Bloomberg, non bastano i soldi a cancellare sessismo, molestie e misoginia

L'imprenditore in corsa alle Primare dem negli Usa ha speso 400 milioni di dollari per la campagna elettorale: record storico. Ma dal passato emergono battute volgari alle sue dipendenti (a una suggerì persino di abortire), accuse di abusi e diverse cause per discriminazione. Della fotocopia "a sinistra" di Trump non ne sentivamo il bisogno.

La sua campagna elettorale è la più costosa nella storia della politica americana, con circa 400 milioni di dollari spesi, ma nella corsa alle Primarie democratiche è arrivata tardi e la fama del candidato presidente Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, ha più ombre che luci. Accusato dal rivale dem ed ex vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden di essere stato «un repubblicano per tutta la vita», visto che «non ha dato il suo endorsement né a Barack Obama né a me quando siamo scesi in campo», e soprattutto tacciato di gravi episodi di sessismo e di molestie sessuali sul lavoro, l’imprenditore e politico 78enne deve fare i conti con le polemiche che si stanno abbattendo su di lui in nome del #MeToo.

WARREN: «UN ALTRO MILIARDARIO ARROGANTE»

Certo, i soldi aiutano e quasi mezzo miliardo dovrebbe dare una mano, ma quando mercoledì 19 febbraio è salito per la prima volta sul palco del dibattito in tivù tra democratici a Las Vegas senza la rete della sua potente organizzazione è caduto sotto una raffica di attacchi dei suoi competitor. Il più memorabile quello della candidata Elizabeth Warren, che ha rinfacciato brutalmente a Bloomberg i suoi commenti sessisti e gli accordi di riservatezza per sistemare le accuse di molestie sessuali nell’ambiente di lavoro. «Vorrei parlare di una persona contro cui corriamo: un miliardario che chiama le donne ciccione e lesbiche con la faccia da cavallo», ha tuonato la candidata. «Non sto parlando di Donald Trump, ma di Michael Bloomberg», sostenendo che «i democratici si prendono un grosso rischio se sostituiscono un miliardario arrogante con un altro».

NELLA SUA AZIENDA UNA QUARANTINA DI CAUSE

Ma quali scheletri nell’armadio nasconde Bloomberg? Parecchi e imbarazzanti. Negli ultimi 20 anni la sua omonima media company – di cui è amministratore delegato – ha registrato una quarantina di cause per discriminazione (di genere, di razza, per disabilità o gravidanza) e molestie da parte di 64 dipendenti, molti dei quali sostengono che il miliardario abbia coltivato una atmosfera da “boy’s club” nella sua azienda. Lui nega tutto, ma recentemente è rispuntata una compilation intitolata “Arguzia e saggezza di Michael Bloomberg”, una raccolta di frasi a lui attribuite che gli fu regalata dai colleghi per il 48esimo compleanno nel 1990.

IRONIA SUL SESSO ORALE DELLE DIPENDENTI

Un libricino in cui l’ex sindaco di New York sosteneva che «se le donne volessero essere apprezzate per la loro intelligenza, dovrebbero spendere più tempo in biblioteca e meno ai magazzini Bloomingdale». Ma c’è di peggio: si vantava che i suoi terminali per l’informazione finanziaria, famosi in tutti il mondo, avrebbero fatto tutto, «compreso il sesso orale, cosa che immagino farà licenziare molte delle dipendenti». Dichiarazioni che se nel 1990 potevano passare inosservate, 30 anni dopo nell’epoca del #MeToo suonano come disgustose e inopportune.

I candidati alle Primarie dem Michael Bloomberg, Elizabeth Warren, Bernie Sanders, Joe Biden, Pete Buttigieg e Amy Klobuchar al nono dibattito televisivo a Las Vegas il 19 febbraio 2020.

I VENDITORI E LA TECNICA DEL «VUOI SCOPARE?»

A Bloomberg viene attribuita anche una definizione del perfetto venditore: «È come uno che vuole trovare una ragazza e le chiede subito “vuoi scopare?”. Riceverà molti no, ma alla fine se ne sarà scopate tante altre». Un’altra battuta col suo marchio: «So per certo che qualsiasi donna con amor proprio che passa vicino a un cantiere e non ottiene un fischio tornerà indietro e passerà di nuovo e di nuovo ancora finché non ne riceverà uno». L’opuscolo imbarazzante contiene anche i suoi presunti commenti sulla famiglia reale britannica: «Che mucchio di disadattati, un gay, un architetto, quella lesbica con la faccia da cavallo e un ragazzino che lascia Koo Stark (un’attrice americana, ndr) per qualche cicciona», riferiti apparentemente al principe Edward, al principe Carlo, alla principessa Anna e al principe Andrew.

QUEI «PEZZI DI CARNE» E L’ETICHETTA AI TRANS

Tra le cause, quella di una sua dipendente, Sekiko Sakai Garrison, che l’ha accusato di averle consigliato di abortire quando gli comunicò di essere incinta. Nella sua denuncia la donna sostiene anche di aver sentito spesso Bloomberg dire «me la scoperei in un secondo» riferendosi a donne presenti in ufficio e di aver così commentato la notizia del fidanzamento di un dipendente rivolgendosi a un gruppo di impiegate: «Tutte voi allineatevi per offrirgli sesso orale come regalo di nozze». Un’altra dipendente, Mary Ann Olszewski, ha riferito che sentiva dire spesso Bloomberg «mi piacerebbe farmi quel pezzo di carne». In varie occasioni, inoltre, l’ex sindaco è stato accusato di aver definito i transgender come «uomini che indossano vestiti da donna».

AL DI LÀ DEI SOLDI, L’IMMAGINE È COMPROMESSA

Infine, parlando nel 2018 il magnate è sembrato screditare il movimento #MeToo difendendo il suo amico Charlie Rose, il conduttore della Pbs accusato di molestie sessuali, alcune delle quali sarebbero avvenute negli studios di Bloomberg. Insomma, avrà speso anche 400 milioni di dollari per pubblicizzare la propria immagine, ma il quadro sembra fortemente compromesso, almeno per quanto riguarda la moralità. Come dice Warren, un uomo al comando politicamente scorretto, misogino e con una lunga serie di accuse di molestie alle spalle lo abbiamo già avuto. Bloomberg sembra la sua fotocopia, un po’ più a sinistra. Ma nemmeno troppo.

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Michael Bloomberg pronto a spendere 1 miliardo contro Trump

Il candidato democratico Michael Bloomberg deciso a innaffiare la campagna col suo denaro. Anche se dovesse uscire sconfitto dalle primarie. Finanzierebbe Sanders o Warren. Pur di sconfiggere il presidente.

Pronto a tutto pur di liberare gli Stati Uniti da Donald Trump. La corsa alla Casa Bianca è destinata a diventare una guerra tra miliardari, a prescindere da chi tra i democratici otterrà la nomination per le presidenziali. L’ex sindaco di New York Michael Bloomberg non ha infatti escluso di spendere un miliardo di dollari della sua fortuna anche se non dovesse essere lui a spuntarla nelle primarie dem. E ha assicurato che mobiliterà la sua ben finanziata campagna per aiutare anche i senatori Bernie Sanders o Elizabeth Warren a battere Donald Trump, nonostante le forti differenza politiche che li separano. Il nemico comune, quindi, finirebbe per appianare i dissidi interni e anche una sconfitta personale non fermerebbe la battaglia elettorale di Bloomberg. Lo ha scritto il New York Times citando lo stesso imprenditore.

UNA FORTUNA DI OLTRE 50 MILIARDI

«Dipende se il candidato ha bisogno di aiuto: se sta facendo molto bene necessiterà di meno aiuto, altrimenti ne avrà più bisogno», ha detto Bloomberg durante una tappa della sua campagna in Texas. Chi conquisterà la nomination, quindi, potrà contare non solo sul suo appoggio finanziario ma anche sulla sua ramificata rete organizzativa. L’ex sindaco di New York, che conta su una fortuna di oltre 50 miliardi di dollari, ha già speso più di 200 milioni in spot pubblicitari, con un ritmo che entro marzo sarà uguale alla somma investita da Barack Obama nel corso dell’intera campagna del 2012. Un enorme investimento pur di sfrattare dalla Casa Bianca un inquilino scomodo e inviso a buona parte della popolazione.

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L’effetto Bloomberg sulle elezioni Usa 2020

Il magnate, che piace a Wall Street ed elettorato moderato, è pronto a candidarsi. Un terremoto per gli altri sfidanti dem. A partire da Biden.

Michael Bloomberg è pronto a sfidare Donald Trump. Secondo quanto riportato dal New York Times, il magnate dovrebbe presentare già nelle prossime ore la documentazione per candidarsi. E dovrebbe farlo nello Stato dell’Alabama, accedendo poi alle primarie. Anche se Bloomberg non ha ancora deciso al 100% se scendere in campo o meno, il deposito dei documenti gli consente di lasciarsi la porta aperta per lanciare il guanto di sfida a Trump, l’altro miliardario di New York, attualmente inquilino della Casa Bianca. Trump che ha così commentato l’ipotesi: «Little Michael non farà bene» ai dem, ha detto The Donald, dicendo che finirà col danneggiare Joe Biden.

BLOOMBERG SNOBBA I CANDIDATI DEMOCRATICI

A spingere Bloomberg a considerare seriamente la candidatura è il parterre dei democratici. A suo avviso – secondo indiscrezioni riportare dal New York Post – Biden è «debole», mentre Bernie Sanders ed Elizabeth Warren «non possono vincere». Alcuni stretti collaboratori di Bloomberg riferiscono che l’ex sindaco di New York è convinto che Trump sarà rieletto se Warren dovesse incassare la nomination democratica. Una discesa in campo di Bloomberg sarebbe un terremoto per la corsa dei democratici alla Casa Bianca, già segnata pesantemente dalle indagini per un possibile impeachment del presidente americano. Bloomberg a differenza degli altri dem in corsa non ha bisogno di raccogliere fondi: la sua fortuna gli consente di decidere anche all’ultimo momento se candidarsi senza doversi preoccupare di come finanziare la campagna.

L’EX SINDACO VEDE TRUMP COME «UNA MINACCIA SENZA PRECEDENTI»

Come pronosticato da Trump, a pagare il prezzo maggiore di un’eventuale candidatura di Bloomberg sarebbe Biden, il più moderato in corsa. Ma sarebbero tutti i candidati a risentirne, anche Warren: l’ex sindaco di New York è sicuramente visto più di buon occhio da Wall Street, dalla Silicon Valley e anche da molti elettori democratici contrari a una svolta eccessivamente a sinistra del partito. Bloomberg, afferma il suo consigliere Howard Wolfson, vede Trump come una «minaccia senza precedenti per il Paese» come dimostrano le sue donazioni alle elezioni di metà mandato. «Mike è sempre più preoccupato sul fatto che gli attuali candidati non sono ben posizionati» per battere Trump, aggiunge Wolfson. E proprio la platea di candidati non convincenti ha spinto Bloomberg a ripensare al passo in avanti, dopo che in marzo aveva annunciato di non voler scendere in campo.

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