Rcs e Del Vecchio, le due spine nel fianco di Sergio Erede

Sembra che il tocco felice dell'avvocato d'affari milanese si sia appannato. Da un lato si complica la causa Cairo-Blackstone relativa alla vendita della sede del Corriere. Dall'altro, nella scalata del patron Luxottica a Mediobanca si è ritrovato contro Banca Intesa e il suo ad Messina.

Prima Urbano Cairo, poi Leonardo Del Vecchio. Sembra che il tocco felice di Sergio Erede, che negli anni scorsi l’ha reso uno degli avvocati d’affari più affermati e ricchi d’Italia, se non il più ricco, si sia appannato.

Sarà che tra pochi mesi raggiungerà il traguardo degli 80 anni e un po’ di stanchezza affiora, sarà che non sempre le ciambelle riescono con il buco, nella Milano degli affari comincia a girare voce che l’avvocato che nel 1999 ha fondato lo studio legale Bonelli Erede Lombardi Pappalardo, non abbia più le intuizioni vincenti di un tempo.

Specie quando sul fronte opposto si trova come antagonista Banca Intesa, e il suo ad Carlo Messina in particolare.

LA CAUSA INTENTATA DA CAIRO A BLACKSTONE

L’editore del Corriere della Sera rischia infatti di dover dire addio all’intera Rcs se la causa intentata a New York dal fondo americano Blackstone relativa alla vendita del complesso immobiliare Solferino-San Marco dove ha sede il quotidiano si dovesse risolvere a suo sfavore procurandogli un danno, non sopportabile per lui e il suo gruppo, di circa 300 milioni. La mossa suggerita da Erede (che condivide il patrocinio con Francesco Mucciarelli) a Cairo è stata quella di farsi dare una manleva, che il cda di Rcs gli ha concesso (con assenze rilevanti, da Gaetano Miccichè a Marco Tronchetti Provera, da Diego Della Valle a Carlo Cimbri). Ma sono in molti quelli – a cominciare dal trio di legali fuoriclasse che difendono in giudizio il fondo americano: Francesco Gatti, Carlo Pavesi e Giuseppe Iannaccone – che ritengono si tratti di una misura di protezione fragile. E che al momento opportuno Messina, visto che Banca Intesa è proprietaria di fatto del gruppo editoriale detenendo grandissima parte del debito, sarà conseguente al dissenso manifestato con altri due azionisti di peso della casa editrice, Pirelli e Tod’s, proprio sul tema del contenzioso con il fondo americano.

LA SCALATA DI DEL VECCHIO IN MEDIOBANCA

Stesso discorso per il ruolo svolto da Erede nella scalata di Del Vecchio a Mediobanca, con obiettivo finale il controllo delle Assicurazioni Generali. Forte di molti takeover portati a termine nel passato, Erede ha assunto il comando delle operazioni in casa Delfin (la finanziaria che controlla Luxottica e il resto del gruppo dell’imprenditore di Agordo), sottovalutando, però, la complessità di un’operazione del genere nei confronti di una banca vigilata da Bce. E infatti finora da Francoforte non è arrivato il via libera per il superamento del 10%, nonostante i mesi trascorsi nell’attesa. Peccato che Erede avesse tranquillizzato Del Vecchio, tanto che è assai probabile che soggetti amici abbiano rastrellato azioni Mediobanca – si dice per almeno un altro 10% – pronti a girarle a Delfin, e che ora sia tutto bloccato. E, soprattutto, che non si veda la fine del tunnel dove il patron di Luxottica si è infilato. 

IL RAFFORZAMENTO DI NAGEL DOPO L’OPERAZIONE INTESA-UBI

Per ora non sembra che il rapporto fiduciario tra i due si sia consumato, ma è probabile che possa essere chiamato a supporto qualche altro professionista. Specie ora che Alberto Nagel, ad di piazzetta Cuccia, contro cui si è giocata fin qui la partita, si è oggettivamente rafforzato partecipando, e non da comprimario, al takeover di Banca Intesa su Ubi. L’asse di Nagel con Messina, cui il numero uno di Mediobanca ha associato anche Carlo Cimbri e quindi Bper che da Unipol è controllata, rende il fortino di piazzetta Cuccia meno attaccabile, se non del tutto sicuro, e comunque in caso di necessità Intesa potrebbe intervenire con una contromossa per fermare Del Vecchio. Insomma, Messina batte Erede due a zero.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Grilli alla presidenza di Mediobanca, con vista su Trieste

L'ex ministro pare mettere d'accordo sia gli azionisti storici di Piazzetta Cuccia, e con loro l’ad Alberto Nagel, sia il neo socio Del Vecchio. E potrebbe aprire una fase nuova che consenta, senza guerre inutili, di sistemare anche i vertici di Generali, vero obiettivo del patron di Luxottica.

Sarà Vittorio Umberto Grilli il prossimo presidente di Mediobanca.

Insieme con la conferma che Renato Pagliaro lascerà la poltrona che è stata di Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghinotizia anticipata da Lettera43.it all’inizio di dicembre dello scorso anno – arriva l’informazione che sarà l’ex viceministro e ministro del Tesoro (governo Monti), dal maggio 2014 in JPMorgan con l’incarico di presidente del Corporate & Investment Bank per l’area Europa, Medio Oriente e Africa, a succedergli.

Grilli, che è comunque in procinto di lasciare la banca d’affari statunitense all’interno della quale i suoi rapporti negli ultimi tempi si sono decisamente raffreddati, è una figura su cui sembrano convergere tanto gli azionisti storici di Mediobanca, e con loro l’amministratore delegato Alberto Nagel, quanto il neo socio Leonardo Del Vecchio, arrivato al 10% del capitale della banca di piazzetta Cuccia. 

SU GRILLI SEMBRANO CONVERGERE NAGEL E DEL VECCHIO

Milanese, 62 anni, studi ed esperienze internazionali ma anche una lunga presenza in via XX Settembre al ministero dell’Economia e delle Finanze, dove è stato prima a capo del dipartimento Privatizzazioni, poi Ragioniere Generale dello Stato e quindi direttore generale del Tesoro (da maggio 2005 fino a novembre 2011 con i ministri Domenico Siniscalco, Tommaso Padoa-Schioppa e Giulio Tremonti), Grilli potrebbe non solo mettere d’accordo Nagel e Del Vecchio sul suo nome, ma aprire una fase nuova che consenta, senza guerre inutili, di sistemare anche i vertici di Generali, il vero obiettivo del patron di Luxottica, che agisce d’intesa anche con Franco Caltagirone.

LA PARTITA PER I VERTICI DI GENERALI

Per ora i nomi per Trieste non sono ancora sul tavolo, anche perché il cda è stato rinnovato per tre anni nel maggio del 2019. Quindi molto dipenderà dall’equilibrio che Mediobanca e i privati riusciranno a trovare, a cui il destino degli attuali vertici, il presidente Gabriele Galateri (il suo è comunque l’ultimo mandato), e l’ad Philippe Donnet, è legato.

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Del Vecchio ha scavalcato Bolloré in Mediobanca

La Delfin ha in mano il 7,52% del capitale, mentre il finanziere bretone è sceso al 6,73%.

La Delfin di Leonardo Del Vecchio ha in mano il 7,52% di Mediobanca, dal 6,94% reso noto al suo ingresso a settembre. Ufficialmente scavalcato Vincent Bolloré, che ha limato la sua quota al 6,73% dal 7,85% comunicato nel 2018 all’uscita dal patto. Entrambi stanno sotto Unicredit, che mantiene l’8,81%. Le cifre arrivano dall’assemblea dell’istituto di credito, che rappresenta il 65,2% del capitale.

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