Finisce in una scarpata con un trattore: ragazzo di 16 anni muore in un incidente a Ripalta Arpina


Tragedia in un'azienda agricola di Ripalta Arpina, in provincia di Cremona. Un ragazzo di soli 16 anni è morto in un incidente mentre guidava un trattore. Il giovane, approfittando delle vacanze forzate per via dell'emergenza Coronavirus, stava dando una mano al padre nell'azienda di famiglia: avrebbe sbagliato manovra e sarebbe finito in una scarpata.
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Gli ingredienti del successo? Ambizione, tecnologia e design thinking

Voler migliorare la propria posizione non significa essere arrivisti. Ma per riuscirci occorrono competenze tecnologiche e soprattutto un pensiero creativo. Dal manager al dipendente. Il raggiungimento degli obiettivi è assicurato.

Siamo abbastanza ambiziosi? Questa la domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi nel corso della propria carriera.

È terminato il tempo in cui era possibile vivere la propria professione alla giornata: oggi un buon lavoro necessita di progettualità, visione ed energia.

Questa progettualità, se accompagnata da una buona dose di ambizione, può certamente apportare benefici alla carriera professionale di ognuno. Ma che cos’è l’ambizione e perché, così spesso, la boicottiamo?

Vittima di un’incomprensione tutta italiana, l’ambizione viene spesso percepita, nel nostro Paese, come un sentimento negativo, connotato da poca eticità e trasparenza. Spesso confusa con l’arrivismo, l’ambizione rappresenta, al contrario, quel mix positivo di determinazione e intraprendenza che rappresenta l’unico modo per garantire un futuro alla propria carriera.

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Un buon professionista, per soddisfare la propria ambizione e garantire il proprio successo, deve tenere sempre a mente, non solo gli obiettivi prefissati, ma i mezzi attraverso i quali intende raggiungerli. Avere una visione progettuale propedeutica al raggiungimento dell’obiettivo prefissato è essenziale per portare a casa il risultato e questo, i professionisti di domani, devono tenerlo bene a mente. Questi, infatti, si troveranno a competere in un mondo sempre più internazionale, caratterizzato da profonde perturbazioni tecnologiche.

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Per questi motivi, leader, ceo e manager dovrebbero investire, non solo nelle nuove tecnologie, ma nell’utilizzo di processi innovativi, come il design thinking. Molte aziende, guidate da manager molto ambiziosi, ma poco lungimiranti, commettono l’errore di concentrarsi troppo sui soli costi e di ignorare il potenziale delle tecnologie e di metodi innovativi per generare nuovi ricavi. La sfida del mondo lavorativo risiede, dunque, nel soddisfare l’ambizione intrinseca in ogni professionista, sfruttando al meglio le nuove tecnologie e metodi di gestione aziendale innovativi e dinamici che contrappongano alla visione aziendale standard, la propria incentrata sulle persone.

LA RIVOLUZIONE DEL DESIGN THINKING

Come dimostrato fino a ora, nel mondo del lavoro odierno, i dipendenti non solo devono essere “skillati”, determinati e ambiziosi, ma devono essere i protagonisti dei processi aziendali. Con l’avvento del digitale, il dipendente assume un ruolo sempre più rilevante all’interno dell’azienda e, conseguentemente, anche i modelli organizzativi e di gestione del lavoro devono adattarsi a questi cambiamenti. Per questi motivi, un approccio ispirato al design thinking può rappresentare una valida soluzione. Il design thinking è una metodologia manageriale sviluppata a Stanford e poi diffusasi rapidamente in Usa, Canada e in gran parte d’Europa che, attraverso lo sviluppo del pensiero creativo condiviso tra i dipendenti, aiuta le aziende a prendere decisioni spesso difficili, appagando e, soprattutto, indirizzando il sentimento di ambizione. 

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Le aziende, per adattare i propri obiettivi alla mutevolezza del contesto in cui viviamo, dovrebbero infatti acquisire una profonda comprensione del contesto in cui ogni dipendente svolge il proprio lavoro. Per fare questo, è necessario rivoluzionare il modo di concepire l’attività dei dipendenti, rendendoli partecipi, come suggerito dai metodi di design thinking, della riprogettazione dei loro ruoli, attraverso un approccio coordinato e collaborativo. Il processo di design thinking si sviluppa, infatti, in cinque fasi, due delle quali caratterizzate dal “pensiero creativo” che permette loro di disegnare i futuri scenari dell’azienda in maniera innovativa e pragmatica. Proprio questo pensiero creativo, quando supportato da un desiderio intrinseco di successo, può apportare notevoli vantaggi e successi aziendali. Lasciare che creatività e ambizione guidino i propri processi aziendali rappresenta una strada innovativa da cui si possono derivare successi inaspettati. 

LA CHIAVE È LA DIMESTICHEZZA CON LE TECNOLOGIE

L’ambizione e la creatività devono, però essere accompagnati da una elevata dimestichezza delle nuove tecnologie che permetta alle aziende di essere sempre competitive sul mercato e che permetta di incrementare le skill dei propri dipendenti. A livello manageriale, i processi creativi di design thinking possono servire ad aggiornare le proprie competenze, aprendo nuovi scenari e orizzonti. Le ricerche pubblicate dal Mckinsey Quarterly di questo mese rivelano la portata dell’impatto delle nuove tecnologie sui lavoratori. Le statistiche mostrano infatti che, entro il 2030, fino al 30-40% di tutti i lavoratori dei Paesi sviluppati potrebbe avere bisogno di cambiare lavoro o almeno di migliorare significativamente le proprie competenze. Le ricerche suggeriscono, inoltre, che i lavoratori qualificati diventeranno ancora più rari.

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Per questi motivi, intraprendere nuove strade che permettano non solo di tenere i professionisti al passo con i tempi ma di incrementare creatività e ambizione, è necessario per garantire la sopravvivenza dell’azienda stessa. Essere ambiziosi significa essere curiosi, attenti, stare al passo con i tempi e lasciarsi contaminare dall’ambiente esterno. Per questi motivi, i professionisti più ambiziosi non hanno problemi a incrementare e aggiornare le proprie competenze. Non è un caso che grandi aziende lungimiranti si siano già mobilitate su questo tema. Ad esempio, Amazon, il colosso statunitense di vendita online, ha recentemente promesso 700 milioni di dollari per la riqualificazione di 100 mila dipendenti per lavori più specializzati nel campo della tecnologia. 

LA RICETTA PER IL SUCCESSO

In conclusione, è necessario ripensare il concetto di ambizione come fulcro dell’attività professionale di ognuno di noi. Dal manager al dipendente, tutti devono essere in grado di approcciare in maniera creativa, determinata e intraprendente il proprio lavoro e alle difficoltà che questo pone. Se l’ambizione è accompagnata da metodi di gestione aziendale innovativi e dall’uso efficace delle nuove tecnologie, il raggiungimento degli obiettivi aziendali è pressoché assicurato.

*Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

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Lombardia, in Trenord 80 nuovi posti di lavoro per addetti a sicurezza e assistenza


L'azienda di trasporto ferroviario lombardo Trenord sta cercando nuovi profili da assumere nel contesto del contrasto all'evasione del biglietto. Le posizioni aperte, 80, riguardano uomini e donne con diploma di scuola media superiore: è necessaria un'ottima conoscenza della lingua italiana e una buona padronanza della lingua inglese, oltre che una capacità nell'utilizzo di strumenti digitali.
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Coronavirus: 6mila lavoratori metalmeccanici coinvolti da fermi della produzione o altre limitazioni


L'emergenza per il Coronavirus poterebbe avere effetti pesanti per l'economia lombarda, in particolare per il settore metalmeccanico. Stando al rapporto della Fim Cisl sono attualmente 6mila i metalmeccanici lombardi soggetti a fermi della produzione o limitazioni di orari. "Una situazione preoccupante", ha detto il segretario generale lombardo del sindacato.
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Gessate, lavoratore in malattia esaurisce ore di permesso retribuite: i colleghi gli donano le loro


I lavoratori e le lavoratrici dell'azienda Parker di Gessate, in provincia di Milano, hanno donato ore di permesso retribuito a un loro collega alle prese con una seria malattia che aveva esaurito le sue. Così facendo, l'operaio potrà continuare a ricevere lo stipendio sino a fine 2020, quando raggiungerà l'età pensionabile.
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Sciopero dei corrieri Amazon, consegne a rischio: “Buste paga uguali per tutti e in regola”


È iniziato all'alba di oggi lo sciopero dei corrieri che lavorano per il colosso dell'e-commerce Amazon. Presìdi sono stati organizzati davanti ai cancelli dei centri di smistamento lombardi di Origgio, Buccinasco e Burago: "Vogliamo buste paga uguali per tutti ed in regola", è una delle rivendicazioni dei lavoratori, pronti a scioperare a oltranza. A rischio le consegne.
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Crisi Euronics-Galimberti, busta paga magrissima per 250 lavoratori: “Così non si può vivere”


Continua l'odissea per i 258 lavoratori del gruppo Euronics-Galimberti, dichiarato insolvente a metà gennaio dal tribunale di Milano. I dipendenti, oltre a non aver ricevuto tredicesime e quattordicesime negli ultimi due anni, si sono visti accreditare solo parte dello stipendio di gennaio."Il disinteresse dimostrato verso lavoratori e lavoratrici da parte della proprietà è inquietante", hanno dichiarato Mario Colleoni e Danilo D’Agostino della Filcams Cgil Lombardia e Milano, che hanno chiesto un'audizione urgente in Regione Lombardia per garantire la continuità lavorativa a tutti i dipendenti del gruppo.
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Il progresso? Robot al lavoro e umani col reddito di cittadinanza

Siamo al paradosso della produttività: abbiamo tecnologie straordinarie ma l'economia non cresce. Bisogna ridiscutere i dogmi: usare i computer per sostituire gli uomini e remunerare questi ultimi anche se sono disoccupati. La società civile sarebbe pronta ad accettarlo?

I robot rubano il lavoro alle persone: è questo che genera la rabbia sociale su cui campano i populisti? O è forse l’assenza di cambiamento, l’ascensore sociale fermo, la lotta di classe irrealizzabile come suggerisce il film vincitore dell’Oscar (e della Palma d’oro a Cannes) Parasite?

BOOM DI TRASFORMAZIONI TRA IL 1800 E IL 1900

Un uomo fortunato, nel Medioevo, possedeva un cavallo, cucinava sul camino e non disponeva di acqua corrente o luce elettrica. Una condizione che fin quasi alla fine del 1800 era ancora grosso modo uguale: secoli trascorsi senza sostanziali variazioni dello stile di vita. Ma da lì, in meno di 100 anni, a metà del 1900, il mondo si è completamente trasformato: le persone hanno cominciato a comunicare col telefono, accendere la luce con un interruttore, spostarsi in auto e persino volando, conservare i cibi nel frigorifero e cucinare sui fornelli a gas, in città piene di grattacieli.

ELEMENTI CHIAVE: ELETTRICITÀ E MOTORE A SCOPPIO

In un relativamente breve arco di tempo è cambiato tutto, tutto ciò che non è cambiato per secoli. E la maggior parte di questi cambiamenti derivano da due cose fondamentali: l’elettricità e il motore a scoppio. Il contributo di entrambi alla produttività è stato determinante a generare una svolta.

LA CRESCITA DELLA PRODUTTIVITÀ MISURA IL PROGRESSO

E la crescita della produttività è il modo in cui la società nel suo complesso migliora. La crescita della produttività è quello che chiamiamo il progresso: trattori a motore sostituiscono i cavalli, il cibo diventa più abbondante, la gente comune può permettersi case più grandi e confortevoli. Con la stessa quantità di lavoro, c’è più “roba”. E di miglior qualità.

NEGLI ANNI 90 LA SPINTA DI COMPUTER E INTERNET

E allora guardiamo alla dinamica della produttività globale: cresce costantemente negli Anni 50 e 60, poi rallenta negli Anni 70 e 80, ma ritrova una grande spinta negli Anni 90 grazie alla diffusione dei computer. E, subito dopo, grazie a internet. Dopo l’energia elettrica e il motore, i pc sono una nuova tecnologia di uso generale, capace di avere effetti su svariate altre attività.

DAL 2004 QUALCOSA SI È INCEPPATO

Tutto ha continuato a procedere bene, fino al 2004, quando la crescita della produttività si è bloccata. Da allora sono successe molte cose, alcune hanno stravolto l’orizzonte economico e/o geopolitico. Ma la produttività globale non ha cambiato traiettoria. Si è parlato molto di aumento delle disuguaglianze, dell’idea che la torta economica non viene divisa equamente. Ma forse all’origine di tutto sta il fatto che la torta cresce a malapena. E questo avviene perché la crescita della produttività è molto lenta.

EPPURE ABBIAMO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E IL CLOUD

Questo fenomeno è noto come paradosso della produttività: disponiamo di una tecnologia straordinaria – i robot, l’intelligenza artificiale, il cloud – che dovrebbe renderci più produttivi. Ma quando si guardano i numeri dell’economia globale, tutta quella tecnologia non sembra affatto efficace.

DIFFICILE MISURARE CORRETTAMENTE I SERVIZI

Potrebbe essere che stiamo misurando in modo non corretto la produttività: visto che è la produzione per lavoratore all’ora, è più facile misurarla quando le persone stanno, per esempio, costruendo automobili. Ma oggi l’economia globale è principalmente un’economia di servizi, come si misura la produttività di un consulente, di un professionista o di un infermiere?

I RADICALI STRAVOLGIMENTI SI SONO FERMATI

Forse il punto è che dopo gli stravoglimenti avvenuti fra l’ultima parte del XIX secolo e la metà del XX secolo, il salto successivo (dal 1950 a oggi), non presenta le stesse radicali trasformazioni: escludendo la computerizzazione che ormai è ovunque (persino nelle nostre tasche), il resto è cambiato ben poco. Le case continuano ad aver le stesse funzionalità, dall’acqua corrente al frigorifero, la sola novità disponibile dal 1950 a oggi è il forno a microonde. Le auto probabilmente sono un po’ più sicure e hanno il navigatore satellitare, ma somigliano certo alle auto del 1950 molto più di quanto queste non somigliassero alle carrozze a cavallo.

STOP ALLE INNOVAZIONI DOPO UN DECENNIO INCREDIBILE

Metropolitane e grattacieli esistevano già allora: le città non hanno subito nessuna vera ulteriore rivoluzione. Il mondo, tutto sommato, non è cambiato così tanto negli ultimi 70 anni, di certo non come nei 70 anni precedenti. I computer e internet ci hanno regalato un decennio incredibile, ma di vere innovazioni, da allora, non se ne sono viste.

NUOVE APP, MA GLI SMARTPHONE C’ERANO GIÀ

Certo, tantissime cose si stanno digitalizzando e trovano “spazio”, attraverso una app, nel nostro smartphone, ma anche gli smartphone risalgono agli Anni 90. Le persone non vivono in maniera così diversa da 70 anni fa. Che sia su un aereo, o dentro un hotel, gli esseri umani fanno più o meno le stesse cose, e anche nel quotidiano vanno in ufficio, in auto o coi mezzi, vanno dal medico, dal dentista, dal veterinario, nei negozi e nei ristoranti.

PERÒ LA DISOCCUPAZIONE È AI MINIMI…

Forse il punto vero è che se permettessimo a robot e computer di sostituire gli esseri umani in tutti gli ambiti in cui potrebbero, allora avremmo quell’aumento di produttività che sembra negato dal paradosso. Invece la disoccupazione è ai minimi storici negli Usa e sta migliorando da tempo anche in tutta Europa. Disponiamo di tecnologie favolose, ma scegliamo di non usarle pienamente. D’altra parte cosa accadrebbe alla società civile se avessimo una altissima disoccupazione e una elevatissima produttività?

INDIVIDUI DA REMUNERARE ANCHE SE NON LAVORANO

Magari è questione di mettere in discussione i dogmi. Forse l’istinto che ci induce a considerare illogico, innaturale, una forma di reddito di cittadinanza andrebbe confrontato con queste considerazioni. Davvero la società necessita del lavoro degli individui per migliorare? E deve quindi riconoscere una remunerazione solo a coloro che lavorano? È lavorando che un cittadino contribuisce al progresso della sua civiltà?

SIAMO IN FASE DI CAMBIAMENTI LENTI

Per mille anni l’uomo ha vissuto combattendo le guerre con spade, frecce e cavalli, in case che fungevano solo da riparo per le intemperie, senza possibilità di conservare il cibo e con una mobilità limitata. Poi c’è stata una fase di grandi stravolgimenti, forse ci siamo illusi che fosse un cambio di passo definitvo, mentre forse è stata solo una eccezione e siamo solo tornati alla normalità dei cambiamenti lenti, non da cavallo a macchina, ma solo da un iPhone a un iPhone più sofisticato.

PRESTO, PRIMA DI UN NUOVO MEDIOEVO

Se fosse così, potrebbe essere socialmente un nuovo Medioevo, e allora varrebbe la pena di riconsiderare dal profondo le regole su cui si fonda la nostra società civile. Prima di farci l’un l’altro ciò che abbiamo mostrato di essere capaci di fare in quel periodo buio durato interi secoli.

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Incidente sul lavoro in una ditta a Mazzo di Rho, uomo cade da una scala: è grave


Incidente sul lavoro in una ditta a Mazzo di Rho, nell'hinterland di Milano. Un uomo di 62 anni è caduto da una scala mentre si trovava a circa tre metri d'altezza, battendo con violenza la testa per terra. Soccorso dal personale del 118, è stato trasportato in ambulanza in codice rosso all'ospedale Niguarda: ha riportato un grave trauma cranico.
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Brescia, operaio morto sul lavoro: titolare dell’azienda indagato per omicidio colposo


Tre persone sono indagate per omicidio colposo per la morte di Lal Manohar, l'operaio 51enne di origini indiane trovato senza vita dai colleghi il 18 gennaio scorso mentre era sul posto di lavoro. L'azienda agricola di Castenedolo, provincia di Brescia, è stata il teatro del tragico decesso, di cui ancora non si conoscono le cause. L'autopsia disposta dalla procura potrà fornire ulteriori dettagli.
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Amazon apre in Italia due nuovi centri di distribuzione: 1400 posti di lavoro, come candidarsi


Amazon aprirà entro l'autunno 2020 due nuovi centri di distribuzione in Italia: uno tra Castelguglielmo e San Bellino, in provincia di Rovigo, e un altro a Colleferro, a pochi passi da Roma. L'investimento da 140 milioni di euro del colosso di e-commerce creerà 1400 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato nei prossimi tre anni. Alcune candidature sono già aperte: ecco come fare per inviare il curriculum.
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Incidente mortale sul lavoro a Cologne: la vittima è un giovane ingegnere, padre di due figlie


È un ingegnere di 37 anni, Giorgio Massetti, la vittima dell'incidente sul lavoro verificatosi ieri in una ditta di Cologne, nel Bresciano. Giorgio era sul tetto di un edificio ed è precipitato per cause da accertare da un'altezza di circa 10 metri, morendo poco dopo il suo arrivo in ospedale. Sposato e con due figlie piccole, era presidente di una società di pallamano.
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Fiat conferma i piani, lo stabilimento Fpt-Cnh di Pregnana Milanese chiuderà: 300 esuberi


Il destino dello stabilimento Fpt-Cnh di Pregnana Milanese è segnato: nel corso dell'ultimo incontro tra le parti i rappresentanti dell'azienda hanno confermato ai delegati sindacali e ai funzionari di Regione Lombardia e ministero dello Sviluppo economico la decisione di cessare l'attività, nonostante la produttività dello stabilimento. Circa 300 gli esuberi.
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Milano, operaio di 35 anni schiacciato da un camion in un cantiere in via Moscova: è grave


Un operaio di 35 anni è stato investito da un camion all'interno di un cantiere in via Moscova, nel centro di Milano. Il lavoratore, di origine straniera, è rimasto schiacciato tra il mezzo e un muro, ha riportato un trauma toracico ed è stato soccorso e trasportato in codice rosso all'ospedale Niguarda con difficoltà a respirare. Sul posto gli agenti della polizia locale.
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La via migliore per fare carriera? Saper cambiare posto di lavoro

In un Paese come il nostro che ha fatto dell'immobilismo un dogma, saper fare trading, saper mettere gli stop-loss e saper individuare i momenti del take-profit è necessario. In finanza come nella professione. È questo il modo migliore per crearsi un futuro. E la scuola dovrebbe esserne consapevole.

È convinzione sempre più diffusa che l’andamento dei mercati finanziari sia scollegato da quello dell’economia.

La percezione di una condizione di crisi resta molto solida, mentre le Borse – gonfiate da stimoli delle banche centrali e dalla speculazione – crescono indifferenti alle condizioni di vita delle persone.

Si tratta di una percezione spesso alterata dalla mancanza di sincronia di brevissimo termine (il movimento erratico giornaliero dei mercati appare “illogico” se confrontato ai mutamenti graduali e smussati dell’economia) o dal confronto fra dinamiche globali e locali, raffrontando Borse ed economie diverse.

I LISTINI PRIMA E DOPO LA CRISI DEI SUBPRIME

Se guardassimo all’indice Ftse Mib, quello che racchiude i principali titoli del listino italiano e che una volta si chiamava S&Pmib (e prima ancora si chiavama Mib30), possiamo vedere bene la dinamica del declino: oggi dopo una fase di positività internazionale ci sembra su valori alti, nell’area dei 24.000 punti, ma prima della crisi dei mutui subprime, nel 2007, era a 43.000 e prima ancora, nel 2000, era arrivato a superare i 50.000 punti. Basta raffrontarlo con l’indice azionario americano che vale oggi il triplo di quanto valeva prima del crollo del 2007 per vedere quanto i mercati alla fin fine registrino eccome i diversi andamenti delle economie sottostanti.

ITALIA E USA, IMMOBILISMO CONTRO RINNOVAMENTO

Ma ci sono anche altri tipi di raffronto che si possono fare: se prendessimo le prime 10 società per capitalizzazione del listino americano noteremmo che la maggior parte di esse (i giganti della tecnologia) esisteva a malapena 20 anni fa, mentre le prime 10 del listino italiano sono esattamente le stesse di 20 anni fa (qualcuna, per effetto delle fusioni bancarie, ha al massimo cambiato nome). Da una parte il continuo rinnovamento, dall’altra l’immobilismo, la conservazione, la difesa di un fortino alle intemperie del tempo e dei cambiamenti globali.

L’ATTEGGIAMENTO DEGLI INVESTITORI

Un raffronto che si estende anche al comportamento degli investitori e dei lavoratori: il listino italiano è decisamente visto dagli investitori internazionali come un’area dove fare del trading: nelle fasi di propensione al rischio si comprano i titoli italiani (il Btp offre più spread di qualunque altro titolo di Stato, tanto per dirne una) e nelle fasi di avversione al rischio si vende “Italia” indiscriminatamente. In fondo il nostro listino, anche se restiamo un’economia del G8, vale meno dell’1% della capitalizzazione globale.

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D’altra parte è evidente che fare il “cassettista” tenendo indefinitamente titoli italiani in portafoglio confidando nel lungo periodo ci fa solo abbracciare un sentiero di declino come quello descritto poc’anzi.

DALLA FINANZA AL MONDO DEL LAVORO

La via maestra per farsi strada nel mondo del lavoro italiano è, a ben guardare, la stessa: il trading, la capacità di cambiare posto di lavoro è la strada per poter crescere e crearsi una carriera. Pochissimi, e raramente per merito, riescono a scalare le gerarchie interne in un’azienda facendo una vera crescita professionale all’interno di un mondo che fa dell’immobilismo un dogma (ben rappresentato dal mancato dinamismo del listino azionario). Certo, si potrebbe dire il contrario: chi riesce a cambiare posto di lavoro facendo carriera ha evidentemente delle qualità che lo rendono appetibile sul mercato ed è grazie a queste qualità che realizza la propria carriera.

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Posso altresì dire di aver visto molte persone, frustrate nelle loro qualità, incaponirsi ad affidare la propria crescita professionale ai percorsi interni dell’azienda per cui hanno sempre lavorato (e sempre lavoreranno), deducendo che proprio dai cambiamenti e dalle capacità sviluppate dall’esigenza di riadattarsi si forgiano quelle qualità che – a posteriori – spiegano la crescita professionale di alcuni. Saper fare trading, saper mettere gli stop-loss, individuare i momenti del take-profit sono cose difficili tanto sui mercati finanziari quanto sul mercato del lavoro ma, in una foresta pietrificata come quella italiana, è il modo migliore di sviluppare una professionalità e crearsi un futuro. Siamo sicuri che negli intendimenti di chi si deve occupare di ridisegnare i percorsi formativi del sistema scolastico ci sia questa consapevolezza?

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario

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Incidente sul lavoro a Castellanza: operaia si schiaccia la mano nel telaio, soccorsa in elicottero


Una donna di 50 anni è rimasta ferita mentre lavorava all'interno di una ditta a Castellanza, in provincia di Varese. L'operaia è rimasta con la mano incastrata in un telaio e ha riportato lo schiacciamento di quattro dita. Le sue condizioni sono sembrate subito gravi ed è stato inviato un elicottero del 118. È ricoverata all'ospedale di Monza.
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Morti sul lavoro, nel 2019 bilancio tragico in Lombardia: 171 decessi, il 23% in più in due anni


I dati sugli infortuni mortali sul lavoro nel 2019 fotografano un anno drammatico per la Lombardia. Secondo un'analisi condotta dalla Cisl lombarda su dati Inail, nel 2019 sono 171 i lavoratori morti, ovvero il 23 per cento in più di quelli registrati nel 2017. A livello provinciale, Monza e Brianza ha la maglia nera, con il 100 per cento in più dei decessi sul 2018, mentre Sondrio è passata da 6 morti sul lavoro a zero nel 2019.
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Incidente sul lavoro a Novate Milanese, operaio di 45 anni precipita da 6 metri: è grave


Un operaio di 45 anni è rimasto vittima di un grave incidente sul lavoro a Novate Milanese. Il lavoratore è precipitato da circa sei metri d'altezza durante il turno di lavoro, attorno alle 8.20 di questa mattina. È successo all'interno di un'azienda che progetta e produce articoli tessili. È stato trasportato in codice rosso all'ospedale Niguarda, le sue condizioni sono molto gravi.
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Professionisti precari e dimenticati: la lotta delle partite Iva

Compensi irrisori o in visibilità. Assenza o quasi di tutele. Disponibilità H24. E un regime fiscale sfavorevole. La savana dei freelance.

Vivere da precari, da professionisti certo, ma pur sempre precari. Ieri, come oggi, senza alcuna novità.

Mentre i rider ottengono qualche vittoria sul fronte dei diritti, c’è una schiera di lavoratori autonomi, le note partite Iva, che vivono in una condizione di moderno sfruttamento. Hanno nella maggior parte dei casi compensi inadeguati, non godono di un sistema di welfare e per molte di loro una pensione dignitosa è solo un miraggio. E questo nonostante un impegno spesso h24 per rispondere alle richieste del committente.

Sembra il copione perfetto per un film di Ken Loach. In realtà è il quadro di una situazione drammatica che, di governo in governo, sembra interessare poco. Anzi, le normative vengono rese più complicate, come avvenuto anche nell’ultima legge di Bilancio approvata a dicembre.

PARTITE IVA UNITE NELLA DISGRAZIA

Dietro l’etichetta di lavoratori autonomi (in Italia sono 5,3 milioni) di freelance, c’è una quotidiana battaglia. A volte davvero una lotta per la sussistenza. Nemmeno sul fenomeno delle “finte partite Iva”, ossia chi è costretto ad aprirsela per iniziare un lavoro di fatto subordinato, si sono registrati passi in avanti. Tutti annunciano di voler risolvere la questione, ma tutto resta fermo. Anzi, secondo il giudizio degli esperti, la flat tax, entrata in vigore con la manovra del fu governo gialloverde, ha favorito il ricorso alla partita Iva: una sorta di incentivo. Una semplificazione fiscale a fronte di una sorta di accettazione della precarietà. Tanto che nel primo trimestre 2019 ne sono state aperte oltre 100 mila, 400 mila nell’intero anno. Un autentico boom.

Tra molte partite Iva e i rider spesso l’unica differenza sta nell’assenza dell’algoritmo

Anna Soru, presidente di Acta, l’associazione dei freelance, mette comunque in guardia sulle distinzioni tra tipologie di partite Iva: «La narrazione è sempre che chi sceglie davvero la partita Iva se la cavi, mentre chi se la trova imposta abbia dei problemi», spiega a Lettera43.it. «Il punto non è questo: anche chi ha davvero scelto di lavorare come autonomo deve affrontare gli stessi problemi».

IL DIRITTO NEGATO ALLA DISCONNESSIONE

Dunque, ogni giorno un freelance sa di dover cercare lavori tali da cumulare qualcosa che somigli a uno stipendio a fine mese. Senza guardare ad alcun orario di lavoro, senza alcuna possibilità di distrazione. «Il lavoro delle partite Iva non termina mai.

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Non c’è diritto alla ‘disconnessione’, il lavoratore non può distaccarsi dal proprio lavoro neanche un attimo», conferma Davide Serafin, esperto del settore, autore del libro Senza più valore (edito da People) e responsabile della campagna Giusta paga. In questo, dunque, c’è una comunanza anche con i rider, spesso finiti al centro delle cronache come per la recente sentenza su Foodora: l’unica differenza è l’assenza dell’algoritmo che controlla la loro disconnessione

IL NODO DELLE RETRIBUZIONI INADEGUATE

Il lavoratore autonomo si scontra con un vero, grande, scoglio: la retribuzione inadeguata. «Per i freelance non c’è una contrattazione sul minimo di compenso», fa notare Soru. «La retribuzione tende sempre più al ribasso, perché viene decisa dal committente». Una soluzione per mitigare il problema ci sarebbe: un freelance dovrebbe essere pagato di più per le proprie prestazioni, visto anche che l’azienda non ha costi fissi legati ai contratti e sfrutta un oggettivo risparmio. In questo modo il lavoratore potrebbe bilanciare, con un guadagno maggiore in determinati giorni, la giornata in cui non svolge alcuna attività. E qui il cortocircuito è servito: il freelance viene pagato di meno e in più ci sono giornate in cui non lavora. 

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La presidente di Acta spiega come la questione valichi i confini italiani: «L’Unione europea è contraria alle tariffe minime, perché violano la concorrenza. Ma è una cosa ridicola. Il tema dei compensi deve essere affrontato, senza giochi al ribasso. Anche perché, va sottolineato, un compenso equo fisserebbe una linea di demarcazione per una trattativa tra committente e lavoratore».

SE L’UNICO GUADAGNO È IN VISIBILITÀ

Serafin aggiunge un elemento di riflessione ulteriore: «Quello autonomo è un lavoro che a volte non viene neanche pagato persino se il datore di lavoro è pubblico. Parliamo di professionisti, addirittura ordinisti, che vincono incarichi con contratti di sponsorizzazione, per la pubblica amministrazione. La giustificazione? Guadagnano in ‘visibilità’». Casi limite e anche limitati, ma che inquadrano il contesto. La domanda è una: come si è potuto raggiungere questo punto di non-ritorno? Per Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro all’Università Bocconi, c’è un problema normativo: «Per troppo tempo il lavoro autonomo è stato completamente ignorato dal legislatore, rendendolo così il bacino di sfogo delle forme più precarie e mal retribuite del lavoro utilizzato dalle imprese». Per il futuro non si scorge niente di miracoloso: «Tanti giovani sono costretti ad aprire la partita Iva per svolgere attività sostanzialmente subordinate. Quanto al vastissimo mondo dei collaboratori autonomi, ci si è occupati solamente dei cosiddetti rider, i ciclofattorini del cibo, introducendo così un’ulteriore frattura nelle tutele del lavoro».

SCORDATEVI IL WELFARE

Un altro snodo fondamentale è quello del sistema di welfare: la pensione resta un miraggio. Il pagamento dei contributi è un problema dagli autonomi, sottolineano dall’associazione dei freelance: specie i più giovani temono di non avere la possibilità di godersi la pensione. Anche per l’indennità di malattia c’è una distanza siderale tra lavoratore dipendente e autonomo. Tanto da poter affermare che una malattia lunga, di più mesi, non garantirebbe alcuna possibilità di sussistenza a una partita Iva.

Il sistema del welfare è concepito per il lavoro dipendente e dopo è stato allargato agli autonomi, a cui arriva solo un pezzetto


Anna Soru, presidente Acta

Il giudizio di Soru è tranchant: «Non c’è un contributo per vivere in condizioni accettabili. Il sistema del welfare è concepito per il lavoro dipendente e dopo è stato allargato agli autonomi, a cui arriva solo un pezzetto». Piccolo. Lo stesso vale per la maternità: una lavoratrice autonoma deve aggrapparsi al pregresso contributivo per averla. Con un’aggravante: i versamenti in diverse casse previdenziali, come accade facilmente per i freelance, non sono cumulabili.

IL REGIME FISCALE SFAVOREVOLE

Come se non bastasse c’è un capitolo a parte che concerne il fisco. «Una disparità molto grande di cui nessuno parla è a livello di imposta sulle persone fisiche», sottolinea Serafin. «I lavoratori autonomi sono sottoposti a un regime fiscale sfavorevole a causa della diversità della detrazione, che è minore. Una differenza di trattamento rispetto al lavoro dipendente che non può essere spiegata dalla propensione all’evasione». Stando alle dichiarazioni dei redditi 2018, le partite Iva hanno versato 5.091 euro di Irpef contro i 3.927 dei lavoratori dipendenti e i 3.047 dei pensionati. In questo scenario, sono molti i candidati per un ruolo in un futuro film di Ken Loach. Questa volta ambientato in Italia.

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Monza, grave incidente sul lavoro a Villasanta: operaio di 51 anni schiacciato da un muletto


Un operaio di 51 anni è rimasto ferito in un incidente sul lavoro avvenuto questa mattina a Villasanta, in Brianza. Il lavoratore è stato travolto e schiacciato da un muletto in movimento. Soccorso in codice rosso, le sue condizioni sono poi apparse meno gravi ed è stato portato in codice giallo all'ospedale di Vimercate. Sul posto la polizia locale per i rilievi del caso.
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Cusago, macellaio si ferisce al braccio con un coltello: portato in ospedale in codice giallo


Un macellaio di 33 anni si è ferito al braccio con un coltello mentre stava lavorando all'interno di una macelleria in via Guglielmo Marconi, a Cusago (Milano). Il 33enne si è procurato per cause da accertare un profondo taglio al gomito: soccorso dal personale del 118, è stato trasportato in ambulanza in codice giallo all'ospedale San Carlo di Milano.
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Monza, dipendenti Adidas a rischio licenziamento: sciopero e presidio sotto il Pirellone


I 35 dipendenti di Adidas a rischio licenziamento che lavorano nella sede di Monza si riuniranno domani, giovedì 23 gennaio, sotto la sede del Pirellone a Milano per protestare contro la decisione della multinazionale. L'iniziativa, rinominata "Adidastrike", è stata organizzata dalla Cgil di Monza che per l'occasione ha indetto quattro ore di sciopero.
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Monza, dipendenti Adidas contro i 41 licenziamenti voluti dall’azienda: lettera al Ceo


Adidas Italia ha avviato un programma di licenziamento collettivo che prevede il taglio di 41 dipendenti, di cui 35 nella sola sede di Monza. La decisione dell'azienda nasce dalla volontà di delocalizzare alcune attività. I rappresentanti sindacali della Cgil di Monza e Brianza hanno chiesto chiarezza ai vertici aziendali, mentre i dipendenti del colosso di abbigliamento sportivo hanno scritto una lettera all'amministratore delegato, Kasper Rorsted. Nei prossimi giorni sono previsti altri incontri tra le parti per trovare una soluzione.
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Peia, operaia cade da un metro e mezzo d’altezza sbattendo la testa: ricoverata per trauma cranico


Ennesimo incidente sul lavoro in Lombardia: a Peia, paese in provincia di Bergamo, una donna è precipitata da un'altezza di un metro e mezzo circa schiantandosi rovinosamente al suolo. Nell'impatto contro il pavimento ha violentemente battuto la testa. Soccorsa dai sanitari del 118, l'operaia è stata portata in codice giallo con un forte trauma cranico all'ospedale di Piario.
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