Salvini va battuto nelle urne, non nei tribunali

Non può affidare la sconfitta dell’avversario xenofobo ai giudici. Soprattutto se questo avversario è visibilmente in difficoltà. La vera novità della sinistra, o almeno una di di quelle novità necessarie, è che dovrebbe togliersi dalla testa che la magistratura risolve i problemi.

Non ci potrebbe essere regalo maggiore a un leader stracotto come Matteo Salvini che una condanna penale. Il suo atteggiamento sulle navi Ong cariche di migranti è stato orribile. Lì si è misurato l’uomo, cinico, crudele e fondamentalmente un po’ fesso. Non so se abbia commesso reato. Alcune procure credono di sì. La sinistra politica però farebbe bene a disinteressarsi di questa vicenda.

La battaglia per una Italia inclusiva, non di porti spalancati ma di accoglienza civile, non può affidare la sconfitta dell’avversario xenofobo a un tribunale. Soprattutto ora che questo avversario, pur mantenendo sondaggi positivi, è visibilmente un pugile suonatissimo. La vera novità della sinistra, o almeno una di di quelle novità necessarie, è che dovrebbe togliersi dalla testa che la magistratura risolve i problemi.

In Italia ci sono molti magistrati bravissimi e serissimi, ma tanti sono come la classe dirigente politica: a caccia di visibilità, fautori di iniziative non meditate, interessati a rovesciare il Paese come un guanto. L’antica regola che l’avversario politico si batte nelle urne, secondo il metodo Bonaccini, è l’unico segreto per toglierselo dai “cosiddetti” ed evitare che, fingendosi vittima, torni sulla scena a rovinare il dibattito pubblico.

A DESTRA SI È APERTA LA PARTITA SALVINI-MELONI

Vittorio Feltri caldeggia la soluzione non giudiziaria. Non ha torto questa volta. La destra che conta, e Feltri è la destra che conta perché fa e disfa leadership, non vuole più fra i piedi Salvini anche se non lo dice. E soprattutto non lo vuole lamentoso e con l’ego smisurato. Se c’era una caratteristica positiva in Salvini era che, pur essendo ogni minuto in tivù, appariva chiaro che lui stesso si stupiva di questo fatto non avendo molta considerazione di sé. Ora a destra si è aperta una bella partita e la leader di Fratelli d’Italia prova a scalzare il suo alleato.

Il leghista costringeva tutti a mandar giù quintalate di cretinate xenofobe che venivano accettate come si accettano le barzellette che non fanno ridere dell’ospite stupido

Giorgia Meloni per il mondo di destra è assai più impegnativa di Salvini. Il leghista costringeva tutti a mandar giù quintalate di cretinate xenofobe che venivano accettate come si accettano le barzellette che non fanno ridere dell’ospite stupido. Meloni al di là di se stessa è presenza ingombrante. Lei è la destra con la D maiuscola, malgrado le abiure si porta appresso un passato che peraltro lei non rinnega mai. Ha un unico vantaggio, almeno per ora, che non invoca poteri speciali per sé come faceva Salvini al secondo boccale di birra.

BERLUSCONI FU RAFFORZATO DAI PROCESSI CONTRO DI LUI

Questa partita nella destra può finire con la prevalenza di Meloni o con l’arrivo di un leader destrissimo ma tranquillizzante anche per chi gli si opporrà. Questo processo però non si deciderà né si deve decidere nelle aule di un tribunale. Il fatto che Silvio Berlusconi sia stato fatto fuori da sentenze non ha favorito un ripensamento nel suo elettorato che invece si è spostato addirittura più a destra. Non spetta a noi dire ai magistrati che cosa devono fare, e non spetta a loro dire che cosa dobbiamo fare noi con buona pace di Nicola Gratteri e di Pier Camillo Davigo, ma Nicola Zingaretti dichiari, anche a rischio di qualche fischio, che di ciò che accade a Salvini nei processi alla sinistra importa nulla. Il nostro modello è quello emiliano. Cose serie contro cazzate e i voti così arrivano.

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Caso procure, commissione Csm ha chiesto il trasferimento di Sirignano

Il pm della Procura nazionale antimafia è stato intercettato nell'inchiesta della procura di Perugia sul pm romano Luca Palamara. L'ultima parola, ora, spetta al plenum.

La Prima Commissione del Consiglio superiore della magistratura a maggioranza ha chiesto al plenum il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale per il magistrato della Procura nazionale antimafia Cesare Sirignano, intercettato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Perugia sul pm romano Luca Palamara. La decisione è stata presa all’esito della procedura di trasferimento d’ufficio aperta nei confronti del magistrato che riguarda le telefonate tra Palamara e Sirignano sulla nomina del nuovo procuratore di Perugia.

GLI ESITI DEL VOTO DELLA PRIMA COMMISSIONE DEL CSM

Hanno votato a favore del trasferimento di ufficio di Sirignano i consiglieri togati Sebastiano Ardita e Giovanni Zaccaro e il laico della Lega Emanuele Basile. Contro si è espressa la consigliera Concetta Grillo (Unicost). Si sono invece astenuti il laico Filippo Donati (M5S) e il togato Antonio D’Amato (Magistratura Indipendente). Ad avere l’ ultima parola sul caso sarà il plenum del Csm, che in ogni caso dovrà fermarsi se intanto fosse lo stesso Sirignano a chiedere di essere destinato a un’ altra sede, cioè il cosiddetto trasferimento in prevenzione.

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Per Renzi la notizia dell’inchiesta sulla sua villa è un «avvertimento» della magistratura

Il leader di Italia viva contro i magistrati: «Li ho criticati su Open e la risposta è la diffusione di miei documenti personali. Brivido!».

Matteo Renzi non si ferma e continua ad attaccare la magistratura dopo le inchieste della procura di Firenze sulla fondazione Open e sulla villa comprata dall’ex premier a due passi da piazzale Michelangelo.

Il leader di Italia viva si è fatto intervistare da Radio Capital. E ai microfoni della trasmissione Circo Massimo ha dichiarato: «Io non credo al sabotaggio per bloccare Italia viva. Però… alle aziende dico di non finanziarci, se non volete passare guai. Chi finanzia Renzi è uno che rischia la perquisizione».

Il senatore ha proseguito così: «Guarda caso dopo che ho criticato la magistratura esce da qualche ufficio giudiziario una cosa di un anno e mezzo fa sulla mia casa. Non ho niente da nascondere e non ho mai parlato di complotto, ma di coincidenze questo sì. Ho criticato l’invasione di campo di due magistrati nella sfera politica e la risposta è la diffusione di miei documenti privati personali. Brivido! Tuttavia non ho segreti. La mia casa, le mie auto, la mia Vespa: tutto è perfettamente regolare. Quando ho avuto un prestito, fatto con una scrittura privata, l’ho onorato restituendolo in cinque mesi. Guadagno molto bene, non ho niente da nascondere. Ma non vi sembra curioso che uno possa ricevere “avvertimenti” di questo genere?».

RENZI PRESENTA TRE DENUNCE PENALI E DUE AZIONI CIVILI

Renzi ha annunciato quindi che presenterà tre denunce penali e due azioni civili: «Lo farò volutamente a Firenze e sono certo che i magistrati di questa città saranno solerti nel difendere il mio diritto alla giustizia». La prima denuncia «riguarda il signor Travaglio per aver detto che il governo Renzi ha “beneficato il gruppo Toto nel 2017″. Non so di cosa parli Travaglio. Ma so che il governo Renzi termina la propria esperienza nel 2016. Notizia falsa e diffamatoria, reato certo. Attendo che la procura di Firenze apra il procedimento per diffamazione contro il signor Travaglio nel quale mi costituirò parte civile». 

IL PROCURATORE CAPO DI FIRENZE NEL MIRINO

Le altre due denunce «sono indirizzate al dottor Giuseppe Creazzo (procuratore capo a Firenze, ndr) e – per competenza – al procuratore capo di Genova (distretto cui spettano i procedimenti giudiziari riguardanti i magistrati di Firenze, ndr) per rivelazione di segreto bancario o istruttorio alla luce degli articoli de La Verità e l’Espresso sulla mia villa. Quanto alle azioni di risarcimento civile, vi aggiornerò più tardi. Come vedete io credo nella giustizia e nei magistrati di Firenze: a loro mi rivolgo, cittadino tra i cittadini, perché siano riconosciuti i miei diritti. Non attacco la magistratura, ma contesto la trasformazione di Open in partito».

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Non mi fido di Renzi ma neppure della magistratura

Un conto è la difesa del ruolo di giudici e pubblici ministeri, un altro è la fiducia cieca nel protagonismo mediatico di alcuni di loro. Ma il leader di Italia Viva faccia chiarezza sugli affari di Open e del Giglio magico.

Il Pd si astenga, come ha fatto finora, dal festeggiare per i guai giudiziari di Matteo Renzi. Eviti anche la frase retorica: «Abbiamo fiducia nella magistratura», perché ormai nessuno più crede alla sincerità e veridicità di questa affermazione.

Troppi errori giudiziari, troppe persone finite nel tritacarne che hanno persino pagato con la vita la malagiustizia, è il caso del caro Filippo Penati. E ancora, troppi scheletri sono emersi negli uffici di alcuni tribunali e procure per stare tranquilli.

Un conto è la difesa del ruolo della magistratura, un altro è la fiducia cieca nel protagonismo mediatico di molti, ripeto: molti, pubblici ministeri. Questo è un tema che va affrontato con serietà.

L’INSOSTENIBILE INVADENZA POLITICA DI CERTI MAGISTRATI

La democrazia italiana ha avuto molto da pochi magistrati, è il caso di Giovanni Falcone, ma ha anche subito l’invadenza e la voglia di potere di magistrati che hanno poi invaso la politica con ruoli apicali e con la stessa prosopopea di chi sa tutto e soprattutto è al di sopra di tutto. Abbiamo magistrati che fanno presidenti di Regioni, scrittori, che straparlano sull’universo mondo come se quella lontana laurea in Giurisprudenza li abbia resi specialisti di anatomia, di chimica, di scienze spaziali, di informatica.

Se fossi in Renzi, prima di lamentarmi del fatto che i pm che lo indagano hanno arrestato mamma e papà, mostrerei subito i conti

È l’unico gruppo corporativo che con una sola laurea pretende di sapere più chi ha studiato per una vita una materia. Se non fosse una cosa seria, si potrebbe dire che siamo di fronte a una straordinaria barzelletta italiana. Matteo Renzi, anche per questo, si trova in un bel guaio. Se fossi in lui, come non sono per fortuna, prima di lamentarmi del fatto che i pm che lo indagano hanno arrestato mamma e papà, mostrerei subito i conti. Deve essere una regola quella di rendere tracciabili tutti i finanziamenti e va affermato che tutti i finanziamenti, a meno che non nascano da uno scambio di favori, sono accettabili.

ZINGARETTI CONTRIBUISCA A FAR EMERGERE LA VERITÀ SU OPEN

L’inchiesta punta al sistema Open cogliendo il punto delicatissimo di una sorta di cassaforte che sarebbe servita al Giglio magico per ottenere e mantenere il potere attraverso dazioni di denaro e di altri benefit. È la singolare politica del consenso di questa stagione che, dal punto di vista morale, è peggiore di quella dei tempi della procura di Milano. Il Pd da parte sua ha avuto Renzi come segretario e leader indiscusso e può contribuire a rendere chiaro, per quel che risulta a Nicola Zingaretti e al suo amministratore, l’eventuale esistenza di magheggi finanziari. L’unica cosa da non fare è lasciare che i pm procedano con uno scoop al giorno rendendo irreversibile il giudizio popolare di colpevolezza senza dare all’accusato la possibilità di replica se non nel futuro processo, se mai ci sarà.

I PARTITI DI DESTRA E SINISTRA NON FESTEGGINO PER I GUAI DI RENZI

Renzi urla che siamo di fronte a un complotto per farlo fuori dalla politica. Non è escluso che sia vero. E se è vero, o semplicemente se c’è il sospetto che sia vero, la politica, di destra e di sinistra, deve far capire ai magistrati, nel rispetto dei ruoli, che non si sta qui a pettinare le bambole. Renzi però ha molto da dire sui suoi anni e su alcuni suoi amici per i quali stava costruendo carriere, per fortuna fallite sul nascere, uno è questo signor Marco Carrai che ritroviamo come un prezzemolino in tutte le inchieste in cui il renzismo è incappato.

Marco Carrai.

Non festeggi il Pd e la destra tenga tranquilli i suoi cani da guardia nelle redazioni dei quotidiani e dei talk show. Siamo appena all’inizio dello spettacolo e non sarà “l’ultimo spettacolo”. In fondo questi nuovi straordinari movimenti, le Sardine e le donne contro il femminicidio e la violenza dei maschi, dicono che la piazza sta per essere stabilmente occupata da gente perbene e che la fascisteria mandata in campo contro neri e immigrati non domina più l’immaginario collettivo.

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Sistema Romeo, chiesto il rinvio a giudizio per 55 persone

Fra loro anche l'ex deputato Bocchino e l'ex governatore della Campania Caldoro. Contestati i reati di corruzione e turbata libertà degli incanti per i servizi di pulizia degli edifici pubblici.

I pm di Napoli Henry John Woodcock e Celeste Carrano hanno chiesto il rinvio a giudizio per il cosiddetto sistema Romeo negli appalti pubblici. Oltre all’imprenditore Alfredo Romeo, la procura ha chiesto il processo per altre 54 persone, compresi l’ex deputato Italo Bocchino e l’ex governatore della Campania Stefano Caldoro. Tra gli imputati figura anche l’attuale direttore dell’Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva. Contestati i reati di corruzione e turbata libertà degli incanti, finalizzati all’assegnazione e aggiudicazione di appalti per servizi di pulizia di edifici pubblici.

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