Manzella e Piantini consulenti di Gualtieri al Mef

Continuano le grandi manovre in via XX settembre. In attesa di trovare il capo di gabinetto, il ministro ha nominato l'assessore regionale del Lazio e il consigliere alla Presidenza del Consiglio.

Continuano le grandi manovre al ministero dell’Economia versione Roberto Gualtieri. In attesa di sistemare la questione del capo di gabinetto, il successore di Giovanni Tria ha chiamato come consulenti per affrontare la legge di Bilancio Gian Paolo Manzella e Marco Piantini.
Il primo, figlio del costituzionalista Andrea Manzella, dirigente della Bei in aspettativa, è assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio e ora in predicato di diventare sottosegretario. Il secondo è un funzionario comunitario che dal 2015 è consigliere per gli Affari europei della Presidenza del Consiglio dopo essere stato per 9 anni all’ufficio di segreteria del Presidente della Repubblica nello staff del consigliere diplomatico.

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AL TESORO TIENE BANCO LA PARTITA PER IL CAPO DI GABINETTO

Ma a via XX Settembre tiene sempre banco il tema del capo di gabinetto. Chiusa ancor prima di aprirsi l’ipotesi del ritorno di Roberto Garofoli, per un momento Gualtieri ha pensato di tenersi Luigi Carbone, almeno fino alla conclusione dell’iter della Finanziaria. Anche perché il consigliere di Stato che ama girare per i corridoi del Tesoro in monopattino (notizia data in esclusiva da Lettera43.it qualche tempo fa) non ha mancato di corteggiare il nuovo ministro. Peccato, però, che una mano anonima si sia peritata di recapitargli delle foto che ritraggono Carbone a eventi della Lega in qualità di fan di Matteo Salvini. Ed è così che Gualtieri ha accelerato la ricerca del successore, interpellando grandi vecchi che conoscono vita, morte e miracoli di tutti i grand commis di Stato.

STANCANELLI AL MIT CON DE MICHELI

Chi invece ha trovato il suo capo di gabinetto è il neo ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli. Si tratta di Alberto Stancanelli, giudice della Corte dei Conti, già capo di gabinetto al ministero della Coesione territoriale del governo Gentiloni. Ha battuto sul filo di lana Alessandra Dal Verme, ispettore generale Affari economici alla Ragioneria generale dello Stato. Che però potrebbe arrivare ugualmente al Mit come capo della segreteria particolare della De Micheli.

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Agitazione al Mef: il neo-ministro Gualtieri si sta facendo la squadra

Con l'aiuto del direttore generale Rivera, il titolare di via XX Settembre è al lavoro per comporre il puzzle. Se Carbone, capo di Gabinetto di Tria, cerca di mantenere il posto, voci danno in arrivo Basso - come portavoce - Ignazio Vacca, Giorgio Fano e Federico Giammusso.

Non fate sapere a Luigi Carbone che, con gli amici più stretti, Roberto Gualtieri lo ha già soprannominato «trottolino». Il capo di gabinetto di Giovanni Tria sta facendo di tutto pur di conservare la poltrona al Mef, e così il neo ministro se lo vede gironzolare intorno a tutte le ore: azzimato, agitato e con la giacca (che sembra di due taglie più grandi) sempre abbottonata. Tutto questo attivismo potrebbe anche premiarlo. Almeno fino al varo della legge di Bilancio.

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LO SPIFFERO DEL RITORNO DI GAROFOLI

Il ministro però ha vissuto male lo “spiffero” che proprio Carbone avrebbe fatto filtrare al Fatto quotidiano. Vale a dire, che Gualtieri aveva in animo di sostituirlo con Roberto Garofoli. Per carità, l’idea gli era stata suggerita da Pier Carlo Padoan. Ma con l’ex capo di gabinetto inopinatamente mollato da Tria, Gualtieri non si era ancora nemmeno sentito. Così, per anticipare i tempi e “bruciare” il possibile sostituto, Carbone ha fatto arrivare per vie indirette al bravo Carlo Di Foggia del quotidiano diretto da Marco Travaglio, l’idea “clamorosa” del ripescaggio di Garofoli. E non a caso la soffiata è arrivata al Fatto, visto che è stato il giornale che più si era impegnato, a suo tempo, a metterlo nel mirino. Garofoli è stato dunque costretto a dire di non essere interessato.

COME PORTAVOCE IN POLE ROBERTO BASSO

Oltre al capo di gabinetto, Gualtieri deve anche trovare un portavoce, visto che Adriana Cerretelli ha già fatto le valigie. Ma ha antenne molto sottili presso i giornalisti, e non faticherà a trovarlo. Si parla del ritorno di Roberto Basso, a suo tempo portavoce di Padoan. Per il resto, il nuovo ministro sta componendo la sua squadra. Partendo dal presupposto che ha un ottimo rapporto con il direttore generale Alessandro Rivera – maturato a Bruxelles, durante la crisi delle banche (Mps e Popolari Venete) – ed è dunque con lui che andrà componendo il puzzle.

NELLA ROSA ANCHE VACCA, FANO E GIAMMUSSO

A capo della propria segreteria i due avrebbero in animo di indicare Ignazio Vacca (figlio di Beppe), proveniente da Poste. Il segretario personale dovrebbe essere quel Giorgio Fano che segue Gualtieri dai tempi del parlamento europeo. Mentre alla guida della segreteria tecnica si andrebbe a pescare un tecnico del Tesoro, tale Federico Giammusso. Chi lo conosce lo descrive molto preparato in finanza pubblica e regolamenti europei. Meno sul fronte delle società partecipate. A quelle, nella speranza di Carbone, dovrebbe pensare il capo di gabinetto. Con il rischio che quando i dossier arriveranno a maturazione (dopo la legge di Bilancio), dovrà cedere il posto a Paolo Aquilanti, già segretario generale di Palazzo Chigi, e pronto a scattare in via XX settembre per gestire le nomine pubbliche.

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