Il “pizzino” di Maurizio Belpietro a Giorgia Meloni

Su Panorama le ha scritto, in sisntesi, di non rompere le scatole a Salvini, di non farsi illusioni su quel 10% elettorale e di lasciar perdere le lusinghe delle tivù soprattutto di guardarsi dagli elogi della sinistra che si appresta a fare di lei una specie di Gianfranco Fini in gonnella.

Giorgia Meloni ha ricevuto oggi un severo ammonimento, sulle pagine di Panorama, dal direttore-editore del settimanale, Maurizio Belpietro.

Uno dei più estremisti giornalisti di destra le ha scritto, in sintesi, di non rompere le scatole a Matteo Salvini, di non farsi illusioni su quel 10% elettorale che la leader di Fratelli d’Italia si è guadagnato dopo anni di lavoro, di lasciar perdere le lusinghe delle televisioni e soprattutto di guardarsi dagli elogi della sinistra che si appresta a fare di lei una specie di Gianfranco Fini in gonnella, cioè una donna di destra che perde l’anima e quindi i voti.

Come Fini sbagliò a contendere la leadership a Silvio Berlusconi, così Meloni farebbe un errore a insidiare il capo della Lega. Se non fossimo di fronte a un articolo inutilmente lungo, diremmo che alla Meloni è arrivato un pizzino.

SALVINI, UN FENOMENO MEDIATICO COSTRUITO DALLA DESTRA

L’intervento ammonitore di Maurizio Belpietro conferma una tendenza che è visibile da anni. La debolezza della politica non solo ha consentito l’arrivo di politici improbabili, ma soprattutto a creato l’illusione in alcuni colleghi giornalisti di essere diventati i veri padroni del campo. Si ripete a destra ciò che è accaduto a sinistra quando, fra editoriali di Eugenio Scalfari e pensose articolesse dei boys di Paolo Mieli, la sinistra ha perso la testa e se stessa finendo in un vicolo cieco venendo subitaneamente rimproverata dagli stessi suoi mandanti per averla persa. Veri dèmoni.

Tanti giornalisti senza vergogna, appena il Cavaliere ha cominciato a perdere, lo hanno abbandonato e spesso ridicolizzato

A destra era già accaduto con Berlusconi. Capo vero, uomo di fascino, ricchissimo si era trovato circondato non solo di belle figliole che poi l’hanno condotto alla rovina, ma soprattutto da giornalisti compiacenti che hanno distrutto moralmente ogni avversario che si presentava sulla scena e spacciato per verità cazzate immani come la storia di Ruby nipote di Mubarak.

Maurizio Belpietro (foto di Claudio Furlan/LaPresse).

Questi giornalisti senza vergogna, appena il Cavaliere ha cominciato a perdere, lo hanno abbandonato e spesso ridicolizzato, tranne Alessandro Sallusti per fedeltà e per dovere editoriale. Guidati da uno svogliato Vittorio Feltri questo gruppo di colleghi della carta stampata e della tivù ha deciso di dare carte a destra approfittando della ascesa di un leader psicologicamente fragile, politicamente inconsistente ma aggressivissimo come Matteo Salvini.

IL LEADER DELLA LEGA SI È RIVELATO UN BLUFF

L’operazione tendente a rendere il leader della Lega un leader popolare è stata astuta perché tutto questo mondo ha dapprima con grandi allarmi creato il problema («aiuto, arrivano gli immigrati e i rom!») poi ha nominato sul campo un soldato sbruffone come “capitano” dei crociati anti-negri. Non tutte le operazioni riescono. Questo Salvini si è rivelato un guappo di cartone e ha inanellato una sciocchezza dopo un‘altra e si è rivelato il classico atleta delle gag che arrivato all’ultimo metro prima del traguardo si fa infinocchiare da un quisque de populo.

Il Fatto ha creato Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, la stampa di destra ha inventato Salvini

Insomma una persona seria – e i giornalisti di destra sono persone serie – dovrebbe cacciarlo a calci nel sedere. Solo che questi colleghi, come quelli giustizialisti guidati da Marco Travaglio, hanno creduto di scoprire il segreto del successo editoriale e del primato politica attestandosi alle spalle leader improbabile inventato da loro. Il Fatto ha creato Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, la stampa di destra ha inventato Salvini. Da qui copie, invettive, anime portate sull’orlo della guerra civile, notorietà e tanti quattrini e potere politico.

MELONI SCOMODA PERCHÉ LIBERA E DAVVERO DI DESTRA

Accade però che un bravo signore che abita dalle parti di Bologna sgonfi il palloncino Salvini e che il personaggio cominci ad apparire anche alla sua gente come un pupazzetto destinato a essere abbandonato fra qualche mese. Accade anche che a destra, un personaggio veramente di destra (per capirci quella destra che a uno come me fa venire l’orticaria) si faccia strada e senza padroni mostri una maggiore consapevolezza e soprattutto si metta a studiare da governante. Qui salta il giochino dei giornalisti di destra. Ma come? Abbiamo investito chili di stampa, di carta, di riprese televisive sul ragazzo del pub e ora arriva lei, limpidamente di destra, e vuole comandare senza il nostro permesso.

Giorgia Meloni e, sullo sfondo, Matteo Salvini.

Ecco quindi l’editoriale di Belpietro che ricorda alla Meloni di essere sempre la regina di Coattonia, termine che, se mai usato, da tempo nessuno più usa, almeno a sinistra, e di non farsi illusioni. Come Travaglio è il padrone assoluto dei cinque stelle e morirà con loro, così Belpietro e compagnia bella sono proprietari del cartellino di Salvini. E moriranno con lui. Ma prima vogliono evitare che la Meloni, che non controllano, si faccia strada. Sono in ballo potere e quattrini e Giorgia non può fare l’indipendente mettendo sul lastrico Belpietro, Porro, Giordano, e tutti gli altri facinorosi. Poi vi chiedete perché a me Meloni sta simpatica.

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