Cosa non torna nella nuova missione Ue che sostituirà Sophia

I ministri degli Esteri Ue hanno approvato un nuovo dispositivo di sicurezza nel Mediterraeno contro il traffico d'armi in Libia. Ma non è chiaro come verrà implementata. E resta il nodo degli eventuali salvataggi in mare. Il punto.

L’Ue ha trovato l’accordo politico a 27 e salvato la faccia in extremis sul monitoraggio dell’embargo Onu sulle armi alla Libia. Ma l’intesa per il momento è una scatola vuota che lascia aperte ancora moltissime incognite. Secondo quanto deciso dai ministri degli Esteri a garantire la sorveglianza sarà una missione militare, per il momento navale e aereo-satellitare, che dovrebbe partire già a fine marzo, in sostituzione dell’operazione Sophia, destinata a concludersi con lo scadere del mandato il 20 marzo.

COSA PREVEDE LA NUOVA INTESA

Sul negoziato concreto ci sarà ancora da lavorare molto. Al momento le cose certe sono poche. È stata individuata l’area in cui saranno concentrate le navi della nuova missione (che secondo fonti di Politico.eu si chiamerà “EU active surveillance”) e che dovrebbe estendersi a Est della Libia dove ci sono i traffici principali. Come ha spiegato anche Luigi Di Maio: «È inutile pattugliare la costa ovest intercettando le rotte dei migranti, perché lì lavoriamo già con la Guardia costiera libica». L’altro punto che ha trovato d’accordo i 27 è quello intorno al concetto di “pull factor“, cioè che se verrà rilevato che le navi attraggono flussi migratori, saranno ritirate dalla zona pertinente. Il ministro degli Esteri italiano ha anche aggiunto che tutti sono «anche d’accordo sull’idea che si lavori ai confini», ricordando che il capitolo Sahel deve essere «legato al pacchetto libico».

CONTROLLO DEI DEL TRAFFICO DI ARMI QUASI IMPOSSIBILE

Le certezze però si fermano qui. La discussione sui dettagli si svilupperà nelle settimane fino al 23 marzo, data del prossimo Consiglio Esteri Ue, quando i 27 vorrebbero tenere a battesimo la proposta concreta della nuova missione. Saranno gli ambasciatori del Coreper ed il Comitato militare Ue, presieduto dal generale Claudio Graziano, ad elaborare le regole di ingaggio. E il negoziato non sarà facile. Come ha spiegato l’Alto rappresentante dell’Ue Josep Borrell la nuova missione ha come obiettivo principlae implementare l’embrargo sulle armi deciso dalle Nazioni unite e rinforzato poi dalla conferenza di Berlino sulla Libia tenuta a gennaio. Come ha sottolineato il Financial Times però, non è chiaro come il dispositivo fatto di “mezzi aerei, navali e satellitari” possa avere un impatto diretto sui traffici aerei o via terra. Al massimo, viene sottolineato, si potranno raccogliere dati di intelligence, ma difficilmente si sceglieranno regole di ingaggio che prevedano la creazione di una No fly zone che porti l’abbattimento dei velivoli cargo in arrivo dagli Emirati arabi uniti che riforniscono le forze di Khalifa Haftar in guerra contro il governo di Tripoli.

DI MAIO PENSA ANCHE A UNA MISSIONE DI TERRA

Giuseppe Famà, responsabile per gli Affari europei dell’International Crisis Group, ha detto che la missione in sé potrebbe avere una funzione di deterrenza, ma che la questione di come fermare i traffici resterà centrale. Nella riunione di marzo terrà anche banco la questione di come implementare l’embargo lungo gli oltre mille chilometri di confine tra Libia ed Egitto, una frontiera porosa attraverso la quale il governo di Al-Sisi fornisce armi e supporto all’uomo forte della Cirenaica. A complicare ancora il quadro c’ha pensato Luigi Di Maio, che 24 ore dopo l’intesa ha suggerito che la missione possa scendere da navi e aerei e diventare terrestre: «La missione Ue», ha detto in conferenza stampa, «sarà aerea, navale e terrestre se sarà autorizzata dalle parti in causa», una posizione che però sembra essere più del leader grillino che di tutto il consiglio dei ministri Ue.

DUBBI E LIMITI SULL’EVENTUALE GESTIONE DEI FLUSSI

L’altra grossa criticità riguarda l’aspetto migratorio. La morente missione Sophia era stata disegnata per combattere il traffico di essere umani. Il nuovo dispositivo invece lascia aperta la porta a nuovi contenziosi. Si prevedono infatti battaglie per stabilire il meccanismo che farà scattare la soglia di ‘pull factor’ e la successiva gestione della ripartizione di eventuali migranti soccorsi in mare. Lo stesso Di Maio ha suggerito la soluzione adottata dalla Nato, ovvero in base alla bandiera del Paese che effettua il salvataggio (ipotesi che non piace alla Germania), o la rotazione dei porti (sgradita alla Francia). Insomma, la partita non è scontata. E con la chiusura di Sophia, il comando della nuova missione potrebbe passare da Roma ad un’altra capitale. Ma secondo voci di corridoio, l’Italia potrebbe essere premiata con la guida dell’Agenzia per la Difesa europea.

SUPERATI I VETI DELLA DIPLOMAZIA AUSTRIACA

Nonostante tutte le criticità l’Alto rappresentante, ha salutato con favore l’intesa, che fino a poche ore prima era «ritenuta impossibile». L’ambizione, ha ribadito Borrell, è poter fermare le navi sospette: «Non andremo certo a fare passeggiate». Contento è apparso anche il capo della diplomazia austriaca Alexander Schallenberg. Nelle passate settimane Vienna aveva bloccato le trattative, insistendo sulla chiusura di Sophia e facendo precipitare la discussione in un impasse risolta a sorpresa dopo gli incontri alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco e molti bilaterali di Borrell a ridosso del vertice di Bruxelles. Intanto, all’indomani dell’accordo, il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, a margine della riunione Italia-Russia in formato Esteri-Difesa a Roma, ha ribadito che la «Russia insiste che deve essere sacrosanto rispettare gli accordi e non intraprendere azioni che potrebbero essere viste come contraddittorie rispetto al Consiglio di sicurezza Onu». «I meccanismi», ha concluso, «devono essere concordati con il Consiglio di Sicurezza, non possiamo rispettare gli auspici solo di una parte o dell’altra, l’Italia ci ha rassicurato di avere piena comprensione di questa situazione».

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