Distanze non rispettate, provvedimenti poco chiari la grande paura di viaggiare

di Adriano Rescigno

Covid-19, che caos, in tilt anche le prenotazioni delle agenzie di viaggio e con una norma poco chiara e non univoca la baraonda generale è a solo un grado di separazione. In queste ore di concitazione e preoccupazione per quanto accade nell’ospedale di Eboli, una storia di approssimazione circa la gestione dell’emergenza e dei disagi che comporta, viene raccontata da Katia Aliberti, titolare dell’agenzia di viaggi salernitana “City Break viaggi e turismo”. «Come agenzia di viaggi abbiamo programmato a settembre 2019 un viaggio di gruppo a Praga, dal 18 marzo 2020 al 21 marzo, con 48 partecipanti confermati». «Nello specifico – continua la titolare – la situazione che si è creata è davvero paradossale e drammatica, ci sono tutte le condizioni per dover annullare il viaggio ma l’impossibilità a farlo perché nessun rimborso sarebbe previsto per i miei clienti». Non solo mancati rimborsi, ma anche la paura di un contagio a bordo del veivolo gioca una parte importante nella storia, infatti: «La compagnia aerea ha il volo confermato da Napoli, ma la Repubblica Ceca ha bloccato i voli con partenza da Milano, Bologna, Venezia e Verona, creando così le condizioni per far sì che persone bloccate in una delle zone con gli aeroporti rifiutati dallo stato estero, decidano di imbarcarsi lo stesso da Roma, Napoli o qualsiasi altro aeroporto del Centro-Sud, e dunque – dice Katia – I miei clienti, ed anche io, che mi sento responsabile per loro, non possiamo accettare di partire in queste condizioni rischiando oltre che per la nostra salute (staremo a distanza molto minore di 1 metro, contravvenendo completamente al decreto ministeriale del 4 marzo, visto lo spazio esistente tra i sedili in aereo – circa 40 centimetri – , senza garanzie di stato di salute e provenienza di chi sarà seduto accanto a noi), ma soprattutto, rischiando di essere bloccati all’arrivo a Praga, in quarantena, se uno solo dei 48 miei clienti dovesse avere una temperatura di 37.2 gradi, che a volte è anche la normalità». «La compagnia non risponde alle mie svariate richieste di cambio data applicando, invece, una penale per il cambio data e il ministero non ci tutela, non si può lavorare così tra poca chiarezza e paura».

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