Jovanotti, Heather Parisi e le proteste di Hong Kong

Era da un po’ che volevo scrivere quello che sto per scrivere. Poi ogni volta rimandavo, perché mi ripetevo: «Poi..

Era da un po’ che volevo scrivere quello che sto per scrivere. Poi ogni volta rimandavo, perché mi ripetevo: «Poi a chi legge dai l’impressione di voler fare il giornalista presuntuoso.quello che: “Il giornalismo è una cosa seria”»; «bisogna sapere di cosa si sta parlando prima di scrivere» etc.- etc.

In fondo oggi siamo immersi in pieno nella cosidetta “democrazia del web”; le enciclopedie non le scrivono più gli esperti ma il primo che passa su Wikipedia; i vaccini fanno male non perché lo dicono dei premi Nobel della medicina, ma perché lo hanno decretato gli attivisti no-vax; la terra non è tonda ma piatta e il mondo è governato da una razza aliena di “rettiliani” mutanti, che sembrano umani. E poi ci sono le scie chimiche… Vabbè.

Per questo ormai non si può negare a nessuno il brivido di sentirsi “reporter per caso”, grazie al web, un po’ come non si voleva negare a nessuno il 6 politico al liceo, ai miei tempi. Però a me sta a cuore Hong Kong, e chi mi segue credo lo abbia capito molto bene.

JOVANOTTI REPORTER IMPROVVISATO IN MEZZO ALLE PROTESTE

Sono smaccatamente sbilanciato dalla parte dei giovani che, da più di 21 settimane ormai, vanno in piazza nel disperato tentativo di farsi ascoltare dal monolite-Cina – chiuso nel suo autoritarismo e nella sua arroganza che impone ormai al mondo intero – e che si ostinano a chiedere democrazia e diritti nel silenzio quasi assordante della comunità internazionale. Quindi, quando ho visto in Rete un video dove il mitico Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti – che si trovava di passaggio a Hong Kong per una tappa in una crociera con il velista Giovanni Soldini – trovatosi – assolutamente casualmente- in mezzo alle proteste, si metteva a “intervistare” (le virgolette sono mie…) un paio di «poveri» manifestanti, dopo essersi presentato come rappresentante di una generica «stampa italiana», mostrando di non avere la minima idea di ciò che stava accadendo intorno a lui e sbagliando clamorosamente la traduzione di quello che il giovane ignaro cercava di spiegargli, mi sono sentito un po’ disturbato. Poi mi son ripetuto: «Dai, lascia perdere, in fondo tutto può servire a far conoscere la causa delle proteste di Hong Kong. Jovanotti è popolare, la gente lo segue». Vabbè.

HEATHER PARISI, INVIATA SUL CAMPO PER RADIO E TIVÙ

Poi è stata la volta di Heather Parisi. Pare che la bionda e ancora bella Heather da qualche anno viva proprio a Hong Kong, con un recente/nuovo marito/compagno che pare abbia affari da gestire da quelle parti. Documentandomi, ho scoperto che «le solite malelingue» – colleghi giornalisti, ovviamente, autentici, almeno quelli, non improvvisati sul web – hanno insinuato che la coppia si sia trasferita lì per sfuggire ad alcune questioni legali imbarazzanti legate appunto alle attività del marito, Umberto Anzolin, appartenente a una delle famiglie venete più importanti nell’ambito delle concerie.

Se tutti stanno a guardare e nessuno partecipa, non funziona. La democrazia vive solo del contributo di tutti

Heather Parisi durante una protesta di Hong Kong

Sulle proteste di Hong Kong la Parisi ha fatto decisamente meglio di Jovanotti: ha partecipato personalmente alla manifestazione oceanica di giugno, quella dove scesero per le strade due milioni persone, ha scritto diversi tweet dove diceva per esempio che «se tutti stanno a guardare e nessuno partecipa, non funziona. La democrazia vive solo del contributo di tutti». Insomma, cose sensate. A cui sono seguite anche cose decisamente più azzardate, come qualche collegamento/intervista da Hong Kong un po’ nelle vesti di inviata dall’ex colonia, per qualche radio o canale tivù. Vabbè.

DUE OTTIMI ARTISTI CHE PERÒ GIOCANO A FARE I GIORNALISTI

Devo precisare che io, personalmente, voglio bene a entrambi. Apprezzo quanto il primo si sia evoluto dai tempi in cui ripeteva istericamente Gimme five con un sorrisetto e un cappelletto in testa messo al contrario, fino a diventare cantautore impegnato e, in certo qual modo, anche colto, con al suo attivo collaborazioni internazionali importanti. La bionda Heather, dal canto suo, ha allietato la mia adolescenza fin da quanto, in televisione, ballava e cantava Cicale, cicale, esibendosi (sfoggiando abitini già assai succinti persino per l’epoca) in quelle sue notevoli spaccate proprio di fronte alla telecamera, che alla buonanima di mia madre facevano dire, scandalizzata che «si vedeva tutto» e invece a me piacevano molto.

Più tardi ho avuto anche il piacere di conoscere personalmente entrambi. Jova nel corso di diverse occasioni giornalistiche istituzionali e Heather quando, molti anni fa, andai nella sua casa romana per intervistarla per il programma Target su Canale 5. Mi ricordo che in quell’occasione le dissi, per far conversazione, che Parisi è un tipico cognome calabrese, e che tra i miei antenati/parenti contavo appunto qualcuno col quel cognome. La bionda Heather decise allora, sul momento, che dovevamo sicuramente essere cugini e avendola contattata in seguito per il settimanale Panorama, almeno altre due volte, era diventata una scherzosa abitudine chiamarsi vicendevolmente, appunto, “cugini”.

I VIP CHE SI OCCUPANO DI CAUSE SOCIALI E POLITICHE, MODA AMERICANA

Ma tornando al tema di questo commento, che era il tentativo di rispondere alla domanda retorica: «Ma cosa c’entrano Jovanotti ed Heather Parisi con le protese di Hong Kong?». Ho riflettuto anche sul fatto che, in fondo, all’estero e specie negli Usa, è un’abitudine consolidata per attori, artisti, personaggi dello spettacolo, esporsi apertamente a favore di questa o quella causa sociale o politica: abbiamo visto persino, di recente, Richard Gere a bordo di una nave di una Ong a largo di Lampedusa, per manifestare il suo sostegno alla causa dei salvataggi dei profughi in mare.

Il giornalismo è una cosa seria, non un atto di presunzione affermarlo

Però, cari Jova ed Heather, se proprio volete fare qualcosa per aiutare una causa nobile come la lotta dei manifestanti nell’ex colonia inglese, perché non pensate a qualcosa di meno improvvisato e più incisivo? Che so, magari una bella canzone, scritta e cantata da te, Lorenzo, su Hong Kong. Dopo esserti documentato per bene, però. O magari un duetto con Heather, sempre sul tema? Perché, diciamolo, il giornalismo è una cosa seria, non è una bestemmia o un atto di presunzione affermarlo. È vero.

PS: Cara cugina Heather, se leggi questo articolo, contattami. Appena rientro a Hong Kong, magari ci si va a bere insieme un tè al Mandarin, per una bella rimpatriata. Tra parenti.

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