Nel post Kim Jong-un sale lo sgradito zio Kim Pyong-il

Mentre il 36enne dittatore ricompare in alcune foto ufficiali rilasciate dal regime, l'invisibile fratellastro del caro leader Kim Jong-il potrebbe diventare il quarto uomo al governo della Corea del Nord. Scalzando la nipote Kim Yo-jong.

Da quando esiste la Corea del Nord, Kim Pyong-il è stato considerato un possibile successore al “trono” di Pyongyang. E adesso, con lo stato di salute di suo nipote Kim Jong-un avvolto dal mistero (il 2 maggio sono ricomparse foto di lui in pubblico dopo tre settimane), sono in molti a pronunciare nuovamente il suo nome quale candidato più accreditato a un eventuale “dopo-Kim”.

FIGURA PERFETTA ANCHE COME EVENTUALE REGGENTE

Una figura la sua che, per l’autorevolezza dell’età, sarebbe perfetta anche per un eventuale ruolo di “reggente”, in attesa che il figlio maschio di Kim Jong-un, ora decenne, raggiunga l’età necessaria per governare il “regno eremita”. Kim Pyong-il, 65 anni, è infatti l’ultimo figlio sopravvissuto conosciuto del fondatore della Corea del Nord, Kim Il-sung, e della sua seconda moglie, Kim Song-ae (nata nel 1924): negli Anni 70 perse la corsa alla leadership vinta dal fratellastro, Kim Jong-il. Questi era figlio dell’altra moglie del “Grande leader” e fondatore della Nord Corea moderna, la quale si chiamava Kim Jong-suk.

QUASI 40 ANNI PASSATI IN EUROPA

Jong-il (noto in patria con l’appellativo di “caro leader” e tuttora accreditato della surreale carica di “presidente eterno” della Corea del Nord) finì per gestire il Paese dal 1994 al 2011. Il suo fratellastro (e quindi “ziastro”, più che zio, di Kim Jong-un) ha trascorso quasi quattro decenni all’estero, ricoprendo vari incarichi diplomatici, tra Ungheria, Bulgaria, Finlandia, Polonia e Repubblica Ceca, prima di tornare a Pyongyang nel 2019.

Una delle foto ufficiali di Kim Jong-un rilasciate dal regime nordcoreano dopo tre settimane dalla sua misteriosa scomparsa. (Ansa)

HA IL SANGUE DI KIM ED È UN UOMO

Sebbene Kim Pyong-il sia stato effettivamente messo da parte – praticamente ignorato dai media del regime – e non abbia mai sviluppato abbastanza potere a casa per rappresentare una seria sfida alla leadership del nipote, alcuni osservatori affermano che potrebbe in realtà finire per prendere il posto del 36enne Kim Jong-un, che non ha mai nominato un successore. Questo principalmente perché ha il sangue di Kim: ma soprattutto perché è un uomo.

DIFFICILE CHE IL POTERE VADA ALLA SORELLA DEL DITTATORE

Thae Yong-ho, che è stato ambasciatore della Corea del Nord nel Regno Unito, prima di disertare in Corea del Sud nel 2016, ha spiegato che «i leader maschili conservatori di Pyongyang farebbero molta resistenza all’idea di dare il potere assoluto di guidare la dittatura a Kim Yo-jong, la sorella minore di Kim Jong-un, che è stata al suo fianco aiutandolo a fare politica negli ultimi anni». Il problema è che «è improbabile che una Corea del Nord guidata da Kim Yo-jong sia sostenibile», ha detto ancora Thae, avvertendo che la leadership collettiva con a capo la sorella minore di Jong-un potrebbe portare al caos. «Per evitare questo alcuni membri della leadership stanno pensando seriamente di “tirar fuori dal cappello” Kim Pyong-il, per metterlo al potere».

MA PER QUALCUNO L’IPOTESI DELLO ZIO È RIDICOLA

Non tutti i conoscitori del “Regno eremita” nordcoreano, però, sono d’accordo con l’ex ambasciatore dissidente sul fatto che Kim Pyong-il abbia delle reali possibilità. In Corea del Sud, per esempio, Kim Byeong-ki, membro della commissione di intelligence del parlamento di Seul, ha scritto in proposito sui social media coreani, definendo l’ipotesi «semplicemente ridicola».

ESILIATO ALL’ESTERO E SOTTO RICATTO ECONOMICO

La Corea del Nord ha spesso esiliato i componenti meno fortunati della “famiglia reale” dei Kim – quando non li ha direttamente eliminati fisicamente – mandandoli all’estero nel tentativo di cancellare la loro influenza, ma tenendoli legati e manipolabili attraverso il ricatto economico, che li ha resi dipendenti dai governanti di Pyongyang. Per questo motivo, se Kim Pyong-il prendesse il potere, potrebbe mettere in serio imbarazzo una larga parte dell’attuale leadership al vertice del Paese, che ha lavorato contro di lui per decenni, per sopprimere la sua influenza e far dimenticare la sua figura in patria.

I RIVALI PIÙ PERICOLOSI SONO STATI ASSASSINATI

Quando Kim Jong-un prese il potere dopo la morte di suo padre nel 2011, eliminò subito i potenziali rivali più pericolosi per la sua leadership: giustiziò suo zio – e deputato – Jang Song-thaek, e il sospetto che abbia ordinato l’assassinio del suo fratellastro maggiore in esilio, Kim Jong-nam, in Malesia, è ben più di un semplice sospetto.

CHI SOPRAVVIVE ALLE PURGHE NON È COSÌ TEMUTO

Il fatto che Kim Pyong-il sia sopravvissuto alle purghe del nipotino al potere probabilmente indica che Kim Jong-un non lo ha mai visto come un rivale temibile, limitandosi a tenerlo alla larga, all’estero, per decenni. Nel 2015 è stato nominato ambasciatore della Corea del Nord nella Repubblica Ceca e nel 2017, quando Kim Jong-nam è stato assassinato, gli è stata data anche data una protezione aggiuntiva, aumentando le sue guardie del corpo. Più che per proteggerlo da improbabili attentati, per tenerlo meglio sotto costante controllo.

LO ZIO È UNA PERSONA LIBERA E COSMOPOLITA

Kim Pyong-il ha mantenuto un profilo basso mentre si trovava in Europa, anche se non è passato inosservato agli occhi di chi lo ha conosciuto. Lubomir Zaoralek, che è stato ministro degli Affari esteri della Repubblica Ceca dal 2014 al 2017, ha affermato che «il suo stile e i suoi modi erano quelli di un uomo della Corea del Sud, piuttosto che del Nord». Cioè «era una persona cosmopolita, molto europea, e si vedeva che era in Europa che aveva vissuto praticamente tutta la sua vita. Era sempre attento a quello che aveva da dire, e diceva sempre cose che avevano perfettamente senso. Sembrava che qui vivesse una vita molto più libera rispetto agli altri nordcoreani».

TORNATO NEL 2019 PER ESSERE SORVEGLIATO MEGLIO

Kim Pyong-il è tornato a Pyongyang nel novembre del 2019, «in modo che Kim Jong-un potesse sorvegliarlo più da vicino», ha scritto di recente il quotidiano sudcoreano JoongAng Ilbo, citando fonti di intelligence ben informate. È stato oggetto di speculazioni e analisi ì per decenni, da parte della Corea del Sud, in una ridda di voci, mai verificate, che lo mettevano al centro di intrighi familiari, inclusi arresti domiciliari e tentativi di omicidio. Prima dei suoi anni all’estero, ha prestato servizio nell’esercito della Corea del Nord, comandando un’unità di un corpo d’élite, ed è stato anche più volte nominato per le cariche nel partito al potere, secondo il ministero dell’Unificazione sudcoreano.

SOLIDA FAMA DI DONNAIOLO INCALLITO

Sua madre, Kim Song-ae – la seconda moglie del fondatore dello Stato – fu molto influente negli Anni 70 e spinse in tutti i modi il figlio a prendere il potere. Ma presto cadde in disgrazia dopo che il suo fratellastro, Kim Jong-il, venne nominato successore. E sono ancora in molti in Corea del Nord a ricordarne la solida fama di “donnaiolo incallito”: una delle circostanze che giocarono a suo sfavore, all’epoca.

SOMIGLIANZA FISICA COL PADRE DELLA PATRIA KIM IL-SUNG

Se effettivamente ci sarà presto un dopo-Kim, insomma, la partita della successione si giocherà comunque certamente tra lo “ziastro” e la “sorellina”. La seconda ha certamente maggiori frecce al suo arco, in primis la sua influenza politica dovuta alla costante presenza accanto al fratello Jong-un negli ultimi anni. Il primo invece potrà contare sul vantaggio dell’età e dell’esperienza diplomatica ad alto livello e le relazioni internazionali di conseguenza maturate. E, non ultima, sulla grande somiglianza fisica con il defunto fratellastro e padre della patria Kim Il-sung. Una somiglianza che – dicono gli osservatori meglio informati – aveva sempre turbato il nipote, al punto di essersi rifiutato di incontrarlo quando era rientrato in patria e di avere proibito ai membri del suo entourage di mettergli sotto gli occhi le fotografie dello sgradito “ziastro”.

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Gli Usa intensificano la raccolta di informazioni sulla sorella di Kim Jong Un

Per gli osservatori è Kim Yo Jong la più probabile candidata alla successione del fratello. Ma la linea di sangue potrebbe mettere in gioco anche lo zio del leader nordcoreano. Intanto la Cia è in grande attività per capire lo scenario del “dopo-Kim”. Mentre Seul nega ci siano cambiamenti in vista a Pyongyang.

Tra le notizie contrastanti che inseguono di ora in ora sulla salute del leader nordcoreano Kim Jong Un, tra cui la possibilità che sia già morto o prossimo al decesso, i servizi di intelligence americani sono in grande attività per cercare di ottenere informazioni tempestive sulla situazione e su cosa potrebbe accadere a Pyongyang nello scenario del “dopo-Kim”. Sebbene non vi siano prove chiare che il leader nordcoreano sia davvero malato o addirittura morto, l’intelligence statunitense sta intensificando la raccolta di informazioni sulla sorella, Kim Yo Jong, come ha dichiarato a un quotidiano giapponese Bruce Klingner, che ha trascorso 20 anni lavorando presso la Central Intelligence Agency – la Cia – e la Defence Intelligence Agency (Dia) ed è ora ricercatore senior per il Nord-Est asiatico presso il think tank della Heritage Foundation, con sede a Washington.

Klingner ha affermato che la Cia effettua «analisi di leadership», separate «dall’analisi politica» più generale di un Paese, per cercare di capire in anticipo quali possano essere – per esempio nel caso specifico della Corea del Nord – i passi successivi a una eventuale uscita di scena di Kim Jong-un. «La Cia raccoglie da sempre informazioni sulla famiglia Kim», ha affermato Klingner. «Non si tratta solo di informazioni politiche e istituzionali, ma anche del comportamento privato di ciascun individuo».

L’esperto americano a ha anche osservato che questioni come l’uso di farmaci, l’abuso di droghe, il temperamento, la fiducia in sé stessi e le tendenze ad agire in modo “impetuoso” o “riflessivo”, rientrano tutte tra le specifiche da analizzare, per l’intelligence Usa. «La Cia sta verificando, tra l’altro, quanta effettiva influenza abbia la giovane Kim Yo Jong sull’apparato di governo nordcoreano e in che modo i burocrati al potere a  Pyongyang – il “cerchio magico” dei fedelissimi della famiglia Kim – siano o meno disposti ad appoggiare e legittimare la sua eventuale leadership», ha detto.

LA COREA DEL NORD RESTA UN PAESE IMPENETRABILE

L’apparizione della sorella di Kim Jong-un alle Olimpiadi invernali tenutesi a Pyeongchang, in Corea del Sud, nel febbraio 2018, ha rappresentato un segnale molto chiaro per la comunità internazionale, secondo Klingner. «I funzionari più anziani si sono chiaramente ritirati in buon ordine, per lasciare a lei la ribalta», ha detto. Ma Klingner ha anche descritto la Corea del Nord come uno degli obiettivi più difficili, per i servizi americani, su cui ottenere informazioni. «Quando sono passato dalla copertura dell’Unione Sovietica alla Corea del Nord, i sovietici sembravano un libro aperto rispetto a Pyongyang», ha detto.

La Corea del Sud ha sufficienti strumenti di intelligence per affermare con sicurezza che non ci sono sviluppi insoliti a Pyongyang

Il ministro dell’Unificazione della Corea del Sud, Kim Yeon-chul

Malgrado il governo sudcoreano abbia più volte ribadito, negli ultimi giorni, di non essere a conoscenza di alcuna «attività straordinaria» in Corea del Nord (eufemismo diplomatico pe riferirsi ad eventuali segnali di un imminente cambio di leadership) non è riuscita a dissipare le voci alimentate da un rapporto della Cnn della scorsa settimana, che affermava come Kim fosse in «grave pericolo di vita». Il ministro dell’Unificazione della Corea del Sud, Kim Yeon-chul, ha detto nel corso di un incontro riservato che «la Corea del Sud ha sufficienti strumenti di intelligence per affermare con sicurezza che non ci sono sviluppi insoliti a Pyongyang»

Da sinistra, Kim Jong Un e la sorella Kim Yo Jong.

«Kim Jong Un è vivo e vegeto», ha dichiarato a Fox News, domenica, Chung-in Moon, consigliere per la Politica estera e la sicurezza del presidente Moon Jae-in. «Si trova nella zona di Wonsan dal 13 aprile». Tuttavia, diverse fonti diplomatiche nella Corea del Sud hanno indicato che è molto probabile che Kim soffra di problemi di salute di qualche tipo, anche molto seri.

LA SORELLA YO JONG LA PIÙ QUOTATA PER LA SUCCESSIONE

La dinastia Kim trae la sua legittimità dalla «linea di sangue del Monte Paektu» – il lignaggio familiare che collega direttamente Kim Jong Un e i suoi fratelli con il loro nonno, il “padre della patria” Kim Il Sung,. Se Kim Jong Un sarà impossibilitato a guidare la nazione – non necessariamente perché morto, ma anche soltanto perché in condizioni di salute che glielo impediscano – gli esperti dell’intelligence Usa ritengono che lo scenario più probabile sia il passaggio a un sistema di leadership collettiva, incentrato appunto sulla sorella, Kim Yo Jong, il n. 2 di fatto. Preferita dal suo defunto padre, Kim Jong Il, Kim Yo Jong è cresciuta alla scuola del “maestro della propaganda nordcoreana” Kim Ki Nam, secondo il Financial Times. Il suo profilo globale è cresciuto in modo significativo quando è stata inviata alle Olimpiadi invernali, diventando il primo membro della famiglia Kim al potere a visitare il Sud, dalla Guerra di Corea. Ha anche accompagnato suo fratello a Singapore nel 2018 e poi in Vietnam l’anno successivo per i due vertici di Kim Jong Un con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Kim Yo Jong – alla quale resta l’unico handicap di essere una donna in un Paese di mentalità maschilista – ha comunque consolidato il suo potere

Kim Yo Jong – alla quale resta l’unico handicap di essere una donna in un Paese dove la mentalità maschilista è ancora ampiamente diffusa e legittimata – ha comunque consolidato il suo potere in modo significativo negli ultimi tempi. È stata confermata quale membro supplente del Politburo del Partito dei lavoratori al potere, l’11 aprile scorso, e si ritiene che sia stata recentemente trasferita in una posizione che le consente di sovrintendere alle strategie del partito e alla raccolta di informazioni. Ma i conoscitori più al corrente della realtà nordocoreana ritengo che le riesca ancora difficile mantenere una presa salda sull’esercito, proprio a causa del suo essere donna.

ANCHE LO ZIO KIM PYONG IL TRA I PAPABILI PER PRENDERE IL POTERE

Alcuni osservatori non escludono nemmeno la possibilità che – con la scomparsa o l’inabilità di Kim Jong-un – il potere possa passare allo “ziastro”, Kim Pyong-il. Il 65enne Pyong-il è il fratellastro più giovane del loro padre, il defunto “Caro leader” Kim Jong Il, e in precedenza aveva lavorato come ambasciatore della Corea del Nord nella Repubblica Ceca, rientrando stabilmente nel suo Paese d’origine, per la prima volta dopo oltre trent’anni, solo alla fine dell’anno scorso. I tre figli di Kim Jong Un sono troppo giovani per subentrare direttamente sul “trono” di Pyongyang, tenuto conto che il maggiore a solo 10 anni. Il fratello maggiore di Kim Jong-un poi, Kim Jong Chul, si è tenuto fuori dai circoli di potere di Pyongyang da molto tempo, e non appare disponibile – e tantomeno “papabile” – alla successione di Jong-un.

I grattacieli di Pyongyang.

L’agenzia di stampa Reuters ha riferito venerdì 24 aprile che la Cina aveva inviato un team medico nel Nord per fornire consulenza, citando tre persone che avevano familiarità con la situazione. La notizia è stata vista come la conferma che Kim Jong-un fosse stato sottoposto a chirurgia cardiovascolare e i medici cinesi fossero andati a Pyongyang per cercar di rianimarlo. A sostegno del rapporto Reuters, 38 North, un sito web con sede a Washington che monitora con attenzione ciò che accade in Corea del Nord, sabato 25 aprle aveva pubblicato alcune immagini satellitari commerciali che mostravano un treno che si ritiene appartenga a Kim, in una stazione ferroviaria di Wonsan, nei pressi di uan delle “residenze estive” di Kim Jong-un.

INTANTO SI LAVORA A UN COLLEGAMENTO FERROVIARIO TRA NORD E SUD

Nel frattempo il Rodong Sinmun, quotidiano “governativo” di Pyongyang (dove non esiste la stampa libera e indipendente, bisogna ricordarlo) mantiene un assoluto silenzio sulle condizioni di Kim. Ma i media ufficiali non hanno nemmeno fornito alcuna notizia sulla sorella Kim Yo Jong , ormai dal 12 aprile scorso, legittimando in questo modo le speculazione secondo le quali si starebbe lavorando segretamente per preparare il dopo-Kim, tra incertezze  e faide interne per la successione. Nel bel mezzo di questo caos informativo e politico, la Corea del Sud ha tenuto una cerimonia, lunedì 27 aprile, per inaugurare ufficialmente «la posa della prima pietra» di un progetto ferroviario Nord-Sud, due anni dopo lo storico vertice tra il presidente sudcoreano Moon e Kim Jong Un: un collegamento deciso proprio in quella occasione. La costruzione dovrebbe iniziare alla fine del 2021.

Il presidente sudcoreano Moon ha espresso la speranza di riprendere al più presto la cooperazione bilaterale

La Dichiarazione di Panmunjom, firmata dai due leader al vertice del 2018, prevedeva appunto il ricollegamento dei paesi su rotaia e su strada, oltre a diversi altri obiettivi, tra cui la dichiarazione formale della fine della guerra di Corea. Sembra che proprio la mancanza di progressi nell’attuazione della dichiarazione – in parte a causa di un vertice fallito tra Kim e Trump – abbia accentuato la sfiducia di Kim Jong-un verso Seul. In realtà un collegamento ferroviario tra i due Paesi sarebbe impossibile, ora come ora, perché violerebbe le sanzioni delle Nazioni Unite, ma il presidente sudcoreano Moon ha espresso la speranza di riprendere al più presto la cooperazione bilaterale, dicendo che «scopriremo cosa possiamo fare nonostante le sanzioni e lavoreremo incessantemente per attuarlo». Non ha detto però quello – ed è quello che tutto il mondo in questo momento vorrebbe sapere – se si aspetta di «riprendere a lavorare» con Kim Jong-un, o col suo successore.

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Seul su Kim Jong Un: «Sappiamo dove si trova, fake news quelle sulla sua morte»

La Corea del Sud smentisce le notizie sul decesso del leader nordcoreano e spiega: «Posso dire con sicurezza che non ci sono stati segnali insoliti».

Dopo settimane in cui il mistero sulla salute Kim Jong Un si è infittito, da Seul sembra arrivare il primo chiarimento concreto sul leader nordcoreano. Il ministro dell’Unificazione della Corea del Sud, Kim Yeon-chul, parlando durante un’audizione in parlamento, ha detto che «il governo sa dove si trova Kim Jong-un» e ha definito «fake news» e «infodemia» i rumor sulla sua malattia. «Posso dire con sicurezza che non ci sono stati segnali insoliti» al Nord. Il leader nordcoreano «potrebbe aver saltato la cerimonia del 15 aprile, dedicata al compleanno del nonno Kim Il-sung, fondatore dello Stato, per i timori del coronavirus e non perché malato».

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Cosa sappiamo sulla morte di Kim Jong-un

Da circa due settimane il leader nordcoreano è sparito e le indiscrezioni incontrollate sul suo stato di salute si susseguono. Le ultime conferme sul suo decesso arrivano da Sky e da fonti cinesi e russe.

Tornano a rincorrersi le voci sulla morte di Kim Jong-un, il leader della Corea del Nord. Voci ancora tutte da verificare – soprattutto perché riguardano uno dei Paesi più isolati e misteriosi del mondo e su cui spesso sono state scritte fake news poi smentite dai fatti – che insistono sempre di più sul decesso del giovane capo di Stato dopo un interervento chirurgico cardiovascolare. Le ultimenotizie in Italia arrivano da fonti di Sky, come riferito dal giornalista Pio D’Emilia, e dal sito Dagospia, che ha citato media russi e cinesi. Finora le uniche certezze sono state la sparizione da circa due settimane del leader nordcoreano e le indiscrezioni incontrollate sul suo stato di salute.

I sospetti sulle sue condizioni erano cominciati dopo la sua assenza dagli eventi pubblici, incluse le solenni celebrazioni del 15 aprile per il compleanno del nonno, Kim Il-sung, il fondatore del Paese. A questo si era aggiunta la notizia di un intervento cardiovascolare al quale sarebbe stato sottoposto per i suoi problemi cronici alimentati da tabagismo, obesità ed eccessi tra alcol, lavoro e impegni. Proprio questa operazione sarebbe stata la causa del suo decesso, dopo un rapido peggioramento.

Le notizie sulla morte del leader nordcoreano hanno trovato conferme da fonti di intellingence americana, anche se proprio il presidente Donald Trump le ha smentitepiù volte, l’ultima nella giornata del 24 aprile: «Ritengo che le indiscrezioni sullo stato di salute di Kim Jong-un siano incorrette». Dalla Cina, tradizionale alleato del Nord, non sono altre indicazioni: i due Paesi sono «vicini amici, uniti da montagne e fiumi», ha detto Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri, osservando solo «di essere al corrente» dei report dei media e di «non conoscere la fonte delle indiscrezioni».

La morte di Kim avverrebbe in assenza di un piano di successione almeno noto ai vertici di Pyongyang. La più probabile sostituta ai vertici è indicata nella sorella minore Kim Yo-jong, recentemente assunta al ruolo di componente a rotazione del Politburo, quasi un’investitura, secondo alcuni osservatori, alla carica di numero due della nomenclatura. Le assenze di Kim, come gli acciacchi, sono una costante del giovane generale, al potere da fine 2011. Nell’estate del 2014 sparì per sei settimane, tornando il 14 ottobre con un bastone.

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