Donne e lavoro, quanto sono penalizzate le madri in Italia

Il tasso di occupazione di quante si occupano di figli piccoli o parenti non autosufficienti è fermo al 57%. Mentre quello dei padri è molto più alto: 89,3%.

In Italia le donne sono pesantemente penalizzate riguardo alla possibilità di conciliazione dei tempi da dedicare al lavoro con quelli alla famiglia: il tasso di occupazione delle madri tra 25 e 54 anni che si occupano di figli piccoli o parenti non autosufficienti è del 57% a fronte dell’89,3% dei padri. Lo rileva l’Istat. Inoltre, le diverse dinamiche occupazionali tra madri e donne senza figli sono più evidenti nel Mezzogiorno (16% il divario) e più contenute a Centro e Nord (rispettivamente 11% e 10%).

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La produttività aumenta del 40% con quattro giorni di lavoro a settimana

Un nuovo test della Microsoft in Giappone conferma la teoria della flessibilità e del venerdì libero. I benefici soprattutto da riunioni più brevi.

Lavorare fino al giovedì non solo rende i dipendenti più felici, ma anche molto più produttivi. Lo dimostrano i risultati di un esperimento condotto da Microsoft in Giappone, pubblicati sul sito della società, in cui si è visto che con una settimana di quattro giorni la produttività aumenta del 40%. Il test è stato condotto in agosto su 2.300 dipendenti della compagnia, a cui è stato dato un giorno di ferie pagato tutti i venerdì.

PRODUTTIVITÀ IN CRESCITA DEL 40%

In questo periodo la produttività, misurata attraverso le vendite per ogni impiegato, ha visto un’impennata del 39,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. «Questo», scrive la società, riportata dal sito della Cnbc, «è dovuto in parte al fatto che i meeting sono stati ridotti ad al massimo 30 minuti, e sono stati condotti di più tramite videoconferenza».

RISPARMI DI ELETTRICITÀ E CARTA

Tra gli altri risultati registrati si sono visti risparmi per il 23,1% dell’elettricità e del 58,7% della carta utilizzate nel periodo, ed è stato chiesto il 25% in meno di giorni liberi. Al termine del test, che verrà condotto di nuovo in inverno, il 92% dei dipendenti si è detto soddisfatto. La necessità di ridurre l’orario di lavoro, particolarmente sentita in Giappone dove molte aziende richiedono oltre 80 ore settimanali, ha già diversi fan nel mondo.

POSITIVA ANCHE LA RIDUZIONE DELLA GIORNATA A 6 ORE

Secondo l’università dell’Ohio, ad esempio, la produttività aumenterebbe anche con una riduzione a 6 ore al giorno. Tra gli imprenditori invece uno dei più grandi fan di questo tipo di iniziative è Richard Branson, patron di Virgin, che ha spesso affermato che la flessibilità del lavoro è la «chiave della creatività», proponendo addirittura settimane lavorative di tre giorni.

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La paura della tecnologia genera mostri

L'innovazione mette a rischio i posti di lavoro? Fosche previsioni che non tengono conto né della realtà né della storia. La nostalgia del passato è un vizio che ci spinge a cercare uomini forti e vendicatori sociali. Ma è solo un'illusione, come quelle che costoro cavalcano.

Uno dei maestri del pensiero liberale, David Hume, soleva ricordare l’importanza della razionalità e del mettere in discussione le proprie idee, conoscendo bene i limiti del pensiero umano: «Tutti gli uomini generalmente tendono a concepire gli altri esseri come simili a loro stessi, e a trasferire in ogni oggetto le qualità più familiari, più intimamente presenti alla loro coscienza». Proiettiamo il nostro microcosmo all’esterno e dipingiamo tutto con i nostri piccoli o grandi pregiudizi.

SE LA TECNOLOGIA È UNA MINACCIA PER I POSTI DI LAVORO

Lo si vede chiaramente quando si parla dell’impatto dello sviluppo tecnologico sul mercato del lavoro. C’è un timore ampiamente condiviso che la disponibilità di macchinari sempre più sofisticati e di software sempre più intelligenti costituisca una minaccia per i posti di lavoro destinati agli esseri umani, e molti corroborano questa visione con i dati di disoccupazione elevata che abbiamo in Italia.

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Si tratta di una trasferimento di qualità a noi familiari sul sistema generale, ma la realtà dei fatti – almeno per il momento – racconta un’altra storia: l’economia più avanzata del Pianeta, quella statunitense, sta vivendo un periodo di disoccupazione talmente bassa che tassi come quello corrente non si vedevano da oltre 50 anni.

LE PREVISIONI DEVONO FARE I CONTI CON IL DATO DI REALTÀ

Lo sviluppo delle tecnologie, in particolare della potenza di calcolo e la mole sempre più imponente di dati archiviati e messi a disposizione delle “reti neurali” ha in effetti le potenzialità per gettare un’ombra sul futuro del mercato del lavoro, ma queste fosche previsioni, ancorché lecite, al momento dovrebbero fare i conti con il dato di realtà: il contributo dell’evoluzione tecnologica al mondo del lavoro, a oggi, è un contributo netto positivo. Molto positivo. Sia da una prospettiva storica con le rivoluzioni industriali, sia nella prospettiva breve dell’impennata recente di digitalizzazione, lo sviluppo tecnologico ha aumentato la produttività, il valore aggiunto, la capacità di soddisfare i clienti, lo sviluppo software degli ultimi anni e l’espansione di internet hanno permesso alle aziende di allargare la loro base di clienti, non di licenziare migliaia di lavoratori.

La crescita economica ha reso obsolete, orribili e impensabili cose che un tempo erano normali come la schiavitù e la guerra

QUELLA CORRELAZIONE VIRTUOSA TRA EFFICIENZA ED ETICA

Finora, almeno, ha continuato a funzionare la correlazione virtuosa fra efficienza ed etica che si è instaurata con il doux commerce dopo la fine del mercantilismo: le economie che sceglievano di comportarsi nel modo migliore erano anche sulla via per ottenere il massimo sviluppo, contemporaneamente la crescita economica ha reso obsolete, orribili e impensabili cose che un tempo erano normali come la schiavitù, la guerra o, andando più indietro, i sacrifici umani.

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Il commercio globale e le economie di mercato si fondano sulla fiducia reciproca tra gli attori, un incentivo alla trasparenza, e alla resa dei conti hanno portato la pacificazione in Occidente, per quanto la generazione di Woodstock definisse il sistema capitalista come portatore di morte e guerre. Il successo del sistema liberale nella Guerra Fredda è strettamente legato al maggior rispetto delle libertà individuali che l’Occidente ha offerto rispetto al blocco sovietico, se vogliamo vedere un aspetto macro. Se invece vogliamo scendere nel dettaglio, guardando aspetti micro, ciò che determina il successo di una azienda è il suo orientamento al cliente. Sono cose che diamo per scontate ma non così banali.

IL FUTURO SI È SEMPRE RIVELATO MIGLIORE DEI PRECEDENTI PRESENTI

Ora la tecnologia potrebbe minacciare di mettere tutto ciò in discussione.
Se la sorveglianza e la repressione del pensiero indipendente nel sistema sovietico non erano efficienti, oggi sistemi informatici e big data potrebbero trasformarsi in uno strumento di straordinaria potenza per i regimi autocratici, rendendoli più efficienti nella competizione rispetto ai Paesi democratici. Uno scenario completamente nuovo, estraneo a quella correlazione tra etica ed efficienza in cui siamo cresciuti.

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Il futuro è gravido di incognite, alcune delle quali spaventose, ma non dobbiamo proiettare le nostre paure come ombre sul futuro, semmai ricordarci quanta differenza positiva il presente abbia rispetto al passato e dunque quanto, nonostante le mille paure, il futuro si sia rivelato migliore di tutti i precedenti presenti.

IL VIZIO DI AMMIRARE IL PASSATO SPINGE A CERCARE L’UOMO FORTE

Il rischio è di finire in un altro vizio ben delineato da Hume: «Il gusto di biasimare il presente e di ammirare il passato è profondamente radicato nella natura umana e influenza anche le persone dotate della maggior intelligenza e della più vasta cultura». Un gusto che ci spinge a cercare uomini forti che sappiano “ripristinare” la giustizia come dei vendicatori sociali, dei supereroi. Sono fuochi fatui, illusioni. Come quelle che questi uomini propongono e cavalcano. Quando le guerre mondiali misero definitivamente fine al colonialismo, in Africa si diffuse l’ideale dell’autarchia, l’indipendenza dall’economia globale alla ricerca di una agricoltura e un’industria autosufficienti. Sovranità era la parola chiave. La ricetta si rivelò una condanna alla miseria.

Sarebbe paradossale temendo un futuro di tecnologie capaci di facilitare l’autoritarismo, rifugiarci in ricette che per essere applicate prevedono uno Stato autoritario

Se oggi la retorica sulla sovranità è tanto in voga, evidentemente si cavalca la memoria corta di un Paese che l’autarchia l’ha sperimentata nel ventennio fascista, scoprendo che garantirne l’applicazione richiedeva uno stato di polizia repressivo delle libertà individuali. Sarebbe paradossale quindi, temendo un futuro di tecnologie capaci di facilitare l’autoritarismo, rifugiarci in ricette che per essere applicate prevedono uno Stato autoritario. Sono incidenti che capitano a chi si preoccupa del futuro nel modo sbagliato. E dipingerlo a tinte fosche, c’è la storia a dimostrarlo, finora è sempre stato il modo sbagliato.

*dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

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Lavoro – I videogames a metà strada tra uno sport e un lavoro per combattere la crisi: vi presento Twitch TV (PeterPupper)

PeterPupper scrive nella categoria Lavoro che: Possono i videogames online essere considerati al giorno d'oggi una forma alternativa di guadagno ? La risposta è si: c'è chi ne fa una professione a metà strada tra gioco , considerato come sport ,
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