Le mire di Marine Le Pen sulle Presidenziali 2022 in Francia

La leader della destra sovranista ha già pronta la strategia per le elezioni contro Macron. Ripartendo da esperti e società civile per recuperare appeal e ricostruire il suo Rassemblement national. Mentre l'Eliseo è sempre più debole, tra proteste sulle pensioni e gilet gialli.

Le Presidenziali sono l’arena di Marine Le Pen. Nella corsa all’Eliseo la regina dei sovranisti francesi dà il meglio di sé, portando sempre a casa i risultati migliori per il suo Front national (Fn), dal 2018 rinominato Rassemblement national (Rn). Terza (18%) all’esordio nel 2012, poi seconda (21%) nel 2017 subito dietro Emmanuel Macron, all’appuntamento nel 2022 madame Le Pen è convinta di compiere l’ultimo passo verso il trono.

SEMPRE SECONDA AL BALLOTTAGGIO

Al primo turno, beninteso: ai ballottaggi salvifici delle elezioni d’Oltralpe Le Pen, o chi per lei nell’estrema destra, si configura come eterno secondo. Una dinamica apparsa chiarissima al secondo turno contro Macron, balzato al 66% delle preferenze a fronte di una Le Pen inchiodata al 34%. Consapevole di questo argine, la leader del Rn ha fatto sapere per tempo del suo ritorno in scena per le Presidenziali del 2022.

UN «PROGETTO DI UNITÀ NAZIONALE»

Una questione di «orgoglio», oltre che di vitale protagonismo, hanno commentato i media francesi alla dichiarazione di Le Pen di «prepararsi alle prossime Presidenziali». Dopo una «riflessione sostanziale», la «scelta ponderata» per costruire, da qui al 2022, un «progetto di unità nazionale attorno a un grande disegno».

Le Pen Francia Presidenziali 2020 Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron con Marine Le Pen. (Getty)

IL SUO PARTITO FIACCATO DALLA SCONFITTA DEL 2017

L’obiettivo, mentre su Le Pen si riaccendono i riflettori, è ridare consistenza a un Rassemblement national fiaccato dalla sconfitta personale di Le Pen nel 2017. Oltre che dalle lotte intestine tra i Le Pen e da oltre 30 milioni di euro di debiti. L’orizzonte temporale prima del voto per l’Eliseo è perfetto: gli ultimi due anni di mandato sempre più accidentato di Macron, una presidenza scossa dalle proteste di massa e dagli scioperi contro la riforma delle pensioni. Contestazioni che si sommano ai blocchi e alle manifestazioni anche violente dei gilet gialli.

L’ETERNA NARRATIVA DEL POPOLO CONTRO LE ÉLITE

Quale interlocutore migliore del Rn, per il popolo deluso e arrabbiato, da contrapporre al «blocco delle élite». Il libro Blocco contro blocco del politologo Jerome Sainte-Marie, incentrato contro l’élitarismo di Macron e uscito nel novembre 2019, è sulla cresta dell’onda. Ma alla narrativa dei popoli contro le élite, ormai consumata dai voti degli ultimi anni, serve una struttura ammantata da un progetto politico per una nuova legislatura.

TEAM DI ALTO LIVELLO ENTRO L’AUTUNNO DEL 2020

Parafrasando il rivale Macron, La Pen tenta di rimettere “in marcia” il suo blocco nazionalista, così da crescere ancora ai prossimi voti municipali e regionali, prima che alle Presidenziali. Entro l’autunno 2020 la leader ha promesso un team di «profili con competenze tecniche e amministrative di alto livello» ai quali «affidare responsabilità» e allo scopo di «esercitare il potere». Le Pen ha annunciato un pacchetto di dossier su sicurezza, welfare, riconversione energetica.

Supporter del Rassemblement national di Le Pen.

DA EVITARE IL PRESSAPOCHISMO DEL 2017 

Il piano complessivo sarà sottoposto al congresso del Rassemblement national nel 2021 chiamato a vagliare la candidatura di Le Pen. Una strategia di medio e lungo termine, che punta a non ripetere la sua campagna pressapochista del 2017. Una corsa che allora fu fatta soprattutto di slogan e di immagine: l’ondata sovranista europea – anche in vista delle Europee – aveva costretto Le Pen ad accantonare l’operazione estetica di ripulitura del Front national dai cascami del fascismo.

IDENTITÀ CONFUSA: LAICISMO, PRO DIRITTI GAY E ANTI-ISLAM

Le radici cristiane rispolverate dagli alleati di ferro leghisti di Matteo Salvini si trovavano di colpo a convivere con il pilastro del laicismo imposto dalla leader pluri-separata, artefice della cacciata del padre, nonché fondatore del Fn, Jean Marie. La difesa dei diritti gay e dell’aborto casus belli della lite con la nipote tradizionalista Marion Le Pen (fidanzata col leghista Vincenzo Sofo) – va a braccetto con la guerra all’islam e agli immigrati. Un’identità non proprio definita.

IN CERCA DI NUOVA CREDIBILITÀ PERSONALE

Anche questo mix incongruente ha fatto apparire Marine Le Pen impreparata a insediarsi all’Eliseo, ancor prima che a una seria corsa elettorale. Stavolta ha in serbo, come affermato da lei stessa, un «grande progetto federatore che possa riunire tutti i francesi. Di alternanza per rimettere in piedi il Paese». Vuole ripartire con gli «esperti» e la «società civile»: Marine è in cerca di credibilità personale e, ha scritto Le Figaro, mira contemporaneamente a risvegliare gli animi nel Rassemblement national. Anche, non lo nasconde, per non restare nell’ombra, offuscata da Macron: «Ha già lanciato la sua campagna presidenziale, non lo lascerò correre da solo». Bisogna controbattere al globalismo di En Marche!, in effetti mai così a corto di simpatizzanti. Ma il palco è il motore politico di Le Pen. Vada come vada anche stavolta, ne ha bisogno.

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