Salvini & Co sbagliano: Draghi non si farà imbrigliare

Le opposizioni spingono per elezioni a breve puntando sulla candidatura dell'ex presidente della Bce. Ma un uomo come lui, in sintonia con il capo dello Stato, non si farebbe imprigionare da qualche decina di facinorosi di Lega e FdI. Lo prendessero chiavi in mano. E dopo la sua cura si vedrà quale forza politica sopravviverà.

Ci sono due virus minori che infestano l’Italia. L’uno, innocente, è la voglia di ottimismo che trasforma pochi dati positivi in segnali eclatanti di svolta con seguente richiesta di tornare alla normalizzazione.

Il secondo, il peggiore, è che le forze politiche di opposizione si sono fatte il film di un rapido ritorno alle urne e così iniziano a bombardare il fragilissimo quartiere generale con ogni mezzo.

Pensate che oggi Libero è così spudorato da trasformare in vittime, non delle loro incapacità, le due regioni focolaio del coronavirus e di additare il Sud, stavamo scarsi, nuovamente come un pericolo nazionale.

ORA UNA CAMPAGNA ELETTORALE SAREBBE SANGUINOSA

Una osservazione anche superficiale delle cose dice, invece, che i segnali di ottimismo ci sono ma vanno molto soppesati prima di dare il “tana liberi tutti” e che il quadro politico è tutt’altro che indirizzato al voto subito. Una campagna elettorale oggi sarebbe sanguinosa. Sbagliano le destre a dimenticare che le piazze e le tivù possono essere riempite dalle cialtronerie dette da Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Attilio Fontana e Luca Zaia. Lì c’è un repertorio di dilettantismo persino criminale. Sbagliano quando pensano che a una opinione pubblica che desidera più sanità pubblica si potrà opporre il modello Formigoni, cioè spartizione fra pubblico e privato dei fondi, ma le rogne solo al pubblico.

DRAGHI NON SI LASCERÀ IMBRIGLIARE DAI FACINOROSI

Il Paese è stato immobilizzato dall’invidia di Salvini verso Luciana Lamorgese che con poche parole ha tenuto l’Italia in pugno. E poi se proprio dovesse cadere Giuseppe Conte, ci sarebbe Mario Draghi. Draghi è anche candidato delle destre. Ma le destre si illudono se pensano che un uomo come lui, in sintonia con il capo dello Stato, si farebbe imprigionare da alcune decine di facinorosi che in parlamento urlano in nome della Lega o di Fratelli d’Italia. Draghi ve lo prendete chiavi in mano e dopo la cura Draghi si vedrà quale forza politica sopravviverà. La destra può vincere solo se Salvini segue il consiglio di Vittorio Feltri e accende l’Italia. Vincerà in un Paese bruciato che non saprà che farsene di lui e di Feltri, inseguiti dai forconi della loro stessa gente.

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L’ipocrita pantomima della preghiera del duo Salvini-D’Urso

Hanno recitato in diretta tivù l'Eterno riposo in memoria delle vittime del coronavirus. Uno show giudicato offensivo dal teologo Vito Mancuso: «Si prende il sacro e lo si funzionalizza al profano».

Domenica sera, su Canale 5 c’è Live – Non è la D’urso, che continua ad andare in onda in piena emergenza coronavirus.

La scena madre è questa: Barbara D’Urso con un abito azzurro in paillettes e le mani giunte si rivolge a Matteo Salvini in collegamento, che aveva appena detto di volersi prendere qualche secondo per ricordare le vittime italiane della pandemia: «Io tutte le sere faccio il rosario, non me ne vergogno, anzi sono orgogliosa di dirlo».

E in coro: «L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen».

Una preghiera recitata di fronte a milioni di spettatori da una conduttrice televisiva e un leader politico in un momento delicatissimo per il nostro Paese, in cui le paure delle persone sono quasi incontrollate. Inevitabile l’ondata di proteste social che il video, diventato immediatamente virale, ha scatenato. L’indignazione, leggendo i tweet, sembra unanime. Eppure la puntata ha radunato 2 milioni e 988 mila spettatori, pari al 13.4% di share.

«Chi cavalca la morte per un voto in più non merita l’indulgenza plenaria, ma solo pietà», scrive un utente.«Mio nonno è mancato a due mesi esatti dalla morte di mia nonna. Mi sento profondamente offesa. Lasciate il dolore vero (e le preghiere) fuori dalla tivù spazzatura», scrive un’altra. E ancora: «Una materia tanto delicata affrontata come in una parodia di una soap opera sudamericana», o «è stata una delle pagine più indegne della storia della televisione».

IL TEOLOGO MANCUSO: «NEL VANGELO SI PARLA DI ‘IPOCRISIA’»

Quando ho chiesto un commento a Vito Mancuso, teologo, docente universitario e scrittore, mi ha risposto: «Premetto di non aver visto la puntata, non per fare lo snob ma non ho mai guardato programmi della D’Urso. Però ho fatto immediatamente un collegamento con il discorso della montagna di Gesù, capitolo 6 del Vangelo, uno dei brani a me più cari. Glielo leggo:

  • E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

«MOSTRARE UN ROSARIO IN TIVÙ? PIÙ GRAVE CHE IN POLITICA»

«Nell’antica Grecia l’ipocrita, l’ypokrites, era l’attore», commenta Mancuso. «In questo caso le sinagoghe e gli angoli delle piazze citate dal Vangelo sono gli studi televisivi. Se a questo si aggiunge anche la speculazione che indubbiamente si fa del dolore delle persone, il mio giudizio non può che essere fortemente negativo. Trovo quello che è andato in onda inopportuno e molto distante dall’autentica spiritualità». Il teologo precisa di non conoscere Barbara D’Urso, ma Matteo Salvini sì.

La storia ci insegna, da Costantino in poi, che c’è sempre stato uno stretto legame tra fede e potere

«Quello che abbiamo visto non è molto diverso dal rosario che veniva brandito nei comizi elettorali. La storia ci insegna, da Costantino in poi, che c’è sempre stato uno stretto legame tra fede e potere, e soprattutto in momenti come questo, in cui le persone sono disorientate, brandire i simboli religiosi può essere un’azione che per un certo tipo di pubblico paga». Per Mancuso, anche se farlo in campagna elettorale è ingiustificato, è comunque «meno grave di farlo in televisione sul dolore delle persone. Sia spiritualmente che umanamente ne prendo le distanze».

LA RICERCA DI AUDIENCE E CONSENSI APPARTIENE AL PROFANO

La preghiera, sottolinea, per essere autentica richiede intimità. «Ogni forma di esibizione di questa diventa uno strumento politico, una propaganda, un’ipocrisia nel senso etimologico del termine: una forma teatrale di esibizione che cerca ricompense». Mancuso spiega che tutto si gioca «a livello terreno»: «Una per avere audience l’altro per ottenere voti e consensi nei sondaggi. Ma tutto questo non ha niente a che fare con la preghiera, che è vera nella misura in cui perfora per così dire l’orizzonte terreno e trasporta chi la fa compie in una dimensione diversa da quella del rendiconto immediato. Quando si va a battere cassa, come faceva la Chiesa nel Rinascimento che vendeva le indulgenze per costruire la Basilica di San Pietro, si prende il sacro e lo si funzionalizza al profano» .

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La quarantena secondo Efe Bal: «Voglio continuare a lavorare»

Dopo due settimane di isolamento, la trans che sogna di candidarsi con la Lega vorrebbe riaprire le porte di casa sua ai clienti (che non hanno mai smesso di contattarla durante l'emergenza sanitaria)». E le restrizioni? «Il governo pensa ai migranti, ma non a me e alle mie colleghe». L'intervista.

Quando la chiamo, la trovo indaffarata a riordinare la casa. Dopo due settimane di quarantena, la trans di origine turca Efe Bal, che, ci tiene a ribadirlo, si prostituisce «per scelta», è pronta a tornare al lavoro. «Giusto un cliente al giorno, tanto per aver qualcosa da fare durante la giornata a parte portar fuori i cani e cucinare», mi spiega annoiata.

SESSO A PAGAMENTO, NON PROPRIO UNA NECESSITÀ…

Sono perplesso. Forse ingenuo. Milano e il resto d’Italia sono paralizzate a causa del coronavirus e, nonostante tutto, c’è ancora qualcuno che riesce ad andare a fare sesso a pagamento? Rischiando di essere contagiato e soprattutto commettendo un reato. Perché gli spostamenti devono essere motivati da «comprovate esigenze lavorative», «situazioni di necessità» oppure «motivi di salute». Vallo a spiegare a un giudice che, per qualcuno, andare da una prostituta è una necessità. Comunque la conferma pratica arriva durante la nostra chiacchierata. L’altro numero di Efe squilla almeno tre volte, lei risponde e sono potenziali clienti.

«IL CORONAVIRUS NON È COME AVERE L’AIDS»

D’altronde le richieste sono arrivate anche nei giorni precedenti. Lei però ha preferito rifiutare. Cosa è cambiato nel frattempo? Siamo ancora in piena emergenza. Le sanzioni sono state inasprite. Ma Efe, come del resto chi la contatta, non mi pare particolarmente spaventata: «Aspettavo che la situazione negli ospedali migliorasse. I numeri iniziano a essere più incoraggianti. E poi anche se prendo il coronavirus non è come prendere l’Aids. Non è una malattia sessuale. Posso essere contagiata anche al supermercato».

«SE MI AMMALASSI LO DIREI A TUTTI»

Provo a spiegarle che il ragionamento non fila. E che è una scelta da irresponsabili. Ma lei rimane della sua idea. «Se mi ammalassi farei come Nicola Zingaretti e Nicola Porro, lo direi a tutti in modo che i miei clienti lo sappiano che sono a rischio», insiste lei. «E poi il governo non ha la minima intenzione di occuparsi di noi 80 mila prostitute. Non ci saranno aiuti economici per noi», aggiunge.

«PRONTE A PAGARE LE TASSE IN CAMBIO DI DIRITTI»

D’altronde la prostituzione in Italia è lecita. Tollerata. Ma non è considerata un vero lavoro. Quindi non è regolamentata. E in questa situazione di emergenza è forse l’ultimo dei problemi nell’agenda di governo. Ammesso che ci sia mai stata. «È un errore. Perché noi saremmo pronte a pagare le tasse in cambio di diritti e un po’ di dignità. Sa quanti soldi arriverebbero alle casse dello Stato?», mi dice Efe Bal alzando il tono.

efe bal quarantena
La prostituta trans Efe Bal con il leader della Lega Matteo Salvini nel 2015.

DOMANDA. Non mi dica che si aspetta che il governo pensi a voi in questo momento.
RISPOSTA.
Ma certo che no. È anche per quello che bisogna continuare a lavorare. Alcuni politici pensano ai migranti, ma non a noi. Molte di noi sono anche italiane. Di questi che arrivano sui barconi non sappiamo nemmeno il loro nome.

Se è per questo nemmeno delle sue colleghe conosciamo i nomi. Non mi pare un buon motivo per schifarli. Non crede?
A me di loro non frega niente.

Anche lei è stata un’immigrata o sbaglio?
Ho la doppia cittadinanza. E poi io sono un’immigrata ricca. Non ho mai pesato sulle spalle degli italiani. E non voglio che altri lo facciano perché non sono bambini. Sono maggiorenni, maleducati, tamarri che vogliono venire qui e trovare una casa, da lavorare e da scopare.

Sta generalizzando. Forse è perché non conosce i loro nomi e loro storie.
Io questa gente non la voglio. Voglio l’Italia di 20 anni fa. Non siamo più al sicuro.

È tutta colpa degli immigrati?
Guardi, parliamo di questi giorni, loro non stanno rispettando nemmeno il decreto. Li vedo in giro in gruppo e nessuno gli dice nulla.

Nemmeno lei rispetterebbe le regole tornando a lavorare. Molte sue colleghe si sono spostate sui social e fanno videochat. Che è più sicuro. Gliel’hanno chiesto anche poco fa al telefono. Perché lei non fa lo stesso?
Non amo particolarmente questo genere di cose. Non avrei nemmeno la ricaricabile. Poi quanto chiedi? Cinque euro? Non ho tutta questa esigenza. E poi una che fa la prostituta dovrebbe scopare con i clienti. A me piace anche. Credo che sia il lavoro migliore del mondo. Oggi siamo tutti prostitute. Anche lei è un prostituto.

Io vendo il cervello e il mio corpo. La cosa importante è non vendere l’anima

Prego?
In qualche modo vende la tua capacità di intervistare e scrivere per raccogliere due soldi. Vende il tuo cervello. Io vendo il cervello e il mio corpo. La cosa importante è non vendere l’anima.

Io non mi considero tale. Ma non è questo il punto. Lei e i suoi clienti davvero non avete paura di ammalarvi?
Dio mi vuole bene, non mi sono mai ammalata nonostante il lavoro che faccio. Agli uomini, invece, non interessa niente. Vogliono solo scopare. Bisogna accettarli per come sono. Ancora oggi ci sono tanti che ci chiedono di fare sesso senza preservativo.

Lei accetta?
Io no. Ma tante lo fanno per soldi. Eppure, dopo 30 anni, la piaga dell’Aids non è ancora scomparsa. E nel mondo sono morte milioni e milioni di persone. Questi uomini che non si spaventano delle malattie sessuali, vuole che abbiano paura del coronavirus? Se lo prendono non devono nemmeno dire alle mogli che sono andati a troie! Chissà, magari tra i morti c’è anche qualche mio cliente.

Descrive gli uomini come dei poveri disperati. Anche sfigati. Ce ne sono sicuramente. Ma per fortuna sono una minoranza. O sbaglio?
Ne ho visti talmente tanti! Sa io non credo ci siano uomini che sono fedeli per sempre. A tutti viene la voglia di andare dopo due o tre anni con una prostituta.

Buon per voi. Ma continuo ad avere molti dubbi. O per lo meno a sperare che non sia così.
Si fidi. Poi adesso con i social network… Basta controllare chi si è taggato nel ristorante dove eri a cena per trovare quello seduto al tavolo a fianco. Ci parli un po’ e poi ci scopi. Non lo sapeva?

Si prostituisce anche chi fa altri lavori e va a letto con uomini o donne, spesso sposati, in cambio di benefit o regali

Questo sì, lo so bene. E non ci vedo nulla di male se sei single.
Oggi il matrimonio è fantascienza. E le prostitute non siamo solo noi che lo facciamo di mestiere. Ma anche chi fa altri lavori e va a letto con uomini o donne (spesso sposati) in cambio di benefit o regali. Non c’è grande differenza.

Su questo siamo d’accordo.
Infatti secondo me ci sono almeno altre 120 mila persone in Italia che si prostituiscono. Anche se non lo ammettono come facciamo noi. Io non mi vergogno. Sono altri che dovrebbero vergognarsi.

Chi?
Tipo gli anziani che stanno con ragazzine che hanno 50 anni di meno.

Lei non ha clienti molto più grandi di lei?
Io ho superato i 40 anni. E comunque io mica mi ci fidanzo.

Ha una visione decisamente cinica dei rapporti a due. Lei si è mai innamorata?
Sì certo. Anche di qualche ragazza e di qualche cliente. Un grande errore nel secondo caso.

Convincerla a rimanere ferma ancora per un po’ mi pare impossibile. Manterrà gli stessi prezzi di quando ancora il coronavirus non era un’emergenza sanitaria?
Sì. Potrei chiedere molto di più di quello che chiedo visto che sono famosa. Però molti della mezz’ora che pagano sfruttano solo cinque minuti, finiscono e se ne vanno. Difficilmente si fermano a parlare.

Dio ci sta dicendo che il nostro modo di vivere fino a oggi è sbagliato. Che dobbiamo essere più puliti, più rispettosi

Ha detto che la pandemia è un segnale di Dio. Non pensa sia eccessivo?
Io sono molto credente. Anche se non si direbbe visto il lavoro che faccio. Sono musulmana. E secondo me Dio ci sta dicendo che il nostro modo di vivere fino a oggi è sbagliato. Che dobbiamo essere più puliti, più rispettosi. Credo molto nel karma.

Come sarà l’Italia quando quest’emergenza finirà?
Noi prostitute continueremo a esserci. Sopravviviamo sempre. Siamo molto forti. Facciamo una vita di merda e siamo abituate a tutto. E, come le ho spiegato, saremo sempre richieste. Non credo si possa dire lo stesso per altri settori.

Tipo?
Ristoranti e negozi che probabilmente ci metteranno un po’ più di tempo prima di tornare a regime. Visto che le persone potrebbero cambiare le loro abitudini e soprattutto portarsi addosso la paura. E vedrà quanti divorzi ci saranno.

Colpa della convivenza forzata?
Le coppie scopriranno che non si sopportano. Fino alla quarantena si riempivano di corna e tutto andava bene. Adesso viene fuori tutto.

Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, che sono i potenziali alleati di Salvini, non mi vorrebbero come candidata della Lega

Che fine ha fatto il suo sogno di far politica con la Lega?
Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, che sono i potenziali alleati, non mi vorrebbero. Matteo Salvini poi ha tanti di quei cazzi a cui pensare che credo non candiderebbe mai una trans. Chiaramente se avessi molto più seguito sui social sarei un nome più appetibile. Se non mi avessero bannato per otto volte su Instagram probabilmente avrei più follower. Veri e non comprati.

I social non la vogliono?
Qualche giorno fa mi hanno bloccata su Facebook semplicemente perché mi chiedevo come mai tra tutti i morti per coronavirus in Italia non ci siano cinesi.

Non lo possiamo sapere. Sono dati sensibili e soprattutto poco rilevanti in una situazione di emergenza come questa.
Non sono poco rilevanti perché il virus è nato in Cina e in Italia ci sono tantissimi cinesi. La mia domanda è lecita e qualche giornalista con le palle dovrebbe approfondire. Perché i rappresentanti della comunità cinese non dicono nulla?

Non mi pare che il bollettino dei morti e dei malati sia suddiviso per etnie. Tra i morti potrebbero esserci cinesi, africani, mediorientali. Mi sembra un po’ complottista il suo ragionamento francamente.
Io non ho nulla contro i cinesi. Io li adoro. Mi sento molto vicina alla loro filosofia di vita. E al loro rapporto con il lavoro. Non sono come gli italiani che non vogliono lavorare la domenica.

Se fosse così la domenica non potrebbe andare a fare la spesa, a fare shopping o a mangiare al ristorante. Di italiani che lavorano la domenica ce ne sono tanti.
Ma chi può non lo fa. Perché i cinesi sono diventati così ricchi in Italia? Perché lavorano sempre.

Ed è scandaloso non lavorare la domenica? Certi lavori in tutto il mondo si fermano la domenica.
Io lavorerei lo stesso.

Buon per lei.
Che poi gli italiani amino la bella vita è sotto agli occhi di tutti. Appena possono prendono e partono per il weekend.

Le femministe accettano di stare con uomini che le tradiscono dalla mattina alla sera

Sono scelte. Come per lei fare la prostituta. A proposito, sa che per molte femministe vendere il proprio corpo non è mai una libera scelta?
Se è per questo molte femministe accettano di stare con uomini che le tradiscono dalla mattina alla sera.

Non vedo il nesso. Ma mi pare di capire che lei non si sente per niente femminista. Sbaglio?
Le donne si odiano. Non credo nella loro solidarietà. Guardi come si querelano tra di loro quelle dello spettacolo. Alba Parietti e Selvaggia Lucarelli, Romina Power e Loredana Lecciso.

Forse è meglio se questo lo tema lo affrontiamo separatamente.
Quando vuole.

LE PUNTATE PRECEDENTI

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I piani dei partiti per disarcionare Conte

Passata l'emergenza Covid-19, la crisi economica si abbatterà sul governo. A quel punto la Lega, con la sponda di Fi e Iv ma senza Meloni, tenterà la spallata, scommettendo sul calo di popolarità del premier. L'idea è puntare su Draghi a Palazzo Chigi fino al semestre bianco per poi promuoverlo al Colle e quindi andare al voto con un anno di anticipo. Mentre M5s e Pd sono alle prese con frizioni interne. Lo scenario.

Cambiare governo, disarcionando Giuseppe Conte. E lanciando l’unità nazionale per il tempo necessario a risollevare il Paese con un governo autorevole, composto da tutti, o quasi, i partiti.

La Lega pensa (o, meglio, torna a pensare) di sparigliare le carte, con la sponda di Italia viva nella maggioranza e l’assenso di Forza Italia dall’opposizione. Lo scopo è quello di liberarsi dell’avversario principale di Matteo Salvini: il presidente del Consiglio, l’avvocato del popolo. Le resistenze maggiori, tuttavia, sono di Giorgia Meloni: Fratelli d’Italia, al momento, non vuole sentir ragioni su possibili governissimi.

Partito democratico e Movimento 5 stelle intanto vivono i loro assestamenti interni e lavorano alle prime misure anti-Covid, con uno sguardo alle evoluzioni politiche.

LA ROAD MAP PER DISARCIONARE CONTE

Il tavolo permanente tra governo e leader delle opposizioni può diventare il punto di partenza di un progetto politico che conduce allo sbocco di un nuovo esecutivo. Una sorta di incubatore dell’unità nazionale. La strategia, nella visione dei consiglieri di Salvini, non va attuata subito, in piena emergenza coronavirus, perché «sarebbe impossibile anche fare le consultazioni», osservano da ambienti di centrodestra. E soprattutto non sarebbe giustificabile davanti ai cittadini una trattativa di governo mentre migliaia di italiani perdono la vita a causa dell’infezione.

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Bisognerà accelerare sul progetto solo dopo, quando infurierà la buriana economica e sociale. E quando, come ammette un parlamentare della maggioranza «ci sarà la concreta possibilità che la popolarità del presidente del Consiglio diminuisca molto più velocemente di quanto sia aumentata». Perché, è il ragionamento che rimbalza nei partiti, tra qualche settimana si potrà configurare uno scenario di crisi economica inimmaginabile. 

DRAGHI, CARTA ANTI-CRISI PRIMA A PALAZZO CHIGI POI AL COLLE

A quel punto il nome di Mario Draghi, che già circola da qualche giorno, rimbalzerà sulla bocca di tutti. Con un’idea, ancora in fase embrionale, che potrebbe lentamente prendere forma: inviare l’ex presidente della Bce a Palazzo Chigi fino al semestre bianco (che scatta ad agosto 2021), per poi promuoverlo al Quirinale. Così la legislatura sarebbe messa al riparo fino ai primi mesi del 2022, rasserenando i parlamentari in carica. Solo quel punto si potrà considerare il voto anticipato di un anno.

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Al di là delle prospettive, un dato è certo: il nuovo rapporto con  il centrodestra, improntato al dialogo, segna una discontinuità nella legislatura. Salvini ha apprezzato l’intervento di Sergio Mattarella per avviare un percorso di condivisione dei provvedimenti economici, e non solo. Anche se nella Lega sono consapevoli che il gesto del Colle non è affatto una prova tecnica di nuovo esecutivo, ma soltanto la spinta a un confronto, senza pregiudizi, tra maggioranza e opposizione. Il Quirinale non architetta ribaltoni: è un punto fermo del mandato di Mattarella.

SALVINI IN MASCHERINA IN CERCA DI RIFLETTORI

Salvini vuole ritrovare la centralità nella scena politica. E per questo ha già pronta una lista di proposte, alcune delle quali indigeribili per Conte e gran parte del governo. Anche perché di soldi extra da stanziare nel Cura Italia non ce ne sono più. A quel punto, dopo gli inevitabili rifiuti, dovrà tirare le somme. E cercare di forzare sull’esecutivo di unità nazionale, forte della sponda di Renzi e Berlusconi. E chissà se solo loro. Di mezzo, però, c’è sempre Meloni: la leader di Fdi si gode la crescita nei sondaggi, frutto di una linea intransigente. Difficile che possa avallare una scelta dall’impatto prevedibilmente negativo sul suo consenso.

IL FRONTE SINDACALE E I MALUMORI NEL PD

Il Pd attende la guarigione da Covid-19 di Nicola Zingaretti per rilanciare l’azione politica. Di certo a Largo del Nazareno i malumori sono cresciuti rispetto alla gestione dell’emergenza, dalla modalità comunicazione a un certo personalismo politico di Conte. Le proteste delle fabbriche, poi, hanno fatto scattare l’allarme. Il Pd zingarettiano ha la sua ragione sociale nel recupero del dialogo con i lavoratori, mettendo alle spalle l’era renziana delle frizioni con i sindacati. E non può voltarsi dall’altra parte di fronte alla mobilitazione di migliaia di operai, preoccupati della tutela della loro salute. Questo non significa un beneplacito immediato alla formazione di nuovi governi, ma tra i dem ci sono varie sensibilità. Qualcuno può drizzare le antenne. L’intervento pro-dialogo con il centrodestra di Goffredo Bettini, consigliere ascoltato da Zingaretti, è un segnale. Perché stare al governo “da soli” non conviene. Tantomeno a un Pd in risalita nei sondaggi.

RENZI LAVORA SOTTOTRACCIA

Renzi, intanto, continua a lavorare sottotraccia. Garantisce sostegno al Conte bis, bacchetta la comunicazione del governo da Grande Fratello e chiede al suo bersaglio preferito, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, di andare in parlamento per parlare delle misure contro il sovraffollamento delle carceri. I suoi continuano a pungolare la maggioranza, a cominciare da Luigi Marattin che ha chiesto di cancellare il taglio al cuneo fiscale, che entrerà in vigore in estate. Mentre il deputato Michele Anzaldi, un giorno sì e l’altro pure, polemizza con la gestione della comunicazione governativa, orchestrata dal portavoce del presidente Consiglio, Rocco Casalino

NEL M5S DI MAIO TORNA IN SELLA

L’emergenza coronavirus sta rilanciando il ruolo di Luigi Di Maio nel Movimento 5 stelle. Il ministro degli Esteri è convinto di aver fatto la mossa giusta con le dimissioni da capo politico. In questi momenti difficili si sta concentrando sul lavoro alla Farnesina, ottenendo una rinnovata visibilità. Un beneficio legato all’impegno diplomatico per rintuzzare gli attacchi degli altri Paesi e per contrastare il blocco del materiale sanitario proveniente all’estero. E mentre Di Maio si ricolloca, i suoi avversari interni sono in affanno. Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sarà chiamato ad affrontare una crisi senza precedenti. Probabile che finisca sulla graticola. Il presidente della Camera Roberto Fico è criticato per l’assenza del parlamento in questa delicata fase per il Paese. I pentastellati, all’ombra del silenzio di Beppe Grillo, vivono nuovi sommovimenti. Anche perché Giggino è ancora il leader perfetto per dialogare, di nuovo, con Salvini. Del resto i rapporti personali non sono affatto pessimi.

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Feltri consiglia Salvini: siamo alla circonvenzione di incapace

Il direttore di Libero è preoccupato che il capo della Lega sia entrato in un cono d’ombra e gli intima: «Cavalca le paure della gente come sai fare tu». Qualcuno lo fermi prima che l'ex ministro, chiaramente in difficoltà, lo ascolti.

La famiglia di Matteo Salvini, o anche quella persona assennata che è Giancarlo Giorgetti, dovrebbero denunciare Vittorio Feltri a norma dell’articolo 643 del codice penale per circonvenzione di incapace. Il più grande sobillatore della destra italiana è preoccupato che il capo della Lega sia entrato in un cono d’ombra e lo invita, anzi gli intima: «Cavalca le paure della gente come sai fare tu». Conoscendolo, Salvini lo farà, per questo occorre che un familiare o un amico blocchi Feltri prima che faccia scoppiare la “bomba umana Salvini” sulla testa del Paese.

Feltri lo invita a reagire come se si trovasse di fronte a una nave di immigrati, ovviamente negri, e non dice a cosa dovrebbe portare questo suscitare nuova paura, l’importante è che si faccia un gran casino e che, per via di questo casino sulla pelle degli italiani, la Lega prenda voti e Feltri venda con il suo prode Pietro Senaldi più copie del suo giornale diventato facinoroso.

Si concede il suddetto Feltri un unico momento di umanità quando chiede al suo protetto, ovvero al suo dipendente-Salvini, di non ostacolare misure svuota-carceri. È una scelta giusta che gli serve per attutire la velenosità del consiglio principale.

Il quadro ormai è questo. Non sappiamo se il coronavirus stia declinando, ma sappiamo che anche se le previsioni ottimistiche si avvereranno ci vorrà tempo per dirci fuori. Bene? Bene per le persone normali. Non bene per i nullafacenti della politica e i pesci pilota che navigano attorno a questi balenotteri. Perché se tutto si calma, si potrà ragionate su poche cose chiare: su chi ha smontato la sanità, sul perché in Lombardia, su che cosa sarebbe accaduto a questo disgraziato Paese se invece del prefetto Luciana Lamorgese avessimo avuto al Viminale un consumatore seriale di moijto.

È ben vero che Salvini l’ha portata in alto. Ma vogliamo paragonare il quoziente di intelligenza di costui con la classe dirigente, di cui era ragazzo di bottega

Il tema, lo dico da tempo, non è la destra. Magari ci fosse. Ne abbiamo un gran bisogno come abbiamo bisogno di una sinistra. Il tema è sottrarre l’Italia ai facinorosi, cioè dalle mani di tutti quei soggetti che dalla crisi del ‘92 hanno iniziato a cercare di stabilire un nuovo ordine dapprima sposando il giustizialismo, poi il garantismo per correre dietro a Silvio Berlusconi, poi declamando la fine dei partiti, poi tifando per ogni movimento che avesse programmi nullisti e leader francamente cretini.

Vittorio Feltri (foto LaPresse – Andrea Campanelli).

Pensate alla Lega. È ben vero che Salvini l’ha portata in alto. Ma vogliamo paragonare il quoziente di intelligenza di costui con la classe dirigente, di cui era ragazzo di bottega, che lo ha portato al successo? Ora dietro di loro si sono assestati una decina di opinion leader, nei giornali di carta, a Mediaset, all’Huffington Post, sul La7. Mediamente non capiscono molto, basta che si faccia un po’ di casino. Io spero che l’Italia esca da questo momento. Spero che un minuto dopo ci sia un voto e che al voto si mettano al confronto diversi schieramenti in cui vinca il migliore purché perda il peggiore, cioè quello a cui pensa Vittorio Feltri.

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Conte non è un genio, ma per ora è il meglio che abbiamo

Un certo giornalismo cerchiobottista critica il premier sulla base di argomenti artificiosa e ignora l’assoluta novità dell’epidemia che vede governi di tutto il mondo arrancare. È ben vero che il governo ha commesso alcuni errori ma, da un certo momento in poi, sia la cura civile, “stare tutti a casa”, sia quella economica sono state all’altezza della situazione.

Tutti noi sappiamo, e lo sanno anche quelli di destra, che cosa sarebbe successo se avessimo avuto Matteo Salvini ministro dell’Interno. Non avendo “neri” da perseguitare, migranti da buttare a mare, avrebbe assediato l’Italia con messaggi l’uno il contrario dell’altro. Del resto lo ha fatto anche da non ministro: aprire tutto, no chiudere tutto.  

Non voglio avviare una polemica politica anche se annoto che non bisogna farsi illusioni sul clima che sembra emergere qua e là di tolleranza e pacificazione. Basta guardare ai titoli di Libero che oggi 18 marzo, ad esempio, per portarsi avanti col lavoro, già indica il Nord come vittima dell’Italia e del Sud, vero promemoria per futura rivolta.

Faccio questo ragionamento perché assai spesso negli ormai inutili talk della tivù appaiono personaggi, in generale colleghi, che si esercitano nella legittima critica al governo Conte. Insisto nel dire, legittima. Ma una critica può essere legittima ma pretestuosa. Molti di questi critici, soprattutto fra i cerchiobottisti, specie umano-professionale scaturente dai lombi di Paolo Mieli, avevano in amore il premier Giuseppe Conte quando sembrava ed era collaborante di Salvini mentre ora non gli perdonano il tradimento con la sinistra.

UN’EPIDEMIA INASPETTATA E QUELLE CRITICHE ARTIFICIOSE AL PREMIER

Ho già scritto e ripeto che nel giornalismo italiano, fra colleghi liberali che sono stati in gioventù ultra-estremisti, prevalgono quelli che non disprezzano il loro comunismo di ieri (come fa Maria Giovanna Maglie) ma il non aver spezzato il Pci che li ha invece svezzati regalandogli, involontariamente, una bella carriera di scrittura e di altre cose amene, molte delle quali del tutto dannose per il Paese nel suo insieme. Imitatori falliti del grande Eugenio Scalfari.

Sia la cura civile, “stare tutti a casa”, sia quella economica sono state all’altezza della situazione

La critica a Conte spesso avviene sulla base di argomenti artificiosi. Il primo è l’ignorare l’assoluta novità dell’epidemia che vede governi di tutto il mondo (dicesi: tutto il mondo, compresi i due idioti di Londra e di Washington) arrancare e oggi immettersi lungo la strada italiana. È ben vero che il governo Conte ha commesso alcuni errori di incertezza iniziali e alcuni gravi errori di comunicazione, è tuttavia altrettanto vero che, da un certo momento in poi, sia la cura civile, “stare tutti a casa”, sia quella economica sono state all’altezza della situazione.

CON SALVINI SAREMMO IN GRAVE DIFFICOLTÀ

È normale immaginare che un famoso giornalista possa desiderare che dopo Conte ci sia Salvini. Girano tanti pazzi! Ma non è normale truffare e oggi quando si racconta una difficoltà – come tenere davvero a casa tutti gli italiani? Come riattrezzare ospedali che soprattutto la destra ha smontato? Come rimettere in corsia medici che recentemente la destra ha messo in pensione? Come unificare un Paese con un Nord sofferente e un Sud di eccellenze vedi i ricercatori del Cotugno? – bisogna saper raccontare difficoltà non fare comizi. Poi presentatevi tutti al voto. Una bella lista con Vittorio Feltri, Mario Giordano, Nicola Porro, Paolo Del Debbio, qualcuno del Corsera o corrispondente estero di Repubblica la vedo bene. Le bad company aiutano lo sviluppo.

Matteo Salvini.

Ora però siate seri. Conte non è un genio, ma è il meglio che c’è ed anche sorprendente come regga l’urto di una difficoltà inaudita. Togliete il lutto per i moijto di Salvini, con quell’uomo lì saremmo morti tutti, ubriachi e infelici. E soprattutto non disarmate la popolazione. Anche in guerra sarebbe legittimo contestare, criticare lo stato maggiore, indicare linee contrarie. Il vantaggio di oggi è che le cazzate che si dicono, restano impresse e si vedono e si vedranno negli anni. Vi piace Salvini ? Accattataville! Ma poi non venite nei salottini a raccontare barzellette su di lui. Siate seri.

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Salvini passeggia per Roma con la fidanzata e scoppia la polemica

Il Pd attacca: «Prende in giro gli italiani ai tempi del coronavirus». Ma il leader della Lega si difende, rivendicando il suo diritto di fare la spesa.

Matteo Salvini e la fidanzata Francesca Verdini domenica 15 marzo hanno fatto una passeggiata per le strade di Roma e sono stati fotografati: in tempi di coronavirus e di restrizioni alle libertà personali, la polemica è scoppiata immediatamente.

L’ATTACCO DEL PD

«Oggi sulla stampa vediamo una foto di Salvini mano nella mano con la sua compagna ieri a spasso nel centro di Roma. Mentre trascorre le giornate a dire in qualsiasi salotto televisivo che bisogna chiudere tutto, poi se ne va in giro per la Capitale senza alcuna giustificazione valida, presumiamo, violando regole che diversamente valgono per tutti i cittadini», ha attaccato il vice capogruppo del Pd alla Camera, Michele Bordo.

«PRENDE IN GIRO GLI ITALIANI»

«È l’ennesimo segno di come il leader della Lega continui a prendere in giro gli italiani», ha detto ancora Bordo, «la gente è stanca di passerelle televisive e bugie. Lo dimostrano il calo di credibilità di Salvini e il crollo della Lega nei sondaggi. In questo momento di grande difficoltà, di incertezza e di emergenza, i cittadini si aspettano invece dalla politica serietà, verità e risposte concrete tanto sul piano sanitario che su quello economico».

IL LEADER DELLA LEGA SI DIFENDE

La replica di Salvini non si è fatta attendere: «Non è una passeggiata. Matteo Salvini esce a fare la spesa, velocemente, sotto casa. Anche io penso di averne diritto, le polemiche le lascio alla sinistra», ha spiegato l’ex ministro dell’Interno in una diretta su Facebook e anche su Twitter. «Non andavo a passeggiare al Colosseo, come tutti esco per andare o in farmacia o per andare a fare la spesa».

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C’è Mattarella e gli anti-italiani: da Lagarde a Renzi-Salvini

Il delitto contro l’Europa che stanno consumando alcune élite di stupidi e stupide leader del Vecchio continente e del nostro Paese è incalcolabile. Bisogna trattarli male. Il presidente della Repubblica è stato bravo, ma troppo educato.

Date una calmata a Matteo Salvini (non è difficile, basta un bicchierone di quella cosa estiva che gli ha fatto fare tante cazzate), non si può ogni giorno invocare misure sempre più estreme. Siamo al limite del coprifuoco e non escludo che possa arrivare il momento che dovrà essere dichiarato. Intanto sono state prese decisioni severe che la maggioranza della popolazione sta rispettando e abbiamo il dovere di attendere gli effetti.

Si è capito che il coronavirus non si abbatte dalla sera alla mattina né con una piccola pillola. Persino il farmaco proposto con successo dai valorosi medici di Napoli richiede il suo tempo per agire. Né serve che ci siano degli inguaribili presuntuosi che vadano in giro per il mondo a citare il proprio Paese come il luogo in cui si sono fatti solo errori. Bugiardi/o.

Alcuni errori sono stati fatti e condannati: comunicare per esempio è stato un limite del governo. Perdere troppo tempo con chi diceva che eravamo di fronte a una banale influenza e oggi, sempre di Salvini si tratta, immagina la guerra totale contro le mosche, pure.

I PESSIMI ESEMPI DI RENZI E SALVINI

Tuttavia questo Paese, ditelo a Matteo Renzi, sta dando esempio di serietà, di avere un nerbo fondato su una classe medico-infermieristica di primo ordine, su ospedali smantellati da coglioni liberisti, su una burocrazia che fa il suo dovere, su una classe politica che, a parte i soliti chiacchieroni, si è messa in disparte e non infastidisce il guidatore. L’impressione che quasi tutti sentono che è arrivato il momento del dovere fa venire con più nettezza allo scoperto quelli che non lo hanno capito o i vanesi. Che cosa ha da insegnare Teresa Bellanova al professor Roberto Burioni o Luigi Marattin al medico Raffaele Bruno. Siete miracolati della politica, state zitti.

Se Salvini fosse stato al governo, dato una prova pessima di sé e sarebbe stato una rovina per il Paese

L’opposizione sembra essere tornata distinta. La focosa Giorgia Meloni ogni tanto ritrova la via del dialogo. Salvini è perso per sempre. D’altra parte un uomo che ha trascorso metà della sua vita a insultare i meridionali e poi con la faccia come quella parte del corpo lì si presenta al Sud, è capace di tutto. Io detesto i meridionali che lo votano. Non vorrei mai veder tornare Salvini al governo perché ho in mente le sue frasi e i suoi cori contro di noi. Poi è uno inaffidabile che avrebbe, se fosse stato al governo, dato una prova pessima di sé e sarebbe stato una rovina per il Paese.

IL DANNO DI MOLTI LEADER EUROPEI È INCALCOLABILE

Meglio Giuseppe Conte, meglio Roberto Gualtieri, meglio Roberto Speranza e altri/e. Persino Luigi Di Maio sembra aver trovato la sua strada. Personaggi che sanno anche assumere decisioni serie e difficili. Meglio su tutti Sergio Mattarella a cui spetta il compito quasi impossibile di giustificare il nostro europeismo che dopo le ultime settimane e le dichiarazioni della Christine Lagarde sento in pericolo. Il delitto contro l’Europa che stanno consumando alcune élite di stupidi e stupide leader europee è incalcolabile. Bisogna trattarli male. Mattarella è stato bravo ma troppo educato. Se vogliamo che non riparta il solito antieuropeismo sovranista il “vaffa” presidenziale deve essere a tutto tondo.

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Un poliziotto della scorta di Salvini positivo al coronavirus

Il segretario della Lega deve mettersi in quarantena? Viene dato in ottime condizioni fisiche e si è detto pronto a fare il tampone.

E ora anche Matteo Salvini si metterà in quarantena? Un poliziotto della sua scorta è risultato infatti positivo al coronavirus. Lo hanno confermato fonti della Lega. Si tratta di un uomo della scorta della seconda auto, quella che accompagna la vettura dell’ex ministro.

EX MINISTRO IN OTTIME CONDIZIONI

Si sarà mai avvicinato a meno di un metro dal “Capitano“? Le stesse fonti hanno precisato che Salvini si trova in ottime condizioni fisiche e che è eventualmente disponibile a sottoporsi al tampone qualora le autorità sanitarie lo richiedessero. Cosa che finora non è accaduta.

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Combattiamo il virus linguistico diffuso dai Salvini e dalle Meloni

Le polemiche e i titoli di certi quotidiani dimostrano che l'appello di Mattarella è stato inutile. Davanti a questo imbarbarimento la sinistra reagisca con una efficace controinformazione. Ricordando cosa questi partiti hanno fatto al governo.

Appena ieri Matteo Salvini parlava male del suo Paese con El Paìs e Giorgia Meloni (che abbaglio che ho preso!) dava del criminale a Giuseppe Conte e stamattina, all’alba, mi imbatto in quel giornale sofisticato che sta con il popolo che nel sommario al titolo di apertura, a proposito del parlamento che lavorerà solo il mercoledì, scrive: «L’Italia è una nave in emergenza e loro fuggono come topi».

I «topi che fuggono» sono i parlamentari, suppongo anche il folto gruppo di topi leghisti, di topi meloniani, di topi berlusconiani e altri ratti di destra.

È del tutto evidente che gli appelli di Sergio Mattarella a uno sforzo nazionale sono generosi ma, mi permetta presidente, inutili. Qui c’è un’area politica, quella che votava in parlamento per Ruby nipote di Mubarak e tagliava da pazzi i finanziamenti alla Sanità pubblica lombarda, che ha in testa solo che deve crepare Sansone con tutti i filistei.

SE L’UNICO OBIETTIVO È TERRORIZZARE I VECCHIETTI

Sono ormai guitti professionisti che nelle trasmissioni di Rete 4 o sulle colonne dei loro giornali fingono di essere aggrediti e aggrediscono senza misura. Non hanno alcun interesse alla soluzione dei problemi, anzi scommettono che non si risolvano così, che si possano vendere più copie o fare più audience terrorizzando i vecchietti e le vecchiette cardiopatiche.

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Diciamolo pure. Non era mai successo così. L’Italia ha affrontato tanti momenti brutti sia per via di catastrofi sia per l’azione umana come con il terrorismo e le stragi. A parte alcuni approfittatori e guerriglieri assassini, il Paese ha sempre trovato un idem sentire, nessuno ha pensato che la rovina comune potesse portare al vantaggio di una parte. Semmai tutti hanno pensato il contrario.

L’ESPLOSIONE DI UN IMBROGLIO DI MASSA

Eppure da anni non è più così, da anni non siamo più un Paese da quando il partito secessionista che si puliva quella cosa lì con la bandiera tricolore non si è scoperto nazionalista per distruggere meglio l’Italia. C’è stato in tutto questo periodo l’esplodere di un imbroglio di massa fatto di tanti piccoli imbrogli per cui le parole dette potevano essere contraddette senza pagare dazio.

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Pensosi liberisti sul Giornale oggi vaneggiano sulla Sanità pubblica inadeguata dopo aver scritto centinaia di articoli per smantellarla. Protagonisti del secessionismo si presentano come unitari. Gente squallida che ha deriso e insultato il Sud si trova di fronte all’immagine incredibile del Nord infetto e del Sud che resiste. Ma quante cazzate avete detto in questi anni? E, soprattutto, perché gli elettori sembrano ignorare, per la microparte che vi segue, che siete imbroglioni per vocazione?

ALLE URNE SARÀ PREMIATO CHI LAVORA SENZA DANNEGGIARE L’ITALIA

Io credo che chi ha responsabilità di governo (la decisione di fare la maggiorana giallorossa era discutibile, ma l’idea che avremmo affrontato il coronavirus con uno che si tracannava litri di moijto fa paura) richiede anche misura nella risposta. La partita è difficile e alla fine gli elettori apprezzeranno chi ha lavorato senza danneggiare l’Italia. Non sempre è stato così. Winston Churchill vinse la guerra ma perse le elezioni. Ma rimase un gigante per i britannici.

SONO DUE I CORONAVIRUS DA COMBATTERE

Sarebbe però opportuno che nel formicaio della sinistra si mettessero a lavorare, un po’ come si faceva nel ’68, migliaia di angeli del ciclostile, con macchine più moderne, che diano ai cittadini l’elenco delle decisioni prese dalla destra sulla Sanità al governo, l’elenco delle cose dette dai dirigenti della destra, il fior da fiore degli scritti e dei messaggi tivù di quelli che chiamavano “cavaliere” quello della nipote di Mubarak e “Giuseppi” il premier che li ha mollati. Vale anche per i cerchiobottisti che sognavano Salvini. Controinformazione a go-go. Approfittiamo di queste settimane e combattiamo due coronavirus, uno reale e l’altro prodotto dai circoli politico-intellettuali-mediatici-imprenditoriale di una destra che è persino peggiore di Marine Le Pen e Viktor Orban.

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Perché la speculazione di Salvini sul coronavirus non funziona nei sondaggi

La Lega data in calo tra il 29 e il 27%. Col Pd indietro di soli cinque punti. L'emergenza sanitaria ha rafforzato la fiducia in Conte e nella maggioranza. Mentre le sparate dell'ex ministro dell'Interno non fanno effetto. Oscurate dalle notizie sul contagio. Mentre gli elettori chiedono unità.

È stato il primo a cedere alla voglia matta di sciacallaggio politico in piena emergenza sanitaria, attaccando il premier Giuseppe Conte: «Se non sa difendere il Paese si faccia da parte». Ma dopo quasi due settimane Matteo Salvini non sta raccogliendo i dividendi in termini di consenso. Anzi: la Lega ai tempi del nuovo coronavirus in Italia è data in calo da tutti i principali sondaggi.

PRIMA LA POLEMICA CONTINUA, POI PURE IL GOVERNISSIMO

Salvini aveva subito chiesto di «blindare i confini una volta per tutte». Però adesso che gli “untori” siamo diventati noi e all’estero le restrizioni riguardano gli italiani, per l’ex ministro dell’Interno «non è possibile vedere la comunità internazionale voltarci le spalle». Ma più che le sparate contraddittorie sono state evidenti le irrefrenabili tentazioni di polemizzare sempre e comunque sul contagio (è comunque in buona compagnia, vero Matteo Renzi?) e anche la fuga in avanti con quello scenario di governissimo che più che «tirare fuori l’Italia dal pantano» aveva l’obiettivo di spingere dentro l’odiato presidente del Consiglio.

SALVINI OSCURATO DA ALTRE NOTIZIE E DA ALTRI VOLTI

Sin da subito la smania di apparire ovunque aveva persino spinto Salvini ad annunciare la sua partecipazione alla riunione nella Sala operativa della Regione Lombardia, pur non avendo nessuna carica politica che ne giustificasse la presenza. Ma nei giorni dell’infezione che si diffondeva, delle misure di contenimento del virus e dell’aggiornamento costante del numero dei malati, i volti che hanno fatto compagnia agli italiani a casa più o meno in auto-isolamento sono stati quelli dei virologi, del capo della Protezione civile Angelo Borrelli, dell’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera. Salvini è stato (quasi) oscurato, e la paura dell’epidemia ha monopolizzato prime pagine e telegiornali, neutralizzando le sue dichiarazioni a effetto che qualche titolo in tempi di “normalità” lo avrebbero guadagnato. Senza contare che le misure governative che proibiscono manifestazioni e assembramenti di persone hanno inceppato anche la perenne macchina della propaganda del “Capitano” che procedeva a colpi di comizi, con l’orizzonte delle elezioni regionali 2020 e il sogno di una spallata ai giallorossi.

LEGA SOTTO IL 30% DOPO AVER SFIORATO IL 40

L’ultima polemica è stata fatta circolare anche all’estero, grazie all’intervista che il leader leghista ha rilasciato allo spagnolo El Pais: «Questo governo non è in grado di gestire la situazione», ha attaccato Salvini. Parole che non sono piaciute alla maggioranza e che non sembrano essere apprezzate neppure dagli elettori. Secondo un sondaggio Emg Acqua presentato il 5 marzo ad Agorà, la Lega sarebbe in testa ma “solo” con il 29,6%, seguito dal Partito democratico al 21,3% e dal Movimento 5 stelle al 14,7%.

IN PERIODO DI CRISI LA FIDUCIA VERSO LA MAGGIORANZA CRESCE

E secondo Ixè per RaiCartabianca le cose vanno ancora peggio: il Carroccio cala al 27,2%, col Pd indietro soltanto di cinque punti (22%). Perché l’emergenza ha rafforzato il consenso dei partiti di maggioranza, la fiducia nel presidente del Consiglio (40%) e nei leader dei partiti della coalizione (Nicola Zingaretti al 28% e Luigi Di Maio al 22%). A settembre 2019 la Lega era al 33%, 13 punti più dei dem. Quasi un anno prima, ai tempi dell’esecutivo gialloverde, veleggiava oltre il 36%. Speculare sul Covid-19 non sta portando frutti. Ma la Bestia di Luca Morisi non va mai in quarantena.

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Augurò a una giornalista di essere stuprata, la Lega lo candida a sindaco a Merano

Nel 2014 Armanini, consigliere comunale a Merano, attaccò la cronista: «Ma perché non le mettiamo un burka e la facciamo andare in Nigeria? Forse, dopo il centesimo stupro si sveglierà». Ora il partito di Salvini dà l'ok per una sua nuova corsa a primo cittadino.

Auguri a una giornalista di essere stuprata 100 volte e sei anni dopo ti ritrovi candidato sindaco. Accade a Merano.

La Lega della città, il commissario per l’Alto Adige Maurizio Bosatra e il vice di Matteo Salvini Andrea Crippa il 4 marzo hanno dato l’ok alla candidatura a sindaco di Sergio Armanini per le prossime Comunali del 3 maggio.

«Io ci sono se voi ci siete! Posso assicurare il mio massimo impegno perché la nostra bellissima città ha l’estremo bisogno di cambiamento e di sostituzione di una classe politica focalizzata sui propri interessi ma non su quelli dei cittadini di Merano!», ha scritto su Facebook il neo candidato, aggiungendo: «Se ti piace Salvini allora vota Armanini».

🔴Adesso è ufficiale – Jetzt ist es offiziell🔴Ieri sera la Lega di Merano, il commissario per la Lega Salvini Premier…

Posted by Sergio Armanini on Wednesday, March 4, 2020

IL COMMENTO CONTRO LA GIORNALISTA DEL CORRIERE DELL’ALTO ADIGE

Tout est pardonné, dunque. Visto che nel 2014 Armanini, allora consigliere comunale e già candidato sindaco di Merano, sul profilo Fb della consigliera comunale di Bolzano di FdI Maria Teresa Tomada aveva augurato a Silvia Fabbi, giornalista del Corriere dell’Alto Adige, di essere violentata selvaggiamente da musulmani.

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La sua colpa? Aver intervistato un 23enne musulmano che aveva aperto la pagina Fb «Convertirsi all’Islam». «Ma perché non le mettiamo un burka e la facciamo andare in Nigeria?», aveva commentato Armanini. «Forse, dopo il centesimo stupro si sveglierà». Evidentemente uscite del genere per Salvini & Co sono quisquilie. Dal canto suo, Armanini su Fb ora risponde a chi rispolvera l’accaduto spiegando che è tutto un fraintendimento dovuto a una traduzione sbagliata dal tedesco. All’epoca si scusò spiegando che era stata «una reazione a caldo» e anche allora si giustificò sostenendo di essere di madrelingua tedesca e di aver scritto il post in italiano. «Mi dispiace», aggiunse, «di avere offeso la giornalista, perché non era nelle mie intenzioni. Odio qualsiasi forma di violenza. Non ho voluto, e non lo farò mai, istigare la gente a usare qualsiasi forma di violenza». Disse poi di anche di conoscere «parecchie persone d’origine nigeriana che nella loro patria hanno subito qualsiasi forma di violenza».

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Salvini o Mussolini? C’è una destra che dice no a entrambi

Nel suo ultimo libro Buttafuoco mette a confronto le due figure. E non c'è partita. A partire dalle muse: Chirico da una parte e Sarfatti dall'altra. Un'operazione che dà voce a una cultura di destra costretta a fare i conti con i pregiudizi di un certo antifascismo.

Pietrangelo Buttafuoco, sollecitato da Marco Lillo de Il Fatto Quotidiano e dalla sua casa editrice, PaperFirst, ha scritto Salvini e/o Mussolini, un singolare libro che mette a confronto le due figure.

Il tema c’è tutto. Nei mesi trascorsi, quando Salvini era Salvini e non l’ombra che va scemando di oggi, il suo mussolinismo sembrava un po’ una ricerca di un modello impegnativo, un po’ l’accusa degli antisalviniani che, denominandolo col nome del Dux, intendevano buttarlo fuori dal dibattitto pubblico.

Buttafuoco ha preso sul serio tutte e due le ragioni del paragone ossessivo fra il capo della Lega e il capo del fascismo ed è andato a vedere le rassomiglianze e le differenze.

BUTTAFUOCO, INTELLETTUALE CHE SFUGGE ALLE DEFINIZIONI

Buttafuoco è un animale strano nel giornalismo italiano. Già definendolo solo giornalista gli si cuce addosso un vestito stretto. È un uomo di straordinaria cultura, teatrante nel solco di Carmelo Bene, fantasioso sicilianissimo scrittore, musulmano fuori dagli schemi orribili con cui questi uomini di fede vengono descritti in Occidente, fascinoso con le donne.

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Per me è un amico sincero. Lo conosco da anni. Ma da poco più di un anno gli ho chiesto di lavorare insieme a costruire numero per numero Civiltà delle macchine, rivista frutto del genio di Leonardo Sinisgalli, e questa collaborazione sta dando i suoi frutti, soprattutto perché, lo ripeto, ha fatto nascere un’amicizia profonda fra un uomo che guarda a destra e uno che vuole morire – ma non c’è fretta – con la Bandiera rossa e l’Internazionale.

LE MUSE: SARFATTI CONTRO CHIRICO

Nel confronto con Mussolini, Salvini perde. Perde come persona e perde perché la temperie del tempo assegna agli anni di Salvini una minore drammaticità, direi un minore eroismo. Lo si vede anche dalle muse che Buttafuoco sceglie per l’uno e per l’altro. Per Mussolini c’è una intellettuale complessa come Margherita Sarfatti, Salvini ha dietro di sé una spigliata donna di comunicazione come Annalisa Chirico.

IL TRUCE SCOMPARE NEL CONFRONTO

Inutile dire che Buttafuoco è anche sicilianamente un gran furbacchione e nella posticcia contrapposizione fra Mussolini e Salvini, dove non c’è partita, lui mostra un giocatore che non ama e che prende in giro in tutti i modi che gli vengono in mente. Penso alla sinistra “anti”, quella che ha l’antifascismo in canna ogni volta che si presenta sulla scena un uomo di destra che vuole fare l’uomo di destra, quella che dopo 70 anni si scandalizza se uno dice che l’Eur è una genialata. Nella parte finale del libro, infatti, Pietrangelo si arrende a se stesso e lasciando correre il confronto, rassicurato che il caro Mussolini è inarrivabile, tende la mano al Truce criticandone severamente i suoi critici.

LE CULTURE DI DESTRA E IL PREGIUDIZIO

Il libretto è sapido, pieno di cose, molto alla Buttafuoco, con le sue arguzie, i suoi paradossi e soprattutto quella capacità di svelare, non a me che già lo sapevo, come nella destra vi sia un deposito di culture che vanno scoperte perché sprofondano nel passato più lontano, nelle storie del mondo e cercano, al di là delle vicende della destra politica, di emergere nel dibattito pubblico dovendo superare difficoltà e soprattutto pregiudizi. Una delle scene messe a contrasto più gustosa è quella dedicata al Matteo Salvini del Papeete e del Mussolini che a Villa Margherita, sul lungomare di Riccione, può ascoltare «l’allegro vociare di 700 mila bimbe e bimbi giunti da tutta Italia…Tra di loro c’ è Enzo Biagi. ‘ho visto il mare’ annota l’illustre cronista…se ci ripenso sento un acuto odore di marmellata gelatinosa in mastelli». E per uno sobrio come Pietrangelo l’«acuto odore di marmellata gelatinosa in mastelli» è sicuramente meglio del profumo di moijto.

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Il coronavirus e il tragicomico cortocircuito sovranista

In ogni Paese l'emergenza ha fatto esplodere un localismo armato inimmaginabile. Mentre Le Pen invoca la chiusura delle frontiere, Salvini la sospensione di Schengen. E i lombardo-veneti sono trattati come appestati. È solo uno degli effetti collaterali dell'infodemia che ha chiuso un'era.

Prove tecniche di futuro remoto. Distopico o post-apocalittico come l’assalto ai supermercati, strade deserte e poche persone che s’affrettano con indosso mascherine andato in onda nei giorni scorsi?

Oppure Medioevo 2.0, visto che l’evocazione di quarantene, zone rosse e nuove colonne infami ha attualizzato in Rete pestilenze dal sapore antico, ancorché inedite per velocità di propagazione?

In entrambi i casi è un tempo sospeso quello che ha visto e vede crescere, avanzare e deflagrare la prima infodemia planetaria della storia. Dichiarata ufficialmente dall’Oms il 22 febbraio. 

UN PROBLEMA MEDIATICO PRIMA CHE SANITARIO

Non era mai accaduto che un’epidemia diventasse un evento mediatico prima che un problema sanitario. Una novità che è principalmente prodotta dai social media, dalla loro straordinaria capacità di alimentare una formidabile, e al momento incontrollata, massa di informazioni, contenente anche tanta misinformation e disinformation. Ovvero fake, bufale, voci, dicerie. Ma che a sottolinearne ulteriormente il carattere di novità hanno nei media tradizionali (stampa, radio e tivù) dei complici. Inconsapevoli nella migliore delle ipotesi, ma decisivi per alimentare paura, far lievitare il sospetto, la discriminazione, il razzismo.          

L’INIZIO DELLA FINE DELLA GLOBALIZZAZIONE

Assolutamente imprevedibile. Solo in un celebre fanta-thriller, Inferno di Dan Brown, dove uno scienziato pazzo crede che per salvare l’umanità, in un mondo sovrappopolato, serva eliminarne almeno un terzo attraverso un virus letale, era stato prospettato qualcosa di simile a quanto materializzato dal coronavirus. Con l’epidemia scoppiata in Cina siamo infatti entrati in una nuova fase sociale. Personalmente sarei tentato di dire una nuova era. Che accanto all’inedito, che pure si manifesta con situazioni e atmosfere già viste, mostra anche la piena maturazione di fenomeni agenti da un ventennio. Da quando la globalizzazione è stata ufficialmente dichiarata in tutto il mondo.

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Ora però quel modello socio-economico e culturale è finito. O quantomeno è vicina l’inversione totale di un ciclo, riassumibile nell’espressione «fine della globalizzazione», decretata da due saggi del 2018 di F. Livesey, From Global to Local: The Making of Things and the End of Globalisation e di S.D. King, Grave New World: the End of Globalization, the Return of History.

Il corto circuito populista è tragicomico: Marine Le Pen chiede di chiudere le frontiere con l’Italia dopo che Matteo Salvini prima della scoperta dei due focolai italiani aveva invocato la sospensione di Schengen

L’epidemia di coronavirus, per la velocità con cui si è manifestata e per la distruttività economica del contagio, ci sta dicendo che il binomio globale & digitale non può più essere il motore dello sviluppo mondiale. Perché anzi è stata proprio l’elevata interdipendenza delle economie, frutto della delocalizzazione produttiva, e la comunicazione istantanea costitutiva del web, a rendere così devastante un’epidemia influenzale che come certifica l’Oms è molto più letale nella percezione dei media e delle persone che nella realtà.

IL VIRUS HA FATTO ESPLODERE IL LOCALISMO ARMATO

In ogni Paese il coronavirus è stata occasione del manifestarsi di un “localismo armato” che il più animoso sovranista mai avrebbe potuto immaginare. Certo il corto circuito populista è tragicomico. Nel caso ad esempio di Marine Le Pen che chiede di chiudere le frontiere con l’Italia dopo che il suo alleato Matteo Salvini prima della scoperta dei due focolai italiani nel lombardo-veneto aveva invece invocato la sospensione di Schengen. Però è inquietante e in prospettiva preoccupante che si chiudano gli aeroporti e si vietino gli sbarchi, perfino alle Mauritius, per i viaggiatori provenienti dall’Italia. Dal McMondo stiamo tornando alle piccole patrie. Non siamo precipitati all’800, però il 900 della famosa Spagnola incombe. Già espressioni come quarantena e ricerca del paziente numero zero mettono addosso qualche brivido, evocando lazzaretti, però moderni come l’auto-reclusione domestica.

COME CAMBIA LA PERCEZIONE DEL TEMPO

Ma è il tempo come condizione fondamentale dell’esistenza, tornando a una affermazione iniziale, che figura come protagonista principale del dramma epocale che stiamo vivendo. Nel senso che non sembra più essere una categoria, una misura umana indeformabile. Ma invece dilatabile a piacere, forse perché si è fatta strada nella quotidianità l’idea e la pratica di un tempo digitale che, soprattutto quando si è connessi in Rete, sembra essere infinito. Perché si possono fare tante cose assieme, anche quando si è fisicamente lontani, remoti.

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È in questo contesto, sempre più de-temporalizzato, in cui conta solo il presente, il qui è ora, adesso e subito, che il contagio è arrivato più improvviso che mai, cogliendo tutti alla sprovvista. Ma che subito dopo, altrettanto repentinamente, ha generato la richiesta di un’uscita rapida dall’emergenza. Della serie popolare e mediatica: non è ancora pronto il vaccino? Che si aspetta a trovarlo? E così, praticamente in un attimo, sono scomparsi i no-vax e le avvertenze che comunque, anche una volta trovato l’antidoto, prima di averlo in commercio va testato, prodotto e distribuito in milioni, miliardi di dosi. 

DALL’ALLARMISMO ALLA MINIMIZZAZIONE

Questa inavvertenza o incapacità di pensare che ci sono ancora cose e fenomeni, come le stagioni – anch’esse scomparse – che hanno i loro tempi di incubazione, maturazione e rispetto ai quali non c’è fretta o impazienza che tenga, lo si è visto nello stop-and-go dell’emergenza dell’ultima settimana. Dal blocco totale di ogni attività e da una paura cosmica si è rapidamente passati alla richiesta di ritornare quanto prima alla normalità. Derubricando l’iniziale epidemia del secolo a un classico e stagionale picco influenzale. In entrambi i casi con identica propensione all’esagerazione. Subito sovrastimando e enfatizzando l’allarme, poco dopo minimizzando e sottovalutando le serie conseguenze di decisioni affrettate. In questo senso la disfida dei virologi ed epidemiologi, via Facebook e Twitter, tutt’ora in corso, è stata la contesa più avvilente.

INFODEMIA, PATOLOGICA ESPRESSIONE DELLA SOCIETÀ DELL’ECCESSO

Di nuovo però la novità è solo il pieno compimento di un fenomeni già pienamente in azione. Perché l’esagerazione da tempo è costitutiva della “società del troppo”, dove gli up e i down, si tratti della Borsa o del clima, dell’ultima moda o della tendenza di giornata, si susseguono frenetici e a imporsi è la dismisura. Con tutto ciò che si porta appresso, sul piano dei comportamenti sociali: mancanza di autocontrollo e irresistibile propensione, soprattutto se piega male, a buttarla in ridere. A minimizzare. O a fare finta di non sapere o ricordare.

Subito si è generata un’uscita rapida dall’emergenza. Non è ancora pronto il vaccino? E così in un attimo sono scomparsi i no-vax e le avvertenze che comunque, anche una volta trovato, prima di averlo in commercio va testato, prodotto e distribuito in milioni, miliardi di dosi

E qui la foto di Giuseppe Conte che celebra l’approvazione dei decreti sicurezza al tempo del governo gialloverde fa il paio con l’onnipresenza televisiva dello stesso premier oggi in guerra quotidiana con Matteo Salvini. Ma non meno sconcertante è negli Usa Donald Trump che nomina il suo vice Mike Pence a capo della task force americana anti-coronavirus. «È l’uomo giusto per questo compito, vista la sua precedente esperienza». Che è quella fallimentare nei confronti della diffusione del l’Hiv, quando era nel 2015 governatore dell’Indiana.

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Tuttavia ripeto: guai a stupirsi. A meravigliarsi. Quello che sta evidenziando la prima infodemia della storia non è qualcosa d’alieno, bensì l’espressione compiuta e matura di fattori socio-economici e culturali, sentimentali ed emotivi, in azione da tempo. Che si riassumono nella triade: mobile, virale e deregolato. Della quale il coronavirus ne è la patologica espressione. Niente di più, niente di meno. Anche se come società nazionale ci sta facendo molto male.

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Ci basta il coronavirus, un governo con Renzi e Salvini è troppo

Se davvero si vuole dare vita a un esecutivo d'emergenza, allora si scelgano persone per bene, dal profilo tecnico e al di sopra delle parti. La sola ipotesi di dare in mano il Paese ai due senatori è più terrificante dell'emergenza contagi.

Nessuno nasce imparato, diceva un vecchio motto materno. Forse è per questo che di fronte all’apparire, improvviso e spaventoso, del coronavirus tanti, soprattutto chi occupa ruoli pubblici, hanno fatto errori e sbagliato comunicazione

Ad alcune settimane dall’apparire del figlioccio del pipistrello, la quantità di errori si può riassumere in due categorie. La prima è stata sicuramente il dare l’idea di essere di fronte a un mostro imbattibile, proprio mentre un Paese serio come la Cina aveva, a suo modo, messo in campo tutte le risorse per sconfiggere l’epidemia.

Il secondo errore è stato quello di barcamenarsi fra allarmismo e il suo contrario. Errore che non hanno compiuto solo alcune persone, in particolare la dottoressa del Sacco di Milano, l’équipe dello Spallanzani e la mitica Ilaria Capua.

IL GOVERNO PRESO DALLA FRENESIA DA GRANDE FRATELLO

Il governo ha avuto giornate buone quando è stato governo, quando, invece, si è fatto prendere dalla frenesia da Grande fratello ha fatto pena.

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Alcuni ministri, ad esempio Roberto Speranza, hanno tuttavia mantenuto un profilo giusto e sullo stesso Giuseppe Conte se ha sbagliato negli ultimi giorni (così come Attilio Fontana. il governatore della Lombardia), ha anche cercato di dire e fare cose rassicuranti. Non siamo meno peggio dei Paesi che ci circondano e che rifiutano i nostri aerei e le nostre navi senza dire nulla di chiaro su se stessi. A noi è toccata la fine del cane che annega, quello che tutti bastonano.

LA SOBRIETÀ ROTTA DALLA PROPOSTA DEL “GOVERNO DI TUTTI”

Per qualche giorno, a parte lo solita dose di sciocchezze di Matteo Salvini, il mondo della politica è apparso sobrio. Fino all’annuncio della proposta del governo di tutti. Proposta, come ha chiarito il governatore Fontana, che Matteo Renzi avrebbe fatto in odio a Conte. Questo Renzi dovrebbe usare il numero chiuso per i suoi odi perché ormai l’elenco è infinito. Il tema susciterebbe poco interesse, data l’inesistente consistenza elettorale del Renzi medesimo, se non avvelenasse il dibattito politico.

SERVIREBBE UNA SQUADRA AL DI SOPRA DELLE PARTI

Vorrei insistere quindi su un punto. Il governo di emergenza per far fuori un governo in carica è una ipotesi vile e che non passerà. Il Pd e i 5 stelle non lo accetterebbero mai. Neppure Sergio Mattarella può far cadere un governo per far giocare Renzi. Il tema può essere proposto solo in altro modo. E cioè se cresce la convinzione, e soprattutto se cresce al Quirinale e nel cuore pulsante del Paese, che non ce la facciamo se non incarichiamo un uomo al di sopra delle parti accompagnato da uomini e donne al di sopra delle parti (purché non rompano i coglioni sulle pensioni) di guidare l’uscita dell’Italia da questo cono d’ombra in cui è situata con una brutta fama internazionale e una sfiducia interna molto estesa. Un governo fortissimo, di pochi mesi, fatto da persone per bene. Per fortuna l’Italia ne ha tante. E per evitare che appaia un governo che “commissaria” la politica si possono scegliere per farne parte politici con un forte profilo tecnico o d’esperienza. Quindi nessun capo partito o legittimo aspirante a dirigere il governo successivo. Se non è questo il governo d’emergenza, desistete. L’idea di far fare un governo ai due Mattei è spaventosa. Meglio il coronavirus. È più leale.

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Emergenza coronavirus: le comari della politica facciano un passo indietro

Le accuse di Conte all'ospedale di Codogno, la reazione scomposta del governatore Fontana, le uscite di Salvini fanno cadere le braccia. E dire che l'Italia davanti alle tragedie e alle crisi si è sempre dimostrata compatta. Non tutti in questi momenti sanno stare in prima linea. Chi non ce la fa, si accomodi in panchina.

Non si fa in tempo a congratularsi per il buon atteggiamento delle istituzioni che capita un giorno, come ieri, in cui gli errori, le meschinerie, l’infantilismo ti fanno pensare che con questa classe dirigente l’Italia non ce la farà mai.

Non penso alla dichiarazione di quel figuro che ha detto che la sinistra è contenta che i morti di coronavirus siano tutti al Nord. Indecente. Mi sorprendo sempre più come possa accadere che tanta gente di destra, mondo che io rispetto e con quale amo dialogare, possa prendere in considerazione la leadership di un uomo così cinico e pericoloso.

Penso invece allo spettacolo orrendo che ha visto il premier Giuseppe Conte criticare in modo esasperato e grave un ospedale lombardo in cui si combatte contro l’infezione. Penso alla reazione da vaiassa del governatore lombardo Attilio Fontana. Penso anche a tutti quelli che credono di stare nel Paese di Pulcinella cioè a quei sindaci e governatori che vogliono farsi le leggi a modo loro.

LA TENTAZIONE DI UN GOVERNO DEL PRESIDENTE

Questo mentre il virus incalza, gli scienziati sono meno allarmati ma chiedono misure serie, il mondo fa a noi quello che la Lega avrebbe voluto fare al mondo dei poveri, cioè chiudere le frontiere. Altri giorni così e ci sarà il tempo solo di chiedere al capo dello Stato di mandare tutti a casa e di prendersi la tremenda responsabilità di un governo che sia sua emanazione, composto e guidato da figure eccellenti, che duri sei mesi e poi porti il Paese al voto.

SIAMO STATI UN PAESE DI EROI

Chi ha buona memoria ricorda i tanti momenti difficili ma anche i tanti momenti in cui l’Italia ha dimostrato di essere un Paese che sa affrontare le stagioni difficili. Napoli e Bari reagirono con dignità al colera. I terremoti spesso hanno lasciato macerie che tuttora vediamo ma hanno visto anche l’intervento di uomini e donne di governo, di militari e di volontari che hanno inorgoglito il Paese. Persino il terribile “botto” dell’Aquila vide una reazione immediata forte del governo Berlusconi poi sprecata dall’insopprimibile voglia del de cuius di andare a festeggiare una ragazzina napoletana e trovarsi quindi in uno scandalo che fu solo l’anticipazione della storia di Mubarak. Dobbiamo infine citare la reazione degli italiani contro il terrorismo? Siamo stati eroi, un Paese, tutto intero, di eroi. Ed erano tempi in cui la popolarità della classe dirigente non era alle stelle.

Chi ha buona memoria ricorda tanti momenti difficili ma anche i tanti momenti in cui l’Italia ha dimostrato di essere un Paese che sa affrontare le stagioni difficili

Poi abbiamo avuto la fortuna di incrociare il nostro destino nazionale con personaggi come Renato Nicolini che trasse Roma dalle paure e, salvando Roma, salvò l’Italia. Oggi di questo clima e di questi personaggi abbiamo bisogno. Niente a che fare con Matteo Salvini e la rete di propaganda di alcuni canali televisivi e di alcuni quotidiani di destra. Ma anche niente in comune con un premier che non sa porsi al di sopra della litigiosità e di governatori di regioni ultra-europee come la Lombardia che reagiscono con isteria.

AI VIROLOGI ANDREBBE DATO UN PREMIO DI ITALIANITÀ

No, non ci siamo. Il guaio è che non ci siamo mentre emerge un paura più cauta da parte dell’opinione pubblica che è spaventata dal virus ma che comincia a temere un po’ di meno perché tanto moriamo noi vecchi ed è accudita da quei quattro o cinque virologi e scienziati vari a cui darei, alla fine di questa storia, un premio di italianità, soprattutto, fatemelo dire, a Ilaria Capua, vittima delle calunnie di un partito di governo e di un paio di giornali che non hanno ancora chiesto scusa.

Non si può più sbagliare: chi non ce la fa perché l’impegno è superiore alle proprie capacità anche psichiche, lasci perdere, non tutti debbono-possono stare in prima linea

La situazione che si va prospettando è molto semplice. La giornata di lunedì aveva dato l’impressione di un Paese che aveva trovato la strada. Quella successiva di un Paese smarrito e senza guida. Non si può più sbagliare: chi non ce la fa perché l’impegno è superiore alle proprie capacità anche psichiche, lasci perdere, non tutti debbono-possono stare in prima linea, ma se stai in prima linea devi guidare l’impresa altrimenti è giusto che si prepari il plotone di esecuzione (politico). 

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Il guaio coronavirus è grosso, dimentichiamoci Salvini

L'emergenza è un banco di prova per il Paese e per la politica. Le sorti del governo Conte dipendono da come verrà gestita, non certo dalle tentate spallate del leader della Lega. Non ci resta che ascoltare gli esperti, diffidando da chi sottovaluta a tutti i costi e da chi perde tempo ad accusare l'avversario.

Il coronavirus ci dirà che Paese siamo. Se abbiamo o no una classe dirigente, di governo o di opposizione, quanto valgono gli uomini e le donne che dirigono grandi amministrazioni e imprese, lo stato delle strutture pubbliche, infine il carattere della opinione pubblica.

È un gigantesco esame collettivo che, a giudicare dai primi giorni, si presenta come assai difficile. La classe politica sembra sorpresa e naviga a vista, nell’opposizione emergono la lealtà di Giorgia Meloni e il solito cinismo di Matteo Salvini. Fra gli scienziati e gli specialisti vi sono divisioni che oltrepassano spesso i toni accettabili.

Avremo alla fine di questa vicenda che spaventa tutti un identikit del Paese, delle sue istituzioni, di chi lo governa o vorrebbe farlo.

INUTILE PERDERE TEMPO CON LE POLEMICHE POLITICHE

Inutile quindi che le persone serie perdano tempo con chi vuole consumare vendette politiche, con giornali e tivù che cercano di far crescere la paura per rovesciare un governo. Giuseppe Conte non sarà rovesciato da Salvini ma cadrà se si rivelerà inadatto a guidare il Paese qui e ora. 

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GLI SCIENZIATI DIANO UN’IMMAGINE MENO SGUAIATA DI SÉ

La comunità scientifica avrebbe il dovere di dare di sé un’immagine meno sguaiata. Io personalmente credo molto di più a Roberto Burioni che a coloro che sottovalutano il rischio, ma Burioni non può comportarsi come in curva Sud. La paura delle persone agisce direttamente sulla loro capacità di reagire all’epidemia. Se si sparge il panico, siamo persi. Se si finge che nulla accade siamo persi. Non siamo persi se l’opinione pubblica sa fidarsi dei suoi scienziati. E se sa fidarsi dei suoi amministratori locali. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha fatto una buona impressione. Vedremo gli altri e vedremo soprattutto quelli del Sud quando il coronavirus scenderà alla fine dello Stivale e nelle Isole.

L’EMERGENZA È UNA GRANDE OPERAZIONE VERITÀ

Insomma è una prova difficile anche di fronte all’Europa che guarda questo litigioso Paese per scoprire che non sa curarsi, che non sa difendersi avendo dedicato tutte le proprie energie alla lite politica compulsiva. Negli anni del grande terremoto dell’Irpinia, nella grande sventura del terrorismo misurammo così una classe dirigente. Oggi il coronavirus ci spingerà verso la stessa operazione-verità.

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Diffidare da chi vuole sottovalutare, da chi propone misure blande, da chi perde tempo ad accusare il nemico politico. La cosa è seria e, come vedremo nelle prossime ore, molto seria. Bisogna che dal basso cresca un nuovo senso civico e che vi siano forze che  si impegnino generosamente a tenerlo in vita. Salvini, i facinorosi di Rete 4 o dei quotidiani a caccia di copie per gente spaventata sono il danno collaterale dell’epidemia. Lasciamoli perdere, lasciamoli alle loro grida, occupiamoci del Paese e delle sue paure.

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Mario Draghi si difenderà da Renzi e Salvini

Il leader di Italia viva non solo accarezza un suo ruolo all'opposizione e il sogno di una grande destra, ma adesso si gioca pure la carta della candidatura a premier dell'ex presidente della Bce. Come aveva fatto il segretario della Lega. Usando il suo rispettabilissimo nome solo per fare un po' di casino.

Matteo Renzi avrebbe detto ai suoi, scrive oggi sul Corriere della Sera Maria Teresa Meli, che sarà bello fare opposizione.

Lo dice a noi che all’opposizione ci siamo stati fino al governo Prodi a parte quei mesi disperati del governo Andreotti mentre Aldo Moro era nelle prigioni delle Br.

Sì, è vero all’opposizione si sta bene e ci si ingrassa pure. Servono alcuni attrezzi, però. Serve una attrezzatura culturale che dia al partito che sta all’opposizione un’aura di forza necessaria, serve un progetto di lungo respiro che tenga in piedi la speranza, serve alternare momenti di filibustering con la collaborazione parlamentare per far fare cose utili per il popolo. Chi sta all’opposizione deve cioè essere una persona seria. Non si sta all’opposizione per giocare.

RENZI HA PERSO CREDIBILITÀ ED È SEMPRE PIÙ SOLO

È questo il primo vero problema che ha Renzi. Nessuno in Italia pensa più che lui sia una persona seria e anzi si moltiplicano quelli che pubblicamente dicono che si sono sbagliati ad appoggiarlo. Questi non mi piacciono. Scappare dopo le sconfitte non è mai bella cosa. Mi fa quasi più simpatia Roberto Giachetti che non avendo mai vinto nulla appena vede una sconfitta ci si avventa sopra.

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IL SOGNO DELLA GRANDE DESTRA

Un’altra ragione perché non sarà bello stare all’opposizione per Renzi e le sue girl è che quel luogo è affollato di gente che non ha bisogno di lui. L’ex premier, uno dei numerosi ego-mostri che girano per la politica italiana, è convinto che con il suo arrivo farebbe una flebo salvifica a Forza Italia, stingebbe il nero di Giorgia Meloni, e convincerebbe Matteo Salvini a bere di meno. Insomma, già si sente di dire ai nuovi amici di avventura: «Ora basta, la ricreazione è finita». Ma colui che disse questa frase, che chiuse un moto di popolo, era un generalone, un padre della patria, uno che parlava, come si dice dalle mie parti, «come un testamento» ovvero come dice Lino Banfi «una parola è poco e due sono troppe».

ANCHE L’EX ROTTAMATORE SI È GIOCATO LA CARTA DRAGHI

L’arrivo di Renzi nel circo in cui si esibiscono Mario Giordano, Paolo Del Debbio, Nicola Porro, Vittorio Feltri e altri stupendi cabarettisti di destra aggiunge poco allo spettacolo. Cosa può dire Renzi di più e di peggio sul Pd? Quelli sono più avanti. Renzi però crede di essere furbissimo e ha lanciato, in vista della caduta del governo Conte, la candidatura di Mario Draghi. La stessa cosa che mesi fa fecero sia Salvini sia Giancarlo Giorgetti. Io ho notizia, da fonte sicura, che Mario Draghi sia stato visto recentemente in una falegnameria di Roma mentre ordinava due bastoni molto nodosi. Vuoi vede che vuole suonarli sulla testa di questi cretini che, non sapendo che diavolo fare, o dire, usano il suo rispettabilissimo nome per fare un po’ di casino?

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Per la Cassazione Carola Rackete ha rispettato il dovere di soccorso

La Capitana della Sea Watch entrò correttamente nel porto di Lampedusa perché «l'obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi al pericolo, ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro». Lo si legge nelle motivazioni di conferma del no all'arresto.

Per la Cassazione Carola Rackete, la comandante della Sea Watch, agì secondo la legge. In base alle disposizioni sul «salvataggio in mare» è entrata correttamente nel porto di Lampedusa perché «l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro». Lo si legge nelle motivazioni di conferma del no all’arresto della capitana accusata di aver forzato il blocco navale.

LA NAVE NON POTEVA ESSERE CONSIDERATA LUOGO SICURO

Sempre secondo la Cassazione «non può essere qualificato ‘luogo sicuro, per evidente mancanza di tale presupposto, una nave in mare che, oltre a essere in balia degli eventi meteorologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse», come quello di fare «domanda per la protezione internazionale». Gli ermellini ricordano che «la nozione di ‘luogo sicuro’ non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali».

SALVINI: «SI PUÒ SPERONARE UNA NAVE DELLA GDF»

Un altro schiaffo a Matteo Salvini che come previsto ha risposto da Chieti, a margine di una conferenza stampa elettorale. «Voglio leggere bene questa sentenza della Cassazione perché se è vero quello che leggo, che si può speronare una nave della Guardia di Finanza con a bordo cinque militari della guardia di finanza, è un principio pericolosissimo per l’Italia e per gli italiani’». Un conto, ha aggiunto il segretario della Lega, «è soccorrere dei naufraghi in mare che è un diritto dovere di chiunque, un conto e giustificare un atto di guerra. Se io in Germania speronassi una nave militare tedesca, penso che giustamente sarei messo in galera. Quindi me la leggerò. Se così fosse sarebbe un pericoloso precedente perché da domani chiunque si sentirebbe titolato a fare quello che non va fatto»

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Aridatece Razzi e Scilipoti e tenetevi Cerno

La mandria di persone che sta passando dal Pd a Iv (e viceversa) sta lacerando ulteriormente il rapporto tra cittadini e politica. Non andare al voto subito è stato inutile: è ora di mandare al diavolo chi elemosina una riconferma in parlamento.

Dovremmo chiedere scusa a Domenico Scilipoti e a quel simpaticone di Antonio Razzi che per anni abbiamo sfottuto e celebrato come simboli del trasformismo.

Non eravamo ancora arrivati a Teresa Bellanova, a Tommaso Cerno e a quelli che stanno lasciando Matteo Renzi per dare una mano a Giuseppe Conte.

I due parlamentari lasciarono Antonio Di Pietro. In sé non è una colpa. E passarono con Silvio Berlusconi a cui rimasero fedeli. Scilipoti lentamente è sparito, Razzi ha calcato le scene ma oggi è in un cono d’ombra. A parte la facondia di Scilipoti e le chiacchiere di quell’anziano ragazzo che si presentava come ambasciatore della Corea del Nord, i due “voltagabbana” ci hanno fatto sorridere e non hanno fatto molti danni.

I VOLTAGABBANA PD E IV, SONO LORO IL VERO DANNO

La piccola mandria di persone che di questi tempi passa dal Pd a Renzi con andata e ritorno, che si appresta a sostenere il governo ovvero la scommessa di destra del “rottamatore”,  un danno grosso, invece, lo sta facendo. Sono loro e i loro dante causa, si chiamino Renzi o Goffredo Bettini o altri ancora, che stanno lacerando ancora di più il rapporto fra cittadini e politica.

SE AVESSIMO VOTATO, SALVINI SI SAREBBE GIÀ AUTOSABOTATO

Si scelse il governo giallorosso per evitare il voto e la vittoria di Matteo Salvini (ma ci dissero che era per non aumentare l’Iva). Un «vasto programma» che tuttavia non ha dato grandi risultati. Renzi si è praticamente suicidato, i voti dei 5 stelle stanno andando a Giorgia Meloni, il Pd si barcamena attorno al 20%. Valeva la pena?

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Se avessimo votato, avremmo avuto probabilmente un governo di destra (senza centro) e in pochi mesi Salvini sarebbe riuscito a farsi cacciare dopo un incidente diplomatico con gli Usa o la Francia, dopo un conflitto sociale molto acuto, dopo una bevuta. E oggi staremmo discutendo di un nuovo voto con la Lega  finalmente libera dal suo energumeno di quartiere. Ovviamente sono solo mie suggestioni, ma resta vero che senza il voto l’Italia non è migliorata malgrado alcuni ministri seri e, lo dico a mio rischio, un presidente del Consiglio che è meglio dei suoi critici.

IL FALLIMENTO DEI 5 STELLE

L’altra ragione, tutta politica per non votare, è stata quella di favorire una ricollocazione dei 5 stelle. È un movimento di popolo con dentro tanta gente di sinistra, ci spiegarono. A conti fatti hanno distrutto Roma, hanno, con Alfonso Bonafede, attaccato i diritti dei cittadini abolendo la prescrizione, si sono presi lo sfizio di fare un dispetto provvisorio a ex senatori e deputati che fra qualche tempo riavranno dai tribunali ordinari le loro indennità ricostruite. Insomma questi bravi ragazzi allevati da Beppe Grillo non erano riformabili. Sono riusciti, persino, sulla giustizia a far fare una bella figura a Renzi. Ora siamo in un vicolo cieco. Il governo può restare in piedi per mesi o cadere e favorire l’ascesa di un altro esecutivo precario. Il voto si allontanerà. Faremo un referendum cretino (io voto No) per diminuire i parlamentari cosa che non ci garantisce di levarci dalle palle Paola Taverna. Così gli italiani si guarderanno attorno e cercheranno la soluzione d’urto che solo la destra può dare.

BASTA CON CHI ELEMOSINA UNA RICONFERMA IN PARLAMENTO

Ci mancano oggi quelle personalità pubbliche che sappiano parlare al Paese e, mostrando disinteresse personale, spingano per far tornare tutto nelle regole: governo che faccia cose, opposizione che si opponga, nuovi movimenti che si mettano alla prova. Ma soprattutto bisogna mandare al diavolo quelli che stanno facendo il giro delle Sette Chiese per cercare la riconferma al parlamento. Non possiamo giocarci la democrazia per far campare Tommaso Cerno. Queste personalità devono essere credibili politicamente, devono essere dei due campi, deve risultare evidente che non governerebbero mai assieme a meno che non arrivino i marziani e che sappiano muoversi con spirito repubblicano. Sennò, arrangiamoci e  spegniamo quel televisore. Un altro dibattito con Daniele Capezzone, proprio no.

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Matteo Renzi e il sogno della grande destra

È probabile che il senatore di Rignano voglia diventare il traghettatore di uno schieramento elettoralmente molto forte ma politicamente zavorrato dalle cretinate di Salvini e dei suoi Borghi anti-europei. Zingaretti non commetta l'errore di sospingerlo in quella direzione: lasci fare tutto a lui.

La discussione sulla sopravvivenza del governo Conte allontanerà molti altri cittadini dalla politica e potrebbe ingrassare Matteo Salvini o Giorgia Meloni.

Il Pd dovrebbe tenerlo a mente. Il tema gli si presenta quotidianamente perché quotidianamente il Pd deve fare i conti con le esternazioni di Matteo Renzi e delle sue girl.

La “questione Renzi” l’hanno in parte risolta, e la risolveranno, gli elettori. A lui il Pd deve la grave sconfitta, a lui i naviganti disperati di Iv dovranno la non rielezione in parlamento. Tuttavia il Pd deve decidere come interloquire con lui. Può farlo alla maniera di Goffredo Bettini minacciando l’intervento di truppe cammellate parlamentari raccattate qui e là. E allora sceglierebbe la strada che potremmo definire “via Tafazzi”. Oppure potrebbe cominciare a porsi alcuni interrogativi e scegliere che fare.

RENZI, RE MIDA ALLA ROVESCIA

Renzi si agita molto non perché vuole il primato in politica, anche chi ha un ego mostruoso come il suo sa che il suo obiettivo massimo è sopravvivere anche per non essere stritolato dai magistrati. La questione che lo riguarda, e sulla quale lui non ha ancora preso una decisione, è dove collocare quel 4-5% dei voti che raccoglierà. Finora aveva dato l’idea di volersi collocare in posizione critica nel centrosinistra, addirittura allargato ai grillini, per fare quello che fanno i piccoli partiti: grande casino, grande potere. A mano a mano che le cose vanno avanti appare sempre più chiaro che questa prospettiva non eccita più il ragazzo che ha sfasciato tutto quello che gli è capitato di toccare, vero Re Mida alla rovescia.

L’OBIETTIVO È DIVENTARE TRAGHETTATORE DEL CENTRODESTRA

È molto probabile che quel Renzi che dichiara che dopo Conte c’è un altro Conte e che a quel punto lui andrà all’opposizione stia facendo le prime prove per un radicale cambio di prospettiva. Qualcuno avverta Teresa Bellanova che si volta gabbana un’altra volta. L’idea che, secondo me, Renzi ha in testa è di diventare il traghettatore di un centrodestra elettoralmente molto forte ma politicamente zavorrato dalle cretinate di Salvini e dei suoi Borghi anti-europei e dalla presenza di una Meloni di cui tanti non si fidano.

LA CORREZIONE CENTRISTA

Collocandosi in questa area Renzi potrebbe diventare il dominus dello schieramento di destra fornendogli, con Forza Italia, il crisma della correzione centrista. Del resto le politiche di Renzi non hanno grandi conflitti con quelle della destra a parte l’immigrazione che resta un tema divisivo solo perché Salvini quando ne parla è già sovreccitato di suo. Detto in altre parole. Renzi a sinistra non sa chi è, a destra sa chi è o almeno crede di saperlo.

LE MOSSE DI ZINGARETTI

Nicola Zingaretti, al netto dei suoi consiglieri romani, può fare alcune cose. Può essere il leader della forza di governo che tiene in piedi a certe condizioni di contenuto. Oggi, per esempio, impedendo l’applicazione della riforma Bonafede e abolendo la legislazione securitaria. Lo stesso Zingaretti però deve avere una politica verso Renzi. Non si tratta di diplomatizzare i rapporti. Renzi è un maleducato e merita tutti i vaffa che ci sono in giro. Tuttavia sospingerlo o aiutarlo a sospingersi verso destra è un errore capitale. L’avvenire della sinistra sta nel fatto di cercare di radunare quante più forze è possibile. Poi accadrà che alcune di esse si sottrarranno all’incontro e andranno dall’altra parte, ma dovrà essere chiaro che l’hanno scelto loro. «Che fai mi cacci?», la frase di Gianfranco Fini che Renzi adopera contro Giuseppe Conte deve apparire per quello che è, cioè ridicola.  È tempo, quindi, che i dirigenti del Pd – ma qualcuno più nuovo e meno compromesso con pasticci romani precedenti non c’è? – si avvino sulla strada della politica perché i muscoli non servono, soprattutto quando non ci sono.

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L’opa di Salvini sulle candidature del centrodestra

Agli stati generali la Lega mette a punto la strategia per le prossime Regionali e comunali. L'obiettivo è dare le carte senza irritare la Meloni. Ma sui nomi c'è ancora prudenza.

Nell’incontro ‘romano’ ribattezzato ‘gli Stati generali’ della Lega per oltre tre ore è stata messa a punto la strategia per i prossimi appuntamenti elettorali. “Ci stiamo preparando a vincere in primavera – dice Matteo Salvini – le elezioni regionali e le comunali. L’anno prossimo, voteranno tante città – Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna – vogliamo arrivarci pronti allargando i confini del centrodestra e coinvolgendo gente nuova, fresca con idee giovani e concrete”.

Una vera ‘Opa’ leghista sulle prossime candidature del centrodestra. Poi, alla domanda se esistano già dei nomi, Salvini frena, evitando almeno per ora altri attriti con la leader di Fratelli d’Italia – e romana doc – Giorgia Meloni: «Non parlo di nomi ma di idee: alle regionali come alle comunali dobbiamo scegliere la squadra migliore». Inevitabile la replica di FdI. Giorgia Meloni da Milano ribadisce che “Raffaele Fitto in Puglia è una candidatura estremamente autorevole. Così è stato pattuito e mi aspetto che tutti rispettino i patti”. Ironico il commento di Ignazio La Russa: “Salvini quando chiede i candidati migliori ha ragione: faremo come dice lui dalla prossima volta. Chiudiamo questa tornata cominciata con Emilia Romagna e Umbria in cui si è scelto il metodo dei candidati di partito. Dalla prossima si può fare per Lombardia, Veneto, Sicilia. Poi ci pensiamo”.

Il leader del Carroccio intanto va avanti tutta sul progetto di Lega nazionale. Prima annuncia l’apertura di una nuova sede nel centro storico della Capitale, poi torna a mettere al centro delle sue priorità la futura conquista del Campidoglio. Da mesi il segretario federale attacca senza tregua l’amministrazione di Virginia Raggi, denunciando con cadenza pressoché quotidiana le sue criticità, dalla sicurezza ai trasporti, dall’edilizia popolare alla gestione dei rifiuti. Oggi l’ennesimo passo verso la conquista di Roma, scegliendo il roof garden del Palazzo delle Esposizioni per una riunione con oltre 200 amministratori regionali leghisti.

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I numeri che smentiscono la propaganda anti aborto di Salvini

Il leader della Lega apre una campagna incivile contro le interruzioni di gravidanza ripetute. Ma i casi in Italia sono in costante diminuzione. L'unico motivo per fare dell'allarmismo è la ricerca di nuovi temi divisivi.

Alla ricerca di nuovi temi divisivi per rilanciare la Lega, Matteo Salvini ha dato il via a una campagna contro gli aborti ripetuti di donne straniere in pronti soccorsi usati come «bancomat sanitari».

«Abbiamo avuto segnalazione che alcune donne, né di Roma né di Milano, si sono presentate per la sesta volta al pronto soccorso di Milano per l’interruzione di gravidanza. Non è compito mio né dello Stato dare lezioni di morale, è giusto che sia la donna a scegliere per sé e per la sua vita, ma non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile», ha detto domenica dal palco dell’incontro su Roma capitale. «Qualcuno ha preso il pronto soccorso come il bancomat sanitario per farsi gli affari suoi senza pagare una lira», ha aggiunto concludendo: «La terza volta che ti presenti, paghi». Senza entrare nel merito di quanto incivili siano queste parole, che colpevolizzano le donne per scelte dolorosissime prese sul proprio corpo, e tralasciando il fatto che in Italia interrompere volontariamente una gravidanza in Pronto soccorso è impossibile, bisognerebbe chiedersi perché Salvini sceglie proprio ora di aprire questa polemica. I numeri sugli aborti in Italia, infatti, sono in costante diminuzione anche per quanto riguarda le interruzioni di gravidanza volontarie. E sono in calo anche per quanto riguarda le donne straniere. Il sospetto è che il leader della Lega cerchi nuove munizioni per la sua propaganda politica.

Gli aborti ripetuti in Italia sono in costante diminuzione dagli anni ’90, ben inferiori alle soglie attese e rappresentano il valore più basso registrato a livello internazionale. È quanto emerge dall’ultima relazione al parlamento sull’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), depositata nel 2019 dal ministero della Salute su dati del 2017, gli ultimi disponibili.

La percentuale di Ivg effettuate da donne con precedente esperienza abortiva è risultata pari al 25.7% (26.4% nel 2016). Le percentuali corrispondenti per cittadinanza nel 2017 sono 21.3% per le italiane e 36.0% per le straniere (erano 22.1% e 37.0% rispettivamente, nel 2016). La percentuale di aborti ripetuti riscontrata in Italia è più bassa rispetto a quella degli altri Paesi.

A livello regionale, nel 2017, la frequenza più alta di ivg ripetute per le italiane si è avuta nelle regioni del Sud con il 23,4%, mentre se si considerano italiane e straniere è maggiore al Nord in Liguria (32,8%), al Centro in Toscana (29,5%) e al Sud in Puglia (32,0%). Se si fa il confronto con altri Paesi, il valore italiano rimane il più basso a livello internazionale: in Inghilterra e Galles è del 39%, in Olanda del 35,2%, in Spagna del 37,6% mentre in Svezia e Stati Uniti del 43,7%. “L’evoluzione della percentuale di aborti ripetuti che si osserva in Italia – si legge nella relazione – è la più significativa dimostrazione della reale diminuzione nel tempo del rischio di gravidanze indesiderate e del conseguente ricorso all’Ivg”. Infatti, se tale rischio fosse rimasto costante, conclude, “avremmo avuto dopo 40 anni dalla legalizzazione una percentuale poco meno che doppia rispetto a quanto osservato. La spiegazione più plausibile è il maggiore e più efficace ricorso a metodi per la procreazione consapevole, alternativi all’aborto, secondo gli auspici della legge”.

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Cosa dice la memoria di Matteo Salvini sul caso Open Arms

L'ex ministro dell'Interno ha presentato una memoria difensiva alla Giunta per le immunità. Nei documenti evidenzia come l'indicazione del porto sicuro spettasse a Madrid o Malta: «Italia non aveva alcun obbligo».

Matteo Salvini ha presentato la sua memoria difensiva alla Giunta per le Immunità che dovrà esprimersi sull’autorizzazione a procedere per il caso Open Arms. L’indicazione del Pos, porto sicuro, spettava alla Spagna o a Malta (e non certo all’Italia), ha spiegato l’ex ministro dell’Interno. Il comandante della nave ha deliberatamente rifiutato il Pos indicato successivamente da Madrid, perdendo tempo prezioso al solo scopo di far sbarcare gli immigrati in Sicilia come già aveva fatto nel marzo 2018 ricavandone un processo per violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

SALVINI: «L’ITALIA NON AVEVA ALCUN OBBLIGO»

«L’Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms» avvenuti «al di fuori di aree di sua pertinenza», si legge ancora nel documento del leader della Lega. Lo dimostra lo scambio di corrispondenza tra La Valletta e Madrid nei primi giorni dell’agosto 2019. «È sicuramente lo Stato di bandiera della nave che ha provveduto al salvataggio», è l’osservazione di Salvini, «che deve indicare il Pos nei casi di operazioni effettuate in autonomia da navi Ong».

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Salvini parla perché non conosce il dolore di una donna che abortisce

Il leader della Lega ha detto che l'interruzione di gravidanza non può essere «la soluzione a uno stile di vita incivile». Offendendo chi decide di fare una scelta difficilissima. Che comporta effetti collaterali pesanti e ferite psicologiche. Uno schiaffo ai diritti per meri fini di propaganda. Da destra nessuna ha qualcosa da dirgli?

Di certo Matteo Salvini non ha mai ascoltato il racconto di un’interruzione di gravidanza. In Italia, da Nord a Sud, nel 2020 le donne vengono ancora umiliate per aver scelto di abortire. Trattate come numeri in coda al banco dei salumi al supermercato, senza la minima empatia mostrata dal personale sanitario che con arroganza dà loro qualche istruzione sommaria come a dire «l’hai voluto tu, ora arrangiati», spesso vengono sistemate a dividere la sala d’attesa con donne in gravidanza.

IN OSPEDALE SENZA SUPPORTO

Spesso vengono messe su un letto d’ospedale dopo aver assunto la Ru 486 (pillola che consente l’aborto farmacologico) senza essere informate di cosa succederà al loro corpo, senza essere preparate al dolore che proveranno, agli effetti collaterali devastanti che le aspettano. Per poi essere rimandate a casa con un calcio nel sedere, senza alcun tipo di supporto.

ABBIAMO UNA LEGGE DA 42 ANNI

E questo quando va bene. Quando non incontri gli obiettori di coscienza. Questa si chiama inciviltà. Inciviltà è colpevolizzare le donne per le scelte prese sul proprio corpo, inciviltà è giudicare le loro ragioni, inciviltà è permettere che un obiettore possa decidere della tua vita in un Paese in cui l’interruzione di gravidanza è regolamentata. La bistrattata legge 194 esiste da 42 anni (22 maggio 1978) e non dovrebbe essere più messa in discussione da nessuno, tanto meno da un rappresentante dello Stato.

PUÒ RESTARE UNA GROSSA FERITA PSICOLOGICA

Domenica 16 febbraio a Roma Salvini si è invece permesso di dire che abortire non può essere «la soluzione a uno stile di vita incivile». Le ragioni che spingono le donne a fare una scelta del genere sono svariate e indiscutibili, ma una cosa è certa: parlare di «stile di vita» è indecente e offensivo. Se Salvini avesse una vaga idea di quanto sia doloroso abortire, della ferita che può lasciare, soprattutto psicologicamente, non avrebbe mai osato pronunciare una frase del genere. Una delle prime cose che dovrebbe fare dopo scusarsi, azione che non ha fatto, è ascoltare qualcuno dei loro racconti.

LA FAVOLETTA SUL PRONTO SOCCORSO «BANCOMAT SANITARIO»

«Abbiamo avuto segnalazione che alcune donne, né di Roma né di Milano, si sono presentate per la sesta volta al pronto soccorso di Milano per l’interruzione di gravidanza. Non è compito mio né dello Stato dare lezioni di morale, è giusto che sia la donna a scegliere per sé e per la sua vita, ma non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile», ha detto dal palco dell’incontro su Roma capitale, aggiungendo che «qualcuno ha preso il pronto soccorso come il bancomat sanitario per farsi gli affari suoi senza pagare una lira». Per poi concludere: «La terza volta che ti presenti, paghi la ricetta».

SALVINI DIMOSTRA DI NON CONOSCERE NULLA DELL’ITER

Innanzitutto è assurdo che un ex vicepremier faccia propaganda sui diritti delle donne ignorando che in Italia interrompere volontariamente una gravidanza in Pronto soccorso è impossibile. L’iter non è immediato come presentarsi alla cassa di un supermercato: dopo una visita ginecologica e il rilascio del certificato di gravidanza è necessario un colloquio con un medico (la legge 194 impone che dopo una visita medica presso un pubblico ufficiale si debba attendere sette giorni prima di effettuare l’interruzione). Inoltre, chi ci assicura che quando Salvini parla di «sei interruzioni di gravidanza» riferendosi alle donne immigrate non si sia inventato un numero per fare propaganda sulla pelle delle straniere cercando il sostegno della fetta più bigotta e razzista della società? Certificati non ne ha mostrati.

LE DONNE DI DESTRA DOVE SONO?

Da Laura Boldrini che ha parlato di strumentalizzazione delle donne a Nicola Zingaretti che ha chiesto di non toccare i loro diritti né la sanità italiana, le reazioni politiche a sinistra sono state dure. Beatrice Brignone di Possibile ha ricordato che i problemi sono altri: consultori depotenziati, obiettori in aumento, mancanza di politiche per le famiglie. Per Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, «pur di alimentare l’odio verso le immigrate e di presentarsi come il difensore degli italiani Salvini non ha pudore a raccontare bugie, alterare la realtà e piegarla come più gli comoda». Attendiamo l’indignazione delle donne (e gli uomini) di destra. Perché la libertà di prendere decisioni sul proprio corpo dovrebbe riguardare anche loro.

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Cosa c’è dietro la giravolta “moderata” di Salvini contro Meloni

Fratelli d'Italia cresce nei sondaggi. Così la Lega prova a reinventarsi "destra non radicale". Per costruire un'alleanza centrista che accrediti il Carroccio anche a livello internazionale. Cercando il dialogo persino con Renzi. Ma l'orizzonte di voto è rimandato almeno al 2021.

Un selfie non è bastato a siglare la tregua. La foto pubblicata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni non ha infatti smorzato le polemiche tra i duellanti del centrodestra, Lega e Fratelli d’Italia.

SCINTILLE FRUTTO DELLA COMPETIZIONE CHE CRESCE

Anzi, come spesso accade, i selfie trasudanti armonia sono un termometro delle tensioni in aumento e servono alla propaganda per provare a celarle. Le scintille sono il frutto della competizione, seppure negata in pubblico dall’ex ministro dell’Interno, tra i due partiti.

FDI SALE, LA LEGA CALA: INSOFFERENZA IN VIA BELLERIO

La crescita nei sondaggi di Fdi e il trend di frenata (e qualche volta di calo) della Lega aumentano l’insofferenza dei vertici di via Bellerio, che per questo motivo hanno iniziato a studiare scenari diversi per il futuro con un orizzonte di voto alle Politiche almeno per il 2021. L’obiettivo? Un centrodestra cucito a misura di Salvini, con una costellazione di forze centriste e moderate a fare da pretoriani, anche per accreditare il (fu) Carroccio presso le cancellerie europee.

Alla faccia di chi vuol farci litigare

Posted by Giorgia Meloni on Monday, February 10, 2020

NUOVA STRATEGIA GIÀ DALLE REGIONALI 2020

E non escludendo a priori neppure il dialogo con Italia viva di Matteo Renzi per mettere all’angolo della destra il partito guidato da Meloni. Una strategia destinata a partire fin dalle Regionali: dopo la sconfitta in Emilia-Romagna, le elezioni della primavera 2020 hanno acquisito ancora maggiore importanza per Salvini. Soprattutto nelle regioni del Sud: in Campania e in Puglia la Lega non vuole limitarsi a un ruolo ancillare.

LA LINEA DI GIORGETTI: BASTA CON TENTAZIONI DI ITALEXIT

È già stata messa a punto la macchina della propaganda leghista tutta orientata al riposizionamento “moderato” del partito, sotto la regia attenta di Giancarlo Giorgetti. L’incontro con la stampa estera ha rappresentato alla perfezione l’obiettivo di rinnovare l’immagine davanti alle diplomazie mondiali: una forza affidabile, non più anti-sistema. Giorgetti ha così piantato un paletto: basta tentazioni di Italexit. La Lega è per restare nell’Unione europea. «Se dico che non usciamo, non usciamo. Punto», ha sentenziato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, in un’intervista al Corriere, con buona pace dei parlamentari no euro Claudio Borghi e Alberto Bagnai.

Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini.

Non ambisco a rappresentare la destra radicale

Matteo Salvini

Una frase che sembra fare il paio con il «non ambisco a rappresentare la destra radicale», pronunciata da Salvini e che ha fatto sobbalzare dalla sedia i vertici di Fdi, che hanno replicato con una buona dose di irritazione.

TRA MATTEO E GIORGIA NON SOLO DIVISIONI PERSONALI

La Lega è al lavoro, in silenzio, per svincolarsi dagli eredi di Alleanza nazionale: una presenza troppo ingombrante, perché Giorgia Meloni non è certo un alleato tenero; sa occupare la scena mediatica, talvolta rubandola proprio a Salvini. Ma non è solo una questione personale: ci sono dei dossier su cui l’intesa sarebbe difficile anche solo da immaginare. Basti pensare all’autonomia, tema finito sotto traccia ma che resta fondamentale per i governatori leghisti del Nord, Attilio Fontana (Lombardia) e Luca Zaia (Veneto).

Matteo Salvini e Giorgia Meloni. (Ansa)

ALLA RICERCA DELLA STAMPELLA DI FORZA ITALIA

Al confronto i tavoli con il Movimento 5 stelle e l’allora ministra per il Sud, Barbara Lezzi, sarebbero ricordati come una passeggiata di salute. Perciò è meglio progettare un centrodestra con la Lega a fare da traino, appoggiata sulle stampelle dei moderati di Forza Italia o di quel che diventerà nei prossimi mesi visto lo sfarinamento in atto tra gli azzurri.

FIGURA CHIAVE TOTI, PIÙ CHE CARFAGNA

Anche per questa ragione Salvini continua a tenere in grande considerazione il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, fondatore del piccolo partito Cambiamo. L’auspicio è che sia lui, più che Mara Carfagna, a raccogliere l’eredità di quell’area. Del resto Toti è stato sin dal principio il più leghista dei forzisti, molto prima dell’addio al partito di Silvio Berlusconi.

Giovanni Toti e Mara Carfagna.

E RENZI SI STA DIMOSTRANDO IL MIGLIOR ALLEATO…

Tra i corridoi dei Palazzi si muove altro, con risvolti tutti da verificare. La Lega continua a studiare con interesse le mosse dell’altro Matteo, quel Renzi che si sta rivelando il miglior alleato del centrodestra nell’azione di logoramento del governo Conte 2. Nessuno ufficialmente è talmente spregiudicato da fare aperture all’ex presidente del Consiglio, nella consapevolezza che in questa fase sarebbe puro autolesionismo. Perciò viene stroncata sul nascere qualsiasi ipotesi di governo con Lega e Italia viva in questa legislatura, fosse anche un esecutivo istituzionale.

salvini renzi accordo retroscena
Matteo Salvini e Matteo Renzi.

CONVERGENZE SU PRESCRIZIONE ED ECONOMIA

Il rapporto di simpatia personale tra Salvini e Renzi è comunque un fatto assodato. In pubblico si beccano in un gioco delle parti funzionali a entrambi per legittimarsi come avversari. Ma già nelle votazioni in parlamento sulla prescrizione si sono verificate convergenze. E in materia di fisco ed economia la distanza tra i “due Mattei” non è affatto siderale.

MA SE SI VOTASSE SUBITO TUTTA LA STRATEGIA CROLLEREBBE

La strategia leghista è in ogni caso legata al fattore temporale. Un centrodestra a guida Salvini e libero da Meloni è ipotizzabile solo con un orizzonte di voto alle Politiche quantomeno nel 2021, per cercare di sgonfiare il consenso di Fratelli d’Italia. Tuttavia, in caso di un definitivo sfaldamento del Conte 2 e un eventuale ritorno al voto, non ci sarebbe scelta: la Lega dovrebbe fare i conti con la realtà dei voti e accettare l’alleanza con Fratelli d’Italia, quel partito che dallo stesso Salvini è stato relegato a rappresentare la «destra radicale».

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Salvini torna a parlare di uscita dell’Italia dall’Ue

In un live su Facebook, il leader leghista minaccia: «O si cambia, o facciamo come gli inglesi». Ma due giorni prima aveva rassicurato la stampa estera: «Non vogliamo uscire dall'Unione».

«O l’Europa cambia o non ha più senso di esistere». Sarà l’onda lunga della Brexit, ma Matteo Salvini ha cambiato di nuovo idea sull’Ue. In un live su Facebook, il leader leghista è tornato ad attaccare le istituzioni europee, con cui sembrava aver siglato una tregua almeno parziale nel periodo in cui era stato ministro, dopo anni di campagna elettorale condotta all’insegno dell’euroscetticismo, con tanto di minacce di tornare alla lira. «O si sta dentro cambiando le regole di questa Europa oppure, come mi ha detto un pescatore di Bagnara Calabra, ragazzi, facciamo gli inglesi. O le regole cambiano o è inutile stare in una gabbia dove ti impediscono di fare il pescatore, il medico e il ricercatore», ha detto Salvini.

LA CONFERENZA STAMPA EURO-FRIENDLY

Eppure, appena due giorni prima, Salvini aveva accolto la stampa estera a una conferenza il cui obiettivo era proprio quello di riposizionare il partito sui temi che riguardano l’Unione: «La nostra priorità non è uscire da qualcosa, ma la crescita economica» aveva detto il 13 febbraio. Concetto ribadito dall’ex sottosegretario Giancarlo Giorgetti in un intervista rilasciata il giorno dopo al Corriere della Sera. Due giorni sembrano essergli bastati per cambiare radicalmente idea e tornare a minacciare una Italexit.

IL PIEDE IN DUE STAFFE

La sensazione è che Salvini cerchi da una parte una credibilità istituzionale che la sua vicinanza alle forze sovraniste europee gli aveva fatto perdere, ma che al tempo stessa non voglia cedere davanti a un elettorato scontento, che finora è stato la chiave del suo successo. Due facce, insomma, una più istituzionale e ufficiale, l’altra da uomo del popolo. Strategia confermata anche da quanto, secondo quello che riporta il Corriere, avrebbero spiegato i suoi comunicatori: una linea che è quella annunciata davanti ai giornalisti stranieri con qualche potenziale deroga su casi specifici.

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Un grande e sontuoso vaffa a Renzi e Bonafede

Succeda quel che succeda, Zingaretti non si lasci impelagare nel governismo. Se necessario faccia saltare il banco indicando l'ex premier e il Guardasigilli come coloro che hanno fatto naufragare l'intesa. E poi vada al voto. Almeno contro la destra non sentiremo il vocio delle Bellanova e delle Boschi.

L’unica critica che ho fatto a Nicola Zingaretti è di essersi infilato nella trappola Bonafede. Poi ha cercato rimedio con i successivi “lodi” che ambivano a prender tempo prima che la mostruosità dell’abolizione della prescrizione entrasse in vigore.

Non è stato un piccolo errore, non è stata una piccola generosità aver cercato di rimediare. 

Matteo Renzi ha colto la palla al balzo per fare l’unica cosa che sa fare: sfasciare. Renzi appartiene, con Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e i colleghi giornalisti della sagrestia di destra, a quella genìa di garantisti a uso personale.

QUEL GARANTISMO TAKE AWAY

Come i lettori sanno c’è un fronte giustizialista che è l’ultimo retaggio di un secolo pre-moderno e c’è un’area garantista che è divisa in due parti, una, diciamo così, si ispira alla Costituzione, l’altra difende interessi personali. L’una critica i magistrati che abusano, l’altra attacca i magistrati che mettono becco sui loro affari o su quelli della famiglia. Renzi appartiene a questa genìa di garantisti take away. Per di più ha capito che il consolidarsi del governo Conte, che come vedremo con animo sereno alcune cose sta facendo soprattutto per merito di ministri come Roberto Gualtieri e Giuseppe Provenzano, sarebbe la sua fine e quindi sceglie la strada del ricatto.

Se il presidente Sergio Mattarella nega la possibilità che vi sia un altro governo con Conte o con un nuovo personaggio, per Renzi iniziano a suonare le campane a morto

Ora ha giocato la carta difficile: o va a sbattere o gli altri perdono. Può accadere che gli altri perdano e che lui vada a sbattere, contemporaneamente. Se il presidente Sergio Mattarella nega la possibilità che vi sia un altro governo con Conte o con un nuovo personaggio, per Renzi iniziano a suonare le campane a morto.

LE CONVERGENZE CON IL SALVINISMO

Renzi non ha un voto, le sue attempate girl molto meno di lui, l’opinione pubblica lo considera uno sbruffone, a sinistra lo detestano e a destra c’è tanta gente. L’unica carta che ha in mano è il “metodo Bellanova”, cioè voltare gabbana, che in questo caso non vuol dire cambiare partito dentro lo stesso campo ma cambiare campo. Personalmente sono convinto che il mondo di Renzi debba stare, e possa stare utilmente, in una area che continuiamo a chiamare centrosinistra.

La collocazione nel centrosinistra di Renzi è sempre stata virtuale. Renzi si è collocato nel renzismo come Salvini non si è collocato nel neo-fascismo ma nel salvinismo

Tuttavia appare chiaro che Renzi, anche per divincolarsi dall’assedio giudiziario, sta immaginando un salto di sistema politico, dove la destra, quella più aggressiva della storia d’Italia, si allea con il più spregiudicato e cinico esponente dell’ex centrosinistra. Non griderei al tradimento. La collocazione nel centrosinistra di Renzi è sempre stata virtuale. Renzi si è collocato nel renzismo come Salvini non si è collocato nel neo-fascismo ma nel salvinismo. Sono due fenomeni degradanti della crisi democratica che solo il riaffacciarsi di una destra sicura di sé e di una sinistra senza paure potranno estirpare.

ZINGARETTI NON SI FACCIA IMPELAGARE NEL GOVERNISMO

Oggi, come si dice, succeda quel che succeda. Zingaretti sta dando qualche sicurezza, pur fra alcuni errori, al Pd. Non si faccia impelagare nel “governismo”, chi lo vota e lo voterà vuole che tiri fuori i cosiddetti e, se è il caso, sia lui a far saltare il banco indicando in Alfonso Bonafede e Renzi i due personaggi che hanno fatto naufragare l’intesa. Poi si vada con serenità al voto. Sarà un voto difficile ma anche per Stefano Bonaccini era difficile. Dopo il voto avremo una destra che inizierà a farsi del male e un’area a lei contrapposta in cui non sentiremo il vocìo petulante di Renzi, Teresa Bellanova, Maria Elena Boschi.

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Matteo Salvini tenta di smarcarsi da Giorgia Meloni

Il centrodestra ha cominciato a scricchiolare. Nonostante le rassicurazioni a corredo del selfie sorridente di Matteo Salvini e Giorgia Meloni..

Il centrodestra ha cominciato a scricchiolare.

Nonostante le rassicurazioni a corredo del selfie sorridente di Matteo Salvini e Giorgia Meloni dalla foiba di Basovizza in occasione del Giorno del Ricordo.

Alla faccia di chi vuol farci litigare

Posted by Giorgia Meloni on Monday, February 10, 2020

MELONI AFFILA LE UNGHIE: I PATTI SI RISPETTANO

La leader di Fratelli d’Italia affila le unghie e riferendosi alle candidature per le prossime Regionali in Puglia e Campania ha messo in chiaro che i patti, tra alleati, si rispettano. Cercando di arginare il pressing leghista. «Se Salvini pretende di indicare i candidati di Fratelli d’Italia e di Forza Italia mette a rischio l’unità del centrodestra», aveva attaccato il capogruppo FdI alla Camera, Francesco Lollobrigida. «Il centrodestra si deve rinnovare e bisogna guardare al futuro», ha puntualizzato Nicola Molteni, chiedendo «candidati nuovi, freschi e vincenti».

SALVINI: LA LEGA NON È DESTRA RADICALE

In risposta, Matteo Salvini si è in qualche modo smarcato da Meloni, in crescita nei sondaggi. «Non essendo destra radicale non abbiamo competitor», ha detto il segretario della Lega davanti alla stampa estera. «Noi siamo un partito che parla a tutti. Più crescono i movimenti alla nostra destra, ma non solo, meglio è. Non basta il nostro 30%. Non deve crescere solo Giorgia Meloni, ma Berlusconi, Toti. Se qualcuno cresce e noi restiamo al 30% meglio per tutti». Nel pomeriggio la risposta del partito di Meloni. «È una forzatura sostenere che Fratelli d’Italia rappresenti solo la destra radicale», hanno fatto sapere da FdI. «In Europa FdI ha la co-presidenza dei conservatori e ha rapporti con i repubblicani americani. Due realtà politiche molto diverse da quell’estrema destra che per molti ambienti europei è invece rappresentata dal partito della Le Pen e da AfD in Germania, che fanno parte dello stesso gruppo della Lega».

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Cosa succede dopo l’autorizzazione a procedere contro Salvini

Le carte del caso Gregoretti tornano al procuratore di Catania Zuccaro, che aveva già chiesto l'archiviazione. Ma ora l'imputazione potrebbe essere "coatta". La decisione finale nelle mani del gip.

L’aula del Senato ha di fatto accolto la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il caso Gregoretti, bocciando l’ordine del giorno presentato da Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il documento chiedeva di dire ‘no’ al processo all’ex ministro dell’Interno e quindi di ribaltare il voto della Giunta delle immunità il 20 gennaio scorso. La Lega non ha partecipato al voto uscendo dall’Aula.

Ora che il Senato ha autorizzato, le carte tornano alla procura di Catania guidata da Carmelo Zuccaro. Per Salvini, Zuccaro aveva già chiesto al Tribunale dei ministri l’archiviazione spiegando che «l’attesa di tre giorni non può considerarsi una illegittima privazione della ‘liberta’», visto che le «limitazioni sono proseguite nell’hot spot di Pozzallo» e che «manca un obbligo per lo Stato di uno sbarco immediato». Tesi non condivisa dal Tribunale dei ministri che contestava a Salvini anche di avere «determinato consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale» dei migranti «costretti a rimanere in condizioni psicofisiche critiche sulla Gregoretti» e che aveva quindi deciso di chiedere al parlamento l’autorizzazione a procedere.

Come spiega il Corriere della Sera, «dopo il sì dell’aula di Palazzo Madama si dovrà stabilire se quella di Salvini sia un’imputazione “coatta” dunque i magistrati debbano obbligatoriamente sollecitare il rinvio a giudizio. O se invece potranno chiedere nuovamente l’archiviazione. In ogni caso non sarà il tribunale dei ministri a decidere ma il giudice per le indagini preliminari».

Probabilmente, spiegava sempre il Corsera, «la procura di Catania dovrebbe riproporre il capo d’imputazione formulato contro Salvini dal tribunale dei ministri e sottoporlo al giudice dell’udienza preliminare, che dovrà decidere sul rinvio a giudizio». Questa sembra per ora l’ipotesi più probabile. Il leader della Lega, in ogni caso rientra ora nell’iter di un tribunale ordinario, con i canonici tre gradi di giudizio.

In caso di condanna l’ex ministro dell’Interno rischia pene che vanno dai sei mesi ai 15 anni, a seconda dell’interpretazione che il Giudice darebbe in caso di condanna nell’eventuale processo, oltre che la decadenza da parlamentare e l’incandidabilità (che scattano solo in caso di condanne definitive) in base alla legge Severino.

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