Periodici: Mondadori preme per vendere, ma Belpietro nicchia

Sul tavolo un pacchetto di testate che il gruppo di Segrate vuole dismettere in fretta dopo la cessione di Panorama al direttore de La Verità. Ma la trattativa è in una fase di stallo vista l'emorragia di copie e di pubblicità.

L’ultimo incontro c’è stato mercoledì 4 settembre. Carlo Mandelli, direttore generale dei periodici Mondadori, si è intrattenuto una ventina di minuti con Maurizio Belpietro nei nuovi e superprotetti uffici milanesi de La Verità. Oggetto della chiacchierata il passaggio al direttore-editore di alcuni giornali del gruppo di Segrate che il management vuole dismettere in fretta. Anche perché l’ad Ernesto Mauri aveva presentato a Marina Berlusconi un piano che prevedeva la loro cessione in tempi molto più brevi.

LE TESTATE OGGETTO DELLA TRATTATIVA

Mondadori, come noto, ha deciso di concentrarsi sui libri e, dopo l’acquisizione di Banzai media, sul digitale, dando il via a una imponente ristrutturazione se si pensa che fino a pochi anni fa la divisione Periodici era quella che pesava di più nel portafoglio ricavi del gruppo. Ma erano altri tempi, altre condizioni di mercato. Così, dopo che nel dicembre del 2018 Panorama è entrato a far parte della casa editrice di Belpietro, era quasi subito iniziata una trattativa con in ballo un altro pacchetto di testate. Confidenze, Sale e pepe, Cucina moderna, Starbene, Spy e, si diceva, anche Il mio Papa, di cui ai piani alti di Segrate si sarebbero già da tempo sbarazzati non fosse che il Vaticano ha mandato segnali non proprio di giubilo all’idea che il giornale che racconta le gesta di Francesco finisse in area culturale sovranista.

LA PRUDENZA DI BELPIETRO

Solo che la fretta a chiudere di Mondadori si scontra oggi con la comprensibile prudenza di Belpietro ad accollarsi altri giornali. Va bene che, come fu per Panorama, sul piatto ci sarebbe per lui una ricca dote, ma le prospettive della periodica, anche a fronte di una drastica riduzione dei costi come fu per il newsmagazine, prevedono che non si arresti l’emorragia delle copie e della pubblicità. Quindi, se La Verità dovesse aumentare i suoi asset, lo farebbe a fronte di condizioni ultra vantaggiose, cosa che probabilmente Mauri e Mandelli sono almeno al momento restii a concedere. Per ora dunque, gli interlocutori continuano a parlarsi, ma la trattativa sembra entrata in una fase di stallo.

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