Altavilla, Gallo e il risiko che parte da Tim e Autostrade

L'ex braccio destro di Marchionne viene indicato sia come possibile successore di Gubitosi sia di Castellucci. Ma in Atlantia a insidiarlo c'è l'ad di Italgas. I giochi però si sono appena aperti. E presto spunteranno altri candidati.

Alfredo Altavilla, I suppose. Sembra che colui che in Fca fu il braccio destro di Sergio Marchionne stia in cima a tutte le liste che vengono stilate per i posti, liberi o da liberare, al vertice delle più grandi aziende italiane. Succede così che se Luigi Gubitosi ha già un piede oltre la porta dell’ufficio di amministratore delegato di Tim – venerdì 20 settembre è prevista una riunione degli azionisti, vecchi e nuovi, per ragionare anche di questo o quantomeno di aggiustamenti da apportare all’organigramma – ecco che Altavilla viene subito indicato come possibile successore.

ALTAVILLA E LA SUCCESSIONE A CASTELLUCCI

Si dirà: ovvio, visto che già siede in cda come consigliere indipendente. Giusto. Ma allora meno ovvio è che lo stesso ex manager Fiat venga indicato come possibile successore di Giovanni Castellucci al vertice di Atlantia, da cui è uscito più “sua spinte” (dei Benetton) che “sua sponte”. Certo, Altavilla non ha l’expertise relazionale – specie dalle parti del Mit, il ministero di piazza della Croce Rossa – di Castellucci, ma si occupava pur sempre di macchine che si muovono sulle autostrade. Ce la può fare?

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ANCHE GALLO IN CORSA PER ATLANTIA

A insidiarlo c’è Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas, da poco riconfermato da Cdp quando ancora Lega e 5 stelle governavano insieme. Ingegnere, esperto di energia – ha lavorato in Edison ed è stato ad di Acea – Gallo viene anche lui dal mondo Fiat, visto che la sua prima esperienza di lavoro è stata, nel 1988, alla Fiat Avio. Ha dunque un cv meno adatto quello di Altavilla, con sicuramente meno esperienza e standing, per assumere la posizione assai delicata che aveva Castellucci. I giochi però si sono appena aperti. In Tim come in Atlantia. E c’è da scommettere che presto altri candidati spunteranno.

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Tim, soci scontenti dei risultati: e Gubitosi traballa

Ricavi scadenti e il titolo che resta debole, lasciando gli azionisti con delle micidiali minusvalenze potenziali in portafoglio: così l'amministratore delegato è pronto a lasciare.

Settembre di grandi cambiamenti ai piani alti del capitalismo italiano. Dopo la giubilazione di Giovanni Castellucci – destinata a consumarsi martedì 17 settembre nel corso del cda straordinario di Atlantia in cui il potente manager del Gruppo Benetton è pronto a presentarsi dimissionario per evitare di essere messo alla porta brutalmente – potrebbe toccare a Luigi Gubitosi dover levare le tende, in questo caso dalla lucrosa poltrona di amministratore delegato di Tim.

I risultati operativi, specie lato ricavi, lasciano molto a desiderare, e il titolo non va oltre quota 0,50-0,52, lasciando gli azionisti con delle micidiali minusvalenze potenziali in portafoglio

Sì, sì, non ci stiamo sbagliando di nome e ruolo. Lo sappiamo bene che il nome di cui sì è parlato in questi giorni è quello del presidente Fulvio Conti, deciso a lasciare. Ma non è lui, o non è solo lui, il problema. La verità è che i risultati operativi, specie lato ricavi, lasciano molto a desiderare, e il titolo, pur essendosi risollevato dai minimi assoluti (0,44 euro), non va oltre quota 0,50-0,52, lasciando gli azionisti con delle micidiali minusvalenze potenziali in portafoglio.

Fulvio Conti.

Finora Elliott (9,5% del capitale), che aveva vinto il braccio di ferro con Vivendi (24%), ha coperto il manager ex Rai e Alitalia, ma ora sembra decisa a imboccare la strada del cambiamento: trovare un accordo con i francesi e con Cdp (5%), favorire l’integrazione con Open Fiber per la fibra (Enel permettendo, che con Cdp si divide il controllo della società presieduta da Franco Bassanini, ma avvicinandosi alla scadenza del suo mandato Francesco Starace sembra essersi ammorbidito), cambiare il management, pur sapendo che l’eccessivo turnover può essere un problema.

L’idea di affidare ad interim a Gubitosi anche la carica di presidente lasciata libera da Fulvio Conti conferma la provvisorietà degli assetti

Ai fini dell’accordo tra azionisti, ci saranno presto incontri a tre per trovare una quadra, e a questi Elliott potrebbe anche presentarsi dicendosi pronta a cedere le sue azioni (che sono già un residuo della quota massima a cui il fondo americano era arrivato). Mentre per il management, l’idea di affidare ad interim a Gubitosi anche la carica di presidente lasciata libera da Conti conferma la provvisorietà degli assetti, in attesa di affrontare il nodo dell’ad. Ma qui Gubitosi, che sente l’aria che tira come pochi in Italia, si starebbe già attrezzando per un’uscita consensuale. Ha solo bisogno di un po’ di tempo. Perché il suo obiettivo (ma è tutto da vedere se ci riesca) è andare a Poste quando nella primavera del 2020 sarà scaduto il mandato di Matteo Del Fante.

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