L’omaggio all’uomo, al legale, al patron Ecco la piazzetta “Giuseppe Tedesco”

di Marcello Festa

Poliedrico, versatile, vulcanico ma anche orgoglioso, tenace e passionale. Lunga ed appropriata la lista di aggettivi che hanno accompagnato il ricordo di Giuseppe Tedesco celebrato, a dieci anni dalla sua scomparsa, nella piccola ed accogliente Sieti, il borgo che diede i natali a quello che ancora oggi viene ricordato come uno tra i più apprezzati e stimati penalisti della storia forense salernitana. Indissolubile, inossidabile, il legame che ha sempre tenuto unito il “ceppo” Tedesco e la comunità di Sieti che, a sua volta, ha voluto ricordare “ ad imperitura memoria” i natali di Don Peppino con una targa affissa nella piccola piazzetta prospiciente la chiesa di Maria SS delle Grazie, dove il giovanissimo Giuseppe, raccontano gli amici di sempre, immaginava di replicare le gesta di Picchi o, meglio ancora, di Piccinini, storico difensore della Salernitana, il grande amore della sua vita, famiglia a parte….. sul punto non mancherebbero delle sacrosante obiezioni! Sieti, la Salernitana, l’avvocatura: per don Peppino Tedesco, come ricordato dal figlio Michele, dal Presidente dell’ordine degli avvocati Silverio Sica e da quanti hanno avuto il piacere e il privilegio di conoscerlo e frequentarlo, erano le stelle polari delle sue giornate, del suo modus vivendi, il modo più semplice e genuino per entrare in sintonia con le persone, per connettersi (senza utilizzare le “diavolerie tecnologiche”) con il mondo che lo circondava. “Il suo sorriso, l’ironia diretta, il valore per la passione d’intenti e l’umanità della difesa: erano queste le caratteristiche che più colpivano dell’avvocato Tedesco – sottolinea Silverio Sica – qualità dell’uomo prima ancora che del grande uomo di legge. Qualità che oggi raccoglie in toto, con volto e modalità contemporanee e al passo con i tempi, il figlio Michele”. Il cielo grigio e la pioggia battente sono stati gli unici “intrusi” in una giornata dedicata al ricordo e alla gioia di vivere; la piccola ed accogliente chiesa di Sieti il luogo in cui si sono dati appuntamento quanti hanno apprezzato e voluto bene all’avvocato Peppino Tedesco, l’omelia di don Luca Basso un punto esclamativo, gli interventi conditi da aneddoti e sana ironia il modo migliore per ricordare un uomo schietto e genuino che non ebbe timore, ma solo tanto coraggio, nel prendere in mano, sul tramonto degli anni ’70, anche le redini della Salernitana iniettando nel club passione e umanità, tratti distintivi del suo modo di essere e delle sue appassionate arringhe. E siccome l’amore per la maglia la si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione, è stato apprezzato anche il gesto della solitamente algida Salernitana di Lotito che attraverso le mani del dirigente Angelo Mariano Fabiani ha donato al nipote Giuseppe, figlio di Michele, la maglia del Centenario. Un gesto spontaneo, non annunciato e per questo più gradito ed apprezzato! Ma don Peppino Tedesco era sì passione per l’avvocatura, amore per la maglia granata ma anche perfetto commensale, conviviale allegro e istrionico. Il figlio Michele ne ha raccolto anche in questo la pesante eredità non trascurando il piacere della tavola un momento dopo la scopertura della lapide sulla quale era ben in vista la chiosa finale “…..oggi come allora il piacere della condivisione delle origini. Noi come lui, onorati e grati”. Scontata e necessaria, allora, anche la chiusura della giornata “celebrata” all’interno dei locali dell’ex Ospedale di Sieti (!) dove in un’atmosfera calda e familiare non è parso strano, o meglio ancora fuori luogo, vedere il professor Gino Kalb servire ai tavoli pizze calde o lo stesso Michele Tedesco mescere buon vino della casa o ancora l’imprenditore Beniamino Brancaccio dispensare porchetta di Ariccia… Nessuna meraviglia o stupore, semplicemente lo spirito, l’umanità, la gioia di vivere: virus assolutamente contagiosi, trasferiti in dosi massicce da don Peppino Tedesco, ed ancora oggi capaci di attecchire senza fare danni perché, come sottolineato dal figlio Michele “Muoiono soltanto le persone di cui non si conserva il ricordo….papà non è morto”.

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