Estratto di La terra sul filo della seta di Giulia Massini

L'autrice marchigiana presenta il suo ultimo libro, edito da Tabula Fati, al Festival Stranimondi di Milano.

La terra sul filo di seta è un romanzo fantasy di Giulia Massini edito per la casa editrice Tabula Fati, del gruppo Solfanelli Editore. L’autrice presenta la sua opera sabato 12 ottobre alle ore 12.00 il a Stranimondi 2019, il festival del libro fantastico di Milano (leggi il programma). Lettera43 ne pubblica un estratto in esclusiva.

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Non vivevamo, noi umanoidi.
Dalla sua dimensione sempre più lontana, Bardos ci sentiva. Sono sicura. Sentiva che potevamo ancora muoverci sulla terra, sentiva i rami secchi crepitare sotto le nostre suole, il fischio delle nostre lenze che si tuffavano nei fiumi, i denti che affondavano nella polpa di una mela. Sentiva una madre piangere di paura e un figlio ridere, di nascosto, per lo sbocciare di un fiore, per un gioco, anche se solo fatto di legnetti morti e di fango. Sembrava che trovassimo ogni risorsa utile per continuare a dare un senso alle nostre vite. Ci accontentavamo di misere cose e vivevamo, vivevamo, scatenando così il suo orrore!
E, soprattutto, sentiva il filo delle nostre spade fendere l’aria, i bastoni battere, le corde scoccare: ci armavamo ancora! Il suo esercito sparuto e stanco era ormai ridotto all’osso e non era in grado di affrontare una caccia così difficile, una caccia all’uomo, nelle ultime case, nei più nascosti rifugi. Bardos li voleva più forti, voleva dotare il suo esercito stremato di nuovi e più potenti guerrieri.
E così fece, lanciò contro di noi gli spettri più orribili!
Le porte di Yogi, dove essi vivevano sprofondati nell’incubo, si spalancarono su Fortunalia e i più terribili spettri, riversandosi con le tenebre, compirono l’opera finale del grande Imperatore. Mostri! La loro fame di vita li spingeva per l’arcipelago: tutto ciò che toccavano inceneriva. Per Vest, non so come io mi sia salvata!

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Il programma del festival Stranimondi 2019

La Casa dei Giochi di Milano ospita il 12 e 13 ottobre 2019 il festival dedicato alla letteratura fantastica. Un programma fitto di incontri e presentazioni. Ma anche di chiacchierate intorno a un tavolo con famosi scrittori.

Sabato 12 e domenica 13 ottobre 2019 arriva a Milano Stranimondi, il festival della letteratura fantastica. Due giorni in cui, alla Casa dei Giochi in via Uguzzone 8, sono in programma esposizioni di libri, ospiti italiani e internazionali, dibattiti e presentazioni di opere. Ecco il programma della kermesse a tema fantasy e fantascienza.

INCONTRI E PANEL

Il maggior numero di eventi all’interno di Stranimondi 2019, che si svolgono nella Sala Incontri, è dedicato a panel su temi legati all’universo del fantastico e a incontri con scrittori che hanno fatto dell’immaginazione la loro cifra stilistica.

SABATO 12 OTTOBRE

– ore 10.30, benvenuto con Giorgio Raffaelli, Silvio Sosio e Andrea Vaccaro;
– ore 11.00, “Effetto Faust: tremila anni di patti col Diavolo, dai Sumeri e Lucifer”, con la giornalista Chiara Crosignani, lo scrittore Luca Tarenzi e Emanuele Manco;
– ore 12.00, incontro con Leonardo Patrignani, autore della trilogia di Multiversum e dei romanzi There e Time Deal;
– ore 13.00, “Videogiochi e alta cultura: riflessioni e connessioni multidisciplinari”, con Fabio Balsanti, Ceo e lead designer di P.M. Studios, ed Elisa Di Lorenzo, Ceo di Untold Games;
– ore 14.00, “Michelangelo e la Luna. Perché le arti hanno un ruolo così marginale nella fantascienza?”, con lo scrittore Franco Ricciardiello;
– ore 15.00, incontro con gli scrittori Anders Fager, che presenta il nuovo romanzo Svenska Kulter, e Claude Lalumiére, autore di Altre Persone e Venera Dreams;
– ore 16.00, “Astrobiologia per fantascientisti: speculazioni esobiologiche e ricerca della vita”, con gli scrittori Silvia Treves, Franci Conforti e Nino Martino;
– ore 17:00, incontro con lo scrittore Jasper Fforde, autore de Il caso Jane Eyre, Nursery Crime e Shades of Grey;
– ore 18:00, “Ciao sono Jack Vance”, presentazione dell’autobiografia dello scrittore, con il figlio Johnm, l’agente ed editore Koen Vyverman e il traduttore Marco Riva, e la moderazione di Silvio Sosio;
– ore 19:00, premiazioni del Premio Odissea 2019 e del Premio Gianfranco Viviani per la Fantascienza 2019.


DOMENICA 13 OTTOBRE

– ore 10, “Il presente invisibile, come la letteratura cura la cecità climatica”, con gli scrittori Fabio Deotto e Chiara Reali e la moderazione di Giorgio Raffaelli;
– ore 11, “Il futuro dell’Italia”, con lo scrittore Tullio Avoledo, il futurologo Roberto Paura, la saggista Elisabetta Di Minico e le curatrici Elena Di Fazio e Giulia Abbate, con la moderazione di Silvio Sosio;
– ore 12, incontro con lo scrittore Tullio Avoledo, autore de L’elenco telefonico di Atlantide e Furland;
– ore 13, premiazione dei vincitori del Premio Urania e del Premio Urania Short 2019;
– ore 14, incontro con la scrittrice Cecilia Randall, autrice della saga di Hyperversum;
– ore 15, “Young Weird, letteratura strana e come trovarla”, con gli scrittori Alberto Cola, Giovanni De Feo e Christian Sartirana e la moderazione di Andrea Vaccaro;
– ore 16, incontro con lo scrittore Ran Zhang, autore di Rising Wind City ed Etere;
– ore 17, incontro con l’artista Franco Brambilla, disegnatore delle copertine della collana Urania;
– ore 18, ricordo di Giuseppe Lippi, storico curatore della collana Urania, con l’artista Franco Brambilla, gli scrittori Dario Tonani e Stefano Di Marino e la moderazione di Silvio Sosio;
– ore 19, presentazione della collana di Urania Strani Mondi, con il curatore di Urania Franco Forte e Silvio Sosio.

PRESENTAZIONI

Le presentazioni di nuovi romanzi, riviste, antologie e raccolte sono in programma invece nella Sala Presentazioni della Casa dei Giochi.


SABATO 12 OTTOBRE

– ore 10.30, Casca la Terra – quando la Terra smette di girare, il sangue inizia a scorrere (Ponga Edizioni), con l’autore Marcello Nicolini e l’editore Stefano Tevini;
– ore 11, Nuovo fantasy italiano: tutto un mondo da riscoprire (Watson Edizioni), con l’editore Ivan Alemanno;
– ore 11.30, La fiamma azzurra, con l’autore Daniele Viaroli, e Le cronache del Reame Incantato. Il marchio del serpente, con l’autore Alberto Chieppi (Dark Zone);
– ore 12.00, Dimensione Cosmica, con Marco Solfanelli;
– ore 12.30, uscite autunnali di Acheron Books, con Livio Gambarini, autore di Eternal War – Il sangue sul Giglio, Giovanni De Feo, autore di La casa delle lumache senza guscio, Luigi Musolino, autore di Eredità di carne. Moderano Christian Sartirana, autore Acheron, e Masa, caporedattore;
– ore 13.00, collana Odissea Fantascienza e antologie Altri Futuri e Atterraggio in Italia (Delos Digital), con l’editore Silvio Sosio, il curatore Carmine Treanni, la curatrice e autrice Linda De Santi e l’autore Emiliano Maramonte;
– ore 14.00, Parola al Mimo (Asylum Press Editor), con l’autore del libro, il regista Maurizio Nichetti, il direttore editoriale e curatore Claudio Miani e il curatore Gian Lorenzo Masedu;
– ore 14.30, La città dell’orca, di Sam J. Miller (Zona 42), con Chiara Reali e Dafne Calgaro;
– ore 15.00, Stregati dalla Luna (Cicap), con l’autore Marco Ciardi;
– ore 15.30, Io Sono Providence: la vita e i tempi di H.P. Lovecraft (Providence Press), con il curatore Giacomo Ortolani e il collaboratore Francesco Brandoli;
– ore 16.00, nuove uscite della Kipple Officina Libraria, con Giovanna Repetto, Maria Silvia Iovine, Pee Gee Daniel e Mario Gazzola;
– ore 16.30, Culti Svedes: a lovecraftian journey in the cult’s world (Edizioni Hypnos), con lo scrittore Anders Fager e il traduttore Fulvio Ferrari;
– ore 17.00, I Camminatori (Future Fiction), con l’autore Francesco Verso e il curatore della rivista Pulp Libri Francesco Gallo;
– ore 17.30, Bomb Man (Scatole Parlanti), di Ilaria Pasqua, e Skin (Watson Edizioni) di Delos Veronesi, con gli autori e la moderazione di Lorenzo Sartori;
– ore 18.00, selezione di testi della raccolta Black Window e presentazione di Ali di China di Andrea Varano (Nero Press), con Daniele Picciuti, Simona Focetola e Andrea Varano;
– ore 18.30, Harry Potter a test (Runa Editrice), con l’autrice Marina Lenti;


DOMENICA 13 OTTOBRE

– ore 10.00, Il caso Korolev e Korolev – La luce di Eris, di Paolo Aresi (Delos Digital), con l’autore e la moderazione di Silvio Sosio;
– ore 10.30, Il mercatino dei Sogni (Elara), raccolta di poesie, con il traduttore Alessandro Fambrini e l’editore Armando Corridore;
– ore 11.00, Mod – Nel nome della morte (Ekt Edikit), con l’autore Corrado Ori Tanzi e il giornalista Riccardo Santangelo;
– ore 11.30, I fuochi di Valencia (Nati per scrivere), con l’autrice Elena Covani e il direttore di Nps Edizioni Alessio Del Debbio;
– ore 12.00, collana ALIA Arcipelago nella nuova versione cartacea, con gli autori Paolo Cavazza e Nino Di Martino e la co-coordinatrice Silvia Treves;
– ore 12.30, Il 9 maggio (Homo Scrivens), con Aldo Putignano e Pierfrancesco Prosperi;
– ore 13.00, Il profumo della Dama in Rosso, di Stefano Di Marino, e Il Re dei Topi, di Luca Barbieri (DBooks), con gli autori e la moderazione di Luigi Lo Forti;
– ore 14.00, Il tempo è come un fiume (Edizioni Della Vigna), con l’autore Franco Piccinini, Adalberto Cerosimo e Luigi Petruzzelli;
– ore 14.30, La mia vita con le blatte e collana Vaporteppa, con gli autori Simone Corà e Giuseppe Menconi e il direttore di collana Marco Carrara;
– ore 15.00, collana Odissea Fantascienza e antologie Fanta-Scienza e DiverGender (Delos Digital), con l’editore Silvio Sosio, i curatori Marco Passariello, Silvia Treves e Caterina Mortillaro e Gugliemo Lanzani, coordinatore del Centro per nano-scienze e tecnologia dell’Istituto Italiano di Tecnologia;
– ore 15.30, prossime uscite Zona42, con Chiara Reali e Dafne Calgaro;
– ore 16.00, Strane Visioni 2, con gli autori Lucio Besana, Daniele Bresci, Giuseppe Carradori, Francesco Corigliano, Lorenzo Crescentini, Giuseppe Demicheli, Mario Gazzola, Sabrina Lardini, Nicola Lombardi, Giulia Massini e Alain Voudì;
– ore 16.30, Ballata di fango e ossa e Vilupera (Moscabianca), con Maurizio Ferrero, Luca Mazza e Jack Sensolini;
– ore 17.00, Pagine esoteriche. Le storie arcane di Carlo H. De Medici (Cliquot), con il prefatore Guido Andrea Pautasso e l’editore Federico Cenci;
– ore 17.30, Siamo noi i marziani!, di Ray Bradbury (Edizioni Bietti), con Andrea Scarabelli, Giuseppe Aguanno e Roberto Paura;
– ore 18.00, 24 a Mezzanotte (Milena Edizioni), con l’autore Vincenzo Barone Lumaga e il curatore Luca Raimondi;
– ore 18.30, autori Dario Abate Editore, con gli autori Francesco Notaro, Lombardi & Brescini e Carla Gatti e il direttore editoriale Daniele Corradi.

PRENDERSI UN CAFFÈ CON UNO SCRITTORE

Come nelle precedenti edizioni, anche per la rassegna 2019 Stranimondi prevede i Kaffeeklatsch, chiacchierate intorno a un tavolo con famosi scrittori dell’universo fantasy e fantascientifico, accompagnati da un buon caffè. I Kaffeeklatsch nella Sala KK, sono limitati a 10 persone e occorre prenotarsi durante la manifestazione. Ecco il programma:

SABATO 12 OTTOBRE

– ore 14, Leonardo Patrignani
– ore 15, Cecilia Randall
– ore 16, Tullio Avoledo
– ore 17, Franco Brambilla


DOMENICA 13 OTTOBRE

– ore 12, Anders Fager
– ore 14, Jasper Fforde.

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Nostra signora dei mari

Un viaggio senza tempo nel nuovo libro di Eleonora Lorusso: Nave Vespucci: diario di bordo (radiofonico) dalla Signora dei Mari (Mursia).

Aneddoti, curiosità, ma anche storie di uomini e donne, del passato e del presente sono gli ingredienti di Nave Vespucci: diario di bordo (radiofonico) dalla Signora dei Mari (Mursia) di Eleonora Lorusso. Tra questi racconti c’è quello di Alice Arienta, ex studentessa universitaria imbarcatasi per un breve periodo sullo storico veliero italiano simbolo del made in Italy, che ancora oggi e nonostante i suoi 88 anni solca i mari a vela. Nel 2003 si trovava tra Australia e Nuova Zelanda, come “madrina” della Coppa America e lì i due ex universitari salirono a bordo per un’avventura indimenticabile iniziata a Melbourne.

Appena salita a bordo l’ufficiale di guardia registra il mio nome e faccio conoscenza con il comandante in 2^, che mi guida negli antri della nave. Passiamo attraverso i vari locali che nei giorni seguenti diventeranno la mia casa e ora sono invece degli spazi sconosciuti, c’è odore di vernice fresca e catrame». All’inizio la ragazza è un po’ intimidita: si sente osservata e sa che il personale di bordo la vede come un’estranea.

Ancora una volta le immagini sono nitidissime: «Le pareti sono bianche e blu, le scale sono ripide, c’è poco spazio, a momenti picchio la testa. Poi arriviamo sotto la mensa degli allievi, dove dormono le pivole (sono chiamate così le ragazze del primo anno di Accademia). Qui mi sistemo e conosco una compagna di viaggio (un po’ di compagnia femminile su una nave con 250 marinai non guasta!): si chiama Annamaria, è una veterana, si è imbarcata altre volte. Così, tra una chiacchiera e l’altra sistemiamo le amache: saranno i nostri letti per i prossimi dieci giorni (quando c’è mare, ossia mare mosso, si riveleranno molto più comode dei letti normali).

Il primo giorno di navigazione è stato duro, soffrivo il mal di mare e non riuscivo a pensare ad altro

Gli altri compagni di viaggio li conoscerò poco dopo: Monica, bionda, di La Spezia, sorella del cuoco e venuta a fare una sorpresa al fratello che era così scosso da non aver mangiato nulla per due giorni, e poi i due «cugini», ossia Alvise di Milano e Clemente da Roma, entrambi appassionati velisti. Infine ci sono due ragazzi italo-australiani» ricorda Alice. (…) «Non ero mai stata in navigazione nell’oceano, ero abbastanza impressionata: da lontano, quando eravamo ancora nella baia, si scorgeva la schiuma bianca ruggente delle onde, onde lunghe che ti fan salire e scendere lentamente, ti senti inerme e capisci quanto sei impotente e piccolo. Il primo giorno di navigazione è stato duro, soffrivo il mal di mare e non riuscivo a pensare ad altro. Non ho mangiato quasi nulla e cercavo di sfuggire alle attività sottocoperta, nascondendomi. Poi per fortuna mi è passata, ma il meglio doveva venire durante la notte. Dopo una cena frugale di gallette e mele vado a riposarmi, perché avrei avuto il turno dalle 4 alle 8.

La nave scuola Amerigo Vespucci (foto LaPresse).

Mi sveglio da un sonno fase Rem verso le 3,30 e trovo che attorno a me è il caos più totale: l’amaca penzola vertiginosamente, gli armadietti continuano a sbattere, ci sono strani rumori, sento un gran vociare. Ancora in stato di semi incoscienza casco dall’amaca, esco dalla stanza e mi imbatto nel comandante che per mia sfortuna mi recluta immediatamente nella squadra che sta cercando di arginare l’esplosione di bottiglie dalle scatole. Non mi sento benissimo: c’è un profondo odore di fogna che viene dl basso quando la nave è sballottata e fa un caldo pazzesco. Per fortuna ce la sbrighiamo presto, così scappo su a godermi un po’ di aria pura e lo spettacolo dell’alba» ricorda Alice ed è qui che le parole riescono a malapena a tradurre quei sentimenti intensi: «Da una parte è scuro e ci sono mille stelle che ci hanno fatto compagnia durante la lunga nottata, dall’altra avanza il chiarore e lentamente fa capolino il sole che fa morire le stelle». (…).

La prima immagine che ho nel cuore quando parlo del Vespucci ora non è più la bellezza maestosa della nave, i suoi alberi, le sue vele, ma sono le persone che ho visto vivere e lavorare là sopra

A distanza di tempo da quei dieci giorni incredibili, Alice racconta: «Un conto è partecipare a una tratta per dieci giorni, vivere un’esperienza bellissima, tornare a casa carico di ricordi e di suggestive immagini di tramonti e lune, altra faccenda è fare il marinaio di professione. È per questo che la prima immagine che ho nel cuore quando parlo del Vespucci ora non è più la bellezza maestosa della nave, i suoi alberi, le sue vele, ma sono le persone che ho visto vivere e lavorare là sopra. Sono persone come Tempesta, lontane dall’Italia e dai loro cari che faticano, si arrabbiano, litigano e qualche volta si divertono (…)».

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Estratto di “Democrazie a rischio” di Fabrizio Tonello

I meccanismi di produzione dell’ignoranza nella società di oggi e lo svilimento delle competenze del politico ricostruiti nel libro edito da Pearson.

Fabrizio Tonello, professore di Scienza politica all’Università di Padova e firma del Manifesto, nel libro Democrazie a rischio. La produzione sociale dell’ignoranza (Pearson editore) descrive i meccanismi di produzione dell’ignoranza nella società di oggi analizzando il rapporto tra media e democrazia, e come questo abbia portato allo allo svilimento di quelle competenze che un tempo formavano il bagaglio culturale del politico. Lettera43.it ne pubblica un estratto.

Fabrizio Tonello è professore di Scienza politica presso l’Università di Padova. Ha lavorato negli Stati Uniti, alla University of Pittsburgh e alla Columbia University.

Negli ultimi anni si è scritto molto sulle fake news e si sono attribuiti i successi di demagoghi come Donald Trump (che peraltro rischia l’impeachment) alle menzogne (educatamente ribattezzate “post-verità”) sui social media. Questo avrebbe favorito partiti di estrema destra come Fidesz in Ungheria, Alternative für Deutschland in Germania, Vox in Spagna, oltre alla Lega in Italia e a molti altri. Si è molto parlato del populismo e dei suoi impulsi autoritari ma raramente si è studiata la deriva oligarchica delle democrazie industriali, malgrado l’ampia disponibilità di studi sulla disuguaglianza, tra cui l’ultimo di Thomas Piketty Capital et idéologie. Soprattutto, si tende a dimenticare il fatto che consolidate preferenze e specifiche richieste dei cittadini sono sistematicamente ignorate da parlamenti e governi, come hanno dimostrato decine di indagini su questo tema.

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Si discute troppo poco dei meccanismi profondamente autoritari che il neoliberismo dominante porta con sé: la situazione attuale è il frutto non di una mancanza di nozioni di educazione civica da parte dei cittadini (quando è stata fondata la Repubblica, quanti sono i parlamentari, quali sono i partiti attualmente al governo), ma piuttosto di un disorientamento mescolato a nozioni errate, frutto di una convergenza di fattori tecnologici, psicologici, sociali, e soprattutto di scelte politiche di lungo periodo ostili alla scuola, alla cultura, all’ambiente. Come scrive Howard Zinn, «L’istruzione ha sempre ispirato paura a coloro che vogliono mantenere così come sono gli assetti del potere e della ricchezza».

L’ecosistema dell’informazione trasformato dai social media ha creato profonde trasformazioni nei comportamenti sociali e nella nostra capacità di comprendere e valutare le informazioni che ci arrivano

L’ecosistema dell’informazione trasformato dai social media ha creato profonde trasformazioni nei comportamenti sociali e nella nostra capacità di comprendere e valutare le informazioni che ci arrivano, senza contare l’accelerazione dei processi di infantilizzazione degli adulti che erano iniziati ben prima di Twitter, Facebook e Instagram. Queste piattaforme hanno poi colpito duramente il giornalismo tradizionale, che aveva numerose colpe ma esercitava (debolmente) una funzione di controllo sulle azioni dei governi. Siamo di fronte alla concreta possibilità che, nel giro di pochi anni, sopravvivano soltanto poche testate con un brand di rinomanza mondiale, insieme a giornali e telegiornali di Stato, oppure di proprietà di oligarchi. Questo ambiente comunicativo doveva necessariamente favorire l’ascesa dei politici-performer, capaci di rappresentare emozioni più che classi sociali, stati d’animo più che programmi di governo. Purtroppo le emozioni e l’infotainment sono cattivi consiglieri nella gestione di un Paese, come dimostra l’ascesa di una generazione di politici chiaramente incompetenti. Occorre sottolineare con forza che oggi il pericolo non viene dall’ignoranza dei cittadini ma da quella dei governanti, palesemente incapaci di affrontare non solo sfide globali urgenti come quella del riscaldamento globale ma perfino problemi banali di amministrazione quotidiana dei rispettivi Paesi.

La deriva oligarchica sembra presentarsi in due versioni: una che propone l’autoritaritarismo soft dei partiti tradizionali e una che offre l’autoritarismo apertamente xenofobo e violento dei partiti populisti

Assieme alle trasformazioni della comunicazione, dobbiamo registrare mutamenti ancora più profondi nel funzionamento dell’economia, in particolare con il lungo periodo di stagnazione dei salari e precarizzazione del lavoro, che è coinciso con l’ascesa di nuovi monopoli e il vertiginoso aumento della disuguaglianza: tutto iniziò a metà degli Anni 70 quando i proprietari e manager di capitali diedero avvio a un violento processo di ristrutturazione della politica economica del Dopoguerra. Da allora, siamo entrati in un’era in cui il pagamento dei debiti con l’estero e il ritorno a un sistema di cambi stabile sono riconosciuti come il fondamento di una politica razionale; e non c’è sofferenza privata né restrizione di sovranità che possa valere un sacrificio per il ripristino dell’integrità monetaria.

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Le privatizzazioni, la disoccupazione causata dalla deflazione, la destituzione di servitori pubblici cacciati senza remore; perfino la riduzione delle libertà costituzionali e dei diritti individuali sembrano ormai essere considerati come un giusto prezzo da pagare per rispettare i parametri di pareggio di bilancio ed equilibrio monetario, cardini del liberismo economico. Frasi che suonano decisamente attuali, basti pensare alla Grecia, ma che vennero in realtà scritte da Karl Polanyi nel 1944 e si riferivano alle dottrine economiche del XIX secolo.

I partiti cambiano, le ricette economiche no. I leader si alternano ma il Fondo Monetario Internazionale resta sempre lì

Il neoliberismo si basa su una pedagogia delle riforme e i nuovi leader, da Bill Clinton a Tony Blair ed Emmanuel Macron, si sono dati come missione quella di condurre il genere umano nella “giusta direzione”, insegnandogli le esigenze del nuovo ambiente della competizione globale. Questo è il senso delle riforme del mercato del lavoro, della scuola, delle stesse costituzioni: rieducare la specie umana per darle il senso della flessibilità, il gusto per la mobilità, l’accettazione del rischio e le competenze necessarie alla sopravvivenza nel nuovo mondo aperto, instabile e imprevedibile. Si tratta, in una parola, di creare l’uomo nuovo. Un progetto degno dei regimi più autoritari, anche se confezionato nella carta da regalo della società dei consumi. Il neoliberismo trasforma la democrazia elettiva in un regime autoritario: non a caso, lo slogan preferito dai governi degli ultimi quarant’anni è “mantenere la rotta” (o, in versione plebea, “tirare dritto”) quando i cittadini esprimono il loro malcontento. I partiti cambiano, le ricette economiche no. I leader si alternano ma il Fondo Monetario Internazionale resta sempre lì.

Il neoliberismo trasforma la democrazia in regime autoritario: non a caso lo slogan preferito dai governi degli ultimi 40 anni è “mantenere la rotta” (o, in versione plebea, “tirare dritto”) quando i cittadini esprimono malcontento

Purtroppo, la deriva oligarchica delle democrazie industriali sembra presentarsi in due versioni: una che propone l’autoritaritarismo “soft” dei partiti tradizionali e una che offre l’autoritarismo apertamente xenofobo e violento dei partiti populisti. Il rischio di nuovi successi per questi ultimi è tutt’altro che remoto e si basa sulle stesse condizioni strutturali che facilitarono l’ascesa del fascismo e del nazismo tra le due guerre mondiali.
Fascismo e nazismo erano figli della crisi: delusione e scontento in Italia dopo la Prima guerra mondiale, disoccupazione di massa in Germania dopo l’inflazione del 1923 e il crac di Wall Street nel 1929. Soprattutto, confusione, disorientamento, paura: le società sottoposte a gravi stress per lunghi periodi finiscono per accettare qualsiasi cosa. L’espressione sociale del rancore verso le élite tradizionali è oggi improvvisa, e il “contenimento” dei movimenti fascistoidi in Italia, Germania, Francia e Spagna che sembra aver funzionato fino ad ora può benissimo trasformarsi nel crollo dei vecchi partiti alle prossime elezioni.

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Tortorella su Bibbiano e il business degli affidi

Autore di un libro inchesta sugli affidi illeciti, il giornalista denuncia quel che non funziona nella giustizia minorile e cerca di fare chiarezza sul business miliardario legato alle decine di migliaia di bambini affidati ai servizi sociali.

È convinto che Bibbiano non sia un caso isolato. «Se la magistratura penale decidesse d’indagare, scoprirebbe qualcosa di simile praticamente in ogni provincia». Anche per questo Maurizio Tortorella, già inviato speciale e vicedirettore di Panorama, ha scritto Bibbiano e dintorni (Paesi Edizioni, 222 pagine, 18 euro) in libreria da giovedì 19 settembre.

Maurizio Tortorella.

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Il libro parte dall’inchiesta Angeli e demoni della Procura di Reggio Emilia, l’indagine-scandalo che dal 27 giugno sconvolge l’Italia coinvolgendo una trentina tra psicologi, assistenti sociali e amministratori comunali, nell’accusa di avere fatto parte a vario titolo di un sistema che sottraeva illecitamente bambini alle famiglie d’origine, per darli in affido a ad altre famiglie o a strutture private. Bibbiano e dintorni, in realtà, va oltre lo scandalo: più in generale, il libro denuncia quel che non funziona nella giustizia minorile e cerca di fare chiarezza sul business miliardario legato alle decine di migliaia di bambini affidati ai servizi sociali.

Se sono fondate le accuse della Procura di Reggio Emilia, le sole vittime di questa storia sono i bambini ingiustamente portati via da casa

Tortorella si è già occupato più volte del tema. Con Caterina Guarneri, caporedattore del settimanale Chi, ha pubblicato anche un altro libro, Rapita dalla giustizia (Rizzoli), che racconta la storia vera di Angela Lucanto, una bimba milanese ingiustamente sottratta alla famiglia dai 6 ai 18 anni perché vittima di un folle errore giudiziario. La scorsa primavera, quel libro ha ispirato la fiction Mediaset L’amore strappato, con Sabrina Ferilli ed Enzo Decaro. «Il film ha avuto un ottimo successo», sottolinea Tortorella, «e spero abbia avuto un ruolo centrale nel rivelare all’opinione pubblica il fenomeno ignorato degli affidi. La gente s’è indignata per Angeli e demoni, ma se non ci fosse stata la fiction, forse oggi non staremmo qui a parlare di Bibbiano».

DOMANDA. Perché crede che Bibbiano non sia un caso isolato?
RISPOSTA. Non è soltanto un sospetto. In passato sono già emersi molti illeciti negli allontanamenti di bambini dalle famiglie. Con falsi abusi e falsi maltrattamenti. Anche ora, dopo lo scandalo di Bibbiano, un po’ ovunque emergono denunce.

D. Dove di preciso?
R. In Toscana, in Veneto, in Sardegna… Nella stessa Emilia-Romagna, mentre le indagini proseguono, aumenta anche il numero delle potenziali vittime: non sono più soltanto le 10 finite sotto inchiesta, perché il Tribunale dei minori di Bologna ha riaperto almeno altri 70 casi di figli sottratti ai genitori.

D. Che cosa le fa pensare questa retromarcia?
R. È evidente che i giudici bolognesi sospettano di essersi sbagliati molte altre volte. Ma questo è inquietante. Mi domando: perché si attivano soltanto ora, i magistrati minorili di Bologna? È evidente che si sono fidati troppo degli assistenti sociali e degli psicologi coinvolti nell’inchiesta: ma come avevano condotto le istruttorie? Quei giudici avevano trovato o no le prove dei presunti abusi, dei maltrattamenti, o dell’inadeguatezza dei genitori? Avevano ascoltato le famiglie?

D. I giudici di Bologna sostengono di essere stati indotti in errore, di essere le vere vittime…
R. Se sono fondate le accuse della Procura di Reggio Emilia, le sole vittime di questa storia sono i bambini ingiustamente portati via da casa, e le loro famiglie. E mi pare inverosimile si sia ascoltata solo la campana degli assistenti sociali e degli psicologi. Quanto ai magistrati minorili di Bologna, in Bibbiano e dintorni ricordo anche le denunce circostanziate, che furono lanciate tra 2006 e 2013 da tre ex loro colleghi, tutti e tre attivi per anni in quello stesso Tribunale.

Non conosco Foti, ma voglio immaginare sia in buona fede

D. Che cosa denunciavano, questi tre ex giudici minorili?
R. Dopo anni di scontri, disgustati da quel che avevano visto, denunciavano l’esistenza di «una rete di abusologi» e di «intrecci d’interessi». Dicevano che a Bologna i servizi sociali presentavano «esposti approssimativi», che servivano soltanto «a fare mucchio, a formare un problema, per organizzare seminari, convegni, master che improvvisano specialisti dell’ultim’ora in pedofilia». Sostenevano che in quel tribunale i collegi che giudicavano sui vari casi venivano formati al solo scopo di far prevalere le tesi favorevoli all’allontanamento. Denunciavano addirittura che c’erano giudici in conflitto d’interessi, legati economicamente alle case famiglia dove i minori venivano collocati.

D. Accuse gravi e oggi davvero impressionanti.
R. Sì. Anche perché l’ultima di quelle accuse ha una data precisa: è una lunga intervista che avevo pubblicato su Panorama nel novembre 2013, sei anni prima che scoppiasse lo scandalo di Bibbiano. Per tutto questo tempo, è stata ignorata. Mi domando: perché? Mi piacerebbe che qualcuno rispondesse, nella politica e nelle istituzioni.

D. Che idea si è fatta dello psicologo Claudio Foti, indagato per Bibbiano, e del suo presunto “metodo”?
R. Non conosco Foti, ma voglio immaginare sia in buona fede, lo spero convinto della bontà di quel metodo e del fatto che, come dice, una quota elevatissima di bambini sia vittima di abusi e maltrattamenti. Foti propone statistiche a dir poco infernali. A me, laicamente, pare che il suo operato proponga un rischio terribile. Foti dice: i minori cancellano i ricordi degli abusi. E suggerisce come arrivare al «disvelamento progressivo»: sostiene che i bambini abusati ricordano e parlano soltanto se allontanati da casa, se separati dall’orco. Immagino che questo sia anche plausibile.

La fiaccolata tenutasi dopo le rivelazioni dell’inchiesta ‘Angeli e demoni’, relativa ad un presunto giro di affidi illeciti, a Bibbiano (Reggio Emilia).

D. Intende forse dire che Foti ha ragione?
R. Al contrario: credo soprattutto che qualsiasi bambino, se tenuto lontano a lungo dai suoi affetti, alla fine dirà tutto quello che crede di capire si voglia sapere da lui. Dopo qualche mese trascorso in una struttura “protetta”, stretto tra decine di bimbi disperati come lui, parlerà di violenze, e probabilmente anche di diavoli, di orge e di sangue… La frequenza con cui proprio queste stesse immagini compaiono nelle vicende giudiziarie dove Foti ha avuto un ruolo di perito, anche a Bibbiano, a me pare dimostri come il suo sia un metodo privo di solidità. Mi ricorda piuttosto le streghe e l’inquisizione medievale.

D. Cioè?
R. Chi erano le streghe? Erano povere donne che venivano torturate finché non confessavano di avere fatto un patto con il diavolo. Ma che cos’è l’allontanamento di un bambino da casa, se non una forma di tortura? Io sono più che convinto che, purtroppo, esistano abusi e maltrattamenti. Ma dopo tre mesi di lontananza da casa, anche l’adolescente più coriaceo dirà di tutto pur di tornare alla sua vita normale. Non sono uno psicologo, né uno psichiatra, ma non credo ci si possa basare su un sistema così crudele per capire se un abuso c’è stato o no. Servono altri mezzi. E sicuramente molte più verifiche.

D. Davvero lei crede che ci sia un business, dietro al boom degli affidi?
R. Non sempre, ma c’è. E comunque è vergognoso che né lo Stato né le Regioni abbiano la minima idea di quanti sono i bambini affidati ai servizi sociali, o di quante siano le case-famiglia. Sono certo che ci sia chi da tutta questa sofferenza trae un guadagno. È un profitto osceno, perché realizzato sulla sofferenza di tanti innocenti. Non voglio generalizzare: la maggioranza degli assistenti sociali e degli psicologi è sicuramente onesta, lavora per missione. Ma se è vero che il business degli affidi minorili vale almeno 4,5 miliardi all’anno, come calcolo nel libro, temo proprio che dietro Bibbiano e dintorni si possa nascondere un business vergognoso. Che va fermato.

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Estratto da “Bibbiano e dintorni” di Maurizio Tortorella

Bibbiano e dintorni è il nuovo libro di Maurizio Tortorella, vicedirettore di Panorama, in vendita nelle librerie dal 19 settembre...

Bibbiano e dintorni è il nuovo libro di Maurizio Tortorella, vicedirettore di Panorama, in vendita nelle librerie dal 19 settembre. Lettera43 ne pubblica un estratto inedito.

Nell’inchiesta Angeli e Demoni c’è una doppia psicopatologia. Non c’è solo quella relativa alle turbe e ai malesseri dei minori che si presume siano stati maltrattati o abusati, e finiti loro malgrado nel turbine degli affidi. Un malessere parallelo traspare nel comportamento di molti degli stessi indagati, almeno per come viene descritto dall’ordinanza del giudice. Per esempio, compare dove si descrivono certe sorprendenti sedute, come quella che un pomeriggio si svolge all’interno del Centro La Cura dove Nadia Bolognini, la moglie di Foti, «si traveste da lupo cattivo» e insegue un bambino di pochi anni «urlandogli contro con il fine di “punirlo” e di “sottometterlo”», tanto che il giudice Ramponi annota che nelle parole della psicoterapeuta di Hansel e Gretel si legge «un chiaro significato sessuale». E un po’ viene da domandarsi se sia possibile che una donna di quasi cinquant’anni, un’affermata professionista che dovrebbe tutelare un minore, possa avere l’idea di camuffarsi da personaggio cattivo delle favole e spaventarlo per indurlo a parlare.

Ramponi descrive condizionamenti pesanti della ragazza, e attacchi denigratori nei confronti dei suoi genitori

Nell’ordinanza si legge che la stessa Bolognini nel 2018 prende in cura anche Serena, una ragazzina che nel 2011, quando ancora ha pochi anni, viene allontanata dalla sua casa di Mirandola, vicino a Modena, per il degrado socio-economico dei familiari. Da quando non sta più con i suoi, Serena manifesta disturbi comportamentali sempre più gravi. Per questo motivo è stata seguita per i sette anni precedenti da altri psicoterapeuti, ma nessuno le ha mai cavato di bocca un solo episodio di violenza. La psicoterapeuta di Hansel e Gretel somministra alla ragazzina quella che, con un eufemismo, potrebbe essere definita una «terapia d’urto». In una seduta le impone «una sorta di esorcismo», scrive il giudice, «instaurando un dialogo con la Serena “malvagia”, a suo dire presente dentro di lei». Ramponi descrive condizionamenti pesanti della ragazza, e attacchi denigratori nei confronti dei suoi genitori: in un’altra seduta, per dire, è sempre la psicologa Bolognini a riferirle che la sua «è una famiglia di merda».

Pagina dopo pagina, leggendo l’ordinanza, si scendono i gradini di una cantina nera, ci si cala in un pozzo di malessere senza fondo

Non stupisce che Serena, sottoposta a quel trattamento, subisca un peggioramento. Alla fine la paziente fa emergere un ricordo di abusi seriali subiti da lei e dai fratelli, il che è l’obiettivo della Bolognini. Ma allo stesso tempo comincia a dare segni di squilibrio, manifesta «una sorta di possessione demoniaca», racconta che il padre avrebbe commesso «plurimi omicidi quando lei era molto piccola e ritualmente nella notte di Halloween». Non stupisce, visto che Mirandola è la città dell’inchiesta sui Diavoli della Bassa modenese, quindi tutto si tiene. (…) Pagina dopo pagina, leggendo l’ordinanza, si scendono i gradini di una cantina nera, ci si cala in un pozzo di malessere senza fondo. Una piccola luce (che non è di speranza: è soltanto la fioca illuminazione logica di tutto quel malessere), si accende quando finalmente si scopre che gli psicologi e gli assistenti sociali hanno un problema. Nel senso che anche nella loro infanzia ci sono ombre inquietanti.

Proprio quelli per i quali la Procura di Reggio chiedeva misure cautelari perché l’origine di quelle lesioni a suo dire sarebbe dolosa, in realtà hanno alle spalle gravi storie di sofferenza

«La sofferenza (infantile) di molti degli indagati». È il giudice Ramponi a scriverlo. È lui a scavare nella psiche degli psicologi. Il magistrato rivela di aver raccolto testimonianze e informazioni attraverso la polizia giudiziaria, dalle quali emerge che «pressoché tutti gli indagati per lesioni
personali», cioè proprio quelli per i quali la Procura di Reggio chiedeva misure cautelari perché l’origine di quelle lesioni a suo dire sarebbe dolosa, in realtà hanno alle spalle gravi storie di sofferenza. Piccoli e grandi drammi infantili. (…) Certo, non ne esce un quadro idilliaco: personalità disturbate, complessi di superiorità, pregiudizi. Se l’ordinanza racconta il vero, agli indagati per le lesioni non sarà forse da riconoscere la fattispecie del dolo. Ma nelle teste di alcuni tra loro si nasconde comunque un mix al tritolo. Da far paura.

Estratto da pagg. 79-84

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La poesia secondo Camelliti di LietoColle

Ha fondato la casa editrice nel 1985, e oggi è un punto di riferimento nel panorama editoriale. Spazio ai giovani e una predilezione per gli spazi poetici perché «un buon verso resta impresso nella mente, non lo dimentichi più».

Bisogna arrivare a Faloppio, a ridosso delle Prealpi comasche – pochi chilometri dalla Svizzera – in una cartolibreria di paese come se ne vedono affiorare nei borghi disseminati che portano al confine. Poi, entrati e superato il bancone, si accede al retrobottega, un luogo magico che assomiglia a quello di Mr. Magorium nel film interpretato da Dustin Hoffman nel 2007: un piccolo laboratorio artigianale con pile di libri ovunque, tra scaffali e cataste a terra.

Creata nel 1985, la casa editrice è diventata una realtà di riferimento nel panorama editoriale italiano

Benvenuti a LietoColle, la casa editrice che Michelangelo Camelliti, uomo con la passione per i libri e la poesia, ha creato nel 1985 e che oggi è diventata una realtà di riferimento nel panorama editoriale italiano. Casa che ha avviato con PordenoneLegge festa del Libro seconda solo al Festival Letteratura di Mantova – una doppia collana di testi poetici: la Gialla Giovani, giunta alla sesta edizione, dedicata agli autori delle più recenti generazioni, e la Gialla Oro, per poeti già affermati.

Michelangelo Camelliti, fondatore di LietoColle.

«Ci piaceva l’idea di una collana identificabile anche da piccoli segni, come il colore. Sobria e senza orpelli», spiega Camelliti. «Compiamo un lavoro di selezione tra le giovani voci, dandoci un anno di tempo per valutare e selezionare le proposte, in un confronto serrato con Gian Mario Villalta – direttore artistico di PordenoneLegge e più che affermato uomo di cultura e poeta – Roberto Cescon e Augusto Pivanti, quest’ultimo curatore della collana».

CINQUE GIOVANI AUTORI PRESENTATI A PORDENONELEGGE

Nel 2019 a PordenoneLegge vengono presentati sei libri nella Gialla Oro. Vi compaiano autori esteri, come il francese Maël Guesdon e la scozzese Kate Clanchy, e quattro italiani: Ivan Crico, Paolo Maccari, Giovanna Rosadini, Tiziana Cera Rosco. «Ogni anno portiamo a PordenoneLegge libri in traduzione, scelti tra il meglio della produzione europea, seguendo un itinerario per Paesi: abbiamo attraversato Spagna, Portogallo, Polonia, Francia, e stiamo per osservare il centro Europa di lingua tedesca».

Cerchiamo “battitori liberi”, che si confrontino eleggendo il silenzio a loro totem, che leggano tantissimo, senza voler apparire ovunque

Michelangelo Camelliti

Quanto ai giovani, è nel dna di LietoColle scoprire nuovi talenti e contribuire a un ricambio di generazione capace di andare oltre i poeti affermati: è – questa – tra le “missioni” di LietoColle fin dagli esordi delle sue selezioni. Quest’anno sono cinque le opere di autori giovani presentate a PordenoneLegge: La linea del davanzale di Francesca Ippoliti, Abitare la traccia di Fabio Prestifilippo, La casa e fuori di Francesca Santucci, Spin 11/10 di Francesco Maria Tipaldi e Il machine learning e la notte stellata di Francesco Tripaldi.

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Il logo dell’edizione 2019 di Pordenonelegge

«Ho sempre creduto all’importanza di formare i giovani», dice Camelliti, «ma non quelli interessati solo al loro ego, come oggi se ne vedono in quantità: a noi interessa prima il libro, poi l’autore, e facciamo il tifo per il libro che diventa caso, non per il caso che diventa libro. Cerchiamo “battitori liberi”, che si confrontino eleggendo il silenzio a loro totem, che leggano tantissimo, senza voler apparire ovunque». Per l’editore è importante «che dimostrino con la loro scrittura un percorso artistico coerente, come noi facciamo con il catalogo. Il libro deve essere credibile e resistere nel tempo: abbiamo libri che vengono ristampati a distanza di vent’anni dalla loro prima pubblicazione».

UNA CASA EDITRICE CHE FA DEI PARTICOLARI IL SEGNO DISTINTIVO

La credibilità, Camelliti se l’è costruita fin dagli inizi, con la meticolosità e la passione dell’artigiano. Poco alla volta scopre di avere una vocazione, quella dell’editore, ma con un’idea ben chiara: il libro va costruito, richiede un’architettura, un equilibrio formale, un’attenzione forte ai particolari e alla qualità della materia prima. Le poesie, certo, ma anche la carta, la rilegatura, la grafica, l’incollatura delle pochissime illustrazioni o immagini. Quindi, pochi libri all’anno, mai più di 35/40, ma la speranza che ognuno di essi lasci un segno, che non scompaia con il tempo.

Sono io che – da editore – mi assumo la responsabilità di pubblicare, quindi il libro va costruito insieme

Michelangelo Camelliti

Il catalogo è il punto di forza di LietoColle: oltre mille autori, dagli sconosciuti a quelli che hanno contribuito da protagonisti alla storia della poesia italiana del Novecento, autori che Camelliti ha conosciuto e frequentato: da Maurizio Cucchi, che tuttora collabora con una sua piccola collana, ad Alda Merini, da Franco Loi a Dario Bellezza a Maria Luisa Spaziani, per citarne alcuni. «Abbiamo un rapporto molto chiaro con gli autori che pubblicano con LietoColle: sono io che – da editore – mi assumo la responsabilità di pubblicare, quindi il libro va costruito insieme. Seleziono, insieme ai miei pochi e altrettanto selezionati collaboratori, le opere tra le moltissime proposte che arrivano ogni anno».

Una copia di Ritorno alla natura di Faruk Sehic.

Però, a differenza di altri piccoli e medi editori, Camelliti sottolinea di essere «un autentico editore libero che chiede nessun impegno agli autori: questo consente assoluta libertà di scelta e di relazione. Cerco, poi, di far capire agli autori, soprattutto a quelli più giovani, che vendere 200 copie di un libro di poesia è già un successo». La poesia di qualità, per il fondatore di LietoColle, «è un piccolo mondo di cultori appassionati, non certo di scrittori bestsellers sostenuti dai social e dalle campagne di marketing. Le grandi case editrici adottano un modello autoreferenziale, pubblicano libri che fanno cassetta coinvolgendo spesso personaggi pubblici e dello spettacolo. Il lavoro che fa il piccolo e medio editore è puntare sulla qualità dei testi e delle edizioni, che è la struttura portante della poesia».

Il poeta bosniaco Faruk Šehic si è appena aggiudicato il Premio internazionale Lido di Camaiore

Una qualità che trova conferma in riconoscimenti pubblici prestigiosi, come il Premio internazionale Lido di Camaiore che si è appena aggiudicato il poeta bosniaco Faruk Šehic con una raccolta densa e spiazzante appena pubblicata – Ritorno alla natura – scritta a partire dalla guerra contro la Serbia scoppiata nel 1992. «Dicono che la poesia salvi la vita: che la salvi non ne sono sicuro, ma che aiuti a vivere meglio, sì. Rispetto alla narrativa vende molto di meno, circola di meno, un sottobosco in cui è necessario muoversi con molta pazienza per trovarvi i frutti migliori. Ma alla fine ti rendi conto che la poesia è quella che ti tradisce di meno, ed è sempre contemporanea a se stessa. Un buon verso resta impresso nella mente, non lo dimentichi più».

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Cercas, Tarabbia e Grossman alla XX edizione di Pordenonelegge

Il programma della rassegna, che comincia il 18 settembre, affronta il tema "Sette parole per i prossimi vent'anni" e prevede oltre 600 ospiti fino a domenica 22 settembre.

È lo scrittore spagnolo Javier Cercas ad aprire mercoledì 18 settembre 2019 Pordenonelegge, la Festa del libro con gli autori, che festeggia vent’anni. Il programma della rassegna di Pordenone, che affronta il tema “Sette parole per i prossimi vent’anni”, prevede oltre seicento ospiti fino a domenica 22 settembre. Il primo è l’autore de I soldati di Salamina e Anatomia di un istante, che ha in programma un intervento al Teatro Verdi sui libri che ha amato e su come la letteratura sia per lui una forma di conoscenza insostituibile.

CERCAS: «LEGGERE È UN PIACERE COME IL SESSO. MA ANCHE RIBELLIONE»

Leggere è prima di tutto «un grande piacere, come il sesso, e bisogna farlo capire ai giovani», ha detto Cercas, «la letteratura è una cosa straordinaria. La lettura è una forma di conoscenza e libertà. Il romanzo parla di persone che sono capaci di dire no. E cos’altro è la libertà se non la capacità di dire “no” quando tutti dicono “sì”? Il Don Chisciotte di Cervantes – per me il più grande romanzo mai scritto – dice assolutamente no alla vita noiosa, povera che vive e inventa un eroe per vivere davvero. E Madame Bovary di Flaubert parla della stessa cosa, di una donna che dice no a un uomo noioso, che non ama. La letteratura è una forma di ribellione contro la realtà, contro il potere, questo s’impara nei grandi romanzi. I giovani devono sapere questo, è essenziale. Se la letteratura è solo una cosa solenne, elitaria, che non ha una trascendenza personale, allora perchè leggere? A me sono sempre piaciuti i libri facili da leggere ma difficili da capire. Quei romanzi che ogni volta che li leggi trovi delle cose nuove, dove la superficie è trasparente ma non c’è fondo. Una letteratura molto esigente e molto popolare» spiega lo scrittore. Cercas ha terminato il suo nuovo libro che in Spagna dovrebbe uscire nel 2020; l’ultimo pubblicato in Italia nel 2017 è Il sovrano delle ombre.

OLTRE SEICENTO GLI OSPITI. SPICCANO I BIG TARABBIA, BEN JELLOUN E ALEKSIEVIC

Il Festival vede anche, nei suoi cinque giorni di programmazione, la presenza del Premio Campiello 2019 Andrea Tarabbia e di altri big della letteratura tra cui Tahar Ben Jelloun, Manuel Vilas, David Grossman e il Nobel Svetlana Aleksievic che riceverà il Premio FriulAdria. Non solo letteratura ma anche economia, storia, filosofia e architettura cercano, finito il primo ventennio dopo il Duemila, di immaginare sette parole chiave che descrivano cosa ci aspetta dal 2020 al 2040.

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