Simona Ventura imputata per presunta dichiarazione infedele dei redditi

I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2012 e il 2015 e riguardano contratti per lo sfruttamento dei diritti di immagine.

La conduttrice televisiva Simona Ventura è imputata a Milano per presunta dichiarazione infedele dei redditi. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2012 e il 2015. Al centro ci sono alcune centinaia di migliaia di euro, in relazione a contratti sullo sfruttamento dei diritti di immagine. La prima udienza del processo si è tenuta il 14 ottobre e nulla era trapelato prima di questa data. «Non si tratta in alcun modo di evasione fiscale», hanno sostenuto gli avvocati di Ventura, Jacopo Pensa e Federico Papa, «ma di una scelta fiscale operata da professionisti che l’Agenzia delle Entrate non ha ritenuto efficace».

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Tre nomi per il manager delle Olimpiadi di Milano-Cortina

Primo vertice a Verona per il neo ministro dello Sport Vincenzo Spadafora: «Sostegno del governo». Assieme a Sala, Zaia e Malagò, il prossimo passo è la scelta del responsabile della realizzazione dei Giochi. Sul tavolo una triade.

Si stringono i tempi per mettere a punto l’organizzazione delle Olimpiadi invernali 2026 di Milano e Cortina. Il manager della Fondazione ancora non c’è, ma è stata individuata una short list di tre nomi, italiani, dai quali uscirà l’amministratore delegato che dovrà garantire l’arrivo puntuale all’appuntamento olimpico. C’è poi l’impegno del governo a sostenere «in tutte le forme necessarie» il grande evento con cui l’Italia si presenta sul palcoscenico mondiale.

PRIMO VERTICE PER IL MINISTRO SPADAFORA

Insomma, l’appello di Veneto e Lombardia a rivedere l’impostazione del precedente esecutivo («sì alle Olimpiadi, ma senza costi per lo Stato») potrebbe essere stato recepito. Il vertice tenuto dal Comitato organizzatore a Verona, ha visto al tavolo per la prima volta, con gli enti locali e il presidente del Coni, il neo ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora e ha fatto il punto della situazione a tre mesi dall’assegnazione italiana. Spadafora ha detto: «La scelta del governo è stata strategica, per investire molto in questo settore, e non può mancare l’impegno e il sostegno del governo in tutte le forme necessarie per questo grande evento. Sulla legge olimpica stiamo lavorando e vogliamo recepire le riflessioni non solo del Cio, ma di tutti gli attori. In Cdm sarà rispettata la tempistica, poi ci sarà l’iter parlamentare per consentire al Comitato organizzatore di avere tutti gli strumenti necessari per gestire l’evento nel migliore dei modi».

ZAIA: «UN MANAGER DI ESPERIENZA INTERNAZIONALE»

Era presente al vertice anche il presidente del Coni Giovanni Malagò: «Qui ci sono persone che hanno storie diverse», ha commentato, «qualcuno nella politica, qualcuno fuori, ma il gioco di squadra esiste. Sul nome del Ceo della Fondazione c’è un work in progress: dopo un’attenta analisi abbiamo individuato una triade di profili e proseguiremo con la stesura della governance e l’individuazione della persona che avrà la responsabilità di gestire l’evento. Sono serenamente soddisfatto». Fiducioso anche il governatore del Veneto Luca Zaia: «Sarà una fantastica avventura. Abbiamo parlato approfonditamente di governance, della pianificazione da fare, e della figura del Ceo, che deve avere esperienza internazionale, industriale, e grande esperienza manageriale».

SALA: «IL CEO DEVE AVERE AMPIA AUTONOMIA»

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha invece osservato: «Che sia Ceo o direttore generale non ha grande importanza, si tratta di un manager che dovrà avere ampia autonomia. Il dg o ad dovrà riferire al Cda, nel quale la politica e il mondo del Coni saranno ampiamente rappresentati. L’Expo è stato un riferimento, e quindi c’è anche l’esempio per ragionare su quello che abbiamo fatto. Sono tre persone dalle quali abbiamo ricevuto un consenso di massima, e che dovunque caschi, casca bene».

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Il programma con gli eventi imperdibili della Milano Wine Week 2019

Non solo brindisi, degustazioni e cocktail. Alla rassegna per gli amanti del vino, in programma dal 6 al 13 ottobre, c'è spazio anche per arte e creatività. La nostra selezione di cose assolutamente da non perdere.

Dal 6 al 13 ottobre Milano torna a essere la città preferita per imprenditori e amanti del vino grazie alla Milano Wine Week 2019. Chiunque ha l’occasione di avvicinarsi alla cultura enologica con un ricco programma di seminari, aperitivi, masterclass e degustazioni a Palazzo Bovara, in Corso Venezia 51, ma anche nei sei wine district: Milano è stata divisa in sei zone, ognuna dedicata a una speciale varietà di vino. Abbiamo selezionato 10 appuntamenti imperdibili nella kermesse per gli appassionati del mondo delle cantine.

1. BRINDISI INAUGURALE

Sabato 5 ottobre, il giorno prima dell’inizio degli eventi ufficiali, la Milano Wine Week prende il via alle 17.30 al CityLife Shopping District di piazza Tre Torri. Un brindisi inaugurale aperto a tutti a base di Trentodoc, spumante prodotto dal 1902 con sole uve del Trentino, e tanta musica. L’obiettivo è superare le 3mila presenze dell’edizione 2018. Il cosiddetto “metodo classico” con cui viene prodotto il Trentodoc ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (DOC) nel 1993.

2. BOTTIGLIE APERTE IN VIA TORTONA

Al Superstudio Più di via Tortona 27, domenica 6 e lunedì 7 ottobre dalle 10.30 alle 19, va in scena Bottiglie Aperte, l’unico evento vitivinicolo italiano completamente dedicato al mondo del settore alberghiero e della ristorazione. Bottiglie Aperte è l’occasione per incontrare oltre 200 aziende di alta qualità e per intraprendere nuove conoscenze vitivinicole. L’evento è aperto agli operatori di settore e ai wine lovers.

3. I CORSI

Al SignorVino in via Dante 15, a due passi dal Castello Sforzesco, si può anche rinvigorire la propria cultura vinicola con un corso di due lezioni – lunedì 7 e martedì 8 ottobre – sullo sviluppo e della diffusione della viticoltura e della produzione di vino. Ogni lezione dura 45 minuti e si tiene alle 19. Prenotazione in negozio, il costo di ogni incontro è di 10 euro. Si parla di storia della viticoltura e del Veneto.

4. WINE NOT?

Al Santeria Social Club (viale Toscana 31) e al Santeria Paladini (via privata Ettore Paladini 8) il vino diventa cocktail. Lunedì 7 ottobre dalle 19 alle 21 si possono infatti assaggiare tre proposte speciali dei bartender di Santeria, che trasformano il wine mix nella perfetta bevanda da aperitivo.

5. IL BRINDISI ALLA CREATIVITÀ

Anche la Triennale partecipa alla Milano Wine Week 2019. È sufficiente scaricare il voucher tramite il QR Code presente sul sito di Milano Wine Week e presentarlo alla biglietteria del museo, in viale Emilio Alemagna 6. Con l’acquisto di un biglietto di ingresso al museo è in omaggio un calice di bollicine Ferrari Trentodoc. Vale per tutta la durata della rassegna dalle 10.30 alle 20.30, a eccezione di lunedì 7 ottobre.

6. ASSAGGIO AL BUIO

Insieme ai sommelier dell’enoteca di Eataly gli appassionati, martedì 8 ottobre dalle 18 alle 19 all’Eataly Milano Smeraldo di piazza XXV Aprile 10, possono degustare alla cieca due o tre vini con tratti in comune e differenze, per imparare tramite i sensi tanti elementi importanti su vini e vitigni, stili e territori.

7. FERMENTO MILANO

Il format è organizzato dalla Fisar, la federazione italiana dei sommelier, e va in scena nei Chiostri di San Barnaba (via Daverio 7) nella giornata di mercoledì 9 ottobre dalle 15 alle 22. L’obiettivo è dare la possibilità agli appassionati di avvicinarsi al mondo del vino, con masterclass, showcooking, oltre 251 vini in degustazione e esperienze cibo-vino dolci e salate.

8. ANTEPRIMA DEL MERANO WINE FESTIVAL

Il Merano Wine Festival, il festival vinicolo italiano più importante e più conosciuto all’estero, in programma dall’8 al 12 novembre 2019, ha voluto concedere un’anticipazione nella Milano Wine Week. L’appuntamento è a Palazzo Bovara, quartier generale della manifestazione, venerdì 11 (apertura al pubblico dalle 17 alle 21) e sabato 12 ottobre (apertura al pubblico dalle 14 alle 18). Il Merano Wine Festival presenta in anteprima alcune eccellenze enogastronomiche del territorio, soprattutto quelle premiate con l’attestazione di eccellenza The WineHunter Award Rosso, Gold oppure Platinum.

9. AVAMPOSTI

Alla Milano Wine Week 2019 c’è spazio anche per l’arte. Venerdì 11 ottobre dalle 19 alle 21 al Superstudio Più di via Tortona 27 l’artista Mario Di Paolo rivisita il ruolo della bottiglia di vino, che da semplice contenitore, diventa messaggera di tutti i valori del vino in essa contenuto, fino a elevarsi a vero oggetto d’arte.

10. MILANO-CORTINA TASTING EXPERIENCE

Milano Wine Week, in collaborazione con Le Donne del Vino, ha deciso di celebrare la grande direttrice turistica che unisce la Lombardia al Veneto. Domenica 13 ottobre, dalle ore 12 fino alle 18.30, si tiene in Corso Buenos Aires un “tasting tour” che coinvolge circa 40 negozi, da piazza Oberdan con la degustazione di vini lombardi fino a Piazza Argentina con il Prosecco DOC. Si può aderire alla degustazione tramite una drink card, al costo speciale di 10 euro, e il ricavato viene devoluto all’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Lo stand per l’acquisto della drink card è allestito in piazza Argentina.

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Le motivazioni della condanna di Sala per l’Expo

Secondo i giudici l'attuale sindaco di Milano era consapevole di aver firmato due verbali retrodatati. Ma lo ha fatto allo scopo di consentire la realizzazione in tempo utile dell'esposizione universale.

Il Tribunale di Milano ha pubblicato le motivazioni della sentenza con cui ha condannato il sindaco del capoluogo lombardo Giuseppe Sala, per aver firmato due verbali retrodatati in qualità di commissario unico di Expo. La pena di sei mesi è stata convertita in una multa di 45 mila euro, con l’attenuante dell’aver agito «per motivi di particolare valore morale o sociale».

Sala, secondo i giudici, era «consapevole delle illecite retrodatazioni». Ma ha firmato i due verbali con l’obiettivo di evitare che la questione della paventata incompatibilità dei due componenti della commissione di gara per la Piastra potesse comportare «il rischio di ulteriori ritardi nell’espletamento della procedura», facendo slittare l’apertura dell’esposizione universale.

A luglio il Tribunale di Milano ha assolto tutti gli altri imputati, compreso l’ex manager di Expo Angelo Paris, che rispondeva del reato di falso in concorso con Sala. Sempre secondo i giudici, dalla condotta dell’attuale sindaco non è tuttavia emersa «alcuna volontà di avvantaggiare taluno dei concorrenti alla gara o danneggiarne altri, ma solo quella di assicurare la realizzazione in tempo utile delle infrastrutture» necessarie per Expo. Il reato contestato a novembre cadrà in prescrizione.

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Milano, alle Gallerie d’Italia ci sono i trofei dei campioni del mondo

Le coppe saranno esposte fino al 29 settembre grazie alla collaborazione con Intesa Sanpaolo. L'ingresso alla mostra è gratuito

Sono i premi più ambiti del mondo del calcio, eppure non tutti ne conoscono la storia. Le Coppe del Mondo sono per chi ama questo sport la quintessenza del successo, il non plus ultra da provare a raggiungere. E fino al 29 settembre sarà possibile ammirarle grazie ad Intesa Sanpaolo alle Gallerie d’Italia, in Piazza della Scala a Milano.

Entrambe le coppe ufficiali dei mondiali 2022 (campionato maschile) e 2023 (campionato femminile) saranno esposte gratuitamente dal martedì alla domenica (9:30 alle 19:30).

COSA PREVEDE IL REGOLAMENTO

Il regolamento FIFA prevede infatti che né la Coppa del Mondo di calcio maschile né quella di calcio femminile possano essere assegnate definitivamente ad una nazione. Motivo per cui, dopo la cerimonia di premiazione durante la finale, alla nazionale vincitrice viene concessa una copia del trofeo, fabbricata appositamente per l’occasione.

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I pm di Milano indagano sul business dei rider

La Procura ha aperto un fascicolo sul fenomeno dei fattorini a domicilio. Dallo sfruttamento dei lavoratori alle norme sulla sicurezza: le ombre sul boom del settore.

La Procura di Milano ha aperto un’indagine conoscitiva sul fenomeno dei rider, i ciclofattorini che consegnano cibo a domicilio, in particolare per verificare violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro, a loro tutela, l’aspetto della sicurezza pubblica sulle strade e i profili igienico-sanitari riguardanti i contenitori che utilizzano. L’indagine, che sta anche monitorando gli incidenti stradali, è coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Maura Ripamonti e condotta dalla squadra specializzata di Polizia giudiziaria e dalla Polizia locale.

SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI E TRA I LAVORATORI

L’inchiesta, oltre alla violazione delle norme antinfortunistiche e di sicurezza stradale, intende far luce anche sull’aspetto di sfruttamento dei lavoratori e tra i lavoratori, come il caporalato, e sulla presenza di clandestini. Ad agosto, dai controlli di 30 rider sono stati trovati 3 lavoratori clandestini, senza documenti in regola. Lo sfruttamento potrebbe avvenire anche tra gli stessi lavoratori, perché alcuni ciclofattorini potrebbero cedere a persone senza documenti in regola gli strumenti per poter fare le consegne, come gli smartphone con l’applicazione necessaria alla quale sono registrati i lavoratori regolari, per poi ricevere in cambio una percentuale dell’incasso su ogni consegna.

L’IPOTESI DI VIOLAZIONE DELLE NORME DI SICUREZZA

A partire già dallo scorso giugno, infatti, gli inquirenti milanesi, con la squadra specializzata del dipartimento ‘ambiente, sicurezza, salute, lavoro’, hanno iniziato a raccogliere elementi e testimonianze a verbale nel fascicolo, al momento senza ipotesi di reato, ma che ipotizza presunte violazioni del decreto legislativo in materia di sicurezza sul lavoro (reato che a breve sarà iscritto) da parte delle società per le quali i rider lavorano.

MONITORATI GLI INCIDENTI STRADALI

Un’indagine, in primo luogo, a tutela dei rider stessi, ai quali non viene dato alcunché in dotazione, e dunque girano per le strade senza caschi, spesso con bici e freni non adatti, senza luci la sera, senza catarifrangenti e senza scarpe adeguate. Malgrado, infatti, i ciclofattorini non siano inquadrati come lavoratori subordinati, il decreto, come è stato spiegato, tutela qualsiasi lavoratore inserito in organizzazioni con datori di lavoro. In più, la Procura ha deciso di monitorare gli incidenti stradali che coinvolgono rider, anche a tutela della collettività, perché spesso viaggiano contromano, senza luci o comunque senza rispettare le norme sulla circolazione stradale. In ipotesi, gli inquirenti potrebbero arrivare anche a contestare reati, per questo genere di incidenti, a carico dei datori di lavoro. Andrà valutata, insomma, la presunta responsabilità di coloro che mandano a lavorare in strada i ciclofattorini in condizioni non idonee.

CONTROLLI IGIENICO-SANITARI

Inoltre, l’inchiesta vuole approfondire anche gli aspetti igienico-sanitari dei contenitori utilizzati per il trasporto del cibo, nei quali, ad esempio, vengono portati senza distinzione e in successione cibi freddi e caldi. Fino a questo momento, stando a quanto chiarito in Procura, sul fenomeno dei rider erano stati presi in considerazione solo i profili giuslavoristici, ossia le forme contrattuali con cui vengono assunti e i salari con cause aperte davanti ai Tribunali del lavoro.

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Morta per una trasfusione sbagliata all’ospedale di Monza

Una donna di 84 anni è morta venerdì 13 settembre 2019 dopo aver ricevuto una sacca di sangue di un altro gruppo sanguigno. All'origine dell'errore, forse, uno scambio di pazienti.

Potrebbe essere stata una trasfusione di sangue sbagliata la causa della morte di una donna 84enne nella giornata di venerdì 13 settembre 2019 all’ospedale di Vimercate, in provincia di Monza. All’origine dell’errore forse uno scambio con un’altra paziente. L’ospedale ha confermato il decesso dell’anziana e l’avvio di un’indagine interna. Anche la Procura di Monza è stata allertata e la Regione ha annunciato accertamenti.

SPERANZA INVIA GLI ISPETTORI

Per stabilire cosa non abbia funzionato nella struttura il ministro della Salute Roberto Speranza sta predisponendo l’invio degli ispettori del Centro Nazionale Sangue, con il compito di indagare sulla morte dell’anziana. L’errore potrebbe essere dovuto a un caso di ononimia tra due pazienti con lo stesso cognome. La donna era ricoverata nel reparto di Ortopedia dopo un’operazione per ridurre la frattura di un femore quando si è sentita male ed è stata trasferita in Terapia Intensiva, dove è deceduta poco dopo. Toccherà agli inquirenti stabilire perché abbia ricevuto del sangue appartenente a un gruppo sanguigno diverso dal suo.

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Viaggio nel boschetto di Rogoredo, piazza dello spaccio milanese

Madri, giovani ragazze, adolescenti vivono in questa terra di nessuno. Dove per 8 euro o vendendo il proprio corpo è possibile acquistare un'ora di sballo. Il reportage.

Con il passeggino e i due figli piccoli si avventura tra i cespugli per acquistare una dose. Nessuno scrupolo quando si tratta di eroina. Chi la conosce dice che è una ragazza calabrese poco più che 30enne. «I pochi soldi che ha a disposizione li guadagna prostituendosi», aggiunge chi, come lei, frequenta il famigerato boschetto di Rogoredo, periferia Sud di Milano, la più grande piazza di spaccio del Nord Italia, dove una dose di eroina costa meno di 5 euro.

LA PIAZZA DI SPACCIO SI ALLARGA

Un mondo oscuro che si è allargato a macchia d’olio anche oltre il confine della città in senso stretto, sempre sui binari della linea Lodi-Milano, fermandosi – per il momento – al Quartiere Affari di San Donato Milanese. Stessa gestione, stesso target: non solo giovani in cerca di emozioni forti, ma anche 60enni affascinati dallo sballo a buon mercato e dal sesso con ragazzine.

Un blitz delle Forze dell’ordine nel boschetto di Rogoredo.

A spingere i pusher a spostarsi dal boschetto è stato l’annuncio alla presenza degli allora ministri Matteo Salvini e Danilo Toninelli – il 6 agosto, vigilia della crisi di governo – di potenziare la stazione di Rogoredo per decongestionare la mobilità metropolitana: più collegamenti dell’alta velocità, biglietterie aperte con orario prolungato, più parcheggi. E, contestualmente, maggiori controlli di forze dell’ordine con presidi fissi della polizia ferroviaria e della polizia di Stato almeno fino alle 22.30.

OGNI OGGETTO RUBATO VIENE CONVERTITO IN DOSI

Per ora però al boschetto di Rogoredo si continua a spacciare di tutto: dal Fentanyl, l’oppiaceo sintetico che negli Stati Uniti ha già causato migliaia di morti, all’eroina “gialla” importata dall’Afghanistan dalla mafia nigeriana, con un principio attivo anche superiore al 50% con picchi del 70%, mentre negli anni tragici della tossicodipendenza da eroina si andava dall’1 al 10/15%. A Rogoredo non si vende solo la droga, ma tutto il kit necessario per farsi e non solo. Passeggini, biciclette, oggetti preziosi, borse. Qualsiasi oggetto rubato qui viene convertito in dosi.

Materassi e immondizia nel boschetto di Rogoredo.

C’È UN TARIFFARIO PER OGNI SERVIZIO

Una volta scesi dal treno si entra nel bosco della droga o nella foresta di San Donato, come è già stata ribattezzata. Qui arrivano tossicodipendenti da ogni regione d’Italia. Persone di ogni età tra i 15 e i 60 anni cercano una dose. Ognuno ha in mano una cartina con i percorsi per trovarla. L’eroina la recuperano sottoterra perché per gli spacciatori è diventato troppo rischioso il passaggio a mano. C’è un tariffario per ogni servizio. Oltre alla dose, con 8 euro ti danno anche una siringa nuova, un accendino e un cucchiaino. In omaggio i pusher garantiscono un materasso per massimo un’ora. Chi non ha soldi a sufficienza è disposto a vendere il proprio corpo. Il “trattamento di lusso” si consuma in una tenda canadese rossa. Oltre alla droga, ti forniscono anche il preservativo. Nonostante questo sono sempre di più le ragazze che rimangono incinta in questo degrado.

Forze dell’ordine nell’area della periferia Sud di Milano considerata la piazza di spaccio principale del Nord Italia.

TOSSICODIPENDENTE NONOSTANTE UNA FIGLIA NEONATA

Una di queste è Eleonora, 29 anni, ucraina. A maggio aveva partorito in una cascina a pochi metri dal boschetto di Rogoredo, ma a distanza di quattro mesi è subito ritornata. «Grazie a mio figlio sono riuscita a stare lontano dal boschetto almeno la mattina quando vado ad accudirlo», spiega la donna. «Ma non ho smesso di drogarmi. Qui a Rogoredo siamo una famiglia. I miei amici frequentano tutti questa zona e anche una mia amica è rimasta incinta ed è al quinto mese». Storie come questa sono all’ordine del giorno nei 65 ettari a due passi dalla terza stazione ferroviaria di Milano.

UN SOSTEGNO AI GENITORI CHE CERCANO I PROPRI FIGLI

Molti degli avventori sono poco più che adolescenti eppure sono già nell’inferno della tossicodipendenza. «Quando mi avvicino ai giovani cerco di farlo con l’affetto e le attenzioni di un padre», racconta a Lettera43.it Simone Feder, psicologo della Casa del Giovane di Pavia, tra i primi a scendere in strada per liberare Rogoredo dalla droga. «Credo fortemente in loro e nel potenziale di ognuno, cerco di capire le loro risorse e far leva su di esse, senza caricarli di aspettative che rischiano di allontanarli e farli sentire incompresi. Operativamente chiedo un contatto telefonico, li aggancio e non li lascio soli. Gli irrecuperabili non esistono». Per Feder in quest’area sarebbe necessario «un luogo dove si possa ascoltare, accogliere e indirizzare» anche i genitori dei ragazzi quando «i loro figli spariscono o non si fanno trovare». Per questo è nato il Progetto Rogoredo con il coordinamento della prefettura di Milano e la supervisione di Ats (Agenzie di tutela della salute): l’obiettivo è coinvolgerele istituzioni insieme ad alcuni enti del territorio e non per rafforzare le attenzioni socio-sanitarie e tentare di agganciare i ragazzi per aiutarli a cambiare vita.

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«Sono salviniana e razzista: non affitto ai meridionali»

L'audio choc pubblicato da una ragazza pugliese che cercava casa in provincia di Milano: «Sto con Matteo, per me neri e rom sono tutti uguali».

«Per me i meridionali sono meridionali anche nel 4000, i meridionali, i neri e i rom sono tutti uguali, sono una razzista al cento per cento»: è quanto si è sentita rispondere una 28enne pugliese cui è stata rifiutata una casa in affitto a Robbeccheto con Induno, in provincia di Milano. La giovane ha pubblicato sui social gli audio ricevuti dalla proprietaria di casa che, di fronte alla possibilità di diffonderli, le risponde «mi raccomando, scriva e pubblichi che sono salviniana, sto con Matteo, con il capitano».

Succede questo. Decido di trasferirmi nel paese della mia fidanzata in provincia di Milano. Cerco una casa in affitto,…

Posted by Deborah Prencipe on Thursday, 12 September 2019

La 28enne protagonista suo malgrado dell’episodio, Deborah Prencipe, ha così commentato l’accaduto in un post pubblicato su Facebook: «Succede questo. Decido di trasferirmi nel paese della mia fidanzata in provincia di Milano. Cerco una casa in affitto, la trovo e me ne innamoro. Mi metto d’accordo con la proprietaria di casa, una ragazza, di far partire il contratto ad ottobre. Quindici giorni prima dell’inizio del contratto la ragazza mi manda un messaggio dicendomi che l’inizio del contratto slitta di un mese trovando scuse poco credibili».

Il motivo per cui non mi viene data la casa in affitto è perché sono nata a Foggia

In un secondo momento, prosegue Deborah, «ricevo un altro messaggio da parte della ragazza che mi dice che la casa in affitto non può più darmela perché preferisce venderla. Le rispondo dicendole che non trovo corretto cambiare le carte in tavola all’ultimo minuto e che i patti erano altri. In tutto ciò interviene la madre della ragazza che mi contatta. Il motivo per cui non mi viene data la casa in affitto è perché sono nata a Foggia. C O S A, direte voi. Esattamente. Sono nata a Foggia e la signora Patrizia di Malvaglio ritiene che in casa sua i meridionali non devono entrare». Allegati al post, i messaggi e gli audio incriminati.

LA STOCCATA A SALVINI: «ORA IMMAGINO SI DISSOCERÀ»

Quindi la chiosa amara: «Benvenuti nell’Italia di oggi dove, a quanto pare, c’è da tirare fuori i cartelli con scritto “Non si affitta ai meridionali” perché, evidentemente, non sono ancora passati di moda». E, per concludere, il messaggio a Matteo Salvini, affidato a un post scriptum: «Immagino che si dissocerà da tutto questo visto che per lui, oggi, la distinzione tra meridionale e settentrionale non esiste più. Giusto, Matteo?»

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Cade in clinica e si lesiona la spalla La struttura nega il risarcimento

di Pina Ferro

Minore cade in una clinica per la cura dell’obesità dove era ricoverato, la direzione della casa di cura ha rifiutato di risarcire il ragazzo, un salernitano di 17 anni. M.R. era ricoverato presso una clinica convenzionata di Milano per sottoporsi a terapie specifiche per l’obesità infantile. Gli erano state prescritte delle terapie motorie calibrate per un minore con “rischio di caduta alto” in considerazione della grave obesità che rendeva il ragazzo precario nella deambulazione. Durane le terapia, contravvenendo a quanto prescritto, al 17enne furono assegnati degli esercizi di ginnastica che richiedevano una grande agilità e prontezza di movimenti. Durante l’esecuzione di tali esercizi il ragazzo perse l’equilibrio rovinando a terra riportando gravose lesioni alla spalla destra. A questo punto il 17enne è stato costretto a rientrare a Salerno con la grave lesione alla spalla e con l’ulteriore danno determinato dall’interruzione della terapia della quale il minore necessitava. Alla richiesta di risarcimento avanzata dai genitori del 17enne, attraverso lo studio legale Caponigro – De Luca, la clinica ha risposto negativamente, adducendo che non vi era prova di quanto contestato.La casa di cura si è sottratta a qualsivoglia contatto stragiudiziale, costringendo i genitori ad agire giudizialmente con la notifica di un Accertamento Tecnico Preventivo presso il Tribunale di Milano, al fine di far valere i diritti del minore, tanto con aggravio di stress e spese per la famiglia. Dopo la notifica dell’ atto giudiziario la clinica ha aperto un dialogo transattiva addivenendo a una definizione della causa con abbandono del giudizio. Sensata la condotta della clinica che non poteva sottrarsi alle norme di diritto e agli orientamenti giurisprudenziali in materia. Lo studio legale Caponigro-De Luca del foro di Salerno evidenziano che in tali ipotesi i profili di responsabilità sono da inquadrare negli istituti giuridici dell’inadempimento delle obbligazioni e nelle norme dell’imputazione civile. “La responsabilità che contrae l’ente Ospedaliero è di tipo contrattuale, contratto che si conclude al momento dell’accettazione del paziente nella struttura sanitaria-ospedaliera, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale; il contratto di prestazione d’opera atipico di spedalità, comporta una prestazione complessa che non si esaurisce nella prestazione delle cure mediche e di quelle chirurgiche (generali e specialistiche) ma si estende ad una serie dì altre prestazioni, quali la messa a disposizione di personale medico ausiliario e di personale paramedico, di medicinali, e di tutte le attrezzature tecniche necessarie, nonché di quelle lato sensu alberghiere. In virtù del contratto, la struttura deve quindi fornire al paziente una prestazione assai articolata, definita genericamente di «assistenza sanitaria», che ingloba al suo interno, oltre alla prestazione principale medica, anche una serie di obblighi di protezione, vigilanza ed accessori. Ne consegue che la responsabilità dell’ente ospedaliero ha natura contrattuale sia in relazione a propri fatti d’inadempimento sia per quanto concerne il comportamento in particolare dei medici dipendenti. Secondo la normaiva “Basta al paziente dimostrare l’avvenuto inserimento nella struttura e che il danno si sia determinato durante il tempo in cui egli si trovi inserito nella struttura” (sottoposto alle cure e alla vigilanza del personale della struttura). L’obbligo di protezione va adempiuto al fine di prevenire tutti i tipi di rischi incombenti sul degente, alla sola condizione che rientrino nello spettro della prevedibilità “.

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