Il vero nemico di Salvini è la Meloni, non Renzi

Mentre il leader di Italia viva è politicamente stracotto, la fondatrice di Fratelli d'Italia appare in grande forma e in forte recupero sul capo della Lega. Il voto di destra sta tornando a casa.

Non è da Matteo Renzi che deve guardarsi Matteo Salvini, ma da un altro personaggio assai vicino a lui che lo insidierà nei prossimi mesi. Non entro nel dibattito se a Porta a Porta abbia vinto l’ex presidente del Consiglio o l’ex ministro degli Interni. Ciascuno di voi si sarà fatta una sua idea. Io no.

So però che se guardo ai sondaggi e alle tendenze che mi sembra di intravvedere è Giorgia Meloni il vero nemico che Salvini ha di fronte a sé. L’ex ragazza di Garbatella, ormai cresciuta, un po’ “imparata”, meno guascona, sta elettoralmente macinando centimetro su centimetro. È come in una gara ciclistica dove l’uomo in fuga comincia a vedere dietro di se l’inseguitore, in questo caso l’inseguitrice, che distanzia di alcuni minuti ma lei ha già un altro passo.

IL VOTO DI DESTRA CON MELONI PUÒ TORNARE A CASA

La crescita della Meloni non deriva solo dallo sgonfiamento di Forza Italia. Né forse dal recupero del voto che Gianfranco Fini ha disperso. In parte credo stia iniziando il rientro a casa del voto di destra. C’è una destra profonda nel nostro Paese che è stata a lungo alla ricerca di una leadership e di una patria. Fini sembrava aver dato a questo mondo una possibilità. Poi l’ha buttata via. A quel punto la mossa di Salvini si è rivelata geniale.

Fino a che Salvini appariva il cavallo vincente, la povera Meloni ha dovuto fare anticamera

L’uomo del moijto ha abbandonato la Lega tradizionale e ha cercato di diventare il capo della destra. L’ha fatto alla sua maniera. Con proclami, scelte patriottiche inattendibili, proclami anti-Stato che alla destra storica piacevano poco, tuttavia questo mondo lo ha adottato. Non aveva di meglio. Più semplicemente non aveva altro.

Da sinistra, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi.

Giorgia Meloni sembrava, è sembrata anche a me, una giovane politica che cercava di racimolare voti di nostalgia, non tanto del fascismo, quanto dei valori della destra post-fascista. Fino a che Salvini appariva il cavallo vincente, la povera Meloni ha dovuto fare anticamera e l’ha fatta dignitosamente con una “tigna”, direbbero a Roma con una espressione che lei conosce bene, encomiabile.

LA SINISTRA DOVRÀ SCEGLIERE TRA UN LEADER MODERATO E UNO IDENTITARIO

Ora tutto sta cambiando. Salvini va su e giù nei sondaggi, vince o perde con Renzi ma è stracotto. Meloni appare invece in grande forma. Lo dico col dispiacere di un avversario tenace. Nasce da qui la mia convinzione che se la fondatrice di Fratelli d’Italia riuscirà a spogliarsi dall’immagine della urlatrice di destra (una Daniela Santanché romanizzata), verso di lei si dirigerà tutto il voto di destra che lascerà Silvio Berlusconi e che smetterà di investire su Salvini.

Avremo a destra due partiti alleati ma in forte competizione

A quel punto il gioco si farà divertente. Avremo a destra due partiti alleati ma in forte competizione, e solo uno dei due avrà come leader una personalità non ancora segnata dalla sconfitta. La sinistra che potrà fare a questo punto? Tifare per l’uno o per l’altra è tempo perso. Dovrà decidere se affidarsi al leader moderato che si affaccerà, si tratti di Giuseppe Conte, di Renzi o di Urbano Cairo, o se proverà a tirare fuori dalla propria storia il proprio futuro. Sono pessimista.

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Tutte le frecciate che si sono lanciati Renzi e Salvini a Porta a porta

Il leader di Italia viva al leghista: «Fa una politica di spot da 27 anni e non ha portato a casa nulla». La risposta: «È un genio incompreso, gli italiani non se ne sono accorti». Il meglio del duello tivù.

Era una sfida attesa. Matteo Renzi contro Matteo Salvini. Un duello tivù fra i due leader politici che hanno maturato l’ossessione dell’altro. A Porta a porta è andato in onda lo scontro tra “perdenti di lusso”. E non sono mancare le frecciate al veleno.

Renzi, dando del lei a Salvini, ha detto: «Sono 27 anni che fa politica, non ha portato a casa nulla, Salvini. Solo spot. La sua è la politica degli spot».

Salvini ha risposto: «Renzi è un genio incompreso, ha fatto di tutto di buono ma gli italiani non se ne sono accorti».

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La sfida tivù tra i perdenti Renzi-Salvini è una lezione sulla potenza dell’Ego

I Matteo si scontrano da Vespa. Come una lotta personale nel Colosseo. Due inconsapevoli masochisti che si sono fatti male da soli. Tra referendum 2016 e ricerca dei pieni poteri. Un monito anche per noi.

Fosse con noi la buonanima di Fantozzi, è probabile che si preparerebbe allo spettacoloallestendo la mitica triade “frittatona di cipolle, birra e rutto libero”. Al baraccone della politica luna park nella tarda serata di martedì 15 ottobre va infatti in scena (Porta a Porta, RaiUno, ore 22.50) lo scontro tra colossi Matteo RenziMatteo Salvini.

VESPA PRONTO AD AIZZARE L’AGGRESSIVITÀ DI ENTRAMBI

«Niente regole d’ingaggio», si precisa nell’annuncio, il che vuol dire che tutto è permesso, anche morsi e colpi bassi, mentre si può supporre che Bruno Vespa, anziché fare da arbitro per contenere l’esuberanza dialettica dei duellanti, ne aizzerà invece l’aggressività, come lo show mediatico giustamente richiede.

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Matteo Renzi, di Italia viva, e dietro una foto del leghista Matteo Salvini con un rosario in mano. (Ansa)

LA POLITICA CHE SI RIDUCE A LOTTA PERSONALE

Lo scontro tra Renzi e Salvini sta alla politica attuale come quello leggendario tra Orazi e Curiazi sta alla lotta tra Roma e Albalonga nell’antichità più remota: anziché far combattere interi eserciti, spargendo inutile sangue, si scelse una rappresentanza di entrambe le parti per risolvere il conflitto tra le due città. Stavolta ciascun Matteo rappresenterà una parte di popolo, con visioni opposte su tanti temi ma la stessa idea che la politica si possa ridurre alla lotta personale tra due uomini, che si batteranno come Ursus e Maciste nel Colosseo.

RIVENDICAZIONI, ACCUSE E DISCORSI FURBETTI

Niente partiti, niente mediazioni, solo media, attori protagonisti e spettacolo, voce dell’uno che ribatterà alle parole dell’altro, in un crescendo (ci aspettiamo) di rivendicazioni, accuse, forse anche insulti, e discorsi furbetti rivolti alla platea televisiva, in un bagno di vera Propaganda Live, titolo della trasmissione de La7, che appare ora quanto mai profetico.

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Salvini sorridente durante un incontro con i giornlisti successivo all’annuncio delle dimissioni di Renzi nel dicembre del 2016. (Ansa)

DUE MASOCHISTI A LORO INSAPUTA

Assisteremo, dunque, alla lotta tra due gladiatori che invece di mangiare la polvere dell’arena divoreranno 75 minuti di ribalta mediatica, con tutti i social a commentare, tifare, esaltare o sbeffeggiare i contendenti. Comunque vada, è già un successo, un format: il duello televisivo non tra due campioni vincenti della politica, bensì tra due perdenti che si sono fatti del male da soli (uno col referendum del 2016 e l’altro con la ricerca dei «pieni poteri»), due masochisti, in fondo, che non sanno di esserlo. Per tutti noi che li seguiremo, una lezione sulla potenza dell’Ego, capace di esaltare e obnubilare le menti, combattendo per se stesso, senza arrendersi mai.

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A Porta a Porta lo scontro senza regole tra Renzi e Salvini

Il leader leghista e quello di Italia viva si affrontano nello studio di Bruno Vespa in un duello senza esclusione di colpi. Partendo dalle manifestazioni del week-end per arrivare al nemico comune Conte. Le cose da sapere.

Lo studio di Porta a Porta, 75 minuti di tempo e un duello senza esclusione di colpi: sono questi gli ingredienti dello scontro tra i due Matteo, Renzi e Salvini, che alle 18 si chiuderanno nel salotto di Bruno Vespa per registrare la puntata del talk show di RaiUno, in onda alle 22.50 del 15 ottobre.

UN CONFRONTO A BRIGLIA SCIOLTA

Una sfida senza regole, all’italiana, dove i minuti a disposizione non saranno scanditi dalla logica del diritto di replica, della claque o del cronometro. E l’unica cosa a fare la differenza sarà l’arte oratoria dei due contendenti, già in campagna elettorale per conquistare il voto degli italiani. Lo spunto al dibattito lo daranno gli appuntamenti del fine settimana che vedranno impegnati i due leader. Se ad attendere Renzi nel weekend c’è la kermesse della Leopolda – in cui il leader di Italia viva presenterà il simbolo ufficiale del nuovo partito, Salvini sarà, invece impegnato ad affilare i coltelli per il ritrovo di sabato 19 ottobre a Roma, dove il capo leghista, al grido di ‘orgoglio italiano’, intende guidare una manifestazione contro i nuovi colori dell’esecutivo Conte Bis.

LEGGI ANCHE: Renzi è l’imitazione analcolica di Salvini

UN NEMICO COMUNE PER RENZI E SALVINI

E anche se i due ci tengono a ribadire le loro differenze, è sempre più evidente che nel mirino di entrambi c’è almeno un obiettivo comune, che risponde al nome del premier Giuseppe Conte. Salvini, che i sondaggi danno al 33,2%, ha attaccato il premier criticando la firma della nota di aggiornamento al Def, secondo lui un tradimento del popolo italiano. Renzi (per ora al 5,3% secondo la rivelazione di Swg) ha tutto l’interesse a sedurre l’elettorato che ha il presidente del Consiglio come punto di riferimento, conscio com’è che in quello stesso bacino si nascondono voti utili a rimpolpare la sua neonata creatura politica.

QUEL PRIMO CONFRONTO NEL 2009

A lanciare la sfida, negli stessi studi di Porta a porta era stato proprio l’ex segretario Pd. Vespa non aveva perso tempo e aveva scritto un messaggio su WhatsApp a Salvini, che aveva risposto dicendosi pronto ad accettare l’appuntamento. Non è la prima volta che i due sono protagonisti dello stesso salotto televisivo. Correva l’anno 2009 quando furono ricevuti negli studi di Omnibus, su La7. Un’occasione in cui i due leader cercavano di costruirsi una credibilità politica, per imporsi come leader degli opposti schieramenti. All’epoca Renzi (chiamato ripetutamente Nardi per errore) era presidente della provincia di Firenze, mentre Salvini avrebbe dovuto attendere ancora tre anni prima di diventare il segretario della Lega.

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I sondaggi politici del 10 ottobre 2019

Il Carroccio ha il 32,7% dei consensi, seguito dal Pd (19,2%I e M5s (18,7%). Leader con maggior fiducia è il capo del leghisti, a seguire il premier Conte.

Se si votasse in questo momento la Lega sarebbe il primo partito con il 32,7%, seguono il Pd al 19,2% e il M5s al 18,7%. Il partito di Giorgia Meloni, Fratelli D’Italia si attesta al 7,8%, seguita da Forza Italia con il 7,0%. Italia Viva di Matteo Renzi è al 4,5%, Più Europa al 2,0%, La Sinistra 1,7%. Sono i dati che emergono da un sondaggio Emg Acqua effettuato per la trasmissione Agorà su Rai3.

MATTEO SALVINI IL LEADER DI PARTITO CHE HA MAGGIOR FIDUCIA

Sempre secondo il sondaggio è Matteo Salvini il leader che riscuote maggiore fiducia in Italia con il 40% dei consensi. Segue Giuseppe Conte al 36%, Giorgia Meloni al 29% e Luigi Di Maio al 25%. Nicola Zingaretti al quinto posto, 23%. Silvio Berlusconi al 17%. Matteo Renzi col 15%, come Carlo Calenda, infine Giovanni Toti al 12%.

IL M5S «È PEGGIORATO» PER LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI

Il Movimento 5 stelle compie 10 anni e sempre secondo un sondaggio Emg Acqua, per il 54% degli intervistati totali è “peggiorato” rispetto alle origini. Il M5s invece è “migliorato” per il 15%. Tra i soli elettori del Movimento, invece, il 41% degli intervistati pensa sia “migliorato”, il 47% “peggiorato”. Il 51% degli intervistati ha “poca” fiducia nel governo o “per nulla”. Per il 26% degli intervistati la fiducia è “molta” o “abbastanza”.

Nota Metodologica: Autore: Emg Acqua Committente/Acquirente: RAI PER AGORA’ Criteri seguiti per la formazione del campione: Campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni Metodo di raccolta delle informazioni: Rilevazione telematica su panel Numero delle persone interpellate, universo di riferimento, intervallo fiduciario: Universo: popolazione italiana maggiorenne; campione: 1.624 casi; intervallo fiduciario delle stime: 2,3%; totale contatti: 2.000 (tasso di risposta: 81%); rifiuti/sostituzioni: 376 (tasso di rifiuti: 19%). Periodo in cui è stato realizzato il sondaggio: 09 ottobre 2019. Per info completa: www.sondaggipoliticoelettorali.it

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Il parlamento sarà un Far West, Zingaretti faccia Tex

Il leader del Pd pare l'unico capo di partito ad avere il senso dello Stato. Ora alzi il tiro ed emerga come leader.

L’effetto principale della riduzione del numero dei parlamentari è di aver allontanato l’ipotesi delle elezioni anticipate. Forse di aver garantito a questa legislatura di durare fino alla scadenza. Potrebbe essere una buona notizia. C’è però una probabilità, che io considero una certezza, che l’assenza del ricatto elettorale trasformi il parlamento in un Far West in cui si scontrano bande diverse, si creano e si sfasciano alleanze, dilagano i cacciatori di taglie ma soprattutto di teste, in cui sarà difficile distinguere fra guardie e ladri e fra ranger e indiani.

DA RENZI A SALVINI, I LEADER DI PARTITO GODONO DEL CAOS

I più pronti a utilizzare questa opportunità di far quello che gli pare senza rischiare il giudizio elettorale sono i leader più spregiudicati. Per fare solo due nomi: Matteo Salvini si lamenta di non poter contare i voti in più che pensava di aver messo in bisaccia ma evita anche di rivelare al suo mondo quanto ha perso per qualche bicchierino in più. Al tempo stesso può prendere tempo, qualche anno circa, per assistere al definitivo tramonto delle ambizioni senili di Silvio Berlusconi e per cercare di frenare la resistibile ascesa della Giorgia Meloni. E poi può fare casino, la cosa per la quale ha un naturale talento.

Matteo Renzi e, sullo sfondo, Matteo Salvini.

Anche per Matteo Renzi è una pacchia la legislatura blindata. Nessuno sa quanto vale il suo partito. Probabilmente molto poco, ma avendo di fronte a sé molto tempo per tenere sulla corda il governo, e per difendersi dai magistrati, può immaginare di tornare ad essere il dominus della politica. Poi ci sono alcune decine, e forse centinaia, di parlamentari, soprattutto fra quelli che girano per le stanze di Camera e Senato guardandole già con l’occhio di chi ne starà lontano, che romperanno ogni disciplina e saranno disponibili per qualunque operazione. Una pacchia per chi pensa di tenere sulla corda questo governo, per chi pensa di poter diventare premier, per chi prepara le truppe per farsi eleggere al Quirinale o per far eleggere uno di famiglia.

LE RIFORME ISTITUZIONALI POSSONO DISTRUGGERE LA POLITICA

Le famose riforme istituzionali, su cui da decenni ci logoriamo, anche quando sono sicuramente utili – la riduzione dei parlamentari lo è, la fine del bicameralismo con Camera e Senato l’uno specchio dell’altro anche – stanno producendo la finale distruzione della politica. Si deve quindi partire da qui per dividere i buoni dai cattivi, per stare con i rangers e non con i banditi. Serve una classe politica che sia come Tex nel suo West, coraggioso, onesto, lineare, amichevole verso le minoranze. Oggi Tex non c’è. Non lo sono Renzi e Salvini, non lo è la Meloni, l’Italia si è persa dolorosamenti Giovanni Toti scomparso a Genova, non ce ne n’è uno gauchiste, Carlo Calenda sta studiando i piani quinquennali della vecchia Urss dopo aver abbandonato il liberismo.

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

PER ZINGARETTI SI APRE UN’OPPORTUNITÀ UNICA

Resti solo tu, caro Nicola Zingaretti. La storia ti affida un compito e tu puoi accettarlo e prendere in mano le cose oppure consegnarti a una stagione di follia, prima vittima fra le vittime. Perché Zingaretti potrebbe essere Tex? Perché fa parte dei buoni (io sono anticonformista e tifo per i buoni), perché ha una bella faccia, perché sa come si amministra, perché è di sinistra ma senza esagerare. Gli servirebbe alzare il tiro, volare un po’ più in alto, solo un po’, distribuire qualche vaffanculo, circondarsi delle migliori teste di questo Paese, cioè fare una americanata come quando presidenti Usa non geniali avevano sempre la carta segreta di farsi accompagnarsi da uomini geniali. Io non sono un tifoso di Zingaretti. Alla mia età mi sono anche rotto le scatole di tifare per il Milan. Tuttavia faccio di necessità virtù e se mi guardo attorno vedo solo nel capo del Pd tracce di quel senso dello Stato che la classe politica tutta intera ha completamente smarrito.

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Quella tra Renzi e Conte è una guerra senza senso

Se fossero intelligenti dovrebbero garantire al governo qualche mese di vita operosa così da consegnare Salvini definitivamente ai peggiori pub di Varese e solo allora vedere chi di loro due è più forte.

È un Paese con grande senso dell’umorismo, o pieno di cinismo, quello che assiste alle annuali manifestazioni della destra sulla famiglia, celebrate da sfascia-famiglie titolati/e. Tutti legati a quella, alcuni addirittura con il crocefisso in mano e la patta dei pantaloni sempre aperta. Divertente, davvero divertente.

La destra, infatti, attraversa il suo momento di comicità. Matteo Salvini, visto in tivù, sembra ogni giorno più suonato. Dopo la trovata anti-Zuppi (evviva il nostro cardinale preferito!) sui tortellini al pollo, non riesce a inventarsi un’altra stupidata. Silvio Berlusconi è esattamente come nelle parodie di Maurizio Crozza. Giorgia Meloni è sempre più incazzata perché la sua “Bestia”, intendo il suo inner circle che la consiglia, le ha fatto notare che nel campo in cui lei milita si sta aprendo un varco gigantesco dopo il fallimento di Berlusconi, Fini e Salvini. Tuttavia la somma non fa il totale. Perchè se è vero che i sondaggi sono sempre pro-destra, l’andamento delle cose non va in quella direzione.

L’ELETTORATO COMINCIA A GUARDARE A UN LEADER CENTRISTA

Mi dispiace per i miei amici intellettuali di destra. È come se una forte domanda politica di destra si fosse improvvisamente ammosciata dopo le follie salviniane estive e molti elettori, fra cui l’ancor piccola pattuglia che ha già deciso di astenersi, comincino a guardarsi attorno per vedere se c’è qualche altra proposta nuova. Giuseppe Conte e Matteo Renzi in quella direzione guardano ma con un occhio sempre attento a ciò che può regalare l’ineffabile Luigi Di Maio. Prima o poi accadrà anche in questo Paese che una forza centrista o ultra moderata si prenderà il vessillo della vittoria.

Dalla destra non verrà alcun personaggio, le destre moderne non si moderano, si camuffano come Viktor Orban

L’area politica e la domanda politica ci sono. In questi anni sono mancate le figure di riferimento: Mariotto Segni, Pier Ferdinando Casini, persino Gianfranco Fini sono apparsi troppo pallidi e gli ultimi due troppo interessati agli amori più che alla politica. Dalla destra non verrà alcun personaggio, le destre moderne non si moderano, si camuffano come Viktor Orban, ma vengono sempre al naturale. Non è sbagliato immaginare, quindi, che una nuova proposta possa venire da chi ha militato o persino guidato il campo avverso.

RENZI E CONTE PRIMA DI FARSI LA GUERRA DOVREBBERO DISINNESCARE SALVINI

Qui le possibilità di due personaggi opposti e ormai frontalmente contrapposti, appunto Conte e Renzi. Il loro guaio è che hanno biografie voto-repellenti. Renzi è l’uomo più antipatico d’Italia, vetta che ha raggiunto solo per merito proprio e della propria family, tranne la cortese consorte. Conte appare come un voltagabbana, garbato, cerimonioso, ma molto voltagabbana. I due sono assai determinati. Renzi in modo più vistoso, Conte in modo ferocemente felpato. Tutti e due hanno l’attitudine alla cazzata imprevista. Pensate Conte che si è infilato come un dilettante in questa storia Usa-007 italiani.

Matteo Renzi ospite di Mezz’ora in più su RaiTre.

L’ideale per il Paese sarebbe se decidessero di farsi la guerra domani e non oggi. Voglio dire che se fossero intelligenti dovrebbero entrambi garantire al governo qualche mese di vita operosa così da consegnare Salvini definitivamente ai peggiori pub di Varese e solo allora vedere chi di loro due è più forte. Forse chiedo troppo. Il terzo incomodo potrebbe essere Nicola Zingaretti al quale non assegnerei per ora alcuna speranza di sfondamento elettorale.

Se Renzi la scaglia contro il Pd e il governo, Conte e Zingaretti gli devono fare male

È uomo da quarto posto in serie A e col tempo potrebbe puntare allo scudetto, ma ci vogliono una strategia e giocatori/trici di ben altro valore. La storia della Leopolda è tutta qui, almeno così la vede un antipatizzante come me. Se Renzi la scaglia contro il Pd e il governo, Conte e Zingaretti gli devono fare male. Se servirà ad accumulare forze per un partito di destra-sinistra, noi di sinistra non ci rammaricheremo. Senza Renzi abbiamo vissuto gli anni migliori della nostra vita, figuriamoci i prossimi.

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I sondaggi politici elettorali del 7 ottobre 2019

Carroccio in affanno a 32,3% ma sempre primo partito. Bene i dem, giù i grillini sotto il 19%. Sale ancora il partito di Renzi che si attesta al 5,6%.

Situazione poco mossa nei sondaggi del 7 ottobre per le principali forze politiche. Nella rilevazione settimanale di Swg per il Tg di La7 la Lega si conferma primo partito con il 32,3%, in leggero affanno dello 0,5% rispetto al 30 settembre.

Nella maggioranza recupera un po’ di terreno il Partito democratico che passa dal 19,4% al 20%. Male invece il M5s che passa dal 19,6% al 18,5%. Continua a crescere invece la nuova creatura di Matteo Renzi. Italia Viva prende un altro 0,7% supeando la quota del 5% e assestandosi al 5,6.

NEL CENTRODESTRA STABILE FORZA ITALIA

Nel centrodestra stabile al 5% Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia si conferma seconda forza al 7,1% con un meno 0,2 rispetto alla settimana prima. Qualche segnale anche negli altri partiti dell’opposizione. I Verdi crescono al 2,3% con un +0,3%. +Europa passa a 1,8% dall’1,6%. Male la lista di Sinistra che scende a 1,8%. Cambiamo, del presidente della Liguria Giovanni Toti, dall’1,7% è scivolato dello 1,6%.

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Sui migranti è nuovo scontro tra Di Maio e Salvini

Botta e risposta tra il leader della Lega e quello del M5s. «Con voi al governo sbarchi moltiplicati». La replica: «Fa solo propaganda. Con lui eravamo all'anno zero».

A lanciare il sasso ci ha pensato Matteo Salvini. A raccoglierlo e rispedirlo al mittente è stato invece Luigi Di Maio. Tutto è iniziato con un tweet beffardo dell’ex ministro dell’Interno. Un cinguettio in cui attaccava l’esecutivo giallorosso. «La grande differenza tra il governo con la Lega e il governo senza Lega è semplice: con la Lega gli sbarchi diminuivano e i grandi centri per migranti come Mineo, Cona e Bagnoli venivano chiusi», ha scritto sui social il leader del Carroccio. Che poi ha aggiunto: «Col governo del tradimento, invece, gli sbarchi si sono subito moltiplicati, le strutture di accoglienza sono tornate nel caos e il governo manda clandestini in giro per l’Italia».

Una stoccata non andata giù a Luigi Di Maio che l’ex alleato di governo lo conosce bene. Tanto nella politica quanto nelle metodologie comunicative. Da qui la replica del pentastellato che ha chiarito come l’attuale esecutivo stia «affrontando il tema dei migranti con il decreto sui rimpatri perché eravamo all’anno zero». Per poi partire al contrattacco: «Sul dislocamento dei migranti seguiamo semplicemente il suo metodo da ministro degli Interni. Nei 14 mesi di Governo ha ridistribuito i migranti che arrivavano in tutti i centri sul territorio nazionale. È bene che in questi casi si taccia invece che fare propaganda».

IL RILANCIO DI MATTEO SALVINI

Replica questa a cui non è tardata ad arrivare la controreplica del leader del Carroccio. «Con la Lega al governo gli sbarchi erano diminuiti del 70%, con il governo del Tradimento e delle Poltrone gli arrivi sono triplicati. Questi sono i fatti», ha detto Salvini commentando le affermazioni di Di Maio.

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Gli agenti uccisi e la polemica sulle parole di chef Rubio: «Non mi sento sicuro»

Il cuoco conduttore sulla tragedia di Trieste: «Inammissibile che un ladro riesca a disarmare un agente». E Salvini e Meloni lo insultano: «Non sei uno chef, sei stupido», «Miserabile!».

Polverone social su Chef Rubio. Commentando l’uccisione dei due agenti di polizia all’interno della questura di Trieste, il cuoco e conduttore tivù ha scritto: «Inammissibile che un ladro riesca a disarmare un agente». E poi ha aggiunto: «Le colpe di questa ennesima tragedia evitabile risiedono nei vertici di un sistema stantio, che manda a morire giovani impreparati fisicamente e psicologicamente: io non mi sento sicuro in mano vostra». Risultato: subito gli insulti da parte del leader della Lega Matteo Salvini e di Giorgia Meloni di Fratelli di Italia. Il primo ha reagito secco: «A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio. Non sei uno chef, sei uno stupido». La seconda ha ripostato le parole di Rubio con un commento e la scritta in maiuscolo bordata di nero «Miserabile!». Inutile dire che tanto la presa di posizione di Rubio, quanto le offese a seguire hanno sollevato il dibattito sui social network.

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