Nomine, tra nodo stipendi e possibile digiuno leghista a Milano

Al top delle classifiche Descalzi, Del Fante e Starace. Fanalino di coda Morelli di Mps che guadagna 466 mila euro. E nelle milanesi Curci, ad di Fiera, quasi doppia quello di A2a Camerano. Intanto il Carroccio rischia di rimanere escluso nella sua Lombardia.

Tempo di nomine nelle aziende partecipate, ma anche in due controllate strategiche del Comune di Milano, come Fiera Milano e A2a.

Tra meno di un mese saranno presentate le liste per i nuovi consigli d’amministrazione di Eni, Terna, Poste, Leonardo, Mps e molte altre controllate dal ministero dell’Economia e da Cdp.

Oltre al peso politico nelle nomine, sul tavolo anche gli stipendi degli amministratori delegati, annuale oggetto di studio da parte di Mediobanca.

SUL TAVOLO GLI STIPENDI DEGLI AD

La banca milanese evidenziava lo scorso dicembre come in Italia un dirigente guadagni in media circa 220 mila euro. Ma gli amministratori delegati delle società arrivano a percepire in media 849 mila euro, con una punta massima nelle società pubbliche di oltre 6 milioni. I dati dell’ultimo rapporto di piazzetta Cuccia sulle remunerazioni dei board delle società italiane prendono in considerazione i compensi 2018 di 230 imprese con sede in Italia e quotate in Borsa. Mediobanca non cita i nomi, ma sul sito del Mef si possono trovare comunque le remunerazioni. Claudio Descalzi, ad Eni (6,456 milioni), è tra i manager più pagati. In Poste Italiane, l’amministratore delegato, Matteo del Fante, si avvicina ai 6 milioni, mentre quello di Enel Francesco Starace arriva a 5,03 milioni di euro. Particolare il caso dell’amministratore delegato di Mps Marco Morelli, il cui stipendio nel 2018 è stato di 466.250 euro. Passando alle partecipate milanesi, ben diversa la situazione di A2a e Fiera. Nella municipalizzata dell’energia l’ad Luca Valerio Camerano arriva a uno stipendio di 980 mila euro, in Fiera il suo omologo Fabrizio Curci tocca quota 1,7 milioni di euro, calcolando anche i 460 mila euro previsti per il piano di incentivazione azionaria. 

CURCI MIRA ALLA RICONFERMA

Curci, nominato nel 2017 amministratore delegato da Giovanni Gorno Tempini, attuale presidente di Cdp, con l’endorsement del sindaco di Milano Giuseppe Sala, mira alla riconferma. Come anche la maggior parte degli altri amministratori delegati. E gli attori in capo sono sempre gli stessi. Gorno infatti avrà voce in capitolo sulle nomine a livello nazionale, mentre sul piano regionale lombardo bisognerà capire le mosse di Enrico Pazzali, chiamato alla guida della Fondazione Fiera Milano nell’estate 2019 dal governatore Attilio Fontana, che lo ha voluto vincendo i dubbi degli stessi leghisti memori dei suoi molteplici precedenti cambi di casacca. A quanto pare proprio Pazzali starebbe facendo asse con Sala per una riconferma di Curci. Con buona pace della Lega, totalmente esclusa da questo giro di nomine non solo a livello nazionale ma persino nella Regione che amministra.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Come le cosche mafiose sono ancora padrone in Lombardia

Nonostante indagini e arresti, le infiltrazioni proliferano. La 'ndrangheta del traffico di stupefacenti, il riciclaggio camorrista, le rapine della criminalità pugliese. Ma anche lo sfruttamento sessuale degli albanesi, la droga cinese e le violenze dei latinos. Così la regione rischia di sottovalutare il problema.

Era il 5 luglio 2019 quando il procuratore aggiunto di Milano, Alessandra Dolci, commentava: «Negli ultimi 10 anni, nonostante le indagini e gli arresti, non è cambiato nulla. Le cosche sono ancora padrone del territorio». Parole che portano alla mente territori sanguinari come il Gargano o l’Aspromonte. E invece no: siamo in Lombardia, dove non necessariamente occorre ricorrere alla lupara affinché le mafie dimostrino la loro egemonia.

TERRA DI APPRODO DELLE CRIMINALITÀ

Anzi, come si legge nell’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia), «i sodalizi organizzati più evoluti prediligono ormai da tempo una strategia “di basso profilo” […] che si caratterizza per il forte mimetismo, risultando per questo ancor più pericolosa e soprattutto di difficile individuazione». La regione è ormai terra di approdo non solo per le criminalità nazionali, ma anche per quelle straniere: cinesi, balcaniche, nigeriane e sudamericane.

RISCHIO DI SOTTOVALUTAZIONE DEL PROBLEMA

Come ha spiegato Monica Forte, presidente della commissione antimafia in Lombardia e vicepresidente del coordinamento nazionale, «per molto tempo in regione si è sottovalutata la presenza mafiosa. E questo è un fatto gravissimo. Non so se si tratti di un errore consapevole, ma in ogni caso ha permesso alle mafie di muoversi liberamente». Il risultato è che oggi in Lombardia operano 25 locali di ‘ndrangheta, attivi soprattutto nella provincia di Milano.

DECISI A TAVOLINO I BUSINESS SU CUI PUNTARE

Quel che emerge è una rete asfissiante e quasi scientifica tra le famiglie per via di «una stretta connessione tra i locali presenti e la “casa madre” del crimine reggino, attraverso l’organo di coordinamento delle relazioni e delle attività illecite, giudiziariamente conosciuto come “la Lombardia”». Tutto deciso a tavolino, dunque. Esattamente come il business su cui puntare. A cominciare dal traffico internazionale di stupefacenti.

UNA RETE DA VIBO VALENTIA AL SUDAMERICA

A riguardo tra i più attivi c’è l’efferata famiglia Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia), che ha messo su una rete che parte da Colombia e Venezuela per arrivare in Italia, dopo aver attraversato il territorio iberico. Le statistiche, d’altronde, non mentono. Secondo quanto denunciato dalla Direzione centrale per i servizi antidroga, «nel 2018 in Lombardia è stato registrato il 16,02% delle operazioni antidroga svolte sul territorio nazionale, il 7,21 % delle sostanze sequestrate e il 14,05% delle persone segnalate all’Autorità giudiziaria».

LOMBARDIA UTILIZZATA COME “LAVATRICE”

Non si pensi, però, che mafia e camorra non siano presenti sul territorio lombardo. Soprattutto nel riciclaggio dei grandi introiti illegali provenienti spesso da Sicilia o Campania. In questo caso, dunque, la Lombardia viene utilizzata come “lavatrice” anche grazie ai rapporti illeciti con imprenditori e pubblica amministrazione. Né si disdegnano i cosiddetti crimini “pendolari”, fronte su cui la concorrenza con i pugliesi è molto forte. «Oltre che negli stupefacenti», si legge non a caso nella relazione della Dia, «i gruppi pugliesi sono attivi nel traffico di armi e nelle rapine ai danni di caveau, depositi e furgoni blindati».

MAFIA PUGLIESE SPECIALIZZATA IN ASSALTI E RAPINE

E qui non si scherza: la criminalità organizzata pugliese, infatti, «è da ritenersi tra le organizzazioni più specializzate, efficaci e pericolose a livello nazionale, con la messa a punto di tecniche operative paramilitari negli assalti a bancomat o a furgoni portavalori», spiega la Dda. È la cronaca d’altronde a dimostrarlo. Uno degli ultimi casi risale al 2016, quando a Bollate un commando composto da una decina di banditi armati e travestiti erano riusciti ad impossessarsi di numerosi plichi di preziosi, per un valore di circa 4 milioni di euro.

LA ROTTA OLANDESE DEL NARCOTRAFFICO

La Lombardia è terra di approdo anche per i gruppi stranieri. Diversi anche in questo caso gli ambiti di interesse, ma a spiccare è ancora una volta il narcotraffico. A differenza della ‘ndrangheta, però, in questo caso a essere prediletta (soprattutto dalla criminalità albanese e balcanica) è la rotta olandese: cocaina e hashish arriva in Italia con corrieri spesso italiani assoldati dagli albanesi, attraverso auto appositamente modificate per l’occultamento nelle officine di Rotterdam.

ROMENE SCHIAVIZZATE PER LA PROSTITUZIONE

Ma gli albanesi sono molto attivi anche nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento sessuale. A giugno 2019 la Dda di Brescia ha sgominato un’organizzazione che a partire dal 2014, con la promessa di un posto di lavoro, ha trasferito in Italia dalla Romania (in particolare dalle zone rurali più povere) decine e decine di ragazze poi avviate alla prostituzione sulle strade della Bergamasca, «trattate come schiave, private di denaro, della libertà di movimento e della possibilità di poter rientrare nel Paese d’origine».

TRATTA DI MIGRANTI DALL’AFRICA

Stesso discorso per la mafia nigeriana, dominus per quanto riguarda la tratta di migranti provenienti dall’Africa. Con una differenza netta, in questo caso: molto spesso a tenere sotto scacco le giovani ragazze – spesso anche ricorrendo a strumenti di coercizione psicologici come i riti vodoo – sono le donne. Una delle ultime inchieste è stata Glory (dal nome di una delle arrestate, residente a Busto Arsizio): tra le vittime c’erano anche ragazze marchiate a vita con due lame da rasoio, per il giuramento assoluto all’obbedienza una volta arrivate in Italia.

STUPEFACENTI CINESI E PUSHER FILIPPINI

Vista la grande comunità orientale in Lombardia, specie a Milano, attiva è anche la mafia cinese. Negli ultimi anni è cresciuta a dismisura l’importazione di shaboo, il principale stupefacente trattato da questa criminalità, rivenduto poi non solo all’interno della propria comunità, ma anche a italiani tramite una fitta rete di pusher filippini.

BANDE DI LATINOS VOTATE ALLA VIOLENZA

Ma non è tutto. Nell’area metropolitana sono molto attivi anche i pandillas, le bande di latinos composte prevalentemente da giovani di origine ecuadoregna e peruviana, con la sporadica presenza anche di italiani e nordafricani. In questo caso, spiega la Dda, la violenza non è solo uno strumento per il raggiungimento di uno scopo economico, ma un marchio di fabbrica.

COMMISSIONE AD HOC E FONDI PUBBLICI

Non tutto, però, è perduto. Già nella precedente legislatura, ha spiegato ancora la Forte, «la Regione Lombardia si è dotata di una commissione antimafia ad hoc» che ha goduto anche di corposi finanziamenti pubblici, «notevoli rispetto al panorama nazionale e con cui sono stati lanciati numerosi progetti». Uno di questi riguarda proprio la preoccupante presenza delle mafie straniere: «Già da due anni viene finanziato monitoraggio specifico. Ci siamo dati massimo nove mesi di tempo: questo lavoro ci porterà ad avanzare possibili interventi pratici che poi rivolgeremo alla Giunta regionale».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Il Tribunale di Milano ha dichiarato Euronics-Galimberti insolvente

A rischio 250 posti di lavoro. L'allarme delle sigle sindacali: «L'azienda non si è mai rilanciata».

Il Tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato insolvente la Euronics-Galimberti. La catena di negozi a marchio Euronics, che conta 11 punti vendita tra Lombardia e Veneto, ha nominato un commissario straordinario che avrà 30 giorni di tempo per elaborare una relazione da presentare al giudice Sergio Rossetti. Dopo che la relazione verrà redatta e consegnata, il tribunale avrà tutte le carte per dichiarare aperta la procedura di amministrazione straordinaria. In ballo ci sarebbero oltre 250 posti di lavoro in ballo.

L’ALLARME DEI SINDACATI

A inizio 2020 la Filcams Cgil era tornata a parlare della vicenda che riguarda l’azienda. Una storia che ormai si protrae in tutta la sua drammaticità da tre anni a questa parte «e ha portato a una massiccia dismissione della presenza dell’azienda sul territorio nazionale, con pesanti ripercussioni sull’occupazione, passata da oltre 600 addetti nel 2013 a circa 250 lavoratori nelle sole Lombardia e Veneto», spiegano dal sindacato. Per anni, hanno sottolineato dal sindacato, «la Galimberti a marchio Euronics di Proprietà del dottor Galimberti, pur ricorrendo agli ammortizzatori sociali, non si è mai rilanciata sul mercato del settore soprattutto a causa di inadeguati investimenti, arrivando nelle ultime settimane all’improcedibilità del secondo concordato preventivo».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Tangenti in Lombardia, arrestata Lara Comi

L'ex eurodeputata di Forza Italia è coinvolta nell'inchiesta "Mensa dei Poveri". In carcere Giuseppe Zingale, direttore generale di Afol-Città metropolitana.

La Guardia di Finanza di Milano ha arrestato l’ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi, l’amministratore delegato dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni e il direttore generale di Afol-Città metropolitana Giuseppe Zingale. I primi due si trovano ai domiciliari, il secondo è stato portato in carcere.

L’operazione rientra in un filone dell’inchiesta ‘Mensa dei Poveri’ sulle tangenti in Lombardia. L’ordinanza è stata firmata dal gip Raffaella Mascarino su richiesta dei pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri.

Le accuse, a vario titolo, sono di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e truffa.

QUELLE CONSULENZE SOSPETTE

I pm di Milano, nell’ambito dell’inchiesta dell’Antimafia sulle mazzette negli appalti pubblici, hanno indagato anche su contratti di consulenza per un valore di 38 mila euro ottenuti dalla Premium Consulting Srl, «società riconducibile a Lara Comi», coordinatrice provinciale di Forza Italia a Varese. Tali contratti di consulenza, secondo l’ipotesi degli inquirenti, sarebbero stati ottenuti attraverso Gioacchino Caianiello, ex coordinatore di Forza Italia nel capoluogo lombardo, ritenuto al centro del presunto sistema corruttivo scoperto dagli investigatori. Il committente delle consulenze finite sotto la lente dei magistrati è l’ente Afol-Città metropolitana.

CAIANIELLO FIGURA-CHIAVE DEL PRESUNTO SISTEMA CORRUTTIVO

A Caianiello, secondo l’accusa, avrebbero fatto capo senza alcun incarico ufficiale «le nomine delle principali società pubbliche della provincia» di Varese, come «raccolta rifiuti e servizio idrico integrato», facendo di lui l’«amministratore di fatto di Accam, Prealpi servizi e Alfa Srl». Anche le consulenze alla società di Lara Comi sarebbero indicative di come Caianiello fosse riuscito, «grazie alla collaborazione di alcuni suoi uomini di stretta fiducia» come il direttore generale di Afol Giuseppe Zingale, «a estendere la sua influenza politica e parallelamente quella criminale ben oltre i confini della provincia di Varese».

LA CONTROPARTITA PER L’AFFIDAMENTO DEGLI INCARICHI

I 38 mila euro di consulenze, inoltre, rappresenterebbero solo una cifra «preliminare» al «conferimento di un più ampio incarico» del valore complessivo di 80 mila euro, che avrebbe avuto come contropartita «la promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi» a Caianiello e Zingale.

GLI ALTRI DUE EPISODI CONTESTATI A LARA COMI

Ma Lara Comi deve rispondere anche di altre due vicende. È infatti accusata di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro dall’industriale bresciano Marco Bonometti, titolare della Omr e presidente di Confindustria Lombardia. Il versamento sarebbe stato effettuato in vista delle ultime elezioni europee, per una consulenza basata su una tesi di laurea liberamente scaricabile in Rete dal titolo “Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè”.

Nel terzo episodio (truffa aggravata al parlamento europeo) è coinvolto anche il giornalista Andrea Aliverti, che collaborava con Comi come addetto stampa con compenso di mille euro al mese, rimborsati dall’Europarlamento. Interrogato dai pm, Aliverti ha dichiarato di aver ricevuto un aumento a 3 mila euro, con l’obbligo di restituirne 2 mila a Forza Italia per pagare le spese della sede che Comi non pagava.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it