Al Museo Frac la presentazione dei “Favolosi 60”

“I favolosi 60”, il nuovo libro di Gabriele Bojano, edito da Linea Edizioni, sarà presentato domani alle ore 18.30, al Museo Frac di Baronissi, nel corso di una chiacchierata tra la giornalista Barbara Landi e l’autore nell’ambito della rassegna Baronissi Città che legge – I Venerdì del libro organizzata dal Comune di Baronissi e dal Museo Frac in collaborazione con l’Associazione Tutti Suonati. Gabriele Bojano con “I favolosi 60” edito da Linea Edizioni mette assieme sessanta sessantenni “troppo giovani per tirare i remi in barca e troppo vecchi per tirare la barca a remi”. Si tratta di un’antologia, o se preferite di un vero e proprio assembramento, di persone e personaggi, noti, poco noti o del tutto sconosciuti, che hanno in comune l’aver compiuto nel 2020, come l’autore, 60 anni e di non averli potuti festeggiare. Un espediente per raccontare e raccontarsi, un esperimento di narrazione autobiografica non autocelebrativa inserita in un contesto più ampio, dato dalle interconnessioni e interazioni con i “favolosi 60”. “L’idea – spiega Bojano – mi è venuta a ridosso del mio 60esimo compleanno, ho pensato a tutti quei coetanei impossibilitati come me a festeggiare, causa pandemia, e allora ho cominciato a cercarli, uno ad uno, e a trovare in ciascuno di loro qualcosa che potesse accomunarli a me”. Ne è venuto fuori un memoir molto insolito e ammiccante, che Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, nella prefazione ha definito, “un piccolo colpo di genio”. Dai personaggi nazionali del mondo della cultura, spettacolo e sport come Fiorello, Panariello, Antonio Banderas e persino Diego Armando Maradona a quelli più meramente locali, da Tino Iannuzzi a Matteo Amaturo, da Carmen Turturiello a Paolo Vuilleumier, ogni capitolo è un caleidoscopio di umanità, con cui l’autore si è rapportato, direttamente o indirettamente, sia per motivi personali che professionali.

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“Violenze e fascismo nel napoletano” al Ghirelli

Riprende da giovedì 21 ottobre alle 18.30 l’appuntamento con il Club della lettura di Casa del Contemporaneo. Gli incontri – a cura di Andrea Carraro, Mariano Ragusa ed Eduardo Scotti – si svolgeranno tutti i giovedì con la data dispari nella sala allestita al piano terra del Teatro Ghirelli (ingresso libero). Il primo appuntamento della stagione 2021/22 è con “Violenze e fascismo nel napoletano. Il caso di Castellammare di Stabia, Piazza Spartaco (1921-2021)” di Antonio Ferrara, Francesco D’Amato editore. Un tema, reso attuale dal recente assalto squadrista alla sede nazionale della CGIL a Roma. A parlarne con l’autore ed Eduardo Scotti ci saranno il presidente dell’ANPI provinciale Ubaldo Baldi e Alfonso Conte, docente di Storia contemporanea presso l’Università di Salerno. SINOSSI: Il manifestarsi della violenza squadrista e la vittoria elettorale dei socialisti in alcune città del Napoletano alla fine del secondo decennio del XX secolo segnarono una delle pagine più drammatiche dell’affermazione del fascismo in Italia, con l’assalto ad alcuni municipi. I fatti di Piazza Spartaco (Castellammare di Stabia, 20 gennaio 1921), riletti a cento anni di distanza grazie a documenti inediti, rappresentano bene la concezione fascista dello Stato che di lì a poco avrebbe invaso le istituzioni, distruggendo e minando alla base lo Stato liberale, che era entrato in crisi nell’immediato dopoguerra anche per le divisioni tra le forze politiche di massa, che non compresero a pieno la portata dei Fasci di combattimento voluti da Mussolini sin dal 1919. Come accadde a Bologna o a Ferrara, in Puglia e in altre regioni da Nord a Sud, il blocco di potere costituito da ceti borghesi, reduci della prima guerra mondiale, giovani studenti, proprietari terrieri, benestanti, commercianti spazzò via la giovane amministrazione comunale socialista, provocando la morte di sei persone: una storia dimenticata che val la pena riscoprire in un’Italia che sta perdendo la memoria democratica.

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Premiata la designer sarnese Egy Cutolo

Si è conclusa lo scorso sabato la rassegna “Sarno città festival oscar delle arti – premio nazionale popolarità Ippogrifo d’oro”. La kermesse, giunta alla sua trentesima edizione, ha avuto luogo nella storica location dei giardini di Villa Lanzara de’ Balzo, nel cuore del centro storico cittadino. Sono state numerosissime le personalità premiate durante l’evento, ideato e curato dal direttore Alfonso Celentano, che fin dalla nascita ha portato avanti questo progetto con passione e dedizione. Durante la serata, dunque, è stato assegnato un riconoscimento anche alla fashion designer Egy Cutolo, la quale ha ricevuto un’onorificenza in merito al settore moda. Il talento sarnese infatti non solo è molto conosciuta in zona per via delle sue collaborazioni – sono infatti numerose le collezioni firmate Cutolo -, ma anche per la nascita dell’Istituto Formazione Moda e Design, una scuola di moda dall’interessante offerta formativa che la giovane donna ha avviato lo scorso anno. “Sono molto soddisfatta – ha detto Egy Cutolo – sia per il riconoscimento delle mie qualità come professionista, sia per il riconoscimento che riguarda l’Istituto. Ho lavorato duramente per poter realizzare questo sogno, e sono davvero felice che adesso stiano arrivando le prime gratificazioni. Certo, la strada è ancora lunga, ma sono convinta che questo è solo l’inizio di un grande percorso”.

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Domani la presentazione de “Le novelle salernitane”

di Monica De Santis

Domani alle ore 19:30 presso il circolo Arci Marea di via Davide Galdi, 10 sarà presentato e letto il libro “Novelle salernitane” con l’illustrazione di Paola Pedrizzi, che prende vita all’interno del laboratorio “Rivivi Villa Carrara” nell’ambito del progetto “Biblioteca vive nel quartiere”(finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo-Avviso Biblioteca casa di quartiere) con capofila il Comune di Salerno e partner Casa della Poesia, Saremo Alberi, Ass. Bruno Zevi, Fondazione Carisal Alla presentazione parteciperanno Francesco Curcio – Master; Giuseppe Criscito – Presidente del circolo Arci Marea; Modera – Sara C. Santoriello Le Novelle nascono da un gioco di ruolo su Zoom durante il lockdown nel Febbraio-Marzo del 2021. I protagonisti, insieme al Master, hanno scritto quattro storie ambientate a Salerno.

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Premiati i vincitori del Torchiara Story Festival

Premiati ieri, nella sede della Fondazione de Stefano, a Ogliastro Cilento, i vincitori di Cilento Story, il concorso letterario del Torchiara Story Festival che chiude la settima edizione del salotto delle storie. Riservato a scrittori e fotografi, provenienti da tutta Italia, la partecipazione ha riscontrato un notevole successo, attestandosi come una competizione che va ben oltre il paese medievale di Torchiara, dove si propone e sviluppa. Anche quest’anno, sarà la casa editrice Licosia Edizioni a pubblicare nel volume Genio e sregolatezza. Racconti da Cilento Story 2021 gli elaborati e i testi che la giuria ha valutato più interessanti. “Sono molto gratificata, poichè” – ha dichiarato Angela Riccio, ideatrice dell’evento e patron della dimora storica Borgo Riccio, che offre ospitalità ai vincitori – “il tema scelto come fil-rouge per i racconti di quest’anno, dedicato ad Einstein ed al suo estro creativo, è stato premiante e formativo, e non poteva essere altrimenti”. Commentando con soddisfazione, le fa eco Gennaro Guida, Presidente di giuria: “I molti racconti pervenuti da ogni regione ci rafforzano nella convinzione di quanto tali iniziative siano fondamentali per promuovere un territorio ricco di storia e di cultura come il Cilento, creando punti di connessioni e confronto”. Tra i racconti arrivati, i giurati ne hanno selezionati venti per la pubblicazione dei tre i vincitori assoluti, cui si aggiungono altri tre premiati per la sezione Fotografia. Dieci i racconti provenienti dalla Campania, contro i quindici della Lombardia, seguiti dagli undici del Lazio, otto della Toscana e sette dal Veneto, mentre tutte le altre regioni sono state rappresentate da numeri inferiori di partecipanti. Tutti d’accordo per il primo premio assegnato a Cristina Giuntini di Firenze, con il suo racconto Amy, amy, amy; il secondo premio va a Eleonora Ricciardo, di Roma che ha presentato Alberto co co, mentre il terzo posto se lo aggiudica Lucia Ielpo, campana di Battipaglia, per il suo Coffee entanglement. A ricevere il primo posto assoluto per la migliore fotografia è Manola Massimo di Termoli, per l’immagine Fly high; il secondo se lo aggiudica Adalberto Fornaro di Napoli con l’immagine Tutto è relativo, mentre la terza classificata è Chiara Vallarino di Savona per Giochi di prospettiva. Una commissione di giuria che non ha concesso sconti, presieduta da Gennaro Guida, scrittore di libri per ragazzi e consigliere delegato alla Cultura e al Turismo di Torchiara, da Raffaele Aragona, tra i fondatori di Oplepo in Italia, nonché autore dei famosi dizionari Zanichelli, e da Nunziante Mastrolia, anima e proprietario della casa editrice Licosia. Il libro edito con l’intera raccolta sarà disponibile sui più importanti store on line.

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Il Medioevo novecentesco di Francesca da Rimini

di Olga Chieffi

Continuano i tributi alla figura di Dante Alighieri, nell’anno celebrativo dei 700 anni dalla morte, da parte della Fondazione Ravello. Dopo “Lumina in tenebris” di e con Elena Bucci e Chiara Muti, che ha impreziosito il cartellone della LXIX edizione del Festival, questa mattina, alle 11.00, nell’Auditorium di Villa Rufolo sarà Eduardo Savarese, magistrato e scrittore napoletano appassionato cultore di musica classica e teatro lirico, ad accompagnarci in un’analisi della Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai, in cui l’argomento del V canto dell’Inferno è filtrato dal verso di Gabriele D’Anunzio. Titolo poco frequentato questa opera, che al brillante nitore del verso accoppia con naturalezza la pittoresca magia del suono, evocando e trasfigurando poeticamente i costumi barbari e le passioni violente di un secolo che usciva con fatica dalla fosca notte medievale. Con la Francesca da Rimini, Zandonai si divincola sensibilmente dagli schemi e formulari veristici. Buon ispiratore gli fu il teatro dannunziano che all’estro del compositore offre un’azione costantemente animata da figure in pieno e vigoroso risalto drammatico e poetico. Invero la Francesca di Zandonai non sembra ancora temere le ingiurie dell’età, che minacciano le creazioni artistiche più di essa fragili e inconsistenti. La protagonista ingannata e ingannatrice muove incontro al suo tragico destino con passo tutt’ora agile ed elastico e con accenti freschi e giovanili, avvolta nelle sottili fragranze di un profumo esotico o sentimentale non svaporato. Si possono ammirare nell’opera i notevolissimi pregi musicali del suo canto, attraverso una partitura ove l’inventiva del maestro trentino si mostra particolarmente felice, come i frutti prodotti da quella sensibilità coloristica che è fra le signorili doti di Zandonai e che accortamente ambienta e inquadra i personaggi e le situazioni del dramma. Se all’attenzione dell’ascoltatore, certo non sfuggiranno le mende altre volte rimproverate all’autore – qua e là la pesantezza dello strumentale, i riferimenti vicini e le parentele lontane facilmente individuabili (Puccini, Mascagni e Wagner) –è pur vero che tali mende non risultano mai tanto gravi da contaminare la suadente musicalità della pietosa storia d’amore e di morte, squisitamente bilanciata tra i delicati svettamenti di un lirismo dolce e castigato e gli anfratti scoscesi del declamato drammatico, flessuoso e spesso ruvidamente e caratteristicamente espressivo. Con chiaro e suggestivo effetto si snodano gli episodi graziosi e i guerreschi, gli amorosi e i truculenti. L’epilogo tragico è raggiunto con geniale progressione di interesse scenico e musicale e con raro equilibrio di mezzi fonici, anche se rivolti sovente a uno scopo meramente illustrativo. L’opera va in scena a Torino nel ‘14, ha la sua sorte fortunata, ma D’Annunzio pare non si sia recato mai una volta, in nessuna occasione, neanche negli anni successivi alla guerra, ad ascoltarla. Indubbiamente la Francesca di Zandonai è un’opera di grande vitalità, che ha resistito e resiste anche in aree musicali teatrali d’oltre Atlantico. Si tratta, però, in sede critica di vedere in che cosa consiste l’incontro fra la poesia dannunziana della Francesca e il linguaggio di Zandonai in un momento di crisi dei linguaggi musicali operistici italiani; cioè in un momento in cui il verismo era tramontato, in cui l’influenza francese si faceva sempre più evidente. In mezzo a questa crisi i musicisti che si trovavano sullo spartiacque, in mezzo al guado, non potevano che essere i così detti musicisti di transizione. C’è invece qui da dire che la critica musicale italiana, sia pure oggi dimostrando rinnovato interesse per certi musicisti appunto di crisi, non ha ancora individuato a mio avviso i momenti in cui il linguaggio di Zandonai riesce, e come vi riesca, ad aderire a questo arcaismo tutto di cultura, tutto di rifacimento della Francesca da Rimini; e vi aderisce senza ricorsi a riprese archeologiche di modi gregoriani o greco-latini come era stato nel caso di Ildebrando Pizzetti. Zandonai vi aderisce inventando un suo arcaismo che non contrasta con certo clima, direi adriatico, romagnolo, delle parti più robuste e più incisive del testo di Francesca da Rimini, che resta testimone dell’efficienza del lirismo nell’interpretare la natura sentimentale dei personaggi e per contro dell’indubbio talento drammatico di Zandonai, laddove la sua inventiva non cede alla retorica, alle suggestioni generiche e superficiali o, comunque, laddove non si sfibra il tessuto drammatico-musicale nel compiaciuto prolungarsi degli affetti. Così, con quest’opera, Zandonai porta a compimento, come il Puccini della Turandot, seppur in maniera diversa, il corso del melodramma tradizionale italiano, pervenuto alla massima fase di estenuazione e di corruzione, ma non ancora privato di un suo certo fascino, di quel conturbante senso di decadentismo.

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A Nocera successo per il “Il Divino, Dante!”

Grande successo giovedì sera alla conferenza stampa tenutasi presso il salone del complesso monumentale di Sant’Antonio a Nocera Inferiore dove le associazioni Ctg Noukria e Il Vermiglio hanno presentato alla stampa il progetto “Il Divino, Dante!”, per commemorare i 700 anni dalla morte del sommo poeta. Durante la conferenza sono stati presentati tutti i video che sono stati realizzati e che saranno man mano pubblicati. Il primo è stato pubblicato nella giornata di ieri, mentre i prossimi saranno caricati i prossimi tre venerdì, sui canali facebook, instagram e youtube delle due associazioni. Successivamente, fanno sapere gli organizzatorim queste scene saranno anche rappresentate dal vivo. Oltre a questo, giovedì sera, è stata l’ultima serata dove è stato possibile visitare la mostra d’arte personale “Cum tucte le tue creature” del maestro Mauro Sodano che si è svolta alla sala medievale del Chiostro di Sant’Antonio. Una mostra che ha riscosso molti consensi favorevoli tra tutti coloro che sono andati a visitarla.

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Lectura Dantis Campaniensis

di Olga Chieffi

Al via questa mattina alle ore 10, l’omaggio dell’Istituto Teresa Confalonieri di Campagna, per i Settecento anni dalla morte di Dante, “Lectura Dantis Campaniensis”. Un percorso attraverso musica, poesia e critica letteraria che ha preso vita da un’idea del clarinettista Luciano Marchetta, che si svolgerà nella cattedrale di Santa Maria della Pace, in cui ascolteremo il Professore Alberto Granese, declamare e commentare i canti III e V dell’Inferno, il II del Purgatorio e il XXIII e il XXXI del Paradiso. Un evento di non semplice realizzazione che avverrà grazie alla collaborazione con la Società Dante Alighieri comitato Salerno, con l’Università di Salerno, con l’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno e con il Comune di Campagna e verrà aperto dai saluti istituzionali di Don Carlo Magna, Parroco della Cattedrale, Roberto Monaco, Sindaco di Campagna, Pina Basile, Presidente della Società Dante Alighieri comitato Salerno, Prof Alberto Granese, in rappresentanza del nostro ateneo e Gianpiero Cerone, Dirigente scolastico IIS Confalonieri, al quale parteciperanno le classi quinte e l’intero pubblico di Facebook in una grande diretta, che accomunerà tutti nel segno di Dante Alighieri. La cattedrale sarà, però, in collegamento con tre luoghi che simboleggeranno il percorso dantesco, grazie al coordinamento tecnico del professore Nicola Tommasini, in cui ci accompagnerà la voce narrante della Professoressa Ottavia Piccolo. Si partirà dal Palazzo Tercasio, dove gli alunni del Liceo musicale con un ensemble di percussioni, cui si aggiungeranno voci e un corno, guidati dai docenti Ferdinando Sarno ed Emilio Mirra, eseguiranno Antimusica, una performance di urla e angoscia. Un modo di ripensare alle parole di Salvatore Sciarrino che diceva «A me pare che quando si affronta la globalità della Commedia, un vincolo progettuale si impone al compositore. Una musica che seguisse questi poemi parola per parola non avrebbe senso estetico: essi non si lasciano trattare come un qualsiasi testo. Bisogna semmai creare con la musica uno spazio per la parola di Dante». Passaggio in Purgatorio, in collegamento differito dalla Confraternita Monte dei Morti, con il Coro omofonico intona il Salmo 113 “In exitu Israel de Aegypto”, diretti dalla prof.ssa Tiziana Caputo, mentre, sulla sponda del fiume Tenza , gli studenti declamano “Amor che nella mente mi ragiona” con accompagnamento della Ghironda, guidati dal docente Sandro Pomposelli. E’ il canto di Casella: la musica, quindi, parla direttamente all’anima e alla sensibilità dell’uomo. Per il Paradiso, diretta dalla Cattedrale, con il Coro della scuola accompagnato dall’ organo per il “Magnificat” dalla Dante-Symphonie di Fr. Listz , diretti dalla prof.ssa Tiziana Caputo ed accompagnati all’organo a canne dalla prof.ssa Ottavia Piccolo. Con Liszt ci immergeremo in quel clima di serafica estaticità romantica che spesso surrogava la religiosità, alla sacralità: con quello stile glabro, con quell’armonizzazione arcaizzante e modale che è presente in certe partì di sue Messe. Ancora una volta, le incursioni lisztiane sono presagenti: almeno, sui climi eleganti, estetizzanti ed un po’ estenuati del gusto preraffaellita, ove Perosi ed il Fauré sacro, Parsifal o Damoiselle élue paiono assentire la loro infallibile discendenza. Il gran finale, però si celebrerà dal Castello Gerione: dopo la lettura e il commento del Professore Granese due ragazzi vestiti da angeli, guidati dai docenti Giuseppe Giordano e Cosimo Panico, suoneranno le chiarine. Ma anche settecento anni dopo, c’è da starne certi, l’affresco della commedia umana di Dante, continuerà a essere fonte di ispirazione alla creatività perché sempre vicina alla sensibilità dei tempi contemporanei.

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“Violenze e fascismo nel napoletano” del giornalista Antonio Ferrara

Sei appuntamenti dedicati alla lettura e agli autori. Al via oggi, al Museo Frac di Baronissi, la rassegna “I venerdì del libro” che vedrà protagonisti autori salernitani e non. Si parte con la presentazione del volume “Violenze e fascismo nel napoletano. Il caso di Castellammare di Stabia. Piazza Spartaco (1921-2021)” di Antonio Ferrara, redattore di Repubblica Napoli.. Venerdì 15 ottobre, a Baronissi ci sarà lo scrittore Paolo Romano, con il suo “Castello di Carta”, guida letteraria di Salerno, mentre il 22 ottobre sarà la volta del giornalista Gabriele Bojano con i “Favolosi ‘60”. Venerdì 29 ottobre, il cronista Lorenzo Peluso presenterà “Di là dal fiume. Il mio Afghanistan” e il 5 novembre il salotto letterario del Frac ospiterà “Hotel d’Angleterre”, secondo romanzo del salernitano Carmine Mari, pubblicato da Marlin editore. Chiuderà la rassegna lo scrittore, storico e umorista napoletano Amedeo Colella con “Parlanno ccu crianza”. Tutti gli incontri avranno inizio alle ore 19.00 e sono ad ingresso libero con green pass obbligatorio.

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Al via il “Tochiara Story Festival”

In una nuova veste, torna il Torchiara Story Festival 2021, il salotto delle storie che, giunto alla settima edizione, ormai tradizionalmente ripropone personaggi del mondo della cultura, artisti e narratori che si ritrovano a raccontare e a raccontarsi, nel cuore del Cilento. Per tre giorni, da oggi al 10 ottobre, un’offerta culturale che premia il territorio, ma al tempo stesso il paese, con i suoi centri storici, i suoi palazzi e il suo impianto medievale, accogliendo coloro che vi accorrono, per offrire stimoli e occasioni di riflessione e confronto. Organizzata dalla Fondazione Matteo e Claudina de Stefano, grazie al contributo sostanziale della Regione Campania – Assessorato alla Cultura che ha sostenuto il progetto fin dal suo esordio, con il patrocinio dell’Unione dei Comuni Paestum Alto Cilento, del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della BCC di Buccino e Comuni Cilentani e della Provincia di Salerno, la rassegna può oggi contare su una struttura più forte e affidabile che, da più di quarant’anni, opera nel campo del sociale e della cultura. “Passata, dunque, e ci auguriamo definitivamente la pandemia, ripartiamo con entusiasmo, completamente rinnovati, pur facendo tesoro dell’esperienza maturata nelle edizioni passate” – spiega Angela Riccio, ideatrice dell’evento e vicepresidente della Fondazione de Stefano. Ad accompagnare l’intera kermesse sarà Cilento Story, il concorso letterario di Torchiara Story Festival che esordisce con un tema affascinante, lasciando largo spazio alla creatività: genio e sregolatezza. Difatti, il fil rouge del bando di partecipazione vuole essere un omaggio al grande genio del secolo scorso, Albert Einstein, cui cent’anni fa fu conferito il Premio Nobel per la Fisica. Riservato a scrittori e fotografi, il concorso riprende la tradizione che, negli scorsi sei anni, ha portato a competere tantissimi autori provenienti da tutta Italia, e non solo. Anche quest’anno, i testi che la giuria avrà giudicato più interessanti saranno raccolti in un volume pubblicato da Licosia Edizioni. Vasto il programma della tre giorni di incontri, con tanti ospiti d’eccezione. Si parte venerdì 8 ottobre, dalle 18, al Palazzo Baronale di Torchiara: dopo i saluti istituzionali di Tommaso Pellegrino, Presidente del Parco Nazionale del Cilento e Felice Casucci, Assessore al Turismo della Regione Campania, si ritroveranno tutti gli artisti che hanno aderito al PACC Percorsi d’Arte Contemporanea in Cilento, promosso dalla Fondazione de Stefano, in collaborazione con Tesi s.r.l., per raccontare le loro esperienze nel progetto, coordinati dai giornalisti Peppe Iannicelli ed Elisabetta Castana. Saranno Elio Rumma, curatore artistico del progetto, Giorgio Galli, Pier Tancredi de-Coll’, Antonio Perotti, Leonardo Galliano, Claudio Marini e Stella Tundo i protagonisti del salotto Conversazioni sull’arte contemporanea che interverranno con Luigi Punzo, A. D. dell’azienda aeronautica Tesi Servizi e Tecnologie Innovative, che ha realizzato le opere in metalli pregiati. Presenti Franco Alfieri, Presidente dell’Unione dei Comuni Paestum Alto Cilento dove sono state collocate le opere, e Rosanna Romano, Direttore Generale per le Politiche Culturali e del Turismo della Regione Campania, insieme ad esporre l’importanza dell’investire in cultura per lo sviluppo dei territori. Dopo la degustazione sul tema Arte da mangiare, a cura della pasticceria La Ruota di Perdifumo e l’azienda vinicola Case Bianche di Torchiara, chiuderà la serata Gino Rivieccio con l’opera Siamo nati per soffriggere, in dialogo con Alfonso Sarno, giornalista enogastronomico. Per la seconda giornata, sabato 9 ottobre, i lavori proseguiranno con Il Salotto delle Storie, sempre al Palazzo Baronale di Torchiara, per una celebrazione di Dante Alighieri, in una forma del tutto originale e decisamente fuori dal comune, a cominciare da Il Divino Intreccio, a cura di Raffaele Aragona e Stefano Tonietto che presenteranno, in anteprima nazionale, una riscrittura dell’Inferno, condotta nel rispetto della lingua dantesca e della sua metrica, in chiave oplepiana. Seguirà la Commedia degli equivoci che vedrà ancora Aragona interpretare alcuni versi della Divina Commedia, in duetto con Emanuela Grimalda, per concludere con le sue esilaranti invenzioni di Dante al dente ovvero La cucina ignorante. Al termine della serata, Ida Paradiso e Federica Morra con Alfonso Sarno in L’uovo di Dante, riveleranno i segreti nascosti della cucina dantesca per poi lasciarci con Sapori medievali, la degustazione dei cibi preferiti dal sommo poeta, a cura del ristorante La Pignata di Bracigliano. Per l’ultimo appuntamento, domenica 10 ottobre, il salotto si sposterà ad Ogliastro Cilento, nella sede della Fondazione Matteo e Claudina de Stefano, con il benvenuto agli ospiti della Presidente, Barbara Riccio de Stefano, ad aprire la narrazione di Storie al Femminile, che avrà la partecipazione di Donata Maria Biase e Antonella Casaburi in Amori cilentani, da Giallo Narciso e Mirari, coordinate da Sarno. Prima della cerimonia di premiazione dei vincitori del concorso letterario Cilento Story, presentata da Nunzia Schiavone, gli interventi conclusivi saranno affidati ad Alfonso Andria, Presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali e Franco Picarone, Presidente della Commissione Bilancio della Regione Campania. Chiuderà la rassegna il momento di degustazione Piaceri del Palato, con la pizza fritta cilentana offerta dall’Azienda Olivicola Celso di Finocchito di Ogliastro, i dolci col naspro della Pasticceria Palumbo di Roccapiemonte e i vini offerti da Case Bianche.

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Premio Terre di Campania: al via la terza edizione del Concorso Letterario

L’Associazione Terre di Campania ha bandito la nuova edizione del Concorso Letterario-Scientifico “Leo500”, riservato alla partecipazione degli allievi degli Istituti Secondari di Secondo Grado su tutto il territorio nazionale. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con TermoClima Group e con il sostegno della Regione Campania, si inserisce nell’ambito dell’ottava edizione del Premio Terre di Campania, dedicato alla valorizzazione delle personalità eccellenti della nostra regione. Il Concorso Leo500 intende valorizzare il settore della ricerca scientifica, stimolando la capacità di confronto e la creatività delle giovani generazioni su temi di particolare importanza per la realtà contemporanea. Il tema scelto è dedicato ad un problema di stringente attualità, che dovrà essere affrontato con un taglio scientifico dagli studenti, esprimendo il proprio pensiero al riguardo: “Le fonti di energie rinnovabili assumono sempre più un ruolo importante nella vita dell’uomo. L’utilizzo, piuttosto recente, delle fonti fossili di energia è costato un prezzo molto alto alla Terra, in termini di inquinamento e di cambiamenti climatici negativi. Occorre invertire la rotta se vogliamo continuare la nostra avventura sul nostro pianeta”. Le studentesse e gli studenti sono chiamati, nel solco del genio di Leonardo, ad analizzare il tema proposto, discutendolo con proprie originali affermazioni e proponendo soluzioni praticabili alla luce degli studi attualmente in corso. Inoltre, in occasione delle celebrazioni per il 700° anniversario della morte di Dante Alighieri, il concorso si arricchisce, quest’anno, di un’ulteriore sezione dedicata alla poesia a tema libero. Ogni partecipante potrà inviare un solo elaborato scritto al computer, di massimo quattro pagine formato A4, utilizzando un carattere di tipo 12, nella forma del saggio breve, testo argomentativo o articolo di giornale, il quale dovrà avere un taglio di tipo divulgativo/scientifico. Gli elaborati dovranno essere spediti, in formato pdf, via mail all’indirizzo: info@premioterredicampania.it, unitamente alla scheda di partecipazione debitamente compilata. La consegna può avvenire anche a mano presso la sede dell’Associazione Terre di Campania in C.so Umberto I, 155/Q – P.co Paradiso, Marigliano (NA). Gli elaborati dovranno essere spediti entro e non oltre le ore 24:00 del giorno 21 novembre 2021. Il concorso prevede in palio premi in danaro per il valore totale di € 1.300,00.

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Lectura Dantis Metelliana con la professoressa Galli Stampino

Proseguendo un percorso iniziato quarantotto anni fa dai fondatori della Lectura Dantis Metelliana, il Molto Rev.do Padre Attilio Mellone o.f.m., il Prof. Fernando Salsano e l’Ispettore della Pubblica Istruzione Agnello Baldi, anche quest’anno, in coincidenza con le celebrazioni per i 700 anni della morte del Sommo Poeta, si svolgerà la tradizionale e mai interrotta serie di letture dantesche, presso il Comune di Cava de’ Tirreni. L’appuntamento, come di consueto, si terrà il martedì 12 ottobre alle ore 18, con la lettura del XXII canto dell’Inferno, interverrà la Prof.ssa Maria Galli Stampino, dell’Università di Miami; a seguire il prof. Davide Canfora, dell’Università di Bari, con la lettura del XXIII canto dell’Inferno (19 ottobre); il Prof. Simon Gilson, dell’Università di Oxford, sul tema “Dante e il Rinascimento” (26 ottobre); il Prof. Andrea Mazzucchi, dell’Università di Napoli Federico II, il quale commenterà il XXIV canto dell’Inferno (9 novembre); il Prof. Claudio Azzara, dell’Università di Salerno, sul tema “Gregorio Magno in Dante” (16 novembre).

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Al via a Salerno l’“Art Academy”

di Vincenzo Leone

“Saremo alberi”, assieme ad “Incantastorie”, presentano: “Art Academy”, presso il centro pastorale S. Giuseppe, in via Guido Vestuti. L’idea è quella di un contenitore, dove rendere l’arte viva e pulsante in ogni sua vibrazione. Lucia Giunto di “Incantastorie”, spiega: “Il progetto è molto ampio e contiene tantissime discipline. Durante la pausa Covid, ho avuto modo di potermi concentrare sull’organizzazione. L’idea nasce da un sodalizio con i ragazzi di saremo alberi. Siamo amici d’infanzia e ritrovarsi a collaborare in questo contesto è emozionante perché la cultura ci accomuna. Insieme ci siamo sentiti forti. Grazie a Don Sabatino Naddeo, parroco della parrocchia di Santa Margherita a Pastena, è stato possibile trovare lo spazio necessario allo svolgimento dei corsi. Questo potrebbe essere un motore, un punto di forza anche per il quartiere, raccogliendo tanti giovani e dando loro un’alternativa. La struttura, nuova di zecca, inaugurata dal governatore De Luca e il Vescovo di Salerno, ospita un teatro di 300 posti. L’accademia sarà multidisciplinare, i corsi saranno di teatro, musical, danza, canto, scenografia, sceneggiatura, regia e teatro in lingua inglese. L’open day, sarà il 15 ottobre, con un grande artista, ancora in definizione, ospite della serata. Il 18 ottobre apre art academy con i corsi veri e propri.” La collaborazione con Saremo Alberi, è il connubio dell’esperienza ventennale coi ragazzi e l’amore per la cultura. Renato de rosa, uno dei fondatori, racconta la sua esperienza e il perché di “Art academy”. “Noi siamo nati come una piccola libreria per bambini e ragazzi. Il nostro è il coronarsi di un sogno ventennale di esperienze col volontariato. Rendere questo una professione è stato possibile. La libroteca, in principio, avrebbe dovuto rappresentare un luogo di sosta per l’intera famiglia. Un luogo dove bambini e ragazzi avrebbero avuto modo di vivere il libro in maniera diversa, vedendolo non esclusivamente come un mezzo di lettura, bensì un portale con la quale poter affrontare viaggi pieni di fantasia. Lentamente, abbiamo costruito questa avventura, diventando un punto di riferimento per tante famiglie salernitane, collaborando anche con diverse scuole e gestendo servizi di formazione nei confronti dei docenti e dei ragazzi. In relazione ad art academy, perlustrando varie arti, sia da protagonisti che da spettatori, abbiamo deciso, assieme a Lucia Giunto, di creare qualcosa di differente rispetto ad una tipica scuola di teatro. Abbiamo ideato un luogo, all’interno del quale le arti si susseguono. Le persone hanno la possibilità di formarsi in arti specifiche ma con la possibilità continua di intreccio fra esse, per poter vivere la bellezza della diversità attraverso più canali.” I corsi sono aperti a tutte le età. Per info e prenotazioni, chiamare: 3474946261 – 3202157333, o inviare una mail a info@saremoalberi.it.

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Viaggio tra i “poeti erranti” di Salerno

di Vincenzo Leone

“Compagnia dei Poeti erranti” di Simona Genta. Associazione culturale nata nel 2017 che opera sul territorio salernitano con diversi eventi culturali itineranti di vario genere. Simona, ci racconta della sua iniziativa e dei suoi progetti. “Il nostro evento di punta è Salerno in versi, che si tiene due volte all’anno in tre o cinque giornate, celebrando l’arte in ogni sua forma e si accompagna al progetto from room to room, che invece, nasce dal lockdown. Lo scopo è quello di intrattenere le persone attraverso la cultura, proponendo loro delle alternative ad i soliti svaghi. In un panorama nazionale costellato di cose tossiche, abbiamo cercato di creare un contenuto che mirasse alla diffusione culturale. Parlando dei personaggi della storia e dell’arte in ogni sua forma, il tentativo è quello di rivisitare il passato, cercando di non limitarsi semplicemente a citarlo, ma sforzandosi di scovare punti di vista interessanti mai colti o semplicemente trascurati. Attraverso degli studi dettagliati e agli ospiti che si sono alternati nella nostra kermesse, abbiamo avuto modo di esaminare la storia e i suoi personaggi. La nostra attenzione è focalizzata al genere femminile e abbiamo affrontato temi come quello delle brigantesse, delle streghe e delle sirene, inaugurando anche una mostra all’interno di Salerno in versi. Domenica è iniziata la nuova stagione di from room to room con l’antropologa Liliana Di Landri. Un viaggio completamente dedicato alle donne dell’Egitto faraonico, iniziato con la mamma di Cheope, Hetepheres. Noi abbiamo bisogno oggi più che mai del passato, perché credo che sia un dono prezioso. Bisogna rispolverare la memoria, continuamente, cercando farla essere sempre presente. Attraverso la memoria possiamo vivere un bel presente e costruire un interessante futuro. Ci piace parlare dei personaggi della cultura che hanno dato lustro alla nostra nazione e lo scopo dell’associazione è quello di creare l’idea di un salotto letterario. Un tempo, i ricchi finanziavano queste iniziative culturali, accogliendo nelle loro lussuose dimore musicisti, attori, poeti e letterati per poter discutere della bellezza della cultura e delle sue forme. La cultura è l’ancora di salvezza di questo mondo. From room to room cerca di emulare quello che un tempo era il ritrovo di grandi pensatori. Tutti possono partecipare trovando nuovi spunti. Gli studenti potrebbero trovare argomenti freschi, semplicemente più avvincenti e le persone più ferrate, potrebbero scorgere nuovi punti di vista magari sfuggiti nel tempo. Dal lockdown, organizziamo dei laboratori in remoto, dove possono partecipare tutte le persone non necessariamente della città, e questo ha permesso di creare sinergia e nuove amicizie. Quando l’ambiente è costruttivo, genera altra bellezza. Assieme al mio collaboratore Ivano Mozzillo, abbiamo organizzato anche laboratori di metrica e di scrittura creativa. Attendiamo con entusiasmo la prossima edizione di Salerno in versi, a dicembre”. La “compagnia dei poeti erranti”, è uno spazio dover poter assaporare il passato, discutendone le sue bellezze, i suoi insegnamenti e i risvolti. In un mondo dove alienarsi è davvero facile, la possibilità del confronto umano, rende giustizia all’arte di un tempo, lasciando trapelare insegnamenti dal valore inestimabile. Seguono gli eventi: 10 ottobre, ore 21:00, “alla ricerca delle ninfe”, a cura di Matteo Lanzetta. 17 ottobre, ore 21:00, “I volti delle muse”, a cura di Riccardo Magni. 24 ottobre, ore 21:00, “La voce: l’arte della comunicazione”, a cura di Rossella Graziuso. 31 ottobre ore 21:00, “Caravaggio: amore e morte”, a cura di Renaldo Fasanaro.

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La visione di Stefano Valanzuolo

di Gaetano Del Gaiso

In occasione della seconda edizione del seminario “Le nuove frontiere del marketing e della comunicazione digitale”, istruito dal Maiori Festival e svoltosi nella suggestiva cornice del Salone degli Affreschi di Palazzo Mezzacapo abbiamo incontrato Stefano Valanzuolo, critico musicale, autore e conduttore dei programmi radiofonici Radio 3 Suite e Wiki Music ed ex direttore generale e artistico di Ravello Festival, dal 2008 al 2015. Da ricercatore scientifico a ufficiante dell’arte di Euterpe: dott. Valanzuolo, ci racconta come sia avvenuto e di come abbia accolto questo consistente cambio di direzione del suo percorso di vita? “La musica, potrei dire così, in maniera un po’ romantica, c’è sempre stata. Ho avuto la fortuna di iniziare a scrivere già nel 1983, appena ventiduenne, e di essere ordinato pubblicista nell’85. Da allora, non c’è stato un solo giorno che io non abbia scritto e, soprattutto, che non abbia scritto per un giornale. Ho iniziato, come tutti, in un piccolo giornale locale, il cui nome era, se non sbaglio, “Nuova Stagione”, dal quale son venuti fuori personaggi del calibro di Mario Orfeo, ex presidente Rai e oggi direttore del TG3. Poi, son passato a un altro giornale, il cui direttore era Orazio Mazzoni, che, per me, è stato un direttore veramente formativo e, infine, fra l’88 e l’89, sono arrivato al “Mattino”, che non ho mai più lasciato. Contestualmente alla mia attività di pubblicista per “Il Mattino”, ho iniziato a scrivere per Amadeus, per “Sistema Musica”, per poi approdare in Rai, su Radio 3, dove conduco e scrivo per due format molto seguiti, che sono Radio 3 Suite e Wiki Music. Tutto questo, almeno agli inizi, coesisteva placidamente con la mia attività da ricercatore nell’ambito delle biotecnologie vegetali: allora mi occupavo del miglioramento genetico non convenzionale di alcune specie di vegetali, che portavo avanti con la stessa passione con cui portavo avanti la mia attività di fruitore della musica a cui è, però, concesso il privilegio di scrivere”. Ricorda quale fu il suo primo pezzo pubblicato riguardante esclusivamente la musica? “Lo ricordo benissimo! Venne pubblicato il giorno 27 Gennaio 1983 – giorno del compleanno di W.A. Mozart, per il quale nutro una profonda venerazione, tra l’altro – ed era una mia recensione del Don Giovanni che, in quei giorni, era andato in scena al San Carlo”. E venne accolto bene? “Non ho mai avuto problemi con i miei articoli, in quanto c’ho sempre messo davvero moltissima attenzione e meticolosità. Appare chiaro che, se mai dovessi fare un confronto fra il mio modo di scrivere allora e il modo in cui scrivo adesso, il primo ne uscirebbe certamente sconfitto. Tuttavia, non ho mai peccato di superficialità, nei miei scritti. La quale cosa, ha sempre saputo come ripagarmi”. Illo tempore, aveva già qualche esempio di autore da cui prendeva spunto per i suoi scritti? “Ho sempre letto molto, e ho sempre scelto scritti di autori che reputavo più bravi di me: per conferire struttura ai miei, di scritti, per acquisire metodo, per arricchire il mio vocabolario. Ho sempre inteso la lingua come uno strumento perfettamente adeguato al raccontare storie. E raccontare storie è ciò che faccio. Lo faccio nei miei articoli, lo faccio nei miei format radiofonici, lo faccio negli scritti teatrali che, ultimamente mi stanno tenendo davvero molto impegnato. Quindi, se c’è un consiglio che posso dare alle giovani leve dello storytelling giornalistico è: leggete molto e tenete le menti bene aperte a qualsiasi stimolo possa pervenirvi”. Com’è stato passare dall’essere un giornalista all’essere un organizzatore di eventi, e, infine, il direttore generale e artistico di uno dei più prestigiosi festival italiani dedicati alla classica? “Diciamo che, piuttosto che un passaggio, oserei definirla una vera e propria intromissione, la mia, nel mondo della progettazione culturale e nell’organizzazione di eventi. Un’intromissione, per giunta, neanche volontaria. Era il 2003, e l’allora direttore generale di Ravello Festival decise di invitarmi a un consultivo durante il quale fu deciso che avrei dovuto occuparmi di una piccolissima sezione del festival che si chiamava “Passeggiate musicali”, per la quale organizzai tutta una serie di concerti con i quattro conservatori della Campania in punti diversi di Ravello, che andarono davvero molto bene. Poi, lo stesso presidente mi chiese di occuparmi della sezione di musica da camera, per poi farmi coordinatore e, infine, direttore generale del Festival. Posizione che ho orgogliosamente ricoperto dal 2008 al 2015. Ci accennava, pocanzi, di aver scritto anche per il teatro? “Assolutamente sì. Fra i più recenti, uno spettacolo incentrato sulla vita di Chet Baker che è andata in scena al Campania Teatro Festival a Luglio scorso, per duo di musicisti e un attore. Ho scritto un racconto molto affettuoso su Maradona due mesi dopo la sua morte, e che verrà ripreso al Trianon fra non molto. Ho scritto uno spettacolo per Alessandro Haber, Enzo Gragnaniello e i Solis Strings Quartet, che consta di un viaggio attraverso il cantautorato e che dovrebbe andare in scena l’anno prossimo. Sto arrovellandomi su uno spettacolo che vorrei dedicare a Luisella Viviani, sorella del celebre Raffaele, autore di alcune fra le più belle canzoni della tradizione partenopea. Diciamo pure che, nell’ultimo periodo, ho messo un bel po’ di carne a cuocere, e, onestamente, non vedo l’ora di poterla servire a tutti coloro i quali si siederanno alla mia tavola una volta che, tutto questo, – la pandemia – ci lascerà, finalmente, tornare un po’ a respirare”.

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Mariangela Mandia vince il FestivalArt

di Vincenzo Leone

Premio Internazionale al “Menotti FestivalArt”, Spoleto. Letteratura 2021 “Dare alla luce”. La raccolta di poesie di Mariangela Mandia. Premio speciale “L’arte è un atto d’amore”. Conferito dall’associazione “Menotti’s art academy”. La poesia, è da sempre il mezzo comunicativo più efficace ed immediato. La sua potenza è stata parte integrante di ogni epoca. Puoi raccontarci del tuo viaggio e del suo inizio? “Ho iniziato quando avevo 14 anni. Contestualmente alla mia educazione, mi è stato sempre impartito un approccio multidisciplinare, con molta attenzione nei confronti del prossimo. Svolgendo da una parte servizio di volontariato cattolico, dall’altra, collaboravo con delle associazioni culturali e artistiche. Mi sono ritrovata, poco più che adolescente, a confrontarmi con persone che avevano molti più anni di me e già in qualche modo affermati come artisti e organizzatori. Questo, mi ha fatto comprendere il legame di quello che era il concetto dell’arte vista dentro casa mia, e per arte intendo tutta l’attenzione che proveniva dall’artigianato, ai nostri tessuti in casa e tutto quello che mi circondava e mi riconduceva all’arte. Mi ponevo delle domande, ma il contatto diretto con queste esperienze mi ha insegnato grandi valori e che bisogna essere curiosi, umili e non smettere mai di studiare.” Come è arrivato questo premio? “Questo premio è arrivato dando voce non solo alla mia persona, ma ad un insieme di tutti quegli elementi che compongono le nostre esperienze. Credo che l’opera abbia voluto rappresentare esattamente questo. Arte, scienza e creatività, diventano valere se producono benessere. Il nostro Made in Italy, ha sempre ispirato il mondo per la sua bellezza e capacità di fare impresa. I nostri borghi e le loro storie, assumono una forma. Diventano entità. Una forma che ritroviamo fra le persone, nell’ascolto, nella memoria. Tutto questo ha un linguaggio adattato su misura. Per me è stato sempre importante ascoltare gli altri e su di loro cucire a pennello, quella che può essere la miglior versione di sé stesso. Attraverso queste fusioni inconsuete ma concrete c’è l’economia umana. Tirare fuori il talento. Credo che la cultura, in questo momento, sia la nostra musa del nuovo rinascimento, non è una frase fatta ma è la storia che lo insegna. A Spoleto, mi è stato conferito questo premio, in una città medievale che ha dimostrato grande orgoglio, con molta eleganza e contenuti.” L’arte è un veicolo certo di salvezza. Credi possa essere così? La poesia conserva ancora il suo sacro valore? “Si. Non lo penso solamente. La storia lo ha insegnato sempre. La poesia ha la sua fluidità e semplicità. A scuola prima insegnavano le poesie a memoria. La poesia, per me, rappresenta qualcosa che rimane impressa nella nostra memoria. Soffermarsi nei dettagli, afferrare delle emozioni, trasformarle in un momento di riflessione, mettere al centro noi stessi. Non c’è niente di più semplice di una poesia. Poesia vuol dire ripetizione, entrare dentro di noi. Oggi siamo abituati ad un pensiero veloce. Soprattutto per l’uso della tecnologia. Tutto è veloce e temporaneo rendendo difficile crearsi una propria identità. Mi presto all’arte per far passare un mio pensiero ma la poesia diventa reale se dietro c’è uno spaccato di realtà. Dobbiamo riappropriarci di un concetto di salute che mette al centro noi stessi in relazione alle persone con le quali ci sentiamo in famiglia. Un circuito che comprende non solo legami di sangue. L’arte passa per ogni cosa. Dalla cucina alla danza. Soffermarci su noi stessi mediante la poesia, è un atto d’amore.”

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