La guerra tra Palazzo Chigi e Mef per il bonus Befana

Gli uomini di Gualtieri non si sono stracciati le vesti per il rinvio di sei mesi del cash-back per le carte di credito. E questo perché l'operazione sarà gestita dalla presidenza del Consiglio, si mormora per volere di Rocco Casalino. Ma da qui a gennaio 2021 tutto può cambiare.

Il palazzo di via XX Settembre che ospita il ministero dell’Economia è l’edificio più grande di Roma dopo la Basilica di San Pietro. Ovvio che abbia corridoi lunghi e ariosi, ma anche sottoscala bui e angusti. Ed è proprio nei secondi che circolano le voci più interessanti. Per esempio, se a tutti è noto che il Consiglio dei ministri di lunedì ha confermato tre dei quattro capi dipartimento del ministero – Alessandro Rivera al Tesoro, Biagio Mazzotta alla Ragioneria, Fabrizia Lapecorella alle Finanze – al Mef hanno notato che resta fuori Renato Catalano, destinato a lasciare presto la direzione Affari generali. Forse, si racconta, per restituire la poltrona a Valeria Vaccaro.

MANCANO LE NOMINE ALLE AGENZIA DEL MEF

Così come non è sfuggito che mancano le nomine nelle agenzie del Mef. Tant’è che si dice che Alessandra Dal Verme (cognata di Paolo Gentiloni) sia in corsa per prendere il posto di Riccardo Carpino alla guida dell’Agenzia del Demanio. E non è finita. Nella giostra rientra anche l’Agenzia delle Entrate. Una posizione che avrebbe prenotato Raffaele Russo, pupillo di Vieri Ceriani ed ex consigliere di Pier Carlo Padoan. Nonché vero ideatore della manovra fiscale del Conte bis.

IL BONUS BEFANA IN MANO A PALAZZO CHIGI

Negli anfratti di via XX Settembre, però, filtrano anche altri spifferi. Per esempio che gli uomini di Roberto Gualtieri non si sono affatto stracciati le vesti per il rinvio di sei mesi del cash-back per le carte di credito. Si tratta di quel meccanismo che dovrebbe restituire agli utilizzatori di carte di credito un premio alla Befana del 2021. In ballo ci sarebbero quasi 3 miliardi di euro. E il motivo è semplice: perché l’intera operazione non verrà gestita dal ministero dell’Economia, bensì da Palazzo Chigi. Sembra per espresso volere di Rocco Casalino. Al Mef, infatti, raccontano che il portavoce del premier vorrebbe gestirla lui in prima persona. Vero, falso? Resta un dato: vista la situazione politica la Befana del 2021 è lontana un’era glaciale. E tutto può cambiare.

L’OMBRA DI CASALEGGIO

Ps. L’account Il Portaborse giorni fa twittava: «Fatto curioso: alcune aziende che emettono carte di credito poco tempo fa hanno finanziato la Casaleggio. Et voilá, arriva la proposta per incentivarne l’utilizzo». Ci siamo capiti?

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Agitazione al Mef: il neo-ministro Gualtieri si sta facendo la squadra

Con l'aiuto del direttore generale Rivera, il titolare di via XX Settembre è al lavoro per comporre il puzzle. Se Carbone, capo di Gabinetto di Tria, cerca di mantenere il posto, voci danno in arrivo Basso - come portavoce - Ignazio Vacca, Giorgio Fano e Federico Giammusso.

Non fate sapere a Luigi Carbone che, con gli amici più stretti, Roberto Gualtieri lo ha già soprannominato «trottolino». Il capo di gabinetto di Giovanni Tria sta facendo di tutto pur di conservare la poltrona al Mef, e così il neo ministro se lo vede gironzolare intorno a tutte le ore: azzimato, agitato e con la giacca (che sembra di due taglie più grandi) sempre abbottonata. Tutto questo attivismo potrebbe anche premiarlo. Almeno fino al varo della legge di Bilancio.

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LO SPIFFERO DEL RITORNO DI GAROFOLI

Il ministro però ha vissuto male lo “spiffero” che proprio Carbone avrebbe fatto filtrare al Fatto quotidiano. Vale a dire, che Gualtieri aveva in animo di sostituirlo con Roberto Garofoli. Per carità, l’idea gli era stata suggerita da Pier Carlo Padoan. Ma con l’ex capo di gabinetto inopinatamente mollato da Tria, Gualtieri non si era ancora nemmeno sentito. Così, per anticipare i tempi e “bruciare” il possibile sostituto, Carbone ha fatto arrivare per vie indirette al bravo Carlo Di Foggia del quotidiano diretto da Marco Travaglio, l’idea “clamorosa” del ripescaggio di Garofoli. E non a caso la soffiata è arrivata al Fatto, visto che è stato il giornale che più si era impegnato, a suo tempo, a metterlo nel mirino. Garofoli è stato dunque costretto a dire di non essere interessato.

COME PORTAVOCE IN POLE ROBERTO BASSO

Oltre al capo di gabinetto, Gualtieri deve anche trovare un portavoce, visto che Adriana Cerretelli ha già fatto le valigie. Ma ha antenne molto sottili presso i giornalisti, e non faticherà a trovarlo. Si parla del ritorno di Roberto Basso, a suo tempo portavoce di Padoan. Per il resto, il nuovo ministro sta componendo la sua squadra. Partendo dal presupposto che ha un ottimo rapporto con il direttore generale Alessandro Rivera – maturato a Bruxelles, durante la crisi delle banche (Mps e Popolari Venete) – ed è dunque con lui che andrà componendo il puzzle.

NELLA ROSA ANCHE VACCA, FANO E GIAMMUSSO

A capo della propria segreteria i due avrebbero in animo di indicare Ignazio Vacca (figlio di Beppe), proveniente da Poste. Il segretario personale dovrebbe essere quel Giorgio Fano che segue Gualtieri dai tempi del parlamento europeo. Mentre alla guida della segreteria tecnica si andrebbe a pescare un tecnico del Tesoro, tale Federico Giammusso. Chi lo conosce lo descrive molto preparato in finanza pubblica e regolamenti europei. Meno sul fronte delle società partecipate. A quelle, nella speranza di Carbone, dovrebbe pensare il capo di gabinetto. Con il rischio che quando i dossier arriveranno a maturazione (dopo la legge di Bilancio), dovrà cedere il posto a Paolo Aquilanti, già segretario generale di Palazzo Chigi, e pronto a scattare in via XX settembre per gestire le nomine pubbliche.

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