Luca Di Giuseppe nel mirino La replica: «Non mi arrendo»

di Erika Noschese

Manifesti contro Luca Di Giuseppe, attivista del Movimento 5 Stelle. A denunciarlo il giovane pentastellato, attraverso i social. «Siamo al Vestuti e fino a pochi minuti fa ero all’Università a studiare quando ad un certo punto mi è stata segnalata la presenza di manifesti abusivi», ha dichiarato Di Giuseppe secondo cui la zona nei pressi dello Stadio Vestuti sarebbe ricoperta da manifesti abusivi di stampo diffamatorio nei confronti della sua persona. “Piccoli imbecilli e diventano sempre più imbecilli”, si legge sul manifesto che riporta la foto del giovane attivista pentastellato. Di Giuseppe non è la prima volta che finisce nel mirino di qualche “avversario” politico tanto da spingere il giovane a sporgere regolare denuncia presso le autorità competenti. «Ho intenzione di prendere provvedimenti – ha avvisato Luca Di Giuseppe – Se qualcuno in questa città pensa che con queste iniziative mi facciano paura allora sappiate che con queste iniziative mi date solo la voglia e la forza di continuare». A esprimere solidarietà all’attivista salernitano il Meet Up amici di Beppe Grillo Salerno: «Il nostro Luca Di Giuseppe ha ricevuto un attacco squallido sotto casa. Il quartiere è stato tappezzato di volantini pieni di falsità che nulla tolgono al coraggio di un giovane che da sempre si dà da fare per il bene della città. Siamo tutti con Luca per la lotta per il bene comune. Luca grazie per tutto quello che fai e per quello che sei». Intanto proprio il giovane è intenzionato a non mollare e andare avanti per la sua strada: «State soltanto alimentando il sogno che ho da bambino: mandare a casa tutti i politicanti locali e tutti gli opinionisti da bar che stanno invadendo la nostra città», ha poi aggiunto Luca Di Giuseppe.

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Cioffi, Acunzo e Adelizzi: «Oggi come allora, istinto rinnovamento ancora vivo»

di Fiorinda Stasi

Il Movimento 5 Stelle compie dieci anni. Era il 4 ottobre del 2009 quando all’ingresso del teatro Smeraldo di Milano oltre duemila persone accorrevano per far parte degli Amici di Beppe Grillo. Il comico genovese, volto noto dell’intrattenimento televisivo anni ’80, stava iniziando a toccare con mano gli effetti dell’onda lunga dei Vaffa Day in piazza. Sin da subito si era scagliato contro la corruzione e i costi crescenti della politica, ribadendo a più riprese la forza della Rete e la necessità di ripensare alle norme di tutela ambientale. I mesi trascorrono, Grillo inizia a collezionare eletti tra consigli comunali e provinciali. Nel 2012 arriva il successo di Parma. E solo l’anno dopo, con quasi 9 milioni di voti, vede elette a primo cittadino di Roma e Torino due candidate del Movimento. A distanza di un decennio Beppe Grillo sceglie di festeggiare facendo il punto sul Movimento e sull’alleanza con i democratici. Con i rappresentanti locali che continuano a strizzare l’occhio ai temi cari al fondatore: «E’ stato un lungo percorso avviato sulla voglia di rinnovare un sistema vecchio che, di base, non si reggeva nemmeno più sulla democrazia rappresentativa», ha commentato Andrea Cioffi, Sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo Economico. «L’istinto di rinnovamento è ancora vivo. E cerchiamo di canalizzarlo in un’azione che sappia dare risposte reali. Oggi più di ieri, visto che sediamo tra le fila della maggioranza di governo». Figlio dello stesso entusiasmo anche Nicola Acunzo, deputato battipagliese dei 5 Stelle: «Siamo contenti di essere qui. Sebbene sia ormai chiaro che ci vuole più tempo per cambiare l’Italia nonostante i passi da gigante fatti fin ora, per questo dobbiamo lavorare meglio ed ancora con più intensità». Impegno che nel salernitano si traduce in programmi ben precisi: «Le priorità, al netto delle emergenze che stanno vivendo i nostri concittadini, sono quelle legate all’occupazione e alla crescente attenzione nei confronti dell’ambiente e della sua salvaguardia», ha dichiarato Cosimo Adelizzi, deputato ebolitano pentastellato. «Sembrava solo un’utopia, una visione del futuro frutto dell’immaginario di due menti folli, quella di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Ma loro forse già sapevano che qualcosa sarebbe cambiato e che questo giorno non sarebbe stato poi così tanto lontano. Sono passati 10 anni da quel 4 ottobre 2009, giorno ormai scritto nella storia, perché ha segnato i cuori e gli ideali di milioni di cittadini italiani che avevano perso fiducia nelle istituzioni. Uniti da un solo credo e dalla voglia di offrire al nostro paese la speranza di un futuro migliore basato su valori di onestà, trasparenza e giustizia. Stiamo portando avanti con determinazione i nostri temi che non sono né di destra né di sinistra ma che si fondano sulle nostre 5 stelle: acqua, ambiente, trasporti, connettività, sviluppo. Oggi siamo diventati la prima forza politica al governo di questa Nazione. Una grande famiglia che ogni giorno lotta con determinazione e orgoglio, sospinta dalla voglia di cambiamento, ieri come oggi», ha concluso Adelizzi.

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De Luca chiama Malerba, Ciarambino: «Il Pd lo sapeva o l’hanno scaricato?»

di Adriano Rescigno

La vicenda ha come assi il presidente della Regione, il capogruppo 5Stelle a Palazzo Santa Lucia, Ciarambino ed il consigliere regionale Tommaso Malerba. Malerba nei giorni scorsi è stato contattato da Vincenzo De Luca per un incontro a 4 occhi stesso a Palazzo Santa Lucia, probabilmente per un avvicinamento politico, ma il consigliere regionale, dopo aver informato i vertici regionali del Movimento pentastellato, ha negato l’incontro rispendendo al mittente l’invito. Sulla vicenda è dunque intervenuta la consigliera regionale Valeria Ciarabino dei quali sono noti i siparietti con il governatore, sui social, dentro e fuori dall’aula del Consiglio regionale. «Gli è bastato poco per capire di non avere a che fare con i soliti poltronisti e arrivisti della politica a cui è abituato – dice la Ciarambino – Mai avremmo potuto accettare di sederci a trattare con il nemico della Campania. Mai nessuno di noi intavolerà alcuna forma di dialogo con chi ci ha sistematicamente fatto sbattere le porte in faccia ogni volta che avremmo voluto discutere o proporre provvedimenti nell’interesse dei cittadini della Campania. Continuasse a tenere chiuse quelle porte, almeno fino a quando non si spalancheranno quando lascerà definitivamente il palazzo della regione Campania». «E’ chiaro che se De Luca è arrivato a contattare l’unico Gruppo che gli ha fatto vera opposizione in questi anni e a cui ha sempre puntualmente mancato di rispetto, è solo perché sente sempre più scricchiolare la poltrona sulla quale siede. Ci chiediamo se di questa mossa siano stati informati i vertici del Pd o se ha agito dopo aver compreso di essere stato abbandonato un pezzo per volta dal suo partito. E soprattutto dopo che gli è fallita anche l’operazione di costruzione delle liste civiche, che avrebbe voluto affidare al trasformista di professione Riccardo Villari, oggi al centro della rivolta degli accademici dopo la sua nomina, per mano dello stesso governatore, al vertice di Città della Scienza. Il suo è un tentativo patetico», conclude la Ciarabino. Nessuna replica ufficiale da parte di De Luca se non quella via Twitter, citando Cervantes, dopo le dichiarazioni della consigliera: «Il miele non è fatto per la bocca del somaro». Consigliera che non desiste e lo irride citando una nota locuzione renziana: #delucastaisereno.

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Dal no Crescent alla lista ritirata I 10 anni chiaroscuro del M5S

di Andrea Pellegrino

Dal no Crescent all’accordo con il Partito democratico. I dieci anni hanno modificato sostanzialmente l’assetto del Movimento 5 Stelle. E Salerno è stato uno dei primi laboratori della trasformazione. D’altronde il peso di Vincenzo De Luca ha agevolato la battaglia politica, in alcune circostanze, ma ne ha determinato anche il loro ridimensionamento. La lista mancata alle scorse amministrative a Salerno è solo uno degli ultimi sintomi di un Movimento che in città non è mai partito al 100 per cento. Neppure la vittoria di Nicola Provenza nel collegio uninominale di Salerno città, battendo Piero De Luca, ha fatto cambiar rotta ai grillini. Resta il combattivo meetup “Amici di Beppe Grillo” che da tempo ormai tenta di incunearsi nelle vicende cittadine, alcune volte anche senza “le spalle coperte” dei rappresentanti nazionali. In principio era Andrea Cioffi, ingegnere impegnato nella difesa dell’ambiente e del territorio. Un tecnico che affiancò inizialmente gli altri componenti di Italia Nostra e No Crescent nella battaglia contro la costruzione dell’emiciclo di Bofill a Santa Teresa. Candidato nel 2011 a sindaco di Salerno, poi la scalata nazionale, fino ad arrivare fino al gradino più sotto del ministero ai trasporti ed infrastrutture. Un volo alto che negli anni ha fatto perdere di vista Salerno e lo stesso ex storico gruppo cittadino. Tra questi l’avvocato Oreste Agosto, principale protagonista delle battaglie legali che si sono compiute negli ultimi tempi contro il “sistema deluchiano”. Suoi i ricorsi contro l’incompatibilità di Vincenzo De Luca, all’epoca del governo Letta e la successiva decadenza, e a livello regionale per l’applicazione della legge Severino. Poi sulla cementificazione e naturalmente sull’urbanizzazione di Santa Teresa. Battaglie che l’avvocato Agosto ora porta avanti autonomamente, dopo i no ricevuti dal Movimento 5 Stelle. Era lui il candidato sindaco dei Cinque Stelle che avrebbe dovuto sfidare Enzo Napoli, prima saltasse tutto il banco per fuoco amico. Quel fuoco amico che ha portato in parlamento Nicola Provenza, l’attuale deputato della città di Salerno. «Credevo in una svolta – dice Agosto – sia a livello nazionale che a livello locale. Il progetto del Movimento 5 Stelle all’inizio mi ha appassionato e sono stato protagonista di numerose battaglie civiche che oggi portato avanti, senza Movimento, ma con la mia libertà». Ma prima di Agosto sulla graticola Cinque stelle era stato messo Dante Santoro. Escluso quasi al fotofinish. Oggi Santoro è consigliere comunale e provinciale, vicino al gruppo di Luigi de Magistris. «Qualcuno all’epoca dall’alto ignorò la base. Quella base che in maniera plebiscitaria mi voleva candidato sindaco di Salerno – ricorda Dante Santoro – ma non si tenne in considerazione quella volontà. Oggi mi ritengono un sei stelle per l’attivismo, per le battaglie, che faccio alle interno delle istituzioni, sia al comune di Salerno che in provincia. Sono io l’elemento che da civico contrasta il sistema. Peccato che molti siano evaporati, peccato che alcuni attivisti siano diventati arrivisti. Naturalmente, in questi dieci anni, va dato atto di quanto sia stato fatto di positivo dal Movimento 5 Stelle, al quale vanno i miei auguri. Grillo e Casaleggio hanno scritto una pagina di storia. Non posso non riconoscere dei meriti, non posso non riconoscere che alcune battaglie del Movimento hanno portato a galla tante anomalie. Il patrimonio degli attivisti – prosegue Santoro – non va disperso, perché c’è tanta voglia di cambiamento». Poi la scalata di Angelo Tofalo, confermato sottosegretario alla Difesa, l’esclusione di Silvia Giordano, la ritirata di Mimmo Pisano. Un gruppo storico che si è pian piano dissolto (mantenendo in piedi solo Cioffi e Tofalo), partito in quarta alla volta della conquista del territorio per poi rallentare. Nei dieci anni del Movimento 5 Stelle c’è sicuramente un «caso Salerno» che in tempi non sospetti ha anticipato ciò che sarebbe avvenuto anche in altre realtà. Chi è rimasto giura, nonostante le vicende nazionali: «Mai con De Luca». Ma di acqua sotto i ponti ancora ne deve passare.

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Piero De Luca resta fuori Tofalo unico salernitano

di Andrea Pellegrino

Resiste solo Angelo Tofalo nel Conte bis. E’ l’unico salernitano ad aver ricevuto la riconferma come sottosegretario nel nuovo governo. Il grillino salernitano resterà al suo posto, contrariamente al senatore Andrea Cioffi (più vicino all’area Fico) che perde il posto al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Salerno resta, dunque, quasi a secco: zero sottosegretari e viceministri del Partito democratico, uno solo del Movimento 5 Stelle. Anche i De Luca perdono la propria partita nazionale. Due i fattori che avrebbero inciso sulla scelta di escludere Piero De Luca dal governo: il veto del Movimento 5 Stelle, campano e non solo, e anche la volontà del gruppo Renzi di restare fuori dall’esecutivo. Un’esclusione, quella di De Luca jr, che potrebbe giocare a favore anche del papà governatore, pronto naturalmente alla riconferma alla guida della Regione Campania in una sfida che si prospetta, a prescindere, contro il Movimento 5 Stelle. Fuori anche Tommaso Pellegrino (sindaco di Sassano e presidente del parco nazionale del Cilento) ma anche Nicola Oddati, ritenuto tra i più fedeli di Nicola Zingaretti. Stessa sorte per il deputato dem Lello Topo. Anche lui sarebbe caduto sotto i veti del Movimento 5 Stelle della Campania. Salerno e Campania, dunque, raccolgono poca roba dalle ultime nomine. Anche i socialisti si fermano, così come si ferma in particolare la scalata di Enzo Maraio, il salernitano segretario nazionale del Psi che sperava in un posto nel Conte bis. Maraio d’altronde deve fare i conti con una spaccatura interna al partito e soprattutto con l’area Craxi, meno propensa ad un sostegno all’attuale governo. Infine, nulla da fare neppure per Federico Conte, deputato Leu e protagonista dell’accordo di governo con Pd e Movimento 5 Stelle. Leu conquista due sottosegretari: in squadra c’è anche Peppe De Cristofaro.

 

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Piero De Luca insiste I Cinque Stelle frenano

di Andrea Pellegrino

La partita dei sottosegretari si fa sempre più dura. Conte vorrebbe chiudere per oggi ma i tempi nelle ultime ore si sono allungati. Problemi interni ai partiti. Dal completamento dell’esecutivo nazionale ne discendono equilibri governativi, equilibri interni ai partiti e anche posizionamenti in vista delle prossime elezioni regionali. A partire proprio dalla Regione Campania dove i De Luca (padre e figlio) creano non pochi problemi (politici) sia interni al Partito democratico che nel Movimento 5 Stelle. Naturalmente dai grillini campani il no secco all’ingresso di Piero, che sognerebbe il posto che fu del padre all’epoca del governo Letta. Dunque al Mit, il ministero delle infrastrutture che nel primo governo Conte ha visto il salernitano Andrea Cioffi (M5s) come sottosegretario di Toninelli. Ma De Luca jr si “accontenterebbe”, secondo ultime indicazioni, anche del Mise o degli Affari europei. Un nome, quello di Piero De Luca, che nelle ultime ore sta creando forti fibrillazioni e che sarebbe stato oggetto perfino di una telefonata tra Di Maio e Zingaretti. Pressioni campane per escluderlo dal governo anche per i rapporti tesi tra il papà governatore e il gruppo regionale del Movimento 5 Stelle. La famiglia De Luca avrebbe cacciato gli artigli (politici) per imporre la propria linea e, oltre che a quella di Renzi, pare che negli ultimi giorni siano finiti dritti sotto l’ala protettiva di Paolo Gentiloni. Il veto dei partner di governo, però, c’è. Così come c’è su un altro campano: Lello Topo, ex consigliere regionale finito in Parlamento alle ultime elezioni nazionali. Da De Luca jr dipende il destino di un altro salernitano in pole position per l’ingresso a Roma: si tratta di Tommaso Pellegrino, sindaco di Sassano, presidente nazionale del Parco del Cilento, amico di Renzi e di Francesco Boccia. Fu proprio lui a far scattare la freccia di Cupido tra l’attuale ministro dem e Nunzia De Girolamo. Un posto quasi sicuro invece c’è (o ci sarebbe) per Nicola Oddati, tra l’altro tra i zingarettiani di ferro. Lo stesso Oddati fa parte della segreteria nazionale del Nazareno. Ma spinte ci sono anche per Paolo Siani e per il rettore Gaetano Manfredi. Poi dalla corrente di Umberto del Basso de Caro e di Franceschini, che qui nel salernitano conta il sostegno di Tino Iannuzzi. Trattative in corso anche in casa Cinque Stelle, dove i salernitani Cioffi e Tofalo cercano la riconferma. Probabile quella del primo, in bilico quella del secondo. Leu e Pd vorrebbero i posti al ministero dell’Ambiente. In pole ci sarebbe per Liberi e Uguali, Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente ma ci sarebbero spinte anche dal salernitano Federico Conte tra i protagonisti dell’accordo sul Conte bis.

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