Su Libia e immigrazione il ritorno in scena di Alberto Manenti

In prossimità della scadenza degli accordi con la guardia costiera di Tripoli, torna in auge l'ex direttore dell'Aise per un ruolo centrale nella gestione dei migranti.

Mi chiamo Alberto Manenti, risolvo problemi. Nel perfetto stile del Mr. Wolf di Pulp fiction, è tornato a fare capolino sui quotidiani il nome dell’ex direttore dell’Aise.

L’agente segreto italiano nato a Tarhouna in Libia ha lasciato lo scorso anno gli uffici di Forte Braschi, cedendo il posto al generale della Guardia di finanza Luciano Carta. Lo ha fatto dopo tanti anni di servizio e una schiera di suoi uomini ancora ben presenti nella nostra intelligence.

A distanza di un anno, però, i nostri apparati di sicurezza pare ne sentano già la mancanza. Succede così che in prossimità della scadenza degli accordi con la guardia costiera libica di Tripoli, il prossimo 2 novembre, il nome di Manenti sia stato evocato dal Fatto Quotidiano in un articolo dove si parlava appunto di un suo nuovo ruolo centrale nella gestione del fronte immigrazione.

SUI MIGRANTI COL CENTROSINISTA AL GOVERNO TORNA LA STRATEGIA MINNITI

D’altra parte l’arrivo di Luciana Lamorgese al Viminale ha di fatto spazzato via la linea dura dell’ex ministro Matteo Salvini che aveva chiuso i porti anche quando le condizioni mediche e psichiche dei migranti a bordo delle navi Ong si erano fatte insostenibili. Con il governo giallorosso, invece, torna in auge la vecchia posizione del centrosinistra in materia migrazione voluta da Marco Minniti, l’ex ministro degli Interni dei governi Renzi e Gentiloni, che proprio con Manenti l’aveva gestita dal 2013 fino alla sua uscita dal Viminale.

L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti (foto LaPresse/Giordan Ambrico).

Lamorgese vorrebbe infatti riproporre il vecchio schema, fatto di accordi con i libici nonostante il rischio di infiltrazione ai tavoli della trattativa di trafficanti di esseri umani senza scrupoli, come Abd al-Rahman al-Milad, meglio conosciuto come “Bija“, circostanza rivelata dal giornalista di Avvenire Nello Scavo.

IL RISCHIO DI UN CONFLITTO TRA VIMINALE E INTELLIGENCE

Ma il tema va oltre il fatto in sé per diventare una questione di potere. Per molti osservatori il Viminale negli anni di Minniti ha sempre avuto troppa voce in capitolo, mettendo spesso in un angolo l’attività dell’intelligence. A questo si aggiungerebbe il delicato tema dei centri per l’immigrazione che, con Salvini ministro, hanno ottenuto sempre meno fondi.

Da tutta questa situazione potrebbe venir penalizzato l’attuale numero uno dell’Aise Luciano Carta

Come scritto dal Fatto, da tutta questa situazione potrebbe venir penalizzato l’attuale numero uno dell’Aise Luciano Carta, il generale della Gdf voluto da Salvini che sta provando a risolvere non pochi problemi interni ai nostri Servizi, alle prese con le vecchie questioni di Exodus (lo spyware che i nostri 007 hanno acquistato da una azienda calabrese che avrebbe rivelato dati sensibilissimi), i processi di Napoli e Roma, e con l’attuale spygate che tira in ballo l’amministrazione americana di Donald Trump.

SALGONO LE QUOTAZIONI DI CAPUTO ALL’AISE

Sul fronte Libia già si parla di una possibile promozione di Giuseppe Caputo al posto di Carta, come sollecitata dallo stesso Manenti nell’incontro con Gina Haspel, direttore della Cia, a Roma ai primi di ottobre. Ne ha parlato di recente anche il Giornale, ma a quanto risulta a Lettera43 l’ex direttore Aise avrebbe anche cercato una sponda tra gli americani per ottenere l’incarico di autorità delegata ai Servizi, posizione che potrebbe aprirsi a breve se il premier Giuseppe Conte, ridimensionato nel suo ruolo, dovesse lasciare queste competenze dopo lo scandalo spygate e, soprattutto, il caso Vaticano-Mincione.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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