Tra cielo e terra

“Tutti gli uomini degli abissi ripongono la loro beatitudine nell’assomigliare una volta ai pesci volanti e nel giocare sulle estreme sommità delle onde”

F. Nietzsche

Dire azzurro è dire anima.

Da sempre guardare l’infinito del cielo suscita in me l’idea di libertà, mai come ora, nei giorni in cui la prigionia delle stanze ci spinge a cercare un altrove possibile… Ho sempre pensato che la brama d’assoluto e il desiderio di volo, siano in fondo l’essenza di ogni artista, le sue ali invisibili. Come lo slancio ascensionale degli artisti nel circo, quella verticalità che sembra liberarsi in qualcosa che si era smarrito. Il funambolo incarna la mia idea di libertà, quasi un Mercurio di passaggio fra due mondi: la terra ed il cielo. Proprio quel funambolo al quale tempo fa dedicai un’intera mostra, un’anima fluida, forse quella più vicina alle rondini e ai segreti del cielo. Perché vivere vuol dire cercare la verità, spingersi sempre oltre le cose, essere curiosi ma soprattutto sfidare gli abissi. Come in un verso di Mario Luzi: “Qualcuno sulla pagina del mare traccia un segno di vita, figge un punto”.

Marco Vecchio

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