La ricetta fallimentare del «Milan ai milanisti»

Dietro al flop di Giampaolo e alla scelta contestata di Pioli ci sono gli errori e l'inesperienza di Boban e Maldini. Bandiere parafulmini di un club aggrappato al passato. Da Seedorf a Inzaghi, passando per Leonardo: quanti assi incapaci di ripetersi fuori dal campo.

Dicono che nel calcio non ci sia spazio per la riconoscenza. E che gli allori conquistati sul campo vadano sì conservati, ma facendo bene attenzione a non diventarne prigionieri. Una lezione che pare non essere stata troppo compresa dalle parti di Casa Milan, dove le vecchie glorie continuano ad avere potere fuori dal rettangolo di gioco, nonostante i ripetuti fiaschi tra panchina e scrivania.

ANCHE BOBAN E MALDINI SUL BANCO DEGLI IMPUTATI

Già, perché se a pagare per tutti è stato l’allenatore Marco Giampaolo con l’esonero più precoce della storia rossonera, innegabile è la responsabilità nella pessima gestione della crisi del Milan da parte del tandem Paolo MaldiniZvonimir Boban, direttore tecnico e Chief football officier del club. Col primo che fino a 10 giorni prima della cacciata del tecnico abruzzese annunciava a reti unificate la piena fiducia in un allenatore liquidato subito dopo il successo sul Genoa e il secondo incapace di dare spiegazioni per il fallimentare avvio di stagione che ha certificato, con la chiamata di Stefano Pioli, l’assenza di un progetto tecnico dai contorni definiti.

IN BILICO IL FUTURO DEI DUE DIRIGENTI ROSSONERI

A portare esperienza nella società rossonera doveva essere l’amministratore delegato Ivan Gazidis, ma il ruolo avuto da due neofiti come Boban e Maldini in sede di campagna acquisti e di scelta dell’allenatore ha avuto un peso specifico decisivo nel flop del Milan d’inizio campionato. Tant’è che gli scricchiolii sulle poltrone dei due sembrano essere qualcosa più di un’indiscrezione.

IL DOPPIO FLOP DI LEONARDO TRA PANCHINA E SCRIVANIA

D’altronde Maldini, promosso a direttore tecnico da direttore strategico dell’area sport, fino all’estate 2018 non aveva ancora ricoperto alcuna carica dirigenziale in un club professionistico. Mentre al curriculum extra campo Boban può allegare soltanto l’esperienza di vicesegretario generale della Fifa, ruolo più di rappresentanza che altro. Poca esperienza? Qualche dubbio persiste se si pensa che un dirigente decisamente più scafato come Leonardo ha toppato al suo ritorno in Italia convinto dal fondo Elliott, bissando gli insuccessi sul campo tra Milan e Inter con quelli in società.

DA SEEDORF A INZAGHI, QUANTI ALLENATORI BRUCIATI

E sul fronte allenatori il quadro è ancor più fosco. Circola già il nome di Andriy Shevchenko come possibile tecnico per stagione 2020/21. Un’ipotesi suggestiva, quella che vede l’attuale commissario tecnico dell’Ucraina tornare a Milanello con indosso la tuta del mister, ma che si scontra con i fallimenti in serie che portano i nomi di Clarence Seedorf, Cristian Brocchi, Filippo Inzaghi e, seppur in maniera minore, di Gennaro Gattuso. Il solo, forse, a essere allontanato malgrado un percorso tutto sommato dignitoso. Insomma, dell’epopea berlusconiana l’unico grande protagonista sul campo capace di ripetersi anche fuori dal terreno di gioco è stato Carlo Ancelotti. E chissà che agli uomini di Paul Singer, o in futuro a chi per loro, non venga in mente di fare un colpo di telefono ad Aurelio De Laurentiis per richiamare l’ex allenatore. Nel disperato tentativo di riportare il Milan ai bei tempi che furono.

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Stefano Pioli è il nuovo allenatore del Milan

Trovato l'accordo definitivo tra la società e l'ex tecnico della Fiorentina. La presentazione alle 13 a Casa Milan.

Stefano Pioli è il nuovo tecnico del Milan, l’accordo definitivo è stato trovato. Lo apprende l’Ansa in ambienti rossoneri. L’allenatore che sostituisce Marco Giampaolo sarà presentato alle 13 a Casa Milan.

ACCORDO DA 1,5 MILIONI A STAGIONE

Il Milan ha trovato un’intesa con Pioli fino al 2021 a circa 1,5 milioni netti a stagione. Una nomina che non scalda il cuore dei tifosi, sul piede di guerra, e alimenta la critica feroce dopo l’avvio shock in campionato: l’hashtag #PioliOut entra dritto al quarto posto delle tendenze mondiali con 40 mila tweet – dietro solo all’annuncio del lancio della nuova Playstation 5 -; la Curva Sud, senza entrare nel merito della scelta tecnica, parla di «spettacolo indegno», con Giampaolo «gettato giustamente alle ortiche».

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Su Twitter esplode la rabbia dei tifosi del Milan al grido di #PioliOut

L'ex tecnico di Lazio e Inter, a un passo dalla panchina rossonera, è nel mirino ancor prima di iniziare. Al pari di proprietà e dirigenza.

Ancora non è arrivato, che Stefano Pioli è già nel mirino dei tifosi del Milan. L’ex allenatore di Bologna, Lazio, Fiorentina e Inter è in pole position per la successione a Marco Giampaolo, a cui è già stato comunicato l’esonero nonostante la sofferta vittoria con il Genoa nell’ultima giornata di Serie A. L’opzione Pioli, più del divorzio da Giampaolo, lascia delusa la tifoseria rossonera, scottata da un avvio di campionato ben al di sotto delle aspettative e irritata dall’ennesimo nome di seconda fascia accostato alla panchina del Milan. Il tecnico di Parma, insomma, non viene ritenuto all’altezza del compito – riportare il club ai piani alti della Serie A -, a differenza di quel Luciano Spalletti che sembrava vicino a raccogliere l’eredità di Giampaolo prima che il divorzio dall’Inter – con cui è ancora sotto contratto – si arenasse sul nodo buonuscita.

PRONTO UN BIENNALE DA 1,5 MILIONI DI EURO

Pioli ha annusato la grande chance e per questo ha messo in standby le proposte di Genoa e Sampdoria. Stando alle ultime indiscrezioni, sarà lui più dello spagnolo Marcelino il nono allenatore del Milan nelle ultime sette stagioni. L’incontro con la dirigenza, nella mattina dell’8 ottobre, è filato liscio e, nel pomeriggio, il tecnico dovrebbe porre la propria firma su un contratto da due anni a 1,5 milioni di euro. Quasi a volerne scongiurare l’arrivo, in un ultimo disperato tentativo di far sentire la propria voce, i tifosi rossoneri su Twitter hanno manifestato tutta la propria delusione, portando l’hashtag #PioliOut in cima alle tendenze. Una sorta di invito all’esonero preventivo, che resterà inascoltato.

Alcuni hanno esteso la contestazione alla dirigenza, dai proprietari di Elliott alle vecchie bandiere – ora dietro la scrivania – Paolo Maldini e Zvonimir Boban.

Il Milan si trova attualmente al 13esimo posto in campionato, con nove punti in sette giornate, frutto di tre vittorie (contro le neopromosse Brescia e Verona e contro il Genoa attualmente 19esimo) e quattro sconfitte.

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Le ore di caos attorno alla panchina Milan

La società s'interroga sul futuro di Giampaolo, malgrado le rassicurazioni di Maldini subito dopo il ko con la Fiorentina. Il tecnico non rischia solo ufficialmente. E tra le alternative resta in pole Garcia.

Le rassicurazioni di Paolo Maldini sembrano essere servite a poco. Il giorno dopo il tonfo in casa con la Fiorentina continuano ad addensarsi nubi sulla panchina del Milan, con Marco Giampaolo ufficialmente confermatissimo dalla dirigenza rossonera, ma alle prese con i continui spifferi di un esonero ancora impossibile da escludere categoricamente.

COLLOQUI E RIFLESSIONI NEL POMERIGGIO A CASA MILAN

Nel pomeriggio hanno ripreso a circolare con insistenza le voci che parlavano di riflessioni in corso a Casa Milan, dove il “protezionista” Maldini starebbe arginando le volontà di uno Zvonimir Boban decisamente più orientato ad accelerare il passaggio di mano. Non esattamente una novità, se è vero che le divergenze di vedute tra il croato e l’allenatore del Milan hanno avuto inizio già in sede di campagna acquisti.

TRA I NOMI CHE CIRCOLANO È GARCIA IL FAVORITO

Il management del club rossonero starebbe infatti valutando una serie di alternative, molte delle quali risultano però difficilmente percorribili. L’ex romanista Rudi Garcia sarebbe il candidato forte nel caso di una separazione repentina con Giampaolo: la coppia Shevchenko-Tassotti è, invece, soltanto una suggestione, considerando la volontà di Sheva di condurre la propria Nazionale all’Europeo 2020. Sullo sfondo resta il nome di Claudio Ranieri, mentre sono prive di fondamento le speculazioni dei tifosi su Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti.

SACCHI DIFENDE GIAMPAOLO

Chi non ha dubbi su quale strada debba intraprendere il Milan è, ancora una volta, Arrigo Sacchi. Per l’ex ct azzurro esonerare Giampaolo «sarebbe un errore doppio, che testimonierebbe un errore della società e una mancanza di rispetto verso il professionista». Sbaglia chi dà tutta la colpa all’allenatore perché «lui ha già dimostrato di esser bravo, anche con squadre più deboli del Milan».

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I due progetti finalisti per il nuovo stadio di Inter e Milan

Le due società hanno presentato i modelli degli impianti che dovrebbero prendere il posto di San Siro. Due anelli per il consorzio di David Manica, un omaggio al Duomo per Populous.

Il futuro di Inter e Milan si avvicina a grandi passi. Sono stati presentati il 26 settembre i due progetti per la costruzione del nuovo stadio che sostituirà il Meazza. Con loro anche i piani per la riqualificazione dell’intera area di San Siro, in un ricchissimo masterplan da 1,2 miliardi di euro.

Entro il 10 ottobre è prevista la risposta del Comune sulla dichiarazione di pubblica utilità, poi le due società dovranno scegliere tra gli “Anelli di Milano”, lo stadio del consorzio italo-americano Manica-Cmr Sportium, e la “Cattedrale” degli americani di Populous. Due progetti tra loro diversissimi.

Il progetto di Manica-Cmr Sportium per il nuovo stadio di Milano.

DUE ANELLI A RAPPRESENTARE LE DUE ANIME DI MILANO

Due anelli che si intersecano e «che rappresentano Inter e Milan, rivali ma unite nel progetto». Così l’architetto staunitense David Manica ha presentato il progetto di Manica+Sportium per il nuovo San Siro. Un concetto semplice ma potente, «in equilibrio ma anche in contrapposizione», ha proseguito. Un impianto ovale in stile classico, su cui dominano appunto i due anelli, con la possibilità di «personalizzare» lo stadio con pannelli e luce: rosso quando giocherà il Milan, blu per l’Inter. «Uno stadio per i tifosi, che non sia una cattedrale», ha aggiunto Manica, che ha sottolineato come il progetto presenti più posti a sedere nelle curve, oltre a una collocazione dei seggiolini più vicini al campo. Le facciate saranno composte da pannelli con 16 mila volti dei tifosi, «che rappresenteranno il passato, il presente e il futuro». La particolarità è anche all’esterno, dove sopra la zona commerciale, Manica+Sportium ha scelto di mantenere lo storico terreno di gioco di San Siro, che diventerà un prato dove chiunque potrà giocare. Al centro del progetto anche il nuovo distretto, con 10 ettari di giardini e un grande parco al centro.

Il progetto di Populous per il nuovo stadio di Milano.

UN OMAGGIO AL DUOMO E ALLA GALLERIA

Un omaggio al Duomo e alla Galleria Vittorio Emanuele. È questa l’idea al centro del progetto di Populous, presentato dallo studio di architetti statunitensi durante l’evento di presentazione. «Ci siamo ispirati al Duomo e alla Galleria. Il nuovo stadio deve diventare un’icona come lo è adesso San Siro», ha detto Christopher Lee, managing director di Populous. Il progetto prevede quindi vetri e ‘guglie’ per ricordare il Duomo: un parallelepipedo coperto di vetro che, anche grazie a un gioco di luci, ricorda la cattedrale meneghina, legando la storia di Milano al nuovo stadio. «Qui la gente avrà la possibilità di passare tanto tempo insieme. Verrà creato un nuovo quartiere, ci sarà un grande parco, tutti potranno godere di queste strutture. E al posto dell’attuale stadio nascerà un museo». L’impianto si colorerà di rosso o di blu in base al fatto che giochino Milan o Inter, con spalti avvicinati al campo. «All’interno, l’impianto sarà come un catino, stiamo pensando a uno stadio di circa 65 mila posti. Sarà uno stadio riconoscibile, sarà fatto per Milano, non si vedrà da nessun’altra parte. Chi lo vedrà, lo ricollegherà subito alla città di Milano», ha concluso Lee.

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L’Inter ha battuto 2-0 il Milan nel derby

Decisivi i gol di Brozovic e Lukaku nel secondo tempo. Quarta vittoria di fila per Conte, sempre in testa alla classifica. Giampaolo alla seconda sconfitta. La Juve ha rimontato il Verona in casa soffrendo: 2-1. Udinese-Brescia 0-1.

Un derby di Milano senza sorprese. Lo ha vinto l’Inter, sempre in testa alla classifica col suo filotto di quattro vittorie in quattro partite. Milan ancora indietro, alla seconda sconfitta stagionale. Hanno deciso i gol nel secondo tempo di Brozovic, con deviazione decisiva di Leao che ha spiazzato Donnarumma e il colpo di testa di Lukaku, al terzo gol in campionato, di testa su assist di Barella. I marcatori sono stati dunque i due protagonisti del caso che ha scosso l’ambiente nerazzurro in settimana. Dopo la lite durante Inter-Slavia Praga è sembrato essere tornato il sereno, sigillato dal lungo abbraccio a fine gara tra i due.

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Il Milan ha creato una task force contro il razzismo

Il club rossonero ha annunciato la formazione di una squadra per monitorare i comportamenti negli stadi e sui social. «Il calcio italiano deve prendere coscienza e assumere una posizione forte contro questi comportamenti».

Una task force interna contro il razzismo. Il Milan inizia la sua battaglia contro l’intolleranza e i pregiudizi. Ma soprattutto nei confronti di quei tifosi che si lasciano andare a cori vergognosi e ululati nei confronti di calciatori di colore o nazionalità diverse.

Ecco che prima del derby tra rossoneri e l’Inter le due società, insieme ai loro giocatori, hanno deciso di esporre uno striscione in solidarietà delle vittime di eventi discriminatori. Sia all’interno del campo che al di fuori.

IL COMPITO DELLA TASK-FORCE ANTI RAZZISMO

Il gruppo, come ha spiegato lo stesso club, «ha il compito di sviluppare un programma articolato di attività per sensibilizzare l’opinione pubblica». In particolare è chiamato a «monitorare e affrontare episodi o comportamenti razzisti» tanto sui social media quanto allo stadio. Il club «dopo alcuni mesi di analisi, pianificazione e valutazioni interne ha deciso di accelerare l’avvio del progetto in seguito ai recenti gravi episodi avvenuti in alcuni stadi italiani che hanno generato una reputazione mediatica negativa sull’intero sistema calcio». L’amministratore del Milan Gazidis è stato tra i promotori dell’iniziativa: «Il calcio italiano deve prendere coscienza e assumere una posizione forte contro i comportamenti razzisti, promuovendo dei valori umani fondamentali» che devono essere insiti in ogni persona.

ATTACCHI RAZZISTI A KESSIE E LUKAKU

Del resto le due società milanesi sono state colpite direttamente da questo incivile atteggiamento. Lukaku, attaccante dell’Inter, e Kessie, centrocampista del Milan, sono stati bersagliati a Cagliari e Verona da parte della tifoseria avversaria. In entrambi i casi gli ululati razzisti sono piovuti dalle tribune per arrivare sino in campo. Negli anni passati erano stati tanti altri i calciatori vittime di razzismo da Moise Kean a Samuel Eto’o, passando da George Weah e Kevin Prince Boateng.

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I cinque derby di Milano più decisivi (e gloriosi) della storia recente

Dalle semifinali europee del 2003 al clamoroso 4-3 del 2006, c'è stato un tempo in cui Milan e Inter si giocavano scudetti e Champions. I precedenti illustri della sfida che torna sabato 21 settembre.

Luci a San Siro. A Milano sabato 21 settembre 2019 è di nuovo tempo di derby tra Milan e Inter, due squadre reduci da anni difficili ma pronte alla risalita: i rossoneri – che formalmente giocano in casa – stanno cercando solidità economica dopo la cessione di Silvio Berlusconi nel 2017 e ripartono dalla gestione di Marco Giampaolo, outsider alla guida di un top club. L’Inter è più avvantaggiata, avendo alle spalle dal 2016 un colosso finanziario come i cinesi di Suning e dopo una campagna acquisti ambiziosa con gli arrivi, tra gli altri, di Romelu Lukaku in attacco e Antonio Conte in panchina. Insomma, entrambe hanno la possibilità di puntare in alto, dopo stagioni trascorse come spettatrici del dominio della Juventus, passando per una partita che ha radici antiche. Dalla prima stracittadina del 1909 sono passati 223 incontri. E alcuni hanno fatto la storia, quando a Milano ci si giocavano scudetto e Champions.

Il 3-4 PIÙ PAZZO DEL MONDO (2006)

Probabilmente l’incontro tra due squadre nel miglior momento della loro storia calcistica. Il Milan a fine stagione vinse la sua settima Champions, l’Inter il 15esimo scudetto. Da due squadre affamate ne uscì una partita incredibile. Crespo, Stankovic e Ibrahimovic firmarono il momentaneo 3-0, il Milan reagì con Seedorf ma si ritrovò sotto 4-1 per colpa del gol di Materazzi. Nel finale, però, Kakà e Gilardino riaprirono la partita e sfiorano la rimonta. Emozioni a non finire e una generazione leggendaria di giocatori con entrambe le maglie.

IL DOPPIO CONFRONTO CHAMPIONS (2003)

Fu l’anno in cui tre squadre italiane arrivarono nelle prime quattro d’Europa, una stagione irripetibile. All’andata finì 0-0, poi al ritorno Andrij Shevchenko portò avanti il Milan e l’Inter pareggiò inutilmente con Martins all’83’. Gli ultimi 10 minuti di assedio – e le parate di Christian Abbiati – furono da cardiopalma. Il Milan vinse poi la sua sesta Champions a Manchester, superando ai rigori la Juventus.

LA RIMONTA FIRMATA DALL’EX (2004)

Un passo fondamentale nello scudetto 2004 per il Milan fu il derby del 21 febbraio. Inter avanti nel primo tempo con Stankovic e Cristiano Zanetti, ma nel secondo tempo i rossoneri ribaltarono tutto. Prima Tomasson, poi Kakà. E a sette minuti dal fischio finale quel missile da 30 metri di Clarence Seedorf, arrivato due anni prima proprio dall’Inter.

L’ANTIPASTO DI TRIPLETE (2009)

Era solo la seconda partita di campionato, ma l’Inter targata Josè Mourinho fece subito capire l’altissimo livello di gioco che avrebbe tenuto per tutta la stagione. Thiago Motta, Milito, Maicon e Stankovic piallarono 4-0 il Milan, uno dei risultati più netti degli ultimi anni, vendicando in parte il clamoroso 6-0 subito nel 2001. Arrivarono poi scudetto, Champions e Coppa Italia, il primo – e finora unico – Triplete nella storia del calcio italiano.

LA CONSACRAZIONE DELL’ULTIMO SCUDETTO ROSSONERO (2011)

Forse l’ultima grandissima soddisfazione del Milan in campionato. L’Inter post-Triplete era seconda e vinse al termine della stagione la Coppa Italia, ma i rossoneri erano lanciatissimi verso lo scudetto. Tra le due squadre c’erano solo due punti, ma il 2 aprile Massimiliano Allegri costruì la partita perfetta, con la doppietta di Pato e il rigore al 90′ di Antonio Cassano. Quello scudetto del Milan fu anche l’ultimo prima del dominio juventino che dura da otto stagioni.

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