Vibo Valentia, soffio il vento della crisi al Comune Il sindaco Elio Costa decide di azzerare la giunta

VIBO VALENTIA - Continua a soffiare forte il vento della crisi al Comune di Vibo. Il sindaco Elio Costa ha infatti azzerato il suo esecutivo. La conferma è arrivata dal decreto pubblicato sull'albo pretorio.

Dopo giorni di tensione e di confronto è stato revocato l'incarico a tutti i componenti della giunta di Vibo Valentia.

Lasciano lo scranno, dunque, l'assessore alla cultura e vicesindaco Raimondo Bellantoni, l'assessore all'Urbanistica Katia Franzé, l'assessore all'Innovazione tecnologica Silvia riga, l'assessore all'Ambiente Antonella Sette e l'assessore alle Politiche sociali Maria Concetta Marrella.

Tutti a casa dunque, e quanto prima, entro il 31 dicembre, il sindaco Elio Costa dovrà provvedere a costituire un esecutivo tecnico come preannunciato nei giorni scorsi. Il provvedimento è stato diffuso questa mattina, ed è arrivato a pochi giorni dell'addio di Lorenzo Lombardo, assessore ai Lavori pubblici, Francesco Pascale, assessore alle Attività produttive, Raffaele Manduca, assessore al Personale, e Giuseppe Macrì, assessore al Bilancio.

Adesso il primo cittadino dovrà nominare 7 assessori anziché 9, Come preannunciato dallo stesso. Si tratta dell'ennesimo cambio in seno all'esecutivo, che ha visto in tre anni e mezzo da inizio consiliatura una rotazione notevole di assessori. Una crisi politica piuttosto pesante sta investendo, da alcune settimane a questa parte, Palazzo Luigi Razza, e si riflette sull'andamento amministrativo della città.

«Presentare un progetto per la palestra di Mileto» Giordano (Città Futura) si appella ai commissari

MILETO - Torna a farsi sentire l’associazione socio-politica Città Futura e lo fa attraverso il suo fondatore e uomo più rappresentativo, Salvatore Fortunato Giordano. Giordano, già candidato a sindaco alle ultime elezioni perse per una manciata di preferenze, ha posto l’attenzione sull’operato della coppia commissariale alla guida del Comune di Mileto, il commissario Sergio Raimondo e il sub commissario Giovanni Gigliotti, evidenziando e complimentandosi con loro per come hanno ottenuto il finanziamento necessario alla ristrutturazione del Palazzetto dello Sport della frazione Paravati, da anni in stato di abbandono. Ma Giordano ha voluto anche aggiungere una sua richiesta, a nome della collettività, da portare avanti in tempi estremamente stretti visto l’imminente scadenza dei bandi di gara: il recupero della palestra dell’Istituto comprensivo di Mileto.

«La scuola di Mileto - ha scritto Giordano - non può rimanere senza palestra, l’attività fisica è inserita nelle ore curriculari per evidenti ragioni. Mens sana in corpore sano, dicevano i nostri Avi».

L’esponente politico, che è anche un insegnante presso l’Istituto tecnico Ecnomico Galileo Galilei, ha ricordato come «al momento le Scuole di Mileto non hanno una palestra funzionale, ci sono vari problemi di manutenzione non eseguita. La Palestra dell’Istituto Comprensivo, situata nel plesso della Scuola Primaria Morabito necessita di interventi risolutivi».

Ricordando come «il finanziamento a fondo perduto da parte del Coni per la ristrutturazione del Palatenda» faccia riferimento «al rifinanziamento a cura del Governo del Fondo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri Sport e Periferie».

Si tratta di un Fondo «istituito per realizzare interventi edilizi per l’impiantistica sportiva, volti, in particolare, al recupero e alla riqualificazione degli impianti esistenti, e che individua come finalità il potenziamento dell’agonismo, lo sviluppo della relativa cultura, la rimozione degli squilibri economico-sociali e l’incremento della sicurezza urbana». Giordano ha rimarcato come «per quest’anno il bando è aperto fino al 17 dicembre, chiediamo ai Commissari Prefettizi - conclude - la presentazione di una scheda per il recupero della palestra dell’IC di Mileto».

Matera, sotto accusa l’ex Giunta Adduce: «Danno erariale»

MATERA – Sono accusati di “colpa grave” e “negligenza nell’assolvimento dei doveri di ufficio”, oltre che di “macroscopica negligenza operativa”, e per questo di aver causato un danno erariale da 1.789.129,23 euro al Comune di Matera.
Si tratta degli amministratori in carica nel 2013, ovvero l’allora sindaco Salvatore Adduce (oggi capogruppo Pd in Consiglio), gli assessori Sergio Cappella, Rocco Rivelli, Nicola Trombetta e Giuseppe Tragni, questi ultimi oggi di nuovo in carica.

L’INDAGINE
A formulare l’accusa, all’esito di un’indagine condotta dalla Guardia di finanza per più di 15 mesi, è la Procura regionale della Corte dei conti, che nei giorni scorsi ha recapitato loro un Avviso a dedurre. Oltre alla parte politica, la magistratura contabile ha ravvisato gravi responsabilità anche da parte di dirigenti comunali e componenti della Commissione appaltatrice del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani, su cui verte l’ipotesi di danno erariale per illegittima corresponsione dell’importo alla cooperativa “Consorzio nazionale servizi”, oggi ancora titolare dell’appalto. I tecnici sono l’attuale dirigente del settore Ambiente, Giuseppe Montemurro, ed i componenti della commissione, con in testa Francesco Gravina, presidente della commissione giudicatrice e Responsabile unico del procedimento, oltre ai componenti Nicola Sciarra, Mario Petrella e Giancarlo Tonelli. L’indagine è partita da un esposto presentato alla Corte dei conti nell’aprile del 2015, in cui si segnalava di accertare il presunto danno erariale, derivante dall’appalto per la raccolta dei rifiuti in città, relativamente al subentro per ricorso della coop Cns (attraverso la sua controllata “ProgettAmbiente” di Avigliano), alla “Aimeri”, vincitrice del bando e già tecnicamente aggiudicataria del servizio. Nelle ragioni di questo passaggio e del contenzioso seguito tra il subentrante e il Comune, risiede l’origine del contestato danno erariale.

L’ACCUSA
Secondo la ricostruzione della Corte dei conti, il Cns ha fatto ricorso al Tar, contestando l’incongruità dei costi dichiarati dalla vincitrice Aimeri rispetto alla voce “lavoro”, che avrebbero prodotto inevitabili diseconomie per il soggetto gestore, tali da non giustificarne la sussistenza. In altri termini, Aimeri per vincere l’appalto avrebbe fatto un’offerta non congrua con la tipologia di servizio che dichiarava di voler garantire. Un fatto molto rilevante, da cui è scaturita una catena di errori.

LA STORIA  DEI CASSONETTI E I RICORSI
La Corte dei conti accusa la Commissione di negligenza e superficialità nell’analisi del quadro economico di Aimeri, ritenuto congruo tanto da affidare nel settembre 2009, l’appalto all’Associazione temporanea d’imprese. A fine ottobre (questo è un altro passaggio importante) la Aimeri dà inizio al servizio, rimuovendo i cassonetti comunali (che nel frattempo verranno venduti) per sostituirli con i propri. A novembre parte il ricorso del Cns al Tar, Gravina controdeduce difendendo le ragioni della commissione nell’analisi del quadro economico di Aimeri, ma a marzo 2010 il Tribunale amministrativo dà ragione al ricorrente Cna, giudicandolo incongruo rispetto al costo complessivo del lavoro. Decisione poi confermata anche dal Consiglio di Stato nel dicembre 2010, dal quale arriva l’indicazione per l’amministrazione comunale di “individuare le migliori strategie per evitare una interruzione del servizio di raccolta dei rifiuti”, nelle more dell’esecuzione della sentenza di annullamento dell’aggiudicazione alla Aimeri. Parte la procedura di subentro, che prevedeva tre mesi di proroga alla Aimeri, per consentire al Cns di preparare mezzi e personale. Aimeri aveva precisato che il giorno prima del subentro, avrebbe ritirato tutti i suoi cassonetti dalla strada, quindi Cns dichiara di voler acquistare quei cassonetti, salvo poi ristorarsi dei costi (300mila euro più Iva) nei confronti del Comune, che li avrebbe presi in carico quando Cns avrebbe acquistato i suoi, più utili al tipo di servizio da effettuare a regime.

IL CONTENZIOSO
Da qui inizia una prima resistenza del Comune, che attraverso lo stesso Gravina non riconosceva questa richiesta e diffidava la ditta ad avviare il servizio entro aprile 2011; così avvenne, ma nel verbale di ricognizione il Cns si impegna ad acquistare i cassonetti di Aimeri, con la modifica sostanziale del Piano economico presentato in sede di gara (ovvero che le spese doveva pagarle il Comune). In più Cns (con ProgettAmbiente esecutrice del servizio) aveva posizionato altri 125 cassonetti da 2.400 litri. Due mesi dopo parte un lungo tira e molla sulla storia dei cassonetti, oltre che sull’annuncio da parte di Cns di una variazione del quadro economico per il costo del lavoro domenicale e l’aumento di ore lavorative e personale rispetto all’offerta di gara. L’11 aprile 2011 parte il bando di tre anni, con eventuale proroga di uno e corrispettivo annuo di 3.227.400 euro. Da questo momento il servizio è effettuato da ProgettAmbiente (della coop Cns), che inizia a sollecitare la stipula del contratto di servizio. Si procede con un affidamento “di fatto”, mentre il Cns continuava a chiedere l’adeguamento del Piano economico con maggiori costi per personale, adeguamento Istat, lavoro domenicale ecc.

I PARERI POI IGNORATI
Si arriva a maggio 2013, quando l’Avvocatura dell’ente chiede un parere all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, che nell’ottobre dello stesso anno risponde spiegando che il subentro del contratto dopo ricorso, qualora fosse accompagnato da maggiori spese, devono essere a carico del subentrante. Un parere poi rinforzato dalla stessa Avvocatura comunale, che a dicembre 2013 ribadisce l’impossibilità di sostituire l’originario contratto d’appalto ancora inesistente, con l’intervenuto “contratto di transazione” tra ente e Cns, che comportava un aggravio dei costi a carico dell’ente e che, anzi, siccome nel frattempo erano passati tre anni (dal 2011), nell’aprile 2014 sarebbe scaduto l’appalto e si doveva indire una nuova gara. Ma l’apparato comunale (Giunta e dirigente Montemurro), ignora i due pareri e il 31 dicembre 2014 formalizza il contratto, previo quadro economico con gli aumenti richiesti dal gestore. Quindi, a più riprese e senza inserire le poste nei debiti fuori bilancio, quindi senza passare dalla necessaria deliberazione collegiale di consiglio comunale, con atto di Giunta e successivi atti dirigenziali, si pagano alla Cns 1.053. 317 euro per costi aggiuntivi dovuti all’esercizio di fatto nel periodo dal 11 aprile 2011 al 10 gennaio 2014 e 785.812,13 euro per 15 mensilità del periodo dal 11 gennaio 2014 al 10 aprile 2015.

LA SUDDIVISIONE DEL DANNO
Queste cifre formano il danno erariale rilevato dalla Corte dei conti e stimato in 1.789.129,93, imputabile per 200mila euro al sindaco Adduce, 200mila euro all’allora assessore all’Ambiente Rocco Rivelli e 200mila euro in parti uguali agli assessori Cappella, Trombetta e Tragni. I tre membri della Commissione appaltatrice sono chiamati a restituire ognuno 50mila euro, più 300mila euro a carico di Gravina, mentre il soggetto ritenuto maggiormente responsabile è il dirigente Montemurro, chiamato a restituire all’Erario ben 739.129,93 euro.
L’invito a dedurre è datato 7 novembre 2018, ora le parti hanno 45 giorni di tempo per presentare le proprie deduzioni difensive. Una bella tegola su ex amministratori e dirigenti comunali.

Avellino: a 5 mesi dalle amministraitive, sfiduciato il sindaco M5S Ciampi

Il sindaco di Avellino Vincenzo Ciampi (M5s) è stato sfiduciato dal consiglio comunale. La mozione, sottoscritta da 19 consiglieri, ha ottenuto 23 voti a favore, 6 contrari e 2 astenuti. L'esperienza del sindaco del Movimento 5 Stelle è durata esattamente cinque mesi. Il 24 giugno, nel turno di ballottaggio, Ciampi prevalse su Nello Pizza, candidato del centrosinistra, coalizione che nel primo turno, il 10 di giugno, aveva conquistato la maggioranza dei seggi.
    Il voto di sfiducia ha concluso un dibattito durato sette ore nel quale l'appello del sindaco a rimandare il voto di sfiducia dopo quello sulla dichiarazione di dissesto del Comune, non ha trovato riscontro. Nelle prossime ore, iIl Ministero degli Interni, nominerà il commissario per la gestione ordinaria.
    Il comune di Avellino tornerà al voto nel mese di maggio del prossimo anno.

Mileto, duro attacco dell’ex consigliere Salvatore Pedullà «Deluso dal sindaco Mazzeo, e nel Pd bisogna resettare tutto»

MILETO - Duro attacco di Salvatore Pedullà, ex consigliere comunale della lista che sosteneva il sindaco Rosetta Mazzeo la cui esperienza amministrativa si è interrotta, per le dimissioni dello stesso sindaco, dopo solo due mesi dalle elezioni (LEGGI LA NOTIZIA).

L’esponente di Fronte Dem del Pd, l’area che si richiama al Governatore della Puglia, Michele Emiliano, punta il dito contro il suo ex sindaco, i suoi alleati nell’avventura comunale e anche con lo stesso Pd miletese accusato di una certa latitanza sul territorio.

Pedullà esordisce proprio dal sindaco Mazzeo, dimessosi per motivi di salute ad agosto scorso dopo essere stata eletta appena due mesi prima. Pedullà rimprovera all’ex sindaco le scelte sulla formazione della giunta che hanno escluso la città di Mileto dall’esecutivo e in particolare proprio Pedullà, inizialmente in corso per un assessorato che non è arrivato. «In cambio mi hanno proposto la presidenza del Consiglio ma ho preferito rifiutare - sostiene l’esponente Dem - ho chiesto i motivi della mia esclusione dalla giunta ma non mi è mai stato realmente spiegato. Non ho accettato il suo comportamento ma ho comunque continuato a sostenere la maggioranza e a lavorare per il territorio».

Ma anche sulle dimissioni Pedullà è apparso critico evidenziando come probabilmente siano state “affrettate”. «Sono profondamente deluso dal sindaco - chiarisce - se aveva bisogno di aiuto poteva chiedere». Pur ribadendo con decisione di essere un esponente del Pd, partito all’interno del quale intende rimanere, Pedullà riserva i suoi strali anche alla sezione locale del Partito Democratico che vede in Dino Mangone (vicesindaco nella giunta di Vincenzo Varone) il suo segretario: «Ho chiesto più volte che la sede venisse aperta non solo per un incontro ogni tanto tra qualche dirigente del Pd ma piuttosto con costanza e alla gente in modo da incentivare la partecipazione popolare alla vita del partito ma così non è stato».

Anzi Pedullà accusa il segretario cittadino, nella vicenda della formazione della giunta, di non «aver tutelato a sufficienza la città capoluogo». A questo punto sarebbe necessario «resettare il partito anche mettendo in discussione la segreteria comunale». Riguardo al futuro, infine, Pedullà manifesta la sua disponibilità a ricandidarsi: «Sono sempre stato e sempre sarò a disposizione del territorio».

Trotta, gli autisti di Potenza pagano i danni

POTENZA – Autisti della “Trotta bus” a cui sono stati addebitati anche 1.400 euro - quasi l’importo di un stipendio - a seguito di incidenti stradali avvenuti durante il servizio. In tre anni circa 300 gli addebiti con il caso limite di un autista che ne ha ricevuto addirittura una ventina. con il caso
Insomma oltre al danno anche la beffa per i dipendenti dell’azienda che gestisce, in regime di proroga, il servizio pubblico di trasporto urbano.
Quella degli addebiti è l’ultima problematica che i lavoratori della “Trotta bus” denunciano. Una denuncia che è stata messa nero su bianco visto che, nel caso specifico, gli autisti hanno deciso di scrivere direttamente al al sindaco di Potenza, Dario De Luca a cui sono state ricordate anche tutte le problematiche che sono state sollevate più e più e più volte nel corso di questi tre anni di gestione del servizio da parte dell’azienda romana che nel 2015 si aggiudicò per due anni il bando di gara del Comune per il servizio pubblico urbano.
Tre anni caratterizzati da problemi di ogni tipo - ritardi nel pagamento degli stipendi e fondi per la previdenza complementare trattenuti dalle buste paga ma non versati, solo per citare due esempi - che non solo «non sono stati mai risolti ma che che si sono ulteriormente aggravati» anche per «il menefreghismo aziendale - così nel testo - accompagnato da atteggiamenti inibitori nei nostri confronti». I lavoratori, che hanno più e più volte denunciato «i disservizi e la grave condizione in cui si trovano i mezzi utilizzati per il trasporto dei cittadini». Mezzi non solo vecchi ma anche «privi di manutenzione» con bus che «riescono a passare le revisioni nonostante manchino le più elementari condizioni di sicurezza».
Basti pensare a «quei Pollicino che continuano a girare per la città nonostante a occhio si vede che i pezzi possono venir giù da un momento all’altro» o come «quel mezzo dove il volante era tenuto fermo da uno spago».
E se i lavoratori protestano «come risposta l’azienda - così nella lettera a De Luca - replica con intimidazioni, con contestazioni disciplinari e richieste di risarcimento danni privi di ogni fondamento» visto che, come detto, «siamo costretti a condurre mezzi assolutamente non idonei a circolare». Non a caso «giornalmente molte corse non vengono effettuate per l’assenza di veicoli idonei o vengono effettuate con notevole ritardo a causa della mancata organizzazione del lavoro».
E se poi, come capita, succede un incidente ecco che l’azienda «arriva ad addebitarci dal 25 al 75 per cento del danno riportato». Danno, tra l’altro, «valutato arbitrariamente mancando di fatto una perizia super partes» per la sua stima.
«La questione degli addebiti - ha spiegato il segretario della Filt Cisl, Sebastiano Colucci - purtroppo è l’ennesima conseguenza negativa della disdetta unilaterale da parte della “Trotta” degli accordi di secondo livello». Mantenimento degli accordi che «erano previsti dal bando di gara come prescritto dall’articolo 18 della legge regionale 22 del 1998» ma che non sono stati tenuti in nessun conto» ed ecco «l’ennesima violazione da parte dell’azienda rispetto a quanto previsto per l’aggiudicazione dell’appalto».
In pratica se non fossero stati disdetti unilateralmente «gli accordi di secondo livello - ha spiegato Colucci - per legge la “Trotta” non avrebbe potuto, in caso di incidenti, chiedere agli autisti cifre non superiori al 5 per cento del danno riportato dal mezzo».
Con la revoca, invece, «in base alla contrattazione di primo livello del 28 novembre del 2015 - ha proseguito il segretario della Filt Cisl - si va da un minimo di 25 a un massimo del 75 per cento della somma che si può richiedere a un lavoratore».
Tornando alla lettera «riteniamo inaccettabile - hanno scritto - che noi dobbiamo pagare, nel vero senso della parola, colpe non nostre visto che la gestione aziendale fa acqua da tutte le parti».
E lo testimoniano i fatti di cronaca, come l’accusa di appropriazione indebita per cui è a processo Mauro Trotta o il sequestro amministrativo - a oggi ancora non sono stati rimossi i sigilli - dell’autofficina interna all’azienda.
E proprio per quanto riguarda l’autofficina, che a distanza di 21 giorni non è ancora accessibile visto che non c’è stato ancora il dissequestro, nessuno tra i lavoratori è a conoscenza di quale sia l’autofficina autorizzata dove vengono - se accade - portai i mezzi per la manutenzione ordinaria salvo non dovere ipotizzare che magari la sostituzione di un tergicristallo piuttosto che dei fari non avvenga nel piazzale dell’azienda.
Per i lavoratori comunque non è più accettabile che «il frutto di una cattiva gestione da parte della “Trotta”» debba ricadere su di loro. Non solo. «Riteniamo inaccettabile che un servizio pubblico non soddisfi minimamente le esigenze dei cittadini, in termini di qualità, capillarità, sicurezza e certezza di un servizio essenziale come quello del trasporto pubblico».
Basti pensare semplicemente che «in tre anni questa azienda - hanno proseguito i lavoratori - non ha mai rispettato quanto previsto dal Capitolato Speciale, non provvedendo, per esempio, a una adeguata pulizia dei mezzi, alla dotazione di una efficiente comunicazione di orari e tragitti alle fermate dei bus, a un officina autorizza per la manutenzione dei veicoli».
Uno sfogo e una denuncia non solo in qualità di addetti al servizio di trasporto pubblico ma anche in qualità di cittadini che come gli utenti pagano le tasse e si sentono «derubati» dei propri soldi che poi vengono utilizzati «per pagare un’azienda che non svolge il suo dovere come prestabilito dal bando di contratto e dal capitolato speciale». Azienda che, però, quanto le conviene - come nel caso degli addebiti agli autisti - le norme le ricorda e le applica anche se, come denunciato nelle lettera, con criteri discutibili perché «mancando perizie super partes» magari agli autisti viene chiesto di pagare il danno a un parafango che magari era già ammaccato e siccome la manutenzione non viene effettuata non è stato magari mai sostituito.

Il comune di Mendicino punta sull’illuminazione a led Avviata la sostituzione di tutti i lampioni comunali

MENDICINO (COSENZA) - Sono partiti a Mendicino i lavori di sostituzione delle oltre 2.000 lampade tradizionali esistenti e diventate ormai datate e vetuste con le lampade a led nuove e di ultima generazione su tutto il territorio comunale.

«Con questo intervento - spiega una nota del primo cittadino Antonio Palermo - come avvenuto nelle più avanzate città europee e mondali si otterrà anche a Mendicino, come ha affermato il Sindaco Antonio Palermo, un considerevole risparmio economico, azzerando i costi di manutenzione, ammodernando la rete attuale, conseguendo un significativo efficientamento energetico degli impianti, non avendo più luci spente o guaste per strada, producendo minori emissioni di CO2, tutelando la biodiversità e l’ecosistema e contribuendo a vincere la lotta all’inquinamento luminoso».

Con questo sistema, inoltre, si avrà «una città più elegante, un centro storico più bello, un territorio più sicuro grazie al telecontrollo, una comunità più Smart con il Wi-Fi, la filodiffusione, ecc ecc. È una piccola grande rivoluzione, forse la più innovativa di questi anni, e sono fiero e orgoglioso di averla realizzata, come i tanti altri cambiamenti storici di questa consiliatura, da Sindaco della mia Città»..

Rifiuti, le accuse di Abramo alla Regione: «Troppi ritardi per l’ammodernamento dell’impianto di Alli»

CATANZARO - «La Regione ha corretto con un consistente ritardo la procedura per la realizzazione degli interventi di ammodernamento dell’impianto di valorizzazione rifiuti di Alli: dal 20 settembre ha impiegato quasi un mese per una semplice correzione formale da inviare al Consiglio superiore dei lavori pubblici. È un atteggiamento ostruzionistico che non fa altro che intralciare il percorso di autonomia dell’Ambito territoriale per la raccolta dei rifiuti di Catanzaro. È l’esatto contrario di quanto hanno sempre affermato il Governatore e la stessa Regione».

Lo sostengono, in una nota, il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, e l’assessore all’Ambiente, Domenico Cavallaro.

«La Regione - aggiungono - sta perseverando in maniera ostinata in un lungo e devastante processo di penalizzazione di un territorio, quello catanzarese, che sul versante della raccolta differenziata dei rifiuti ha avviato un circuito assolutamente virtuoso che, purtroppo, si sta scontrando con l'inefficienza dell’ente regionale. Avevamo visto lungo quando avevamo denunciato il grave errore fatto dalla Regione in questo importantissimo procedimento relativo all’impianto di Alli. Era il 20 settembre quando il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche aveva restituito il documento al dipartimento Ambiente della Regione segnalando lo sbaglio. Pensavamo, però, che per una semplice correzione non dovesse passare così tanto tempo: la Regione, invece, ha inviato il procedimento corretto soltanto martedì 16 ottobre. C'è forse l’intento, nemmeno troppo nascosto, di mettere i bastoni tra le ruote all’Ambito territoriale di Catanzaro? Pensiamo di no».

«Con l’esecuzione dei lavori - dicono ancora Abramo e Cavallaro - l’Ambito avrebbe all’interno del proprio territorio una struttura moderna e ancora più efficiente, supporto fondamentale nell’ottica del passaggio delle competenze sui rifiuti che, dalla Regione, andrà in capo agli ambiti territoriali a partire dal 2019. Va ricordato che l'aggiudicatario della gara d’appalto si dovrebbe far carico, senza costi aggiuntivi, dello smaltimento degli scarti di lavorazione. Evitando, cioè, che i Comuni dell’Ambito si rifacciano sui cittadini, aumentando la Tari, perché costretti a inviare gli scarti di lavorazione fuori dalla Calabria. È evidente che i lavori all’impianto di Alli consentirebbero all’Ambito di gestire in autonomia il proprio ciclo dei rifiuti, evitando quindi di mandare fuori regione, con contestuale aggravio di costi, gli scarti di lavorazione. In questo modo, oltretutto, l’Ambito di Catanzaro aiuterebbe anche la stessa Regione. Vale la pena ricordare, ancora una volta, che l’unico impianto regionale al momento adatto ad accogliere gli scarti di lavorazione, quello privato di Crotone, ha già dimezzato la sua capacità di ricezione».

«È quindi essenziale - hanno concluso il Sindaco e l'assessore all’Ambiente - che la Regione agevoli e velocizzi il più possibile il percorso di aggiudicazione di un appalto per lavori dall’importanza strategica per tutta la Calabria e non solo per l’Ambito territoriale di Catanzaro».

La maggioranza del sindaco Occhiuto attacca Oliverio «La Regione rallenta lo sviluppo della città di Cosenza»

COSENZA - Tra il Comune di Cosenza e la Regione Calabria è ormai guerra aperta, a scrivere il nuovo capitolo di quella che sicuramente sarà una tensione che animerà anche i prossimi mesi è la maggioranza che sostiene il sindaco Mario Occhiuto alla guida del comune di Cosenza.

«La Regione Calabria - si legge in una nota dea firma dei consiglieri comunali di maggioranza - sta alimentando, con la sua condotta scriteriata e priva di scrupoli, meccanismi ostruzionistici volti unicamente a rallentare il percorso di sviluppo della città di Cosenza, così come lo ha disegnato il sindaco Mario Occhiuto insieme alla sua squadra di governo».

Per gli esponenti comunali «il comportamento della Regione Calabria e del Presidente della giunta, Mario Oliverio deve essere fortemente stigmatizzato perché disattende in più punti quanto era stato stabilito nell’Accordo di Programma, siglato il 12 giugno del 2017, per la realizzazione di un sistema di mobilità sostenibile attraverso opere strategiche e il collegamento metropolitano tra Cosenza, Rende e l’Università della Calabria. Lo spirito dell’Accordo di Programma doveva essere quello di dar luogo ad una concertazione che doveva tendere a rendere realizzabili, in tempi brevi, le opere in esso contemplate, prima tra tutte la Metropolitana di collegamento tra Cosenza, Rende e l’Università, allo scopo di trasformare, con notevoli benefici per la popolazione, l’intero assetto urbanistico della città. Giova ricordare che la realizzazione della metro tranvia è di competenza regionale ed è la Regione che ha espletato la relativa gara senza preoccuparsi neanche di dotarsi delle necessarie autorizzazioni comunali».

Dalla successiva negoziazione con il Comune, «la Regione - proseguono i consiglieri comunali - ha poi accolto tutte le proposte migliorative avanzate dal sindaco Occhiuto confluite, successivamente, nell’Accordo quadro complessivo riguardante il sistema di mobilità nell’area urbana e una serie di importanti riqualificazioni. Sulla vicenda dell’ex Jolly, ad esempio, (LEGGI LA NOTIZIA DELL'ULTIMO RISVOLTO) si era stabilito che fosse la Regione a dover trasferire la proprietà dell’immobile, sede dell’Aterp, entro tre mesi dalla sottoscrizione dell’accordo, cosa mai avvenuta. È innegabile che l’accordo, se realizzato in tutte le sue parti, ma stando agli ultimi proclami della Regione, è lecito nutrire forti dubbi sulla reale volontà del Presidente Oliverio di dargli corso, trasformerà la città di Cosenza in una tra le più funzionali del Paese, apportando un notevole contributo di ricchezze al territorio, sia in termini turistici che commerciali. Così come enormi saranno i vantaggi, sotto il profilo della mobilità, atteso che è quanto mai necessario e non più procrastinabile un sistema di trasporto pubblico urbano tra Cosenza, Rende e l’Università, che riteniamo fondamentale per la crescita della città e per rendere l’Università della Calabria sempre più vicina a Cosenza e al centro storico. Da ricordare, inoltre, che il tram di superficie sul Viale avrà una sola linea (e non due) senza barriere, cordoli, cavi e pantografi».

«Vale la pena riassumere, sia pure per sommi capi - è detto ancora nel documento - le opere comprese nell’Accordo di programma. Si va dalla cessione delle aree dell’ex Ferrovie per la riqualificazione urbana e la realizzazione della città della solidarietà alla riqualificazione del tracciato esistente lungo il fiume con la ristrutturazione delle quattro stazioni su via Popilia. Altri aspetti dell’accordo riguardano la fornitura di pullman elettrici per spostamenti trasversali e nuovi servizi dell’Amaco; la riqualificazione di tutti i percorsi e dei marciapiedi comunali; la realizzazione di piste ciclabili e percorsi tattili; la riqualificazione della stazione delle Autolinee e la realizzazione di sei piccole stazioni hub alle porte della città allo scopo di evitare il transito dei pullman extraurbani in città, fonte di inquinamento del centro cittadino. A questo si aggiunga la riqualificazione di tutta l'area della stazione di Vaglio Lise e, tra le opere più significative e, per certi versi, rivoluzionarie, c'è, senza dubbio, la realizzazione del Parco del Benessere, con giardini tematici e una grande palestra all’aperto. Nell’accordo di programma, infine, anche l’ovovia di collegamento tra il Castello Svevo e il lungofiume e lo sblocco delle opere già finanziate nel centro storico, da Santa Lucia all’ex Jolly. È del tutto paradossale che si addossino al sindaco Occhiuto, anziché alla Regione, responsabilità anche per i disagi temporanei che i cittadini, come è fisiologico che sia quando si realizzano opere pubbliche di una certa portata, saranno costretti ad affrontare. Quel che registriamo in queste ore è una pericolosa battuta d’arresto nell’attuazione dell’accordo di programma e, insieme, una deriva della condotta della Regione che è da ascrivere unicamente al tentativo di rallentare e screditare l’azione amministrativa del sindaco Occhiuto, che sta ben governando la città. Un atteggiamento, questo, che rischia, d’ora in avanti, di accentuarsi. Oliverio farà di tutto, man mano che si andrà avanti nella corsa alle regionali, per essere d’intralcio alla operatività di amministratori, apprezzati nella loro azione di governo e che potrebbero diventare suoi competitori, senza farsi scrupolo alcuno quando si tratterà di azionare la macchina del fango o del discredito. Si tratta di metodi obsoleti, in auge 20 anni fa e che una ben definita parte politica continua ad utilizzare solo per tentare di delegittimare il buon governo del sindaco Occhiuto, senza accorgersi che, così facendo, causerà danni incalcolabili ai cosentini. A questo sistema ci opporremo con tutte le nostre forze e non consentiremo a nessuno di addossare al sindaco Occhiuto responsabilità che non ha. Non sono né il Consiglio comunale, né il sindaco Occhiuto ad aver cambiato le carte in tavola sulla metropolitana leggera e sul Parco Benessere. Dica con chiarezza il Presidente Oliverio cosa intende fare sul Jolly Hotel, così come sul nuovo Ospedale. Altrimenti, con i suoi proclami non farà altro che ripetere comportamenti già visti».

«Per parte nostra - concludono - tutti i punti dell’accordo dovranno essere rispettati nei tempi e nelle modalità sottoscritte perché altrimenti lo stesso accordo dovrà ritenersi annullato, con ogni conseguente determinazione».

NELL'EDIZIONE CARTACEA DEL QUOTIDIANO DEL SUD IN EDICOLA DOMANI L'INTERVISTA AL SINDACO DI COSENZA MARIO OCCHIUTO

Prorogati i commissariamenti di Laureana e Bova Marina La decisione del consiglio dei ministri su proposta di Salvini

REGGIO CALABRIA - Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Matteo Salvini, a norma dell’articolo 143 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, in considerazione della necessità di completare l’azione di ripristino dei principi di legalità all’interno delle amministrazioni comunali, ha deliberato la proroga dello scioglimento dei Consigli comunali di Laureana Di Borrello (Reggio Calabria), Bova Marina (Reggio Calabria), San Felice a Cancello (Caserta), Parabita (Lecce).

I consiglii comunali di Laureana di Borrello e di Bova Marina sono stati sciolti nel maggio del 2017 (LEGGI LA NOTIZIA"per accertati condizionamenti dell’attività amministrativa da parte della criminalità organizzata"

A Laureana di Borrello la commissione di accesso agli atti si era insediata il 29 dicembre 2016 (LEGGI), ed era stata inviata a distanza di pochi giorni dalle dimissioni di nove consiglieri comunali su dieci.

Il sindaco di Bova Marina, Vincenzo Crupi, è stato invece arrestato il 7 dicembre 2016 nell'ambito dell'operazione "Ecosistema" che ha evidenziato una serie di appalti truccati (LEGGI I PARTICOLARI) e anomalie nella gestione della cosa pubblica.