Il razzismo di Cellino con Balotelli e i precedenti nel calcio

Per il presidente del Brescia «Mario è nero, sta lavorando per schiarirsi». Poi parla di battuta fraintesa. Un po' come quelle di Passirani sulle banane a Lukaku, di Tavecchio e il famigerato Opti Pobà, di Lotito che parlò di «pelle normale» dei bianchi e poi ancora di Malagò, Sacchi, Eranio e pure Belloli sulle donne. Il vizietto discriminatorio degli uomini nel pallone.

Il 25 novembre era la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ma mentre si parlava di femminicidi qualcuno è riuscito a esibirsi in dichiarazioni razziste. Nel mondo del calcio, tanto per cambiare. Troppo difficile portare avanti più di una sensibilizzazione alla volta: probabilmente il presidente del Brescia Massimo Cellino non è dotato di questa abilità di multitasking. Così sì è fatto sfuggire un commento poco “tecnico”: «Cos’è successo a Mario Balotelli? Che è nero, cosa devo dire, che sta lavorando per schiarirsi, però c’ha molte difficoltà». Mario Balotelli sarebbe (è, in attesa di sviluppi dal mercato) un suo giocatore, il secondo più prezioso della rosa (valore 20 milioni, dietro solo a Sandro Tonali stando ai dati Transfermarkt). E per di più fresco bersaglio dei versi da scimmia che gli hanno riservato i tifosi delll’Hellas Verona il 3 novembre.

ENNESIMO TASSELLO NEL MOMENTO-NO DI SUPER MARIO

Ma Cellino non deve aver pensato a tutto questo e ha provato a motivare così l’attaccante dopo il periodo-no che oltre a questioni extra campo ha riguardato aspetti di gioco: prima la discussa sostituzione all’intervallo nella partita persa 4-0 in casa contro il Torino, poi la mancata convocazione in Nazionale – la qualificazione a Euro 2020 era già in tasca – nonostante il suggerimento del presidente della Figc, Gabriele Gravina, che voleva chiamare Super Mario come gesto simbolico anti-razzista. Infine, dopo la sosta del campionato, la cacciata dall’allenamento per scarso impegno e l’esclusione di Balo dalla trasferta di Roma.

IL RITORNELLO DELLA BATTUTA FRAINTESA

Dopo l’uscita di Cellino, il Brescia ha cercato di cancellare il guaio fatto: «Una battuta a titolo di paradosso, palesemente fraintesa, rilasciata nel tentativo di sdrammatizzare un’esposizione mediatica eccessiva e con l’intento di proteggere il giocatore stesso», è stato scritto in un comunicato. Ma ormai era tardi. E comunque Cellino si consoli: è solo l’ultimo di una lunga lista di esternazioni razziste che sono arrivate dai protagonisti del calcio italiano.

PASSIRANI E LE BANANE DA LANCIARE A LUKAKU

Luciano Passirani, ex dirigente di diversi club calcistici e opinionista nelle tivù locali, il 16 settembre 2019 parlando del centravanti dell’Inter Romelu Lukaku aveva detto: «Questo ti trascina la squadra. Questo nell’uno contro uno ti uccide, se gli vai contro cadi per terra. O c’hai 10 banane qui per mangiare che gliele dai, altrimenti…». Telelombardia ha deciso di non invitarlo più alle sue trasmissioni.

TAVECCHIO E IL FAMIGERATO OPTI POBÀ

Restando alla frutta, l’esternazione più famigerata è quella di Carlo Tavecchio del 2014: «L’Inghilterra individua i soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare. Noi, invece, diciamo che Opti Pobà (nome inventato, ndr) è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio». Concetto che non gli impedì di diventare presidente della Federazione italiana giuoco calcio.

LOTITO E I BIANCHI CON LA PELLE «NORMALE»

La Lazio un presidente vero e non inventato ce l’ha, si chiama Claudio Lotito e il 2 ottobre 2019 ha parlato di razzismo dicendo che «non sempre la vocazione “buuu” corrisponde effettivamente a un atto discriminatorio razzista» perché tra le vittime ci sono anche «persone di non colore, che avevano la pelle normale, bianca, e non di colore».

LE CALCIATRICI «LESBICHE» E «HANDICAPPATE»

Parentesi femminile, nel senso delle vittime delle offese. L’ex presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Felice Belloli, nel 2015 definì le giocatrici di calcio «queste quattro lesbiche», secondo quanto riportò il verbale di una riunione. Fu inibito per quattro mesi. Il già citato Tavecchio invece nel 2014, in un’intervista a Report, parlò così del movimento: «Finora si riteneva che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto al maschio sotto l’aspetto della resistenza, del tempo, dell’espressione atletica. Invece abbiamo riscontrato che sono molto simili».

MALAGÒ E I SIMULATORI PEGGIO DEI RAZZISTI

Tornando al razzismo, il 25 settembre 2019 il presidente del Coni Giovanni Malagò ha detto che «è sbagliato se qualcuno fa “buuu” a un giocatore di colore, ma è ancora più sbagliato quando uno che guadagna 3 milioni di euro si lascia cadere in area e magari è anche contento di prendere un calcio di rigore». Poi si è corretto: «Non dico che il comportamento di chi simula sia peggiore di chi fa cori razzisti, ma ogni attore protagonista deve fare la sua parte nel modo eticamente migliore». Compreso il presidente del Coni.

SACCHI E L’ORGOGLIO ITALIANO ANTI-STRANIERI

Arrigo Sacchi, ex commissario della Nazionale e storico allenatore del Milan, nel 2015 dichiarò: «Io mi vergogno di essere italiano. Per avere successo siamo disposti a vendere l’anima al diavolo. Non abbiamo una dignità, non abbiamo un orgoglio italiano. Ci sono squadre con 15 stranieri. Oggi vedevo il torneo di Viareggio: io non sono un razzista, ho avuto Rijkaard, ma vedere così tanti giocatori di colore, vedere così tanti stranieri, è un’offesa per il calcio italiano».

ERANIO E I NERI NON CONCENTRATI QUANDO C’È DA PENSARE

Sacchi in rossonero incrociò Stefano Eranio, ex centrocampista. Una volta diventato commentatore televisivo, nel 2015 ai microfoni della tivù svizzera Rsi Eranio spiegò che «i giocatori di colore, quando sono sulla linea difensiva, spesso certi errori li fanno perché non sono concentrati. Sono potenti fisicamente però, quando c’è da pensare, spesso e volentieri fanno questi errori». Parlava del difensore della Roma Antonio Rüdiger. Fu licenziato.

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Cellino su Balotelli: «È nero, sta lavorando per schiarirsi»

Le parole - che definire infelici è dire poco - del presidente del Brescia sulla situazione dell'attacante.

Cosa succede con Mario Balotelli? «Che è nero, cosa devo dire, che sta lavorando per schiarirsi però c’ha molte difficoltà». È iniziata con questa frase – che definire infelice è un eufemismo – l’analisi fatta dal presidente del Brescia, Massimo Cellino, sulla situazione dell’attaccante. Al suo arrivo nella sede della Lega Serie A, Cellino ha poi aggiunto: «È successo che nel calcio ci sono squadre che combattono e vincono, se noi pensiamo che un giocatore da solo possa vincere la partita, offendiamo la squadra e il gioco del calcio».

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Per Mario Balotelli è stata una giornata da dimenticare

L'attaccante allontanato dall'allenamento dopo essere stato ripreso dal tecnico Grosso per lo scarso impegno. E poco dopo la Corte Figc sospende la chiusura della curva del Verona per i cori contro di lui.

Giornata da dimenticare in fretta, quella del 21 novembre, per Mario Balotelli. L’attaccante del Brescia è stato prima allontanato dal centro tecnico delle Rondinelle dopo essere stato redarguito per il mancato impegno dall’allenatore Fabio Grosso. Poi, seppure indirettamente, è stato protagonista della decisione della Corte d’Appello della Figc, che ha disposto la sospensione della chiusura del settore Poltrone est dello stadio Bentegodi di Verona, decisa dal giudice sportivo per cori razzisti proprio contro Super Mario.

VIA DAL CENTRO TECNICO DEL BRESCIA A TESTA BASSA

Dopo essere stato ripreso da Grosso, Balotelli a testa bassa si è diretto verso gli spogliatoi, da dove poco dopo è uscito per lasciare in auto il centro sportivo di Torbole Casaglia. Il tutto mentre la seduta era ancora in corso. Sul fronte della giustizia sportiva, invece, la Corte ha ritenuto necessario un supplemento istruttorio «per individuare con esattezza il settore di provenienza dei cori di discriminazione razziale nonché la loro percezione e dimensione» e ha invitato la procura federale a «espletarli entro il termine di 20 giorni per consentire di definire il procedimento nei tempi normalmente previsti».

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Mancini su Balotelli: «Non convoco per colore della pelle»

Il commissario tecnico dell'Italia ha spiegato la mancata chiamata in Nazionale: «Premierò Mario per questioni tecniche e quando farà bene». Il presidente della Figc Gravina aveva proposto di riportarlo in azzurro dopo il caso razzismo di Verona.

Per Mario Balotelli non è un grande momento. Da quella reazione contro i versi razzisti dei tifosi del Verona nei suoi confronti si è fatto tanto parlare di lui “politicamente” e non calcisticamente. Il leader della Lega Matteo Salvini non perde occasione per attaccarlo o sminuirlo, mentre persino gli ultrà del suo Brescia l’hanno accusato di «arroganza ingiustificata». Sul campo, le cose non sono andate meglio. Con il campionato fermo per la sosta delle nazionali, si parla di Italia. E il commissario tecnico Roberto Mancini non gli ha aperto le porte delle convocazioni: «Chiamerò Balotelli perché sta facendo bene e lo merita, non per il colore della pelle», ha detto per giustificare la sua decisione.

IGNORATA LA PROPOSTA DEL N.1 FIGC GRAVINA

A rilanciare la candidatura di Super Mario in azzurro come gesto simbolico era stato il presidente della Figc, Gabriele Gravina. Ma l’allenatore, nonostante la Nazionale sia già matematicamente qualificata per l’Europeo del 2020, per ora ha detto no. Anche se ha ribadito: «Ricordo che io fatto giocare Mario quando era un ragazzino, quindi lo conosco a fondo e gli voglio bene».

Se sarà richiamato sarà per questioni puramente tecniche: siamo nel 2020, ma si continua a fare considerazioni sul colore della pelle


Roberto Mancini

In chiusura, Mancini ha detto: «Se sarà richiamato sarà per questioni puramente tecniche: siamo nel 2020, ma si continua a fare considerazioni sul colore della pelle. Eppure lo sport deve sempre unire». Sabato 9 novembre, nell’anticipo di Serie A perso 4-0 in casa contro il Torino, Balotelli era stato sostituito nell’intervallo dal neo allenatore del Brescia Fabio Grosso, con la squadra in 10 uomini. Il motivo? Questioni di scarso sacrificio e poca generosità: «Rincorrere gli avversari non è la sua qualità principale», ha spiegato Grosso.

E SALVINI INSISTE: «BALO NON È UN MODELLO»

Dal canto suo Salvini, continuamente stuzzicato sull’argomento, non ha risparmiato commenti nemmeno a Non è l’arena, su La7: «Balotelli non è un esempio dentro e fuori dal campo. Difendo il suo diritto a giocare tranquillamente, ma penso che gli italiani abbiano problemi ben più gravi. Far assurgere Balotelli o la signorina Carola (Rackete, ndr)… penso che gli italiani abbiano altri modelli».

Povero innocente Balotelli, povera stellina, una personcina così posata ed educata…


Matteo Salvini

L’ex ministro dell’Interno ha detto di ritenere eccessiva la polemica sul razzismo di Verona. Sabato 9 novembre, parlando dell’attaccante con un visitatore di Eicma (Esposizione internazionale ciclo motociclo e accessori), ha aggiunto altro veleno: «Povero innocente Balotelli, povera stellina, una personcina così posata ed educata… Condanno ogni gesto di violenza e di razzismo però preferisco altri in campo, a Balotelli».

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La Verona razzista vista da Fresco della Virtus

Il presidente-allenatore della terza squadra della città dopo Hellas e Chievo guida un gruppo multietnico ed è il simbolo di "sinistra" del calcio di queste parti: «Balotelli? Un nemico per gli ultrà. Il colore della pelle viene dopo. Ma le mele marce vanno buttate via».

«La Verona razzista esiste, allo stadio come fuori, ma è un fenomeno più circoscritto rispetto ad anni fa». Lo assicura Gigi Fresco, 58 anni, veronese. Uno che, in un mondo sempre meno immaginifico, rischia di passare inosservato, talmente fuori dal seminato scorre la sua storia di dirigente scolastico nelle ore d’ufficio, responsabile di sette istituti della Val d’Illasi, e di presidente-allenatore di una squadra di calcio di Serie C, la Virtus Verona Vecomp. Così è – la sua doppia vita, sostenuta prima come studente e poi come lavoratore della scuola – da ormai 37 anni, durante i quali nessuno di simile è comparso sulla scena del calcio italiano, ma senza che l’establishment imperante si sia dato la cura di badarlo granché.

QUESTIONI DI ASTIO PERSONALE

Eppure, quando scoppiano “casi” come quello di Mario Balotelli, 29enne attaccante del Brescia bersagliato dai versi razzisti della curva dell’Hellas Verona durante la partita di Serie A giocata domenica 3 novembre allo stadio Bentegodi, vinta 2-1 dai padroni di casa, Gigi Fresco diventa il testimone più indicato per tastare il polso di una comunità calcistico-civile da sempre incline in certe sue frange alla burrasca e alla provocazione. «È vero, conosco bene la piazza, dove sono nato e dove opero nel mondo del calcio», ammette durante una pausa di giornate più frenetiche del solito, dovute al settimo posto della sua Virtus, dopo Hellas e Chievo terza squadra professionistica di Verona, con vista attualmente puntata sui playoff per salire in Serie B. «E da questo mio punto di osservazione», continua il presidente-allenatore, divenuto uomo simbolo della sinistra calcistica cittadina, «ribadisco che al giorno d’oggi, per la maggior parte degli ultrà gialloblù, le questioni personali vengono prima del colore della pelle».

I NEMICI E I VERSI DI CUI VERGOGNARSI

In che senso? «Provo a spiegarmi», chiarisce Fresco a proposito del Balotelli che, esasperato dagli insulti, ha calciato il pallone nella Curva dell’Hellas. «Gli ultrà del Verona, come tutti, hanno lunghe liste di giocatori e allenatori considerati nemici, o perché sono degli ex irriconoscenti, o perché in carriera si sono divertiti troppo a battere la loro squadra. Il problema nasce quando questi cosiddetti nemici hanno la pelle di un altro colore: allora scatta il solito campionario di versi scimmieschi e cori di cui vergognarsi».

LA DIFFERENZA CON GLI AFRICANI DELLA VIRTUS

Il presidente assimilato all’ex manager scozzese Alex Ferguson per via della sua longevità sulla panca del Manchester United, aggiunge: «Tutto ciò è comunque grave e va condannato, ma va precisato che, in assenza di queste premesse, l’avversario africano diventa uno come gli altri. L’ho verificato di persona nella partita casalinga giocata due mesi fa dalla Virtus contro la Triestina, durante i calci di rinvio del nostro portiere, che è un gambiano sbarcato in Italia a Lampedusa, Sibi Sheikh. In mezzo ai tifosi giuliani un bel numero era dell’Hellas, perché le due curve sono gemellate. Ecco, non c’è stata una volta in cui lo hanno preso di mira per il colore della pelle. Quando calciava, si limitavano a gridargli “scemo” come avrebbero fatto con qualsiasi portiere avversario».

MELE MARCE DA ESTIRPARE

Di fronte a questi dati di fatto, coach Fresco è ancora più convinto della necessità di misure esemplari contro chi ha riversato la sua intolleranza addosso a Balotelli, compresa la proibizione di andare allo stadio «perché una volta buttate via quelle mele marce a situazione può solo migliorare». Quindi il tecnico, prima di tuffarsi negli schemi con cui portare il bomber italo-nigeriano Odogwu a violare la porta della Fermana, conclude: «Verona è una città chiusa e diffidente per cui bisogna sempre ricordare che lo scudetto dell’85 ha dato a tutto l’ambiente una scossa formidabile, di cui si deve tenere conto anche quando si considerano gli eccessi di certi tifosi».

IL FATTORE UMANO CONTRO I RAZZISTI

Profondo conoscitore degli uomini sui banchi di scuola e fuori, prima ancora che dei calciatori, il presidente della società rossoblù ha dato spesso prova di questo suo fattore umano. Anche quando, con la Virtus in Serie D, i tifosi della Sanbonifacense presero di mira Dimas de Oliveira, ex bomber brasiliano della squadra. Il giorno dopo si presentò nel bar di San Bonifacio dove sapeva di trovare i capi ultrà, semplicemente per comunicare loro che disapprovava quei comportamenti razzisti. Nessuno ebbe qualcosa da ridire. Preferirono tutti fare esperienza della saggezza, semplice e realistica, di mister Fresco. Uno di loro, con qualche pensiero di differenza.

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A Verona un’inchiesta per discriminazione razziale sugli insulti a Balotelli

Il fascicolo al momento è contro ignoti, ma la polizia è al lavoro per individuare i responsabili dei cori partiti dalla curva Sud. Chiuso per un turno i settore del Bentegodi.

Un’inchiesta per discriminazione razziale, sulla base della violazione della legge Macino. È quella che avrebbe aperto la procura di Verona a due giorni dagli insulti razzisti piovuti sul capo di Mario Balotelli allo stadio Bentegodi. La notizia, riportata da Repubblica, segue di poche ore la decisione della procura federale di chiudere per un turno il settore dello stadio che si è macchiato dei vergognosi cori all’indirizzo del centravanti del Brescia.

LA POLIZIA AL LAVORO PER INDIVIDUARE I RESPONSABILI

Sul fronte giudiziario, per ora l’accusa è contro ignoti, ma si starebbe provvedendo a identificare i tifosi che hanno gridato insulti dalla curva Sud. La polizia, in tal senso, ha già depositato una informativa in procura.C

CHIUSO PER UN TURNO IL SETTORE DA CUI SONO PARTITI I CORI

La decisione della Figc, invece, è motivata dal fatto che i cori  contro Balotelli sono stati «chiaramente percepiti, oltre che dal calciatore, anche dal rappresentante della procura federale posizionato in prossimità», ma dopo di questi «si sono levati, da parte dei tifosi assiepati nell’attigua curva sud», cori di sostegno, seguiti da un lungo applauso». È stato altresì sottolineato come la decisione di chiudere per un turno senza condizionale il settore Est della curva dello stadio di Verona sia stata presa «impregiudicata ogni attività d’indagine in corso per l’individuazione dei responsabili».

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E ora i consiglieri comunali di Verona vogliono denunciare Balotelli

Dopo gli insulti razzisti al giocatore, mozione firmata da Lega e lista civica del sindaco contro «chi diffama la città».

Prima i versi della scimmia in Curva, poi il tentantivo di minimizzare da parte del sindaco. Ora il Comune di Verona potrebbe persino adire le vie legali nei confronti di Mario Balotelli e di chi ha diffamato la città. È quello che hanno proposto quattro consiglieri comunali in una mozione che ha come primo firmatario Andrea Bacciga, eletto con “Battiti“, la lista civica del sindaco Federico Sboarina. Gli altri firmatari sono i consiglieri della Lega Alberto Zelger, Paolo Rossi e Anna Grassi. Mentre il capo ultrà dell’Hellas è stato bandito dagli stadi fino al 2030.

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Il Verona mette al bando il capo ultrà Castellini fino al 2030

La società gialloblù ha deciso per una drastica misura interdittiva.

Il Verona calcio mette al bando Luca Castellini dallo stadio fino al 2030. In una nota ufficiale la società gialloblù comunica la misura interdittiva a seguito delle dichiarazioni dell’ultrà, che aveva parlato ieri tra l’altro di “pagliacciata di Balotelli”, di “Balotelli non completamente italiano”, e delle frasi delle settimane scorse (“inneggiare a Hitler è goliardia”) riemerse in queste ore. Il Verona parla di “espressioni gravemente contrarie ai principi etici e ai valori del nostro club”.

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Il sindaco di Verona e Salvini minimizzano il caso Balotelli

Per Sboarina «è inaccettabile quello che sta succedendo alla città», visto che «nessuno allo stadio ha sentito quei cori». E il leader della Lega attacca Super Mario: «Fenomeno, vale più un operaio dell'Ilva che 10 come lui».

In mezzo a un coro di solidarietà c’è stato anche chi proprio non è riuscito a condannare gli ululati razzisti contro Mario Balotelli. A partire dal sindaco di Verona Federico Sboarina, che intervistato da Sky Tg24 e dall’Ansa ha minimizzato i cori dei tifosi dell’Hellas durante la partita contro il Brescia: «Sembra che la sentenza sia già stata scritta. È oggettivamente inaccettabile quello che sta succedendo alla nostra città».

IL SINDACO: «NESSUNO CAPIVA QUEL GESTO»

La linea del primo cittadino è derubricare il caso a poche urla di qualche persona in Curva: «Ribadisco, ero allo stadio e quando Balotelli ha calciato via la palla la sensazione di tutti è stata di stupore. Nessuno riusciva a spiegarsi perché».

RIPETUTA LA LINEA NEGAZIONISTA

Ci sono dei video dove però i buuu si sentono chiaramente. Ma Sboarina è andato dritto per la sua strada: «Non può esistere che da un presupposto che non esiste, perché allo stadio non ci sono stati cori razzisti, venga messa alla gogna una tifoseria e una città». A proposito di tifoseria, il discusso capo ultrà Luca Castellini ha detto, tra le altre cose, che «Balotelli non potrà mai essere del tutto italiano».

Balotelli è l’ultima mia preoccupazione, vale più un operaio dell’Ilva che 10 Balotelli, non abbiamo bisogno di fenomeni


Matteo Salvini

Non poteva mancare un commento al veleno di Matteo Salvini. L’ex ministro dell’Interno ha sempre lanciato frecciatine al centravanti («Non mi piaceva in campo, mi piace ancor meno fuori») e anche stavolta ha sviato davanti alle domande dei giornalisti in Senato: «Con 20 mila posti di lavori a rischio Balotelli è l’ultima mia preoccupazione, vale più un operaio dell’Ilva che 10 Balotelli, non abbiamo bisogno di fenomeni». Ribadendo in generale la solita condanna di antisemitismo e razzismo, la stessa peraltro annunciata dopo il mancato voto in favore della Commissione Segre.

LEGGI ANCHE: Le difficoltà degli “altri Balotelli” nell’Italia di Salvini

IL VESCOVO ZENTI: «VERONA NON È QUELLA DELLO STADIO»

Pure il vescovo Giuseppe Zenti ha difeso la città: «Verona non è quella che si vede allo stadio». Ambiente che però lui ha ammesso di non conoscere, sottolineando poi che Verona è da sempre «una città accogliente, inclusiva, ricca di associazioni di volontariato», che «non merita di essere infangata».

TOMMASI: «LA CITTÀ NON È RAZZISTA»

Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori e veronese, ha detto: «Inutile girarci intorno, se qualcuno fa il verso della scimmia a un giocatore perché è di colore, quello è razzismo. Sento troppi “sì, ma”. E anche se sono solo due, sono troppi». Poi ha aggiunto: «Pochi sanno che il patrono, San Zeno, è un vescovo di colore, e che qui sono nati i comboniani attivi in Africa. Razzista non è una città, ma i comportamenti sì, quelli sono razzisti».

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Razzismo, Spadafora chiede all’Hellas e al sindaco di Verona di dissociarsi

Il ministro dello Sport: «La battaglia contro il razzismo, nello sport e nella società, deve essere ferma e condivisa». SuperMario su Instagram: «Qua state impazzendo ignoranti… Siete la rovina».

Nella polemica sui buu razzisti indirizzati da alcuni tifosi dell’Hellas Verona a Mario Balotelli infiammata dalle dichiarazioni del capo ultrà Luca Castellini è entrato a gamba tesa anche il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora.

«Troppo spesso le Società calcistiche hanno minimizzato e difeso – per ignavia, connivenza o timore – le frange estreme delle proprie tifoserie. Negli ultimi mesi qualcosa sta cambiando, ma ancora i passi da fare sono molti», ha scritto su Facebook il ministro. «In attesa che gli organi competenti svolgano gli accertamenti previsti chiedo all’Hellas Verona di condannare fermamente quanto avvenuto e prendere i necessari provvedimenti, anche alla luce delle dichiarazioni del suo capo ultrà, che non si addicono di certo a chi dovrebbe avere l’onere e l’onore di guidare una tifoseria». 

LEGGI ANCHE: Chi è Luca Castellini, il capo ultrà del Verona

Spadafora ha tirato in ballo anche il primo cittadino della città scaligera Federico Sboarina. Il ministro ha infatti chiesto anche al sindaco di Verona, «che ha negato che ieri ci siano stati cori razzisti e incolpato il giocatore Balotelli di aver avviato una gogna mediatica contro la città, di rivedere i filmati e prendere le distanze da quei cori, proprio a tutela della comunità cittadina che rappresenta. La battaglia contro il razzismo, nello sport e nella società, deve essere ferma e condivisa».

LA PROCURA FIGC: «ERANO IN 20, GLI ALTRI APPLAUDIVANO BALOTELLI»

Cori che, come hanno riferito fonti della procura Figc all’Ansa, ci sono effettivamente stati ma limitati a una ventina di tifosi, mentre il resto della curva avrebbe applaudito il giocatore del Brescia.

SUPERMARIO: «STATE IMPAZZENDO IGNORANTI, SIETE LA ROVINA»

Anche SuperMario è tornato a dire la sua, questa volta sui social. «Qua amici miei non c’entra più il calcio, state facendo riferimento a situazioni sociali e storiche più grandi di voi, piccoli esseri», ha scritto il giocatore in una story di Instagram dopo le dichiarazioni di Luca Castellini, il capo ultrà dell’Hellas. «Qua state impazzendo ignoranti… Siete la rovina. Però quando Mario faceva, e vi garantisco farà ancora gol per l’Italia vi stava bene vero? Le persone così vanno ‘radiate’ dalla società, non solo dal calcio. Basta mandare giù ora, basta lasciare stare».

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Cosa ha detto il capo ultrà del Verona dopo i buu razzisti a Balotelli

«Ha la cittadinanza, ma non potrà mai essere del tutto italiano». E poi ancora: «Ce l'abbiamo anche noi un negro in squadra». La delirante intervista di Luca Castellini, esponente di Forza Nuova.

Per Luca Castellini, capo della tifoseria dell’Hellas Verona ed esponente di Forza Nuova, Mario Balotelli «è italiano perché ha la cittadinanza, ma non potrà mai essere del tutto italiano». E alla domanda se la tifoseria veronese sia razzista, ha risposto così: «Ce l’abbiamo anche noi un negro in squadra, che ha segnato ieri, e tutta Verona gli ha battuto le mani». Non contento, Castellini ha aggiunto: «Ci sono problemi a dire la parola negro? Mi viene a prendere la commissione Segre perché chiamo uno negro? Mi vengono a suonare il campanello?». Queste parole deliranti sono state raccolte dall’emittente Radio Cafè il 4 ottobre, all’indomani dei buu razzisti all’indirizzo del giocatore del Brescia.

Luca Castellini.

Ma per Castellini va tutto bene, è solo folklore: «Noi abbiamo una cultura identitaria di un certo tipo, siamo una tifoseria dissacrante, che prende per il culo il giocatore pelato, quello con i capelli lunghi, il giocatore meridionale e il giocatore di colore, ma non lo fa con istinti politici o razzisti. Questo è folklore, si ferma tutto lì. Come con il Milan due anni fa abbiamo esultato, abbiamo battuto le mani a Mario. Infatti l’arbitro, quando Balotelli ha buttato il pallone, non si è neanche reso conto del perché. E voi dovreste aspettare il giudice sportivo. Vedrete che la curva di Verona non sarà sanzionata. Quegli ululati sono di quattro persone che sono stati sentiti solo da chi ha fatto il video. Balotelli li ha sentiti nella sua testa».

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