Quattro consigli per essere un lobbista sempreverde

Il professionista dei Public Affair deve sapersi adattare ai cambi repentini della scena politica, come quello che stiamo vivendo. Ecco le regole per risultare sempre credibili al di là del colore del governo.

Cari amici di Spin Doctor, ben tornati!

È passato solamente un mese dall’ultima rubrica eppure in questo breve tempo l’Italia ha visto aprirsi una crisi che ha portato a un radicale, quanto inaspettato, cambiamento del quadro politico. Ci siamo lasciati prima della pausa estiva con un governo pentaleghista e ci ritroviamo alla ripresa autunnale con il Conte bis, composto da nuovi e diversi protagonisti della scena politica.

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LE CONSEGUENZE DEL MUTATO QUADRO POLITICO

In un simile contesto l’azione e la strategia del portatore di interessi devono necessariamente cambiare, adattarsi alla nuova scena politica e stare al passo con il velocissimo ritmo della politica. Vediamo allora quali sono alcune caratteristiche del “lobbista ideale”, consulente o manager d’azienda, capace di mantenere, rinnovare e creare un rapporto diretto con i propri stakeholder istituzionali, anche quando essi cambiano in meno di un mese.

1. BISOGNA ESSERE CREDIBILI

Essere credibile è il valore fondamentale del professionista dei Public Affairs. Da qui si parte, senza scorciatoie. È grazie a questo tratto, infatti, che l’attivista di una lobby può relazionarsi con tutti i partiti politici, che siano di destra o di sinistra, sovranisti o liberali, moderati o estremisti. Soprattutto in casi di rapidi cambi di governo, per essere ascoltato dai legislatori e aprire in tempi strettissimi porte che sarebbero altrimenti chiuse, è necessario che il lobbista venga considerato come un portatore di interessi credibile.

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2. IL PESO DELLA COMPETENZA

Credibile, ma anche competente. Troppo spesso si pensa al lobbista come a un soggetto che si limita a portare al decisore istanze e problematiche studiate altrove. E invece la considerazione degli interlocutori cresce se chi illustra le proprie posizioni dimostra di padroneggiare la materia, che sia fiscale, economica o magari culturale. Sbaglia chi pensa che l’interlocutore sia un soggetto superficiale, una spugna capace di trattenere qualsiasi argomentazione superficiale. Deputati e senatori, per non parlare delle strutture tecniche dei ministeri, titolari dei dossier, aiutati dai centri studi e dagli uffici legislativi dei gruppi parlamentari di Camera e Senato, studiano e approfondiscono le materie e richiedono altrettanta preparazione tecnica dai loro interlocutori portatori di interessi.

3. LA DOTE DELL’ASCOLTO

Sapere illustrare, convincere, spiegare sono, dunque, doti fondamentali. Ma non si deve sottovalutare il fatto che bisogna anche saper ascoltare il proprio interlocutore. Il buon lobbista deve essere anche un buon ascoltatore. Solo così si possono comprendere i timori del legislatore, o apprendere nuove e preziose informazioni che serviranno a trasformare in dialogo una conversazione che altrimenti rischierebbe di restare uno sterile monologo.

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4. OCCHIO ALL’OPINIONE PUBBLICA

Infine, l’opinione pubblica. Anche in questi frangenti non si può non tenere conto, per individuare la migliore strategia di lobbying, del sentiment del Paese nei confronti della tematica che si deve affrontare. Un sentiment sempre più condizionato dalla Rete e dai social, strumenti che servono sempre più a orientare i processi decisionali. Ricordiamoci che il consenso, purtroppo, è quasi sempre alla base delle scelte dei nostri legislatori: che siano giallorossi o gialloverdi. Come una pianta sempreverde, persistente addirittura durante la stagione più sfavorevole, il lobbista deve resistere a ogni tempesta, anche quella temuta della politica.

*Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

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