La fortuna è cieca, ma la fatica ci vede benissimo

Si pensa che il successo arrivi solo grazia al "fattore C" e ogni lavoro creativo sia una passeggiata. Ma non è così. E va ricordato anche se l'impegno e il sacrificio sono insopportabili e non fanno audience.

La dimensione vincente, perfino eroica della fatica, della disciplina e della volontà nel lavoro è qualcosa che ormai ci suona molto lontano. Talmente remota che io stessa, accostando in questa stessa frase due facoltà come la volontà e l’eroismo, ho richiamato automaticamente alla memoria Leni Riefenstahl, le parate naziste e mi sono preoccupata un po’, come se avessi risvegliato, evocandolo, un mostro acquattato da qualche parte, e che in effetti mostro era.

In realtà, come sappiamo, la volontà, e la fatica che l’accompagna, sono valori positivi. Eppure, la dimensione della fatica che tutti noi mettiamo nel nostro lavoro, in misura maggiore, minore o diversa, è un concetto talmente terrorizzante e alieno che l’altra sera, a Linea Notte, un pur lieve riferimento di un ospite allo scarso impegno dei giovani nella ricerca di un lavoro è stato brutalmente interrotto dal conduttore con una replica compassionevole.

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IGNORIAMO COSA C’È DIETRO IL SUCCESSO

Guai a nominare la fatica. In epoca di social media, il successo è una dimensione che ci è molto chiara: la disciplina, i sacrifici e l’impegno che sono richiesti per ottenerlo, che ne sono anzi una componente essenziale, lo sono davvero molto meno.

IL MESTIERE DEL COSTUMISTA SPIEGATO AI GIOVANI

Lo ricordavano poche mattine fa al Maxxi, di fronte a una platea gremita di studenti italiani e stranieri, alcuni fra i massimi costumisti italiani come Carlo Poggioli, Gabriella Pescucci e Daniela Ciancio, riuniti per un talk da Deborah Nadoolman Landis, la creatrice dell’estetica di Indiana Jones, per citare una delle sue massime riuscite, nonché moglie di John Landis. Il tema era il lavoro del costumista teatrale e cinematografico spiegato ai giovani che, all’università o nelle scuole di moda, potrebbero volerlo approcciare, e se ne toccava ogni aspetto. Compresa la fatica fisica, importante, che caratterizza la professione.

C’è il lato creativo, il disegno, la scelta dei tessuti ma ci sono anche i bavaglini per permettere alla star di mangiare senza sporcarsi l’abito di scena

Oltre ai costumi sontuosi o poveri, oltre allo studio del personaggio con l’attore e il regista, oltre alle prime prove con sarti e attore che è, certamente, il momento più bello e creativo, c’è infatti l’impegno costante, per mesi. Lo sforzo, appunto la fatica. La fatica della ricerca e della preparazione storica, fra musei e gallerie oppure per strada; la fatica di alzarsi alle cinque per mesi e di dover essere sul set prima di tutti, con assistenti, sarte, truccatori, ferri da stiro e anche calzini e guanti caldi, pronti per vestire e svestire continuamente l’attore.

IL LATO CREATIVO È SOLO UNA PARTE DEL LAVORO

C’è il lato creativo, il disegno e la scelta dei tessuti, il lavoro con le sarte e magari il ricamo eseguito in prima persona, ma ci sono anche i bavaglini per permettere alla star di mangiare senza sporcarsi l’abito di scena o la bocca che gli si lava personalmente perché non disfi un trucco che magari è costato ore di lavoro. Ci sono le cacce all’ultimo capo che il regista vuole assolutamente e magari, come successe al premio Oscar Milena Canonero, le urla e i capricci di Kristen Dunst che doveva interpretare Maria Antonietta ma si rifiutava assolutamente di farlo con una parrucca in testa, benché la donna che interpretava ne avesse indossate di immense fino alla svolta bucolica del suo stile (ecco, la chiave di volta per risolvere l’impasse fu questa: anticipare la svolta di look, montarle i capelli in un pouf, incipriarli e tanti saluti).

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Da amica, sodale di alcuni fra questi costumisti, in particolare di Alessandro Lai, so per esperienza che cosa significhino le 16, 18 ore sul set, le attese lunghissime magari al freddo, in una roulotte piazzata in un campo gelido o in un deserto a 48 gradi (no, non è un errore di battitura), le soluzioni da trovare all’ultimo momento e anche se tutto sembrava in ordine.

LE FATICHE DEL GIORNALISTA, TRA ALZATACCE E VERIFICHE

Ogni mestiere, ogni professione porta la sua dose di fatica, che è ineludibile, e sulla quale si tende a sorvolare: per un giornalista di quotidiano, la caccia alla notizia (che sì, è ancora praticata), lo sforzo nella ricerca delle fonti, nella verifica, oppure, per chi fotografa, gli eventuali appostamenti (a Roma non abito lontano da palazzo Grazioli: per anni ho visto sostare fotografi e paparazzi per ore infinite, sotto il sole e la pioggia).

Fatica fisica, disciplina, disponibilità: concetti desueti che non fanno audience, perché per chi guarda la tivù e legge un post l’impegno è un concetto antipatico

E anche qui le alzatacce, i pezzi da scrivere rinunciando all’ultimo momento a cene con gli amici, week end, aperitivi e amicizie (un punto sul quale i giovani che aspirano a fare questo mestiere storcono sempre la bocca), svegliandosi alle 5 del mattino per scrivere quell’articolo che la sera prima, stravolti, non si era stati in grado di portare a termine, ma che non si può procrastinare, perché alle 8 ci aspetta un altro impegno e poi sarà troppo tardi per la “chiusura”, la deadline della pubblicazione.

L’IMPEGNO È UN CONCETTO ANTIPATICO

Fatica fisica, disciplina, disponibilità: concetti desueti, che suonano odiosi e che non fanno audience, perché nella mente di chi guarda la tivù, legge giornali e post (questi ultimi soprattutto, che impongono una minore fatica di concentrazione), oppure si iscrive nelle università e nelle scuole dei lavori cosiddetti creativi, l’impegno è un concetto antipatico. Tutto, per i ragazzi, si crea per improvvisazione, per colpi di genio in cui noi italiani, si sa, siamo maestri.

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E non parliamo della moda: cocktail, sfilate, platea osannante. Certo, spesso. Ma prima? Ma dietro? Ma poi? Pochi sanno, fino al momento in cui la sperimentano, la fatica degli stilisti di oggi, l’ansia della perfezione, la ricerca del nuovo e della sua realizzazione al meglio correndo da un laboratorio all’altro, la terribile pressione di dover creare 10 collezioni all’anno da mandare in passerella e sulle quali essere giudicati, sia dalla stampa sia dal risultato di vendita. E ancora, perché affacciandomi appena sveglia gli sento alzare la saracinesca, i baristi: 30, 40 anni di vita ad alzarsi all’alba, pulire, preparare, scaldare brioche e poi dover sorridere al primo avventore ingrugnito o, peggio, armato di cattive intenzioni.

LA LEZIONE DI BIKI

Sul bellissimo volume appena dedicato da Simona Segre Reinach alla storia e al prezioso archivio di Elvira Leonardi Bouyeure, la celeberrima Biki nipote acquisita di Giacomo Puccini che vestiva Maria Callas (Rizzoli, ne vale la pena), è pubblicato un suo aforisma o, per essere precisi, una sua dichiarazione abbastanza apodittica a un cronista nei primi Anni 80, che mi ha molto colpita: «Sono diventata la Biki con l’intelligenza e soprattutto con la volontà, ma agli altri dico la fortuna per non suscitare invidia». In questa riga c’è tutto, ma proprio tutto lo spirito italiano, e soprattutto il suo malanimo nei confronti del successo altrui, a cui è in genere disposto a riconoscere solo una botta di fortuna, il famoso “fattore C” perché, essendo cieca, la fortuna potrebbe baciare anche gli indolenti, gli incapaci, i pigri e i malmostosi. La volontà e l’intelligenza che alla prima si piega e si adatta nel raggiungimento di un obiettivo e che è invece frutto di fatica, di sforzo, di impegno costanti, risultano insopportabili. Perché non sono affatto ciechi. E sarebbe ora di ricordarlo.

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Come partecipare alla Milano Fashion Week 2019

Tutte le sfilate saranno trasmesse su un maxischermo in corso Vittorio Emanuele. E ci sono eventi e mostre per cui l'invito non serve.

Dal 17 al 23 settembre 2019 la Fashion Week 2019 trasforma per una settimana Milano nella capitale mondiale della moda. Il capoluogo, città leader mondiale del settore insieme a New York, Londra e Parigi, ospita sfilate e presentazioni in cui i più prestigiosi brand al mondo svelano per la prima volta le loro collezioni per la stagione primavera/estate 2020. Insomma, un’occasione unica per professionisti, appassionati del settore e turisti, che possono ammirare da vicino il mondo dell’alta moda e del design. La maggior parte dei tantissimi appuntamenti in calendario – 58 sfilate e 110 presentazioni – sono riservate a chi possiede un invito, spesso molto difficile da trovare. Ma esistono alcuni modi in cui chiunque può partecipare gli eventi della Fashion Week 2019.

LE SFILATE

Le passerelle delle maison di moda più influenti al mondo, da Gucci a Versace passando per Prada, Fendi e Armani, sono sicuramente tra gli eventi più attesi di ogni edizione della Fashion Week. Il problema, però, è che per potervi accedere serve un invito, spesso riservato a personaggi del mondo della moda, giornalisti e influencer. Tutte le sfilate si potranno comunque seguire sul maxischermo installato in corso Vittorio Emanuele, all’angolo di piazza San Babila. Per avere una chance di assistere in prima fila alle passerelle esiste un’altra possibilità: il sito Charity Stars. Si tratta di un portale che raccoglie offerte per varie associazioni benefiche, da Made in Carcere, che vende prodotti creati dalle detenute, a Children for Peace. Bisogna solamente registrarsi al sito e fare la propria donazione, in palio ci sono due biglietti in prima fila.

EVENTI E PRESENTAZIONI

Aperitivi e special show, come le sfilate, sono spesso riservati a un pubblico molto esclusivo. In alcuni casi, però, sono previste delle aperture per tutti, in cui l’ingresso a mostre, eventi e negozi temporanei sarà libero:

  • Fashion Hub: organizzato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, è uno spazio per promuovere sei brand emergenti e quattro giovani marchi africani. Si trova nello Spazio Cavallerizze del Museo della Scienza e della Tecnica – via San Vittore 17 – e sarà inaugurato martedì 17 alle ore 20.
  • A New Awareness: appuntamento dedicato alla sostenibilità in tutte le sue forme, dalla moda all’arte al cibo. In 10 Corso Como, è aperto al pubblico giovedì 19 e venerdì 20 dalle 11 alle 13.
  • Pop up store Vestiaire Collective: lo store temporaneo allestito per i Green Carpet Fashion Awards, in programma in piazzetta Croce Rossa, sarà aperto al pubblico da giovedì 19 a lunedì 23 dalle 11 alle 19.
  • Vogue Talents 10th Anniversary: l’evento, in via Brera 15, sarà aperto al pubblico venerdì 20 e sabato 21 dalle 10 alle 19.
  • Callas mai vista: il racconto per immagini di Elisabetta Invernici sarà inaugurato domenica 22 alle ore 16 in via Ugo Foscolo.

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Dove si svolge la Milano Fashion Week 2019

Lo scalone Arengario, 10 Corso Como, Villa Belgiojoso, il Museo della Scienza e The Mall. Cinque location centrali nella settimana della moda che si aprirà il 17 settembre 2019, tra antico e moderno.

La Fashion Week rende Milano capitale mondiale della moda dal 17 al 23 settembre 2019. Tutta la città si prepara ad ospitare, passerelle, presentazioni ed eventi, sette giorni all’insegna del lusso e del glamour. La settimana della moda, infatti, ha imparato ben presto a uscire dagli spazi chiusi degli showroom – ad esempio quelli della zona fiera di via Gattamelata, dove si tennero le prime edizioni a partire dal 1958 – per cercare un rapporto tutto nuovo tra il fashion e la città. Per questo è tradizione che monumenti e luoghi storici di Milano ospitino sfilate che regalano alla moda in passerella una cornice unica al mondo. Anche l’edizione 2019 della Fashion Week è “diffusa” in tutta la città, con appuntamenti da seguire a ogni angolo. Abbiamo scelto cinque luoghi emblematici di questa edizione, che appassionati e curiosi non possono assolutamente permettersi di non visitare.

SCALONE ARENGARIO

Il monumentale ingresso al Palazzo dell’Arengario, che ospita il Museo del Novecento, è senza dubbio tra le location più ambite per brand e stilisti. Nel cuore di Piazza Duomo, venne costruito nel 1936 demolendo due ali del Palazzo Reale per rinnovare l’urbanistica nel cuore della città. Ospiterà ben otto sfilate durante la Fashion Week 2019. Il Comune ha poi concesso anche quest’anno l’utilizzo della Sala delle Cariatidi dell’adiacente Palazzo Reale per un altro tuffo nella storia di Milano.

10 CORSO COMO

Voluto nel 1990 da Carla Sozzani, giornalista di moda e sorella della storica ex direttice di Vogue Franca Sozzani, 10 Corso Como è diventato uno dei punti di riferimento del mondo della cultura milanese. Il brand, sbarcato anche a Seul e Shanghai, è il simbolo della mescolanza tra arte, musica, design, food e cultura.

GAM – VILLA BELGIOJOSO

Per promuovere il connubio artistico tra antico e contemporaneo, la Galleria d’Arte Moderna di Milano venne inaugurata nel 1921 nella settecentesca Villa Reale di via Palestro 16, residenza dei governanti della città fino all’Unità d’Italia. Lo stesso mix tra epoche storiche si ritrova ogni anno, quando nei giardini all’italiana sfilano le nuovissime tendenze del fashion mondiale.

MUSEO DELLA SCIENZA E DELLA TECNICA – FASHION HUB

Uno spazio dedicato a sei brand emergenti per valorizzare le loro collezioni, finanziato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana. È lo scopo del Fashion Hub, la cui inaugurazione darà ufficialmente il via alla settimana della moda. Sarà allestito nel Museo della Scienza e della Tecnica – via San Vittore 21 – nel moderno Spazio Cavallerizze, inaugurato nel 2016 sul modello delle stalle che affiancavano la Caserma Villata, sede del Museo.

THE MALL

Oltre al mondo del fashion, nello spazio adiacente a piazza della Repubblica i milanesi hanno imparato ad apprezzare quello della fotografia. A cavallo dei tre quartieri storici di Isola, Varesine e Garibaldi, lo spazio polifunzionale The Mall di Piazza Lina Bo Bardi 1, inaugurato nel 2014, ospita anche la MIA Photo Fair.

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