (29 marzo): l’unico voto interessante è quello sui cantanti in gara.

IL DRAMMA DEL FEMMINICIDIO

Ci sono, però, anche temi su cui l’attenzione non dovrebbe mai calare. Come il femminicidio. In una settimana sono state uccise sei donne e poco o nulla è stato detto. Nell’ultimo anno si sono registrati 876 episodi di violenze, nelle varie forme. Nel 2018 i procedimenti erano stati 789. Anche se a dire il vero, Sanremo ha già fatto parlare della violenza di genere. Dopo le tante polemiche, la presidente dell’associazione Italia delle Donne Gisella Valenza, come ha scritto La Stampa, ha querelato Amadeus, i vertici Rai e Junior Cally – al secolo Antonio Signore – per «istigazione alla violenza sulle donne e le forze dell’ordine, odio, oltraggio alla morale, in violazione della Costituzione».

IL “ME NE FREGO” PER 5 GIORNI SARÀ SOLO QUELLO DI ACHILLE LAURO

Per i cinque giorni della kermesse magari torneremo tutti critici musicali, scordandoci che il 15,6% di noi pensa che la Shoah non sia mai esistita e dell’antisemitismo crescente nel nostro Paese. E il Me ne frego sarà per un po’ solo il titolo della canzone di Achille Lauro. Ribadisce il concetto Elettra Lamborghini: Musica. E il resto scompare.

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Per Mattia Santori la foto con Benetton è stato un errore

Mea culpa del leader delle Sardine dopo la serie di scatti con il patron del gruppo industriale: «È stata un’ingenuità».

Il leader delle Sardine Mattia Santori costretto a un mea culpa per la prima volta dopo la foto scattata a Treviso in compagnia di Luciano Benetton e Oliviero Toscani.

«È STATA UN’INGENUITÀ»

«La foto con Benetton? È stata un’ingenuità perché ha offerto un assist a tutti quelli che non vedevano l’ora di screditarci», ha detto in un’intervista al Corriere della Sera, «è stato un errore, prima o poi doveva capitare. Ma anche chi ci apprezza deve capire che non siamo infallibili». Santori era stato attaccato sui social e dall’avversario Matteo Salvini per lo scatto in posa insieme al patron del gruppo industriale, proprietario tra le altre cose di Autostrade per l’Italia.

L’ATTACCO DI SALVINI

«Ho visto che le Sardine hanno fatto strada, da Piazza Maggiore e dal sostegno agli ultimi all’imprimatur di Soros e, ieri, la pacca sulla spalla da Benetton e Toscani. Montarsi la testa non va mai bene: dal bar di paese e le piazze al salotto di Toscani e all’abbraccio con Soros. Ci eravamo sbagliati, lì di novità non ne vedo tanta», ha detto Salvini in diretta Facebook.

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Così la comunicazione delle Sardine ha battuto la Bestia

Eravamo abituati a bacheche Facebook imbrattate da commentatori seriali e rabbiosi, video rumorosi, contest irriverenti. Poi silenzio delle piazze gremite di cittadini hanno preso il sopravvento sulla guerriglia a colpi di tweet della macchina social di Salvini.

Che sia merito delle Sardine o meno, le elezioni regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio hanno evidenziato una profonda evoluzione nel sistema della comunicazione politica italiana. Il modus operandi delle Sardine, basato sulla mobilitazione disintermediata e autonoma dai partiti, ha raggiunto l’obiettivo di “persuasione politica” tanto auspicato dal movimento. La risonanza sui social è, infatti, solo una conseguenza dei numeri raggiunti e dall’affluenza nelle piazze italiane.

Che questo segni la fine della Bestia, la macchina social progettata da Matteo Salvini? Forse è ancora troppo presto per dirlo, ma quel che è certo è che il sistema dominante negli ultimi mesi sta attraversando una crisi profonda. Basti infatti pensare all’articolo che ho pubblicato su questa stessa rubrica lo scorso 16 ottobre, in merito al dibattito avvenuto nel corso della trasmissione Porta a Porta tra Matteo Salvini e il suo omonimo rivale, Matteo Renzi. L’analisi di Twitter aveva confermato che, nonostante la Bestia ruggisse ancora, questa non era riuscita a battere l’engagement del leader di Italia Viva. Due mesi fa, però, le battaglie politiche si combattevano su Twitter, social d’eccellenza per gli argomenti politici.

Oggi lo scenario sembra essere profondamente cambiato. In pochissimo tempo ci siamo ritrovati ad avere da un lato Matteo Salvini, ex ministro dell’Interno, pronto a scuotere gli animi social con citofonate inaspettate a sospetti spacciatori e dall’altra le Sardine, un movimento di partecipazione politica caparbio e silenzioso che, invece di riempire i post, riempie le piazze. Due sistemi agli antipodi. Le Sardine stanno dunque esercitando una importante funzione oppositiva al dominio mediatico della Lega che, lanciando il suo leader, ha cercato in questi mesi di coinvolgere tutti i pubblici possibili, arrivando addirittura ad approdare su TikTok, il “social dei giovani”. Ma non è tutto. Il movimento è riuscito a dimostrare che una nuova comunicazione politica è possibile e che, forse, è la politica stessa a essere rimasta due passi indietro.

DALLE SARDINE UNA COMUNICAZIONE NUOVA CHE COINVOLGE TUTTA LA SOCIETÀ CIVILE

La comunicazione è sempre stata al centro dell’agenda delle Sardine. Queste infatti non vogliono rappresentare il semplice elemento costitutivo della vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna, ma la forza di opporsi a un sistema instabile, oppressivo ed elitario con strumenti diversi. È questo, dunque, il messaggio del movimento nato a Bologna da un gruppo di quasi trentenni «insonni», come si definiscono loro. Le Sardine della prima ora, dopo l’evento organizzato a Bologna in occasione della partenza della campagna elettorale della candidata leghista alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, sono sempre rimaste coerenti con il loro messaggio iniziale.

Urne chiuse. C'è chi dice che siano i gesti folli a cambiare il corso della storia, ma noi preferiamo pensare che siano…

Posted by 6000 sardine on Sunday, January 26, 2020

Non è un caso, dunque, che, una volta chiusa la tornata elettorale emiliana, sulla loro pagina Facebook le Sardine abbiano annunciato che il movimento non è nato per stare sul palcoscenico e che «è tempo di tornare a prendere contatto con la realtà e ristabilire le priorità, innanzitutto personali. Se avessimo voluto fare carriera politica l’avremmo già fatto. E invece, prima di tutto, desideriamo tornare a essere noi stessi, elettori e cittadini, parenti e amici. Per questo motivo non ci vedrete in tivù o sui giornali». Una presa di posizione netta e chiara, comunicata attraverso i social, ma sancita da una logica molto razionale.

Una comunicazione logica, sensata, avulsa da quella rabbia che tanto permea qualsiasi strato della società

La voce di “6.000 Sardine” è univoca ed efficace e ha dato vita ad una comunicazione efficiente, in grado di raggiungere le mille sfaccettature di una società sempre più complessa. Un nuovo sistema comunicativo che trascende molto meno dalla realtà ed è rispettoso del mondo delle istituzioni. Una comunicazione logica, sensata, avulsa da quella rabbia che tanto permea qualsiasi strato della società. Non è un caso che questo nuovo tipo di comunicazione sia stata definito su molti giornali come l’antitesi della kayfabe, un termine mutuato dal wrestling, utilizzato per identificare la comunicazione politica che ha caratterizzato questi anni. La keyfabe rappresenta, infatti, la natura finta ma conflittuale della disciplina, molto simile alle campagne politiche cui abbiamo avuto modo di assistere in questi anni.

CHE SIA QUESTO IL VERO CAMBIAMENTO DELLA POLITICA?

La prova tangibile che i social intrisi di rabbia non siano l’unico strumento di mobilitazione popolare valido e immediato ha certamente caratterizzato un crollo delle certezze nel mondo della comunicazione. Le Sardine non hanno solo identificato come far passare certi messaggi, ma cosa far passare. E se sul web e sui media tradizionali ci si interroga sul futuro del movimento, la domanda più pertinente da porsi sembrerebbe essere un’altra: come cambierà il nostro modo di comunicare il dissenso? Come potrà la politica aggiornarsi, trasformarsi e reagire in tempi brevi? Questi i quesiti a cui il mondo della comunicazione dovrebbe rispondere. Siamo davanti, infatti, a una vittoria di un movimento fluido in una società fluida e questo è stato possibile solo grazie all’attuazione di un processo comunicativo nuovo, fuori dalle logiche illogiche del mondo social. E su questo aspetto bisogna riflettere, studiare e non mollare la presa perché forse, il governo del Cambiamento, sta per essere cambiato da fuori.

Gianluca Comin è professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

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Il Pd abbandoni la vocazione maggioritaria di stampo prodiano

Quello che l'Emilia-Romagna può insegnare a Zingaretti: il partito coltivi il dialogo con le sardine senza fagocitarle e si apra ad alleati come la Schlein, lasciandosi alle spalle l'illusione del partito unico.

Il dopo-voto ha rilanciato la suggestione di un Pd che deve cambiare aprendosi ad altre forze e in cui possano contare persino i non iscritti.

Credo che ogni sforzo che il Pd farà per togliersi di dosso l’immagine del partito burocratico e elitario sia benvenuto e Nicola Zingaretti ha le caratteristiche anche umane del leader che può rappresentare una fase di apertura.

Tuttavia starei in guardia dal riproporre l’ipotesi del partito a vocazione maggioritaria. Se tutto ciò che si è messo in movimento in questi mesi dovesse entrare o rientrare nel Pd, elettoralmente si sposterebbero pochi voti.

IN EMILIA-ROMAGNA SI È APERTA UNA NUOVA FASE DEL CENTROSINISTRA

Il dato più interessante di questa fase, il vero segreto di un combattimento che ha arrestato l’ascesa di Matteo Salvini e forse ne ha avvicinato l’exitus politico, sta nel fatto che lo schieramento progressista si è presentato unitariamente attorno a un candidato ma rivendicando l’autonomia delle singole forze. Questo “polo” sta cambiando il Pd facendogli riscoprire la vocazione di sinistra che negli anni renziani era andata a farsi benedire e lo ha messo in condizione di dialogare senza arroganza con altri soggetti.

Il prossimo congresso del M5s potrebbe creare un raggruppamento in grado di pilotare il grillismo lontanissimo dalla destra e interlocutore scomodo della sinistra

Il primo è senza dubbi il M5s, ormai partito e come partito ormai destinato a scissioni. L’elettorato è in gran parte scappato, ma non sono state soppresse le domande a cui quel movimento aveva cercato di rispondere. Il prossimo congresso dei cinque stelle potrebbe segnarne la fine definitiva oppure creare un raggruppamento in grado di pilotare il grillismo lontanissimo dalla destra e interlocutore scomodo della sinistra. È la soluzione più opportuna perché l’idea che il movimento si squagli senza eredi lascerebbe un vuoto che oggi nessuna forza in campo è in grado di riempire.

SCHLEIN E SARDINE, LE DUE NOVITÀ DEL FRONTE PROGRESSISTA

La candidata Elly Schlein, vittoriosa in Emilia-Romagna, è un personaggio politico notevole di cui si sentiva la mancanza. Lei può rappresentare a sinistra un dopo-Vendola senza nostalgie e senza imitazioni di Nichi Vendola. È una giovane donna, combattiva, preparata, entusiasta, potrebbe diventare un soggetto significativo se decidesse di rappresentare a livello nazionale più che la versione radical della sinistra la versione moderna dell’ecologismo. Nel suo partito c’è un modello europeo che potrebbe, se sviluppato, portarla molto avanti.

Elly Schlein.

Poi ci sono le sardine a cui sconsiglierei di confluire nel Pd per il bene loro e per quello del Pd. Un movimento di popolo fonda un partito non entra in un partito che c’è. E fondando un partito deve stare attento a farne uno di tipo nuovo, cioè non burocratico, a mantenere le caratteristiche ideali che lo hanno sospinto nei favori popolari, a proporre soluzione concrete ai problemi del Paese, non necessariamente a tutti, basterà che si qualifichino su alcuni temi cruciali, e soprattutto che tenga alta la bandiera della tolleranza e della pacificazione.

ATTENZIONE ALLA SUGGESTIONE DI UN PD A VOCAZIONE MAGGIORITARIA

Credo che la sconfitta di Salvini è stata accelerata dalla sua citofonata. C’è una parte del Paese che ha il coltello fra i denti ed è quella parte che i commentatori più di moda hanno battezzato “popolo” come se fossimo di fronte a una mutazione antropologica degli italiani che avrebbe favorito caratteristiche belliche che mai hanno avuto. Invece gli italiani seguono le “rivoluzioni” ma dopo un po’ vogliono una tregua e soprattutto hanno voglia di urlare, di scontrarsi gli uni contro gli altri ma non di menare le mani.

Il contributo delle sardine può incivilire tutto il mondo politico dando voce a una Italia stanca di cialtroni

Fateci caso, in Calabria un leghista non avrebbe mai potuto vincere. Jole Santelli, che saluto caramente, non è invece un personaggio aggressivo, fa una politica di destra, ma uno di sinistra non si allarma nel vederla in cima a una grande regione. Il contributo delle sardine in questo momento è universale, può incivilire tutto il mondo politico dando voce a una Italia stanca di cialtroni, di quelli che fanno la guerra con motto «andate avanti voi che a me mi viene da ridere», con le persone deideologizzate ma socialmente pericolose perché non ci stanno con la testa (e non dico di chi sto parlando tanto si capisce lo stesso). Quindi eviterei la suggestione prodiana del partito a vocazione maggioritaria, eviterei persino la suggestione, in tema di leggi elettorali, di stampo ultra-maggioritario. Restiamo alla politica dei cento fiori.

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Quanto hanno pesato le Sardine nella vittoria di Bonaccini

Esploso a novembre, il movimento dal basso ha gonfiato l'affluenza in Emilia-Romagna. Tirando la volata al governatore, che ai tempi del primo flash mob di Piazza Maggiore a Bologna era dato dai sondaggi in vantaggio di un punto sulla Borgonzoni. E alla fine ha vinto di quasi 8. Così le contro-manifestazioni anti-Lega hanno avuto un impatto sul voto.

A colpi di contro-manifestazioni sono riuscite a battere Matteo Salvini nelle piazze. Da Bologna a Bibbiano. Ma quanto hanno pesato davvero le Sardine nella vittoria – più larga del previsto – del candidato del centrosinistra Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna?

EFFETTO TRAINO SULLA PARTECIPAZIONE

Diffile quantificarlo, ma l’effetto coinvolgimento ha contribuito a ridare quota all’affluenza. I votanti sono stati il 67,67%, 30 punti in più rispetto al 2014, quando andò alle urne il 37,76% degli elettori emiliani-romagnoli. E le Sardine hanno fatto la loro parte per gonfiare questa partecipazione massiccia (sui cui subito Salvini si è preso i meriti citando Giorgio Gaber).

BONACCINI: «CI HANNO RICORDATO DELLE PIAZZE»

Bonaccini, commentando il voto, ha riconosciuto il ruolo del neonato movimento: «Ci siamo dimenticati di stare in piazza, ce l’hanno detto anche le Sardine, riempiendo le piazze e chiedendo una politica non solo fatta di volgarità e di un invito alla rabbia o al rancore, ma anche più civile e pacata». Anche il segretario dem Nicola Zingaretti le ha citate subito, nella notte elettorale fuori dal Nazareno: «Un immenso grazie al movimento delle Sardine».

AL PRIMO FLASH MOB I CANDIDATI ERANO APPAIATI

Tutto era nato il 15 novembre 2019, in quel primo flash mob di Piazza Maggiore in cui risposero oltre 6 mila persone in risposta alla narrazione salviniana e alla campagna elettorale senza scrupoli della Lega (e la citofonata del Pilastro non era ancora arrivata). Il 7 novembre secondo i sondaggi Emg i due candidati principali erano più o meno appaiati: Bonaccini 45,5%, Lucia Borgonzoni 44%. Tecné il 10 novembre riduceva ancora di più lo scarto: 46% per il governatore uscente, 45% dato alla leghista. Alla fine ha vinto il centrosinistra di quasi 8 punti. A Bologna, dove le Sardine sono nate, Bonaccini ha vinto di 130 mila voti, poco meno di quello che è stato il gap finale a livello regionale (180 mila preferenze).

Da sinistra: Roberto Morotti, Andrea Garreffa, Mattia Santori e Giulia Trappoloni nel backstage della manifestazione nazionale del movimento delle Sardine a Bologna, il 19 gennaio. (Ansa)

ANCHE DALL’EUROPA APPLAUDONO

Il peso delle Sardine è stato riconosciuto anche fuori dall’Italia. Su Twitter l’europarlamentare belga liberale Guy Verhofstadt di Renew Europe si è complimentato: «Salvini ha fatto la sua vergognosa campagna elettorale in Emilia-Romagna su se stesso e le sue ambizioni, ma ha perso. I risultati mostrano la potenza dei movimenti dal basso verso l’alto come le Sardine» capaci di «resistere al populismo di estrema destra. Congratulazioni a loro!».

ORA CONGRESSO NAZIONALE A SCAMPIA

Dopo l’esito del voto, i quattro fondatori – compreso il leader Mattia Santori – si sono concessi un momento privato: un giro in centro e una foto di gruppo davanti alla basilica di San Petronio, in Piazza Maggiore, dove tutto era iniziato. Hanno assistito in casa allo spoglio delle schede poi hanno fatto una passeggiata per il centro, deserto. Commentando così: «Ora non vogliamo più ragionare a livello locale, ma a livello nazionale. Ora riflettiamo su Scampia», dove hanno organizzato un congresso per il 14-15 marzo.

Su Facebook, appena dopo la chiusura delle urne, hanno scritto: «È tempo di far calare il sipario e lavorare dietro le quinte per preparare un nuovo spettacolo con tutti voi che vorrete continuare a non essere uno spettatore qualunque. Ci vediamo a Scampia».

«UNA BELLA FAVOLA, ORA SPORCHIAMOCI LE MANI»

E ancora: «Fino a oggi siamo stati una bella favola. Ora chiudiamo il libro e sporchiamoci le mani. Qualsiasi cosa succeda. C’è chi dice che siano i gesti folli a cambiare il corso della storia, ma noi preferiamo pensare che siano i gesti ordinari a cambiare il mondo in cui viviamo».

«NON CI VEDRETE IN TIVÙ O SUI GIORNALI»

Poi hanno spiegato: «Non siamo nati per stare sul palcoscenico, ci siamo saliti perché era giusto farlo. Ma ora è tempo di tornare a prendere contatto con la realtà e ristabilire le priorità, innanzitutto personali. Se avessimo voluto fare carriera politica l’avremmo già fatto. E invece, prima di tutto, desideriamo tornare a essere noi stessi, elettori e cittadini, parenti e amici. Per questo motivo non ci vedrete in tivù o sui giornali. La nostra responsabilità è pari a quella che si è assunta ogni persona che oggi si è infilata il cappotto ed è andata a fare una croce da protagonista».

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Quanto è da bulli divertirsi nel tiro alle Sardine

L'ultima accusa al movimento di Mattia Santori è quella di incompentenza. Per qualche risposta balbettata su prescizione o Mes. Ma le soluzioni ai temi complessi devono arrivare da chi non è (ancora) un partito? Gli imbarazzi da sottolinare sono altri. Come quelli di Salvini.

Quanto fa figo attaccare le Sardine? Dev’essere una moda irresistibile, visto che – soprattutto da destra, ma non solo – si fa a gara a dare addosso al movimento di Mattia Santori. «Sono fuffa», «chi c’è dietro??? (Prodi!)» e soprattutto l’accusa regina: «Incompetenti».

IL TRAPPOLONE DELLA PRESCRIZIONE

A dimostrazione di questo, tutti a postare sui social i video del direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti, che inchioda gli attivisti sul tema della prescrizione. «Cosa ne pensate»? Di certo le due risposte non sono illuminanti o memorabili: la prima è una specie di supercazzola, la seconda è più umile e suona come un’ammissione: «Diciamo che in merito mi devo informare».

La parte finale della replica è però quella più interessante: «Cercate delle risposte da noi, ma noi le chiediamo da chi ha le competenze». Già: perché mai le Sardine dovrebbero di colpo risolvere il nodo della prescrizione, che il Movimento 5 stelle vuole abolire nonostante il Partito democratico freni? E soprattutto, cosa c’entra con l’iniziale mission di contrasto alla narrazione populista di Matteo Salvini e alla sua macchina da guerra spargi-odio che la Bestia aziona sui social network?

Le Sardine hanno fatto scendere mezzo milione di persone in piazza in giro per l’Italia – 40 mila a Bologna domenica 19 gennaio – svegliandole da un torpore che finora la sinistra non era riuscita a eliminare. Se questa partecipazione tirerà la volata a Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna le Sardine avranno già vinto. Per ora. Aver ispirato fiducia è stata la prima conquista. Poi ci sarà tempo per decidere cosa fare da grandi, se diventare partito, darsi una struttura, prendere posizione sui temi più caldi e chiarire i rapporti col Pd. E acquisire competenze – oppure andare a prendere chi ce le ha già – visto che (finora) nessuno è candidato e (finora) nessuno ricopre incarichi istituzionali. Adesso, nella settimana finale pre-Regionali, è presto oltreché inutile parlare di tutto questo.

SONO DI SINISTRA! CHE SCOPERTA

E che fossero di sinistra, come ha detto un meravigliato Silvio Berlusconi («Hanno gettato la maschera») lo si sapeva dalla prima manifestazione: bella scoperta, Cav. Come se fosse una bestemmia esserlo. Quegli altri, che si ponevano come alternativa sia alla destra sia alla sinistra, si vede che fine hanno fatto: quasi implosi al loro interno tra correnti opposte e un capo politico che si è dimesso lasciando dietro di sé le macerie.

SUL MES CHI ERA QUELLO IMPREPARATO?

Quindi, cari detrattori di Sardine, basta col giochino delle domande a tradimento sui temi più disparati: sulla riforma del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità detto anche Fondo salva-Stati, forse le Sardine non sono ancora preparate, ma vi ricordate Salvini, che con quel cavallo di battaglia voleva far cadere il governo giallorosso, quanto ne sapeva in materia? A una domanda di Fanpage su cosa fossero i Cacs (acronimo usato per indicare le Clausole di azione collettiva) l’ex ministro dell’Interno balbettò, poi se ne andò schioccando un bacio al giornalista, salutato con un «amico mio».

Curiosamente, la stessa risposta che ha dato all’ex europarlamentare Elly Schlein che gli chiedeva come mai la Lega aveva disertato le riunioni sulla riforma europea dell’immigrazione: «Aspetta un secondo, amica mia». E poi via, altra fuga.

Amici miei, abbiamo un problema se invece di rinfacciare ai potenti di turno pressapochismo e risposte oppurtunistiche ce la prendiamo con le Sardine. Si sbaglia bersaglio. Mattia Santori non sarà «il miglior politico che abbiamo avuto negli ultimi anni» (temeraria cit. di Paola Turci), ma non deve nemmeno salvare l’Italia. Troppo facile prendersela con lui. Quasi come fare il bullo citofonando a una famiglia tunisina.

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Le Sardine preparano il congresso per il 14-15 marzo a Scampia

Il movimento ha fissato data e luogo per il primo incontro nazionale che dovrà delinare

Si terrà a Scampia, a Napoli, il 14 e 15 marzo l’incontro nazionale delle Sardine, secondo quanto si apprende. Si tratterà di un confronto tra le varie anime e territori, una sorta di ‘congresso’ per delineare il futuro del movimento.

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Perché l’Emilia-Romagna è la croce di Zingaretti

Il futuro del segretario Pd è legato a doppio filo con il voto del 26 gennaio. In caso di sconfitta, certo. Ma anche di vittoria risicata. Essendo rimasto in panchina per tutta la campagna elettorale, l'eventuale tenuta del centrosinistra sarebbe attribuita solo alle Sardine. Lo scenario.

Non sarà una domenica qualunque per Nicola Zingaretti. Il voto del 26 gennaio in Emilia-Romagna è un crocevia del suo destino politico.

Nessuno, in caso di sconfitta, osa pronunciare la parola dimissioni in queste ore: nei giorni che precedono le elezioni prevale lo spirito unitario e qualsiasi polemica viene messa da parte, spingendo per la vittoria.

Ma il tema c’è, eccome. Anche se il diretto interessato ostenta ottimismo e nega l’eventualità di fare un passo indietro.

PER ZINGARETTI UNA PARTITA GIOCATA IN PANCHINA

Eppure, ironia della sorte, il segretario del Partito democratico gioca la sua partita dopo essere stato in panchina durante la campagna elettorale: salvo gli incontri programmati nell’ultima settimana, è stato visto poco in giro al fianco del candidato del centrosinistra, Stefano Bonaccini. Il presidente uscente della Regione Emilia-Romagna ha puntato su di sé, sulla sua amministrazione, promuovendo elettoralmente una lista civica forte con il suo nome. E lasciando molto sullo sfondo il Pd. Come se non bastasse, sul territorio i veri avversari mediatici della Lega sono i possibili competitor del partito di Zingaretti: le Sardine, che si riconoscono sempre più nella guida di Mattia Santori.

ANCHE UNA VITTORIA DI MISURA CAUSEREBBE UN MEZZO TERREMOTO

Nonostante le professioni di ottimismo, Zingaretti si trova in una lose-lose situation. In caso di sconfitta sarebbe difficile evitare la bufera, mentre di fronte a una vittoria di misura non ci sarebbero motivi per gioire. «Se il prevedibile ko in Umbria ha provocato fibrillazioni, figuriamoci cosa potrebbe accadere con una sconfitta in Emilia-Romagna», ammette un deputato della maggioranza off the records, come preferiscono esprimersi tutti in questo rush finale di campagna elettorale. Salvo fare gli scongiuri: «Comunque non andrà male, vedrete». L’unico a parlare chiaro è il capogruppo alla Camera del Pd, Graziano Delrio. «Ci sarebbero ovviamente tantissime ripercussioni su tutti i fronti. Non cadrà il governo ma non potremmo di certo far finta di nulla», ammette.

UNA LEADERSHIP IN DISCUSSIONE

Tra le possibili conseguenze ci sono le dimissioni del segretario. Un tema su cui nessuno si sbilancia. Fino alla mezzanotte di venerdì, ultimo minuto utile della campagna elettorale, l’ordine di scuderia è di fare quadrato. E nel caso di débâcle, la decisione spetterebbe solo a Zingaretti. Ma nessuno sarebbe pronto a salire sulle barricate per difenderlo. Con un’ulteriore amarezza per il presidente della Regione Lazio: passare alla storia come il segretario delle sconfitte; onorevoli, come alle Europee, ma pur sempre sconfitte. Proprio lui che ha vinto le elezioni quando il Pd perdeva dappertutto. Anche per questo motivo l’Emilia-Romagna è una scialuppa a cui aggrapparsi.

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Ma non è solo il Pd ad avere il timore dell’eventuale conquista dell’Emilia-Romagna da parte di Matteo Salvini. La vittoria del centrodestra è una mina sul percorso di crescita delle Sardine, che sono viste come il “nuovo” contro le destre. Un inizio con il ko non sarebbe il massimo. Ma si tratta pur sempre di un aspetto marginale: il tonfo del Pd sarebbe talmente forte da aprire delle praterie nel campo del centrosinistra. Per il movimento che anima le piazze sarebbe un’ammaccatura, ma riparabile. Poi, del resto, il candidato è Bonaccini, non una Sardina.

IL RISCHIO DI UNA NARRAZIONE SARDINO-CENTRICA

La preoccupazione ai vertici di largo del Nazareno è che nemmeno la riconferma di Bonaccini possa dare nuovo slancio alla leadership di Zingaretti, pur mettendola al riparo dalla buriana. «Conta comprendere l’entità dell’eventuale successo. I numeri sono fondamentali per fare un’analisi», dice una fonte dem. Una vittoria risicata, ragionano negli ambienti di partito, finirebbe per essere attribuita all’effetto Sardine. La ribalta per Santori&Co. è già pronta per l’uso con una narrazione tutta sardino-centrica: indicati come i nuovi salvatori del centrosinistra. Per il movimento che sta prendendo forma in queste settimane potrebbe essere proprio questo il miglior esito possibile, un successo di misura da intestarsi all’istante.

LE PARTITE APERTE CON IL CONGRESSO

Insomma, il risultato del voto in Emilia-Romagna è incerto, così come le conseguenze che potrà produrre. Solo un fatto è sicuro: dopo il voto è attesa un’accelerazione verso il congresso del Pd, peraltro già annunciato da Zingaretti in un’ottica di cambiamento e allargamento del partito. «Bisogna studiare la tempistica adeguata, visto che ci sono le altre Regionali in primavera», spiegano ancora dagli ambienti dem. Ma, al netto delle date, sembra farsi largo un’idea: comunque vada sarà congresso vero, primarie incluse, per mettere in gioco tutti gli incarichi, non solo il nome del partito.

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Care sardine, state lontane dal Pd e dai camaleonti di sinistra

Perché questo nuovo movimento dovrebbe entrare nei dem per rinnovarli? Santori e i suoi devono, maoisticamente, «contare sulle proprie forze» e portare il loro messaggio di civiltà nel dibattito politico sottraendosi all’egemonia dei vecchi partiti.

Viste rigorosamente dall’esterno (non partecipo alle loro manifestazioni e in verità ad alcun raduno), le sardine mostrano qualità che servono alla politica italiana. Sono un movimento di giovani, sono un movimento che è orientato dai valori della solidarietà e della civiltà, parlano un linguaggio comprensibile, hanno una buona dose di ironia, sanno sollevare dappertutto sentimenti positivi in grado di controbattere le cialtronate di Matteo Salvini.

Non so quanto dureranno, mi auguro molto a lungo, non so se la loro presenza sarà un benifico supporto al caro Stefano Bonaccini che combatte contro due attorucoli senza qualità, non so come si collocheranno nel futuro scacchiere politico. So che prima di loro lo scontro contro la “compagnia dell’odio” sembrava destinato solo a produrre altre compagnie dell’odio, oggi invece si può sperare che “una risata… seppellirà” tutto quanto.

Mi turba, però, vedere sui loro palchi i soliti noti del radicalismo italiano, quelli che hanno attraversato tutto il movimentismo, che hanno tenuto a battesimo la cultura da cui è nato il giustizialismo e quindi il grillismo e il salvinismo, e mi preoccupa il dibattito che si è aperto su di loro, se debbano o meno confluire nel Pd per rifondarlo o andare da soli.

FINORA DALL PD TANTE PAROLE E POCHI FATTI CONCRETI

Noi dobbiamo sapere che non siamo di fronte a un movimento che nasce dal profondo della società e che tutto sconvolge. Le sardine non sono il nuovo ’68. Sono molto meno e molto di più. Sono molto meno perché la contestazione sociale è molto meno radicale e sono molto di più perchè nascono esplicitamente per porre un argine alla corsa verso la guerra civile che il capo leghista sta provocando. La discussione, sia in questi giorni sia dopo il voto emiliano romagnolo, sul da fare è sostanzialmente inutile se rientra nelle logiche del sistema politico. Perché le sardine dovrebbero entrare nel Pd per rinnovarlo? Il Pd finora si è battuto come unico argine al salvinismo ma ha solo dichiarato, per la propria autoriforma, buone intenzioni.

A sonostra sono prevalse timidezze e anche viltà, come nel caso di Bettino Craxi e dell’operazione Mani pulite

È mancata la “mossa del cavallo”, quel gesto che segna il passaggio d’epoca e sono prevalse timidezze e anche viltà, come nel caso di Bettino Craxi e del giudizio ormai maturo da dare su quella disgrazia nazionale che è stata l’operazione Mani pulite. Le sardine dovrebbero tenersi lontane dal Pd. Il quale Pd, piuttosto che pescare le sardine o fra le sardine, dovrebbe occuparsi di analizzare il perché dopo decenni di ulivismo siamo al punto che sta vincendo la destra peggiore. Questo vuol dire che le “sardine” devono diventare esse stesse un partito? Sarebbe meglio se riusciranno a tenere lontano da sé i demagoghi alla Luigi De Magistris et similia.

I MOVIMENTI CHE HANNO SCOSSO LA SINISTRA SI SONO EMANCIPATI DAI VECCHI PARTITI

Le sardine devono, maoisticamente, «contare sulle proprie forze» e portare questo messaggio di civiltà nel dibattito politico. Ci sarà sempre in televisione un quarantenne rampante che cercherà di metterle in difficoltà perché non hanno ancora sviluppato una linea sulla Libia, ma ai saccenti di ogni colore devono contrapporre la forza di un movimento talmente nuovo che non ha paura di rimettere in piedi una politica su valori antichi.

Piazza XVIII agosto a Bologna durante la manifestazione delle Sardine.

Del resto in tutta Europa, e non solo in Europa, i nuovi movimenti che hanno scosso la sinistra e ridato una possibilità competitiva a essa si sono sottratti sia all’egemonia di vecchi partiti sia al camaleontismo di vecchi arnesi giustizialisti. I cinque stelle pescavano in un mare limaccioso che volevano restasse limaccioso. Le sardine vogliono vivere in una società aperta, di conflitti, ma impregnata di valori. È una bella differenza. E ora tutti al Papeete. Forse elettoralmente non servirà, ma passata la sbornia elettorale Salvini capirà che, per quanti voti potrà attrarre con le sue sceneggiate, resterà il leader più fragile di questa stagione della destra. Quando si scoccerà Vittorio Feltri, saranno cavoli amari per lui.

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Dopo le Regionali le Sardine dovranno chiarire il loro rapporto con il Pd

In caso di vittoria di Bonaccini in Emilia-Romagna il movimento si troverà a un bivio: abbracciare, pur criticando, i dem entrando in un futuro soggetto di centrosinistra oppure fondare qualcosa di nuovo che sia davvero di sinistra.

Le Sardine hanno scritto il loro manifesto, registrato il loro simbolo e organizzato ufficialmente eventi in tutta Italia coordinando l’intera macchina da Bologna, dove ha avuto inizio questo movimento

Ma un conto è l’ennesima manifestazione di piazza ben riuscita come quella in Piazza VIII Agosto al fine di oscurare mediaticamente Matteo Salvini in Emilia-Romagna. Un altro lanciare, dopo una settimana, un soggetto di dimensione nazionale.

Non a caso le Sardine hanno deciso di estendere la loro azione a tutta Italia, anche in regioni che non vanno al voto, al di là della presenza o meno di Salvini. È dunque chiaro che non siamo solo davanti a un movimento contro.

IL SUPPORTO A BONACCINI CONTRO LA LEGA

Le Sardine bolognesi hanno subito detto che non si sarebbero candidate a queste elezioni regionali e non vogliono fondare un partito. Il loro manifesto (per ora) non è altro che una lista di pensieri e comportamenti di buon senso che dovrebbero animare la vita politica di qualsiasi cittadino. Quel che è altrettanto chiaro è che sono di sinistra e voteranno Stefano Bonaccini per impedire l’avanzata della Lega e la probabile caduta del governo Conte.

IL NODO DA SCIOGLIERE È IL RAPPORTO COL PD

Il nodo da sciogliere però è proprio questa vicinanza al Pd. Credo che i più concordino sul fatto che cinque anni di governo a trazione Pd siano stati la principale causa dell’avanzata della Lega e del M5s. 

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La manifestazione delle Sardine in piazza VIII agosto a Bologna.

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Durante i governi di Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, Salvini è passato dal 4% al 17%. Un anno di esecutivo gialloverde ha poi portato la Lega a oltre il 30%. I fautori di questo “exploit” sono stati Pd e M5s. Non potranno quindi essere di certo il Pd e men che meno il Movimento 5 stelle ad arginare l’avanzata della destra. Allora, che fare in futuro? 

CRITICA AL PARTITO DALL’INTERNO O DALL’ESTERNO?

La politica la fanno le persone e i partiti si rinnovano solo con nuove leadership. Rinnovare il Pd significa “rottamare” mezzo partito e introdurre nuovi elementi. Forse è questa l’operazione che ha in mente Nicola Zingaretti. Nell’impossibilità di migliorare il Pd dall’interno, se le Sardine volessero continuare la loro opera di risveglio delle coscienze e la condanna dei populismi, non avrebbero altra alternativa che iniziare una seria critica al partito.

Mattia Santori durante la manifestazione nazionale del movimento delle ‘Sardine’ in piazza 8 agosto a Bologna, 19 gennaio 2020 (Ansa).

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A partire dal giorno dopo le elezioni in Emilia-Romagna in caso della vittoria di Bonaccini. A quel punto il Pd sarebbe il primo ostacolo al risveglio della sinistra in Italia (la causa non può essere l’antidoto). A breve i quattro ragazzi di Bologna si renderanno conto che questo tacito appoggio dovrà essere interrotto se vorranno veramente contribuire alla rinascita di una sinistra giovane e seria che aspiri al meglio e non al meno peggio.

LE DIFFERENZE CON IL M5S DEL V-DAY

I più se lo saranno scordato ma il V-Day organizzato da Beppe Grillo a Bologna nel 2007 era animato da un principio: sostituirsi al centrosinistra di Romano Prodi (che era al governo) per poter fare vera opposizione a Silvio Berlusconi e batterlo. Quel centrosinistra era per Grillo e molti altri l’assicurazione sulla vita del Cav. Poi Grillo e Gianroberto Casaleggio tradirono il progetto e trasformarono il M5s in un partito populista, pronto ad allearsi con chicchessia pur di non perdere poltrone.

Beppe Grillo durante il V-day in piazza Maggiore a Bologna l’8 settembre 2007 (Ansa).

Ma se dopo il V-Day del 2007 i grillini furono ostracizzati da tutti i giornali e le tivù, un destino ben diverso ha accolto l’avvento delle Sardine che hanno potuto contare su una copertura mediatica straordinaria. Nel giro di tre settimane, infatti, il leader Mattia Santori ha partecipato a tutti i talk show ed è diventato, dal nulla, il personaggio più chiacchierati d’Italia.

LE SARDINE HANNO SOSTITUITO IN PIAZZA IL M5S

In altre parole se l’avvento del M5s minò il centrosinistra, l’avvento delle Sardine coincide con la fine del M5s. Non sono più i grillini a riempire le piazze con i delusi dalla politica. Ma se Grillo era dichiaratamente contro il sistema dei partiti, le Sardine sostengono (per ora) il potere dominante (che in Emilia-Romagna è da sempre il Pd).

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Se i primi erano per una rivoluzione totale che mirava a rottamare i politici e inserire nuovi temi nell’agenda politica, le seconde si sentono ben rappresentate dai politici locali e forse hanno come obiettivo migliorare la gestione dell’esistente. Cosa fare quindi? Entrare in un futuro soggetto di centrosinistra per cercare di cambiarlo dall’interno, o criticare apertamente il Pd dando vita a un nuovo soggetto politico? Altre alternative non ce ne sono, a meno che non si voglia terminare questa esperienza.

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La manifestazione delle Sardine a Bologna

Il movimento torna nel capoluogo emiliano a una settimana dalle Regionali. Santori: «Siamo 40 mila».

Piazza VIII agosto si è riempita per l’evento delle Sardine, tornate nel capoluogo emiliano, da dove tutto era partito, a una settimana dalle elezioni regionali. «Ci sono già 35-40mila persone», ha detto Mattia Santori. Il ‘concertone’ si è aperta con l’inno ‘6000 (siamo una voce)’ del cantautore ravennate MaLaVoglia. «Siamo qui per dire che un’alternativa effettivamente c’è e da una piccola piazza si può arrivare a una grande piazza e addirittura a cambiare il risultato delle elezioni», ha aggiunto Santori. «La nostra speranza è che queste piazze si traducano in partecipazione elettorale, in una presa di coscienza».

«LE ELEZIONI SONO UN PUNTO DI SVOLTA»

«Tra una settimana c’è un punto di svolta: si capirà se siamo destinati a decenni di squadrismo digitale o ad aprire una nuova epoca fatta di democrazia, relazioni e partecipazione», ha proseguito Santori. «La vera attenzione è cosa succederà se il sovranismo, che era dato per strafavorito, perderà le elezioni su cui ha giocato tutte le carte, anche le sporche: sarebbe segnale per tutta la politica italiana e non solo, molto importante».

IL MESSAGGIO DI GUCCINI

Intanto le Sardine continuano a ottenere sostegno da più parti. Per Francesco Guccini, la loro apparizione «è stata come un raggio di sole dopo che piove per un mese: uno respira». Il cantautore ha incontrato i leader del movimento e il video è stato proiettato in piazza VIII Agosto a Bologna. «Le sardine hanno dato voce a un mucchio di gente con cui la sinistra aveva perso contatto. La sinistra, tutti quei vari gruppi». Più Europa ha donato al movimento una bandiera europea di 50 metri quadrati. «Oggi ho voluto portare in piazza questa bandiera perché solo in Europa, con l’Europa e per l’Europa l’Italia può rinascere più democratica più prospera e più giusta», ha spiegato Arcangelo Macedonio, candidato di +E a Bologna alle regionali dell’Emilia-Romagna.

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Matteo Salvini non molla sulla piazza di Bibbiano

Il leader della Lega ha confermato il comizio elettorale del 23 gennaio. La piazza del paese finito sotto in riflettori per lo scandalo degli affidi illeciti era stata richiesta anche dalle Sardine.

Nessun passo indietro di Matteo Salvini sulla chiusura della campagna elettorale in Emilia Romagna il 23 gennaio a Bibbiano, il paese al centro dello scandalo affidi. L’ex vicepremier ha quindi deciso di ignorare la richiesta delle Sardine. Il movimento bolognese avevano infatti giocato d’anticipo chiedendo l’autorizzazione di occupare la piazza in quella stessa data prima che lo facessero i leghisti. Con la promessa di rinunciarvi solo se il partito di Salvini avesse fatto lo stesso. Ma l’ex ministro degli Interni non cede come ha confermato il 18 gennaio a Maranello: «Noi le promesse le manteniamo, lo avevamo promesso a quelle mamme e a quei papà», ha detto.

IL REGOLAMENTO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DÀ RAGIONE ALLA LEGA

D’altronde la mossa delle Sardine era più che altro simbolica perché, in base al regolamento della campagna elettorale, la precedenza ce l’hanno i candidati al voto regionale del 26 gennaio, e dunque a Salvini a sostegno di Lucia Borgonzoni in corsa per il centrodestra in Emilia-Romagna.

BORGONZONI: «NON MI DEVO VERGOGNARE PER LA MAGLIETTA SU BIBBIANO»

«È una vergogna, una cosa che grida vendetta al mondo», ha aggiunto il leader della Lega sempre sull’inchiesta sugli affidi illeciti. Presente alla kermesse del partito anche la stessa Borgonzoni: «Tra i vari insulti che ricevo quotidianamente c’è anche l’invito a vergognarsi per avere indossato quella maglietta su Bibbiano. A vergognarsi dovrebbe essere chi non ha controllato quello che doveva controllare, non io, non noi. Fosse stato anche solo un bambino rubato ai genitori, definirlo semplice raffreddore non è una vergogna, è uno schifo», ha detto la candidata del centrodestra alle Regionali. E sul risultato del 26 gennaio non ha dubbi: «Qui non vinciamo e basta. Vinciamo bene, li mandiamo a casa qui, poi a Roma e ci riprendiamo questo bellissimo Paese», ha concluso lei.

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Le Sardine divise tra la piazza di Bologna e il richiamo di Conte

Il movimento si prepara alla grande manifestazione nel cuore del capoluogo emiliano. Ma intanto corteggia il premier con proposte su decreti sicurezza e democrazia digitale. Pronta anche la sfida con la Lega per la piazza di Bibbiano.

Per iniziare 30 mila persone in piazza domenica 19 gennaio a Bologna, quindi un nuovo incontro nazionale l’8 marzo dove decidere cosa fare ‘da grandi’. È un calendario fittissimo quello delle ‘sardine‘, il movimento spontaneo nato due mesi fa proprio nel capoluogo emiliano-romagnolo e cresciuto in parallelo alla campagna elettorale per le regionali. «Su questa Regione è riposta la speranza di tanti territori italiani», ha ribadito il portavoce Mattia Santori, che lanciato un messaggio direttamente al premier Conte: «Credo che siamo sempre più vicini al momento in cui sarebbe bello potersi finalmente incontrare» per discutere di temi »come i decreti sicurezza e la democrazia digitale su cui vorremmo iniziare un’interlocuzione».

DA CONTE CON UNA PROPOSTA DI “DASPO DIGITALE”

L’idea di Sartori e compagni è quella di portare un pacchetto di richieste direttamente al capo del governo per «raccontargli cosa è successo e cosa sta succedendo». Una mossa che fa seguito alle intenzioni dello stesso premier che aveva dichiarato di voler conoscere i portavoce del movimento qualche settimana fa. Sul tavolo dell’esecutivo le Sardine vorrebbero portare proposte come il daspo digitale per gli odiatori da social e un’identificazione certa per tutti i profili web e tornare ancora una volta sui decreti voluti dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini e mai aboliti o ritoccati dal governo giallorosso.

VERSO IL MAXI-RADUNO DI PIAZZA VIII AGOSTO

Intanto però le energie si concentrano sul raduno in piazza VIII Agosto. Un’incontro studiato come una festa di “divertimento intelligente”. E così sul palco bolognese si alterneranno big della musica indipendente come Subsonica, Afterhours, Modena City Ramblers e Marracash, a personalità dello spettacolo e della cultura come Moni Ovadia, Alessandro Bergonzoni e Sandro Ruotolo. «Sarà una giornata epocale», è stata la previsione di Santori: «Ci aspettiamo un flusso di 30mila persone». L’obiettivo, ha proseguito, «è fare politica attraverso l’arte, la cultura e le relazioni umane». Tutti gli artisti, hanno spiegato le Sardine, parteciperanno a titolo gratuito: «Abbiamo raccolto in pochi giorni 70mila euro, che serviranno a coprire le spese, grazie a 3.028 donazioni, è tutto rendicontato».

LA SFIDA CON LA LEGA PER LA PIAZZA DI BIBBIANO

L’evento è in programma a una settimana dal voto del 26 gennaio. L’obiettivo non dichiarato esplicitamente è quello di provare a spingere Stefano Bonaccini, mentre che l’avversario sia Matteo Salvini non è assolutamente in dubbio. Tanto che le ‘sardine’ stanno giocando anche un inedito derby a distanza con il leader leghista sull’insidioso campo di Bibbiano, la cittadina della Val d’Enza finita nella bufera per l’inchiesta sugli affidi illeciti e dove lo stesso Salvini ha confermato sarà giovedì 23 per un evento elettorale. «Non volevamo andarci, ma ci hanno chiamato i cittadini, chiedendo di fare qualcosa contro questa ennesima strumentalizzazione», ha rivelato Santori. Il movimento ha anche confermato di aver ‘scippato’ la piazza al Carroccio: «Siamo più scaltri dei leghisti, questi polli hanno annunciato la manifestazione senza averla prenotata». Allo stesso tempo, però, Santori ha confermato che «siamo pronti a rinunciare, se la Lega farà lo stesso: loro sono sciacalli, noi un anticorpo».

VERSO UN CONGRESSO PER (NON) DIVENTARE PARTITO

A prescindere dal voto emiliano, il movimento pare comunque orientato al futuro: l’8 marzo è in programma un nuovo evento nazionale, «per darci una struttura e decidere cosa diventeremo». Sarà, ha detto ancora Santori, «un weekend di convivenza in cui si parlerà di organizzazione, di una nuova casa digitale e delle prossime campagne elettorali regionali». E soprattutto sarà l’occasione per decidere cosa fare da grandi: «No, non diventeremo un partito», ha tagliato corto il leader, ammettendo, però, «che al nostro interno ci sono visioni diverse e noi le stiamo respirando e osservando tutte». Visioni che però potrebbero finire sul tavolo di Palazzo Chigi.

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Salvini ha preso in giro un ragazzo dislessico sul palco delle saredine

Il leader della Lega scaglia il popolo dei social contro il giovane. Che però è un Dsa. Lui spiega come l'ex ministro gli abbia tolto «solo la serenità sul lavoro».

«Guardate la carica e la grinta che avevano pesciolini e sinistri poco fa a San Pietro in Casale. Se pensano di fermarci così… abbiamo già vinto!». E giù di video montato a regola d’arte che mostra un ragazzo impappinarsi durante il flash mob organizzato dalle Sardine nel paesone della Bassa bolognese. A pubblicarlo sui suoi canali social, scatenando l’ira e gli insulti dei propri sostenitori, è stato Matteo Salvini. A essere preso di mira dal leader del Carroccio il 21enne Sergio Echamanov, rappresentate porta a porta.

LA GOGNA CONTRO UN RAGAZZO DISLESSICO

La gogna fatta scattare da Salvini ha travolto il giovane Sergio, che ora rischia addirittura di perdere il lavoro. Secondo le Sardine, come riporta Repubblica, infatti risulta difficile vendere prodotti presentandosi nelle case una volta che sei stato esposto nei social venendo deriso, insultato e additato. Dopo l’attacco la Sardina ha spiegato di essere orgoglioso del suo imbarazzo svelando di essere un Dsa. «Talvolta hai difficoltà nelle esposizioni, ma stavolta c’entra poco, in realtà non ero preparato a parlare in quel momento, ha giocato più l’emozione. Credo in una politica che non brutalizzi l’umano, ma che renda libero ogni essere umano di essere ciò che è. Cosa rispondo a Salvini? Grazie Matteo, ma a me l’unica cosa che hai tolto è la serenità sul lavoro», ha detto.

IL DISCORSO DI SERGIO

Nel passaggio del discorso tagliato dall’ex ministro dell’Interno la Sardina dice: «I libri sono l’unico modo per renderci liberi, liberi non da un governo che ha portato la migliore sanità in Emilia Romagna, ma liberi dall’odio e dalle manifestazioni di antisemitismo di quel partito». Il riferimento, chiaro, è alla Lega che non troppo lontano da lì stava accogliendo Matteo Salvini per un comizio in vista delle Regionali. Sergio ha poi annunciato, come riporta Repubblica, di voler sporgere una querela nei confronti del leghista.

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Prodi: «Purtroppo non ho fondato io le Sardine»

L'ex leader dell'Ulivo ha parlato anche delle Elezioni regionali in Emilia Romagna, della Lega e del futuro del Pd di Zingaretti.

Nega ogni coinvolgimento con il Movimento delle Sardine nato alla fine del 2019, così come il suo ritorno in campo. Lo ha detto Romano Prodi, ex premier e leader dell‘Ulivo, in una lunga e articolata intervista a La Stampa. In cui ha anche parlato della situazione politica che si sta attualmente vivendo in Italia.

IL RAPPORTO CON LE SARDINE

«No, purtroppo non è vero. Avrei voluto essere all’origine delle Sardine che hanno creato un clima molto, molto particolare», ha spiegato Romano Prodi. Che poi ha fatto un excursus su quanto sta accadendo in Emilia Romagna, dove Matteo Salvini spera in una vittoria per dare una spallata definitiva alla sinistra e mettere di conseguenza in difficoltà il governo targato Pd-Movimento 5 stelle. «La Lega vuole prendere l’Emilia per prendersi l’Italia. Perché da noi (in Emilia Romagna, ndr) è nato l’Ulivo, è nato il Vaffa! Anche Grillo cominciò in Emilia», ha aggiunto il professore. Spiegand come questa sia una «regione che è di per se stessa un laboratorio. E non c’è bisogno che Prodi organizzi niente», ha aggiunto facendo ancora riferimento al Movimento delle Sardine.

EMILIA ROMAGNA INCUBATRICE DI MOVIMENTI

L’Emilia, ha spiega ancora Prodi a La Stampa, è l’incubatrice dei «movimenti, non sommovimenti. Altrimenti sembrerebbero animati o finalizzati alla violenza. Questa è una regione dove la gente amava e spero continuerà ad amare lo stare insieme. E dove si sta insieme è facile che si producano i movimenti. Quando qui ho fatto l’Ulivo c’era un’atmosfera che mi aiutava». Poi l’ex premier ha bocciato categoricamente l’idea di un nuovo Ulivo: «Le cose del passato non si ripetono mai. L’esempio emiliano è una larga coalizione». Quindi appoggia Bonaccini: «Ha governato bene, Borgonzoni è inesistente». Ma considera a una nuova versione del Pd elogiando in questo senso l’operato di Zingaretti: «Fa bene a ripensare i Dem. O conseguirà un grandissimo coinvolgimento o servirà a poco».

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Le Sardine fanno un congresso per darsi una struttura

La decisione annunciata dal direttivo nazionale di Bologna. Le date rese note entro il 26 gennaio.

Le Sardine vanno verso un congresso nazionale, probabilmente una due giorni, le cui date saranno rese note entro il 26 gennaio. La decisione è stata presa dal direttivo nazionale di Bologna delle Sardine e annunciata stamattina in tv dalla portavoce torinese Francesca Valentina Penotti.

«PRESENTI I RAPPRESENTANTI REGIONALI»

«A livello regionale siamo un po’ divisi, nel senso che ogni Regione pensa giustamente un po’ per se. In Piemonte avremo una sorta di Congresso riunione il 25 gennaio. Importante anche l’Emilia Romagna il 19 gennaio ‘Sardina ospita sardina’ quindi che comprenderà il week end fra il 18 ed il 19 gennaio. Invece il Nazionale posso dirvi che entro il 26 gennaio uscirà una data, una data che verrà stabilita dopo il 26 gennaio, in cui ci sarà un Congresso Nazionale di noi rappresentanti sardine e probabilmente sarà una due giorni», ha detto la portavoce ad Agorà Rai Tre sull’agenda dei prossimi mesi del movimento.

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Zingaretti e le sardine salvino la Puglia da Emiliano

L'Ilva, la xylella, ora la Banca popolare di Bari: la regione è sull'orlo del baratro, per colpa di una classe dirigente immobile e vanesia. Il segretario dem intervenga. E la piazza gli dia una mano.

Sono pugliese ma non è solo questa la ragione per cui mi voglio occupare dell’ultima disgrazia di questa regione, la Banca popolare di Bari, salvata il 15 dicembre da un decreto del governo Conte. Voglio far solo due osservazioni. La prima è che se la Puglia perde la sua eccentricità e diventa come quasi tutte le altre regioni meridionali, la battaglia per il Sud diventa impossibile. La seconda riguarda da vicino una parte politica, quella per la quale voto. Nell’arco di pochi anni, tutti segnati da una prevalenza del centrosinistra nelle maggiori città e nella regione, la Puglia ha avuto tre guai evitabili. Penso all’Ilva di Taranto, penso alla xylella, penso al dramma in corso della banca popolare.

UNA SITUAZIONE LASCIATA DEGENERARE

Il caso dell’Ilva riguarda migliaia di famiglie di operai non solo di Taranto e altre migliaia di famiglie della città che temono per la propria salute e per quella dei propri figli. La xylella riguarda il “giacimento di petrolio” della regione, cioè quella larga, meravigliosa distesa di ulivi che producono, per quantità e qualità, fra le migliori tipologie di olive e soprattutto di olio extra-vergine. Infine la Banca popolare di Bari in cui si sono riconosciuti molti risparmiatori e che interessa, come raggio d’azione, gran parte dell’economia pugliese. È esagerato dire che siamo di fronte a un burrone che si è aperto? No, non esageriamo. Soprattutto non esageriamo se diciamo che questo burrone non si è spalancato sotto i nostri piedi nel giro di poco tempo. La situazione è stata colpevolmente lasciata degenerare. Anche per l’ultimo caso, quello della banca popolare, siamo di fronte a una vicenda che è esplosa oggi ma che si sapeva sarebbe esplosa. Lo sapeva soprattutto la classe dirigente.

È mai possibile che Emiliano abbia attraversato la vita pubblica per decenni e mai si sia reso conto dei drammatici problemi che aveva di fronte?

Ovviamente qui mi interessa mettere l’accento sulla classe dirigente che governa anche se non si può dire che quella di opposizione abbia dato buona prova di sé. Taranto, uliveti e Popolare di Bari sono i tre banchi di prova non superati da chi ha governato la Puglia ad ogni livello, presidenti di regione, sindaci, ministri/e, consiglieri regionali e comunali compresi. Un fallimento totale e mi dispiace mettere nel calderone il bravo sindaco di Bari. La Puglia ha la classe dirigente più immobile, è dominata da poche figure egemoni che si sentono al di sopra delle critiche e, temo, delle leggi. Quando hanno preso decisioni, penso all’Ilva e alla xylella, hanno sbagliato gravemente. Non dovremo fare l’analisi del voto fra qualche mese, se il centrodestra, azzeccando il/la candidato/a, vincerà le prossime regionali. Come è possibile votare per i personaggi proposti dal Pd? È mai possibile che Michele Emiliano abbia attraversato la vita pubblica per decenni e mai si sia reso conto dei drammatici problemi che aveva di fronte ovvero abbia preso, come per la xylella e l’Ilva decisioni sbagliate, gravemente e colpevolmente sbagliate?

SE NON SI FANNO LE PULIZIE, LA REGIONE È PERSA

Non sente Emiliano che è arrivato il momento di salutare a centrocampo e di andare negli spogliatori e con lui la sua competitrice Elena Gentile, ex assessora alla sanità regionale ed eurodeputata e l’altro consigliere regionale, Fabiano Amati, anche lui da anni al vertice del potere? A casa, andate a casa. Leggiamo analisi sofisticate sulle ragioni delle sconfitte della sinistra. E se mettessimo in conto che perde perché in certe situazioni è del tutto incapace di affrontare e risolvere problemi complessi, perché spesso li complica di più, perché, come nel caso della Popolare, è complice o silente di fronte a banchieri avventurosi? Il fatto è che questi leader della sinistra non hanno tempo da perdere con i problemi dovendo occuparsi della propria immagine, in realtà molto sfigurata. Non so se ci sono sardine in Puglia. Non so che cosa pensi di fare Nicola Zingaretti. So che se non si fanno le grandi pulizie in Puglia, la regione è persa. Bisogna trovare altre figure pubbliche, più giovani, più generose, più capaci meno vanesie. Ci sono, ce ne sono quante ne volete, ma, per favore, Zingaretti commissari il Pd e le sardine aiutino questa gigantesca operazione di rinnovamento.

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Le Sardine puntano a superare il 25% dei consensi

Fissati gli obiettivi dopo la prima assemblea andata in scena a Roma in presenza di 150 animatori. Nessun partito per ora, ma sostegno alle liste di sinistra in Emilia-Romagna e Calabria.

Primo obiettivo non fermarsi e tornare nelle piazze ovunque, sul territorio. L’altro traguardo è superare il 25% dei consensi fra gli italiani. Dopo aver invaso le grandi città, le Sardine, riunite per la prima volta a Roma in assemblea, promettono battaglia nei territori: dalle periferie ai piccoli centri. «Particolare attenzione» sarà dedicata alla Calabria e all’Emilia-Romagna, dove tramonta l’ipotesi di una lista separata, in vista delle prossime elezioni. «Negli ultimi 30 giorni» – si legge in un lungo post su Fb – «le Sardine hanno scatenato una straordinaria energia, occorrerà molta pazienza per dare anche un’identità politica a questo fenomeno». Insomma, ancora movimento, il partito può attendere.

L’IMPEGNO DI CONTE SUL DECRETO SICUREZZA

All’indomani della conquista di piazza San Giovanni, luogo simbolo della sinistra politica e sindacale italiana, le Sardine ottengono comunque un primo risultato, seppure parziale: l’impegno del premier Conte a rivedere il decreto sicurezza. «Le richieste delle Sardine sui decreti sicurezza» – sottolinea il premier – «le abbiamo già ascoltate. Tra i punti del programma di governo c’era l’impegno a raccogliere le raccomandazioni del presidente Mattarella per ritornare a quella che era la versione originale del secondo decreto per come era uscita dal Consiglio dei ministri».

OLTRE 150 ANIMATORI NELLA RIUNIONE A PORTE CHIUSE

Così oltre 150 animatori delle manifestazioni locali di queste settimane si sono dati appuntamento in un palazzo occupato per fare il punto su come andare avanti. Una riunione a porte chiuse, durata oltre quattro ore, convocata per avere un primo contatto fisico tra persone in carne e ossa che sinora si sono parlate solo sui social. È stata anche l’occasione per dar vita a tavoli tematici, fare un primo bilancio di cosa si può migliorare nella convocazione delle piazze. Al momento niente che possa far pensare a un passaggio dal movimento spontaneo a qualcosa di più organizzato, lista o partito. Prima che parlasse il leader Mattia Santori, è una Sardina pugliese, Grazia De Sario, a escludere ogni esordio elettorale: «Non faremo un partito, non ci saranno candidature e non ci saranno liste civiche in Emilia-Romagna. Appoggeremo le liste di sinistra», taglia corto circondata dalle troupe tv. Poco più tardi, ai microfoni di Mezz’ora di più, anche se in modo meno esplicito, anche Santori allontana l’ipotesi di una loro discesa in campo: «Puntiamo a trovare un dialogo con la politica, non siamo ancora pronti a trovare né i punti del dialogo né un interlocutore del dialogo».

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Le Sardine e il caso della presunta apertura a CasaPound

Fanno discutere le parole del rappresentante romano del movimento: «Per ora nessun paletto, in piazza può venire chiunque». Ma un comunicato precisa: «Non abbiamo bandiere, ma siamo e resteremo antifascisti».

Se il pubblico endorsement di Francesca Pascale aveva già creato qualche grattacapo alle Sardine, ora a far discutere ci si è messa anche l’intervista rilasciata dal rappresentante romano del movimento al Fatto Quotidiano, nel corso della quale ha trovato spazio una sostanziale apertura a qualsiasi forma di rappresentanza, anche a formazioni di estrema destra come CasaPound. A parlare è stato Stephen Ogongo, leader dell’ala romana del movimento nato a Bologna il mese scorso.

«SIAMO E RESTEREMO ANTIFASCISTI»

Alla domanda sui «paletti» che le Sardine dovrebbero mettere all’ingresso del loro movimento, Ogongo ha risposto: «Quelli li metteremo se, e quando, ci daremo un’identità politica. Per ora è ammesso chiunque, pure uno di CasaPound va benissimo. Basta che in piazza scenda come Sardina». Il movimento, con un post apparso sulla sua pagina Facebook, ha immediatamente provato a correggere il tiro, intendendo il senso delle parole di Ogongo come una forzatura giornalistica. «Le piazze delle Sardine si sono fin da subito dichiarate antifasciste e intendono rimanerlo. Nessuna apertura a CasaPound, né a Forza Nuova. Né ora né mai».

«IL LINGUAGGIO POLITICO DI CERTA DESTRA HA PASSATO IL SEGNO»

«In merito all’articolo del Fatto Quotidiano», si legge in una nota, «sentiamo la necessità di fare alcune precisazioni. Non possiamo chiedere a ognuno dei partecipanti alla nostra piazza la fede politica, è una piazza libera e accogliente, non mettiamo paletti, non cacciamo nessuno. Essere senza bandiere non significa essere privi di idee e di coscienza politica. Sappiamo che piazza San Giovanni fa gola a molti. Ma ribadiamo con forza che l’invito è rivolto a chi crede che il linguaggio politico di una certa destra abbia passato il segno. A chi è stanco di stare a guardare dalla comodità del proprio divano».

CASAPOUND: «PRONTI AD ANDARE SE CI INVITANO»

CasaPound non si è fatta sfuggire l’occasione per provare a cavalcare il caso a proprio favore. «Le Sardine ci invitano in piazza? Ci andiamo ma non canteremo di certo Bella Ciao», ha risposto suTwitter il leader Simone Di Stefano. «Parliamo di idee, mutuo sociale, una nuova Iri, come aumentare i salari come mettere le banche sotto il controllo dello Stato, come far circolare e aumentare la ricchezza della nostra nazione».

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Sardine protagoniste: dalla Scala a Bologna e Napoli

Patti Smith dalla Scala strizza l'occhio al movimento: «Hanno il potere». Francesca Pascale tifa per loro e imbarazza Forza Italia. Bonaccini le ringrazia. E a Napoli nasce la loro versione nera. Il banco saprà gestire il successo?

La Prima della Scala e delle Sardine. Già perché il movimento di piazza nato a Bologna in chiave anti-sovranista ha vissuto sabato 7 dicembre il suo giorno di gloria. Incassando endorsement di peso – da Patti Smith a Francesca Pascale – e il riconoscimento da parte del presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

IL TIFO DI FRANCESCA PASCALE

Sicuramente l’apertura di Francesca Pascale ha spiazzato tutti. Forza Italia compresa. La compagna di Silvio Berlusconi ha detto in una intervista all’Huffington Post di tifare per le Sardine. «Ritrovo elementi e quella libertà che furono propri della rivoluzione liberale di Berlusconi. Mi auguro non facciano come i grillini».

Francesca Pascale e Silvio Berlusconi.

Ma Pascale si è spinta oltre visto che «sta valutando il piacere di ri-scendere in piazza il 14 dicembre» a Roma. Le Sardine dal canto loro, per bocca di Mattia Santori, le hanno dato il benvenuto. Le parole di Pascale sono state accolte con meno entusiasmo da Forza Italia, anche perché, è stato fatto notare, sostenere chi in Emilia-Romagna si batte in piazza contro la candidata del centrodestra Lucia Borgonzoni, in una fase di aperta campagna elettorale, assume un pesante rilievo politico.

L’EFFETTO SARDINE AIUTA BONACCINI

E proprio da Bologna le Sardine sono state ringraziate dal presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini che ha inaugurato la sua campagna elettorale proprio da Piazza Maggiore. Diecimila i partecipanti.

Stefano Bonaccini in piazza a Bologna (Foto Massimo Paolone/LaPresse).

«So che c’è Mattia qui, lo saluto e lo ringrazio», ha detto dal palco Bonaccini. «Ci avete mostrato quanta gente non aspettava altro che riempire piazze con un discorso opposto a quello di questa destra». Dunque, è la promessa, «il nostro compito è quello di provare a dare una risposta a quella domanda e ci proveremo».

IL DEBUTTO DELLE SARDINE NERE

Da Bologna si passa a Napoli, dove oltre 200 Sardine nere del Movimento Migranti e Rifugiati hanno fatto il loro esordio manifestando in corteo per chiedere l’accelerazione dei tempi della procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e il rapido rilascio dei permessi di soggiorno. Puntando il dito sì contro Salvini, ma anche contro l’attuale titolare del Viminale Luciana Lamorgese.

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Il corteo delle Sardine nere di Napoli.

«Cambiano i governi e ministri dell’Interno, ma non cambiano le politiche contro i migranti, i rifugiati e le fasce più deboli della popolazione», hanno spiegato il Movimento Migranti e Rifugiati Napoli e l’Ex-Opg Je so’ Pazzo.

IL MURALES SALVINI SARDINA E L’ENDORSEMENT DI PATTI SMITH

E il giro del banco si chiude di nuovo a Milano dove un pesce con la testa di Salvini è apparso sui muri dei Navigli: Salvini Sardina opera dello street artist TvBoy.

Patty Smith (La presse).

Mentre dal foyer della Scala apprezzamento per le Sardine è arrivato da Patti Smith. People have the power, e non poteva essere altrimenti. «Le persone», ha detto, «hanno il potere specialmente in Italia. Le Sardine hanno il potere».

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Francesca Pascale sorride alle Sardine

In una intervista all'Huffington Post la fidanzata di Berlusconi dice di ammirare il movimento di piazza. L'unico rischio? «Finire come il M5s».

Mentre Silvio Berlusconi con gli alleati di centrodestra Matteo Salvini e Giorgia Meloni cerca la quadra sui candidati alle prossime Regionali in Emilia-Romagna e Calabria, Francesca Pascale guarda da tutt’altra parte. E sorride alle Sardine. Perché, ha detto la fidanzata del Cav in una intervista all’Huffington Post, nel movimento ritrova «quella libertà» che fu propria «della rivoluzione liberale» di Berlusconi. Per questo motivo non ha escluso di partecipare alla manifestazione ittica del 14 dicembre a Roma.

«LE SARDINE PESCANO ANCHE TRA CHI NON HA MAI VOTATO A SINISTRA»

Le Sardine, continua Pascale, sono un «fenomeno spontaneo, dilagante, animato da giovani, quindi va guardato con rispetto, interesse e soprattutto non va sottovalutato. Un errore che a suo tempo è stato commesso con i 5 stelle ed il risultato è quello che è oggi sotto gli occhi di tutti». La loro rivolta pacifica contro un «linguaggio pericoloso» e «in grado di innescare odio» fa sì, spiega la first lady di Arcore, che le Sardine «peschino anche tra coloro che non hanno mai votato e che mai voteranno a sinistra, incarnano l’esigenza di un cambiamento».

LEGGI ANCHE: Il debutto a Napoli delle Sardine nere

Il rischio è che questo movimento di piazza e spontaneo subisca la stessa metamorfosi toccata al Movimento 5 stelle, «prima anti-sistema, oggi in giacca e cravatta attaccati alla poltrona». Il consiglio? «Restate indipendenti, restate liberi, siate l’anima rivoluzionaria che alberga in tutti i partiti e che pertanto non ha bisogno di etichette».

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Anche Romano Prodi dà il suo sostegno alle Sardine

L'ex presidente del Consiglio spende parole di elogio per il neonato movimento: «Chiedono toni civili, la gente è stufa delle tensioni».

Dopo l’ennesimo successo di piazza per le Sardine arriva anche un “endorsement” di peso, quello dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. «La gente è perplessa sulle tensioni che si hanno: d’altra parte non avevo mai visto in vita mia una grande manifestazione che inneggia alla civiltà dei toni», ha detto Prodi parlando dei pienoni fatti registrare dalle Sardine. «Questo quindi vuol dire che la durezza del dibattito, indipendentemente dai contenuto del dibattito, comincia a stancare», ha aggiunto l’ex premier a margine di un convegno a Firenze su Carlo Azeglio Ciampi.

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La pioggia non ferma le Sardine a Milano: invasa Piazza Duomo

La manifestazione si è spostata da Piazza dei Mercanti per la folla troppo numerosa. Tra gli ospiti Saviano.

La pioggia non ferma le Sardine a Milano: Piazza del Duomo è gremita di manifestanti che hanno deciso di prendere parte alla manifestazione lanciata dal movimento delle Sardine per la prima volta anche nel capoluogo lombardo. Sul palco si sono alternati momenti di musica e altri in cui attori hanno recitato alcuni articoli della Costituzione. Nel frattempo la folla cantava ‘Bella Ciao’ o scandiva ‘Milano non si Lega’, o ancora ‘Ora e sempre Resistenza’.

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All’Italia servirebbe un’alleanza tra Draghi e Sardine

Giovani e giovanissimi da una parte e over 50 competenti, proprio come l'ex presidente della Bce, dall'altra. Solo dal loro dialogo il Paese potrebbe ripartire. Dopo il fallimento della generazione mediana, lasciata sola a gestire il sogno edonista (e irrealizzabile).

Mario Draghi. Ieri salvatore dell’euro e dell’Europa. Domani magari presidente della Repubblica o premier e, perché no, mentore del movimento delle Sardine.

Fantascenario che certo è una battuta, ma anche un auspicio e la rappresentazione ideale di una società italiana completamente rifondata. Che vuole lasciarsi alle spalle 20 anni e più di cattiva politica, di protagonismi maleducati e incompetenze esibite.  

Draghi e Sardine. Per dire della necessità urgente di un reset del Sistema. Che tuttavia della mobilitazione di piazza anti-leghista accoglie soprattutto la richiesta di “buona politica”, depurata da un leaderismo sguaiato e demagogico. E coglie, credo, il dato più interessante e utile in prospettiva nell’inedita convergenza di generazioni che sono anagraficamente distanti, quasi remote fra loro.

L’ETÀ DI MEZZO VITTIMA DEL DISINCANTO

Le Sardine infatti nella loro attuale composizione sono perlopiù giovani e giovanissimi con presenza significativa di 50/60enni e oltre. Piuttosto che di 40enni, intesi come generazione di mezzo, fascia d’età che si allunga di cinque-10 anni sia in basso che in alto, comprendendo 30enni maturi e 50enni “suonati”. Ovvero quell’Italia di mezzo, che essendo cresciuta e formatasi in una società sempre più spoliticizzata, è culturalmente, anche per effetto di lunga esposizione alla tivù commerciale, ovvero a una “programmazione populista”, attratta dalle sirene leghiste e sovraniste. Ma riferendomi ai 35-50enni devo aggiungere che questi non hanno vissuto la stagione delle grandi lotte politiche di piazza, ma quella del disincanto. Quindi sono fisiologicamente refrattari alla partecipazione politica e alla militanza partitica. Ma sono anche poco digitali: usano perlopiù solo i social, perché non richiedono competenze specifiche e abilitanti. Ciò spiega anche perché questa classe d’età sia la più sensibile alla propaganda, alla comunicazione emozionale.

IN PIAZZA C’È LA CONVERGENZA DI GENERAZIONE Z E I BABY BOOMER

Le piazze che si stanno riempiendo di Sardine vedono la convergenza di generazione Z e della parte più giovane dei millenial, con la fascia di baby boomer più colta e benestante. In questo senso si può convenire con chi parla di piazze sardiniste caratterizzate e fisicamente occupate dal ceto medio urbano. E nel segnalare come questa convergenza sia in linea col fenomeno, definito da The EconomistSocialismo dei millenial”, che è nato e si sta sviluppando in Inghilterra e Usa. E che vede un numero crescente di giovani e giovanissimi sostenere e votare Bernie Sanders e Jeremy Corbyn (che conta appunto molto sui nuovi elettori per le prossime elezioni del 12 dicembre). E che ha la sua icona nella più giovane congresswomen  della storia parlamentare statunitense: Alexandria Ocasio-Cortez.

MANCA OGNI RIFERIMENTO AI LEADER DEGLI ULTIMI 20 ANNI

I due estremi generazionali che vengono colmati e pareggiati da una richiesta di “buona politica” trovano una spiegazione convincente in un comune rimpianto: per i primi esprime desiderio di provare quel che è stato loro raccontato e che ormai è storia, mentre per i secondi è voglia di ritrovare gli ideali e le pratiche della giovinezza. Non casualmente manca del tutto qualsiasi riferimento alla sinistra di governo, ai leader democratici di quest’ultimo ventennio. Non rivoluzionari veri né riformisti convinti, ma aggiustatori mediocri di un sistema che ha penalizzato soprattutto i giovani. Sono infatti Enrico Berlinguer e la “meglio gioventù” i più citati ed evocati dalle Sardine. Ovviamente con tutte le retoriche e le amnesie che ogni riscoperta si porta appresso. 

UNA GENERAZIONE SCHIACCIATA

Disintermediazione è la parola chiave di questi anni e prevedibilmente, con più forza distruttiva, dei prossimi. Ma curiosamente o paradossalmente questo processo si manifesta anche sulle età della vita e sulle dinamiche generazionali e intergenerazionali. Non sono solo i corpi sociali e i quadri produttivi intermedi, le mezze stagioni e le mezze porzioni a essere disintermediati. Ma anche le classi d’età di mezzo, quelle situabili fra i 35 e i 50 anni che scontano oggi, come non era mai accaduto prima, il fatto di non essere più anelli di congiunzione fra giovinezza e maturità, ma invece delle interruzioni, se non delle fratture, generazionali. Oggi, infatti, le classi d’età di mezzo sono compresse, schiacciate, non potendo competere con i nativi digitali, sul piano delle abilità e competenze tecnologiche, ma nemmeno con i 60/70enni sul piano dell’esperienza.

LEGGI ANCHE: Quella sindrome del buffone che inquina la nostra politica

Anche perché sono entrati nel mercato del lavoro tardi, così come tardi si sono sposati e non hanno fatto figli. Non sono svelti e intuivi come i 20enni, ma nemmeno riflessivi e con la cultura del lavoro dei più anziani. Sono quelli che pur essendo ancora giovani anagraficamente, hanno meno futuro degli altri. Sono furbi, però con bassa propensione etica, perché hanno coltivato grandi attese e sogni di gloria, essendosi formati nei decenni 80 e metà 90, quelli dell’edonismo reaganiano, della glorificazione del successo e dei soldi. Ma proprio per questo anche il molto che materialmente hanno sembra a loro poco. Quasi niente. Per questo sono eversivi, ma non rivoluzionari. Prova è che i Gilet gialli francesi sono 50enni, così come il grosso dell’elettorato leghista e sovranista in Italia.

L’ITALIA RINCORRE ANCORA IL TRENO DELL’INNOVAZIONE

In tale contesto e considerato che la classe politica e di governo attuale, più che mai sgangherata, è nelle mani di leader (Matteo Salvini, Matteo Renzi, Luigi Di Maio, Giorgia Meloni e mettiamoci anche Giuseppe Conte e Carlo Calenda) che anagraficamente stanno, appunto, nell’età di mezzo, si comprende perché abbiamo perso, come Paese, lo spirito imprenditoriale, la creatività e la voglia di lavorare che hanno fatto grande l’Italia nei due decenni postbellici. Nel contempo non siamo riusciti ad agganciarci al treno dell’innovazione, non solo tecnologica, che ormai è in piena corsa in numerosi altri Paesi e che di questo passo rischiamo di perdere definitivamente. 

sardine chi sono piazze italiane
Le Sardine a Bologna.

I GIOVANI HANNO BISOGNO DI GUIDE RICONOSCIUTE

Non ci resta che confidare nella discesa in piazza di giovani e giovanissimi, in grado, vista la velocità con la quale si sono materializzati dal nulla, di dare vita a qualcosa di radicalmente nuovo. Una politica più gentile e capace di tradurre, in forme più avanzate di partecipazione e rappresentanza, le enormi possibilità offerte dall’economia digitale. Visto che sin qui, come scrive il sociologo svedese Adam Ardvisson (Changemakers: The Industrious Future of the Digital Economy ), «l’uso migliore che abbiamo saputo trovare per l’intelligenza artificiale e l’analisi dei big data è la pubblicità mirata su Facebook per uno shampoo o un app per ordinare la pizza senza dover alzare il telefono». Mentre invece serve urgentemente regolare la sharing economy e avere idee concrete su cosa farsene del blockchain.

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E qui, certo, sono zeter e millenial che devono immaginare il mondo e la società che verranno. Naturalmente migliori di quelli attuali. Ma potranno realizzarli solo accantonando idee di rottamazione e di scontro generazionale, del quale, peraltro, Quota 100 è un bell’incentivo, il cui solo aspetto positivo è rendere evidente quanto la politica e i politici che l’hanno voluto sono obsoleti. Nonostante siano anagraficamente giovani. E di contro quanto giovani e giovanissimi abbiano bisogno non di vecchi narcisi (giornalisti soprattutto) che fanno ironie su gretini e Sardine, bensì di vecchi sapienti e competenti. Capaci di indicare futuri possibili e auspicabili. In forza di leadership riconosciute e ispirate. Come Mario Draghi, appunto.

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Studenti e Sardine invadono le piazze nel quarto sciopero per il clima

Appuntamento in oltre 100 città italiane a una settimana dalla Cop25 di Madrid: «Vogliamo vivere in un mondo libero dalla minaccia del cambiamento climatico».

Studenti in piazza per il quarto sciopero globale per il clima, in programma venerdì 29 novembre in oltre 100 città italiane. Per la prima volta a far compagnia ai ragazzi ci sarà anche il neonato movimento delle Sardine. “Tutti insieme famo paura” e “salva la Terra, cambia il sistema” sono solo alcuni tra i primi slogan e striscioni apparsi in piazza della Repubblica a Roma. Da lì il corteo proseguirà su via Vittorio Emanuele Orlando, largo di Santa Susanna, via Barberini, piazza Barberini, via Sistina, piazza della Trinità dei Monti, viale della Trinità dei Monti, viale Gabriele d’Annunzio per finire in piazza del Popolo

IN PIAZZA A UNA SETTIMANA DALLA COP25

La data del 29 novembre è stata scelta perché cade a una settimana dalla Cop25, la conferenza Onu sui cambiamenti climatici in programma dal 2 al 13 dicembre a Madrid. Obiettivo dichiarato degli attivisti del movimento Fridays for Future Italia «è far sì che i leader politici dei vari Paesi prendano misure immediate ed efficaci per contrastare la crisi climatica». A tal proposito, Giacomo Cossu, coordinatore nazionale di Rete della Conoscenza, ha spiegato: «Torniamo in piazza con Fridays for Future perché vogliamo un altro mondo in cui vivere, libero dalla minaccia del cambiamento climatico. Il Black Friday è il momento perfetto per denunciare un sistema economico fondato sullo sfruttamento sconsiderato dell’ambiente e dei lavoratori per produrre merci inutili a prezzi bassi. Vogliamo un cambiamento radicale del sistema economico, perciò dalle piazze di domani lanceremo un messaggio ai potenti del mondo che si riuniranno dal 2 al 13 dicembre alla Cop25 di Madrid: basta propaganda, non c’è più tempo. I cambiamenti climatici hanno già effetti devastanti, come abbiamo visto con l’acqua alta straordinaria che ha sommerso Venezia. Vanno azzerate le emissioni entro il 2025, mentre il governo italiano nella legge di Stabilità prevede la conferma di circa 19 miliardi annui di sussidi ambientalmente dannosi fino al 2040, inclusi gli inutili incentivi alle auto aziendali inquinanti. Il governo non ha presentato un Green New Deal, piuttosto vediamo un Green New Fake. Saremo in piazza anche il 6 dicembre alla grande manifestazione dei giovani a Madrid, contro l’irresponsabilità dei potenti del mondo».

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A Genova 8 mila sardine in piazza contro il sovranismo

Nuovo pienone con giovani, anziani, bambini e e famiglie in piazza per dire no all'odio e al populismo. Cantando De André e Bella Ciao.

Giovani, anziani, bambini,famiglie, studenti e professionisti, con in mano sardine di tutte le dimensioni e di tutti i colori. Sono 8 mila le Sardine di Genova, scese in piazza nella serata del 28 novembre. «No al sovranismo, al populismo, no all’odio, no al razzismo, no alla discriminazione», dice Roberto Revelli, un educatore che per primo ha lanciato l’evento su Facebook due settimane fa.

STRISCIONI E CANZONI DI DE ANDRÉ

Tanti gli striscioni ,come quello tenuto in mano dagli
organizzatori, «voi non avete fermato il vento, gli avete fatto
perdere tempo” che cita Fabrizio De André. E anche: «Più sardine
meno beline«, «I pesci non chiudono gli occhi» e «Genova non
abbocca». «La Costituzione non è un reato ed è per questo che
siamo qua stasera» – dicono gli organizzatori – «perché ci
riconosciamo nei valori della Carta, che è il nostro unico
slogan». Le sardine cantano Creuza de ma di De André, Bella Ciao
e gli Inti-illimani, ma anche l’inno di Mameli. «Genova è solo
antifascista», intona la piazza.

TRA LORO IL PRETE SIMBOLO DELL’ACCOGLIENZA

In tanti si passano il microfono: «Vogliamo che il diritto all’istruzione, alla sanità, al lavoro, siano per tutti, per tutti, nessuno escluso e siamo qua perché noi non escludiamo nessuno, perché siamo liberi, democratici, e
antifascisti», spiegano. Tra loro anche don Paolo Farinella,
prete simbolo dell’accoglienza a Genova che aveva ricoperto la
porta della sua chiesa a San Torpete con le coperte termiche che
vengono date ai migranti salvati sui barconi: «Non voglio
annegare in un barile di sardine» – dice alla piazza – «ma voglio
che le sardine anneghino tutto quello che ci sta impedendo di
essere un Paese civile».

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L’insulto del direttore leghista di Aler: «Le sardine infilatevele nel c…»

Della Torre dell'Azienda lombarda edilizia residenziale: «Quello degli imbecilli è un gene». Di Marco, consigliere regionale M5s: «Becero e vergognoso, riveste ruoli di vertice nell'amministrazione dei beni pubblici».

Ormai sono un marchio registrato, hanno più o meno un leader e un manifesto, invadono le piazze e collezionano nuovi fan. Ma anche tanti nemici. Sono le sardine, il movimento nato dal basso per contrastare l’avanzata populista e sovranista di Matteo Salvini. A qualcuno però la cosa non va giù. Prima c’è stato il professore emiliano che ha minacciato i suoi studenti nel caso fossero andati a manifestare, ora è spuntato Corrado Della Torre, direttore generale di Aler, l’Azienda lombarda edilizia residenziale di Brescia-Mantova-Cremona in quota Lega. Che ha scatenato un altro caso politico.

IL M5S: «PARLA COME UN ODIATORE QUALSIASI»

In un post su Facebook ha scritto: «Le sardine infilatevele nel c…, evidentemente quello degli imbecilli è un gene». Nicola Di Marco, consigliere regionale del Movimento 5 stelle Lombardia, ha commentato così: «Sono dichiarazioni becere e vergognose, Della Torre ogni volta che parla rappresenta un ente regionale di primo piano, non può parlare come un odiatore qualsiasi». Poi ha aggiunto: «Il movimento delle sardine, al di là di quello che esprime, va rispettato soprattutto da chi riveste ruoli di vertice nell’amministrazione di beni pubblici».

MA A FERRARA C’È UN LEGHISTA CHE VUOLE INCONTRARLE

Non tutti i leghisti però dialogano a suon di insulti. Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri, in vista della manifestazione prevista per sabato 30 novembre, ha detto: «Per le sardine la porta del Comune è sempre aperta, sono disponibile a incontrare gli organizzatori e ad ascoltare idee e proposte». Fabbri, ospite di Omnibus, ha aggiunto: «L’occasione è ottima per uscire dagli schemi della contrapposizione, la nostra amministrazione si è insediata da poco, stiamo costruendo le basi per il futuro della città e siamo aperti al dialogo con chiunque abbia qualcosa da dire e voglia contribuire al bene comune, superando le logiche della strumentalizzazione politica».

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