“Anche a me hanno chiesto di “scalare” i 600 euro dal compenso: ma non esiste, quei soldi sono miei”


Matteo ha 25 anni e fa il geometra. Anche a lui è stato richiesto di scalare dal compenso mensile i 600 euro degli aiuti di Stato per l'emergenza Covid: "Il trattamento è aberrante e deprimente. Mi è stato richiesto di avvisarli dell'eventuale riscossione del bonus partite Iva, così da poterlo detrarre nelle successive fatture. Negherò di averli ricevuti quei soldi. Quei soldi sono miei, non avete alcun diritto di appropriarvene"
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“I parchi presi d’assalto, ma io e i miei amici multati: siamo in uno stato di polizia?”


"In un momento di crisi, sanitaria ed economica come questo, pare assurdo multare sette ragazzi di 400 euro che mantengono le distanza e hanno i dispositivi. Confidiamo nel fatto che ci si trova in uno stato libero, fondato su una costituzione, e non in uno stato di Polizia, dove la sanzione è arbitraria e, malignamente, si potrebbe pensare che ad una certa età e con un determinato schieramento politico, si possa essere “al di sopra della legge”.
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Lettera di un infermiere (Covid positivo) a Giuseppe Conte: “Non dimentichi di chi è solo come me”


A Fanpage la lettera di Antonino, infermiere campano in servizio a Torino, per il premier Giuseppe Conte. "Ho combattuto e ho perso, mi sono ammalato sul lavoro. Da 30 giorni sono chiuso in casa con un tampone positivo, lontano dalla mia famiglia e dalla mia futura moglie. Presidente, non dimentichi chi è solo, lontano e impaurito come me".
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Simona, educatrice per bimbi disabili: “Noi lavoratori invisibili dimenticati dalla crisi”


A Fanpage la lettera di Simona, educatrice socio-pedagogica per una cooperativa sociale che lavora su appalto per il Comune di Bologna. "Mi prendo cura di bambini disabili, ma ora con l'emergenza ci hanno tagliato le ore. Vorrei che qualcuno mi spiegasse alle famiglie perché le ore per i loro bimbi sono state tagliate e a me perché a essere calpestata è la mia dignità di lavoratrice".
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La richiesta dell’italiano a Londra: “Governo riapra confini per le persone nella mia situazione”


Ci scrive Elia, cittadino italiano residente all’estero. "Ho scritto a Regione, ministero degli Esteri, ministero degli Interni, Farnesina, Protezione Civile e Presidenza del Consiglio. Tutti mi hanno dato risposte vaghe. Chiedo solo di poter rivedere i miei genitori, così come molte altre persone nella mia stessa situazione".
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“Senza lavoro al nord, ci deve mantenere la famiglia ma non ci fanno tornare in Sicilia”


L’appello al governatore delala Regione Sicilia Nello Musumeci da parte di un nostro lettore di origini siciliane ma residente al nord dove è rimasto bloccato senza lavoro per l’emergenza Coronavirus: “Non sono scappato come tanti altri anche se ho ancora la residenza in Sicilia ma ora non abbandonateci. Vogliamo ritornare a casa”.
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“Da due mesi senza reddito e con una neonata, per il Comune non abbiamo diritto ai buoni spesa”


Ci scrive Carmine, un nostro lettore di Cutro piccolo paese calabrese della provincia di Crotone, che ha chiuso la sua attività per l'emergenza coronavirus e ora è senza reddito con una bimba di pochi mesi: "Da due mesi siamo senza reddito ed il sindaco mi ha liquidato subito dicendo che non ho diritto ai buoni spesa perché possessore di partita iva".
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“Il governo non è in grado di tutelare le imprese, così perdiamo sacrifici fatti in tanti anni”


Ci scrive Pablo, titolare di una microimpresa che lavora nel campo della grafica e della stampa digitale: "Stiamo vivendo una guerra sociale guerra sociale, che non vede perdere solo vite umane sul campo, ma anche morire attività imprenditoriali con conseguente perdita dei posti di lavoro. Io mi sento solo e come me tante altre persone".
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“Mia mamma si è ammalata di Coronavirus: è un’infermiera, ha fatto turni di 16 ore al giorno”


Ci scrive Francesca, una ragazza di 19 anni che non vede la sua famiglia ormai da tempo. Sua madre lavora alla di Casa di Riposo Pietro Zangheri di Forlì, purtroppo qualche giorno fa è risultata positiva al Covid 19. "Mi ha chiamato per dirmi: 'Scusa Francesca se non sono più lì a combattere per loro, ma appena potrò tornerò ad aiutarli'".
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Maturità 2020, per gli esterni la prova slitta a fine emergenza: “Il nostro futuro è a rischio”


Fanpage.it riceve e pubblica la lettera di Giulia: "Sono una candidata esterna per la maturità 2019/2020. I candidati interni possono essere valutati per via telematica, potendo fare gli esami a giugno e quindi senza ripercussioni per il loro futuro. I candidati esterni invece, devono essere valutati in presenza, slittando tutto a fine epidemia. Il nostro futuro è a rischio. Non possiamo perdere un anno per colpe che non abbiamo o per decreti che non ci considerano".
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“Sono un italiano bloccato in Messico, aiutatemi a rientrare: qui ci trattano in modo vergognoso”


Ci scrive Alessio, un nostro lettore di Napoli e residente in Germania, bloccato in Messico dall'inizio dell'emergenza Coronavirus. "A noi stranieri non è neanche più consentito legalmente affittare una stanza o una casa per via del Covid-19. La Farnesina non ci aiuta e l'ambasciata italiana qui in Messico non fa altro che dirci di prendere voli che però non sono garantiti".
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“Io picchiata e umiliata ‘in quanto donna’: vi racconto la mia vita in una famiglia bigotta”


Rosaria (nome di fantasia) ha scritto a Fanpage per raccontare a quali abusi fisici e psicologici è stata sottoposta dalla sua famiglia 'in quanto donna'. 'Picchiata, derisa, umiliata e obbligata ai lavori di casa fin da piccolissima, mentre i miei fratelli maschi oziavano. "Se qualcuno si chiede per quale motivo non me ne sono andata di casa alla maggiore età, pregherei di leggere attentamente la mia storia".
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Venezia nei giorni del Coronavirus: “La quarantena l’ha resa una bellezza mozzafiato”


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore veneziano. In questi giorni di emergenza per il Coronavirus, l'atmosfera che si respira in un posto normalmente assediato dai turisti è "surreale" scrive Marco. Ma ci mette anche "davanti agli occhi la fragilità di un’economia monopolizzata dal turismo. La politica dovrebbe trarne un insegnamento importante..."
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Lorenzo, assistente in Pediatria: “Io resto a casa, ma non vedo l’ora di tornare a lavorare”


A Fanpage.it, per la Posta dei Lettori, la lettera di Lorenzo, che lavora come assistente alle attività ricreative in Pediatria all'Ospedale di Loreto (Ancona), dove non vede l'ora di tornare a lavorare: "Spero tanto che tutto si risolva al più presto per tornare tra i miei amici in Ospedale, ho tanta voglia di stringere tutti".
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“Noi studenti Erasmus dobbiamo restare dove siamo: tornare in Italia ora è troppo rischioso”


Scrivono a Fanpage due studentesse in Erasmus a Madrid, città tra le più colpite al mondo dal Coronavirus. Carlotta e Alessia non condividono le accuse dei loro colleghi bloccati a Barcellona contro lo Stato italiano: "In questo momento è molto più sicuro stare dove si è. Noi abbiamo avuto assistenza, non ci sentiamo abbandonate".
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“Qui in carcere impossibile tenere distanze di sicurezza, non dimenticateci, non meritiamo la morte”


Un gruppo di detenuti scrive a Fanpage.it: "Le carceri sono una bomba pronta a esplodere. Non possiamo mantenere le distanze di sicurezza. Bisogna intervenire al più presto. Abbiamo sbagliato nelle nostre vite e paghiamo con la privazione della libertà, ma non possiamo pagare con la morte. Non dimenticateci".
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“Basta con le spese selvagge, mia moglie rischia la vita: ci vuole una tessera per limitarle”


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Marco, marito preoccupato di una commessa di un supermercato: "C'è gente che compra un kg di farina e sta dentro due ore, basta. I comuni rilascino una tessera che permetta un numero massimo mensile di scontrini e poi basta. Ho paura per la salute di mia moglie e dei miei figli"
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Lettera di un’infermiera: “Noi chiamati a sforzi a disumani: una mia collega è morta di Covid”


La lettera di un'infermiera a Fanpage: "Una mia collega è deceduta a causa del Covid trasmesso da pazienti positivi, per la mancanza di adeguati dispositivi di protezione individuali. Siamo chiamati a sforzi disumani e lavoriamo in condizioni lesive della sicurezza nostra e dei pazienti. Chiediamo solo di lavorare in sicurezza".
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“Mia moglie e mio figlio di 15 mesi bloccati in Colombia, non so quando potrò riabbracciarli”


Scrive alla redazione di Fanpage.it Daniele, un cittadino italiano che vive in Lombardia e che da settimane è ormai lontano dalla moglie e dal figlioletto di 15 mesi. Mamma e figlio, prima che scoppiasse l’emergenza coronavirus, erano andati in Colombia a far visita ai parenti e finora non hanno avuto la possibilità di tornare a casa: “In questo momento ci sono tante persone nella mia stessa situazione”.
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Scuola: “Io studentessa sorda penalizzata dalla didattica online: Italia pensa anche a me”


Noemi, studentessa sorda di Catania ha scritto a Fanpage.it per segnalare le gravi difficoltà che sta incontrando nella didattica a distanza adottata dopo la chiusura delle scuole per l'emergenza Coronavirus. "Le traduzioni nella Lingua dei segni non sono disponibili: devo accontentarmi di leggere il labiale, quando è possibile. Non ho diritto anche io, come gli altri, a continuare a studiare?".
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Coronavirus e scuola: “Didattica a distanza un fallimento, studenti sull’orlo del crollo”


Per la Posta dei lettori la riflessione di Davide Gemma sugli effetti dell'emergenza sul sistema scolastico. "La didattica a distanza è un fallimento, gli studenti sono fragili e non in grado di sostenere gli esami, ma la ministra Azzolina sembra non capirlo. Altri Paesi hanno già deciso di sospendere tutti gli esami e valutare gli studenti in base al loro curriculum scolastico. Perché non fare come loro?".
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Coronavirus, Valentino, 18enne cinese: “Cara Italia non mollare, ce la farete”


A Fanpage.it, la lettera di Valentino, 18enne cinese: "In Cina, non è stato facile, io son stato più di un mese bloccato a casa da solo ed ho trascorso il mio 18esimo compleanno in solitudine, non è stato facile. Ho visto tante persone che venivano caricate nelle ambulanze con forza la forza. Cara Italia, noi ne siamo usciti, ma ce la farete anche voi".
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Coronavirus, lavoratrice call center: “In ogni stanza lavoriamo in 60, rischiamo di ammalarci”


Una lavoratrice di un call center di Roma scrive a Fanpage.it: "Come è possibile evitare questo in un luogo, dove in ogni stanza lavorano minimo 50/60 lavoratori contemporaneamente, senza postazioni fisse e con pc, tastiere, mouse e cuffie in comune, senza mascherine e altri dispositivi di protezione? Com’è possibile evitare assembramenti nelle aree break e nei corridoi, se in una struttura lavorano migliaia di dipendenti?".
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