Rai, il virus non indebolisce Foa

È finito con un nulla di fatto il tentativo di attaccare il presidente Rai da parte dei commissari governativi della Commissione di vigilanza. Mentre Salini ha affidato a Tg1 e RaiNews24 le modalità di replica per Salvini e Meloni dopo la conferenza stampa di Conte del 10 aprile.

Un po’ surreale la riunione della Commissione di vigilanza Rai di martedì 21 aprile. Complice il virus, o meglio la sana e doverosa paura del contagio, i commissari erano tutti schermati da mascherina tanto che uno dei presenti ha commentato sardonico: «Sembriamo tanti Zorro che devono liberare la Rai dai cattivi». Ma nessuna liberazione, ovviamente, tranne quella del 25 aprile che anche la televisione pubblica si appresta a celebrare. Però un paio di novità di rilievo sono emerse. L’ ad Fabrizio Salini ha annunciato che la Rai metterà a punti un piano di investimenti per sostenere e far sentire la sua vicinanza a quei settori della cultura, dello spettacolo e del cinema così profondamente segnati dalla crisi.

Salini ha poi fornito chiarimenti su chi in Rai gestirà le conseguenze della lettera-reprimenda del presidente della Commissione di vigilanza Alberto Barachini, ex dipendente Mediaset ora esponente di Forza Italia. In quella lettera, come è noto, si chiedeva di concedere diritto di replica alle opposizioni dopo uno dei tanti interventi televisivi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che le accusava di diffondere false notizie sul Mes. Salini, dopo aver ricevuto la lettera ed essersi consultato con il presidente Marcello Foa, avrebbe girato la missiva ai direttori del Tg1 e di RaiNews24 che, a suo dire, avrebbero autonomamente deciso il minutaggio (12 minuti circa) e le modalità di replica ai due leader tirati in ballo dal premier, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, nella conferenza stampa televisiva del 10 aprile.

È finito invece con un nulla di fatto il tentativo di attaccare Foa da parte dei commissari governativi della Commissione. Al contrario, il presidente della Rai è uscito in gloria, gigante e garante del pluralismo del servizio pubblico radiotelevisivo. Da segnare, a fine riunione, l’imbarazzo dei commissari del Pd quando il capo delegazione della Lega in Vigilanza, Paolo Tiramani, a fine riunione ha elogiato il direttore di RaiNews24 Antonio Di Bella per il lavoro svolto a copertura dell’emergenza coronavirus.

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Rai, saltano le nomine e la Lega gode

Il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, posticipando il dossier. Intanto a RaiDue è battaglia tra Di Meo appoggiato da FdI e Marano, decano della tivù pubblica in quota Carroccio. E nel caos Foa rafforza il suo staff.

Ancora giorni di attesa in Rai, dopo che il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, rinviando la palla in avanti. Così, alla vigilia dell’incontro, è stato cambiato in tutta fretta l’ordine del giorno inserendo l’audizione dell’ad di RaiCom Monica Maggioni sulla riorganizzazione della società e il progetto di un canale in inglese e altri temi meno spinosi.

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IL GELO TRA DE SANTIS E SALINI

Nel frattempo, dopo che i 5 stelle sono riusciti a far slittare il tormentato capitolo nomine, dopo alcuni giorni di assenza è ricomparsa la direttrice della rete ammiraglia Teresa De Santis (quota Lega) che d’imperio ha bloccato la partecipazione di alcuni ospiti importanti nel programma di Caterina Balivo. I rapporti tra De Santis e l’ad di viale Mazzini Fabrizio Salini restano tesissimi (i due non si parlano) cosa che provoca non pochi intoppi. Come la soluzione della vicenda di Nunzia De Girolamo, l’ex deputata di Forza Italia in predicato per la conduzione di un programma sulla prima rete. La pratica è così passata sulla scrivania del capo delle risorse artistiche Andrea Sassano nel tentativo di sbloccarle il contratto.

LA BATTAGLIA DI RAIDUE TRA DI MEO E MARANO

Guerra aperta anche a RaiDue, contesa tra Ludovico Di Meo, sostenuto dal consigliere di Fratelli d’Italia Giampaolo Rossi, e il decano della tivù pubblica Antonio Marano, leghista della prima ora e in Rai sin dai tempi di Umberto Bossi. Che in alternativa a RaiDue si sta muovendo per ottenere una delle direzioni di genere previste dal piano Salini, ovvero quella del Day Time. Il barometro politico del resto sembra impazzito al punto tale da restringere gli spazi di manovra. Se a questo si aggiunge la crescente irritazione del Pd per la scarsa rappresentanza di cui gode in Rai ora che è diventato partito di governo, il quadro dell’impasse è completo.

FOA RAFFORZA IL SUO STAFF

Intanto, approfittando della caotica situazione, il presidente Marcello Foa sta rafforzando il suo staff. Dal Tg1 è arrivata come addetta stampa la giornalista Fenesia Calluso che si va ad affiancare al portavoce Marco Ventura. Calluso è una seconda scelta, visto che inizialmente Foa aveva puntato sulla giornalista Micaela Palmieri che però ha declinato l’offerta.

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La Lega di Salvini è all’opposizione, ma non in Rai

Il Carroccio ha conquistato un'altra direzione: quella delle Relazioni internazionali affidata a Simona Martorelli. Una riorganizzazione che però mostra parecchie anomalie. E che ha causato qualche mugugno a Viale Mazzini.

Nonostante il cambio di maggioranza nel governo del Paese, c’è un’azienda dove chi è ora all’opposizione la fa da padrone. La Lega infatti ha conquistato in Rai un’altra direzione, quella delle Relazioni internazionali affidata a Simona Martorelli. Si va ad aggiungere alle altre numerose posizioni di vertice occupate (la rete ammiraglia con Teresa De Santis, il Tg2, la Tgr regionale dove assomma in un colpo solo direttore e vice, tanto per citare le più importanti). E naturalmente la presidenza, con Marcello Foa, che per l’occasione fa propria anche l’organizzazione della neo direzione costituita e voluta fortemente da lui medesimo. Una direzione che, dunque, risponde gerarchicamente all’ad Fabrizio Salini ma funzionalmente al presidente Foa. Inoltre, è una casella occupata in vista del fatidico cda dell’11 novembre che dovrebbe deliberare su una serie di nomine editoriali.

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LE ANOMALIE DELLA NEO-DIREZIONE

Leggendo l’ordine di servizio a firma da Salini e controfirmato dal direttore del personale Felice Ventura, si registrano però alcune stranezze. La prima riguarda la nomina a vice direttore di Eleonora Villanti che ottiene il grado “bruciando” altri colleghi che attendevano da anni un simile riconoscimento professionale creando non pochi mugugni e polemiche all’interno dell’azienda. La seconda è relativa ai tre interim di peso (Cooperazione internazionale – Mediterraneo e Medio Oriente – Europa) che ha mantenuto Martorelli: possibile che in questo periodo l’azienda non abbia trovato risorse idonee a ricoprire quegli incarichi? Perché allora si è fatta uscire una riorganizzazione con tre caselle da riempire, che fretta c’era? La terza evidenzia una sovrapposizione di ruoli con altre direzioni nella misura in cui vengono affidati alle relazioni internazionali eventi e premi che tradizionalmente sono gestiti dalla direzione comunicazione e dalle relazioni esterne. Infine l’anomalia delle anomalie, nella riorganizzazione compare il nome di Nicola Caligiore alla voce Progetti internazionali il quale, a quanto risulta a Lettera43.it, si è dimesso dall’azienda perché in partenza per un’altra avventura professionale che lo porterà probabilmente a lavorare all’estero. Il paradosso è dunque quello di aver inserito una risorsa dimissionaria in una nuova riorganizzazione.

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